lunedì 7 marzo 2011

Gas Europeo

Gas europeo, Libia, UK ed Export Land Model

Articolo di Debora Billi

Comincio a pensare che il mio stimatissimo Export Land Model sia proprio la magica chiave in grado di svelare ogni segreto sugli avvenimenti contemporanei.

Non per dare credito al gossip che vuole i corpi speciali inglesi in attività in Libia (pare che le SAS si siano limitate ad intervenire per portare in salvo i dipendenti di una compagnia petrolifera), o la BP che vuol fare le scarpe all'ENI. Ma che gli inglesi siano assai preoccupati per l'esaurimento delle loro risorse nel Mare del Nord (se le sono anche fatte durare pochissimo, occorre ammettere) al punto da ricominciare a guardarsi intorno, è un sospetto che avevo da un po'.

Ora TOD pubblica un bell'articolo approfondito sulla situazione del gas in Europa. Ed oltre alle tante preziose informazioni, scopro un grafico che val più di mille parole. Questo:

ukelm.jpg

Guardate: la righina rossa che rappresentava le esportazioni di gas fino a qualche anno fa, è stata sostituita dalla righina celeste in basso. Il Regno Unito ha smesso di esportare gas (gudagnandoci su) e ha cominciato ad importarne. E' la famosa equazione tra produzione interna che diminuisce e consumo interno che aumenta, ovvero l'Export Land Model, che squaderna una situazione in cui si annullano delle entrate rimpiazzandole con delle uscite. Il tutto condito dalla consapevolezza che i propri giacimenti sono in esaurimento, e quindi tale forbice non può che peggiorare.

Osserviamo allora i movimenti del Regno Unito alla luce di questa realtà. Non perché stia suonando l'ora X, l'Inghilterra non è l'Egitto, ma perché si faranno scelte drastiche e probabilmente anche poco rispettose di amici ed alleati. Sapete com'è, quando si tratta di sopravvivenza...

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Economia
Energia
fonte del post: http://informazionesenzafiltro.blogspot.com

domenica 6 marzo 2011

Francia: estrazioni di gas scisto

Dal blog: www.ecoblog.it/

Mentre in Italia ci titilliamo con il giochino del nucleare, in Francia sono già oltre: trivellazioni alla ricerca di gas scisto o gas non convenzionale. Come dire? Nonostante le loro 19 centrali nucleari non dormono sonni tranquilli e sono comunque alla ricerca di carburanti. Rifornirsi di gas da Putin e lo sappiamo anche noi italiani è davvero un problema.

Ecco nascere perciò il piano di trivellazioni che riguarda sopratutto il sud della Francia, che sta mandando su tutte le furie, cittadini, ambientalisti e ultimi, ma solo in ordine di apparizione, gli 80 parlamentari della Regione Languedoc- Roussillon, una delle più interessate dalle perforazioni. In pole position per accaparrarsi le autorizzazioni concesse dal Ministero dell’Ecologia i soliti noti: Total, GDF-Suez, Schuepbach Energy, Toreador France, Vermillion.

Hanno dichiarato congiunti gli 80 parlamentari, sostenuti da una petizione promossa da Greenpeace e firmata da 65mila persone:

Non possiamo non reagire alla mancanza di trasparenza da parte dello Stato e all’incoerenza sulla difesa dell’ambiente sancita da Grenelle. Le associazioni e i cittadini attraverso le istituzioni che li rappresentano non sono stati consultati in merito.

L’estrazione di gas scisto è una delle operazioni più devastanti per l’ambiente. Le tecniche impiegano solventi chimici che non sono tutti recuperabili. Dunque il sottosuolo viene contaminato. Si consumano inoltre ingenti quantità di acqua. Il New York Times ha denunciato che le acque di risulta sono pericolosamente radioattive. L’articolo è uscito un paio di settimane fa (lo trovate qui) e come riporta dorsogna:

Un solo pozzo produce 1 milione di galloni di acqua di scarto - 4 milioni di litri - spesso saturi di sali corrosivi, sostanze carcinogene come il benzene e radioattive come il radio, anche lui carcingeno. Alcune di queste sostanze sono naturalmente presenti sottoterra e il fracking li mescola all’acqua di scarto, altre invece vengono immesse artificialmente dall’uomo nelle miscele perforanti.

Negli Usa lo stato che sta pagando di più in termini ambientali l’estrazione di scisto è la Pennsylvania, ma il fracking sta facendo danni anche in Colorado, Ohio, Pennsylvania, Texas e West Virginia.

Pontinia: si allontana il progetto della turbogas?

Dal blog : Pontina ecologia e territorio
venerdì sera il consiglio comunale di Pontinia ha approvato tutti i punti all'odg, quindi anche la questione RIR, la programmazione territoriale e urbanistica prevista dal D.Lgs. 334/1999 (la direttiva Seveso per gli stabilimenti a rischio di incidente rilevante R.I.R.) e dal relativo decreto del 2001 di attuazione della stessa Direttiva. In pratica nei comuni, come quello di Pontinia dove insistono, nello stesso nucleo industriale di Mazzocchio 2 insediamenti a rischio di incidente rilevante, la Sud Gas spa e la Nuova Oter srl, gli stessi comuni devono approvare la variante urbanistica al fine di ridurre la possibilità di accadimento degli incidenti rilevanti, eventuale effetto domino tra gli stessi. La variante in pratica vieta solo gli impianti nucleari e l'uso dell'energia nucleare a qualsiasi titolo.
E forse il comune di Pontinia è uno dei pochi in Italia ad avere un regolamento ed una programmazione urbanistica che vietino le centrale nucleari.
Sono ammesse, quindi, tutte le altri aziende e attività, comprese, quindi, tutti i tipi di centrali elettriche, turbogas e biomasse comprese. Per gli stabilimenti non soggetti al controllo antincendio non cambia nulla. Per le attività soggette al controllo antincendio queste si devono attenere alle prescrizioni della normativa antincendio e al parere dei Vigili del Fuoco. Tutte le aziende e gli impianti compresi nell'elenco della Direttiva Seveso (quindi anche le centrali a biomasse e a turbogas) dovranno dimostrare con una valutazione del rischio e con il rapporto di sicurezza che queste non creino aggravio di rischio rispetto alle aziende esistenti.
In particolare per la Sud Gas e la Nuova Oter. La regolamentazione vale per un raggio di 2 km dall'azienda Sud Gas (in pratica viene regolamentato l'intera area industriale di Mazzocchio perchè la probabilità di nuove aziende soggette a RIR è quasi esclusivamente l'area industriale). Questa nuova delibera si è resa necessaria per rispondere agli obblighi di legge, da parte del comune, e disciplina anche l'informazione alla popolazione che per qualsiasi motivo (residente o lavoratore) starà all'interno del raggio di 2 km dall'azienda Sud Gas (per la Nuova Oter ancora si deve concludere l'iter di valutazione del rischio). La delibera è stata approvata per colmare il vuoto normativo, in seguito alla bocciatura e annullamento della precedente del 9 luglio 2009 in seguito al ricorso dell'Acea Electrabel Produzione spa (la società proponente la centrale a turbogas nel nucleo industriale di Mazzocchio) e alle sentenze del TAR e del Consiglio di Stato. Queste sentenze avevano eccepito sulla forma della delibera RIR, dando ragione nel merito al comune di Pontinia. Quindi, contrariamente a quanto affermato dalla società proponente la ccentrale a turbogas, è stato stabilito che la stessa azienda è soggetta alla Direttiva Seveso. Bastava, per questo, leggere l'elenco delle attività soggette. Era stata anche respinta la richiesta di risarcimento danni della società proponente la centrale a turbogas (per altro avevano pure sbagliato la somma degli importi che non avevano nè dimostrato nè giustificato con documenti). Le 2 sentenze del TAR e del Consiglio di Stato chiedevano che la delibera fosse: autosufficiente, spiegasse le motivazioni per il raggio analizzato di 2 km (la distanza dalla Sud gas alla fine del nucleo industriale) e che diventasse variante urbanistica, come è di fatto diventata. Da ieri scattano le norme di salvaguardia in attesa della conclusione dell'iter di variante. La delibera potrebbe essere fondamentale anche per l'udienza al TAR del 10 marzo in seguito al ricorso del comune di Pontinia avverso la lettera del Comitato Tecnico Regionale dei Vigili del Fuoco (CTR) in merito alla costruzione della turbogas. il CTR aveva affermato che, essendo la centrale situata all'esterno del raggio di azione del danno dalla Sud Gas era competente il comune. Che ha deliberato in proposito. Il ricorso del comune chiedeva di non considerare tale lettera interlocutoria un parere di compatibilità ambientale e territoriale che invece dovrà essere emesso dal comune di Pontinia, previa presentazione della documentazione (da parte della società proponente la centrale a turbogas) mai finora presentata. L'udienza si doveva tenere il 19 ottobre scorso ma era stata rinviata in attesa della sentenza (arrivata dopo l'udienza di novembre) dal Consiglio di Stato. Ma quella di giovedi potrebbe essere superata dalla variante del comune oppure anzichè decidere sulla sospensiva, chiesta dal comune, entrare nel merito. Intanto il progetto della centrale a turbogas rimane fermo dal marzo 2009, data del parere contrario per richiesta dei documenti da parte del sindaco che la società ancora non presenta. E intanto è scaduta, il 5 dicembre scorso, pure la VIA (Valutazione di Impatto ambientale) che era stata emanata il 5 dicembre 2005. Insomma nulla è ancora perduto per difendere il comune di Pontinia.

Fonte immagine turbogas: http://artenaonline.it

ACQUALADRONA

In questa seconda parte di quello che ci piace pensare come un quadro intorno all'acqua, un acquario quasi, tratteremo della situazione nazionale e locale delle società italiane mal gestite, ma che sono emanazioni di multinazionali francesi le quali dovranno pure interessarsi dell'intera vicenda. Ma se nella nostra lingua italica abbiamo adottato l'espressione laissez faire in francese non sarà forse un caso, più probabilmente un'eredità di vecchie abitudini colonialiste dure a morire, sembra. Il punto focale resta sempre quello, cioè che l'acqua è un bene comune, quindi, come può il sistema capitalistico farsi carico anche di ciò che non può essere prodotto? Lo stesso sistema che in meno di due secoli ci ha portati in un mondo ricco...di immondizia e scorie. Ma anche in questo caso, andiamo con ordine.

È bene specificare che le fonti del presente articolo, in cui cercheremo di inquadrare meglio la “cosa” privata che gestisce la “cosa” pubblica sul nostro territorio (che potremmo denominare cosa loro), sono tutte di pubblico dominio, per cui si tratta qui di raccolta dati e documenti, cui ovviamente saranno dati una sintesi ed un ordine specifici, ma spero tanto basti per evitare minacce legali cui il vizio ricorre spesso, se messo sotto la luce ch'egli rifugge per timore e non per modestia come fa la virtù.

Potremmo riprendere il nostro discorso da dove l'avevamo lasciato, nella Bolivia delle lotte per la “ripubblicizzazione” dell'acqua, che tuttora impegnano la popolazione a La Paz, la città sede del governo, insorta contro la multinazionale Bechtel dopo l'importante precedente di Cochabamba (Vedi http://www.peacelink.it/latina/a/10726.html). Ma fare il punto della situazione mondiale al riguardo richiederebbe un'inchiesta di dimensioni spropositate; è comunque importante evidenziare il ruolo della Banca Mondiale, che fin dall'inizio del “water shopping” delle grandi multinazionali ha spinto per “liberalizzare” le infrastrutture dei paesi considerati in via di sviluppo, conditio sine qua non per cui gli stessi Stati (dall'Oriente al Sud America, passando per l'Africa...ovviamente) avrebbero potuto avere accesso a piccoli finanziamenti, in cambio dell'“oro blu” o “azzurro” come spesso viene oggi chiamata questa risorsa vitale. Da quelle parti ormai da tempo, l'espressione “bere un bicchier d'acqua” è tutt'altro che metafora di semplicità, mentre oggi anche per noi (sfruttati di prima scelta) rischia di diventare un lusso: <<>> (Ibidem).

Così, accontentiamoci ora di dare il quadro di ciò che è accaduto e sta accadendo in Italia, sebbene anche questo compito possa risultare arduo, ci sembra doveroso partire dai problemi a noi più vicini. Infatti, come pensare di poter aiutare chi vive dall'altra parte del mondo, quando i nostri stessi diritti fondamentali: casa, lavoro, istruzione...acqua (!), sono messi in discussione dai poteri forti, dai fondi sovrani, dalle corporazioni e da tutti coloro, insomma, che vivono al di sopra del “tetto di cristallo”? Pretendere che i diritti fondamentali non restino su carta è la sfida che la mia generazione, volente o nolente, si ritrova ad affrontare.

Negli ultimi venti anni, in sintesi, la Banca Mondiale ha spinto perché le infrastrutture (e non solo) dei paesi in via di sviluppo venissero almeno in parte privatizzate, dedicando un intero settore ai denominati “public-private partnerships” (PPPs). Oggi tocca ai nuovi paesi in via di sviluppo, come l'Italia, per i quali ci vuole solo più tempo affinché raggiungano la soglia della povertà, ma di sviluppo inteso in senso inverso si parla, con la perdita della sovranità monetaria, la deregulation, il mal governo che legifera al soldo delle grandi multinazionali, le grandi sacche di precariato che si stanno sempre di più allargando in Europa, lasciano poco spazio ai dubbi sul destino che questi signori riservano per noi, gente comune. Ma torniamo al caso italiano, dell'acqua svenduta ai francesi.

È dell'inizio del febbraio 2009 la notizia che il municipio di Parigi sia riuscito a rendere di nuovo pubblica la gestione dell'acqua, <> (Confronta gli articoli di Francesco Buda, Laura Alteri, Alberico Cecchini, Patrizia Santo e Armando Marino raccolti sul sito web www.ioacquaesapone.it)

Ebbene sì, mentre il resto del mondo industrializzato si sta rendendo conto del fallimentare esperimento di privatizzazione dell'acqua, o della sua gestione, se a qualcuno fa piacere illudersi ci sia differenza, il governo italiano accoglie a braccia aperte le multinazionali esiliate dalla Francia: Suez e Veolia. Perché è illusorio pensare che l'acqua sia pubblica? Si può capire meglio forse con un esempio un po' fantascientifico: immaginate che il governo riconosca la nostra aria come irrespirabile, immaginate ora che una nuova tecnologia possa “risolvere” il problema, tipo un mega-pallone che sia in grado di ricoprire la vasta superficie della collina corese, nel nostro caso, e che sull'area di questo gigantesco pallone bianco (o trasparente magari) possano essere messi dei bocchettoni in grado di incanalare l'aria da fuori ripulita e sicura (figurarsi). Ecco, allora potremmo affermare che l'aria è un bene comune, pubblico, ma che avremmo comunque bisogno di una multinazionale che ci eroghi il servizio: è evidente il disegno criminale o no?

La privatizzazione è in primo luogo la gestione a fini privatistici del servizio idrico, che è in corso ormai da 15 anni. Dalla metà degli anni ’90 alla gestione svolta da soggetti di diritto pubblico (Aziende speciali, Consorzi tra Comuni) si sostituisce progressivamente la gestione tramite società di capitali, in particolare S.p.A., che, com’è noto, sono soggetti di diritto privato e, come recita il codice civile, vengono costituite “per l’esercizio in comune di una attività economica allo scopo di dividerne gli utili”(Fonte: www.acquabenecomune.org)

O l’acqua è un bene comune e un diritto umano universale, da conservare per le generazioni future o diventa un bene economico soggetto alle regole della valorizzazione del capitale economico-finanziario. (Ibidem)

Per quanto riguarda invece il grado di privatizzazione: le S.p.A. a totale capitale pubblico sono dette spesso “privatizzazioni formali” mentre le S.p.A. miste e quelle private, definite “sostanziali”, sono maggiormente piegate a una logica legata al profitto. Per questo non si può sostenere che il servizio idrico non sia privatizzato perché sono solo 7 le S.p.A. totalmente private che finora (al 23 giugno 2010) gestiscono il servizio sul territorio italiano: è più chiaro e rispondente alla realtà evidenziare che dei 110 soggetti che gestiscono il servizio idrico nei 69 Ambiti territoriali che hanno affidato il servizio tutte sono società di capitali, 106 S.p.A. e 4 srl. Poi, delle 106 S.p.A., 65 sono a totale capitale pubblico, 34 miste pubblico-privato (ma comanda il privato con patti parasociali in fotocopia) e 7 totalmente private. (Ib.)

Negli anni 1996-2006 le tariffe sono cresciute di più del 60%, mentre l’inflazione, sempre nello stesso periodo, è stata di poco superiore al 25%. Gli investimenti dall’inizio degli anni ’90, quando assommavano a circa 2 mld euro/anno, sono letteralmente crollati (-2/3) ai circa 6-700 mila euro/anno dall’inizio degli anni 2000, con quello che ne consegue in termini di mancata ristrutturazione delle rete idrica e delle perdite ad essa connesse. (Ib.)

La mercificazione dell’acqua e la sua conseguente trasformazione in bisogno (invece che diritto) rende reale il pericolo di estromissione delle fasce sociali meno abbienti e costruisce una relazione più stretta tra reddito delle famiglie e possibilità di avere accesso all’acqua potabile. Non è uno spauracchio, ma semplicemente la registrazione di quanto è già avvenuto dove il processo di privatizzazione si è spinto più avanti e che è destinato a realizzarsi se il disegno di Ronchi e del governo andrà avanti. Da questo punto di vista, basta dare un’occhiata al sistema inglese, dove, assieme ad una gestione totalmente privatizzata, esiste peraltro una forte e “preparata” autorità di regolazione pubblica, l’OFWAT. Ebbene, proprio in questa situazione, oltre a forti aumenti tariffari e a una situazione di rilevanti sottoinvestimenti, si è arrivati a un record negativo di “water poverty”, l’indicatore che misura l’insostenibilità del costo della fornitura d’acqua rispetto al reddito percepito: le famiglie inglesi che si trovano in questa situazione sono ormai circa il 10% del totale. In Italia, per altro, 8 milioni di cittadini non hanno ancora uno stabile e dignitoso accesso all’acqua potabile. Quanti diventeranno? (Ib.)

Mentre l'Europa torna a pubblicizzare l'acqua dunque, l'Italia offre ovunque sul suo territorio esempi di gestione privata del servizio idrico disastrosi: nessun miglioramento delle reti idriche/colabrodo, nessun miglioramento della qualità delle acque (vedi vicenda arsenico), aumento delle bollette anche del 300 % (come in Bolivia). Che fare?

La Corte Costituzionale ha ammesso due quesiti referendari proposti dai movimenti per l'acqua. A primavera gli uomini e le donne di questo paese decideranno su un bene essenziale. La vittoria dei “sì” porterà ad invertire la rotta sulla gestione dei servizi idrici e più in generale su tutti i beni comuni.(www.acquabenecomune.org).

È un primo passo importante, quello di rendere l'acqua alla tutela dei cittadini, ma il cammino verso una gestione senza sprechi, inquinamento o profitti sarà per sempre tra le priorità di tutti i cittadini, giacché la gestione pubblica già in passato non è stata in grado di assicurare tutto questo. Chiuderei questa seconda par(e)te del nostro “acquario” con una citazione famosa e sempre calzante, quando si parla del rispetto dell'ambiente che ci circonda e a cui, è bene ricordarlo, dobbiamo la nostra stessa esistenza:

Quando avranno inquinato
l'ultimo fiume,
abbattuto l'ultimo albero,
preso l'ultimo bisonte,
pescato l'ultimo pesce,
solo allora si accorgeranno
di non poter mangiare il denaro
accumulato nelle loro banche.


(Tatanga Jota - Toro Seduto)

lunedì 28 febbraio 2011

Dalle Alpi alle Ande, un grido si espande: ci han tolto l'acqua, altro che mutande.



Da Cochabamba ad Aprilia, le lotte per l'acqua pubblica.

Si potrebbe iniziare parlando del Nuovo Ordine Mondiale, come viene chiamata da un certo tipo di internauti, ma anche da personalità di rappresentanza, come in Italia da Tremonti e Napolitano, quella che potrebbe essere inquadrata in maniera meno velata, ma non meno drastica nella sua funzione, la fusione tra i governi e le multinazionali compiutasi durante gli ultimi trent'anni, altrimenti denominata globalizzazione. I governi/multinazionali di tutto il mondo industrializzato, globalizzato e finanziarizzato, dopo aver lasciato in mutande gran parte delle genti di questo pianeta, hanno deciso di lasciare almeno quelle, perché dopo aver tolto loro il cibo e anche l'acqua da bere, almeno il pudore della morte rimanga. Ma andiamo con ordine.

Mentre il furbetto del quartierino focalizza l'attenzione solo sull'amministrazione di turno, perpetrando il gioco della sedia (o della poltrona in questo caso), le grandi multinazionali si fanno amici i burattini di quell'invenzione oramai obsoleta e sistematicamente corrotta che sono i partiti politici di ogni ordine e grado: è lo stesso principio di delega che va rimesso in discussione, ma di democrazia partecipativa (o partecipata) parleremo un'altra volta. Ci preme partire da lontano perché si sa, oggi “lontano” vuol dire solo lontano dagli occhi, ma il mercato e la tecnocrazia arrivano ovunque nel mondo. Si rende pertanto assai prezioso il confronto con le vicende avvenute in Bolivia, in quanto il problema dell'acqua pubblica non è di Cori, Latina o Italia ma è un problema mondiale destinato inevitabilmente ad aggravarsi. Non c'è nessun elettore che con un pezzo di carta infilato in un cartone ogni cinque anni possa dire di vivere in una democrazia. La vera democrazia non delega, ma indaga e vigila sui propri interessi che sono quelli di tutti, chi dice il contrario fa anch'egli parte della razza dei ladri, tanto fortunata nel nostro “bel paese”, ma è ora di cambiare. Il cambiamento non passerà mai dalla delega ad un politico, è umanamente impossibile che un singolo individuo si assuma la responsabilità di gestire tutti i beni comuni, ma pensare che la soluzione sia privatizzarli è credere ciecamente in un fondamentalismo neoliberista che ci ha regalato il mondo inquinato, guerrafondaio e sull'orlo del collasso, quale quello in cui viviamo. Un individuo isolato come un sindaco (qualsiasi) con la sua amministrazione è perciò stesso reso ricattabile, corruttibile o nei migliori casi arginatile. L'unica risposta possibile è che la cosa pubblica sia gestita da tutti coloro che, onestamente, vivono e apportano ricchezza al proprio territorio, nell'interesse di tutti, sapendo che questa è l'unica vera maniera di curare anche il proprio interesse. L'uomo non è lupo tra gli uomini, questa è solo una delle culture e delle civiltà possibili, è quella che ci hanno insegnato dalle televisioni (in primis), dai giornali e dalle stesse scuole primarie e secondarie. Fascismo e comunismo sono solo nomi di illusioni passate, il cambiamento non è mai dal grande al piccolo, ma solo partendo da se stessi si può realmente sperare di cambiare: se stessi, i propri affetti e quindi la società. La vera utopia è quella dello sviluppo e della crescita infinita, paradigma arcaico e caro solo alle oligarchie; un nuovo umanesimo parte proprio dalla consapevolezza del potere personale di ognuno, che non si limita ad una scelta di burattini di destra e sinistra, ma si fa strada attraverso il lento e inesorabile cambiamento della coscienza propria e del paradigma economico nel nostro caso. Il problema non è “pubblico vs privato”, ma sta nella libera presa di responsabilità degli abitanti di un territorio, un territorio che senz'acqua (arsenico a parte), non può né “svilupparsi” né vivere. Ci sembra giusto partire dall'acqua, perché ci riguarda tutti, è una questione trasversale sia politicamente che socialmente e accusare una o l'altra amministrazione significa mordersi la coda, l'obiettivo dev'essere un paese (o i comuni coinvolti) uniti per riprendersi l'acqua che era propria e che è stata comprata da una multinazionale francese. Sapete cosa significa? Quando gli abitanti di un territorio perdono il controllo delle proprie risorse, quel territorio può essere categorizzato come paese in via di sviluppo, altro che aperitivi e vacanze al mare, tempo quindici anni e staremo cò le pezze...

Ciò che ne consegue è che possiamo imparare qualcosa anche da un altro paese, considerato in via di sviluppo, la Bolivia appunto.

“Nel 1999 la compagnia statunitense Bechtel assume la gestione del servizio idrico a Cochabamba, la terza città della Bolivia. Il prezzo dell’acqua viene triplicato, vengono imposti l’obbligo di acquisto di permessi per accedere alla risorsa e addirittura un sistema di licenze per la raccolta dell’acqua piovana. Dopo un anno di gestione il 55% degli abitanti continua a non avere accesso all’acqua.

Nel giro di pochi mesi gli abitanti di Cochabamba vedono aumentare le tariffe del 300%, mentre le condizioni precarie delle reti idriche e fognarie non subiscono alcuna operazione di mantenimento o miglioramento (Vi ricorda qualcosa?). La spesa media dell’acqua arriva a toccare circa 12 dollari mensili, su un salario medio di 60 dollari; le tariffe vengono adeguate al dollaro statunitense, costituendo una grave perdita del potere d’acquisto per una popolazione già in condizioni di estrema povertà; gli alti costi richiesti per le connessioni domiciliari sono a carico degli utenti e l’accordo con Aguas del Tunari proibisce l’uso di fonti alternative naturali, non riconoscendo il sistema di auto-organizzazione dei cittadini e non rispettando i costumi tradizionali delle comunità e dei loro sistemi tradizionali di approvvigionamento.

Nell’aprile del 2000 centinaia di migliaia di persone scendono in piazza e marciano a Cochabamba contro il governo, costretto a fare marcia indietro e a revocare la legislazione sulla privatizzazione dell’acqua. Il contratto con la multinazionale Bechtel viene interrotto e il servizio idrico ripubblicizzato. La vicenda, conosciuta come “Guerra dell’Acqua di Cochabamba”, ha assunto un alto valore simbolico nell’ambito delle lotte per la difesa dei beni comuni, dimostrando che la partecipazione popolare può portare ad esercitare una reale influenza sulle decisioni riguardanti la gestione della cosa pubblica.” (Fonte: www.cdca.it)

Questo importante precedente intercontinentale è stato in qualche modo riverberato ad Aprilia, dove la cittadinanza unita ha cercato di fare fronte comune (trasversale) contro il colosso Acqualatina. Il gigante trema davanti a un popolo unito e noi? Lasceremo che siano gli apriliani a combattere le nostre stesse battaglie? Come per la famigerata Turbogas? L'unico modo per uscirne è lottare insieme, condividendo strumenti di lotta pacifici ma risoluti e risolutivi. La popolazione unita ha il potere di delegittimare una grande corporation come quella che sta dietro ad Acqualatina, se lasceremo sola Aprilia e non faremo fronte unito con tutti gli altri comuni della provincia, assieme agli abitanti di altri quattro comuni nella provincia di Frosinone e due nella provincia di Roma, coinvolti anche loro contro questa scandalosa truffa, degna dello sdegno di un popolo, orgoglioso della bellezza del proprio territorio e della speranza che ancora molti di noi ripongono gli uni negli altri. (Continua...)

Incontro: Comitato promotore “per i SI ai referendum Acqua e Nuclare”

Appello per la costituzione di un comitato unitario in appoggio ai referendum per l'acqua pubblica e contro il nucleare. Mentre l'informazione italiana rincorre le vicende più o meno nobili del Presidente del Consiglio, due temi, davvero nobili e cruciali per lo sviluppo economico e sociale del nostro Paese, dovranno a breve posti al centro del dibattito politico italiano: l'acqua pubblica e il no al nucleare. Dopo, infatti, le pronunce della Corte Costituzionale e del Presidente della Repubblica, è sicuro che tra aprile e giugno di quest'anno i cittadini italiani verranno chiamati alle urne per esprimere il proprio parere in merito a due quesiti referendari per l'estromissione degli interessi privati nella gestione dell'acqua e su un terzo quesito che chiederà di chiudere definitivamente le porte all'energia nucleare. In previsione della scadenza referendaria sono già nati in Italia due comitati referendari uno sorto già da tempo dal Forum Italiano dei Movimenti per l'acqua, che riunisce i comitati locali per l'acqua pubblica, e dal Comitato promotore dei referendum costituito da un'ampia coalizione della società civile che ha consegnato a luglio dello scorso anno alla Corte di Cassazione più di un 1,4 milioni di firme, l'altro sorto solo di recente e costituito da associazioni ambientaliste con l'obbiettivo specifico di appoggiare il referendum contro il nucleare promosso dall'Italia dei Valori ma per il quale il “Comitato Vota Si contro il nucleare” intende restituire a questa battaglia una giusta valenza di trasversalità partitica e laicità. Nonostante i due temi referendari abbiano avuto percorsi distinti qui a Latina e Provincia ci sentiamo come cittadini coinvolti in prima linea su entrambe i fronti dovendo ormai da anni confrontarci con la gestione economicamente scellerata e vessatoria nei confronti dei cittadini operata nel servizio idrico da Acqualatina, le cui inadempienze e menzogne esplodono in queste settimane drammaticamente con il “caso arsenico”, e, sul fronte del nucleare, sentendoci molto a ragione preoccupati per il pericolo di subire una seconda servitù nucleare mentre la precedente esperienza nuclearista ci regala pesanti incognite su quale sarà il futuro dei siti in fase di dismissione e sulla loro conversione in depositi di stoccaggio di scorie di diversa intensità radiologica. Vivendo, quindi, in prima persona entrambe queste due battaglie di civiltà, giustizia e benessere ci appelliamo a tutti i cittadini, a tutte le associazioni, i movimenti ed i comitati di costituire in territorio pontino una vasta mobilitazione civile convergendo in un comitato d'appoggio alle due battaglie referendarie il cui battesimo avrà luogo il prossimo venerdì 4 marzo alle ore 18 presso la sede del Circolo Arcobaleno di Legambiente in Lago Jacopo Peri, 76 c/o Centro Commerciale Lestrella (zona Nuova Latina ex Q4) a Latina. Consci del pericolo che riserva lo strumento referendario per via della necessità di raggiungere il quorum degli elettori, speriamo in un ampia partecipazione all'incontro in modo da costituire un coordinamento forte che sia in grado sottrarre la campagna referendaria al silenzio in cui gli organi della stampa ufficiale la stanno relegando e di portare quanta più gente alle urne, fosse pure in periodo estivo.

Comitato promotore “per i SI ai referendum Acqua e Nuclare”

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Circolo Arcobaleno di Legambiente LT

Si torna al TAR di Latina il 10 marzo

Si torna al TAR di Latina il 10 marzo per discutere il ricorso avverso il provvedimento del parere compatibilità territoriale del CTR (comitato tecnico regionale dei Vigili del Fuoco) è iscritto dinanzi a Latina al n.381/10 con udienza per sospensiva già fissata al 19 ottobre e rinviata perchè si era in attesa della decisione del consiglio di stato sul ricorso del comune di Pontinia contro l'annullamento del RIR (rischio di incidente rilevante, direttiva Seveso) avverso la sentenza 1350/2009.). La sentenza poi è arrivata e non è entrata nel merito dell'argomento quindi, di logica, non dovrebbe influenzare questa seduta. L'argomento non è fondamentale (il documento del CTR più che un parere sembra solo una lettera interlocutoria non essendo entrati nel merito e delegando il Comune di Pontinia alla redazione del nuovo documento R.I.R. rischio di incidente rilevante) e potrebbe essere superato dalla necessità della richiesta vera e proprio di un parere (positivo) che nessun ente ha finora rilasciato. Quindi nessun elemento nuovo per la realizzazione della tanto contestata e incompatibile centrale a turbogas. Tra l'altro il 5 dicembre 2010 è scaduta pure la V.I.A. (valutazione di impatto ambientale), viziata, secondo il Presidente del Parco nazionale del Circeo, secondo la Regione Lazio, la Provincia di Latina e il comune di Pontinia da errori alcuni dei quali in contrasto alle direttive europee.

Fonte: http://pontiniaecologia.blogspot.com

sabato 26 febbraio 2011

L'Europa boccia l'Italia degli inceneritori

Il 3 febbraio scorso il Parlamento Europeo ha bocciato l'Italia per la mancanza di un piano adeguato allo smaltimento differenziato dei rifiuti: la notizia ci giunge da Brescia Point.

Con 374 voti a favore, 208 contro e 38 astensioni è stata votata una risoluzione che denuncia le inottemperanze del Bel Paese. Il provvedimento rappresenta una dura condanna a come l'emergenza rifiuti è stata fin qui gestita e suggerisce alla Commissione di fare uso dei poteri che le sono conferiti, ivi incluso proponendo un nuovo ricorso volto alla condanna al pagamento di sanzioni pecuniarie se l'Italia non si adeguerà presto agli standard europei.

Nel resto d'Europa le cose vanno diversamente: la Germania, per esempio, si è posta comeb obiettivo per il 2020 la "discarica zero" e, insieme all'Olanda, sta puntando sull'eolico e sui pannelli solari, promuovendo la raccolta differenziata e il riutilizzo di vetro e plastica.

In Belgio invece la costruzione degli inceneritori è stata vietata per i prossimi cinque anni. Una strategia adottata anche oltreoceano da San Diego, Philadelfia e Boston negli Stati Uniti.

L'incenerimento dei rifiuti produce gravi danni alla salute. Lo sostiene ormai da tempo Paul Connet, docente emerito di Chimica alla St. Lawrence University di New York e massimo esperto mondiale di gestione di rifiuti e tecniche di incenerimento, le cui tesi sono riportate, per esempio, nel saggio "Incenerire i rifiuti? No grazie" di Gianluca Ferrara. Secondo l'esperto, ospite più volte anche della nostra città, gli impianti di incenerimento producono polveri tanto piccole che non possono essere filtrate ne dal naso ne dai bronchioli, penetrando, così, in profondità nei polmoni. Gli inceneritori, oltre alle polveri, generano metalli pesanti come piombo, mercurio, arsenico e cadmio, altamente nocivi per la salute.

Le ceneri, poi, andrebbero depositate in discariche speciali, i cui costi superano dieci volte quelli delle discariche tradizionali. Il particolato e le diossine prodotti da questi impianti finiscono per ricadere sui territori vicini ed entrare inevitabilmente nella catena alimentare.

L'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (Apat) ha sollecitato il monitoraggio nel lungo periodo della concentrazione di micro polveri e della prevalenza di malattie nelle aree adiacenti i 51 inceneritori presenti sul territorio italiano.

Come dimostra uno studio dell'Istituto Superiore di Sanità condotto sulla popolazione campana, nei territori dove sono diffuse le pratiche di incenerimento e smaltimento dei rifiuti solidi urbani e di quelli pericolosi il rischio di morire di alcune patologie è più alto della norma.

Come ha più volte spiegato lo stesso Connet, l'alternativa sta nel ridurre i rifiuti attraverso la raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale, e nel riciclo. Quanto rimane va inviato a impianti per una selezione meccanica delle tipologie dei rimanenti rifiuti indifferenziati. La parte non riciclabile può essere trattata senza bruciarla in impianti di bioessicazione. La raccolta differenziata può arrivare al 70 per cento dei rifiuti, il 30 per cento rimanente può ridursi al 15-20 per cento dopo la bioessicazione. Una quantità inferiore agli scarti degli inceneritori. Ma si
tratta di materiali inerti e non tossici con minori spese di gestione e un impatto ambientale e sanitario ridotto.

L'Europa virtuosa ha definito la strada del futuro, che non prevede inceneritori, a differenza di quanto sosteneva nonno Allodi e Enia e Provincia e Comune con il loro immaginifico pamphlet distribuito con il quotidiano locale.

La realtà è solo l'opposto di quanto sostenevano. A Parma cresce in quel di Ugozzolo un fantasma del passato.

Chissà che qualcuno un giorno non decida di fare piazza pulita degli errori commessi e ricominciare a ragionare guardando avanti, a braccetto con l'Europa virtuosa.

Parma, 25 febbraio 2011

-436 giorni all'avvio dell'inceneritore di Parma, *ORA* lo possiamo fermare.

+267 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perchè l'inceneritore costa 315 milioni di euro?

Fonte: www.gestionecorrettarifiuti.it
Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Via Zaniboni 1 - Parma

giovedì 24 febbraio 2011

Bloccato dall'IAP il finto spot "neutro" sul Nucleare

Il finto spot "neutro" sul nucleare prodotto dal forum nucleare di Chicco Testa (campione mondiale di salto della quaglia, dalle battaglie anti-nucleari di legambiente ai confortevoli salotti della finanza filonucleare) è stato bloccato nella giornata di ieri perché trattasi, come riconosce l'istituto di Autodisciplina Pubblicitaria, di pubblicità ingannevole in quanto non conforme agli articoli 2 e 46 del codice di Autodiscliplina della comunicazione.

E' stato disvelato quindi anche in via "ufficiale" quello che i movimenti avevano già individuato da tempo, ovvero una pubblicità che solo ad una lettura superficiale appariva bilanciata. Utilizzando però una visione critica ci si accorgeva dell'inganno, a partire dai colori utilizzati dai due contendenti sulla scacchiera, il contrario muove il nero, colore dalla connotazione negativa, il favorevole il bianco ed ha sempre l'ultima parola sulle obiezioni mosse dal contrario. Inoltre il bianco era sempre deciso nei movimenti, poggiando le proprie pedine con sicurezza, mentre il contraio appariva indeciso sulle mosse da fare. Fino all'epilogo finale in cui si scopriva che i pro e i contro sono la stessa persona, lasciando intendere che il passo successivo che il telespettatore doveva compiere era quello di superare i propri pregiudizi e schierarsi completamente dalla parte del bianco.

Uno spot che si macchiava comunque di gravi omissioni, come quelle dello stoccaggio delle scorie nucleari, dicendo che una volta stoccate sono sicure, omettendo il fatto che in 60 anni di produzione Nucleare nessuno stato è riuscito a trovare un modo per stoccarle in sicurezza. Dimenticandosi dei costi in bolletta che paghiamo tuttora per la gestione delle scorie italiane e che pagheremo per lo smantellamento delle vecchie centrali e per lo smaltimento futuro delle scorie nucleari, il vero business della lobby del nucleare, che assicurerebbe una rendita eterna sulle spalle dei cittadini. Si calcola infatti che l'aggravio in bolletta sarebbe di 18,4 cent ogni kw/ora per ogni centro di stoccaggio aperto, stima fatta sui consumi italiani di energia elettrica nel 2010 (326 000 gigawatt/) e sul costo di gestione di un nuovo centro di stoccaggio previsto per la seconda metà del 2011 in Francia (60 miliardi di euro).

Uno spot che faceva opera di vera e propria disinformazione nel momento in cui si affermava che le fonti rinnovabili potrebbero non essere sufficienti fra 50 anni, quando basterebbe una serie di politiche che mirino al risparmio energetico (a partire dalla pubblica amministrazione) e ad incentivare l'utilizzo delle energie green sostituendo vecchi impianti a combustione per eliminare almeno un terzo dei costi energetici.

Ma la partita non finisce certo qui. Gli investimenti in comunicazione messi in campo dalla lobby del nucleare (la sola ENEL ha investito 20 milioni di euro in comunicazione) sono notevoli e la battaglia per disvelare la menzogna nucleare è appena iniziata.

Fonte: http://www.infoaut.org/
Immagine: http://www.eticaforum.com/

mercoledì 16 febbraio 2011

Pontinia 18 Febbraio Mi illumino di Meno 2011

L'Associazione Culturale Cantiere Creativo di Pontinia aderisce all'iniziativa "Mi illumino di meno 2011" proposta dal programma radiofonico Caterpillar di Radio2, proponendo un convegno dedicato agli effettivi vantaggi energetici ed economici delle tecnologie a Led.

Venerdì 18 Febbraio 2011 dalle ore 17.30 presso il teatro Fellini di Pontinia, il prof. Ing. Luciano Di Fraia docente di progettazione Illuminotecnica dell'Università Federico II di Napoli, relazionerà sul tema dell'incontro, ILLUMINAZIONE PUBBLICA A LED: quali opportunità per pubbliche amministrazioni imprese e professionisti?

Luciano Di Fraia divenuto il massimo consulente scientifico e divulgatore di questa nuova tecnologia, dopo aver fatto di Torraca (SA) primo Comune a Led nel mondo. Le ricerche scientifiche del professore stabiliscono che si favorisce una riduzione del 65% dei consumi rispetto alle tecnologie tradizionali, un abbattimento dei costi di manutenzione del 50% e dell'inquinamento luminoso del 90%.

L'evento, patrocinato dalla Provincia di Latina e dal Comune di Pontinia, sarà un modo per far conoscere questa innovativa tecnologia alle amministrazioni pubbliche provinciali, ai commercianti, ai vari ordini tecnici, architetti, ingegneri, periti, i notevoli risultati raggiunti concentrando l'attenzione per un risparmio energetico, concetto base che segue l'obiettivo della manifestazione.

Infatti oltre al convegno, saranno presenti altre associazioni a portare il loro sostegno per la causa ambientale. Latina Sostenibile di Maurizio Patarini con la dimostrazione di un auto elettrcia e Pontinia Ecologia e Territorio di Giorgio Libralato con l'allestimento di un istallazione luminosa. Contestualmente agli spegnimenti simbolici delle luci della piazza, ci saranno accensioni originali di luci pulite a tema tricolore, sarà una edizione speciale per i 150 anni dall’unità d’Italia, sarà un evento importante per la comunità di Pontinia e per la provincia di Latina, che potranno sensibilizzarsi ad un tema ambientale di rilievo e testimoniare la necessità di una gestione più “illuminata” del nostro futuro.

E' gradita la conferma di partecipazione all'evento tramite e-mail, all'indirizzo: cantierecreativo09@gmail.com

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Turbogas Pontinia, si torna al TAR

Il 10 marzo nuova discussione del ricorso avverso la compatibilità territoriale

PONTINIA, 15 FEBBRAIO 2011 - Si torna al TAR di Latina il 10 marzo per discutere il ricorso avverso il provvedimento del parere compatibilità territoriale del CTR (Comitato Tecnico Regionale dei Vigili del Fuoco) iscritto dinanzi a Latina al n.381/10 con udienza per sospensiva già fissata al 19 ottobre e rinviata in attesa della decisione del consiglio di stato sul ricorso del comune di Pontinia contro l'annullamento del RIR (rischio di incidente rilevante, direttiva Seveso) avverso la sentenza 1350/2009.)

L'Acea ha presentato, con riferimento all'udienza del 19 ottobre, 26 documenti, tra i quali i ricorsi promossi dalla stessa al TAR di Latina, i motivi aggiunti, le relative memorie, i provvedimenti del comune di Pontinia in materia di Rischio di incidente rilevante (R.I.R.), le comunicazioni del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, alcune documenti relativi alla procedura A.I.A. e della relativa conferenza di servizi, alcune comunicazioni del comune di Pontinia in merito alla conferenza, la documentazione cartografica (aerofotogrammetria e del CTR con relativa ubicazione della centrale rispetto alle aziende a rischio di incidente rilevante nell'area), e alcune perizie tecniche di parte.


sabato 5 febbraio 2011

Immobilismo all'arsenico

Un esposto alla Procura di Roma contro Regione Lazio e Stato Italiano «di fronte all´immobilismo sul fronte dell´acqua all´arsenico». Lo ha depositato il Codacons che lunedì 7 Febbraio alle 17.00, terrà un incontro al liceo "Grassi" di Latina. Secondo l´associazione «A oggi, nulla è stato fatto per il risanamento delle acque e per garantire l´approvvigionamento idrico tramite fonti alternative. Per questo si chiede di aprire una indagine alla luce di possibili profili penalmente rilevanti quali inquinamento doloso, concorso in epidemia, e predisporre il sequestro immediato delle falde acquifere fuorilegge». Secondo il Codacons, «il problema dell´arsenico e di altre sostanze inquinanti presenti nelle acque destinate al consumo umano, era noto da anni. Nonostante ciò, la Regione si è avvalsa delle deroghe concesse dalla legislazione italiana, senza però provvedere efficacemente a bonificare le falde acquifere». Nel corso dell'incontro il Codacons, attraverso il suo presidente e i tecnici dell'associazione, spiegherà l'azione di risarcimento avviata dall'organizzazione dei consumatori contro lo Stato e la Regione, volta a far recuperare ai residenti nei comuni interessati 600 euro a famiglia, per il danno da consumo di acqua inquinata da sostanze nocive.

Fonte: Codacons

Pontinia, una politica partecipata

Pontinia, una politica partecipata per decidere sul futuro dell'Ex-Hilme

Articolo di Gianpaolo Danieli del 5 Febbraio 2011 sul Settimanale di Latina in uscita oggi in tutte le edicole di Latina.

Fonte Immagine: cittadinirovereto

L'incontro di martedi scorso in consiglio comunale è stato l'esperimento per una politica partecipata, queste le parole del Sindaco Eligio Tombolillo e del consigliere Alfonso Donnarumma. Politici, nonostante le molte assenze della maggioranza e cittadini si sono consultati a vicenda sul caso della destinazione d'uso dell'area Ex-Hilme. Due lotti di terreno con capannoni industriali sono diventati di proprietà del comune, quindi ora sono da considerarsi "cosa pubblica". In poco meno di due ore sono state esposte le proposte dei partici politici (La Destra, L'Udc, il Pd) e delle associazioni. Tra le associazioni, la CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) ha proposto un mercato di prodotti caseari tipici per far decollare i marchi del nostro territorio, il partito La Destra è favorevole alla realizzazione di un Farmer Market per la vendita a dettaglio di prodotti alimentari a km zero e la costruzione di abitazioni residenziali convenzionate per i meno abbienti. L'Udc nelle vesti del segretario del partito proponeva uno spazio giovanile per il tempo libero. Il segretario del Pd riserva progetti per i servizi sociali agli anziani. L'associazione culturale "Cantiere Creativo" a nome del Consiglio dei Giovani e delle associazioni culturali "Papyrus", "Chinino" e "Sguardo dell'altro", consiglia la creazione di uno spazio comune d'aggregazione multiculturale, rimarcando il fatto che la mancanza di uno spazio fisico, dove potersi esprimere e confrontare, decelleri la spinta culturale. I giovani e i cittadini di Pontinia con la realizzazione di questo spazio, potranno essere partecipi di molte attività che adesso si vedono sfumare o alle quali devono rinunciare perchè non alla loro portata. Un esempio tra i tanti è quello dell'Eurodesk, per il quale abbiamo il totale appoggio dalla Provincia di Latina ovvero l'inserimento di uno sportello per gli scambi culturali Europei. Questo spazio potrebbe essere il punto di partenza per rilanciare veramente la mobilità giovanile in Europa e per dare valore all' indice di slivuppo del sistema associativo che in una città corrisponde all'innalzamento culturale. Le associazioni culturali unite chiedono almeno 270 mq per poter strutturare uno spazio suddiviso in una sala concerti – esposizioni – audiovisiva, una sala prove per la musica e delle stanze-laboratorio per le attività educative, creative, formative e di produzione. Il Farmer Market, le abitazioni di edilizia convenzionata e il centro di aggregazione giovanile, sono le tre idee che a fine incontro sono state messe agli atti, i quali a fine febbraio verranno resi pubblici e avrà luogo un'ulteriore riunione tra i partecipanti. Su diversi fronti devono essere vagliate le proposte: economico, finanziario e urbanistico. Il piano economico è quello cui preme di più al Sindaco, sottolineando ancora una volta il fatto che sono stati spesi 600 mila euro. Una preoccupazione giusta, ma che non dovrebe viziare l'analisi delle proposte che andrebbero analizzate con l'integrazione di tutti i settori disciplinari in campo.

giovedì 3 febbraio 2011

Governo Bocciato sul Nucleare..Il Cambiamento?

NUCLEARE: CONSULTA BOCCIA GOVERNO, SU IMPIANTI SENTIRE REGIONI

La Corte Costituzionale ha bocciato oggi un articolo di un decreto attuativo della legge delega sul nucleare, affermando che le Regioni devono esprimere il proprio parere sugli impianti da realizzare. Lo ha annunciato oggi la stessa Consulta.

La decisione è una conseguenza del ricorso presentato da alcune regioni, tra cui Toscana ed Emilia Romagna.

“La Consulta ha dichiarato, con una sentenza depositata oggi, l’illegittimità costituzionale dell’art. 4 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, nella parte in cui non prevede che la Regione interessata, anteriormente all’intesa con la Conferenza Unificata, esprima il proprio parere in ordine al rilascio dell’autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio degli impianti nucleari”, si legge in un comunicato.

In particolare, nella sentenza la Corte ha precisato che “la potenziale attitudine del singolo impianto nucleare, per quanto materialmente localizzato in un determinato territorio, a incidere sugli interessi e sui beni di comunità territoriali insediate anche in altri ambiti regionali, giustifica la previsione – ai fini del rilascio dell’autorizzazione unica – dell’intesa con la Conferenza Unificata, quale sede privilegiata per la rappresentazione delle istanze e delle esigenze proprie di tutti i livelli di governo coinvolti”.

Mentre l'Italia continua a discutere di niente a tutte le ore e in tutti i programmi televisivi, accadono fatti, si muovono le persone, ci sono notizie buone e notizie cattive.

La decisione della Consulta (vincolante) secondo la quale il Governo non può ignorare il parere delle regioni nella costruzione di nuove centrali nucleari nel loro territorio. Dovrebbe essere scontato, ma nel paese in cui si parla costantemente di federalismo, paradossalmente non lo era...

Salutiamo con piacere la decisione della Corte Costituzionale , quindi, ma ricordiamo che - di fatto - in questo paese non si faranno mai le centrali nucleari, per una serie di motivi che abbiamo più volte ricordato. Nel frattempo, però, si saranno spesi migliaia di euro, firmate consulenze, eccetera eccetera eccetera.

Nel frattempo, la più potente centrale nucleare dell'Europa occidentale, annunciata per il 2009 e ancora in fase di costruzione in Finlandia, si distingue per migliaia di errori di costruzione, difetti di comunicazione fra i lavoratori e rischi nel sistema di sicurezza. Le compagnie AREVA e Siemens fanno ora i conti con costi miliardari raddoppiati nel giro di un biennio. Eppure è questa la promessa della rinascita del nucleare tanto auspicata anche per l'Italia...

Fonte: Il Cambiamento

lunedì 31 gennaio 2011

Pontinia, isola ecologica operativa

Un articolo di sabato mattina, parla dell'isola ecologica che diventerà fissa per i cittadini di Pontinia e non solo del centro urbano, spero, ma anche per quelle 7000 persone che vivono il resto del territorio del comune di Pontinia, ovvero in campagna e nelle varie frazioni. Il deposito della Trasco, sarà per questi 6 mesi una situazione temporanea, mi chiedo perchè non è possibile farlo diventare un deposito permanente? Penso che sia di gran lunga più importante far passare il messaggio dell'esistenza di un deposito di rifiuti ingombranti, magari trovare anche qualche agevolazione per chi li consegna ai responsabili invece di abbandonarli nelle campagne del territorio del comune di Pontinia. Un'altra mia riflessione è: adesso che il deposito dei rifiuti ingombranti c'è, perchè non vengono recuperati quei rifiuti ingombranti che si trovano nei comuli abusivi e illegali sparsi nelle varie migliare, tra cui la ormai diventata famosa Migliara 49 ?

Di seguito l'articolo in questione:

Da questa mattina, e per tutti i sabati dei prossimi sei mesi, dalle 8 alle 12, sarà possibile consegnare i rifiuti ingombranti presso il deposito della Trasco. A stabilirlo, un decreto del sindaco Tombolillo. Inizia così a prender forma il progetto dell'Oasi Ecologica fissa, e non solo itinerante, che è sempre stata vista come un passaggio obbligatorio per stabilizzare la raccolta differenziata. Un punto di riferimento, se vogliamo, per tutti quelli che, nel centro urbano, si ritrovano ad avere rifiuti difficili da smaltire. Rimarrà ancora in piedi, nel frattempo, anche l'esperimento dell'Isola Ecologica itinerante, ma soltanto per le periferie. Nei mesi scorsi, sia l'amministratore unico della Trasco, Sebastiano Gobbo, che lo stesso assessore Battisti, hanno avuto modo di riscontrare il grande successo dell'iniziativa che ha risolto parecchi problemi. Non tutti però, perché le cattive abitudini sono dure a morire e gli episodi di discariche all'aperto non sono completamente cessati. L'idea è di andare sempre più verso una regolarizzazione del conferimento dei rifiuti ingombranti. Entro sei mesi, e questa sembra essere la sfida dell'amministrazione, ci sarà da decidere dove poter far nascere un'Isola Ecologica definitiva, perché è chiaro che il deposito della Trasco è solo una soluzione temporanea. E' possibile che una delle nuove aree che sono state di recente acquisite dal Comune - la ex Hilme o la ex Arcobaleno - possa avere in futuro questo tipo di destinazione? L'operazione appare difficile, perché per la ex Hilme si parla già di farmer's market mentre per la ex Arcobaleno c'è una destinazione a verde pubblico che potrebbe ostacolare tale progetto.


Articolo di Graziano Lanzidei sul quotidiano La Provincia del 29/01/2011

sabato 29 gennaio 2011

Pontinia a Led

Il futuro sostenibile in un convegno organizzato dal Cantiere Creativo

Anche quest’anno Caterpillar il programma radiofonico di Radio2, invita ad aderire all’iniziativa creando quel “silenzio energetico” che ha coinvolto le piazze di tutt’Europa negli anni scorsi, per fare spazio, ad un’accensione virtuosa, a base di fonti rinnovabili. Il Cantiere Creativo associazione culturale di Pontinia che si occupa anche di Ambiente, aderisce all'iniziativa e a quel "silenzio energetico" risponde con un convegno dedicato agli effettivi vantaggi energetici ed economici delle tecnologie a Led. Il 18 Febbraio sarà presente il professor Luciano Di Fraia della cattedra di illuminotecnica dell'Università Federico II di Napoli. Divenuto il massimo consulente scientifico e divulgatore di questa nuova tecnologia, dopo aver fatto di Torraca (SA) primo Comune a Led nel mondo. Le ricerche scientifiche del professore stabiliscono che si favorisce una riduzione del 65% dei consumi rispetto alle tecnologie tradizionali, un abbattimento dei costi di manutenzione del 50% e dell'inquinamento luminoso del 90%. Stiamo parlando di una prospettiva sostenibile, per il futuro energetico della nostra cittadina, che ci permetterà di entrare nel programma del protocollo di Kyoto, se si va ad aggiungere la decisione di questi giorni di installare impianti fotovoltaici sui tetti delle strutture pubbliche, abbattendo di molto la spesa energetica pubblica e facendo soprattutto bene all'ambiente. Il nostro, dice Matteo Lovato del dipartimento Ambiente del Cantiere Creativo, sarà un modo per far conoscere questa innovativa tecnologia che risparmia minimizzando l'impatto sull'ambiente, non solo all'amministrazione comunale di Pontinia ma a tutte le amministrazioni della provincia di Latina. La campagna Mi illumino di meno è inziata il 24 Gennaio e su RADIO2 si potranno ascoltare in questi giorni gli interventi per conoscere le buone pratiche di produzione intelligente di energia nonchè le iniziative in programma per il 18 Febbraio. Il Cantiere Creativo insieme a Pontinia Ecologia e Territorio, in quel giorno saranno presenti in piazza Indipendenza per allestire una scenografia tricolore rinnovabile. Infatti quest'anno la giornata "Mi Illumino di Meno" sarà una edizione speciale per i 150 anni dall’unità d’Italia, contestualmente agli spegnimenti simbolici delle luci della piazza, ci saranno accensioni originali di luci pulite a tema tricolore per testimoniare la necessità di una gestione più “illuminata” del nostro futuro.

Articolo di Gianpaolo Danieli del Settimanale di Latina di sabato 29 Gennaio 2011

Nel Settimane di Latina, le notizie di Pontinia

Da Sabato 4 Dicembre 2010 il Settimanale di Latina, un periodico indipendente che trovi nelle edicole di Latina ha dato la possibilità ai cittadini di Pontinia di scrivere sulla pagina notizie dalla provincia. Abbiamo iniziato così la collaborazione e i primi articoli si riferivano al Cinedocuforum Creativo del Cantiere Creativo, l'associazione culturale che da novembre ha organizzato e programmato insieme all'associazione "Pontinia Ecologia e Territorio" sei incontri con la visione di film e documentari incentrati soprattutto sull'ambiente. Inoltre sono stati scritti articoli sull'acqua e l'arsenico con la firma di Giorgio Libralato, sull'Equilibri Festival, il primo festival della letteratura che ha avuto tra gli obiettivi principali quello di contribuire a formare una coscienza civile sensibile aperta alle alterità, attraverso una cultura della legalità. Anche punti di riflessione su i giovani e l'agricoltura, la gara di solidarietà riportata dall'insegnante Benedetta Cecconi, ancora riflessioni sulla città rurale o dell'energia. Il 18 Dicembre scriveva Claudio Volpe sulla manifestazione del 14 Dicembre 2010 a Roma. Il giorno di Natale si proseguiva con l'ultimo incontro del CinedocuForum e si è parlato di rifiuti, da problema a risorsa. Con l'anno nuovo si apre con la notizia della riapertura del caso di Borgo Montello con il promo della quinta Mafia di Libera, a firma di Giorgio Libralato possiamo anche leggere il rinnovo comunale in Primavera e una notizia dal Circolo Didattico di Pontinia, a parlare questa volta è la Dirigente Anna Maria Bilancia. Sul numero del 15 Gennaio 2011 troviamo ancora qualche stralscio dell'anno passato con un articolo su cosa rimane del 2010 e per tornare ancora più indietro la storia amministrativa della città. La recensione all'evento del 17 Gennaio è a firma di Gianpaolo Danieli: Schizofrenia italiana, dalla legge Basaglia ad oggi, in un incontro al teatro Fellini con Peppe Dell'Acqua. Continua il 22 Gennaio la storia amministrativa della città e un articolo proposto nel blog qualche giorno fà: Un periodo fortunato per i No Turbogas di Pontinia? Oggi sabato 29 Gennaio sul Settimanale di Latina troviamo l'articolo sull'evento "Mi Illumino di Meno", che il Cantiere Creativo organizzerà con un convegno sul risparmio energetico sull'illuminazione a Led.

Un periodo fortunato per i No Turbogas di Pontinia?

Potrebbe essere un periodo fortunato per chi contrasta la costruzione della turbogas da 400 MW a Pontinia nell'area di mazzocchio. Associazioni ambientaliste, di cittadini e Amministrazione comunale sperano nel risultato dei lavori che in questa settimana sono stati portati a termine sul decreto legislativo per il recepimento della Direttiva 2008/114/CE, relativa all'individualizzazione e alla designazione delle infrastrutture critiche europee e alla valutazione della necessità di migliorarne la protezione. Per infrastruttura critica si intende un elemento che garantisce un servizio alla popolazione, essenziale per il mantenimento delle funzioni vitali della società, il cui danneggiamento provocherebbe un impatto negativo alle persone e all'ambiente circostante. Basti ricordare il grave disastro ferroviario (trasportava gas) di Viareggio del 29 Giugno 2009 e l'incidente (6 febbraio 2010) durante il collaudo di una centrale a turbogas da 620 MW nel Connecticut nella cittadina di Middletown in America dove sono rimasti coinvolti un centinaio di dipendenti al lavoro, provocando la morte di 5 persone e 12 feriti. Non c'è da considerare solo la centrale elettrica come infrastruttura critica, ma anche le opere connesse che si vogliono realizzare nell'area "SIC" (Sito d'Importanza Comunitaria) dei Laghi dei Gricilli situata sotto le pendici dei monti Lepini, nel comune di Pontinia e Sezze. Un elettrodotto e un metanodotto sono queste le opere connesse che vennero segnalate presso una conferenza al MISE, il 9 Aprile 2009, ribadendo i pericoli che apportano in un area soggetta a Sinkhole (sprofondamenti), delle voragini che si aprono all'improvviso nel terreno dovute a cambiamenti geologigi sotterranei. L'area in questione è studiata in continuazione da geologi per questi motivi ed è protetta dalla comunità Europea per il suo valore naturalistico e ambientale. Il processo per la designazione delle infrastrutture critiche è riesaminato ogni cinque anni, quest'anno si sovrappone ad un altro termine, quello della Valutazione d'Impatto Ambientale (VIA) scaduta il 5 Dicembre 2010 per la centrale Turbogas in questione. Potremmo veramente considerarlo un periodo fortunato, solo se avessimo la totale certezza che queste procedure vengano applicate realmente al caso, senza nessuna interferenza da parte di chi possiede interessi economici forti per la costruzione di queste opere.

Articolo di Gianpaolo Danieli sul Settimanale di Latina del 22 Gennaio 2011

venerdì 28 gennaio 2011

Pontinia: rifiuti, da problema a risorsa

I rifiuti devono passare da problema a risorsa. In molti casi, purtroppo, diventano emergenza. Ma quando questa è pluriennale o decennale vuol dire che qualcosa non funziona. Anche Pontinia non fa eccezione a questa triste regola italiana. Lo smaltimento in discarica, al comune, costava quasi un milione di euro l’anno, dall’anno scorso, finalmente, è partita la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani nelle zone del centro. Ogni comune, come è noto, deve organizzare la differenziata e raggiungere obiettivi (almeno il 35% quest’anno) che Pontinia si avvia a raggiungere nelle zone del centro abitato e che speriamo venga esteso all’intero territorio. Il servizio viene organizzato in parte con il servizio casa per casa (anche detto porta a porta), sulla via Tavolato e nelle Migliare che vi confluiscono, e in parte con cassonetti dislocati in alcune zone del centro. E’ partita anche la campagna di informazione e sensibilizzazione dei cittadini. Accanto a questo servizio, un vanto del comune di Pontinia, è legato alle compostiere domestiche (che vengono regalate ai cittadini che ne fanno richiesta avendo uno spazio a disposizione idoneo) partito da qualche mese e l’isola ecologica organizzata con cadenze che vengono di volta in volta pubblicizzate. E’ proprio l’isola ecologica con la raccolta gratuita dei rifiuti ingombranti che tenta di eliminare la triste realtà delle discariche abusive che spesso si verificano lungo le strade, i canali. Un brutto esempio è sicuramente quello noto della “Migliara 49” che è sito alla fine di questa strada (lato sinistro dalla via Appia verso la montagna) dove si collega con la via Lungo Ufente in corrispondenza della vasca di espansione dei Laghi del Vescovo (Gricilli). Un fenomeno che ha interessato gli stessi terreni della vasca di espansione con rifiuti di vario genere anche speciali e/o nocivi e la triste ribalta de “La Repubblica” e del “TG 5”. Dopo questi fatti è stato interrotto l’accesso dalla via Migliara 49 alla vasca di espansione, ma sullo spiazzo della stessa strada periodicamente viene abbandonato materiale che va dai mobili, al materiale edile demolito, ai pneumatici o, addirittura del “presunto” cemento-amianto (eternit) per la cui definizione sono necessari apposite verifiche. La competenza e l’obbligo dello smaltimento va dalla Regione Lazio (proprietaria dei terreni), alla Provincia di Latina (considerato che le strade interessate sono provinciali) ma se ne fa carico quasi sempre il comune di Pontinia (anche se con il contributo di altri enti). Lo stesso Comune ha richiesto di chiudere le strade di accesso o almeno la video sorveglianza della zona, che può diventare un valido deterrente contro l’abbandono del materiale. Altre proposte sono quelle di recintare la zona per impedirne lo scarico. Sempre a Regione e Provincia, quando saranno comode, la tardiva e necessaria risposta.

Articolo di Giorgio Libralato sul Settimanale di Latina in data 25 Dicembre 2010

Pontinia, città rurale o dell'energia?

Pontinia è in Festa per la festa di Fondazione: è ancora una città rurale o è diventata la capitale dell'energia come prometteva uno degli assessori della precedente giunta? Dopo il progetto della centrale a turbogas di Mazzocchio (oggi Acea Electrabel Produzione S.P.A), quello della centrale a biomasse nello steso nucleo industriale (oggi Pontinia Rinnovabili Srl), quello ancora a biomasse per alimentare le idrovore di Mazzocchio, la centrale fotovoltaica in zona industriale (del 2008), gli 11 progetti di centrali fotovoltaiche a terra (cioè al posto delle colture agricole) in zona rurale nel 2009, altrettanto nel 2010, spunta il progetto della terza centrale a biomasse nel comune di Pontinia (Sole Srl). Siamo quindi a 26 progetti di centrali elettriche (oltre ovviamente agli impianti fotovoltaici sui tetti di abitazioni e capannoni) a Pontinia, per una potenza di oltre 550 MW. Pensare che basterebbe coprire il 10% della sola superfie del PGR (centro abitato) per avere l'energia elettrica necessaria per alimentare case e uffici dell'intero Comune. La storia di ogni progetto è controversa. La centrale a turbogas ha ottenuto il parere favorevole alla VIA il 5 dicembre 2005 e l'AIA il 20 Aprile 2009, da ultimo deve ottenere l'autorizzazione a costruire (Autorizzazione integrata definitiva). Sul progetto sono pendenti ricorsi al Tar di Latina e al Capo di Stato. Contestati sia la VIA che l'AIA oltre ad altri pareri. Il progetto della centrale a biomasse della Pontinia Rinnovabili Srl ha ottenuto nella conferenza unificata per la procedura AIA il parere negativo del Sindaco di Pontinia ai sensi del parere sanitario il 27 Gennaio 2009. In seguito a tale parere negativo il progetto, come prevede la norma, è stato trasferito prima presso la segreteria della presidenza del Consiglio dei ministri poi alla Regione Lazio per l'eventuale parere sanitario. Il ricorso al Tar della società proponente è stato respinto e presentato appello al Consiglio di Stato. Della seconda centrale a biomasse si conosce solo la proposta ma non l'iter. La terza centrale a biomasse, società Latina Sole srl è stata fermata nella conferenza dei servizi per il rilascio dell'AIA presso la Provincia di Latina del 14 Dicembre 2010 per il parere contrario del Comune di Pontinia per il vincolo imposto dal PTPR (piano territorialoe paesistico regionale). Difatti l'area di progetto rientra nella definizione di "area agricola identitaria campagna romana, bonifiche agrarie". Dei progetti delle centrali fotovoltaiche del 2010, uno (società Solargms srl in strada della Beccaccia - Migliara 50 ) è stato escluso dalla VIA con prescrizioni. Per gli altri progetti è in conrso la verifica. Per il 2009 in nove sono stati esclusi dalla VIA con prescrizione e due sono stati rinviati a VIA. Il progetto della centrale fotovoltaica del 2008 è stato escluso dal VIA con prescrizioni.

Articolo di Giorgio Libralato sul Settimanale di Latina del 18 Dicembre 2010

I giovani e l'agricoltura

Il Consiglio dei Giovani di Pontinia dopo un anno di vita inizia a muovere i suoi passi verso tematiche importanti, considerando che il settore principale lavorativo di Pontinia è quello agricolo. I giovani sentono la necessità di parlare di agricoltura e in questi giorni è il centro dei loro interessi. Presenti domenica scorsa al Teatro Fellini, in occasione del Terra Madre Day, organizzato dal Cantiere Creativo e dall'associazione ambientalista Pontinia Ecologia e Territorio dove, dopo la visione del film "Terra Madre" di Ermanno Olmi, ci sono stati degli interventi. Il consigliere giovane Matteo Lovato della commissione ambiente, ha invitato a parlare di crisi agricola gli ospiti della serata: Maurizio Ramati (UDC) dell'amministrazione di Pontinia per la commissione Agricoltura e Danilo Calvani presidente del CRA di Latina. Inoltre hanno organizzato un incontro lunedì 6 dicembre presso la scuola elementare di Casal Traiano, tra gli agricoltori del CRA, i quali si sentono lontani dalle rappresentanze sindacali. Un tema importante per il futuro dei giovani che manifestano di vivere nell'incertezza investiti dalle scelte sbagliate dei loro genitori. Tutto questo è da considerare sotto la chiave di lettura sociale. Dicono di voler ripulire il sistema da false rappresentanze e appoggiano un comitato che chiede che venga attuato uno Stato di crisi dell'Agricoltura al più presto. L'aumento dei prezzi a consumo e il divario con i prezzi di produzione, li hanno portati sull'orlo di una crisi e la migliore azienda di oggi è la meno indebitata. Noi come genitori "li abbiamo traditi", "il degrado istituzionale ha barattato il nostro futuro", "non siamo maghi ma contadini", queste le parole di Danilo Calvani che continuavano a risuonare all'interno del Teatro, mentre nei miei pensieri si ripeteva una frase: "Il nuovo Rinascimento sarà consumare poco, consumare di meno". A parlare di Nuovo Rinascimento nel film Terra Madre è Vandana Shiva, ambientalista Indiana, laureata in fisica, tra i principali leader del Forum Internazionale della Globalizzazione, attualmente vicepresidente di Slow Food. Immaginare di consumare meno, oggi, con un atteggiamento di crescita infinita è impensabile ai più, ma se scendiamo nel basso, incontriamo gruppi e movimenti che iniziano a sperimentare "stili di vita alternativi". Per la maggiore si riconoscono nel nodo di Transizione Italiano e nei circoli della "Decrescita Felice". Il loro è un ritorno al passato ma con gli insegnamenti di oggi e la possibilità di intervento veloce come internet. Non è diversa l'idea di Vandana Shiva, con il suo libro “Ritorno alla terra. La fine dell’ecoimperialismo", in cui le tre crisi che hanno colpito il nostro mondo, ambientale, politica e finanziaria possono essere risolte solo rispondendo all’invito che ora più che mai ci sta facendo la “terra”: ovvero, rispettarla per trarne effetti benefici.

Un articolo di Gianpaolo Danieli - Il Settimanale di Latina 11 Dicembre 2010