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giovedì 10 aprile 2014

PSEG ITALIA/PRISMA 2000/CARLO GAVAZZI GREEN POWER


Pseg Italia B.V. (di seguito PSEG) è una società appartenente all’omonimo gruppo di diritto statunitense Public Service Enterprise Group Incorporated, attivo, a livello mondiale, prevalentemente nel settore della produzione di energia elettrica. In Italia, PSEG è presente nella generazione di energia elettrica esclusivamente tramite la società Prisma 2000 S.p.A., di cui detiene il controllo congiunto e che è oggetto della presente operazione. 

A livello mondiale, il gruppo Public Service Enterprise Group Incorporated ha realizzato un fatturato, nel 2004, di circa 9 miliardi di euro, di cui 221 milioni nell’Unione Europea. Mentre, con riguardo al fatturato consolidato realizzato in Italia da PSEG nello stesso periodo, questo è da ricondursi esclusivamente al fatturato della società controllata Prisma 2000 S.p.A. per la quota di sua competenza (50% del capitale sociale). 

Prisma 2000 S.p.A. (di seguito PRISMA) è la società holding di un gruppo attivo in prevalenza nella generazione di energia elettrica da fonti rinnovabili. PRISMA è controllata congiuntamente da PSEG e da Carlo Gavazzi Green Power S.p.A. (di seguito, CGGP). 

Il fatturato consolidato di PRISMA nel 2004 è stato di circa 71 milioni di euro, interamente realizzato in Italia. 


Il caso “Carlo Gavazzi Green Power”, le multinazionali ed il ruolo delle piccole società

articolo di Antonio Bavusi e Pietro Dommarco pubblicato dal sito: http://www.olambientalista.it/centrali-a-biomasse/ dal titolo originale: 

Biomasse, green o black economy?


Fino a qualche anno fa la società milanese “Carlo Gavazzi” era considerata leader nazionale nella produzione di elettricità da biomassa. Oggi ha ceduto il controllo delle centrali agli americani del PSEG (Public Service Enterprise Group Incorporated), un gruppo attivo a livello mondiale prevalentemente nel settore della produzione di energia elettrica che controlla in Italia l’85% del capitale azionario della società Prisma 2000 S.p.A. – in cui la Carlo Gavazzi Green Power S.p.A. possiede una quota del 15% – con una quota nella società Biomasse Italia S.p.A. [cfr Provvedimento n.15248 dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato del 8 marzo 2006]
Nel 2001 il governo italiano chiese ed ottenne dalla Commissione Europea l’autorizzazione ad erogare 17,5 milioni di euro alla società Biomasse Italia S.p.A. – costituita oltre che dal 32% della Prisma 2000 S.p.A., anche dal 24% di ABB Europe, dal 25% della holding petrolifera API(Anonima Petroli Italiana) e dal 20% di Sviluppo Italia S.p.A. – intenzionata a produrre energia elettrica da biomassa nello stabilimento di Crotone in Calabria, inclusa – a differenza della Basilicata – nelle regioni dell’Obiettivo 1 dell’Unione Europea [cfr Commissione Europea, aiuto di Stato n.400/2000 – Italia/ Bruxelles 28 novembre 2001]. Appare evidente, dunque, che la convenienza all’uso delle biomasse dipende dagli aiuti di Stato e dagli incentivi pubblici già a partire dalla fase progettuale, essendo inesistente un mercato regionale e locale del legno tale da alimentare grandi centrali a biomassa, specialmente nel Sud Italia, pur in presenza di estesi boschi. La Biomasse Italia S.p.A. costruirà due stabilimenti a Crotone e Strongoli (Crotone). Inizialmente – secondo il responsabile della Carlo Gavazzi Green Power S.p.A., Giancarlo Cicerone, le centrali “utilizzano legno che arriva un po’ dappertutto” [Leggi la fonte] : dal Sud America, dal Canada e dall’Europa con un commercio mondiale che avviene via mare e su strada, con grande spreco di energia e notevole inquinamento, senza considerare le questioni ambientali e sociali dei Paesi di origine devastati dalla deforestazione. In questo modo ogni kilowattora prodotto da fonti rinnovabili finisce per costare il triplo, rispetto a quanto pagato per le fonti tradizionali.
Le dimensioni della centrali a biomasse richiedono una proporzionale quantità di biomassa da bruciare per produrre calore ed azionare gli alternatori. La logica del profitto d’impresa mira a compensare l’investimento tecnologico iniziale nel più breve tempo possibile. Le centrali di Cutro (Crotone) della Fuelco Uno partecipata totalmente dalla Euro Energy Group S.r.l., del Gruppo Marcegaglia, assieme a quella ancora inattiva ad Oriolo ed a quella prevista dall’Enel nella Valle del Mercure, prevedono di utilizzare biomassa forestale pari a circa 1 milione di tonnellate all’anno. Quantitativi enormi, impossibili da reperire in loco in tempi rapidi, pena la distruzione del patrimonio forestale calabro-lucano, dei parchi della Sila e del Pollino, dai quali già traggono la materia prima. Le grandi centrali a biomasse per i proponenti sono convenienti perché incentivate dallo Stato e dalle Regioni [cfr intervento di Teresa Liguori, consigliere Nazionale di Italia Nostra, Convegno dibattito “centrali a biomasse: inquinamento ambientali ed effetti sulla salute umana”Strongoli, 10 febbraio 2010]. Emblematica risulta in proposito l’affermazione di Roberto Garavaglia, amministratore delegato di Euro Energy Group S.r.l. che afferma come “le tariffe CIP6 ci permettono di incassare 20 milioni di euro all’anno che vanno a coprire esclusivamente il costo molto alto delle biomasse. La centrale di Cutro (20MW) costerebbe 50 milioni di euro. Senza i contributi statali non sarebbe conveniente realizzarla […] ora andiamo avanti altri 5 anni con gli incentivi, poi si vedrà”. L’amministratore unico pensa evidentemente di fare in Calabria quello che già fa a Massafra (TA). Infatti, ottiene nel 2004 l’autorizzazione dal Commissario Straordinario per i Rifiuti in Calabria all’utilizzo del CDR (Combustibile Derivato da Rifiuto) nell’impianto a biomassa di Cutro. Stessa cosa per gli stabilimenti di Crotone dellaCarlo Gavazzi Green Power S.p.A. che si avviano a diventare inceneritori. La “Carlo Gavazzi”, assieme al Gruppo Marcegaglia, gestisce in Italia il business delle biomasse. La famiglia Marcegaglia gestisce, oltre agli impianti in Calabria, due impianti di incenerimento per “combustibile da rifiuti” (CDR) in fase di realizzazione (Manfredonia, Modugno) che si aggiunge a quello già attivo a Massafra (Taranto). Il Gruppo Marcegaglia si è aggiudicato, inoltre, l’affidamento del pubblico servizio di gestione del sistema impiantistico di recupero energetico a servizio dei bacini di utenza Lecce 1, 2 e 3 ” e gestisce anche la “Filiera Rifiuti Speciali Oikothen” di Augusta, con autorizzazione peraltro sospesa da Regione Sicilia e Comune di Augusta.
Dalle centrali a biomasse agli inceneritori e ai ricorsi al Tar. La normativa, ancora una volta, corre in soccorso alla carenza degli incentivi offrendo la possibilità di assimilare i rifiuti alla biomassa. Un’occasione a cui gli industriali non rinunciano, a livello nazionale e a livello locale. In Basilicata le vicende legate alla centrale a biomassa Enel S.p.A. di Laino, nella valle del Mercure – per la quale la relazione redatta da Felice Casson e Paolo Rabitti evidenzia l’impossibilità di reperire in loco la biomassa, pena la distruzione delle foreste del Parco Nazionale del Pollino [Leggi la fonte], quelle in Val Basento e a San Nicola di Melfi funzionanti ad olio di palma, quelle a Tricarico e Ferrandina, mostrano con chiarezza la deriva del meccanismo degli incentivi pubblici, ma sono anche il preludio ad una strategia che punta ad un sistema di gestione dei rifiuti incentrato sulle discariche e sugli inceneritori camuffati da biomassa favoriti da pubbliche amministrazioni locali e regionali. In poche parole, gli incentivi pubblici possono tradursi in profitto aggiuntivo sostituendo semplicemente il combustibile impiegato inizialmente. Alcuni esempi in proposito risultano emblematici. La società Prisma 2000 S.p.A. tenta l’utilizzo dei fondi della Sovvenzione Globale in Calabria firmando con Crotone Sviluppo, un accordo da oltre 17 miliardi di vecchie lire. Un’operazione che porterà l’Autorità Giudiziaria ad emettere avvisi di garanzia conducendo al crack dell’industria della Cellulosa Calabra a cui la società era interessata [Leggi la fonte]. Medesima sorte tocca – nel dicembre del 2006 – a Marcelo Emilio Figueira, Martino Pasti e Lanfranco Graziani, all’epoca dei fatti rappresentanti della San Marco Bioenergie S.p.A. Il progetto di centrale elettrica alimentata a biomassa incriminato, e poi sequestrato, è quello ricadente nel comune di Bando d’Argenta, nel ferrarese. L’ipotesi di reato notificata fu di falsificazione di registri, nonchè violazione delle prescrizioni per le emissioni in atmosfera, per quei “fumi densi emessi dai camini e quei miasmi sgradevoli”. Il sospetto nasce dalla “natura delle biomasse”. Un rilascio in atmosfera smisurato di monossido di carbonio, causato dall’aver bruciato non solo legno vegetale, come da autorizzazione, ma anche legno trattato. La San Marco Bioenergie, prima S.r.l., poi S.p.A., negli anni si rende protagonista di vari ricorsi ai Tribunali Amministrativi. Il primo presentato al TAR del Veneto contro la decisione del Comune di San Martino di Venezze (Rovigo) che con delibera n.9 del 2 marzo 1998 approvò il “divieto di installazione centrale termoelettrica nel territorio comunale di San Martino di Venezze”, per “incompatibilità ambientale”. Il secondo, invece, presentato al TAR della Lombardia contro la paventata decisione dell’Autorità per l’energia elettrica ed il gas, di revocare alla Bioenergie – per mancata “esibizione delle autorizzazioni indispensabili” – di ogni incentivo CIP6 per la realizzazione delle centrale a biomassa ricadente nel comune di Capracotta (Isernia). In entrambi i contenziosi, sia il TAR del Veneto sia il TAR della Lombardia e poi il Consiglio di Stato, danno ragione alla San Marco Bioenergie S.p.A., della quale sono soci ancora la PSEG e la Carlo Gavazzi Green Power S.p.A., così come per la Prisma 2000 S.p.A. Ma la “Carlo Gavazzi” – che nel 2003 riceve il Premio Innovazione Amica dell’Ambiente, organizzato dalla Legambiente, perfettamente in linea con il sistema Symbola – è coinvolta a Pontinia (Latina), relativamente alla realizzazione di una centrale a biomassa della Pontinia Rinnovabili S.r.l., di cui la società milanese è socia. Anche in questo caso due Enti, il Comune di Pontinia e la Provincia di Latina, si sono opposti al progetto che a parere della conferenza di servizi dell’amministrazione provinciale presenta “dati sbagliati e incompleti in merito alla procedura AIA ma, sopratutto, non dà le garanzie richieste dal protocollo di Kyoto e dalla comunità Europea in merito alla riduzione delle emissioni”.
Fuochi di paglia ad Acinello, aspettando i rifiuti. L’intervento dell’ing. Gino Dipierri dellaCarlo Gavazzi Green Power S.p.A., a conclusione della giornata di Venosa del 16 aprile [Guarda il video], pone interrogativi sulla perseguibilità delle tesi sostenute circa l’utilizzo della paglia che costituirebbe l’80% del combustibile impiegato. “40-60 aggregatori” di filiera corta, alias produttori locali di paglia, ovvero agricoltori locali riconvertiti in braccianti meccanizzati, grazie alla centrale, produrrebbero la biomassa da incenerire in un impianto della potenza elettrica di oltre 35 MW. Si apprende, inoltre, che la centrale a biomassa di località Acinello di Stigliano-Aliano (MT) costa – sempre secondo il rappresentante della società – 100 milioni di euro, e richiede un investimento annuo in biomassa pari a 15-18 milioni di euro. Il numero degli addetti previsti presso la centrale è pari a 50 unità. 10 addetti per ogni megawatts installato (per Acinello mancano però all’appello 15 addetti). 25 sono i milioni disponibili per i subappalti. Se dovesse mancare la paglia, l’azienda si rivolgerebbe al cippato vergine che – fa sapere sempre l’ing. Dipierri – verrebbe acquistato grazie a convenzioni con ditte specializzate nel settore forestale ed in parte prelevato dalla pulizia dei corsi d’acqua. Con Delibera n.53 del 6 maggio 2009, l’Autorità per l’Energia elettrica ed il Gas ha accolto – ai sensi dell’art.15, comma 2, del Decreto Legislativo n.79/99, come modificato dall’art.34 della Legge n.273/02 – l’istanza della Carlo Gavazzi Green Power S.p.A., titolare del progetto per la realizzazione della centrale a biomasse di contrada Acinello di Stigliano (Matera). La multinazionale milanese aveva ottenuto la sospensiva dal TAR Basilicata di una Delibera Regionale che limitava la potenza dell’impianto a 13 MW, che attualmente è invece pari a 35 MW. Per non rinunciare agli incentivi di cui all’art.3, comma 7, della Legge n.481/95 – è quanto si legge nella delibera dell’AEG – la “Carlo Gavazzi”, in data 20 marzo 2009, ha presentato all’Autorità per l’Energia ed il Gas, anche sulla scorta di una sentenza favorevole del TAR Lombardia, “la richiesta unitamente all’autorizzazione necessaria alla costruzione dell’impianto non ancora in esercizio, pena la decadenza da ogni diritto alle incentivazioni medesime”.

lunedì 14 dicembre 2009

ENERGIA SPORCA

Credo che l’Italia sia il paese europeo dove la conferenza di Copenhagen sul clima ha suscitato meno interesse. Nella pagina 150 del Televideo Rai la faccenda sopravvive al terzo posto, in calo. Il clima la peggiore catastrofe planetaria dai tempi dell’asteroide che liquidò i dinosauri, non frega gran che. Vuoi mettere con Spatuzza? Con gli insulti di Berlusconi alla Corte Costituzionale? Con “le palle” del presidente del consiglio? A Rosignano Solvay si vorrebbe costruire l’ennesimo rigassificatore italiano, il secondo della Toscana (l’altro è la bomba off shore di Livorno). Essendo l’Italia la peggiore in classifica nel rispetto del fu Protocollo di Kyoto, il delirio rigassificatore bipartisan – non so più se se ne vorrebbero fare tredici o quindici – è stravagante: è vero che il gas inquina di meno del petrolio, ma è pur sempre una fonte fossile. Eppure, ecco che a Rosignano Solvay, informa il gazzettino radiofonico regionale della Rai, quando la regione esprime un parere negativo la comunità insorge, i lavoratori e il sindacato pure, e “solo gli ambientalisti” sono contenti (cito la radio, chissà come stanno le cose), così la regione si affretta a precisare che il suo parere, richiesto dal Ministero, non è comunque vincolante. Nella finanziaria si tagliano, tra giornali e scuola, anche i famigerati CIP6, i contributi di Stato molto abbondanti alle “Energie alternative assimilate”, cioè a derivati del petrolio, rifiuti e altre schifezze. Peccato che assieme ai CIP6 si taglino gli spiccioli che andavano alle energie alternative effettive. In compenso, il Ministro di Genova 2001, Scajola, fa annuncio tromboneschi sulla costruzione prossima, dopodomani, anzi prima, di chissà quante centrali nucleari (e sono d’accordo anche il PD e il suo prossimo alleato Casini), delle quali il meno che si possa dire è che, se nel costo finale dell’energia si calcolassero anche gli esorbitanti costi di costruzione, della sicurezza, gli aiuti di Stato e lo smaltimento delle scorie probabilmente converrebbe ingaggiare qualche milione di persone perché pedalino e producano energia in questo modo. L’intero dibattito, chiamiamolo così, sull’argomento è semplicemente demenziale. Tutti sono in ginocchio davanti al Governo per chiedere che gli incentivi per l’acquisto di automobili vengano rinnovati anche per il 2010: misura ecologica, si dice, perché le nuove auto invece di 140 grammi al Km di Co2 ne produrranno 120, e mannaggia se il numero complessivo di auto continua ad aumentare, con effetti collaterali (oltre ai gas serra, cioè) piuttosto rilevanti, come ad esempio lo strangolamento delle città, quella cosa per cui il presidente lombardo e i suoi colleghi della provincia e del comune di Milano si prendono un avviso di garanzia per non aver fatto nulla in proposito, e quella faccia di bronzo di Formigoni, lo sventola in una conferenza stampa presentandolo come un complotto ai suoi danni: pesante, dice ai giornalisti, non sapendo cosa inventarsi contro di me, tirano fuori questa fesseria. E ha ragione: non un giornalista giudica una faccenda seria, quasi irrimediabile e drammatica per la salute cittadina i gas di scarico, la qualità dell’aria e i gas a effetto serra. Come nessun politico o quasi, e nessun giornale o quasi, si preoccupa, anzi a sentito parlare, della certificazione energetica degli edifici: in Italia consumiamo, per riscaldare le case, il doppio che in Germania. Proporzione inversa a quella dell’insolazione del terreno. Mi correggo: la regione Lazio per quel che ne so, ha inserito nel Piano Casa una clausola per cui, se si abbatte e si ricostruisce un edificio, bisogna farlo con criteri di risparmio energetico. Ma se il “premio” è di un 40% in più di cubatura, quanta energia consumerà il nuovo edificio in confronto a quello vecchio? Ecco, la questione energetica e il clima sono usati come una foglia di fico: una volta si diceva “e poi ci sono le donne, o i giovani…”, adesso “e poi c’è l’ambiente”. La Cgil sta ricoprendo il tetto della sua sede nazionale di pannelli fotovoltaici. Scelta ottima. Dice che vorrebbero farlo per tutte le sedi in giro per l’Italia. Ma perché il sindacato non pretende, magari facendoci uno sciopero, un Piano energetico che allo stesso tempo potrebbe abbattere i gas serra e, come appunto in Germania, produrre 350mila posti di lavoro?

Articolo di Pierluigi Sullo tratto dal Manifesto di sabato 12 Dicembre

giovedì 27 agosto 2009

La bolletta CIP6

In bolletta ancora 2,4 mld di Cip6

Il conto è sempre salato, ma almeno rispetto all'anno precedente non è aumentato. Anzi, a voler essere certosini si è ridotto di circa 28 milioni di euro rispetto al 2007. Lo scorso anno, infatti, il costo degli incentivi Cip6 in bolletta è stato di 2 miliardi e 395 milioni, contro i 2,423 miliardi dell'anno precedente. La strada per tagliare i cosiddetti oneri di sistema, insomma, è ancora lunga. Era stato lo stesso ministro dello Sviluppo Economico, in un'audizione alla Camera un anno fa, a ipotizzare la possibilità di ridurre questi costi del 10%. Obiettivo per il momento lontano. Le ultime stime sono state elaborate dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas sui dati forniti dal Gestore dei servizi elettrici (Gse). «Nel 2008 i costi totali dei ritiri del Gse per l'energia Cip6 sono stimabili in 5,5 miliardi» si legge nell'ultima relazione dell'Authority, "in gran parte legati alla remunerazione dell'energia prodotta da impianti assimilati". I ricavi derivanti principalmente dalla vendita dell'energia nella Borsa elettrica, invece, "sono risultati pari a circa 3 miliardi, in aumento di 250 milioni rispetto al 2007". Il grosso degli incentivi, circa il 72%, è andato agli impianti assimilati, quelli cioè che hanno prodotto energia elettrica non da fonti rinnovabili ma dai derivati da petrolio, da altoforno, rifiuti delle raffinerie, et similaria. Nel dettaglio gli impianti assimilati hanno ricevuto contributi per 3,9 miliardi contro il miliardo e 400 milioni degli impianti rinnovabili. Sebbene nel 2008 ci sia stata una riduzione dell'energia prodotta da fonti assimilate e ritirata dal Gse (-11% rispetto al 2007) i costi sono saliti di 200 milioni grazie ad un aumento del 18% della remunerazione unitaria. Secondo i dati elaborati dell'Autorità guidata da Alessandro Ortis, "i primi 11 gruppi industriali contribuiscono per oltre il 97 % della generazione elettrica in convenzione Cip6". Anche quest'anno Edison, Saras ed Erg si confermano le prime società che hanno beneficiato dei contributi per fonti assimilate. La quota maggiore della produzione pari al 35,3% spetta ad Edison, anche se rispetto al 2007, il gruppo ha perso circa il 16% delle quote di mercato. Le società delle famiglie Moratti e Garrone, invece, detengono sostanzialmente le stesse quote dell'anno precedente. Subito alle spalle di questi gruppi si inserisce la compagnia italiana del colosso britarnnico BG Group, che nel 2008 ha prodotto il 7,4 % dell'energia assimilata.

Per quanto riguarda i ritiri dell'energia elettrica rinnovabile, spiega l'Autorità, il quadro è maggiormente articolato. Il gruppo Enel contribuisce al 17% dell'intera generazione rinnovabile, seguito da A2A con il 13%. Complessivamente i primi 10 operatori raggiungono il 62% dell'energia rinnovabile in convenzione Cip6.

IL PESO IN BOLLETTA DELLE FONTI ASSIMILATE
Dati in milioni di euro
Remunerazione impianti assimilati: 3.965,80
Remunerazione impianti rinnovabili: 1.497,70
Totale remunerazione energia Cip6: 5.463,50

Altri costi di misura e trasporto per energia Cip6: 10,7
Remunerazione energia delibera 108/97: 5
Totale costi ritiri: 5.479,10

Ricavi da cessione energia: 3.052,70
Ricavi da cessione certificati verdi: 31,3
Totale ricavi: 3.084
Costi da recuperare in tariffa: 2.395,10
Fonte: eleborazione Aeeg su dati Gse

I GENERATORI DI CIP6
Quote di mercato dei primi 10 produttori
Fonti assimilate e percentuale
Edison 35,3 %
Saras 12,6 %
Erg 10,2 %
Electrabel 7,7 %
Bg Group 7,4 %
Api 6,4 %
E.On 6 %
Cofathec Servizi 4,4 %
Elettra 3,4 %
Termica Celano 2,6 %
Eni 1,5 %
Altri operatori 2,6 %
Fonte: elaborazione Aeeg su dichiarazione degli operatori

Articolo tratto da :Milano Finanza di mercoledì 19 agosto 2009, pagina 5 scritto da Sarno Carmine

giovedì 30 aprile 2009

Bloccare l'inceneritore di Albano

CONTRO CHI AVVELENA E SPECULA!
Nonostante la ferma opposizione popolare più volte espressasi nelle piazze dei castelli romani; nonostante una prima VIA negativa all’ impianto del marzo 2008; nonostante la contrarietà dei comuni interessati e il parere contrario della Asl Rm H; nononstante l’ incenerimento sia nocivo per la salute e l’ambiente, non risolva il problema rifiuti ed esistano moltissime altre alternative all’incenerimento...
BLOCCHEREMO I LAVORI, BLOCCHEREMO QUESTO SCEMPIO!


martedì 21 aprile 2009

Vertenza CIP6

Continua il grande successo della vertenza nazionale promossa dall'Associazione Diritto al futuro e sostenuta dalla Rete Nazionale Rifiuti Zero.
Ad Aosta si e' tenuta la presentazione dell'avvio della raccolta, presso lo studio dell'Avvocato Navarra.

giovedì 26 marzo 2009

CANCELLATI

Cancellati, non ci vogliono, siamo di troppo, eliminati sulla carta e dalla mente di Calderoli, il ministro delle braccia rubate al lavoro che con la recente legge ABROGADEGRETI approvata dal Parlamento il 18 febbraio, ha cancellato i regi decreti emanati dal 1932 al 1936 per istituire i nuovi Comuni sorti in seguito alla bonifica dell'Agro Pontino.
Cancellati dalla volontà di questi voluminosi "imprenditori" che fanno i loro "Non Puliti" lavori con i soldi degli altri. Facile costruire centrali con il sussidio statale CIP6!!!
Solo per la cronaca la Turbogas di Pontinia riceverebbe dallo Stato intorno ai 312 MILIONI DI Euro l'anno, mentre la Centrale Biomasse della Pontinia Rinnovabili Srl (che di rinnovabile non ha proprio niente!) ben 22 MILIONI DI Euro l'anno. Sono i nostri Soldiii!!!
Tutto questo grazie sempre alla nostra distruttiva DIS-informazione mediatica, alla solita realtà distorta che ci piomba in casa, dalla nostra mancanza di RIVOLTARCI difronte a queste miserabili truffe volute da entrambi i governi. Da più di 15 anni di storia d’Italia ai confini della realtà, come ci dimostra Marco Travaglio nel suo ultimo e spettacolare lavoro: PROMEMORIA.
Ignari (in parte), sfaticati e rimbamboliti fingiamo che va tutto bene(crisi compresa) e non muoviamo un dito per farsì che la situazione una volta per tutte cambi nel verso giusto.
Non voglio puntare il dito solo su Enel che preleva i nostri soldi dalle bollette rigirandoli alle società che ne usufruiscono con i sussidi Cip6, anche lei non è così onesta, visto che costruisce impianti nucleari in altri stati esteri baypassando alla grande il referendum conquistato dai popolani italici nel 1987! Punto il dito anche a chi ce lo permette e in parte siamo anche noi che votiamo uomini di affari che vanno ad impossessarsi delle poltrone e dei nostri soldi nel nostro Parlamento!
Spaventoso, continuiamo a farci prendere in giro! L'ultima ci riguarda mooolto da vicino. La Pontinia Rinnovabli Srl, la società titolare del progetto della centrale a biomasse chiede un risarcimento di 20 MILIONI DI Euro sia al Comune di Pontinia sia all’amministrazione provinciale di Latina.
All’origine di questo ricorso, la «perdita di tempo» che i due enti pubblici hanno provocato ai progetti della società. Ma come fa il Sindaco a trattenersi, ma davanti a questa notizia, ti si rigira stomaco, pancreas e fegato in un solo attimo! Non sò voi ma per me è RICATTO! Comunque il Sindaco si dice fiducioso, la situazione è sotto controllo perché ha agito seguendo la legge. Se accadesse che dobbiamo versare 20 MILIONI per la perdita di tempo che abbiamo causato alla società, allora scateno un putiferio! Quanti soldi ci dovrebbero ridare i nostri governanti per il tempo, la vita e la salute che ci fanno perdere dietro ai loro giganteschi ERRORI!???

C'è chi ci cancella sulla carta, chi ci vuole cancellare il portafogli e la salute.
Insomma non facciamoci cancellare, ma Cancelliamoli! Proprio se dobbiamo eliminare qualcosa eliminiamo dalla storia della nostra piccola comunità questa banda di rapinatori a volto scoperto, con le spalle coperte dalle alte cariche parlamentari che infestano il nostro PARLAMENTO.

Non so se vi rendete conto, ma in Parlamento ci sono ancora 18 condannati in via definitiva e settanta tra prescritti e condannati in primo e secondo grado.Due di questi in primo grado e a molti anni di carcere per contiguità con la mafia. Loro non molleranno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
- Beppe Grillo -


Se volete leggere tutto l'articolo sul quotidiano locale: clicca qui

lunedì 22 dicembre 2008

Per colpa di Chi?


La crisi sta arrivando, così ci informa Beppe Grillo ormai da più di due mesi.
"Appoggio l'orecchio al terreno e sento un rumore. Sempre più vicino. Un brontolio, una carica, un tuono. Sono milioni di nuovi disoccupati".
I nostri banchieri hanno ipotecato il popolo, L'Islanda ha un debito di 90 milioni di euro e noi con un debito pubblico poco inferiore, stiamo iniziando a sentire il freddo che avanza. Sarà l'inverno, è la stagione delle piogge e del gelo, dei danni alle campagne e quelli nelle case degli Italiani che da un giorno all'altro non si trovano più un lavoro, una sicurezza economica, un punto fermo, stabile dove poter far poggiare le aspettative di vita dei tuoi cari(te compreso).Tutto per colpa di chi e di che cosa?
Convinti abbia avuto origine negli Stati Uniti e dagli States?
Ebbene tale disastro è nato in Gran Bretagna, nella City e, nello specifico, all'interno di numerose società di ingegneria finanziaria. Dobbiamo tener presente che il 90% dei prodotti finanziari, buoni ma soprattutto non buoni, viene studiato e progettato presso queste società finanziarie/bancarie.
In questo caso, la causa dei principali mali del mondo è rappresentata dai cosiddetti strumenti derivati, denominati CDO (collateral debt obbligation) e CDS (credit default swap).
Cosa sta per succedere invece nella nostra mini-town?
L'AIA per la Turbogas favorevole, le procedure per l'approvazione a costruire andranno avanti, la bufera politica comincia a crescere, la crisi pure, ma queste Multinazionali non arrestano l'ondata anomala di costruire queste centrali! Ma è possibile che loro la crisi non la sentono? sono immuni?
...E ci sarà qualcosa che le farà fermare?!
Leggi come riescono ulteriormente a prendere i soldi per creare il loro paradiso energetico, ovvero il nostro inferno della salute: Cip 6 & Certificati Verdi, non muoiono mai.

Approfondisci: La grande Crisi su disinformazione.it

Leggi tutti i post di Grillo, Gli zoccoli dei bisonti:
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Via Emilia e il West
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Quella cosa in Lombardia
Gli zoccoli dei bisonti