lunedì 28 giugno 2010

Fotovoltaico sui campi agricoli

PONTINIA rischia di perdere la sua vocazione

La vocazione rurale di Pontinia è in crisi. Da un lato la congiuntura economica internazionale che ha reso il mercato difficile e complesso, dall'altra una politica economica provinciale che non riesce a comprendere in quale direzione muoversi: se ne vanno le aziende e diminuiscono sempre più le aziende agricole. Nel caso specifico della città amministrata da Tombolillo, sembra che vi sia la necessità di trovare qualche alternativa.
E se da un lato non vanno bene progetti di centrali elettriche come quelle a turbogas e biomasse, per cui sono in corso da anni cause di ogni ordine e grado, dall'altro c'è il progetto del fotovoltaico che sembra essere in dirittura d'arrivo. Settanta Mw per decine e decine di ettari - il massimo stabilito dal regolamento comunale è di 200 - con la possibilità di creare 180 posti di lavoro, a scapito però del terreno coltivato. Non c'è alcuna distinzione, infatti, tra terreno incolto e terreno coltivato e sembra che diverse aziende agricole, così come diversi agricoltori, abbiano deciso di fare a meno della propria attività in favore dell'incasso di assegni annui di decine di migliaia di euro per il solo affitto del terreno. Qualche anno fa, un assessore di centrodestra - Giampiero Negossi - dichiarò che Pontinia stava diventando la città dell'energia. Molte cose sono cambiate, compresa la maggioranza, ma l'energia è rimasta sempre. Solo che Pontinia si avvia a essere, in provincia, la città dell'energia rinnovabile. Unico scotto da pagare, proprio la vocazione rurale che si diceva di voler difendere. E se su dissesto, Tefisel, antenne umts e centrali termoelettriche si è scatenata una battaglia all'ultimo sangue, sulla scomparsa di 200 ettari di terreno agricolo nessuno ha alzato un dito, se non timidamente. Si conosce qualche brusio all'interno della giunta, si conosce qualche dissenso all'interno del consiglio comunale. L'unico fino ad ora a mettere in evidenza le contraddizioni del progetto è il solo Giorgio Libralato che con la sua associazione Ecologia e Territorio ha messo bene in evidenza limiti e difetti del fotovoltaico. «E' un progetto che va bene se serve a rendere indipendenti energicamente le abitazioni private e gli edifici pubblici. A livello industriale si rischia di produrre gli effetti negativi di qualsiasi altro progetto». Per il resto silenzio. Un assordante silenzio che rischia, nell'indifferenza generale, di dare il colpo di grazia ad un settore economico - l'agricoltura e la zootecnia sembra costituiscano il 70% del Pil cittadino - già in crisi da anni e alla continua ricerca di aiuti. Quello del fotovoltaico, se qualcuno lo concepisce come un aiuto, non può esser visto per quello che realmente è: lo snaturamento produttivo che converte uno dei migliori terreni agricoli d'Europa in terreno industriale.
Graziano Lanzidei su "La Provincia"

Nessun commento:

Posta un commento

I commenti verranno moderati per motivi legati al comma 49 del DDL Intercettazioni.