venerdì 28 marzo 2014

Cronistoria di una Biomassa: la Carlo Gavazzi Green Power


Tutto ebbe inizio con la presentazione del progetto da parte della società Carlo Gavazzi Green Power nel settembre 2003. Il progetto per l'impianto di incenerimento, centrale a biomasse da 20 MW nella zona industriale di Mazzocchio nel comune di Pontinia, è uno dei tanti presentati in quel periodo in varie parti d'Italia, la società milanese era considerata leader nazionale nella produzione di elettricità da biomassa. L'impianto è stato progettato per ottenere elettricità, bruciando 270 mila tonnellate annue. Il progetto otteneva alcuni pareri favorevoli di massima dal comune di Pontinia (Sindaco Mochi giunta di destra), dall'Asl e dall'Agenzia delle Dogane. L'investimento era stimato per 75 milioni di € come riporta il documento pubblicato qui nel post, e prevedeva l'assunzione di 34 persone. Il parere favorevole ai fini antincendio è stato rilasciato dal comando dei Vigili del Fuoco il 31.8.2006 (non sappiamo a quale ragione sociale) quando vigeva la precedente normativa superata dall'attuale DPR 151/2011.


Fino a qualche anno fa la società milanese “Carlo Gavazzi” era considerata leader nazionale nella produzione di elettricità da biomassa. Oggi ha ceduto il controllo delle centrali agli americani del PSEG (Public Service Enterprise Group Incorporated), un gruppo attivo a livello mondiale prevalentemente nel settore della produzione di energia elettrica che controlla in Italia l’85% del capitale azionario della società Prisma 2000 S.p.A. – in cui la Carlo Gavazzi Green Power S.p.A. possiede una quota del 15% – con una quota nella società Biomasse Italia S.p.A. [cfr Provvedimento n.15248 dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato del 8 marzo 2006]

La Carlo Gavazzi Green Power con sede a Milano in Via De Castro Giovanni 4. costituisce la Holding Pontinia Rinnovabili Srl che la rappresenta legalmente per intero.

La Pontinia Rinnovabili Srl, è una società a socio unico e rientra anche nella società Gema 96 Spa.

Il direttore tecnico della Carlo Gavazzi Green Power e quindi anche della Pontinia Rinnovabili Srl è l'Ingegner Giancarlo Cicerone, il quale essendo anche membro attivo nella società ISR Ecoindustria Srl, è il diretto responsabile legale dell'impianto. La ISR Ecoindustria Srl avente sede legale operativa a Latina in Via Maira, 3 ha provveduto ad erogare per conto della società Gavazzi: il progetto, l'indicazione del sito, il supporto per l'ottenimento delle autorizzazioni, progetto dell'infrastrutture di connessione, la pianificazione dei lavori, i componenti tecnici, attrezzature, personale, preparazione del terreno per il cantiere, costruzione, assemblaggio e test e il processo di gestione del progetto quello che in inglese viene definito con la parola: commissioning.


venerdì 7 marzo 2014

Arrivati nuovi documenti del progetto

Pontinia centrale a biomasse da 20 MW nuovi documenti di progetto: integrazione AIA e domanda autorizzazione unica ambientale




mercoledì 5 marzo 2014

Osservazioni Progetto Rtn Centrale Biomasse M5S Pontinia

Interrogazione alla Camera di Cristian Iannuzzi del M5S


Interrogazione a risposta scritta 4-02211
presentato da IANNUZZI Cristian
testo di Giovedì 17 ottobre 2013, seduta n. 99 
CRISTIAN IANNUZZI, CATALANO, SPESSOTTO, D'UVA, DE LORENZIS, VIGNAROLI, LOREFICE, PAOLO NICOLÒ ROMANO, DE ROSA, NICOLA BIANCHI e PARENTELA. 

— Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che: la ditta Pontinia Rinnovabili srl, in data 27 aprile 2007, ha presentato domanda di autorizzazione integrata ambientale, acquisita agli atti della provincia di Latina con prot. n. 27553 del 3 maggio 2007, ai sensi del decreto legislativo n. 59 del 2005 per la realizzazione di una centrale elettrica alimentata a biomasse della potenza di 20 megawatt elettrici, da realizzarsi a Mazzocchio, località del comune di Pontinia in provincia di Latina; durante il procedimento per ottenere l'autorizzazione integrata ambientale, il comune di Pontinia ha più volte espresso il suo parere contrario al progetto, affermando la necessità di «ridurre ad un limite accettabile il rischio per la salute, un tale tipo impianto a combustione diretta a biomassa non può avere una potenzialità superiore a 1 megawatt per il grave nocumento alla salute pubblica che la realizzazione di una centrale di questa grandezza e tipologia comporta», come riporta il verbale della Conferenza servizi del 13 dicembre del 2012 tenutasi presso la regione Lazio; dato il diniego del comune di Pontinia, la provincia di Latina appellandosi all'articolo 14-quater della legge n. 241 del 1990 ha chiuso i lavori rimandando la decisione alla Conferenza permanente tra Stato e Regioni. A seguito dell'intervenuta modifica del comma 3 dell'articolo 14-quater della legge n. 241 del 1990, la relativa competenza è stata trasferita e quindi trasmessa dalla regione Lazio, con una nota pervenuta il 29 maggio 2012, al coordinamento amministrativo della Presidenza del Consiglio dei ministri, chiedendo la rimessione al Consiglio dei ministri della decisione per il rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale. La Presidenza del Consiglio con deliberazione del 5 luglio 2013 approva l'autorizzazione integrata ambientale per la centrale elettrica alimentata a biomasse della potenza di 20 megawatt elettrici; il dipartimento di prevenzione U.o.c. igiene e sanità di Latina fa presente che «le emissioni generate, dirette e indirette, anche all'interno dei limiti di legge, da tali tipologie d'impianto comporteranno una modificazione della qualità dell'aria e dell'esposizione della popolazione della zona», come riportato nel parere trasmesso al dipartimento istituzionale territorio della regione Lazio, protocollo n. 525328/02/10 del 3 dicembre 2012; la società Pontinia Rinnovabili srl non risulterebbe aver effettuato studi sull'impatto ambientale che la centrale comporterà sulle due aree Sic e Zps presenti nelle vicinanze della centrale, i laghi dei Gricilli e Fontana di Muro, non avrebbe compiuto analisi sulla qualità dell'aria e non risulta all'interrogante sia stato emesso il parere di compatibilità territoriale previsto per le zone interessate da rischio di incidente rilevante; nella nota del 1o febbraio 2013 della direzione regionale ambiente con prot. n. 043305 si scrive: «l'assetto impiantistico prevede sia emissioni diffuse, prodotte dall'erosione eolica del materiale stoccato, transito camion e operazioni di carico e scarico del materiale combustibile, sia emissioni convogliate dalle lavorazioni effettuate in capannoni e quelle prodotte dalle caldaie»; l'area dove sorgerà la centrale è indisponibile in quanto la facoltà di utilizzazione del sito industriale dell'agglomerato di Mazzocchio per la società Pontinia Rinnovabili srl, di cui alla delibera n. 82/07 del consiglio di amministrazione del Consorzio per lo sviluppo industriale Roma Latina, è decaduta il 31 dicembre 2008; non sono stati stipulati accordi di filiera per la produzione di biomasse nell'area di 70 chilometri dall'ubicazione dell'impianto ed inoltre, nelle note tecniche di costruzione della centrale, depositate presso il registro elenco progetti della regione Lazio con il numero 221/2007, si prevede che il 70-75 per cento del combustibile sarà formato da cippato disposto per essere bruciato, la cui provenienza risulta all'interrogante ignota, noti essendoci, nell'area, alcuna industria del legno che potrebbe fornire il cippato già pronto; le centrali a biomasse con una potenza così alta non riescono ad alimentarsi grazie alla sola disponibilità dei combustibili nel territorio e la prassi italiana negli anni ha voluto che si importasse il combustibile dalle altre regioni se non addirittura dall'estero a basso costo; l'avvio della centrale a biomassa di Mazzocchio determinerebbe una insostenibile e sproporzionata concentrazione di centrali elettriche nella regione considerando inoltre che ad Aprilia, nella medesima provincia, è attiva una centrale turbogas –: se il Governo sia a conoscenza dei fatti sopra esposti; se risulti quali siano le ragioni per le quali sia stata concessa l'AIA nonostante rilevate le ambiguità e carenze progettuali; se nel concedere l'AIA sia stato valutato che la centrale elettrica da bruciatore di biomasse si possa trasformare in un inceneritore di rifiuti considerando che l'impianto ha un fabbisogno annuo di 275.000 tonnellate di combustibile, che l'energia è prodotta dalla combustione diretta delle biomasse, che c’è la perenne emergenza rifiuti riguardante sia il Lazio che la Campania e che è stabile la presenza della malavita organizzata in tutto il basso Lazio nel ciclo dei rifiuti; se disponga di elementi in merito agli effetti sulla salute dei cittadini con riferimento a questo ulteriore impianto fortemente impattante sull'ambiente che si aggiunge peraltro alla vicina centrale elettrica a turbogas di Aprilia. (4-02211).

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Allacciamento alla RTN centrale Biomasse Pontinia


Tavolo di Lavoro M5S: Centrale a Biomasse di Pontinia

MOVIMENTO 5 STELLE LATINA - GRILLI IN MOVIMENTO PER PONTINIA. 
TAVOLO DI LAVORO ENERGIA E RIFIUTI 

OGGETTO : CENTRALE A BIOMASSE DI PONTINIA LOC.MAZZOCCHIO 

INDICE: 

1) DESCRIZIONE DELL’IMPIANTO; 
2) DESCRIZIONE DELLA LOCALITA’; 
3) PERCHE’ NO; 
4)  RESOCONTO STORICO 
5) DITTA COSTRUTTRICE; 

1) DESCRIZIONE DELL’ IMPIANTO; 
 Una centrale a Biomasse è costituita essenzialmente da un impianto che brucia combustibile per generare energia. Il combustibile è chiamato Biomassa. Il termine descrive diversi tipi di materiali principalmente di natura organica. La Biomassa è costituita principalmente da materiali che vengono definiti “rinnovabili” e per questo si dice che l’energia prodotta e derivata da fonti rinnovabili. Perché le Biomasse vengono definite rinnovabili? Le fonti rinnovabili sono costituite da materiali che possono essere prodotti e rinnovati velocemente contestualmente ai tempi di utilizzo. La Biomassa è costituita da materiale organico naturale, principalmente vegetale come: 
 • Legname da ardere; 
• Residui agricoli e forestali; 
• Scarti dell’industria agroalimentare; 
• Reflui degli allevamenti; • Rifiuti urbani; 
• Specie vegetali coltivate per lo scopo e quindi da culture facilmente rinnovabili. 

I combustibili fossili, come il petrolio, il carbone il gas, impiegano decine di milioni di anni a formarsi a “rinnovarsi” e noi l’abbiamo consumato in pochi decenni e quindi non possono essere considerati rinnovabili da un punto di vista sia pratico che ambientale. Anche le stesse biomasse vegetali, sono da considerarsi fonti rinnovabili se il consumo è legato ad piano di produzione compatibile all’ambiente e allo sfruttamento del territorio e questo porta a delle eccezioni sul loro stesso utilizzo. La centrale a biomasse che la Pontinia rinnovabili S.r.l. intende costruire a Pontinia, nella zona industriale di Mazzocchio, consumerebbe, secondo le stime della stessa società proponente, 275.000 tonnellate l'anno di legno vergine per una produzione di 20 Megawatt di energia elettrica. La centrale sarà composta da un bruciatore che scalderà l’acqua prelevata da pozzi e la trasformerà in vapore ad alta pressione. Il vapore farà ruotare una turbina collegata ad un alternatore per la produzione di energia elettrica. La distribuzione dell’energia avverrà attraverso una cabina di trasformazione e un elettrodotto da allacciare alla rete. L’approvvigionamento dei materiali avverrà attraverso l’uso di camion sulla rete stradale e navi per il legname dall’estero (Amazzonia). Il materiale dovrà essere necessariamente stoccato in magazzini. 

 Figura 1 – schema di una centrale a biomasse


2) DESCRIZIONE DELLA LOCALITA’ 
 Mazzocchio è una località del comune di Pontinia situata ai piedi dei monti Lepini in uno dei punti di maggior depressione dell’agro Pontino a qualche metro sotto il livello del mare. Mazzocchio confina con i comuni di Priverno, Sonnino, Terracina. Si trova in prossimità di una delle zone verdi più belle dei Lepini, il bosco di San Martino ed è vicino all’abbazia di Fossanova. Famosi sono poi i laghetti solfurei dei Gricilli che evidenziano la notevole predisposizione idrogeologica del territorio al fenomeno dei Sink Hole. I terreni circostanti sono fortemente agricoli e rinomata è la qualità dell’olio prodotto sulle colline di Sonnino. Sono presenti poi numerosi allevamenti di bovini e suini. Sulle colline è poi ancora praticata l’attività di pastorizia con allevamenti di capre e pecore. Forte è anche la presenza di bufali per la produzione della mozzarella che sta dando nuovo slancio economico a tante piccole aziende convertitesi in piccoli caseifici.

 Figura 2 – vista della località Mazzocchio e zone limitrofe.




Negli anni 70-80 il comune di Pontinia ha deciso di creare a Mazzocchio la propria zona industriale ma non vi è stata quella industrializzazione che ci si aspettava e quindi l’economia principale dell’area è quella agricola. Economia già fortemente danneggiata da una serie di problematiche territoriali e nazionali.

3) PERCHE’ NO?? 
Quali sono le osservazioni, alla costruzione di questo tipo di centrali? Sono le stesse che negli anni hanno permesso ai cittadini di Pontinia di vincere le diverse battaglie legali che ne hanno bloccato la realizzazione. Di seguito alcune delle motivazioni per il no:

A)USO DI MATERIALI DIVERSI DALLE BIOMASSE 
Con il Decreto Legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità, inserisce nell’elenco delle centrali anche le centrali ibride, vale a dire quegli impianti che “che producono energia elettrica utilizzando sia fonti non rinnovabili, sia fonti rinnovabili, compresi anche gli impianti di co-combustione, vale a dire gli impianti che producono energia elettrica mediante combustione di fonti non rinnovabili e di fonti rinnovabili”. In sostanza questo decreto permette alla società produttrice di alimentare la centrale con Combustibile Da Rifiuti (CDR) e quindi rifiuti non differenziati, non controllati, di provenienze anche ignote, senza contare che l’economia della grande malavita organizzata è passata dalla droga, ai rifiuti ed in particolare quelli speciali. Come è già avvenuto in passato e soprattutto a causa delle falle per quanto riguarda controlli e certificazioni, quello che più preoccupa è l’utilizzo come combustibile di CDR (Combustibile Da Rifiuti) che produce elevate quantità di diossina e polveri sottili. Da questo punto di vista si ricorda il caso della centrale a biomasse di Cutro (Kr) autorizzata dal Commissario per l'emergenza rifiuti in Calabria alla co-combustione del CDR. Un altro esempio è la grande centrale a biomasse di Acerra (NA) da 74 MW che brucia olio di palma.

L'impianto a biomassa della Fri-el di Acerra si trova proprio dietro al grande termovalorrizzatore inaugurato per mettere fine all'emergenza rifiuti di Napoli. Si tratta di una centrale che brucia olio di palma per ricavarne energia verde, ma secondo le analisi commissionate nel 2011 dalla polizia municipale di Acerra e quelle del 2012 effettuate sugli oli combustibili, ci sarebbero in essi tracce di PCB – Policlorobifenili, inquinanti di prima classe, sostanze tossiche e cancerogene. Questi inquinanti bruciano assieme all'olio di palma, ma paradossalmente l'impianto riceve contributi dallo stato attraverso i Certificati Verdi per la produzione di energia green. In pratica oltre all’olio di palma vengono combusti anche oli di derivazione sintetica o minerale e non si sa come questo possa accadere. Le particelle, che secondo le analisi non supererebbero i limiti di legge, nel tempo si stanno depositando sui terreni circostanti. Di fatto nella zona i casi di tumore di persone ed animali sono elevati ed in passato 88 operai della azienda Montefibre, vecchia proprietaria dello stabilimento che produceva filati sintetici ora convertito in centrale a Biomasse, sono morti per gravi forme di tumore. Si Potrebbe ipotizzare allora che la presenza di PCB sia dovuta alla combustione di quelle sostanze magari ancora presenti nello stabilimento e che potrebbero essere bruciate assieme all’olio di palma? E questo potrebbe accadere anche alla centrale di Pontinia? Utilizzare il CDR è per le società molto più vantaggioso economicamente perché oltre ad essere pagati per bruciare i rifiuti, produrrebbero energia a costo ZERO. Una centrale di queste dimensioni ha poi bisogno di una elevata quantità di combustibile che non potrebbe mai essere soddisfatta ne con le piantagioni locali di alberi e culture ne con la produzione solo locale di rifiuti. Inoltre a livello locale non si riscontrano benefici sulle bollette dei rifiuti o elettriche o agevolazioni di qualche tipo. Nulla vieta che questo potrebbe accadere anche nella centrale a biomasse di Pontinia. Questo consentirebbe alla società proponente di reperire facilmente materiale da bruciare e continuare a beneficiare degli incentivi statali. Possono poi essere bruciati i trucioli e altri scarti delle industrie del legno e del mobile che contengono colle e vernici e altre sostanze chimiche pericolose e possono produrre diossine; ancor peggio se a questi scarti viene aggiunto altro materiale (CDR, rifiuti).

B) USO DI COMBUSTIBILE A BIOMASSA, FABBISOGNO DEL’IMPIANTO;
La centrale a biomasse che la Pontinia rinnovabili S.r.l. intende costruire a Pontinia, nella zona industriale di Mazzocchio, consumerebbe, secondo le stime della stessa società proponente, 275.000 tonnellate l'anno di legno vergine. Ciò richiederebbe la disponibilità, a Pontinia e dintorni, di 16.000 ettari di terreni coltivati esclusivamente a biomasse. La relazione tecnica allegata al progetto descrive l’esempio di coltivazioni a base legnosa a breve ciclo (2-3 anni) e ad elevata produzione di biomassa. Nella relazione allegata al progetto c’è scritto che un ettaro di pioppeto produce circa 17 tonnellate all'anno di legno. Comune di Pontinia ha una superficie di circa 12.000 ettari e comprende le strade i canali, fiumi, fossi, edifici e quant'altro occupi il suolo. E' evidente quindi che per coprire il fabbisogno della centrale non sarebbero sufficienti tutti i terreni agricoli disponibili a Pontinia. Non risulta presentato alcun progetto di pianificazione colturale delle biomasse sul nostro territorio. La centrale per poter trattare, lavorare e bruciare la biomassa avrebbe bisogno di un quantitativo di combustibile fossile (gasolio) pari a 120 tonnellate annue; la stessa azienda per l’avviamento delle caldaie nei periodi invernali consumerebbe 630 Tonnellate annue sempre di gasolio. Tanto premesso, il conto energetico della centrale a biomasse di cui si discute non è conveniente in quanto non è possibile far funzionare la centrale esclusivamente con scarti agricoli ricavati in loco. L'impianto è troppo lontano rispetto al luogo di produzione della biomassa. Per alimentarlo occorrerebbe approvvigionarsi di materia prima, in primis pioppi, proveniente dall'estero. almeno 50/60 camion al giorno, che transiterebbero sulle principali strade di collegamento del nostro territorio incidendo negativamente su traffico e inquinamento;

C) SFRUTTAMENTO DEL SUOLO E DELLE RISORSE IDRICHE;
L’elevato quantitativo di acqua (oltre 104.000 mc in 8000 ore di esercizio) utilizzata per il processo produttivo prelevata mediante pozzo artesiano in loco verrebbe sottratta all’agricoltura locale che versa già in condizioni di emergenza idrica. La linea delle faglie si potrebbero abbassere notevolmente prosciugando in breve tempo tutti i pozzi della zona. Il rischio di un dissesto idrogeologico è palesato anche dal fatto che le caratteristiche geologiche del sottosuolo, portano alla formazione dei cosiddetti Sinkhole cioè voragini dovute all’erosione sotterranea dell’acqua oggetto di studio dell’Università di Roma Tre.

Figura 3 – Sinkhole a Mazzocchio



C) PRODOTTI DELLA COMBUSTIONE
Ogni combustione, anche piccola, altera un equilibrio energetico, consuma energia e non la ripristina. Per piccole quote di combustione non succede nulla. Differente è se bruciamo tonnellate e tonnellate di biomasse in continuazione. L’energia che così viene prodotta non è “pulita”, perchè vengono prodotte polveri sottili, monossido di carbonio e altri inquinanti in maniera significativa. Anche dopo la depurazione dei fumi prodotti, ci sarà l’immissione nell’ambiente di quantità non trascurabili di numerosi macro e micro inquinanti (polveri sottili [9] ed ultra sottili, ossidi di azoto, idrocarburi policiclici aromatici [10], diossine..) con effetti potenzialmente pericolosi per la salute della popolazione esposta.

Le conseguenze per la salute degli abitanti sarebbe devastante. Per prima cosa le malattie dell’apparato respiratorio avrebbero un aumento esponenziale. I prodotti agricoli verrebbero inevitabilmente contaminati e assimileremo attraverso questi le particelle inquinanti. L’economia della zona basata, essenzialmente sull’agricoltura e la zootecnia, verrebbe stravolta. Chi comprerebbe più i prodotti dell’ agro pontino? Le ricadute occupazionali sul comparto agricolo non potranno mai essere rimpiazzate da quelle portate dalla realizzazione della centrale. Il materiale inerte risultato della combustione, è classificato rifiuto speciale e va smaltito come tale. Dove verrà smaltito questo materiale? Inoltre, come si evince dal documento “Linee Programmatiche” del Consiglio Provincia di Latina n° 77 del 1° ottobre del 2004, per le politiche e lo sviluppo economico sostenibile, si pone particolare attenzione al mondo dell’agricoltura, come fattore di grande importanza nel tessuto economico provinciale come volano della nostra economia, favorendo l’introduzione nel mondo agricolo delle produzioni biologiche, accompagnate da un percorso di tutela ambientale. Potranno mai essere coltivati dei prodotti biologici in queste zone con una centrale del genere?

4) RESOCONTO STORICO DEI TENTATIVI DI COSTRUZIONE DELLA CENTRALE
Il progetto della centrale di Mazzocchio a Pontinia è stato bocciato senza appello nella conferenza dei servizi del 30 agosto 2007 presso l'amministrazione provinciale di Latina per diverse lacune e mancanze. Sopratutto perchè prevedeva di bruciare (l'impianto di produzione di energia elettrica a biomasse è un inceneritore) alcuni rifiuti e perchè prevedeva che 1/5 della legna avrebbe avuto provenienza extra regionale e addirittura straniera. Poi il piano proposto non era sufficientemente chiaro a dimostrare come e da dove poteva provenire una simile quantità di legna per alimentare la quale non era nemmeno sufficiente tutto il bosco del Circeo. Come si evince da quanto di seguito riportato, nel tempo si erano espressi contro i diversi enti interessati: il comune di Pontinia, la ASL di Latina, i vigili del fuoco di Latina, la provincia di latina, la regione Lazio, il TAR di Latina. 27 gennaio 2009 conferenza servizi Il sindaco del comune di Pontinia, come richiesto, il parere negativo al progetto della centrale a biomasse in base agli articoli 216 e 217 del R.D. 1265/1934. I rappresentanti della ASL, in particolare il dottor Amilcare Ruta confortava il parere del sindaco di Pontinia che, una evidente situazione di malattie dell’apparato respiratorio era più che giustificabile un discorso dubitativo dove deve prevalere il principio di cautela. Anche il rappresentante del comando provinciale dei vigili del fuoco di Latina ha ricordato che il parere espresso sul progetto, in data 31/8/6 non teneva certo conto degli effetti domino e dell’irraggiamento termico e degli incendi che potrebbero svilupparsi da e per le centrali elettriche alle 2 centrali a incidenti rilevanti. - nella riunione conclusiva della commissione AIA – IPPC del 27 gennaio 2009 il Sindaco del comune di Pontinia con riferimento agli artt. 216 e 217 TULS del R.D. 27 luglio 1934 n. 1265 esprime parere negativo al progetto della centrale a biomasse; - la provincia di Latina con nota prot. n. 7843 del 5 febbraio 2009 di trasmissione, alla Segreteria della Conferenza permanente per i Rapporti Stato - Regione per le determinazioni di competenza, - il 7 maggio conferenza unificata presso la segreteria della presidenza del consiglio dei ministri dove il comune di Pontinia conferma il parere negativo espresso il 27 gennaio 2009, la Provincia di Latina conferma la validità della procedura e così il presidente della commissione che informa di aver chiesto e ricevuto 2 pareri del Consiglio di Stato che confermano la validità del parere del Comune di Pontinia e della procedura della Provincia di Latina. Assenti Regione Lazio e Ministero per la salute la decisione viene rinviata alla conferenza unificata che viene convocata senza esito il 21 maggio, l’11 giugno, il 29 luglio, 29 ottobre; - sentenza del TAR di Latina del 14 settembre 2009 n. 200900819 che respinge il ricorso della ditta proponente. (http://www.giustizia-amministrativa.it); - a metà novembre la società proponente notifica il ricorso contro la sentenza del TAR di Latina del 14 settembre 2009 n. 200900819, al Consiglio di Stato.


MA LE POSIZIONI SONO CAMBIATE!!!!!! 


La Regione Lazio in una nota del 16 Luglio 2012 (giunta Polverini), esprime parere favorevole alla costruzione dell’ impianto, condizionatamente alle prescrizioni e alle limitazioni espresse dai soggetti partecipanti alla conferenza dei servizi. Il 13 Dicembre del 2012 dalla conferenza dei servizi emergono i pareri favorevoli di: Regione Lazio, ASL Latina, vigili del fuoco, consorzio per lo sviluppo industriale Roma - Latina (???), Soc. TERNA s.p.a., mentre il comune di Pontinia dissente e ribadisce il proprio parere negativo. Il 5 Marzo 2013 (poco dopo le elezioni), la regione trasmette alla presidenza del consiglio dei ministri - dipartimento per il coordinamento amministrativo, l’esito della conferenza dei servizi con quanto sopra emerso. Il dipartimento per il coordinamento amministrativo, in una riunione del 22/04/2013, chiede alla regione e alla provincia le prescrizioni relative al superamento delle criticità progettuali. Chiede poi al comune di Pontinia di fornire le sue indicazioni integrative, relativamente alla posizione assunta precedentemente in conferenza dei servizi, in considerazione della necessità di adeguamento del progetto della centrale a biomasse da parte della società Pontinia Rinnovabili A.R.L. In sostanza l’ufficio della presidenza del consiglio preposto (il dipartimento per il coordinamento amministrativo) dice:


"QUESTA CENTRALE DEVE ESSERE FATTA, SE CI SONO PRESCRIZIONI INDICATELE CHE LA SOCIETA’ COSTRUTTRICE LE RISPETTERA’".


Il comune di Pontinia il 3/5/2013 trasmette una nota che ribadisce la contrarietà al progetto per ragioni di salute pubblica supportato dal parere della ASL nelle precedenti comunicazioni. Come prescrizione chiede che la centrale non debba superare 1 Mw. Il problema è che la ASL questa volta ha dato parere positivo. Nella conferenza dei servizi del 27 Gennaio 2009 segnalava che in presenza di indicazioni epidemiologiche con margini di incertezza non potrà che condividere le prescrizioni finalizzate alla riduzione e/o eliminazione di ogni potenziale rischio per la popolazione esposta.

VORREBBE DIRE: SE LA CENTRALE NON INQUINA NON CI SONO RISCHI.

Che è come dire SE ti fermi al semaforo non fai incidenti, SE non vai a rubare non rischi l’arresto, SE usi il casco in motorino non rischi di farti male ecc….ecc…. cioè vorrebbe dire SE rispetti le regole non ti succederà niente di male. SE…… SE…. ma purtroppo di incidenti ne succedono, i ladri vengono arrestati e non tutti usano il casco, quindi purtroppo non tutti rispettano le regole e spesso non è facile farle rispettare e cito l’esempio dell’ILVA di Taranto o delle decine di aziende che vengono denunciate per reati ambientali.

Figura 4 – l’ILVA di Taranto



Il 7 Maggio 2013 la Regione Lazio (giunta Zingaretti), trasmette le “prescrizioni” che la società costruttrice della centrale dovrà rispettare (sempre dopo che verrà costruita). Le prescrizioni riguardano quanto sopra esposto, polveri, sfruttamento delle falde, sicurezza del suolo impatto ambientale ecc… quindi una serie di interventi tecnici che la società dovrà fare per tutelare salute e territorio. L’8 Maggio 2013, anche la provincia si esprime sulla falsa riga della regione con prescrizioni analoghe. Sempre l’otto Maggio 2013 (….che coordinamento e quanta celerità!) anche la ASL di Latina viste le note di Regione e provincia, non può che esprimere parere positivo al progetto. Il 5 Luglio del 2013, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, delibera la realizzazione della centrale a Biomasse di Pontinia secondo le prescrizioni espresse dalla Regione Lazio, la Provincia, la ASL di Latina e che le predette amministrazioni vigileranno sul puntuale rispetto delle stesse. 

5) DITTA COSTRUTTRICE 
La società che vuole realizzare la centrale a Biomasse di Pontinia è la Pontinia Rinnovabili s.r.l. di Milano del sig. Fabio Ferretti. La società a fronte di un investimento CALCOLATO di 80 mln di Euro, godrà di un contributo statale di 8,8 mln di Euro.

giovedì 27 febbraio 2014

Scrivere per informare: la lotta alla centrale Biomasse

foto di www.energyjustice.net
Si ritorna a scrivere, è passato del tempo, da quando su questo blog si pubblicavano costantemente informazioni, articoli, pensieri a favore di una battaglia principale che ha visto per nostra fortuna, la sua fine. No turbogas Pontinia, nasceva con l'esigenza di fare informazione, di collegare le varie realtà ambientaliste e civiche del agro pontino al fine di tutelare la salute e il nostro territorio. 
Un pezzo di storia, anche se piccola, può essere rappresentata dai post di questo blog. Oggi si ritorna a scrivere e ci focalizziamo sull'argomento principale, la nostra assidua contrarietà al progetto della Pontinia Rinnovabili srl, di costruire la centrale biomasse nella zona industriale di Mazzocchio a due passi da monumenti ambientali e storici, a due passi dal Parco Nazionale del Circeo, a due passi dal centro abitato de La Cotarda, senza ovviamente dimenticare i paesi vicini di Pontinia, Terracina, Sonnino, Priverno, Maenza, Roccasecca dei Volsci, Roccacorga, Sezze, Sermoneta, Sabaudia e San Felice Circeo, la filiera biologica dell'olivicoltura, la filiera dell'agroalimentare biologico e non, la filiera zootecnica e la produzione della mozzarella di bufala dop.
Voltiamo una pagina e continuiamo a scrivere e ad informare sull'attuale situazione della Centrale Biomasse, e per questo ho deciso di cambiare l'intestazione al blog, mentre l'indirizzo del sito rimane lo stesso, per ricordare l'attivismo che ha generato un percorso di crescita civile e ambientalista nel nostro comune.

Ringraziando tutti coloro che ci hanno seguiti e che hanno partecipato attivamente nel scrivere questo piccola breve storiografia dell'ambientalismo pontino, mi auguro di ritrovarvi prossimamente partecipi di questa lotta all'inceneritore a biomasse.


sabato 6 luglio 2013

Centrale a Biomasse...ricomincia la lotta?

(ASCA) - Roma, 5 lug - Il Consiglio dei ministri odierno ha esaminato tre progetti per la realizzazione di diversi tipi di impianto, in merito ai quali la Presidenza del Consiglio ha coordinato e concluso un'istruttoria tesa a contemperare i diversi interessi coinvolti, secondo quanto previsto dall'articolo 14quater della legge 241 del 1990 (Legge sul provvedimento amministrativo). Lo comunica una nota di Palazzo Chigi riferendo anche che, esaminate le differenti questioni, il Consiglio e' pervenuto alla conclusione di autorizzare una Centrale a biomasse nel Comune di Pontinia (Latina) e di negare l'autorizzazione ad un impianto idroelettrico ad acqua fluente nel Comune di Firenzuola (Firenze).

sabato 21 luglio 2012

Salvi i servizi pubblici

La Consulta: “I servizi pubblici non si possono privatizzare”

E’ una doppia bocciatura per i governi Berlusconi e Monti quella sancita poche ore fa dai giudici Supremi , che hanno dichiarato incostituzionale la norma che obbligava i comuni a privatizzare i servizi pubblici locali. "Viola apertamente il referendum del 12 e 13 giugno del 2011", votato da 27 milioni di italiani 

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E’ una doppia bocciatura per i governi Berlusconi e Monti quella sancita poche ore fa dallaConsulta, che ha dichiarato incostituzionale la norma che obbligava i comuni a privatizzare i servizi pubblici locali. Si tratta dell’articolo quattro del pacchetto anticrisi varato da Giulio Tremonti il 13 agosto dello scorso anno, ripreso – e in buona parte rafforzato – dal decreto liberalizzazioni del governo di Mario Monti. Una norma – hanno deciso i giudici costituzionali – che viola apertamente il referendum del 12 e 13 giugno del 2011, quando ventisette milioni di italiani votarono contro la legge Ronchi Fitto, che imponeva la cessione delle quote delle municipalizzate ai mercati. Nell’agosto dello scorso anno, quando lo spread iniziava la sua vertiginosa salita, il governo Berlusconi decise di intervenire con un pacchetto di emergenza, dove venne infilata una norma che, nel titolo, annunciava un adeguamento della legislazione sui servizi pubblici locali al voto referendario. In realtà l’articolo centrale di quell’intervento riprendeva, in un vero e proprio copia e incolla, buona parte della legge appena abrogata dal primo dei quattro quesiti votati due mesi prima.
Pur escludendo l’acqua, Tremonti – artefice di quell’intervento – riproponeva la privatizzazione forzata di servizi essenziali, quali i rifiuti e il trasporto pubblico locale. Il decreto firmato il 13 agosto diventava poi legge ad ottobre, pochi giorni prima della caduta del governo Berlusconi. In quegli stessi giorni molti giornali pubblicavano una lettera della commissione europea che indicava al governo italiano la road map ideale per affrontare la crisi. Tra i punti spiccava la revisione del risultato del referendum, con l’avvio di una nuova stagione di privatizzazioni. Il governo guidato da Mario Monti ha di fatto mantenuto l’intervento voluto dal governo precedente, inserendo le norme dell’articolo 4 all’interno del pacchetto liberalizzazioni, poi approvato dal parlamento, con il voto congiunto di Pdl e Pd. Il ricorso davanti alla corte costituzionale – elaborato, tra gli altri, dai referendari Ugo Mattei e Alberto Lucarelli – era stato presentato lo scorso ottobre dalla regione Puglia. La decisione della Consulta restituisce ora il potere di decidere come gestire i servizi pubblici locali ai comuni, che non saranno più obbligati a cedere tutto ai privati. La possibilità di privatizzare rimane, ma la decisione, a questo punto, sarà esclusivamente politica.

martedì 10 luglio 2012

Continua il lavoro di contrasto all'inceneritore a biomasse

Pubblichiamo un post di Pontinia Ecologia e Territorio sul caso Biomasse:


In questi giorni il tavolo tecnico comunale di Pontinia continua il suo lavoro di contrasto agli impianti incompatibili con il territorio e l'agricoltura. Questa volta è l'inceneritore di biomasse. Di dimensioni esagerate secondo il suo progettista. Con nessuna attinenza al territorio secondo lo stesso progettista che ha dichiarato pubblicamente che anzichè prendere le biomasse nel territorio a loro conviene approvvigionarsi dal Sud America (dall'Amazzonia?). Ripercorsi anni di lavoro costante e preciso, lo stesso che ha avuto ragione della corazzata multinazionale. Il progetto inizia dal 2004 forse l'annata peggiore dal punto di vista amministrativo che tra tentativi di distruggere agricoltura e Trasco, di inventare il dissesto, di incenerire il territorio. Per fermarsi il 27 gennaio 2009 con il parere contrario della conferenza unificata presso la provincia di Latina. Tanti errori di ogni genere nel progetto che non viene nemmeno aggiornato rispetto alle censure della commissione guidata dalla Dottoressa Valle che nell'agosto 2007 ha tentato invano di spiegare come il progetto dove essere modificato. Poi l'incontro ad aprile 2009 nella conferenza unificata, le tante sedute a vuoto presso la Regione Lazio. Il ricorso perso al TAR dalla società proponente che si è vista confermare il diniego. Siccome il fuoco cova spesso sotto la cenere un progetto inspiegabile torna a galla. Sarà interessante vedere quale sarà (se ci sarà) la posizione espressa dalla Provincia di Latina e dai comuni di Priverno e Sonnino anch'essi chiamati all'incontro istruttorio di giovedì 12. Qualche novità potrebbe arrivare dalla Regione ammesso che abbia voglia di correggere i precedenti strafalcioni inventando 3 comuni che non si sono opposti perchè non esistono. Ma anche la presidenza del Consiglio ha pensato di spostare Pontinia alla provincia di Roma. E questi sono solo alcuni degli errori e delle imprecisioni di vario genere. Invece il comune di Pontinia continua con il suo lavoro lineare e coerente come sempre in difesa del territorio ben sapendo che è l'ennesimo lotta di Davide contro l'ennesimo potente Golia con tecnici nazionali e locali, con la somma di una decina di società che hanno partecipazione nelle aziende partecipate (tanto per cambiare l'ennesimo intreccio societario) che costituiscono la Pontinia Rinnovabili una società con sede a Milano che oltre all'aria, all'ambiente, alla salute ci voleva rubare pure il nome. Ma come sempre siamo determinati a non arrenderci e far valere i nostri diritti che a volta vincono sulla forza, sul numero di aziende, sulla capacità economica e anche contro fior di tecnici.

lunedì 11 giugno 2012

Acqua Pubblica percorso ad ostacoli


IL COMUNE di Pontinia non si è mai tirato indietro rispetto a battaglie utili per la collettività. Ne è la dimostrazione il risultato ottenuto recentemente con la decisione della Suez di rinunciare al progetto della turbogas. Se il Comune ed in primis il Comitato no Turbogas insieme all’associazione Ecologia e Territorio non avessero opposto resistenza, forse la centrale sarebbe già a Mazzocchio.

PONTINIA ed il ritorno all’acqua pubblica, l’argomento torna d’attualità. Dopo le delibere del 2007 e del 2008, e dopo il referendum dello scorso anno, nella città governata dal sindaco Eligio Tombolillo nulla sembra muoversi concretamente per passare, di nuovo, alla gestione pubblica dell’acqua e di tutte le reti presenti nel territorio comunale. Nulla si muove nonostante il primo cittadino, da anni, abbia mostrato la chiara volontà di lasciare Acqualatina. Perché non si passa dalla teoria alla pratica? Perché nonostante le delibere del 2008, in cui era chiara l’intenzione di separarsi da Acqualatina, ancora non si fa nulla? A questi interrogativi si aggiungono alcune perplessità lanciate direttamente dal vice sindaco Franco Pedretti, da sempre al fianco di Tombolillo, su alcuni servizi di Acqualatina. «La nostra città non è morosa, non ha debiti con Acqualatina ed i nostri cittadini pagano regolarmente le tasse – afferma Pedretti -. Nonostante ciò non siamo per nulla soddisfatti degli investimenti di modernizzazione della rete idrica fatti sul territorio di Pontinia. Per quello che Pontinia dà riceve molto poco rispetto ad altri comuni». Insomma, a Pontinia si pagano le tasse ma non si vedono i risultati sperati. Un piccolo spiragli, però, sembra vedersi. Infatti, proprio entro la fine del 2012, dovrebbero iniziare i lavori per le nuove fognatura sulle abitazioni del Tavolato. «Abbiamo già approvato il progetto nei nostri uffici tecnici – afferma Pedretti- adesso si dovrà presto partire. Sarà Acqualatina a finanziare i lavori. Uscire da Acqualatina? A parole è facile ma nei fatti ancora non abbiamo altre vie percorribili». La situazione, quindi, si schiarisce. A Pontinia sembrano proprio non essere soddisfatti del servizio e della gestione privata ma, ad oggi, l’amministrazione comunale difficilmente potrebbe accollarsi anche gli oneri della manutenzione delle tubature e tutta una serie di servizi onerosi ed impegnativi per un comune come Pontinia. Si resta quindi nella «gabbia» privata in attesa che arrivi una soluzione dal cielo.


articolo di Riccardo A. Colabattista
Latina oggi 11 giugno 2012

La Turbogas non si farà

La società Gdf Suez ha comunicato al Sindaco la rinuncia al progetto

Pontinia, soddisfazione per Tombolillo dopo oltre sei anni di braccio di ferro

IERI è definitivamente tramontato il progetto Turbogas a Pontinia. A darne notizia è stato direttamente il sindaco Eligio Tombolillo che, con grande soddisfazione e sollievo, afferma: «la società proponente la centrale di Mazzocchio ha rinunciato al progetto. La Turbogas non si farà più». Una notizia che il primo cittadino attendeva da tempo e che la popolazione di Pontinia sperava di poter leggere ormai da qualche anno. Le battaglie, i presidi, le contestazioni e, soprattutto, il duro confronto nei tribunali, ha avuto finalmente un riscontro positivo. Niente centrale sul territorio di Pontinia. Il percorso intrapreso da AceaElectrabel Produzione spa, oggi Gdf Suez, è iniziato quasi dieci anni fa con i pareri favorevoli di impatto ambientale (la VIA ottenuto nel dicembre 2005) e con l’autorizzazione integrata ambientale (AIA) ottenuta nel maggio del 2009. Due pareri che sono apparsi subito in contrasto con i piani energetici della Regione Lazio e della Provincia di Latina. Oltre a ciò sembravano non fossero sufficienti, per fermare il progetto, neanche i pareri contrari di tutti i comuni limitrofi come Sabaudia, Terracina, Sonnino, Priverno, Roccasecca, Roccagorga, Sezze, Bassiano, Sermoneta. E invece, la battaglia del sindaco Tombolillo e di tutto il movimento No Turbogas, ha avuto un risvolto positivo, quasi insperato. Ancora riecheggiano le parola di alcuni rappresentanti politici che affermavano: «tanto la centrale si farà». E invece no, alcune volte la storia riserva delle piacevoli sorprese. «Siamo estremamente felici di questa notizia inviata dalla società proponente, tramite la lettera dell’amministratore Pascal Renauld, a tutti gli enti pubblici interessati, dalla Regione Lazio, alla Provincia di Latina per finire con il comune di Pontinia – afferma il sindaco Tombolillo –. È una grande soddisfazione leggere della loro rinuncia al progetto. Una scelta che dà un senso alla nostra battaglia portata avanti per anni con forza e convinzione. Ora il territorio di Mazzocchio e di Pontinia è defi nitivamente salvo». Sono passati dieci anni precisi (era infatti il 6 maggio 2002) da quando fu presentata la richiesta di compatibilità per la realizzazione della centrale turbogas da circa 400 MW a Mazzoccio. In questi dieci anni ci sono stati tavoli tecnici, delibere di consiglio comunale, ricorsi al Capo dello Stato e le udienze dal Tar. Un grosso lavoro amministrativo e civile che ha portato ad una vittoria importante, storica. La società civile ha vinto sulle multinazionali dell’energia.

Articolo di Riccardo A. Colabattista
Latina Oggi 8 giugno 2012

La crisi blocca la turbogas

La crisi economica non è solo una negatività. In questo caso è venuta in favore agli ambientalisti e a tutti i cittadini e politici contrari al progetto, salvaguardando il nostro territorio.
Qui di seguito un post su www.icittadini.it

La crisi ha bloccato anche il progetto di realizzazione della centrale turbogas a Pontinia. E' quanto comunicato con soddisfazione questo pomeriggio dallo stesso sindaco Eligio Tombolillo che come primo cittadino aveva opposto ricorso alla realizzazione della centrale nell'area di Mazzocchio già nel 2006.
A comunicare che la società, ad oggi Gdf Suez, all'epoca Acea Electrabel, non è più interessata al progetto è stata la stessa amministrazione della Suez. Soddisfatti anche i rappresentanti del comitato No Turbogas, il fronte del no che diversamente da quello di Aprilia è riuscito a sventare il progetto della centrale che sarebbe stata realizzata sì, all'interno di un'area industriale che però confina direttamente con quella agricola, il motore economico di Pontinia.

Turbogas non più strategica per la Gdf Suez

Sul quotidiano La Provincia, in data 8 Giugno, Graziano Lanzidei informa che:

In una lettera al Comune il colosso energetico ha fatto sapere che il progetto non è più considerato strategico.

Gdf Suez rinuncia alla costruzione della centrale turbogas

Il Comune di Pontinia ha vinto la lunghissima battaglia contro la Turbogas. E dare la notizia fa un pò effetto, visto che molto spesso la vicenda era stata paragonata allo scontro tra Davide (il Comune guidato da Tombolillo) e Golia (la multinazionale Acea Electrabel ora Gdf Suez). Ebbene Davide ha vinto un'altra volta, proprio come nel racconto biblico. Questa volta oltre che all'abilità, il Comune di Pontinia ha dovutofar leva anche su una pazienza quasi infinita e su una tenacia fuori dal comune. Ha vinto Pontinia per abbandono dell'avversario che, nei giorni scorsi ha inviato una lettera, arrivata solo oggi, in cui chiede che non vega più fatto ricorso alle vie legali perchè per loro l'investimento a Ponttinis non viene considerato strategico. Una rinuncia in piena regola. Chi aveva immaginato che questo scontro potesse portare, alla lunga, al ritiro del progetto - nonostante siano stati investiti milioni di euro - ha immaginato bene. Felice il Sindaco Tombolillo che, seppure tra mille polemiche per la posizione del comune nel 2003, ha voluto ingaggiare e sostenere una battaglia che in molti, anche se in maniera sommessa e di nascosto, davano per persa. "Solo questione di tempo" sosteneva chi, dietro le quinte e senza volersi esporsi, aspettava solo che il comune capitolasse in uno dei tanti processi messi in piedi, a livello amministrativo e civile. Ancora più felice è sicuramente Giorgio Libralato, ideatore della linea del comune contro la multinazionale e grande regista di tutto il lavoro tecnico comunale. Proprio lui era dell'avviso che una lunghisssima battaglia legale avrebbe fatto desistere la multinazionale dai propri intenti, nonostante i milioni di euro investiti. Ed ha avuto ragione. Così come hanno avuto ragione i ragazzi della rete dei cittadini contro la turbogas, che riuscirono a riempire un teatro, il Fellini, per sensibilizzare lìopinione publica sul tema e fecero capire al sindaco Tombolilloche era arrivato il momento di cambiare la linea del Comune. Una vittoria di tanti. Una vittoria per la città intera. E finalmente, dopo tanto, Pontinia può stare serena: la Turbogas non si farà.

domenica 10 giugno 2012

Gdf Suez rinuncia alla Turbogas

Turbogas Pontinia, progetto ritirato. Tombolillo: "Grande vittoria".
La Gdf Suez rinuncia al progetto della turbogas di Mazzocchio.
Dopo sette anni di travagliati iter autorizzativi e battaglie giudiziarie la multinazionale francese dell'energia si tira indietro. 
Il sindaco di Pontinia Tombolillo: "Una grande vittoria" 
articolo di Christian Capuani
tratto dal sito: www.latinatoday.it

La battaglia giudiziaria contro l'impianto da 400 megawatt che sarebbe dovuto nascere nell'area industriale di Mazzocchio partì nel 2007, quando l'amministrazione di centosinistra - sulla spinta dell'iniziativa d'opinione portata avanti dall'allora Rete civica contro la turbogas - si oppose al progetto in Regione e al Tar.

Non si farà la centrale turbogas di Mazzocchio. Lo ha deciso la Gdf Suez, la società titolare del progetto, che ha comunicato al Comune di Pontinia e agli altri enti coinvolti di aver rinunciato alla realizzazione del progetto. "Per noi è una grande vittoria" ha dichiarato con soddisfazione il sindaco di Pontinia, Eligio Tombolillo, che aveva guidato l'amministrazione locale nella battaglia giudiziaria contro il colosso energetico francese. La Gdf Suez, che nel 2010 ha rilevato l'Acea Electrabel ha perso interesse per un progetto su cui è nata una disputa giudiziaria durata anni tra ricorsi al Tar, al Consiglio di Stato e al presidente della Repubblica. Il motivo della rinuncia è ufficialmente legato a un cambio di scelte aziendali. Del resto la prima valutazione d'impatto ambientale rilasciata dal ministero dell'Ambiente risale addirittura al dicembre 2005. "Ogni tanto Davide può battere Golia - gongola il sindaco Tombolillo - è una bella vittoria anche alla faccia di chi pensava che non potessimo fronteggiare una multinazionale. Ci abbiamo speso soldi per i ricorsi giudiziari ma siamo soddisfatti. È una vittoria che premia le nostre scelte - aggiunge il primo cittadino di Pontinia - il nostro indirizzo è orientato verso lo sviluppo di altre fonti d'energia, come il fotovoltaico, che ha il suo impatto ma ben diverso. In questo modo pensiamo di rafforzare il nostro impegno per lo sviluppo di un settore agro-alimentare d'eccellenza nel nostro territorio".

mercoledì 6 giugno 2012

La battaglia dell'acqua

www.insidefaccialibro.com
Da Latina Oggi del 5 giugno 2012

IL COMUNE DI PONTINIA ADOTTÒ DUE DELIBERE PER LA GESTIONE PUBBLICA DELL’ACQUA. I DOCUMENTI RESTANO NEL CASSETTO. INTANTO I COMITATI SONO PRONTI ALLA PROTESTA

di Riccardo A. Colabattista
Ad un anno di distanza dal referendum a favore del ritorno all’acqua pubblica Pontinia si mobilita nuovamente per accelerare i tempi per far rispettare il volere popolare sancito nello scorso giugno. L’amministrazione comunale locale ha sempre professato il voler di abbandonare Acqualatina e tornare alla gestione pubblica dell’acqua. Il primo documento della vecchia amministrazione Tombolillo è datato 2007 con una delibera ufficiale. Da quella data, dopo cinque anni di distanza, poco si è fatto veramente. Il sindaco ha sempre imputato questo ritardo alla mancanza di leggi nazionali che impongano un netto taglio con le società private. Basti pensare che in una seconda delibera del 2008 si legge che il Comune di Pontinia respinge «le modifiche alla Convenzione di cooperazione Ato4 poiché non conformi alla convenzione di cooperazione tipo prevista dalla legge regionale 6/96 ed introdotte successivamente senza l’approvazione espressa dal Consiglio comunale di Pontinia». In attesa che il governo faccia rispettare il volere popolare emerso dal referendum il Comitato al Ritorno all’Acqua pubblica, che presto si costituirà ufficialmente anche a Pontinia, sta già lavorando all’iniziativa nazionale denominata «Obbedienza Civile». «Questo progetto – afferma Gianpaolo Danieli, attivo per la costituzione del comitato – partito già a livello nazionale e attivo in maniera positiva ad Aprilia, punta a far rispettare il risultato del referendum. Con questa “Obbedienza Civile” si punta a sensibilizzare la cittadinanza affinché si possa eliminare il 7% dalle bollette di Acqualatina». Una percentuale, quella del 7%, derivante dal guadagno massimo che una società privata può chiedere per la gestione dell’acqua pubblica. Il Comune di Pontinia, quindi, pur avendo ben due delibere a suo favore, per il ritorno alla gestione pubblica, ancora non ha saputo staccarsi dalla società Acqualatina. Nonostante poi il referendum, il sindaco Tombolillo e la sua Giunta sembra non possano, o non vogliano, spingere sull’acceleratore ed assecondare un volere popolare rilevante, in Italia e a Pontinia.

lunedì 4 giugno 2012

Consiglio Comunale finito all'oscuro

Tra.Sco srl, il comune non rinnova il contratto per 7 lavoratori
poche delucidazioni per i lavoratori, si attendono soluzioni

Consiglio Comunale finito nella notte. Lunedì 28 maggio scorso l’assise comunale ha tenuto alta l’attenzione fino all’una e mezza di notte. Solo tre i punti all’o.d.g., ma l’ultimo il più atteso dai cittadini e dai lavoratori della Tra. Sco – la società municipalizzata addetta ai servizi strumentali e pubblici –, rinviato già dal precedente Consiglio, ha portato gli amministratori a sviscerare attente riflessioni notturne. Sono di solito i consiglieri di minoranza a tenere maggiormente il possesso della parola durante l’incontro, per effetto di opposizione cercano in tutti i modi di far cedere le decisioni prese dalla forza di maggioranza, arrivando anche a esplicare proposte contrarie alle loro idee politiche. E’ il caso di Paolo Torelli (Pdl), consigliere comunale da sei anni, il più giovane, che per far cedere alla votazione dell’ultimo punto: “Ricognizione servizi gestiti dalla Soc. Trasco srl“, propone di attendere rispetto alle decisioni prese in merito al non rinnovo del contratto con gli operatori strumentali della società (manutenzione e verde pubblico), non rispettando gli obblighi di legge imposti dal Governo Nazionale con il Decreto Legge Monti del 24 gennaio 2012, dove s’impone di urgenti disposizioni in materia di sviluppo, concorrenza e competitività. La proposta del giovane consigliere non si esaurisce con un atto di attesa, dimostrando così di voler rinnovare il contratto di lavoro agli operai in scadenza il 30 giugno, propone inoltre di creare un societariato popolare, facendo acquistare ai cittadini il 35 % della Società. Proposta che secondo il consigliere andrebbe portata all’attenzione dell’Anci. In netto contrasto con le idee liberali dove alloggia la sua rappresentanza. Infatti, non perde l’occasione, il Sindaco Eligio Tombolillo, nel ricordare ai consiglieri di opposizione: “Che fate? Voi che siete liberali volete fare i socialisti”? Tornando nella realtà, le due parti politiche: socialisti e liberali, non si sono ribaltate, forse mischiate confusamente, creando quell’appiattimento dovuto agli interessi nascosti nell’ombra. La maggioranza (Pd e Udc) è attenta a non dissentire dalla legge, argomento di acuto interesse in questo periodo per il Sindaco e altri assessori coinvolti nella sentenza della corte dei conti nel risarcire circa ottocento mila euro. Le proposte della minoranza esercitate con il voto contrario al punto in questione non hanno portato a nessun risvolto, la maggioranza compatta vota favorevole e poi tutti a casa, compresi i sette lavoratori che dal primo luglio non avranno più un’occupazione. A ora tarda della notte, orami gran parte dei cittadini aveva lasciato la sala consiliare, pochi i superstiti, così come le soluzioni condivise per risolvere uno dei tanti problemi che riguarda la società partecipata. Soluzioni per il momento lasciate all’oscuro (dov’è la decantata trasparenza? Ndr.) che attenderemo di conoscere dalla giunta Tombolillo. Così come attenderemo di conoscere soluzioni all’articolo 25 del decreto Monti, atto ad eliminare la gestione pubblica dei servizi entro il 31 dicembre 2012. Non mancheranno aggiornamenti utili a capire ancora quanta sovranità possiede la Repubblica Italiana, di cui oggi festeggiamo la nascita del 1946. “La storia siamo noi”, scriveva Francesco De Gregori nel 1985, ma quale storia siamo o vogliamo essere noi cittadini italiani, privati dei nostri fondamenti e diritti?

Articolo di Gianpaolo Danieli 
pubblicato su Il Settimanale di Latina
2 giugno 2012

mercoledì 30 maggio 2012

Intreccio di questioni, acqua, arsenico e rifiuti

Acqua pubblica
Qual'è la quantità di arsenico presente nell'acquedotto pubblico? È superiore al limite di 10 µg/L ritenuto pericoloso dalla comunità scientifica per la salute umana? E se è superiore a tale limite rientra nella deroga concessa (per la 3.a volta) dalla comunità europea ad alcuni comuni della provincia di Latina? E i cittadini sono informati del pericolo che corrono utilizzando l'acqua per usi alimentari con percentuali superiori al limite di 10 µg/L?La deroga vale fino al 31 dicembre di quest'anno per i Comuni di Aprilia, Cisterna, Cori, Latina, Sermoneta, Sezze, Pontinia e Sabaudia. Nel 2010 la deroga era scaduta e non prorogata eppure la Asl (l'ente deputato al controllo della qualità dell'acqua e dell'informazione) dopo numerose richieste di cittadini, associazioni e comitati pubblicava notizie false. Una denuncia in Procura dei verdi e di Legambiente portava a modificare le informazioni contestate anche dall'ordine provinciale dei medici e la rimozione del responsabile dell'informazione sbagliata. Anzi la serie di denunce otteneva che venivano effettuati anche controlli e analisi che per alcuni comuni o non erano stati effettuati oppure erano in misura inferiore al minimo di legge. Per esempio a Pontinia ne venivano effettuate 2 o 3 l'anno (il minimo è 4). Le analisi trascurate per il 2010 con un prelievo del 1 dicembre non riscontrava la qualità desiderata e venivano quindi ripetute il 9 dicembre con percentuali al di sotto del limite di 10 µg/L, quindi utilizzabili senza limitazioni per uso alimentare. La pressione mediatica e professionale faceva allineare la Asl che effettuava prelievi , informava almeno sul proprio sito. Invece da qualche tempo dal sito web ufficiale della Asl sono nuovamente spariti i dati sull'arsenico e facendo la ricerca per argomento la parola arsenico risulta sconosciuta. I verdi si sono nuovamente attivati per chiedere la dovuta e necessaria informazione negata ancora una volta. Vedremo il risultato nei prossimi giorni. Intanto sembra ci possano essere altri tipi di problemi per chi gestisce il ciclo dell'acqua che comunque sul proprio sito pubblica i dati sulla qualità dell'acqua ma non le singole analisi solo la media addirittura annuale. Quindi se ci sono stati dei picchi nessuno lo saprà. Continua la protesta dei cittadini per chiedere il rispetto del referendum dello scorso anno e la conseguente richiesta di riduzione della tariffa.

Rifiuti
Il governo è diviso sull'ubicazione della discarica del dopo Malagrotta. Il conferimento in discarica sappiamo che viene sanzionato dalla comunità europea. Quindi la maggior parte dei comuni laziali e della provincia di Latina sono fuori legge. Anche per la percentuale di differenziata di circa il 20/30% per molti comuni e come media provinciale ben lontano dal limite di legge del 65%. Intanto anche la discarica di Latina ha esaurito il suo ciclo. Almeno così dovrebbe essere essendo scaduta l'autorizzazione il 6 aprile e che non potrà essere prorogato. Per questo si lavora sui progetti di trattamento dei rifiuti. La conferenza dei servizi è bloccata per opposizione di comune e provincia di Latina. Cusani ha annunciato l'ennesimo ricorso amministrativo contro il piano regionale dei rifiuti perchè vuole un inceneritore in provincia. I verdi della regione Lazio ricorrono anch'essi al Tar ma per tutelare salute e ambiente. Intanto è stato aggiudicato l'appalto per lo scavo dei rifiuti tossici nella discarica di Borgo Montello. Il comune, Libera, Legambiente, i cittadini di Borgo Montello si costituiranno parte civile nel processo che inizierà il 30 per inquinamento. Il comune di Latina sta lavorando ad una delibera per contrastare il progetto di ampliamento della discarica. Intanto non riesce nemmeno ad approvare la tariffa agevolata per risarcimento danni a chi subisce inquinamento, malattie e altri danni dalla discarica.

Articolo di Giorgio Libralato
pubblicato su Il  Settimanale di Latina il 26 Maggio

martedì 29 maggio 2012

Processo Turbogas Molise

 E' di sabato 26 maggio la notizia dell'assoluzione. Processo Turbogas tutti assolti.

Processo Turbogas, "il fatto non sussiste". Assolti Iorio, Vitagliano e i quattro dirigenti
Quasi due ore di camera di consiglio al termine della lunga giornata in Tribunale, poi la lettura del dispositivo a mezzanotte e 5 minuti: assolti con formula piena, il fatto non sussiste. Il collegio non ha differenziato le posizioni tra i sei imputati. Il pm aveva chiesto la condanna per abusi e falso del Governatore Iorio, dell’assessore Vitagliano, del dirigente regionale Giordano e dei due alti dirigenti di Sorgenia Massimo Orlandi e Francesco Dini. L’Assessore Vitagliano: «Verità e giustizia hanno vinto assieme». 
di Redazione Campobasso


Il fatto non sussiste: assolti tutti. Finisce così il processo sull’installazione della centrale termoelettrica di Termoli. Il primo grado dà ragione alla difesa e torto all’accusa.
Prescrizione sì, prescrizione no: gli ultimi minuti prima del ritorno in aula della Corte si consumano tutti in un gioco a risolvere il rebus sui tempi dei reati. E invece niente: la prescrizione non è nemmeno contemplata, in un senso o nell’altro. Per i giudici del Tribunale di Campobasso il reato non è stato proprio commesso. A mezzanotte e cinque minuti del 26 maggio, dopo quasi due ore di camera di consiglio, la sentenza di assoluzione con formula piena per tutti i sei imputati per la vicenda turbogas. «Il fatto non sussiste», così legge il presidente del collegio Michele Russo, affiancato dai giudici Cardona Albini e Scarlato.

La difesa aveva chiesto l’assoluzione, e questa volta ha avuto i giudici dalla sua. Il governatore Michele Iorio, l’assessore alla Programmazione Gianfranco Vitagliano, l’amministratore delegato di Sorgenia Massimo Orlandi, il direttore dell’impianto Francesco Dini – e i due dirigenti pubblici della Regione Molise Giancarlo Giordano e Francesco Fimiani, rispettivamente responsabile della sezione tutela e igiene ambientale e responsabile del Servizio di Opere Idrauliche e Marittime, sono stati assolti. Ad eccezione di Fimiani per il quale anche l’accusa aveva chiesto l’assoluzione, il pm aveva chiesto la condanna di un anno e sei mesi per l’assessore Vitagliano e il funzionario Giordano, 8 mesi per il governatore Iorio e due anni per i manager della Sorgenia.
Il verdetto annulla tutto questo. La pubblica accusa si gela: il pm Fabio Papa ha un gesto di stizza mentre ascolta la lettura del dispositivo. La sentenza non gli piace e infatti già pensa all’appello.
Impassibile invece Gianfranco Vitagliano: dal suo viso non traspare ora nessuna emozione. In tribunale per tutta la giornata, l’assessore vive con molta partecipazione la fatidica ultima udienza, lanciando aggiornamenti continui sul socialmedia (Vitagliano scrive su Twitter e Facebook in presa diretta la condanna che ha chiesto per lui l’accusa) e adesso nel momento per lui liberatorio è come pietrificato. Seduto al banco in prima fila del Tribunale di Campobasso, Vitagliano non stringe nemmeno la mano al suo avvocato Di Michele. Incassato il verdetto più che favorevole, l’ingegnere di Termoli si fa spazio tra telecamere e microfoni: «Non ho nulla da dire». Mentre si avvicina all’uscita parla al telefono. «Tutti assolti», si limita a dire e chiude la conversazione.
Non passano nemmeno venti minuti e l’assessore ritorna sulla Rete: da Twitter fa sentire la sua gioia. «Verità e giustizia hanno vinto insieme. Notte a tutti». La frase rimbalza anche su Facebook e incassa una serie di "mi piace", tra cui Carlo e Andrea, i suoi due figli.

Un commento, ancorché laconico, al contrario, lo rilascia alla stampa il magistrato deluso. Preferirebbe non dire nulla, ma i giornalisti lo incalzano: «Ovviamente non sono d’accordo - taglia corto Papa -. Poi vedremo che tipo di valutazione hanno fatto i giudici». Ci sarà l’appello, l’accusa andrà avanti: «Certamente sì».
Il processo sulle autorizzazioni della centrale era iniziato due anni e mezzo fa, ad oggi erano rimasti in piedi i reati di falso ideologico e materiale e l’abuso di ufficio. Reati che però secondo la decisione del giudici di Campobasso non sarebbero stati commessi.

La difesa esulta, gli avvocati abbracciano i loro assistiti. Quelli che ci sono, perché l’avvocato Arturo Messere e Michele Iorio sono assenti. Il governatore stavolta non s’è presentato all’udienza, il suo legale invece lascia il tribunale subito dopo l’arringa.
Ma c’è ancora l’avvocato Di Michele, difensore di Vitagliano: «E’ andata benissimo: è la sentenza che aspettavamo - si lascia andare il legale -. Io l’ho sempre detto: questa indagine era un’indagine che non poteva che portare a una sentenza di assoluzione. I fatti contestati era chiaro che non fossero stati commessi, addirittura non sussistevano». Per l’avvocato adesso è importante che «per l’assessore è venuto meno un incubo perché rimanere sotto processo per più anni, sentire chiedere nei suoi confronti una condanna pesante a un anno e sei mesi è una cosa che non può lasciare indifferenti. Come avete visto si è allontanato e non ha voluto proferire parole. Evidemente è voluto rimanere con se stesso». Soddisfatto anche l’avvocato Maria Alicia Fritsch, legale dei funzionari Sorgenia: «Voglio dare riconoscimento di un corretto operato in questo processo. Nei confronti dei nostri assistiti non c’era assolutamente nessun tipo di contestazione solida. La procedura seguita per l’apertura della centrale si è rivelata legittima davanti a tutti gli organi giurisdizionali che l’hanno sottoposta a vaglio». 

Per capire i motivi del processo riporto il contenuto del link qui di seguito:

 da: http://www.infiltrato.it/notizie/molise/processo-turbogas-il-pm-condannate-iorio-e-vitagliano

Assoluzione per prescrizione soltanto per il tecnico Francesco Fimiani. Il presidente Iorio é stato accusato di aver mandato avanti il progetto in spregio di molti pareri negativi e di aver ridotto il consiglio regionale ad amministratore di condominio. Vitagliano era presente in aula. Sguardo teso e sorriso tirato: vuole ascoltare in prima persona la sua sorte.

25052012148 
di Viviana Pizzi

Assoluzione per il reato di falso, m condanna a due anni di reclusione per gli altri capi d'imputazione per Fimiani Orlando e Dini. Un anno e sei mesi per Vitagliano e Giordano in qualità di tecnici e otto mesi di reclusione per il presidente della Regione Michele Iorio.
Per il governatore il pm Papa ha chiesto una condanna inferiore semplicemente perché non conosceva gli atti precedenti alla sua elezione di presidente della Regione. Così ha concluso il pm Papa la sua requisitoria sul processo sulla realizzazione della Centrale Turbogas di Termoli.
L'accusa ha immediatamente sottolineato che non si sarebbe trattato di stabilire se la centrale fosse dannosa per il territorio, ma se fossero state rispettate le regole per l'iter di realizzazione. "Il collegio ha ben chiare le questioni -ha sottolineato Papa - non mi dilungherò molto. Qui non si parla di bontà tecnica, ma di corretta applicazione della legge. Che non doveva essere solo formale ma sostanziale.  Al di la di irregolarità contestata l'iter é comunque andato avanti. Si dirà che non ci sono firme riconducibili a singoli soggetti. In questo processo abbiamo ascoltato diversi testimoni e abbiamo le intercettazioni di telefonate avvenute tra i vari imputati. Ci sono prove che altrimenti non si possono ottenere diversamente. Compiti di società private o pubbliche.  La procedura poteva essere interrotta in qualsiasi momento ma così non é stato".
Non solo. Secondo il pm Papa si sarebbe esagerato nel parlare dell'alluvione. A dimostrazione di ciò, ha snocciolato l'iter delle delibere che hanno portato alla realizzazione della centrale. "Ci siamo interessati negli anni 99 e 2000 all'iter della Turbogas - ha continuato Papa- quando i politici di riferimento erano Di Stasi e Di Bartolomeo. Non abbiamo avuto nessuna preferenza su Di Stasi e Iorio. Semplicemente nei confronti di Di Stasi non abbiamo nulla o quasi di penale. La giunta di centrosinistra non aveva mai fatto partire l'iter. Cosa che é avvenuta il primo giorno del governo Iorio scambiando una determina per una delibera. La turbogas su un territorio a rischio idrogeologico non era una cosa buona. Di Stasi ce lo aveva detto. Nonostante questo, Orlando e Dini risulta che abbiano gestito l’affare turbogas Molise. L'approvazione della delibera non é un atto tecnico ma politico. In quella zona si poteva puntare sul turismo, anche perchè già c'erano le chimiche”.
L'illegalità più grave secondo Papa si sarebbe verificata quando l'iter é passato, nonostante il consiglio regionale e la provincia avessero espresso parere contrario. "Il consiglio, organo autorevole a livello regionale - evidenzia Papa - ci fa la figura dell'amministratore di condominio. L'avviso per la realizzazione é poi uscito ad agosto sperando in una bassa attenzione da parte dei media. E d’altronde chiunque abbia tentato di ostacolare questa procedura, è stato fatto fuori. Il primo é stato Alberto Montano: sono state espresse perplessità per iscritto, ma la procedura é andata lo stesso avanti, non tenendo conto di pareri e opposizioni. Poco importava del no del sindaco di Larino e di  Rifondazione Comunista”. E ancora: “La società Sorgenia quando si è mossa, si è mossa bene anche tramite pubblicità e sponsorizzazioni all'emittenza locale. L'obiettivo era mettere in sordina tutto per far passare atti viziati per atti corretti basati su omissioni di parere. Non si é tenuto conto di  complessi pareri tecnici e di studi attentissimi". Il ministero, per giunta, aveva chiesto a Michele Iorio informazioni precise, ma il presidente della Regione non ha saputo fornirle perchè non sapeva dove la centrale fosse stata costruita.
Il processo non é stato seguito dal presidente Iorio, ma c'era l'assessore Gianfranco Vitagliano. Poche parole con tutti e sorriso tirato. Segno che teme il giudizio dei magistrati, ma non lo vuole dare a vedere. La sentenza è prevista in nottata o al massimo domani mattina.