domenica 30 agosto 2009

Transition town senza petrolio ecco gli eco-sognatori italiani

Il movimento, di origine britannica, prende piede nel nostro Paese.
Monteveglio (Bologna), è la prima realtà riconosciuta dalla rete internazionale.
Gruppi di acquisto energetico, cibi a chilometro zero, orti pigri e monete locali
di STEFANIA PARMEGGIANI

ROMA
- Chiudete gli occhi e immaginate un mondo senza petrolio, dove l'energia è pulita, gli orti producono tutta la verdura di cui si ha bisogno e i supermercati vendono solo cibi a zero chilometri (cioè, prodotti in zona). Poi riapriteli e guardate meglio: un mondo del genere esiste già, è ancora piccolo e imperfetto, ma sta muovendo i primi passi.

Monteveglio, cinquemila anime in provincia di Bologna, è la prima città italiana di transizione.
I suoi abitanti si stanno facendo contagiare da un gruppo di eco-sognatori che hanno aderito a "Transition town", movimento nato in Irlanda nel 2005 e definito dal Guardian "un esperimento sociale su vasta scala". Oggi in Europa, Giappone, Usa, Canada, Australia, Sud Africa e Nuova Zelanda vivono persone che perseguono lo stesso obiettivo: convertire i centri abitati a un'esistenza ecologica che possa fare a meno del petrolio e dei suoi derivati.
Tengono il conto dei barili di greggio estratti, sono certi che la decrescita economica ed energetica sia inevitabile, ma la vedono come un'opportunità. Non alzano la voce e non organizzano azioni dimostrative. Svuotano il mare con un secchiello.

A Monteveglio si praticano quei piccoli accorgimenti che possono migliorare la qualità della vita rispettando l'ambiente: orti in condivisione tra chi ha la terra e chi solo un terrazzo, patate in sacchi di juta per chi non ha spazio, giardini archeologici per specie ormai dimenticate. Chi non ha tempo o voglia di zappare sceglie l'agricoltura sinergica, suda all'inizio e poi guarda crescere, quasi da solo, il suo "orto pigro".

Sono decine le famiglie che aspirando all'autosufficienza alimentare riescono ad evitare i supermercati almeno per frutta e verdura. Altre si uniscono in gruppi di acquisto energetico e installano pannelli solari o impianti fotovoltaici. La vecchia tazza sbeccata, invece di essere buttata, viene affidata al mercatino del riuso che mette in contatto chi cerca e chi offre. L'euro esiste ancora, ma non sarà il solo denaro a circolare: presto potrebbe arrivare anche una moneta locale.

Cristiano Bottone, rappresentante del movimento, spiega che il contagio ecologista, partendo dal basso ha finito con il bussare in municipio:
"Gli amministratori stanno lavorando a un piano di riorganizzazione energetica dell'intero paese. Stanno raccogliendo dati per capire quali sono i giorni, le ore e le strade in cui la dispersione è maggiore. Partiranno da lì per ridurre i consumi".

Tra i contagiati una fattoria biologica:
"Il proprietario sta pensando di trasformarla in una realtà libera dai combustibili fossili".

Lentamente, passo dopo passo, in paese si sta diffondendo l'idea che si può vivere in un mondo più pulito. Basta darsi da fare.

Gli eco-sognatori di Monteveglio si sono innamorati di una filosofia nata a Kinsale in Irlanda dove insegnava Rob Hopkins, docente universitario e fondatore del movimento.
Da qui l'idea di zone franche, sempre più oil free, è migrata gettando i semi al di là dell'Oceano.


Ad esempio a Sandpoint, cittadina dell'Idaho che ha dato i natali a Sarah Palin, la ex candidata repubblicana alla vicepresidenza degli Stati Uniti. Mentre lei, in Alaska, faceva infuriare gli animalisti con una foto in cui la si vedeva accanto a un'alce abbattuta, i suoi
concittadini coltivavano l'orto in cooperativa e si garantivano un'autosufficienza vegetale e biologica. A Bell, in Australia, i residenti si sono messi in testa di acquistare forni a legna e dicono che a guadagnarci non è solo l'ambiente, ma anche il sapore del pane. A Totnes, cittadina inglese nota negli anni '60 come meta hippy, abitano ancora oggi diverse comunità alternative che, insieme a cittadini più tradizionalisti ma comunque ecologisti, cercano di vivere senza combustibili fossili. Hanno cominciato con l'installare su ogni tetto dei pannelli solari e sono arrivati a introdurre una moneta, la Totnes Pound, che serve per acquistare prodotti rigorosamente locali.

"Totnes è diventata la mia seconda città - spiega Ellen Bermann, presidente del movimento in Italia -, ma anche da noi la transizione sta prendendo piede. Abbiamo meno di un anno, ma in questi mesi siamo cresciuti: sempre più persone visitano il nostro sito, partecipano agli incontri, s'inventano nuove pratiche oppure promuovono quelle avviate da realtà diverse, ma con i medesimi obiettivi".

Molti dei transition townies - così si chiamano gli aderenti al movimento - sono iscritti ai Gas, gruppi di acquisto solidale, alle Banche del tempo e ad altre iniziative che considerano in sintonia con il proprio modo di vivere il presente e progettare il futuro. Tra di loro anche Jacopo Fo che, nella sua libera università di Alcatraz, ha ospitato uno dei primi incontri
di transizione .
D'altronde il padre Nobel si era già immaginato nel libro "L'apocalisse rimandata - ovvero benvenuta catastrofe" una società orfana del petrolio. Lo scambio d'informazioni - sono attivissimi su Internet con un sito wiki, cioè collaborativo - è infatti il primo passo per cambiare le comunità in cui si vive.

Per ora l'unica realtà italiana riconosciuta dalla rete internazionale è Monteveglio, ma gruppi guida sono nati a Granarolo, L'Aquila, Lucca e, ultimo in ordine di fondazione, Carimate in provincia di Bolzano.
Altri si stanno organizzando in decine di comuni italiani tra cui Ferrara, Firenze, Mantova, Perugia, Reggio Emilia, Bologna, Bari e anche Palermo, Torino e Roma perché la "Transition town" non è una filosofia adatta solo a piccoli centri. Un esempio? Il quartiere di
Brixton a Londra e l'intera città di Bristol.

sabato 29 agosto 2009

Premio nazionale dei Comuni a 5 stelle 2009

COMUNICATO STAMPA dell’Associazione dei Comuni Virtuosi

Con la presente comunicazione è ufficialmente aperto il bando per la terza edizione del Premio nazionale dei Comuni a 5 stelle, promosso dall’Associazione dei Comuni Virtuosi, in collaborazione con il Movimento per la Decrescita Felice e Città del Bio, e il patrocinio di diverse reti di enti locali.

Giovedì 10 settembre (ore 11.00) si terrà presso la sede del settimanale “CARTA”, la presentazione alla stampa Premio.
Lavorare alla nascita di un premio sulle buone prassi amministrative che valorizzi gli enti locali impegnati nella riduzione complessiva della propria impronta ecologica, è l’obiettivo che muove fin dalla nascita gli amministratori dei Comuni Virtuosi, quale punto di riferimento per la diffusione di politiche e scelte quotidiane orientate a diminuire l’impatto ambientale delle pubbliche amministrazioni e, più in generale, delle comunità locali.

Al premio, giunto quest’anno alla sua terza edizione, possono concorrere tutti gli enti locali che abbiano avviato politiche (azioni, iniziative, progetti caratterizzati da concretezza ed una verificabile diminuzione dell’impronta ecologica) di sensibilizzazione e di sostegno alle “buone pratiche locali” con particolare riferimento alle seguenti categorie:
  • - gestione del territorio (Opzione cementificazione zero, recupero aree dismesse, progettazione partecipata, bioedilizia, ecc.);
  • - impronta ecologica della “macchina comunale” (efficienza energetica, acquisti verdi, mense biologiche, ecc.);
  • - rifiuti (raccolta differenziata porta a porta spinta, progetti per la riduzione dei rifiuti e riuso);
  • - mobilità sostenibile (car-sharing, car-pooling, traporto pubblico integrato, piedibus, biocombustibili, ecc.);
  • - nuovi stili di vita (progetti per stimolare nella cittadinanza scelte quotidiane sobrie e sostenibili, quali: filiera orta, disimballo dei territori;
  • - diffusione commercio equo e solidale, autoproduzione, finanza etica, ecc.).

Una giuria composta da tecnici e personalità del mondo universitario e scientifico, stilerà una graduatoria finale indicando le progettualità ed esperienze più significative. Il termine per la presentazione dei progetti è fissato per il 25 ottobre. La cerimonia di premiazione avverrà presso il Comune di Camigliano (CE) sabato 21 novembre. Il Comune vincitore riceverà una consulenza gratuita per l’attivazione di un progetto pilota a livello nazionale di mobilità dolce. Un modo concreto per favorire una riduzione dell’inquinamento atmosferico e una maggiore qualità della vita della comunità locale.

Saranno presenti alla conferenza stampa:
Gianluca Fioretti - Sindaco di Monsano (AN) e Presidente Associazione dei Comuni Virtuosi
Marco Boschini – Assessore di Colorno (PR) e Coordinatore Comuni Virtuosi
Ignazio Garau – Città del Bio


La segreteria organizzativa
Associazione dei Comuni Virtuosi
P.zza Matteotti, 17 – 60030 Monsano (AN)
Tel. 3346535965 – info@comunivirtuosi.org
www.comunivirtuosi.org

venerdì 28 agosto 2009

Scorie nucleari invisibili

Scorie nucleari spostate da Scanzano a a Borgo Sabotino

Il sito dove sono state collocate le scorie, secondo la denuncia riportata dopo il salto, è quello della ex- centrale nucleare di Sabotino, in provincia di Latina, il cui reattore fu spento circa 22 anni fa. Da allora, però, come denuncia Greenpeace, i problemi non sono finiti, perché, sebbene il carburante nucleare sia stato allontanato, sono però restati altri agenti inquinanti come la grafite o i fanghi della piscina di raffreddamento ancora contaminati.

Più volte su ecoblog hanno affrontato il problema delle scorie nucleari e hanno anche detto che se il Governo si è dato sei mesi di tempo per individuare i siti dove costruire le prossime centrali nucleari non ha però reso noto dove saranno poi depositate le scorie.

I primi cittadini a reagire sono stati quelli di Terracina:

Scorie nucelari da Scanzano a Sabotino senza informare la gente I cittadini di Terracina sono delusi e amareggiati: qualcuno ha deciso che sul loro territorio devono essere conservate le scorie nucleari che arrivano da Scanzano. Per ora non c’è un comitato di cittadini ma solo un gruppo di persone che è venuto a conoscenza della presenza delle scorie in maniera accidentale in quanto nessun organo di stampa, ne gli amministratori e gli enti locali, li hanno informati, così come non sono stati informati se è necessario prendere precauzioni e di che genere, a tutela della salute pubblica.


RICHARD HEINBERG: " LA CRESCITA MONDIALE HA RAGGIUNTO IL LIMITE"

Un anno dopo il picco petrolifero. Intervista a Richard Heinberg

Un anno fa, il barile di petrolio raggiungeva il prezzo record di 147 dollari. Il mondo intero si volse allora verso l'Arabia Saudita – tradizionale produttore supplementare – chiedendole di aumentare la produzione per rispondere alla domanda, stabilizzando i prezzi. Ma il regno non ne fu capace, dato che i suoi pozzi si prosciugano. Questo fatto segna la fine di un'epoca. Come in una spirale drammatica, la presa di coscienza che la crescita economica sarebbe ormai limitata a causa della scarsità dell'energia fossile, ha fatto crollare gli investimenti, la domanda di petrolio e il suo prezzo.
Richard Heinberg, autore affermato per i suoi lavori sulla diminuzione delle risorse, esamina questo fatto storico, le sue conseguenze per l'attività umana e le prospettive per il futuro, in un'intervista esclusiva concessa al Réseau Voltaire.


Réseau Voltaire: Secondo la maggior parte dei media bisogna cercare l'origine della crisi finanziaria all'interno del sistema finanziario. Questa spiegazione vi soddisfa, oppure, come avete suggerito in modo premonitore in La festa è finita, anche la mancanza di fiducia nella ripresa della crescita, basandosi quest'ultima su una produzione di petrolio a buon mercato, sarebbe un fattore essenziale?

Richard Heinberg: Nel 2008 abbiamo avuto la più importante impennata dei prezzi dell'energia mai conosciuta. Storicamente, le impennate del prezzo dell'energia hanno sempre portato a una recessione. Da quel momento, era sensato prevedere una grave recessione per il primo trimestre del 2008. In realtà, la recessione è cominciata prima e si è rivelata essere più profonda e persistente di qualsiasi altra recessione degli ultimi decenni. Questo deriva dal fatto che un crac finanziario era diventato più o meno inevitabile per via della miriade di bolle nell'immobiliare e nei mercati finanziari.

L'impatto della crisi sull'industria aeronautica e sui costruttori di automobili e mezzi pesanti, è ampiamente dovuta ai prezzi dell'energia. Il crollo dei valori immobiliari e l'aumento del numero di ipoteche non sono poi così legati al petrolio.

Tuttavia, a un livello di analisi avanzato, l'aspirazione della nostra società a una crescita economica perpetua si basa sull'ipotesi che avremo sempre a disposizione quantità crescenti d'energia a basso costo per alimentare le macchine di produzione e distribuzione. Quest'aspirazione alla crescita si è istituzionalizzata attraverso livelli di debito e supervalutazione crescenti. Ecco come, quando le quantità d'energia disponibili hanno cominciato a stagnare o a declinare, il castello di carta del mondo finanziario è completamente crollato.

Purtroppo i dirigenti di tutto il mondo continuano a non capire la crisi. Sostengono che ha un'origine solo economica; sostengono anche che è transitoria. Credono che, se sosteniamo sufficientemente le banche, la crescita economica tornerà positiva e tutto andrà bene. In realtà, non si può far funzionare il sistema finanziario moderno in un mondo in cui le risorse energetiche diminuiscono. Abbiamo bisogno di un'economia che possa provvedere ai bisogni primari dell'umanità senza aumentare il ritmo della consumazione delle risorse. Per fare tutto ciò sarà necessaria la creazione di sistemi monetari e istituzioni finanziarie basate su cose diverse dal debito, gli interessi e la cartolarizzazione.

Réseau Voltaire: Pensa che la speculazione sui mercati dell'energia accelererà nonostante l'episodio dello scorso anno? E se così fosse, quale sarebbe secondo lei la migliore soluzione affinché il serpente non si morda più la coda?

Richard Heinberg: In tempi di combustibili fossili a basso costo, la speculazione dei contratti a termine dell'energia, è inefficace nello sforzo collettivo di adattamento ai cali caotici dei mercati. Senza la creazione di controlli dei contratti a termine, non eviteremo le differenze sempre più grandi tra i costi degli idrocarburi: l'abbiamo visto negli ultimi diciotto mesi. Quando il prezzo degli idrocarburi vola alle stelle, l'economia è duramente colpita. Quando il prezzo crolla, gli investimenti nella produzione d'energia vengono trascurati.

L'OPEC si è sforzata di aiutare ad ammortizzare le differenze di prezzo aumentando o diminuendo la produzione e di mantenere così il prezzo del barile più stabile di quanto non sarebbe stato senza il suo intervento. Ma l'OPEC sta perdendo la capacità, già limitata, di agire in questo modo, poiché tutte le nazioni che riunisce vedono la propria produzione diminuire e hanno una minima o nessuna capacità di produzione supplementare. L'Arabia Saudita è l'unico produttore supplementare importante, e da solo, uno Stato non può più equilibrare i tassi di tutto il mondo ancora a lungo.

L'unica soluzione valida è quella di un accordo internazionale per il razionamento della produzione e della consumazione, come ho proposto nel mio The Oil Depletion Protocol.

Réseau Voltaire: Che ne pensa del numero crescente di scienziati che rimettono in discussione la responsabilità dell'Uomo nel cambiamento climatico? All'interno dell'ASPO (Associazione per lo studio del picco del petrolio, del gas e delle materie prime) qualcuno, come Jean Laherre, è abbastanza scettico...

Richard Heinberg: Non penso che il numero degli scienziati che rimettono in questione la responsabilità umana nel riscaldamento climatico aumenti; anzi, secondo me succede proprio il contrario. Sì, lo so che Jean Laherre, che stimo molto, ha sollevato molte questioni in proposito. Come geologo, la sua riflessione si snoda in milioni di anni, e effettivamente, il clima della Terra è assai variabile su scale di tempo di questo tipo. Ecco perché posso capire che possa chiedersi se, ciò che constatiamo oggi, sia dovuto o meno a processi climatici che derivano da modificazioni delle radiazioni solari, dall'eccentricità dell'orbita terrestre (i famosi parametri di Milankovitch) e delle correnti oceaniche. Tuttavia, i climatologi sono andati ancora più lontani sugli effetti possibili di cause diverse dal carbone e sono giunti alla conclusione che non potevano, da soli, spiegare l'attuale riscaldamento climatico.

In sostanza, mi schiero con la maggior parte dei climatologi, che sostengono che noi umani esercitiamo una pressione su un sistema instabile per natura (l'atmosfera, il clima) e che lo spingiamo al punto di rottura gettandovi ulteriori enormi quantità di gas effetto serra.

Réseau Voltaire: Cosa vi ispira quest'ipotesi: il progetto internazionale della borsa del carbonio non sarebbe altro che un modo, per l'élite finanziaria, di tenersi a galla, e per i paesi ricchi finanziariamente ma poveri in risorse naturali quello di arrogarsi il diritto di consumare le riserve ancora disponibili di combustibili fossili in cambio di denaro, privando nel frattempo gli Stati poveri finanziariamente ma ricchi di risorse del loro diritto allo sviluppo. In altri termini, il problema di fondo non è “Consumeremo le ultime riserve di idrocarburi?” (senza dubbio questo avverrà, a meno di non affidarsi più alla crescita economica), ma bensì “Chi le consumerà?”.

Richard Heinberg: Per quanto riguarda i programmi internazionali di borsa del carbonio, sono diffidente per diversi motivi, tra cui il fatto che produrranno la creazione di un enorme mercato di contratti derivati che avrà bisogno di una dura regolamentazione, se vogliamo evitare le bolle e i crac finanziari di grandi dimensioni. Mettere un limite alle emissioni di carbonio è necessario, ma forse esistono modi migliori per instaurare queste limitazioni, invece di creare nuovi tipi di prodotti derivati. Ciò che potrebbe funzionare è, per esempio, un sistema di razionamento che riguardi tutti i cittadini, come le percentuali di emissioni di carbonio (TEQ, Tradeable Energy Quotas).

Una volta arrivata la fine degli idrocarburi, questi saranno usati solo da chi potrà comprarli. A volte, questo succede indirettamente: per produrre e esportare le proprie merci a basso costo, la Cina brucia il carbone per conto dell'America del Nord e dell'Europa.

In ogni caso, lo sviluppo basato sulla consumazione di combustibili fossili non è più una strada verso la ricchezza e la sicurezza, come fu all'inizio del ventesimo secolo. Oggi è diventato una trappola. Crea solo una dipendenza da risorse sempre più rare e costose. L'economia dei paesi poveri andrà molto meglio, se riusciranno a tenersi lontani da questo tranello.

Mi rendo conto che è più facile dire la sua per un giornalista che per un capo di Stato i cui cittadini si vedono rifiutati i profitti dell'era moderna. Eppure, è una delle dure realtà di questo secolo ancora giovane.

Réseau Voltaire: Quale dovrebbe essere la priorità di una decisione ufficiale? Prepararsi alla crisi energetica o al cambiamento climatico?

Richard Heinberg: Sotto diversi aspetti, le soluzioni ai due problemi sono le stesse: ridurre la dipendenza dalle energie fossili e aumentare la produzione di energie alternative.

Nonostante tutto, alcune proposte per risolvere la crisi climatica sono assurde rispetto ai limiti di approvvigionamento in combustibili fossili. Prendiamo l'esempio del recupero e dello stoccaggio del carbonio emesso dalle centrali termoelettriche che funzionano a carbone. È un progetto che avrà bisogno di investimenti enormi e di alcuni decenni per essere sviluppato; nel frattempo, il prezzo del carbone salirà alle stelle; è un aspetto del problema che non è stato molto preso in considerazione nei preventivi di questo “carbone pulito”. A priori, mancano solo una ventina d'anni al picco della produzione mondiale di carbone, come spiego nel mio ultimo libro, Blackout. Sarebbe quindi più sensato investire capitali più moderati per sviluppare la produzione di energie rinnovabili, invece di creare un'infrastruttura ampia e costosa desinata a mantenere una consumazione ininterrotta di un combustibile sempre più limitato, con un costo sempre più alto e che emette grandi quantità di carbonio.

Réseau Voltaire: Prevede un aumento del numero dei conflitti intorno alle risorse energetiche? E se sì, come lo spiega?

Richard Heinberg: C'è da aspettarselo. Gli uomini si sono sempre battuti per le risorse essenziali. Oggi, mentre le risorse energetiche di idrocarburi che hanno sostenuto la società moderna diventano rare e costose, si può prevedere che il numero di conflitti per queste risorse aumenti. Sapendo ciò, i leader politici a livello nazionale devono prevedere i luoghi dove potrebbero scoppiare questi conflitti e cercare di evitarli. Innanzitutto, il solo modo per riuscirci è di evitare la competizione per l'accesso a queste risorse, diminuendo la dipendenza laddove è possibile (alcune risorse, come l'acqua, sono indispensabili) e perfezionando gli accordi sulla limitazione della produzione e della consumazione di energie fossili con l'aiuto di protocolli concordati di gestione della scarsità di materie.

Certo, per fare ciò sarà necessario un cambiamento radicale delle posizioni dei capi di Stato. Al momento si interessano solo alla questione del vantaggio della competitività; insomma, cercano soprattutto a uscire vittoriosi dai conflitti energetici, invece di evitarli. Questo modo di pensare diventa sempre più pericoloso man mano che la popolazione cresce e le risorse diminuiscono.

Réseau Voltaire: Secondo lei, che ruolo gioca l'aumento dei prezzi delle energie fossili, dei fertilizzanti e dei pesticidi nella crisi alimentare attuale?

Richard Heinebrg: A prima vista, alcuni aspetti della crisi alimentare non sembrano direttamente legati alla dipendenza dalle energie fossili. Ad esempio, le carenze d'acqua si moltiplicano per via dell'irrigazione; eppure, la maggior parte delle volte, sono la conseguenza del cambiamento climatico, a sua volta dovuto alle emissioni di carbonio derivate dai combustibili fossili. C'è poi l'erosione del suolo, molto spesso causata dai metodi moderni di produzione agricola intensiva, che implicano l'uso di trattori e altri macchinari agricoli che funzionano a gasolio. L'uniformità genetica dei semi costituisce un altro fattore: le piante diventano sempre più vulnerabili ai parassiti, e hanno quindi bisogno di molti più pesticidi contenenti idrocarburi. Se seguiamo le catene della causalità che portano a queste diverse minacce al nostro sistema alimentare, hanno quasi tutte la stessa origine.

In generale, il nostro sistema alimentare moderno, basato sulla consumazione di energie fossili, soffre di una grave vulnerabilità a diversi livelli, e l'origine di questa vulnerabilità si trova innanzitutto nella nostra dipendenza da queste energie. L'inevitabile riduzione del rifornimento di carburante per i trattori sarà nefasto per gli agricoltori; inoltre, i composti chimici usati per l'agricoltura saranno sempre più cari. Gli alti costi del petrolio renderanno sempre più oneroso lo scambio a grande distanza di prodotti alimentari. Il cambiamento climatico e la siccità diminuiranno le capacità di rendimento delle semenze.

Ci troviamo di fronte a una crisi alimentare completamente prevedibile, le cui cause sono evidenti: dobbiamo cominciare la riforma di TUTTO il nostro sistema alimentare, in modo da ridurre la nostra dipendenza dalle energie fossili.

Réseau Voltaire: Potrebbe spiegarci in poche parole quali sono gli obiettivi del lavoro che voi e i vostri colleghi state facendo al Post Carbon Institute (Istituto del Dopo Carbonio) e che impatto ha avuto fino ad oggi?

Richard Heinberg: Al momento riuniamo un gruppo cospicuo di ricercatori che condividono la stessa visione della crisi mondiale e che mostrano un interesse nel lavorare in collaborazione con i programmi di educazione. Pensiamo di star vivendo un momento storico che impone di ripensare i nostri postulati in merito alla crescita economica, la consumazione di energia, il sistema alimentare, il cambiamento climatico e la demografia; questioni che si intrecciano ma che vengono raramente trattate dai leader politici.

Allo stesso tempo, il Post Carbon Institute lavora in stretta collaborazione con le Iniziative di Transizione (Transition Initiatives, transitiontowns.org) : una rete di comunità cittadine che promuove l'economia del post-petrolio. Finché le riforme politiche necessarie non saranno immaginate, adottate, sperimentate e promosse dagli individui e le comunità, i capi di Stato continueranno a trascinare i piedi.

Pensiamo che la crisi economica attuale costituisca una svolta fondamentale nella nostra storia. L'economia mondiale ha incontestabilmente raggiunto i suoi limiti di crescita. Adesso tutto dipende dalla nostra volontà a collaborare e ad adattarci a questi limiti.

Condividiamo l'idea che in definitiva è possibile una vita migliore senza energie fossili e senza crescita continua a livello demografico e di consumazione. Ma la transizione tra il paradigma attuale di una crescita basata sui combustibili fossili, e quello di una società stabile basata sulle energie alternative, ha buone possibilità di essere una parentesi difficile. L'umanità ci riuscirà, in un modo o nell'altro: la diminuzione delle risorse ne è la garanzia. Ciò che speriamo è semplicemente di rendere questa transizione più facile, equa e sopportabile per tutti coloro che ne saranno toccati.

Fonte: www.voltairenet.org

Traduzione a cura di MARINA GERENZANI per www.comedonchisciotte.org

giovedì 27 agosto 2009

La bolletta CIP6

In bolletta ancora 2,4 mld di Cip6

Il conto è sempre salato, ma almeno rispetto all'anno precedente non è aumentato. Anzi, a voler essere certosini si è ridotto di circa 28 milioni di euro rispetto al 2007. Lo scorso anno, infatti, il costo degli incentivi Cip6 in bolletta è stato di 2 miliardi e 395 milioni, contro i 2,423 miliardi dell'anno precedente. La strada per tagliare i cosiddetti oneri di sistema, insomma, è ancora lunga. Era stato lo stesso ministro dello Sviluppo Economico, in un'audizione alla Camera un anno fa, a ipotizzare la possibilità di ridurre questi costi del 10%. Obiettivo per il momento lontano. Le ultime stime sono state elaborate dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas sui dati forniti dal Gestore dei servizi elettrici (Gse). «Nel 2008 i costi totali dei ritiri del Gse per l'energia Cip6 sono stimabili in 5,5 miliardi» si legge nell'ultima relazione dell'Authority, "in gran parte legati alla remunerazione dell'energia prodotta da impianti assimilati". I ricavi derivanti principalmente dalla vendita dell'energia nella Borsa elettrica, invece, "sono risultati pari a circa 3 miliardi, in aumento di 250 milioni rispetto al 2007". Il grosso degli incentivi, circa il 72%, è andato agli impianti assimilati, quelli cioè che hanno prodotto energia elettrica non da fonti rinnovabili ma dai derivati da petrolio, da altoforno, rifiuti delle raffinerie, et similaria. Nel dettaglio gli impianti assimilati hanno ricevuto contributi per 3,9 miliardi contro il miliardo e 400 milioni degli impianti rinnovabili. Sebbene nel 2008 ci sia stata una riduzione dell'energia prodotta da fonti assimilate e ritirata dal Gse (-11% rispetto al 2007) i costi sono saliti di 200 milioni grazie ad un aumento del 18% della remunerazione unitaria. Secondo i dati elaborati dell'Autorità guidata da Alessandro Ortis, "i primi 11 gruppi industriali contribuiscono per oltre il 97 % della generazione elettrica in convenzione Cip6". Anche quest'anno Edison, Saras ed Erg si confermano le prime società che hanno beneficiato dei contributi per fonti assimilate. La quota maggiore della produzione pari al 35,3% spetta ad Edison, anche se rispetto al 2007, il gruppo ha perso circa il 16% delle quote di mercato. Le società delle famiglie Moratti e Garrone, invece, detengono sostanzialmente le stesse quote dell'anno precedente. Subito alle spalle di questi gruppi si inserisce la compagnia italiana del colosso britarnnico BG Group, che nel 2008 ha prodotto il 7,4 % dell'energia assimilata.

Per quanto riguarda i ritiri dell'energia elettrica rinnovabile, spiega l'Autorità, il quadro è maggiormente articolato. Il gruppo Enel contribuisce al 17% dell'intera generazione rinnovabile, seguito da A2A con il 13%. Complessivamente i primi 10 operatori raggiungono il 62% dell'energia rinnovabile in convenzione Cip6.

IL PESO IN BOLLETTA DELLE FONTI ASSIMILATE
Dati in milioni di euro
Remunerazione impianti assimilati: 3.965,80
Remunerazione impianti rinnovabili: 1.497,70
Totale remunerazione energia Cip6: 5.463,50

Altri costi di misura e trasporto per energia Cip6: 10,7
Remunerazione energia delibera 108/97: 5
Totale costi ritiri: 5.479,10

Ricavi da cessione energia: 3.052,70
Ricavi da cessione certificati verdi: 31,3
Totale ricavi: 3.084
Costi da recuperare in tariffa: 2.395,10
Fonte: eleborazione Aeeg su dati Gse

I GENERATORI DI CIP6
Quote di mercato dei primi 10 produttori
Fonti assimilate e percentuale
Edison 35,3 %
Saras 12,6 %
Erg 10,2 %
Electrabel 7,7 %
Bg Group 7,4 %
Api 6,4 %
E.On 6 %
Cofathec Servizi 4,4 %
Elettra 3,4 %
Termica Celano 2,6 %
Eni 1,5 %
Altri operatori 2,6 %
Fonte: elaborazione Aeeg su dichiarazione degli operatori

Articolo tratto da :Milano Finanza di mercoledì 19 agosto 2009, pagina 5 scritto da Sarno Carmine

mercoledì 26 agosto 2009

LE 25 NOTIZIE PIU' CENSURATE

LE NOTIZIE CHE NON HANNO FATTO NOTIZIA


Come ogni anno, Censura raccoglie le notizie che avrebbero dovuto occupare le prime pagine di tutti i giornali e telegiornali del mondo e che, invece, sono letteralmente e scrupolosamente “scomparse”.

Ecco qualche esempio:

• L’industria dell’energia e delle armi nucleari e gli enti governativi che sovrintendono alle attività nucleari stanno operando affinché grandi quantità di terreni e materiali contaminati dalla radioattività vengano riclassificati come “non radioattivi”. Non vogliono infatti pagare per isolare le scorie – che comprendono metallo, cemento, asfalto, plastica, terreni, attrezzature ed edifici – e hanno deciso di inviarle nei siti di stoccaggio ordinari o persino di riciclarle a scopo commerciale, col rischio che finiscano in oggetti di uso quotidiano.

• Oggi nel mondo esistono 27 milioni di schiavi, una cifra senza precedenti. Il commercio di esseri umani contende al traffico di droga e al contrabbando d’armi il triste primato di principale attività criminale del pianeta.

• L’addestramento segreto degli eserciti e della polizia latinoamericana, che un tempo avveniva nelle famigerate Scuole delle Americhe, è stato decentrato e sono nate le ILEA (International Law Enforcement Academy). Ci sono ILEA a Budapest, a Bangkok, a Gaborone, in Botswana; e a Roswell, in New Mexico. E ovviamente ci sono ILEA sparse in tutta l’America Latina. Qui, protetti dall’immunità alle accuse di crimini contro l’umanità, ogni anno 1.500 ufficiali apprendono presunti metodi “anti-terrorismo”, tra cui la tortura e le tecniche di esecuzione.

Project Censored è un autorevole gruppo statunitense di ricerca sui media che si propone di promuovere il ruolo “del giornalismo indipendente in una società democratica”. Nasce nel 1976 da un’idea di Carl Jensen, docente presso la Sonoma State University, e dal 1996 è guidato da Peter Phillips, docente di Sociologia e da molto tempo attivo in organizzazioni no profit.

Fonte: www.nuovimondi.info

- Peter Phillips e Project Censored-

IN VIGORE LA LEGGE PER IL RITORNO AL NUCLEARE

E’ entrata in vigore la c.d. legge sviluppo (pubblicata sulla Gazzetta ufficiale n. 176 del 31 luglio 2009), la legge 23 luglio 2009, n. 99. Gli artt. 25 e ss. prevedono il quadro normativo sul ritorno al nucleare. Entro il gennaio 2010 il Governo indicherà siti per le nuove centrali e per il deposito delle scorie. Tutti siamo avvertiti, in Sardegna e altrove.

Gli Amici della Terra (promotori dei referendum anti-nucleari del 1987) e il Gruppo d’Intervento Giuridico ritengono che sia da respingere questo “ritorno” del nucleare in Italia, più imposto che voluto. Sostengono, invece, la ricerca e la promozione delle energie alternative e rinnovabili, in primo luogo quelle di fonte solare (energia solare termica, energia solare termodinamica, energia solare fotovoltaica). Hanno quindi promosso la seguente petizione:

Al Presidente del Consiglio dei Ministri,

I sottoscritti cittadini italiani chiedono al Governo di non costruire nuove centrali nucleari e non riattivare quelle vecchie dismesse. Il problema della loro sicurezza e della gestione e smaltimento delle scorie è grave ed irrisolto. Chiedono invece il potenziamento della ricerca e della produzione di energia da fonte solare.

Già 1.546 italiani l’hanno sottoscritta sulla piattaforma petizioni Tiscali ed oggi è disponibile su firmiamo.it , dove altri 1.480 concittadini hanno dato la loro adesione. Per sottoscrivere basta cliccare sul seguente link:

No all’energia nucleare, sì all’energia solare!

Fermiamo questa folle corsa verso il nucleare, facciamo la nostra parte. In 3.026 lo stiamo già facendo, ti aspettiamo!

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

Luciana P. Pellegreffi


Fonte articolo

martedì 25 agosto 2009

Il gioco delle carte Turbogas

Ieri sera un elevato tasso di conoscenza aleggiava nell’aula consiliare del nostro comune.

Riuniti per cercare con ipotesi e supposizioni cosa potesse essere la natura della richiesta che il Ministero dell’Ambiente e del Territorio ha inviato al Sindaco, convocandolo per il 3 Settembre 2009 alle ore 15.00 presso la sede del Ministero a Roma.

Erano presenti all' incontro il Sindaco Eligio Tombolillo, il Presidente dell’Ente Parco Nazionale del Circeo, Dottor Gaetano Benedetto, l’avvocato Alfonso Donnarumma e Maurizio Ramati consiglieri d’opposizione per l’UDC, l’assessore comunale all’ambiente Valterino Battisti, il Dottor Carlomagno Geologo, l’avvocato Bassoli, il tecnico consigliere del comune Giorgio Libralato presidente dell’associazione Pontinia ecologia e territorio, il responsabile del consorzio di Bonifica, il presidente dell’associazione Rete Cittadina contro la turbogas Paolo Cima e il consigliere tecnico della Rete, Luigi Veca, i rappresentanti del comune di Priverno e di Sezze.

Importante è stata la partecipazione di due Enti che amministrano il nostro territorio, il consorzio di bonifica e l’Ente Parco.

Con un pò di dispiacere mancavano, gli altri assessori e i giornalisti. L’Estate è per tutti e le ferie sono sacrosante e per questa occasione c’eravamo noi con foglio e penna a prendere appunti.


Il gioco delle carte Turbogas


Non è un gioco quello che stiamo vivendo, può sembrare, ma se assisti ad una riunione tecnica in comune alle 20.30 di sera in piena Estate con il caldo torrido, puoi pensare, ma quanti strati di realtà ci vogliono far vivere? Per poterci controllare ogni nostro minimo pensiero, che poi diviene azione, hanno inventato la carta magica: LA BUROCRAZIA.

Non si smentisce mai, è stata creata per distanziarci e non per nulla aiutarci, semmai se vuoi vederla in questi termini, serve a loro politici di mestiere che le leggi le creano e le approvano, solo e soltanto per i loro interessi.

In questo caso la conferma arriva, in riunione era presente anche il presidente dell’Ente Parco del Circeo, il Dottor Benedetto, con poche parole, precise, veloci e lineari ha disegnato una realtà che avvolge tutti, ma che solo se vuoi approfondire lo strato di realtà puoi capire. In Italia si producono già più di 90000 MegaWatt, altri 15000 sono prossimi alla realizzazione di nuove centrali in costruzione, in più ci sarebbe quella che acquista dall’estero per contenere i picchi, senza appunto dimenticare le centrali che stanno passando ad autorizzazione dal Ministero. La Nazione consuma al massimo dei picchi 87000 MegaWatt all’anno, cosa ci devono fare con tutta l’altra energia?

Semplice, hanno creato un mercato dove l’interesse si materializza in borsa con la vendita di azioni e l’acquisizione di capitale.

I nostri nemici continuano ad essere le multinazionali che con la nostra salute e sul nostro territorio, ormai colonizzato, vogliono crescere economicamente.

Il gioco qui da noi è stato preso di pugno dal Sindaco Eligio Tombolillo, dalle associazioni ambientaliste Rete cittadina e Pontinia ecologia, da gli avvocati Dannarumma e Bassoli, dal geologo Carlomagno e dai vari tecnici Alimonti,Libralato e Veca che stanno intervenendo alla partita con documentazioni, studi, ricerche, relazioni tecniche e norme alla mano.

Una partita difficile se le carte risultano essere mischiate e aggravate da errori, da chi ha voluto strategicamente compromettere la Valutazione Impatto Ambientale della centrale Turbogas, errori di progettazione del tracciato dell’elettrodotto e del Gasdotto in un territorio dove il pericolo carsismo, sinkholes, bradisismo e sismico è normativamente stato vincolato nel territorio pontino fin dagli anni 90’, così come ha ricordato il Geologo Carlomagno ieri in riunione. Non considerando affatto l’inestimabile patrimonio ambientale del Parco del Circeo, si è voluto far passare una VIA ignorandolo completamente.

Errori fatti e voluti, di fronte l’inestimabile patrimonio ambientale del Parco del Circeo, non poteva passare facilmente una Valutazione d’Impatto Ambientale, senza considerarlo.

Ma oggi con l’affiancamento dell’Ente parco, le speranze possono aumentare, un ricorso all’UNIONE EUROPEA - cosi suggerita dal Dottor Benedetto - è la mozione del Sindaco, risultato della riunione di ieri sera, strategia che ci può salvare in calcio d’angolo.

Solo se sapessimo con più precisione cosa dovrà andare a revisionare in commissione il 3 Settembre il Sindaco con il Ministero dell’ambiente, il lavoro potrebbe risultare più chiaro e forse facile, ma la poca trasparenza da parte di chi le leggi le crea e le approva, è all’ordine del giorno.

Rimangono scoperte, come al solito le nostre carte, da giocare ne abbiamo ancora, ma le loro che sono le più “potenti”, nessuno le può conoscere, almeno che il vento della trasparenza e dell’onesta etica, ci riservi una sorpresa eclatante, quella di revisionare veramente la Valutazione d’Impatto Ambientale della centrale Turbogas di Pontinia.


Leggi anche proficua e interessante riunione


“Come faremo ad uscire da questo fiume di merda puliti e profumati?”
Seychelles_'81 – Massimo Volume –

domenica 23 agosto 2009

Riunione importante : revisione della VIA e l’istituzione della VAS

Domani, lunedì 24/08/2009 alle ore 20 presso l’aula consiliare di Pontinia, il sindaco dottor Eligio Tombolillo ha convocato una riunione con le amministrazioni confinanti (Sabaudia, Terracina, Sonnino, Roccasecca, Sezze, Priverno), il Parco nazionale del Circeo, l’amministrazione provinciale di Latina, il consorzio di bonifica e altri enti territoriali per affrontare l’argomento della revisione della VIA e l’istituzione della VAS in merito al progetto della centrale a turbogas di Mazzocchio.
E’ l’ennesimo incontro che seguono quelli di Pontinia, ma anche di Sezze, Sonnino e Priverno con le varie amministrazioni, così come quelle svoltesi ad Aprilia per l’altra centrale a turbogas, in vista della convocazione dell’apposita commissione presso il ministero dell’ambiente del 3 settembre.
La revisione della VIA è stata decisa dal Ministero dell’ambiente in seguito alle osservazioni di la confederazione italiana agricoltori di Latina,
- Antonio Aumenta, Francesco e Filomena Aversa, Natalina Centra, Ivan Barcella, Isabella Previtali, società agricola La Fonte, Andrea Grotti, Giuseppe Battisti, Anna Maria e Fabiana Cappelli, Marcella Cerrocchi, Camillo Di Legge, Domenico Fantozzi, Amedeo, Concetta, Giovanna e Egidio Frasca, Felice Frateloreto, Angelo, Giuseppe e Giovan Battista Martini, Liliana e Filomena Mastracci, Dorida e Luciana Mazzocchi, Aldo, Tiziana Emanuela e Massimo Perna, Marella Verdelli), oltre che del sottoscritto della rete e del comune di Pontinia.
L’istituzione della VAS arriva dopo varie segnalazioni di Giorgio Libralato, il quale è riportato nel blog Pontinia ecologia e territorio

sabato 22 agosto 2009

Una Montagna Di Balle

Dal 2003 al 2009, un gruppo di videomakers, ha documentato la così detta emergenza rifiuti Campana per svelarne gli ingranaggi, individuare responsabilità e attori di quindici anni di gestione straordinaria. Uno spettacolo costato miliardi di euro e decine di processi in corso. Ma dove finiscono i rifiuti campani? Quali sono le ferite di una terra bruciata e i danni alla salute di milioni di persone? Il più grande disastro ecologico dell'Europa occidentale raccontato dalle voci delle comunità in lotta per difendere il proprio futuro: l'assalto ai fondi pubblici, le zone d'ombra della democrazia, il boicottaggio della differenziata, le collusioni con le ecomafie e le proposte di chi si interroga seriamente sulle alternative.

E se vivere in emergenza fosse solo una strategia per accumulare profitti!?

Da un'idea di Sabina Laddaga, Maurizio Braucci e Nicola Angrisano con la voce narrante di Ascanio Celestini con le musiche di Marco Messina Regia di Nicola Angrisano

Questo film è distribuito con licenza Creative Commons 2.5: attribuzione, non commerciale, non opere derivate.


fonte : docutrashfilm
Trailer del documentario "UNA MONTAGNA DI BALLE"
video

venerdì 21 agosto 2009

Inceneritori laziali: sottostimata l’incidenza dei tumori

Lo studio voluto dalla Regione limita l’impatto solo a 9.698 abitanti nel raggio dei 3 km, anziché ai 102mila entro i 7,5 KM: La situazione ambientale dei Castelli

Genzano, Velletri, Ariccia, Ciampino, Castel Gandolfo, Lanuvio hanno arsenico e fluoro nell’acqua oltre i limiti di legge (Lariano eccede “solo” per arsenico). Nel mese di giugno il Presidente del Consiglio Berlusconi ha firmato la proroga dello stato di emergenza idrica per i Comuni serviti dall’acquedotto del Simbrivio. Dunque anche per alcuni dei Castelli Romani. È l’ennesima proroga dopo le richieste del Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, con ben quattro lettere. Una volta c’erano le fontane che davano vino, simbolo della fecondità dei Castelli Romani. Oggi dalle fontane spesso non esce nulla… oppure esce acqua con alte concentrazioni di arsenico e altri metalli pesanti.
In tale contesto di grave emergenza idrica, la Asl RmH ha detto di no all’inceneritore che Ama-Acea e gruppo Cerroni vogliono fare a Roncigliano, Comune di Albano, al confine con Ardea e Pomezia, in quanto incompatibile con il territorio. Marrazzo, invece di ascoltare i sanitari della Asl RmH, che da anni seguono e studiano la situazione in quest’area, ha riunito il 22 dicembre 2008 la sua Giunta e ha deliberato di incaricare il Prof Carlo Perucci, della Asl Rm-E, per una valutazione ambientale sull’inceneritore di Albano. Il Prof Perucci ha velocemente predisposto una relazione che ha indirizzato a Conferenza dei Servizi (Regione, Provincia e Comuni) del 20 aprile 2009 verso il parere positivo all’impianto. Il documento cita 51 studi internazionali che hanno analizzato la relazione tra i tumori e la vicinanza agli inceneritori o alle discariche.
Va detto che Marrazzo si muove per consentire anche l’ampliamento della mega-discarica, sempre lì a Roncigliano, attraverso l’abbassamento dei limiti delle distanze tra case e discariche a 200 metri. Tra i 51 studi citati, il Prof Perucci sceglie a riferimento per elaborare i suoi calcoli quello del Prof Elliot che, insieme ad altri studiosi, ha analizzato l’incidenza dei tumori in prossimità di 72 inceneritori di rifiuti solidi urbani della Gran Bretagna. Dallo studio di Elliot emerge un significativo aumento di tumori nella popolazione che vive nel raggio di 7,5 km dagli impianti di incenerimento. Intorno a questi forni, insomma, il cancro colpisce significativamente di più.

Ma nei conteggi del Prof Perucci i casi di mortalità per tumori crollano: stima infatti in 0,7 casi il numero di tumori in eccesso connesso alla presenza dell’inceneritore di Albano. Cioè nemmeno un tumore in più è prevedibile a causa dell’inceneritore. Com’è possibile? Ci sono due “sviste”. L’esperto chiamato dalla Regione sottostima due fattori fondamentali: considera molti meno abitanti e dimezza il periodo in cui la gente avrebbe accanto casa l’impianto in esercizio. Infatti, stima meno di 10.000 abitanti interessati dall’inceneritore, anziché le 102.659 persone censite dall’Istat nel 2001. Questo perché ha considerato solo chi abita entro i 3 chilometri dall’inceneritore di Roncigliano (Albano), mentre lo studio va esteso a chi abita entro i 7 kilometri e mezzo, come fanno i colleghi Elliot ed altri nello studio preso a riferimento dallo stess Perucci.

E così, allora, il numero di persone coinvolte sale a 102.659. Seconda “svista”: lo studio che dà l’ok all’inceneritore di Albano considera la metà del tempo di esposizione, cioè anziché fare riferimento a 40 anni – il reale tempo minimo per ripagare il costo di un inceneritore – parla di 20 anni. A ciò si aggiunge un altro “miracolo” coi numeri: il Prof Perucci riduce di 50 volte il rischio di ammalarsi vicino al mega-forno, rispetto allostudio preso in considerazione.

Questo perché «si suppone che l’impianto in studio abbia un impatto molto minore sull’inquinamento ambientale e sulla salute dei cittadini». Supposizione di fronte alla quale parlano i fatti storici: due inceneritori gemelli e con stessa tecnologia di quello di Albano (Fondotoce in Piemontee Karlsruhe in Germania) sono stati chiusi dalla magistratura per inquinamento ambientale.

In sintesi, gli effetti sanitari dell’inceneritore di Albano nella relazione di Perucci risultano ridotti di circa 10volte rispetto al numero di abitanti, di 2 volte in relazione agli anni di esposizione e di 50 volte in termini di rischio sanitario. Complessivamente i risultati risultano abbattuti di 1.000 volte (10×2×50=1.000). Concludiamo con il pensiero del Prof Perucci:

«Nell’epidemiologia, come in tutta la ricerca scientifica, non esistono “verità” definitive e immutabili, solo prove, provvisorie e inevitabilmente falsificabili»
È per questo, chissà, che applicando lo studio di Elliot con dati non parziali, l’aumento dei tumori nei quartieri e Comuni intorno all’inceneritore “promosso”
è stimabile in centinaia di casi, invece di 0,7. Ecco dove colpisce:

DISTANZE DALL’INCENERITORE DI ALBANO

Villaggio Ardeatino 0,5 km

Massimetta 0,5 km

Mantiglia di Ardea 1,0 km

Pantanelle 1,0 km

Cancelliera 1,3 km

Tor di Bruno 2,2 km

Cecchina 2,2 km

Palazzo Morgana 2,6 km

Santa Palomba 3,0 km

Fontana di Papa 2,8 km

Monte di Giove 3,3 km

Pavona 3,4 km

Stazione di Pomezia 3,8 km

Sughereto 4,7 km

Campoleone 5,2 km

Albano 4,8 km

Santa Procula 5,7 km

Genzano 5,3 km

Ariccia 5,6 km

Lanuvio 6,2 km

Castel Gandolfo 6,3 km

Pomezia 7,8 km

Nemi 8,7 km

Falcognana 8,9 km

Aprilia 9,1 km

Marino 9,5 km


di Danilo Ballanti

energiapulita.wordpress.com

Acqualatina: è emergenza

ACQUALATINA AFFONDA MENTRE IL PORTO DI "ARRIVO" SI E´ TRASFERITO IN GERMANIA

Il numero 17 (non a caso), ricorre spesso nelle "sfortune" di Acqualatina. Stavolta è il numero della pagina della Relazione del suo bilancio consuntivo per l´anno 2008. Bilancio approvato a maggioranza firmato dal suo Presidente Claudio Fazzone, che per la prima volta ha registrato un "cartello" di oppositori, tra cui si evidenziano il neo Sindaco di Aprilia, Domenico D'Alessio, e il Sindaco di Priverno, Umberto Macci. Ecco cosa si prepara per i cittadini dell'area assoggettata ad Acqualatina SpA, dopo l´approvazione dell´ultimo bilancio. Ovviamente, sono graditissime eventuali smentite.

PIANO DI EMERGENZA

In quella pagina n. 17 infatti si legge che il socio privato (che di fatto comanda da sempre nella società), nella seduta del Consiglio di Amministrazione del 20 aprile 2009, si è impegnato a redigere un "piano di emergenza a breve termine" per risolvere i problemi di cassa per il 2009 e un "piano a medio termine" (2010-2012) "per risolvere problemi strutturali, mettendo a disposizione della Società strutture che possano portare a vere e concrete sinergie supplementari".

Dal punto di vista "clinico" è una diagnosi abituale per un coma di secondo grado: il terzo è quello che in medicina si definisce "irreversibile", dopo c´è solo la morte. E di numeri "sfortunati" che annunciano i tipici rintocchi delle campane a lutto, in quel bilancio (per chi lo sa leggere) ce ne sono ormai troppi.

ANCORA ENORMI PERDITE

Per l´ennesima volta, il bilancio si chiude con una perdita, pari a 4.361.102 euro. Sommata alle perdite degli anni precedenti fa 6.887.017 euro, comportando una erosione del capitale sociale di circa il 30%. Per legge se il capitale sociale viene "eroso" oltre i due terzi (cioè il 66,6%) si deve procedere alla ricapitalizzazione (art. 2446 c.c.). Vale a dire che tutti i Comuni soci di Acqualatina dovranno metterci le apposite somme, pro quota (ognuno in proporzione al proprio "peso").

LA MORSA: BANCA E FORNITORI

Tale risultato negativo si deve all´aumento vertiginoso dei costi finanziari della gestione (vedi mutuo Depfa), oltre ai costi delle "forniture" . Tra questi ultimi costi, alcuni sono anche verso società socie o comunque collegate ad Acqualatina (attraverso vari intricati passaggi societari sconosciuti all´opinione pubblica), tra le quali la Ecoambiente, una delle due società che gestiscono la discarica di Borgo Montello (tra Latina e Nettuno), dove Acqualatina smaltisce i fanghi residui dei depuratori (di quelli che funzionano). Il relativo costo nel 2008 è raddoppiato rispetto al 2007. Fenomeno tipico delle società cosiddette "scatole cinesi".

730 EURO A TESTA DI DEBITO

Al 31 Dicembre 2008 i debiti di Acqualatina erano pari a 183,4 milioni di euro (vale a dire circa 360 miliardi di vecchie lire); quindi l´indebitamento netto della società, rispetto all´inizio della sua attività, è praticamente triplicato. Ciò significa che mediamente ogni utente de servizio idrico (quelli che hanno un contratto di fornitura, mentre i tanti morosi veri continuano a dormire sonni tranquilli) ad oggi si ritrova ad avere un debito di 730 euro, senza saperlo e a prescindere di quanta acqua consuma.

IL GIOCO DEI CONSUMI STIMATI

Stando alle comunicazioni ufficiali della società e dei suoi "supporters" politici, la colpa di tutto ciò è da attribuire ai "contestatori", soprattutto quelli di Aprilia. Ma se si analizza attentamente l´evoluzione della voce "crediti verso clienti" (cioè quante bollette vengono pagate o meno) in tutti i bilanci approvati fino ad oggi, ci si accorge che la dimensione attuale di quella voce è del tutto incompatibile con lo sproporzionato aumento del debito.

Anche nell´ultimo bilancio (la voce si ripete identica anche per gli anni scorsi) Acqualatina dichiara, per bocca del suo Presidente Claudio Fazzone, che "purtroppo" sul 12% delle utenze che risultano in fatturazione in tutto l´ATO, non è stato possibile eseguire alcuna lettura del contatore. Questi utenti quindi continuano a ricevere una fattura semplicemente "stimata" sui consumi medi di una famiglia. Se si aggiunge il fatto che un altro 43% delle utenze hanno ricevuto bollette risultanti da una sola lettura, ci si accorge la maggior parte del bilancio della Società è effettuato su fatture di consumo "stimato".

Ma la legge prevede che debbano essere eseguite almeno due letture all´anno, prima e dopo l´estate. Eppure, ancora nel 2008, così non è per oltre metà degli utenti di Acqualatina; società che ha affidato all'esterno il servizio di lettura dei contatori (mentre ora vuole licenziare 30 dipendenti) al "vertiginoso" costo di un euro a lettura, con tanto di ribasso derivante dal bando. Come mai un così irrisorio impegno economico a fronte di quello che dovrebbe essere la principale attività per avere dati definiti per un bilancio serio?

IMPEGNI NON MANTENUTI

Poi ci sono 10,3 milioni di euro di "crediti verso Ato4". Questa è la cifra "residuale" (si fa per dire), di una somma iscritta nei precedenti bilanci. Era successo che l´A.D. Silvano Morandi si era presentato all´assemblea dei soci per far approvare il bilancio del 2005, che registrava una perdita record: 14,7 milioni di euro.

Di fronte al rifiuto dei Sindaci di ripianare la perdita con un ulteriore, consistente, aumento delle bollette, Morandi attivò la procedura di "messa in mora" prevista dall´art. 17 bis della Convenzione di Gestione (uno dei principali punti di contestazione della Regione). Ne risultò un compromesso per cui quella perdita veniva portata a rinnovo attraverso un piano "antievasione" contro gli allacci abusivi e gli usi impropri (a cura di Acqualatina)
, il cui debito complessivo però, rimaneva comunque in capo ai Comuni. Il piano aveva la durata di 3 anni (teoricamente la scadenza è a fine settembre) con un ulteriore costo di 8,2 milioni di euro, sottratto al "malloppo" degli investimenti per le opere idriche (acquedotti, depuratori ecc.). Nel 2008 il recupero è costato più degli incassi: hanno speso 2,1 milioni di euro (anziché 1,6 previsti) per incassare 187.000 euro (anziché 1,4 milioni previsti). Ne avevano scovati in realtà di più, ma prendendo un sacco di granchi: ben 894.000 euro hanno dovuto restituirli perché indebitamente riscossi. Nel frattempo, quelle perdite di 14,7 milioni iscritte in bilancio come "crediti verso Ato4" sono scese appena a 10,3 milioni.

Dunque altri impegni e cifre "scritte sull´acqua".

CHI SONO I VERI MOROSI?

Nel bilancio appena approvato, infine, non sono conteggiate le somme che la società deve ai Consorzi di Bonifica ("obbligatori" per tutti i fruitori del bene acqua dalle nostre parti), che ammontano attualmente ad oltre 5,5 milioni di euro. Senza contare il mancato pagamento ai Comuni dei canoni per l'uso degli impianti per vari milioni di euro.

E IL CAPO USCENTE SI PRENDE IL SUV

Nonostante questi ed altri pietosi dati, l´ex Amministratore Delegato della società Silvano Morandi, prima di presentarsi all´assemblea dei soci per far approvare l´ennesimo bilancio in consistente perdita, ha avuto la bella idea di dotarsi di una Audi Q7 (un macchinone che consuma un litro di carburante ogni sette chilometri), che solo di noleggio costa quasi 1.700 euro al mese. Brutta immagine quella di girare con un Suv quando la "barca affonda". Per questo anche i suoi "pazienti" datori di lavoro, cioè i francesi di Veolia e il sig. Giuseppe Pisante (quello del rischio di "indigestione da antipasti" sugli appalti di Acqualatina), devono aver pensato che la misura era colma.

Colui che aveva pronosticato e annunciato in tv che gli oppositori alla sua linea (soprattutto quelli di Aprilia) "ne uscrianno con le ossa rotte", ora è disoccupato.

Box

COME DIMOSTRARE DI NON VALERE "UN TUBO"

Il Presidente della Provincia di Latina, Armando Cusani, e il Responsabile della Segreteria Tecnico Operativa (STO) dell´ATO, Sergio Giovannetti (che ha un ruolo "non politico" il cui contratto risulta scaduto dal 15 gennaio - senza proroghe e/o rinnovi), hanno dichiarato che se dipendeva da loro Morandi poteva continuare a stare al suo posto visti gli "ottimi risultati conseguiti". In base ai patti parasociali, compete al socio privato di Acqualatina indicare l´Amministratore Delegato, ma non chi debba essere. Avendo il socio pubblico (cioè i Comuni dell´ATO) la maggioranza sia in assemblea che nel CdA, tali dichiarazioni solo la conferma definitiva di quanto valgano effettivamente costoro nella gestione della società.


ACQUALATINA TORNA IN MANO PUBBLICA... MA IN GERMANIA

Acqualatina ha ricevuto un prestito di 114,5 milioni di euro dalla Depfa Bank, con tanto di pegno sulle azioni (anche quelle in mano ad alcuni Comuni). Questa banca è stata "incorporata" due anni fa dalla Hypo Real Estate Bank (con sede a Monaco di Baviera).

Comprato il "pacco", la Hypo si è ritrovata la sorpresa "velenosa" dei prodotti finanziari derivati che la Depfa aveva contratto con la Lehman Brothers (la banca d´affari che fallendo ha innescato la crisi finanziaria mondiale in corso).

A causa di questo "avvelenamento" sui propri bilanci, Hypo è stata costretta ha chiedere aiuto al governo tedesco, che ha deciso di ricapitalizzarla, fino a sottoscrivere il 90% del capitale sociale. Di fatto Hypo (e quindi Depfa e le sue opzioni di pegno sul capitale di Acqualatina), sono in mano al governo tedesco. Quindi in mano pubblica. Vale a dire che anche quelli di Acqualatina (Fazzone in testa) da un giorno all´altro potrebbero sentirsi rivolgere la domanda: «Was machen uns? Bringen wir die Buchern vor Gericht?» ("Che facciamo? Portiamo i libri in Tribunale?"

Articolo tratto da IL CAFFE di Agosto un articolo di Roberto Lessio

giovedì 20 agosto 2009

Turbogas, incontro tecnico su VIA e VAS

Comuni e associazioni a confronto in vista del nuovo esame del Ministro dell'ambiente

Il 24 Agosto è fissata in comune, proprio nell'aula consiliare dedicata alla mai troppo compianta Gianna Cappuccilli, una riunione tra tecnici, comuni interessati dall'impianto Turbogas, associazioni ambientaliste per poter discutere della VIA e del VAS, che una decina di giorni dopo, saranno analizzate nuovamente presso il Ministero dell'ambiente che ha deciso, in via del tutto straordinaria, di rivedere questi importanti atti proprio in virtù delle segnalazioni effettuate dall'ente guidato da Eligio Tombolillo.
Ad essere invitata anche la Rete dei cittadini contro la Turbogas, l'associazione che, qualche anno fà, per prima sollevo pubblicamente la questione che, almeno così sembrava, stava per passare sotto silenzio.
Non è possibile dimenticare, infatti, che la Valutazione d'Impatto Ambientale arrivò a Pontinia nel Dicembre 2005 - allora governava il centro-destra - e nonostante la notifica fosse stata fatta correttamente, a consiglieri e assessori di maggioranza, nessuno, nemmeno qualche consigliere dell'allora minoranza a dire il vero, decise di impugnare l'atto al TAR.
Dopo una serie indefinite di peripezie si è arrivati ad un risultato insperato, la revisione della Valutazione apppunto, che và però affrontata con la dovuta perizia e attenzione. Per questo Paolo Cima, Presidente della Rete civica, ha chiesto che l'invito venisse esteso anche alla confederazione italiana agricoltori di Latina e a tutti quantio quei cittadini che hanno visto quei terreni rientrare nell'azione di esproprio riguardanti il tracciato del Gasdotto e dell'elettrodotto.
Fonte : provincialatina.tv articolo di G.L

Sacchetti di plastica

mercoledì 19 agosto 2009

Vuoi salvare la foresta?

Si amplificano sulla Rete modelli informatici per salvare l'ambiente. Così dal Virtuale al Reale, le azioni per smuovere le coscienze umane, alimentano un sistema di vendita pubblicitaria e acquisto di acri di foresta pluviale.
Due sono gli esempi che riportiamo, il primo è quello di un sito Web, che usa il cosiddetto sistema click-to-donate: quando un visitatore del sito clicca, senza alcuna spesa personale, su un pulsante, gli sponsor provvedono a donare soldi ad associazioni caritatevoli.

Nel caso di questo sito, il denaro viene utilizzato per preservare dall'abbattimento aree di foresta pluviale in Ecuador, Messico, Perù, Paraguay ed in altre località nel mondo. Inoltre, una parte del finanziamento viene indirizzata per preservare una foresta nello stato di Washington, negli USA.

Gli sponsor pagano per ogni click effettuato ogni giorno (una sola volta al giorno) da ogni visitatore: ogni "click" conserva 11,4 piedi quadrati di foresta pluviale, pari circa a 0,3metri quadrati - territorio che non potrà mai più essere disboscato.

The Rainforest Site non è di proprietà di una compagnia no-profit, ma nonostante questo il 100% dei soldi ottenuti dagli sponsor per ogni click viene donato direttamente ad associazioni ecologiste quali The Nature Conservancy, The Rainforest Conservation Fund, The World Parks Endowment, e The friends of Calakmul.


Ogni giorno visitando www.therainforestsite.com e cliccando su CLIC HERE TO GIVE - It's Free puoi salvare un pezzettino di foresta pluviale!!!!

Estensione della foresta pluviale salvata dal sito

Year Clicks "Area saved"
2008 45,392,545 11,879.6 acres (48.075 km2)
2007 30,562,147 8,002.8 acres (32.386 km2)
2006 27,745,996 7,261.3 acres (29.385 km2)
2005 28,115,235 7,358.0 acres (29.777 km2)
2004 26,522,578 6,939.9 acres (28.085 km2)
2003 23,916,601 7,917.2 acres (32.040 km2)
2002 21,526,818 5,633.7 acres (22.799 km2)
2001 12,688,459 1,322.8 acres (5.353 km2)
2000 15,559,026 4,704.4 acres (19.038 km2)

Fonte Wikipedia

Il secondo è Forestle ed è il primo browser per la navigazione in Rete che mira a salvare la foresta pluviale.

Il motore di ricerca a impatto zero

Matteo Alviti nel quotidiano Terra, ci spiega come fare per salvare l'ambiente con un click.
Il motore di ricerca Forestle, il cui nome viene dalla “googleizzazione” del sostantivo inglese forest, si propone di salvare la foresta pluviale devolvendo il 90% degli incassi pubblicitari raccolti dalla compagnia, alla Statunitense
The Nature Conservancy, una delle più importanti organizzazioni non governative per la protezione dell'ambiente. Dal 1951 ad oggi conta più di un milione di iscritti e ha progetti negli USA e in altri 30 Paesi su 4 continenti.

Con Forestle puoi partecipare ad
"adotta un acro" cliccando su i link sponsorizzati che trovi sulla destra quando fai una ricerca generica, sarà possibile così salvare dieci centimetri quadrati di foresta pluviale della penisola di Osa in Costarica.
Iniziative come queste, la trasparenza è tutto, i responsabili di Forestle si curano di pubblicare ogni mese il certificato di donazione rilasciato da The nature Conservancy.
Il motore di ricerca più verde del pianeta è andato oltre, ufficializzando il sito con un certificato verde di emissioni zero. In cooperazione con Co2stats, calcola la quantità di gas serra emessi dai server in uso, dalla Rete utililzzata e anche dai computer degli utenti e per compensare il danno, acquista certificati verdi, utilizzati per finanziare la produzione di energia da fonti rinnovabili.

martedì 18 agosto 2009

Alle Falde del Kilimangiaro

Chi guarda Alle Falde del Kilimangiaro è sostanzialmente un' ambientalista.
Interessantissima la puntata di Domenica 16 Agosto intitolata per l'appunto : Ambiente.

La partita più importante del nostro secolo si giocherà sull’ ecosistema e ovviamente alle Falde del Kilimangiaro vuole partecipare. La prima regola è consumare meno e meglio per produrre meno rifiuti.

Con queste parole ci addentriamo nel favoloso mondo della natura, della scoperta del pianeta Terra e delle sue bellissime risorse.
Quest'ultime che andrebbero tenute con più attenzione, e per fare ciò bisogna ricorrere a molteplici soluzioni.

Ricordiamo il Principio delle 8 R di Serge Latouche, riportato nel suo ultimo lavoro Breve trattato sulla decrescita serena : RIDURRE, RICICLARE, RIUTILIZZARE, RIVALUTARE, RICONCETTUALIZZARE, RISTRUTTURARE, RIDISTRIBUIRE, RILOCALIZZARE.

Con Maurizio Giani (progettobiodiversita.it) imprenditore, professore di Chimica a Pisa che insieme all'Accademia delle belle Arti di Firenze ha realizzato una collezione d'abiti realizzati con i rifiuti, finalmente scopriamo un'arte che ci salverà! Vedi il video : Utilità e bellezza dei rifiuti.

Un'altra importantissima regola, elargita a più non posso dal movimento della Decrescita Felice è la Sobrietà.
Ospite della puntata è Heideimarie Schwermer autrice del libro
"Vivere senza soldi", edito dall’Editrice Aam Terra Nuova.

Riuscita a Rivoluzionare la sua vita, dando un espressione al suo ideale:
"non avere niente per essere molto".
Il tessuto di relazioni da lei costruito e lo scambio non incentrato sul denaro, diventano gli strumenti attraverso i quali organizza il suo nuovo stile di vita. Sostituisce nei rapporti personali la dipendenza con l’interdipendenza attivando una rete di interconnessioni personali dove c’è uno scambio di beni, servizi e soprattutto di amicizia, solidarietà, sostegno…(Da un articolo di Maria Patrelli Campagnano).

L'ultimo intervento della puntata è del biologo marino Leonardo Tunesi il quale ci ha aggiornato sullo stato delle acque del Mediterraneo. Uno dei pochi a far parte dei cosiddetti Punti caldi, del pianeta: luoghi dove l’innalzamento di temperature sarà maggiore che altrove e dove le precipitazioni diminuiranno fortemente. Inoltre il nostro mare viene definito uno dei “luoghi critici” della biodiversità mondiale.

lunedì 17 agosto 2009

Post Kyoto - Pre Copenhagen

Nella conferenza tenutasi a Siracusa il 24 Aprile 2009 in vista del G8Ambiente, i Ministri dell’Ambiente di Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Giappone, Canada, Russia, assieme a Cina, India, Brasile, Messico, Indonesia, Sudafrica, Australia, Repubblica di Corea, Egitto, con la partecipazione della Repubblica Ceca, Presidenza di turno dell’Unione Europea, della Commissione Europea, della Danimarca in qualità di Presidenza della prossima COP (Convention on Climate Change) e di alcune Organizzazioni Internazionali, hanno ottenuto come risultato : La Carta sulla Biodiversità.
I principi essenziali alla base della Carta sono che la biodiversità ed i servizi eco-sistemici sono essenziali per la vita sulla Terra, per il benessere dell’umanità e per il conseguimento di tutti gli obiettivi del millennio; che la biodiversità e gli ecosistemi hanno un grande valore economico e possono contribuire in maniera importante alla risoluzione dell’attuale crisi economica e finanziaria globale.
Le grandi voci che governano il mondo puntano al taglio del 50% dei gas serra entro il 2050 e all’obiettivo di limitare a 2 gradi centigradi l’aumento del riscaldamento globale.

Ogni volta che movimentano le pedine nello scacchiere, noi comuni mortali spendiamo cifre esagerate, a pensare che se si incontravano in video conferenza su Skype avrebbero speso solo 50 Euro e loro continuano a promettere falsità in una vetrina allestita a festa, mentre il mondo intero (compresi gli scienziati) da anni implora un modello di vita Eco-sostenibile, Pulito e Libero da Guerre.

Per raggiungere gli obiettivi i grandi del G8 parlano di mercati efficienti, compresi quelli del carbonio. Pertanto, appoggiano approcci di mercato flessibili ed efficienti per ridurre le emissioni, e in particolare i sistemi cap & trade, e si impegnano ad analizzare ulteriormente le potenzialità di tali sistemi e del loro collegamento, a cooperare per espandere i sistemi di mercato del carbonio, a sostenere lo sviluppo e il miglioramento di meccanismi agevolanti come il meccanismo di sviluppo pulito (Clean Development Mechanism - CDM) del Protocollo di Kyoto e a sviluppare, nell’ambito del futuro accordo internazionale sul clima di Copenhagen, meccanismi di mercato che permettano anche una maggiore partecipazione delle economie emergenti e dei Paesi in via di sviluppo.
Sapete tutti cosa sono i Cap & trade?
Sono dei permessi di emissione negoziabili, ovvero delle trattative che permettono a Nazioni più industrializzate di vendere le emissioni a quelle più "pulite", dunque tutti insieme dicono che bisogna tagliare le emissioni di gas serra, ma poi discutono come scambiarsi le emissioni rendendo queste tecnologie di rilevamento più efficienti! Mah!


E se...
La produzione di energia elettrica comporta, assieme al settore dei trasporti, il maggiore quantitativo di emissioni serra su base mondiale.

E se...
Il Premier Berlusconi aprendo al G8 chiarisce: ..."Le responsabilità dovranno essere condivise in modo equilibrato tra i Paesi emergenti, in via di sviluppo e industrializzati. Le tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) dovranno essere parte integrante delle strategie per la lotta ai cambiamenti climatici, perché i combustibili fossili continueranno ad essere una fonte essenziale di energia ancora per molti anni, in particolare nei Paesi in via di sviluppo che avranno bisogno di tecnologie innovative per utilizzare le fonti tradizionali"...

E se... GreenPeace ci spiega Perchè Copenhagen?

Qui a Pontinia invece, ci si prepara alla revisione della Valutazione d'Impatto Ambientale, che lunedì 24 Agosto avrà luogo presso l'aula consiliare.
Eligio Tombolillo e l'amministrazione comunale di Pontinia ci spiegheranno come intervenire per revisionare la VIA della TURBOGAS cercando di impedire la costruzione di questo dannoso progetto.

Tutti coloro che sono interessati, a contribuire con osservazioni, suggerimenti, documenti alla revisione della VIA (valutazione di impatto ambientale) relativa alla centrale a turbogas di Pontinia, firmata il 5 dicembre 2005 dai ministri Matteoli e Buttiglione può partecipare alla riunione il 24 Agosto alle ore 20.00 presso il palazzo comunale, nell'aula consiliare.