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mercoledì 7 maggio 2014

Il Movimento 5 Stelle presenta una mozione in Consiglio Regionale

COMUNICA STAMPA

“Questa centrale non si deve fare”

Il Movimento 5 Stelle presenta una mozione in Consiglio Regionale per  bloccare
il progetto della centrale elettrica a biomasse prevista nel Comune di Pontinia.

Il 6 maggio il gruppo regionale del Movimento 5 Stelle ha presentato una mozione al Presidente del Consiglio Regionale del Lazio, Daniele Leodori del Pd, sul progetto di costruzione della centrale elettrica alimentata a biomasse da 24 Mw a Mazzocchio, nel comune di Pontinia.  La mozione porta la firma dei consiglieri Gaia Pernarella e Devid Porrello e giunge la termine di un lungo dibattito con gli attivisti e cittadini della provincia di Latina che si oppongono a questo progetto devastante per la salute e per l'economia agricola e turistica della provincia di Latina.

“Abbiamo scelto la mozione - spiega la prima firmataria del documento Gaia Pernarella - perchè vogliamo impegnare il Presidente Zingaretti, l'assessore all'Ambiente Refrigeri e tutta la Giunta ad attivarsi per bloccare definitivamente questo progetto. La responsabilità ultima di questo procedimento dipende dal Governo nazionale, verso il quale è già stata depositata un'interrogazione parlamentare, di cui attendiamo una risposta.”

Ora bisogna attendere che la mozione venga calendarizzata e votata da tutto il Consiglio Regionale, così si capirà chi è contro e chi è favorevole a questo progetto.


“La Regione Lazio – continua Pernarella – deve opporsi a questo progetto perchè tutte le amministrazioni locali, dalla stessa Regione alla Provincia ai Comuni interessati hanno sollevato molti dubbi sull'utilità di questa centrale e sui benefici che porterà al territorio. Addirittura il Comune di Pontinia si è sempre dichiarato contrario per i rischi per la salute dei cittadini in tutte le sedi istituzionali e durante tutto l'iter per ottenere le autorizzazioni. Eppure il Governo sembra intenzionato ad andare avanti. Faremo di tutto, insieme ai cittadini, per impedire l'ennesimo scempio del nostro territorio.”.  

giovedì 10 aprile 2014

Il caso “Carlo Gavazzi Green Power”, le multinazionali ed il ruolo delle piccole società

articolo di Antonio Bavusi e Pietro Dommarco pubblicato dal sito: http://www.olambientalista.it/centrali-a-biomasse/ dal titolo originale: 

Biomasse, green o black economy?


Fino a qualche anno fa la società milanese “Carlo Gavazzi” era considerata leader nazionale nella produzione di elettricità da biomassa. Oggi ha ceduto il controllo delle centrali agli americani del PSEG (Public Service Enterprise Group Incorporated), un gruppo attivo a livello mondiale prevalentemente nel settore della produzione di energia elettrica che controlla in Italia l’85% del capitale azionario della società Prisma 2000 S.p.A. – in cui la Carlo Gavazzi Green Power S.p.A. possiede una quota del 15% – con una quota nella società Biomasse Italia S.p.A. [cfr Provvedimento n.15248 dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato del 8 marzo 2006]
Nel 2001 il governo italiano chiese ed ottenne dalla Commissione Europea l’autorizzazione ad erogare 17,5 milioni di euro alla società Biomasse Italia S.p.A. – costituita oltre che dal 32% della Prisma 2000 S.p.A., anche dal 24% di ABB Europe, dal 25% della holding petrolifera API(Anonima Petroli Italiana) e dal 20% di Sviluppo Italia S.p.A. – intenzionata a produrre energia elettrica da biomassa nello stabilimento di Crotone in Calabria, inclusa – a differenza della Basilicata – nelle regioni dell’Obiettivo 1 dell’Unione Europea [cfr Commissione Europea, aiuto di Stato n.400/2000 – Italia/ Bruxelles 28 novembre 2001]. Appare evidente, dunque, che la convenienza all’uso delle biomasse dipende dagli aiuti di Stato e dagli incentivi pubblici già a partire dalla fase progettuale, essendo inesistente un mercato regionale e locale del legno tale da alimentare grandi centrali a biomassa, specialmente nel Sud Italia, pur in presenza di estesi boschi. La Biomasse Italia S.p.A. costruirà due stabilimenti a Crotone e Strongoli (Crotone). Inizialmente – secondo il responsabile della Carlo Gavazzi Green Power S.p.A., Giancarlo Cicerone, le centrali “utilizzano legno che arriva un po’ dappertutto” [Leggi la fonte] : dal Sud America, dal Canada e dall’Europa con un commercio mondiale che avviene via mare e su strada, con grande spreco di energia e notevole inquinamento, senza considerare le questioni ambientali e sociali dei Paesi di origine devastati dalla deforestazione. In questo modo ogni kilowattora prodotto da fonti rinnovabili finisce per costare il triplo, rispetto a quanto pagato per le fonti tradizionali.
Le dimensioni della centrali a biomasse richiedono una proporzionale quantità di biomassa da bruciare per produrre calore ed azionare gli alternatori. La logica del profitto d’impresa mira a compensare l’investimento tecnologico iniziale nel più breve tempo possibile. Le centrali di Cutro (Crotone) della Fuelco Uno partecipata totalmente dalla Euro Energy Group S.r.l., del Gruppo Marcegaglia, assieme a quella ancora inattiva ad Oriolo ed a quella prevista dall’Enel nella Valle del Mercure, prevedono di utilizzare biomassa forestale pari a circa 1 milione di tonnellate all’anno. Quantitativi enormi, impossibili da reperire in loco in tempi rapidi, pena la distruzione del patrimonio forestale calabro-lucano, dei parchi della Sila e del Pollino, dai quali già traggono la materia prima. Le grandi centrali a biomasse per i proponenti sono convenienti perché incentivate dallo Stato e dalle Regioni [cfr intervento di Teresa Liguori, consigliere Nazionale di Italia Nostra, Convegno dibattito “centrali a biomasse: inquinamento ambientali ed effetti sulla salute umana”Strongoli, 10 febbraio 2010]. Emblematica risulta in proposito l’affermazione di Roberto Garavaglia, amministratore delegato di Euro Energy Group S.r.l. che afferma come “le tariffe CIP6 ci permettono di incassare 20 milioni di euro all’anno che vanno a coprire esclusivamente il costo molto alto delle biomasse. La centrale di Cutro (20MW) costerebbe 50 milioni di euro. Senza i contributi statali non sarebbe conveniente realizzarla […] ora andiamo avanti altri 5 anni con gli incentivi, poi si vedrà”. L’amministratore unico pensa evidentemente di fare in Calabria quello che già fa a Massafra (TA). Infatti, ottiene nel 2004 l’autorizzazione dal Commissario Straordinario per i Rifiuti in Calabria all’utilizzo del CDR (Combustibile Derivato da Rifiuto) nell’impianto a biomassa di Cutro. Stessa cosa per gli stabilimenti di Crotone dellaCarlo Gavazzi Green Power S.p.A. che si avviano a diventare inceneritori. La “Carlo Gavazzi”, assieme al Gruppo Marcegaglia, gestisce in Italia il business delle biomasse. La famiglia Marcegaglia gestisce, oltre agli impianti in Calabria, due impianti di incenerimento per “combustibile da rifiuti” (CDR) in fase di realizzazione (Manfredonia, Modugno) che si aggiunge a quello già attivo a Massafra (Taranto). Il Gruppo Marcegaglia si è aggiudicato, inoltre, l’affidamento del pubblico servizio di gestione del sistema impiantistico di recupero energetico a servizio dei bacini di utenza Lecce 1, 2 e 3 ” e gestisce anche la “Filiera Rifiuti Speciali Oikothen” di Augusta, con autorizzazione peraltro sospesa da Regione Sicilia e Comune di Augusta.
Dalle centrali a biomasse agli inceneritori e ai ricorsi al Tar. La normativa, ancora una volta, corre in soccorso alla carenza degli incentivi offrendo la possibilità di assimilare i rifiuti alla biomassa. Un’occasione a cui gli industriali non rinunciano, a livello nazionale e a livello locale. In Basilicata le vicende legate alla centrale a biomassa Enel S.p.A. di Laino, nella valle del Mercure – per la quale la relazione redatta da Felice Casson e Paolo Rabitti evidenzia l’impossibilità di reperire in loco la biomassa, pena la distruzione delle foreste del Parco Nazionale del Pollino [Leggi la fonte], quelle in Val Basento e a San Nicola di Melfi funzionanti ad olio di palma, quelle a Tricarico e Ferrandina, mostrano con chiarezza la deriva del meccanismo degli incentivi pubblici, ma sono anche il preludio ad una strategia che punta ad un sistema di gestione dei rifiuti incentrato sulle discariche e sugli inceneritori camuffati da biomassa favoriti da pubbliche amministrazioni locali e regionali. In poche parole, gli incentivi pubblici possono tradursi in profitto aggiuntivo sostituendo semplicemente il combustibile impiegato inizialmente. Alcuni esempi in proposito risultano emblematici. La società Prisma 2000 S.p.A. tenta l’utilizzo dei fondi della Sovvenzione Globale in Calabria firmando con Crotone Sviluppo, un accordo da oltre 17 miliardi di vecchie lire. Un’operazione che porterà l’Autorità Giudiziaria ad emettere avvisi di garanzia conducendo al crack dell’industria della Cellulosa Calabra a cui la società era interessata [Leggi la fonte]. Medesima sorte tocca – nel dicembre del 2006 – a Marcelo Emilio Figueira, Martino Pasti e Lanfranco Graziani, all’epoca dei fatti rappresentanti della San Marco Bioenergie S.p.A. Il progetto di centrale elettrica alimentata a biomassa incriminato, e poi sequestrato, è quello ricadente nel comune di Bando d’Argenta, nel ferrarese. L’ipotesi di reato notificata fu di falsificazione di registri, nonchè violazione delle prescrizioni per le emissioni in atmosfera, per quei “fumi densi emessi dai camini e quei miasmi sgradevoli”. Il sospetto nasce dalla “natura delle biomasse”. Un rilascio in atmosfera smisurato di monossido di carbonio, causato dall’aver bruciato non solo legno vegetale, come da autorizzazione, ma anche legno trattato. La San Marco Bioenergie, prima S.r.l., poi S.p.A., negli anni si rende protagonista di vari ricorsi ai Tribunali Amministrativi. Il primo presentato al TAR del Veneto contro la decisione del Comune di San Martino di Venezze (Rovigo) che con delibera n.9 del 2 marzo 1998 approvò il “divieto di installazione centrale termoelettrica nel territorio comunale di San Martino di Venezze”, per “incompatibilità ambientale”. Il secondo, invece, presentato al TAR della Lombardia contro la paventata decisione dell’Autorità per l’energia elettrica ed il gas, di revocare alla Bioenergie – per mancata “esibizione delle autorizzazioni indispensabili” – di ogni incentivo CIP6 per la realizzazione delle centrale a biomassa ricadente nel comune di Capracotta (Isernia). In entrambi i contenziosi, sia il TAR del Veneto sia il TAR della Lombardia e poi il Consiglio di Stato, danno ragione alla San Marco Bioenergie S.p.A., della quale sono soci ancora la PSEG e la Carlo Gavazzi Green Power S.p.A., così come per la Prisma 2000 S.p.A. Ma la “Carlo Gavazzi” – che nel 2003 riceve il Premio Innovazione Amica dell’Ambiente, organizzato dalla Legambiente, perfettamente in linea con il sistema Symbola – è coinvolta a Pontinia (Latina), relativamente alla realizzazione di una centrale a biomassa della Pontinia Rinnovabili S.r.l., di cui la società milanese è socia. Anche in questo caso due Enti, il Comune di Pontinia e la Provincia di Latina, si sono opposti al progetto che a parere della conferenza di servizi dell’amministrazione provinciale presenta “dati sbagliati e incompleti in merito alla procedura AIA ma, sopratutto, non dà le garanzie richieste dal protocollo di Kyoto e dalla comunità Europea in merito alla riduzione delle emissioni”.
Fuochi di paglia ad Acinello, aspettando i rifiuti. L’intervento dell’ing. Gino Dipierri dellaCarlo Gavazzi Green Power S.p.A., a conclusione della giornata di Venosa del 16 aprile [Guarda il video], pone interrogativi sulla perseguibilità delle tesi sostenute circa l’utilizzo della paglia che costituirebbe l’80% del combustibile impiegato. “40-60 aggregatori” di filiera corta, alias produttori locali di paglia, ovvero agricoltori locali riconvertiti in braccianti meccanizzati, grazie alla centrale, produrrebbero la biomassa da incenerire in un impianto della potenza elettrica di oltre 35 MW. Si apprende, inoltre, che la centrale a biomassa di località Acinello di Stigliano-Aliano (MT) costa – sempre secondo il rappresentante della società – 100 milioni di euro, e richiede un investimento annuo in biomassa pari a 15-18 milioni di euro. Il numero degli addetti previsti presso la centrale è pari a 50 unità. 10 addetti per ogni megawatts installato (per Acinello mancano però all’appello 15 addetti). 25 sono i milioni disponibili per i subappalti. Se dovesse mancare la paglia, l’azienda si rivolgerebbe al cippato vergine che – fa sapere sempre l’ing. Dipierri – verrebbe acquistato grazie a convenzioni con ditte specializzate nel settore forestale ed in parte prelevato dalla pulizia dei corsi d’acqua. Con Delibera n.53 del 6 maggio 2009, l’Autorità per l’Energia elettrica ed il Gas ha accolto – ai sensi dell’art.15, comma 2, del Decreto Legislativo n.79/99, come modificato dall’art.34 della Legge n.273/02 – l’istanza della Carlo Gavazzi Green Power S.p.A., titolare del progetto per la realizzazione della centrale a biomasse di contrada Acinello di Stigliano (Matera). La multinazionale milanese aveva ottenuto la sospensiva dal TAR Basilicata di una Delibera Regionale che limitava la potenza dell’impianto a 13 MW, che attualmente è invece pari a 35 MW. Per non rinunciare agli incentivi di cui all’art.3, comma 7, della Legge n.481/95 – è quanto si legge nella delibera dell’AEG – la “Carlo Gavazzi”, in data 20 marzo 2009, ha presentato all’Autorità per l’Energia ed il Gas, anche sulla scorta di una sentenza favorevole del TAR Lombardia, “la richiesta unitamente all’autorizzazione necessaria alla costruzione dell’impianto non ancora in esercizio, pena la decadenza da ogni diritto alle incentivazioni medesime”.

venerdì 28 marzo 2014

Cronistoria di una Biomassa: la Carlo Gavazzi Green Power


Tutto ebbe inizio con la presentazione del progetto da parte della società Carlo Gavazzi Green Power nel settembre 2003. Il progetto per l'impianto di incenerimento, centrale a biomasse da 20 MW nella zona industriale di Mazzocchio nel comune di Pontinia, è uno dei tanti presentati in quel periodo in varie parti d'Italia, la società milanese era considerata leader nazionale nella produzione di elettricità da biomassa. L'impianto è stato progettato per ottenere elettricità, bruciando 270 mila tonnellate annue. Il progetto otteneva alcuni pareri favorevoli di massima dal comune di Pontinia (Sindaco Mochi giunta di destra), dall'Asl e dall'Agenzia delle Dogane. L'investimento era stimato per 75 milioni di € come riporta il documento pubblicato qui nel post, e prevedeva l'assunzione di 34 persone. Il parere favorevole ai fini antincendio è stato rilasciato dal comando dei Vigili del Fuoco il 31.8.2006 (non sappiamo a quale ragione sociale) quando vigeva la precedente normativa superata dall'attuale DPR 151/2011.


Fino a qualche anno fa la società milanese “Carlo Gavazzi” era considerata leader nazionale nella produzione di elettricità da biomassa. Oggi ha ceduto il controllo delle centrali agli americani del PSEG (Public Service Enterprise Group Incorporated), un gruppo attivo a livello mondiale prevalentemente nel settore della produzione di energia elettrica che controlla in Italia l’85% del capitale azionario della società Prisma 2000 S.p.A. – in cui la Carlo Gavazzi Green Power S.p.A. possiede una quota del 15% – con una quota nella società Biomasse Italia S.p.A. [cfr Provvedimento n.15248 dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato del 8 marzo 2006]

La Carlo Gavazzi Green Power con sede a Milano in Via De Castro Giovanni 4. costituisce la Holding Pontinia Rinnovabili Srl che la rappresenta legalmente per intero.

La Pontinia Rinnovabili Srl, è una società a socio unico e rientra anche nella società Gema 96 Spa.

Il direttore tecnico della Carlo Gavazzi Green Power e quindi anche della Pontinia Rinnovabili Srl è l'Ingegner Giancarlo Cicerone, il quale essendo anche membro attivo nella società ISR Ecoindustria Srl, è il diretto responsabile legale dell'impianto. La ISR Ecoindustria Srl avente sede legale operativa a Latina in Via Maira, 3 ha provveduto ad erogare per conto della società Gavazzi: il progetto, l'indicazione del sito, il supporto per l'ottenimento delle autorizzazioni, progetto dell'infrastrutture di connessione, la pianificazione dei lavori, i componenti tecnici, attrezzature, personale, preparazione del terreno per il cantiere, costruzione, assemblaggio e test e il processo di gestione del progetto quello che in inglese viene definito con la parola: commissioning.


mercoledì 5 marzo 2014

Tavolo di Lavoro M5S: Centrale a Biomasse di Pontinia

MOVIMENTO 5 STELLE LATINA - GRILLI IN MOVIMENTO PER PONTINIA. 
TAVOLO DI LAVORO ENERGIA E RIFIUTI 

OGGETTO : CENTRALE A BIOMASSE DI PONTINIA LOC.MAZZOCCHIO 

INDICE: 

1) DESCRIZIONE DELL’IMPIANTO; 
2) DESCRIZIONE DELLA LOCALITA’; 
3) PERCHE’ NO; 
4)  RESOCONTO STORICO 
5) DITTA COSTRUTTRICE; 

1) DESCRIZIONE DELL’ IMPIANTO; 
 Una centrale a Biomasse è costituita essenzialmente da un impianto che brucia combustibile per generare energia. Il combustibile è chiamato Biomassa. Il termine descrive diversi tipi di materiali principalmente di natura organica. La Biomassa è costituita principalmente da materiali che vengono definiti “rinnovabili” e per questo si dice che l’energia prodotta e derivata da fonti rinnovabili. Perché le Biomasse vengono definite rinnovabili? Le fonti rinnovabili sono costituite da materiali che possono essere prodotti e rinnovati velocemente contestualmente ai tempi di utilizzo. La Biomassa è costituita da materiale organico naturale, principalmente vegetale come: 
 • Legname da ardere; 
• Residui agricoli e forestali; 
• Scarti dell’industria agroalimentare; 
• Reflui degli allevamenti; • Rifiuti urbani; 
• Specie vegetali coltivate per lo scopo e quindi da culture facilmente rinnovabili. 

I combustibili fossili, come il petrolio, il carbone il gas, impiegano decine di milioni di anni a formarsi a “rinnovarsi” e noi l’abbiamo consumato in pochi decenni e quindi non possono essere considerati rinnovabili da un punto di vista sia pratico che ambientale. Anche le stesse biomasse vegetali, sono da considerarsi fonti rinnovabili se il consumo è legato ad piano di produzione compatibile all’ambiente e allo sfruttamento del territorio e questo porta a delle eccezioni sul loro stesso utilizzo. La centrale a biomasse che la Pontinia rinnovabili S.r.l. intende costruire a Pontinia, nella zona industriale di Mazzocchio, consumerebbe, secondo le stime della stessa società proponente, 275.000 tonnellate l'anno di legno vergine per una produzione di 20 Megawatt di energia elettrica. La centrale sarà composta da un bruciatore che scalderà l’acqua prelevata da pozzi e la trasformerà in vapore ad alta pressione. Il vapore farà ruotare una turbina collegata ad un alternatore per la produzione di energia elettrica. La distribuzione dell’energia avverrà attraverso una cabina di trasformazione e un elettrodotto da allacciare alla rete. L’approvvigionamento dei materiali avverrà attraverso l’uso di camion sulla rete stradale e navi per il legname dall’estero (Amazzonia). Il materiale dovrà essere necessariamente stoccato in magazzini. 

 Figura 1 – schema di una centrale a biomasse


2) DESCRIZIONE DELLA LOCALITA’ 
 Mazzocchio è una località del comune di Pontinia situata ai piedi dei monti Lepini in uno dei punti di maggior depressione dell’agro Pontino a qualche metro sotto il livello del mare. Mazzocchio confina con i comuni di Priverno, Sonnino, Terracina. Si trova in prossimità di una delle zone verdi più belle dei Lepini, il bosco di San Martino ed è vicino all’abbazia di Fossanova. Famosi sono poi i laghetti solfurei dei Gricilli che evidenziano la notevole predisposizione idrogeologica del territorio al fenomeno dei Sink Hole. I terreni circostanti sono fortemente agricoli e rinomata è la qualità dell’olio prodotto sulle colline di Sonnino. Sono presenti poi numerosi allevamenti di bovini e suini. Sulle colline è poi ancora praticata l’attività di pastorizia con allevamenti di capre e pecore. Forte è anche la presenza di bufali per la produzione della mozzarella che sta dando nuovo slancio economico a tante piccole aziende convertitesi in piccoli caseifici.

 Figura 2 – vista della località Mazzocchio e zone limitrofe.




Negli anni 70-80 il comune di Pontinia ha deciso di creare a Mazzocchio la propria zona industriale ma non vi è stata quella industrializzazione che ci si aspettava e quindi l’economia principale dell’area è quella agricola. Economia già fortemente danneggiata da una serie di problematiche territoriali e nazionali.

3) PERCHE’ NO?? 
Quali sono le osservazioni, alla costruzione di questo tipo di centrali? Sono le stesse che negli anni hanno permesso ai cittadini di Pontinia di vincere le diverse battaglie legali che ne hanno bloccato la realizzazione. Di seguito alcune delle motivazioni per il no:

A)USO DI MATERIALI DIVERSI DALLE BIOMASSE 
Con il Decreto Legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità, inserisce nell’elenco delle centrali anche le centrali ibride, vale a dire quegli impianti che “che producono energia elettrica utilizzando sia fonti non rinnovabili, sia fonti rinnovabili, compresi anche gli impianti di co-combustione, vale a dire gli impianti che producono energia elettrica mediante combustione di fonti non rinnovabili e di fonti rinnovabili”. In sostanza questo decreto permette alla società produttrice di alimentare la centrale con Combustibile Da Rifiuti (CDR) e quindi rifiuti non differenziati, non controllati, di provenienze anche ignote, senza contare che l’economia della grande malavita organizzata è passata dalla droga, ai rifiuti ed in particolare quelli speciali. Come è già avvenuto in passato e soprattutto a causa delle falle per quanto riguarda controlli e certificazioni, quello che più preoccupa è l’utilizzo come combustibile di CDR (Combustibile Da Rifiuti) che produce elevate quantità di diossina e polveri sottili. Da questo punto di vista si ricorda il caso della centrale a biomasse di Cutro (Kr) autorizzata dal Commissario per l'emergenza rifiuti in Calabria alla co-combustione del CDR. Un altro esempio è la grande centrale a biomasse di Acerra (NA) da 74 MW che brucia olio di palma.

L'impianto a biomassa della Fri-el di Acerra si trova proprio dietro al grande termovalorrizzatore inaugurato per mettere fine all'emergenza rifiuti di Napoli. Si tratta di una centrale che brucia olio di palma per ricavarne energia verde, ma secondo le analisi commissionate nel 2011 dalla polizia municipale di Acerra e quelle del 2012 effettuate sugli oli combustibili, ci sarebbero in essi tracce di PCB – Policlorobifenili, inquinanti di prima classe, sostanze tossiche e cancerogene. Questi inquinanti bruciano assieme all'olio di palma, ma paradossalmente l'impianto riceve contributi dallo stato attraverso i Certificati Verdi per la produzione di energia green. In pratica oltre all’olio di palma vengono combusti anche oli di derivazione sintetica o minerale e non si sa come questo possa accadere. Le particelle, che secondo le analisi non supererebbero i limiti di legge, nel tempo si stanno depositando sui terreni circostanti. Di fatto nella zona i casi di tumore di persone ed animali sono elevati ed in passato 88 operai della azienda Montefibre, vecchia proprietaria dello stabilimento che produceva filati sintetici ora convertito in centrale a Biomasse, sono morti per gravi forme di tumore. Si Potrebbe ipotizzare allora che la presenza di PCB sia dovuta alla combustione di quelle sostanze magari ancora presenti nello stabilimento e che potrebbero essere bruciate assieme all’olio di palma? E questo potrebbe accadere anche alla centrale di Pontinia? Utilizzare il CDR è per le società molto più vantaggioso economicamente perché oltre ad essere pagati per bruciare i rifiuti, produrrebbero energia a costo ZERO. Una centrale di queste dimensioni ha poi bisogno di una elevata quantità di combustibile che non potrebbe mai essere soddisfatta ne con le piantagioni locali di alberi e culture ne con la produzione solo locale di rifiuti. Inoltre a livello locale non si riscontrano benefici sulle bollette dei rifiuti o elettriche o agevolazioni di qualche tipo. Nulla vieta che questo potrebbe accadere anche nella centrale a biomasse di Pontinia. Questo consentirebbe alla società proponente di reperire facilmente materiale da bruciare e continuare a beneficiare degli incentivi statali. Possono poi essere bruciati i trucioli e altri scarti delle industrie del legno e del mobile che contengono colle e vernici e altre sostanze chimiche pericolose e possono produrre diossine; ancor peggio se a questi scarti viene aggiunto altro materiale (CDR, rifiuti).

B) USO DI COMBUSTIBILE A BIOMASSA, FABBISOGNO DEL’IMPIANTO;
La centrale a biomasse che la Pontinia rinnovabili S.r.l. intende costruire a Pontinia, nella zona industriale di Mazzocchio, consumerebbe, secondo le stime della stessa società proponente, 275.000 tonnellate l'anno di legno vergine. Ciò richiederebbe la disponibilità, a Pontinia e dintorni, di 16.000 ettari di terreni coltivati esclusivamente a biomasse. La relazione tecnica allegata al progetto descrive l’esempio di coltivazioni a base legnosa a breve ciclo (2-3 anni) e ad elevata produzione di biomassa. Nella relazione allegata al progetto c’è scritto che un ettaro di pioppeto produce circa 17 tonnellate all'anno di legno. Comune di Pontinia ha una superficie di circa 12.000 ettari e comprende le strade i canali, fiumi, fossi, edifici e quant'altro occupi il suolo. E' evidente quindi che per coprire il fabbisogno della centrale non sarebbero sufficienti tutti i terreni agricoli disponibili a Pontinia. Non risulta presentato alcun progetto di pianificazione colturale delle biomasse sul nostro territorio. La centrale per poter trattare, lavorare e bruciare la biomassa avrebbe bisogno di un quantitativo di combustibile fossile (gasolio) pari a 120 tonnellate annue; la stessa azienda per l’avviamento delle caldaie nei periodi invernali consumerebbe 630 Tonnellate annue sempre di gasolio. Tanto premesso, il conto energetico della centrale a biomasse di cui si discute non è conveniente in quanto non è possibile far funzionare la centrale esclusivamente con scarti agricoli ricavati in loco. L'impianto è troppo lontano rispetto al luogo di produzione della biomassa. Per alimentarlo occorrerebbe approvvigionarsi di materia prima, in primis pioppi, proveniente dall'estero. almeno 50/60 camion al giorno, che transiterebbero sulle principali strade di collegamento del nostro territorio incidendo negativamente su traffico e inquinamento;

C) SFRUTTAMENTO DEL SUOLO E DELLE RISORSE IDRICHE;
L’elevato quantitativo di acqua (oltre 104.000 mc in 8000 ore di esercizio) utilizzata per il processo produttivo prelevata mediante pozzo artesiano in loco verrebbe sottratta all’agricoltura locale che versa già in condizioni di emergenza idrica. La linea delle faglie si potrebbero abbassere notevolmente prosciugando in breve tempo tutti i pozzi della zona. Il rischio di un dissesto idrogeologico è palesato anche dal fatto che le caratteristiche geologiche del sottosuolo, portano alla formazione dei cosiddetti Sinkhole cioè voragini dovute all’erosione sotterranea dell’acqua oggetto di studio dell’Università di Roma Tre.

Figura 3 – Sinkhole a Mazzocchio



C) PRODOTTI DELLA COMBUSTIONE
Ogni combustione, anche piccola, altera un equilibrio energetico, consuma energia e non la ripristina. Per piccole quote di combustione non succede nulla. Differente è se bruciamo tonnellate e tonnellate di biomasse in continuazione. L’energia che così viene prodotta non è “pulita”, perchè vengono prodotte polveri sottili, monossido di carbonio e altri inquinanti in maniera significativa. Anche dopo la depurazione dei fumi prodotti, ci sarà l’immissione nell’ambiente di quantità non trascurabili di numerosi macro e micro inquinanti (polveri sottili [9] ed ultra sottili, ossidi di azoto, idrocarburi policiclici aromatici [10], diossine..) con effetti potenzialmente pericolosi per la salute della popolazione esposta.

Le conseguenze per la salute degli abitanti sarebbe devastante. Per prima cosa le malattie dell’apparato respiratorio avrebbero un aumento esponenziale. I prodotti agricoli verrebbero inevitabilmente contaminati e assimileremo attraverso questi le particelle inquinanti. L’economia della zona basata, essenzialmente sull’agricoltura e la zootecnia, verrebbe stravolta. Chi comprerebbe più i prodotti dell’ agro pontino? Le ricadute occupazionali sul comparto agricolo non potranno mai essere rimpiazzate da quelle portate dalla realizzazione della centrale. Il materiale inerte risultato della combustione, è classificato rifiuto speciale e va smaltito come tale. Dove verrà smaltito questo materiale? Inoltre, come si evince dal documento “Linee Programmatiche” del Consiglio Provincia di Latina n° 77 del 1° ottobre del 2004, per le politiche e lo sviluppo economico sostenibile, si pone particolare attenzione al mondo dell’agricoltura, come fattore di grande importanza nel tessuto economico provinciale come volano della nostra economia, favorendo l’introduzione nel mondo agricolo delle produzioni biologiche, accompagnate da un percorso di tutela ambientale. Potranno mai essere coltivati dei prodotti biologici in queste zone con una centrale del genere?

4) RESOCONTO STORICO DEI TENTATIVI DI COSTRUZIONE DELLA CENTRALE
Il progetto della centrale di Mazzocchio a Pontinia è stato bocciato senza appello nella conferenza dei servizi del 30 agosto 2007 presso l'amministrazione provinciale di Latina per diverse lacune e mancanze. Sopratutto perchè prevedeva di bruciare (l'impianto di produzione di energia elettrica a biomasse è un inceneritore) alcuni rifiuti e perchè prevedeva che 1/5 della legna avrebbe avuto provenienza extra regionale e addirittura straniera. Poi il piano proposto non era sufficientemente chiaro a dimostrare come e da dove poteva provenire una simile quantità di legna per alimentare la quale non era nemmeno sufficiente tutto il bosco del Circeo. Come si evince da quanto di seguito riportato, nel tempo si erano espressi contro i diversi enti interessati: il comune di Pontinia, la ASL di Latina, i vigili del fuoco di Latina, la provincia di latina, la regione Lazio, il TAR di Latina. 27 gennaio 2009 conferenza servizi Il sindaco del comune di Pontinia, come richiesto, il parere negativo al progetto della centrale a biomasse in base agli articoli 216 e 217 del R.D. 1265/1934. I rappresentanti della ASL, in particolare il dottor Amilcare Ruta confortava il parere del sindaco di Pontinia che, una evidente situazione di malattie dell’apparato respiratorio era più che giustificabile un discorso dubitativo dove deve prevalere il principio di cautela. Anche il rappresentante del comando provinciale dei vigili del fuoco di Latina ha ricordato che il parere espresso sul progetto, in data 31/8/6 non teneva certo conto degli effetti domino e dell’irraggiamento termico e degli incendi che potrebbero svilupparsi da e per le centrali elettriche alle 2 centrali a incidenti rilevanti. - nella riunione conclusiva della commissione AIA – IPPC del 27 gennaio 2009 il Sindaco del comune di Pontinia con riferimento agli artt. 216 e 217 TULS del R.D. 27 luglio 1934 n. 1265 esprime parere negativo al progetto della centrale a biomasse; - la provincia di Latina con nota prot. n. 7843 del 5 febbraio 2009 di trasmissione, alla Segreteria della Conferenza permanente per i Rapporti Stato - Regione per le determinazioni di competenza, - il 7 maggio conferenza unificata presso la segreteria della presidenza del consiglio dei ministri dove il comune di Pontinia conferma il parere negativo espresso il 27 gennaio 2009, la Provincia di Latina conferma la validità della procedura e così il presidente della commissione che informa di aver chiesto e ricevuto 2 pareri del Consiglio di Stato che confermano la validità del parere del Comune di Pontinia e della procedura della Provincia di Latina. Assenti Regione Lazio e Ministero per la salute la decisione viene rinviata alla conferenza unificata che viene convocata senza esito il 21 maggio, l’11 giugno, il 29 luglio, 29 ottobre; - sentenza del TAR di Latina del 14 settembre 2009 n. 200900819 che respinge il ricorso della ditta proponente. (http://www.giustizia-amministrativa.it); - a metà novembre la società proponente notifica il ricorso contro la sentenza del TAR di Latina del 14 settembre 2009 n. 200900819, al Consiglio di Stato.


MA LE POSIZIONI SONO CAMBIATE!!!!!! 


La Regione Lazio in una nota del 16 Luglio 2012 (giunta Polverini), esprime parere favorevole alla costruzione dell’ impianto, condizionatamente alle prescrizioni e alle limitazioni espresse dai soggetti partecipanti alla conferenza dei servizi. Il 13 Dicembre del 2012 dalla conferenza dei servizi emergono i pareri favorevoli di: Regione Lazio, ASL Latina, vigili del fuoco, consorzio per lo sviluppo industriale Roma - Latina (???), Soc. TERNA s.p.a., mentre il comune di Pontinia dissente e ribadisce il proprio parere negativo. Il 5 Marzo 2013 (poco dopo le elezioni), la regione trasmette alla presidenza del consiglio dei ministri - dipartimento per il coordinamento amministrativo, l’esito della conferenza dei servizi con quanto sopra emerso. Il dipartimento per il coordinamento amministrativo, in una riunione del 22/04/2013, chiede alla regione e alla provincia le prescrizioni relative al superamento delle criticità progettuali. Chiede poi al comune di Pontinia di fornire le sue indicazioni integrative, relativamente alla posizione assunta precedentemente in conferenza dei servizi, in considerazione della necessità di adeguamento del progetto della centrale a biomasse da parte della società Pontinia Rinnovabili A.R.L. In sostanza l’ufficio della presidenza del consiglio preposto (il dipartimento per il coordinamento amministrativo) dice:


"QUESTA CENTRALE DEVE ESSERE FATTA, SE CI SONO PRESCRIZIONI INDICATELE CHE LA SOCIETA’ COSTRUTTRICE LE RISPETTERA’".


Il comune di Pontinia il 3/5/2013 trasmette una nota che ribadisce la contrarietà al progetto per ragioni di salute pubblica supportato dal parere della ASL nelle precedenti comunicazioni. Come prescrizione chiede che la centrale non debba superare 1 Mw. Il problema è che la ASL questa volta ha dato parere positivo. Nella conferenza dei servizi del 27 Gennaio 2009 segnalava che in presenza di indicazioni epidemiologiche con margini di incertezza non potrà che condividere le prescrizioni finalizzate alla riduzione e/o eliminazione di ogni potenziale rischio per la popolazione esposta.

VORREBBE DIRE: SE LA CENTRALE NON INQUINA NON CI SONO RISCHI.

Che è come dire SE ti fermi al semaforo non fai incidenti, SE non vai a rubare non rischi l’arresto, SE usi il casco in motorino non rischi di farti male ecc….ecc…. cioè vorrebbe dire SE rispetti le regole non ti succederà niente di male. SE…… SE…. ma purtroppo di incidenti ne succedono, i ladri vengono arrestati e non tutti usano il casco, quindi purtroppo non tutti rispettano le regole e spesso non è facile farle rispettare e cito l’esempio dell’ILVA di Taranto o delle decine di aziende che vengono denunciate per reati ambientali.

Figura 4 – l’ILVA di Taranto



Il 7 Maggio 2013 la Regione Lazio (giunta Zingaretti), trasmette le “prescrizioni” che la società costruttrice della centrale dovrà rispettare (sempre dopo che verrà costruita). Le prescrizioni riguardano quanto sopra esposto, polveri, sfruttamento delle falde, sicurezza del suolo impatto ambientale ecc… quindi una serie di interventi tecnici che la società dovrà fare per tutelare salute e territorio. L’8 Maggio 2013, anche la provincia si esprime sulla falsa riga della regione con prescrizioni analoghe. Sempre l’otto Maggio 2013 (….che coordinamento e quanta celerità!) anche la ASL di Latina viste le note di Regione e provincia, non può che esprimere parere positivo al progetto. Il 5 Luglio del 2013, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, delibera la realizzazione della centrale a Biomasse di Pontinia secondo le prescrizioni espresse dalla Regione Lazio, la Provincia, la ASL di Latina e che le predette amministrazioni vigileranno sul puntuale rispetto delle stesse. 

5) DITTA COSTRUTTRICE 
La società che vuole realizzare la centrale a Biomasse di Pontinia è la Pontinia Rinnovabili s.r.l. di Milano del sig. Fabio Ferretti. La società a fronte di un investimento CALCOLATO di 80 mln di Euro, godrà di un contributo statale di 8,8 mln di Euro.

sabato 26 maggio 2012

dal 31 Maggio Cinemambiente Torino

La 15^ edizione di CinemAmbiente, il più importante festival di film a tematica ambientale, avrà luogo a Torino, da giovedì 31 Maggio a martedì 5 Giugno 2012, data in cui si festeggia il World Environment Day (WED), la Giornata Mondiale dell'Ambiente promossa da United Nations Environment Programme (UNEP). Presidente della giuria del Concorso Internazionale Documentari della 15^ edizione sarà Yann Arthus-Bertrand, regista di capolavori pluripremiati del cinema ambientale come HOME-La nostra terra. Come ogni anno il Festival si struttura con un progr amma ricco e variegato, sia in termini di tematiche affrontate che di linguaggi utilizzati. Saranno presentati durante l'evento circa 100 film suddivisi tra le sezioni competitive nazionali ed internazionali (Concorso Internazionale Documentari, Concorso Documentari Italiani, Concorso Internazionale Mediometraggi), la sezione Ecokids -dedicata al pubblico più giovane- e la sezione Panorama, che approfondisce alcuni temi cardine del festival, come la crisi, l'alimentazione e l'energia. Oltre al cinema, il festival propone numerosi appuntamenti letterari e tante iniziative collaterali come FierAmbiente, Park(ing) Day, mostre e tanto altro. La conferenza stampa di presentazione del festival è fissata per il 24 maggio prossimo alle ore 11.30 presso la Mole Antonelliana - Museo Nazionale del Cinema, Torino.

lunedì 21 maggio 2012

La terra trema e lo stoccaggio di metano nel sottosuolo

 Dal blog ecoalfabeta.blogosfere.it vogliamo riportare un interessante argomento che si aggiunge alla lista. Non abbiamo bisogno di Turbogas e la situazione del metano diventa pericolosa.

 ENI continua a stoccare gas metano nel sottosuolo della pianura padana in prossimità delle faglie tettoniche, note da oltre 10 anni e sta aumentando la pressione di stoccaggio. Una pratica rischiosa, soprattutto dopo il terremoto di domenica.

Il fisico e sismologo fa notare nel suo blog il fatto che ENI abbia continuato a stoccare gas metano (1) nei siti esausti della pianura padana, nonostante fosse noto da tempo che la zona è attraversata da diverse faglie.

Ho creato la mappa qui sopra per mostrare la posizione dei siti di stoccaggio della pianura padana, la posizione delle principali faglie e la localizzazione del terremoto di domenica scorsa (sud: indicazione USGS, nord: indicazione INGV). La mappa è disponibnile anche in Google maps.
Attenzione: non sto affermando che ENI ha causato il terremoto, naturalmente, ma è opportuno osservare che:
  • I siti di stoccaggio si trovano praticamente tutti in prossimità delle faglie;
  • ENI nega in modo un po' blando il fatto che esista una correlazione tra stoccaggio e attività sismica; (2)
  • normalmente il gas viene immagazzinato alla pressione originaria del giacimento. Per aumentare le riserve di gas (e venderne di più) ENI sta iniziando ad usare la discutibile pratica della sovrapressione.
Esistono almeno tre siti (Settala, Sergano e Ripalta) in cui il gas è stoccato a pressioni del 107-110% di quella originaria.
Il principio di precauzione dovrebbe fermare queste pratiche, oltre a evitare nuovi siti di stoccaggio (ENI vorrebbe aumentare la capacità complessiva da 14 a 22 km³), perchè il nostro obiettivo è diminuire i consumi di gas.
Un ringraziamento a Paolo che mi ha messo la pulce nell'orecchio sulla questione.
(1) Lo stoccaggio del gas importato dall'estero nel sottosuolo viene fatto durante la stagione estiva, per aumentare le riserve per il periodo invernale. Questo è l'elenco dei siti di stoccaggio italiani. Ognuno dei siti di stoccaggio indicati sulla mappa include decine di pozzi diversi.
(2) Nella pagina della FAQ si afferma che "Nessuno degli studi e delle analisi condotte in questi anni ha evidenziato possibili correlazioni fra fenomeni sismici e lo stoccaggio di gas nel sottosuolo. Come ulteriore e continua verifica, tutti i giacimenti sono costantemente monitorati con appositi sensori inseriti nel sottosuolo al fine di rilevare eventuali eventi microsismici nel corso delle fasi di iniezione ed erogazione."

venerdì 27 aprile 2012

AMBIENTE E SALUTE, BENI COMUNI DA DIFENDERE INSIEME - sabato 28 aprile Borgo Sabotino - Latina

Legambiente, in collaborazione con l’Avis Lazio, il Terracina Social Forum e l’Osservatorio Nazionale Amianto organizza per sabato 28 aprile 2012, dalle ore 10.00 alle 16.00, presso il Villaggio della Legalità di Borgo Sabotino (LT) il convegno “AMBIENTE E SALUTE, BENI COMUNI DA DIFENDERE INSIEME“, dove la parola “insieme” sta ad indicare non solo le correlazioni tra ambiente e salute umana, ma anche la volontà di collaborare delle associazioni coinvolte.

L’iniziativa ha come obiettivo quello di celebrare la Giornata mondiale delle vittime dell’amianto, stabilita il 28 gennaio del 2005 a Porto Alegre (Brasile), durante il Forum Mondiale dell’Amianto e poi confermata alla Conferenza europea sull’amianto del 22-23 settembre 2005. Una celebrazione doverosa e un impegno comune che deve essere rinnovato, anche in considerazione dei circa 120.000 morti l’anno e delle 32 milioni di tonnellate di amianto che ancora si maneggiano senza precauzioni. Nella provincia di Latina ancora troppi capannoni, civili abitazioni, stalle e strutture pubbliche posseggono il pericoloso materiale. Ricordiamo a questo proposito l’importante sentenza pronunciata dal tribunale di Torino, contro i responsabili Stephan Schmidainy e Jean Marie de Cartier condannati a 16 anni e al risarcimento dei danni alle vittime in solido come responsabili civili per la produzione e diffusione sistematica del pericoloso materiale (eternit).
L’iniziativa è l’occasione per ricordare anche la tragedia di Chernobyl, accaduta il 26 aprile del 1986, quando l’unità numero 4 della centrale nucleare ucraina ha avuto il più grande incidente nucleare della storia. L’area contaminata ha riguardato una superficie tra 125 e 146.000 chilometri quadrati e parte dei territori di Ucraina, Bielorussia e Russia. Furono evacuate più di 130.000 persone in un raggio di 30 chilometri. Secondo stime credibili si contano diverse centinaia di migliaia di decessi tra morti dirette e indirette. Una tragedia mondiale da ricordare, anche per chiedere l’uscita definitiva dell’intera Europa dalla follia nucleare, per fortuna chiusasi in Italia con la vittoria di ben due referenda. Proprio il territorio pontino, con due centrali nucleari, è di quelli che hanno pagato il prezzo più elevato per una servitù di morte che deve essere liquidata quanto prima. La soluzione è l’organizzazione di un sistema diffuso e democratico di produzione elettrica da fonte rinnovabile.

Il programma:

Moderatore: Marco Villa – Avis Lazio e Terracina Social Forum
Interverranno:

Ore 10.00 Lello Turri – coordinatore provinciale di Libera
Avv. Ezio Bonanni – Osservatorio Nazionale Amianto
Stefania Divertito – giornalista e autrice dei libri “Amianto. Storia di un serial killer” e “Toghe verdi”
Lorenzo Parlati – presidente Legambiente Lazio
Al termine degli interventi della mattinata sarà proiettato il documentario “In noi tra noi. Amianto” di Marco Zarotti
Pranzo sociale a contributo

Modera: Alessandro Loreti – presidente circolo Arcobaleno Legambiente Latina

Ore 14.30 Tonino Mancino – Forum pontino dei Diritti e dei Beni Comuni
Proiezione di dieci minuti del nuovo documentario di Gianfranco Pannone “Scorie in libertà”
Dott. Silverio Guarino – Ordine dei Medici e Odontoiatri della provincia di Latina e rappresentante ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente
Roberto Lessio – giornalista de Il Caffè ed ex Presidente regionale AIAB – Associazione Italiana Agricoltura Biologica, ora giornalista de Il Caffè

Durante il convegno verranno vendute dai volontari le FARFALLE DELLA SOLIDARIETÀ della UILDM (Unione Italiana Lotta ala Distrofia Muscolare), a fronte di un contributo minimo di 5 euro l’una, assieme al materiale informativo sull’Associazione e sulle malattie neuromuscolari.

domenica 22 aprile 2012

Pareggio di bilancio in Costituzione

- di Fabrizio Verde -

Con 235 sì, irrompe nella Costituzione italiana, accompagnato da uno strano silenzio dei media mainstream, il vincolo al pareggio di bilancio approvato in seconda lettura anche al Senato. Si completa così l’iter parlamentare del disegno di legge, molto contestato in sede extraparlamentare in quanto d’inconfutabile stampo neoliberista, che essendo stato approvato con una maggioranza qualificata dei due terzi, non dovrà neppure essere sottoposto al giudizio popolare attraverso il referendum confermativo. La grande coalizione-ammucchiata PD-PDL-UDC ha votato compatta, mentre si sono opposte Lega Nord ed Italia dei Valori.
A venire modificato è segnatamente l’articolo 81 della carta costituzionale nata dalla Resistenza, ma già ampiamente stravolta negli anni, che adesso recita: «Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico. Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali», quali «gravi recessioni economiche, crisi finanziarie, gravi calamità naturali».
Una modifica che risulta stridente rispetto all’impianto dato alla carta fondamentale dai padri costituenti, che all’articolo 3 recita: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».
Dunque, il ruolo dello stato nell’economia, pensato quasi come una sorta di guida dall’Assemblea Costituente, esce irrimediabilmente ridimensionato, quando in un periodo come questo di recessione piena, come insegna Keynes, la domanda, i consumi e l’occupazione potrebbero essere risollevati tramite un massiccio piano d’intervento statale.
Come beneficio, si avrebbe il calo del debito pubblico per effetto dell’aumento delle entrate fiscali. Al contrario, la strada imboccata – monetarista-liberista imposta dalla Germania – porterà con l’austerità un aumento della disoccupazione accompagnata ad una diminuzione delle entrate fiscali. Con relativo aumento del deficit pubblico come ciliegina, decisamente amara, sulla torta farcita con  lacrime e sangue dei lavoratori italiani.
La ratio della norma, sembra proprio improntata alla demolizione delle teorie elaborate dall’economista britannico, che nel dopoguerra – visto il successo della “rivoluzione keynesiana” -venne definito probabilmente in maniera frettolosa il distruttore di Marx. Anche se, come la storia ha mostrato, le contraddizioni del sistema capitalistico sono tante e tali, che l’attualità delle teorie elaborate dal filosofo di Treviri restano pressoché intatte.
Come spiegato in maniera chiara ed impeccabile dall’economista Vladimiro Giacché intervistato dal portale Today: «Il pareggio di bilancio, di fatto, sancisce l’illegalità del keynesismo. Secondo Jhon Maynard Keynes, nei periodi di recessione, con la ‘domanda aggregata’ insufficiente, era lo Stato, tramite il deficit spending, a far ripartire l’economia. Secondo questo principio, il deficit si sarebbe poi ripagato quando la crescita fosse ripresa. Ora, impedendo costituzionalmente il deficit di bilancio dello Stato – se non per casi eccezionali e comunque per periodi di tempo limitati – tutto ciò sarà impossibile. Da oggi il nostro paese abbraccia ufficialmente l’ideologia economica per la quale la priorità è evitare il deficit spending, ossia che lo Stato possa finanziare parte della domanda indebitandosi.
Questa cosa può sembrare apparentemente ragionevole per paesi indebitati come il nostro, ma in realtà è assolutamente folle. Così facendo si stanno replicando gli errori drammatici degli anni ’30: quando ci si trova alle prese con la recessione, oggi come ottanta anni fa, accade che i privati investono meno. Ed è qui che sarebbe fondamentale un deciso intervento pubblico, con investimenti che facciano in modo che la “domanda aggregata”, cioè l’insieme dell’economia, aumenti, per ripresa. Questi effetti benefici, poi, si riassorbirebbero negli anni a seguire con effetti positivi sui conti pubblici. Ad esempio, con un maggior introito di tasse, il governo avrebbe avuto un rientro maggiore. Da oggi, invece, questo non sarà più possibile».
Insomma, il Parlamento italiano, in combutta col governo dei tecnici invocato in modo taumaturgico per “salvare” l’Italia, stravolge la Costituzione italiana inserendovi una norma che si configura come una specie di estensione a livello continentale di una norma tedesca che regola il rapporto tra Stato centrale e Laender, che farà avviluppare ancor di più quello che una volta era il Belpaese e l’intero continente nella spirale perversa composta da austerità e recessione.

sabato 21 aprile 2012

Vicino agli inceneritori, aumenta la mortalità per tumore

noinceneritorepadova.it
da  Terra Nuova

Uno studio riguardante i due inceneritori di Forlì ha evidenziato un'associazione tra esposizione ai fumi e cancro al colon retto negli uomini e aumento di mortalità per tumore tra le donne. Il lavoro, condotto da Arpa Emilia Romagna e ricercatori del Lazio, ha valutato l'esposizione sulla base della caratterizzazione geografica per mezzo di modelli di dispersione degli inquinanti. Le informazioni sugli eventi sanitari sono state raccolte all'interno di uno studio che ha seguito la storia passata di ciascun individuo coinvolto. I due inceneritori oggetto dell’indagine si trovano nel comune di Forlì, a circa 3 km dalla città e a circa 200 metri l'uno dall'altro. Si tratta di un inceneritore di rifiuti solidi urbani (RSU), che ha iniziato ad operare nel 1976, e di un inceneritore di rifiuti ospedalieri, il cui inizio dell’attività risale al 1991. Al di là degli adeguamenti tecnologici effettuati, la posizione e la struttura dei due impianti è rimasta sostanzialmente la stessa nel tempo di osservazione, con l'unica consistente modifica dell'altezza del camino dell’inceneritore di rifiuti speciali, passato da 39 a 49 metri. L’area di studio è stata definita come il cerchio di raggio di 3,5 km intorno ai due inceneritori (il punto centrale è stato definito come equidistante tra di due camini). L’area è ad uso prevalentemente agricolo, il restante territorio sono occupati da tre piccole aree industriali da un centro abitato e dal confine dell'area urbana. Oltre agli inceneritori, le altre fonti principali di inquinamento atmosferico sono il traffico (urbano e autostradale) e il riscaldamento per il periodo invernale. Per la definizione dei traccianti ambientali degli inceneritori e degli altri fattori di pressione presenti nell’area, sono stati considerati i risultati di uno studio ambientale condotto nel periodo 1997-2000. In base a considerazioni sui punti di massima e minima ricaduta degli inceneritori e di tutte le altre fonti e di monitoraggi effettuati in questi punti, è stato deciso di considerare i metalli pesanti come traccianti dell’esposizione ad inceneritori, mentre per tutte le altre sorgenti è stato utilizzato come tracciante il biossido di azoto. Sono stati coinvolti i soggetti che risiedevano nell'area di studio al 1 gennaio 1990 o che sono entrati successivamente nell’area di studio fino al 31 dicembre 2003. Per questi ultimi, è stato calcolato un minimo di cinque anni di residenza precedenti al periodo di follow-up. Il follow-up è stato effettuato tramite record linkage con la banca dati di mortalità regionale (dal 1990 al 2003), la banca dati del Registro Tumori Romagnolo (dal 1990 al 2003) e il database delle Schede di Dimissione Ospedaliera (dal 1999 al 2003). Le analisi interne hanno mostrato associazioni con il cancro al colon retto negli uomini. L'esposizione agli inceneritori è risultata associata con la mortalità per tumore tra le donne, in particolare per tutte le sedi tumorali e per stomaco, colon, fegato e cancro al seno. I risultati, non omogenei tra i sessi e fra i tipi di outcome indagati (mortalità e incidenza), aprono ulteriori domande riguardo alle possibili relazioni causali, offrendo comunque alcuni segnali di interesse da tenere in considerazione per ulteriori studi. 

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR Parma, 13 aprile 2012

venerdì 20 aprile 2012

Zero Waste Lazio: Firma Day, il 21 aprile





http://www.zerowastelazio.it/

FIRMA-DAY in tutta ROMA ci saranno molti tavoli di raccolta firme, spettacoli, convegni, musica a ROMA per:
Sabato 21 aprile: Natale di Roma
la Rinascita ambientale arriva con la raccolta differenziata:
raccogliamo le firme per fare la differenza!

Sabato 21 aprile sarà possibile firmare in tutta la città per la Deliberazione di iniziativa popolare “Roma verso Rifiuti Zero” (per sapere dove firmare leggete l’elenco sul retro).
La delibera è frutto del lavoro condiviso di associazioni, comitati e coordinamenti espressione di tutti i Municipi di Roma per chiedere che anche nella capitale d’Italia si faccia la raccolta differenziata: per proteggere il paesaggio, tutelare l’ambiente, salvaguardare la salute dei nostri figli e anche delle nostre tasche.
Firma Day, il 21 aprile raccolta firme in tutta Roma !! - Rete Zero Waste Lazio
La città di Roma produce ogni giorno 5.000 tonnellate di rifiuti

Di questi solo il 15-20% viene differenziato e trattato, il resto finisce nelle megadiscariche, come Malagrotta, anche se la legge prevede che i rifiuti urbani debbano essere trattati in impianti adeguati.

Risultato:

- si recupera e si ricicla pochissimo sprecando materie prime (in un Paese che non ne ha), come la carta e la plastica,

- si continua a devastare ed avvelenare il territorio mettendo in serio pericolo la salute delle persone e dell’ambiente con discariche di mondezza ed incenerendo plastica e carta,

- si pagano alla UE le sanzioni (che gravano come onere fiscale sui cittadini) perché si continua a conferire i rifiuti non trattati in megadiscariche, pur avendo recepito la normativa europea che vieta tale pratica (alla fine dell’anno in corso ROMA deve raggiungere il 65% di differenziata , ma siamo ancora fermi al 25%).

L’alternativa c’è ed è già stata adottata in grandi città: è il percorso verso Rifiuti Zero, ovvero il percorso verso la chiusura del ciclo dei rifiuti senza inceneritori e con piccole discariche temporanee per le sole frazioni residue non riciclabili. Il primo passo è avviare subito in tutta la città di ROMA l’estensione della raccolta differenziata porta a porta, che già funziona in alcuni quartieri, la massimizzazione del riciclo/recupero di rifiuti con impianti di riciclo degli imballaggi e di compostaggio dell’organico. Impianti ad impatto zero che costano 20 volte meno degli inceneritori e delle discariche.

La raccolta differenziata a regime consentirà in futuro di risparmiare grazie alla riduzione della Tariffa comunale per coloro che produrranno meno rifiuti, premiando i comportamenti virtuosi in base la principio “che meno inquina, meno paga”.

Stiamo raccogliendo le firme perché Roma scelga questo percorso: chiediamo che il Sindaco e la Giunta Capitolina, consapevoli del ruolo nazionale in materia di rispetto dell’ambiente e di tutela della salute dei cittadini, assumano l’impegno di intraprendere il percorso verso “Rifiuti Zero” al 2020 stabilendo il raggiungimento del livello minimo del 65% di raccolta differenziata entro il 31/12/2012 come previsto dalla legge vigente.

Scarica il programma:
firmaday firmaday [65 Kb]

mercoledì 4 aprile 2012

Architettura Ecosostenibile, arrivano le tegole fotovoltaiche

LA COPERTURA: ARCHETIPO DELL’ABITARE E DELLA CONTEMPORANEITA’
Dal sito: www.ArchitetturaEcosostenibile.it

In principio i tetti furono realizzati con corteccia, foglie e steli; la combinazione tra tecnica e forma ha definito diversi modelli ormai impressi nella memoria genetica dell’uomo. Il tetto inclinato, migliore soluzione per il reflusso dell’acqua piovana, rappresenta, nella sua forma costruttiva, l’archetipo di copertura e, più in generale, dell’intera abitazione. Nel tempo il tetto, protezione e delimitazione di volumi, ha subito trasformazioni a seconda dei materiali a disposizione (o mancanza) e conoscenze acquisite dell’uomo. La sperimentazione tecnologica e la deontologia degli architetti ed ingegneri può portare a nuove forme che trascendono le esperienze consolidate. Un esempio di come la bellezza e coerenza possa dialogare con il passato è rappresentato dall’intervento degli architetti Brückner & Brückner nel Centrum Bavaria Bohemia a Schönsee. Dall’ampliamento e riqualificazione dell’antica birreria si è ricavato un centro culturale e landmark territoriale. L’intervento è semplice ma di forte impatto: è stato aggiunto un volume trasparente sulle solide mura di pietra e realizzata la copertura con tegole piatte trasparenti, realizzate ad hoc da un produttore locale. La copertura ricorda gli elementi tipici dei fienili dell’Alto Palatinato, dotati di coperture trasparenti per illuminare gli ambienti del sottotetto. Il sistema di retroilluminazione con fibre ottiche trasforma, di notte, l’edificio in un’ architettura suggestiva ed accattivante: ogni tegola è un pixel illuminato e colorato che forma assieme, straordinarie immagini.

Il tetto inclinato è la forma primordiale della casa. La forma è rimasta la stessa negli anni, ma le necessità costruttive, energetiche ed estetiche hanno suggerito nel tempo sempre nuove soluzioni tecnologiche: alle tradizionali tegole in laterizio, ardesia, legno e metallo, si sono aggiunte le tegole fotovoltaiche, in cemento anti-smog e trasparenti. L’installazione aggiuntiva di pannelli fotovoltaici (complanari e non) sui tetti a falde
esistenti, è supportata da motivazioni energetiche. L’obiettivo di sostenibilità ed efficienza energetica edile si scontra però con l’architettura e la memoria storica e paesaggistica delle nostre città. Condizionatori, caldaie, antenne ed insegne pubblicitarie hanno determinato un impatto visivo, tanto sgradevole quanto nocivo. La vista è offesa e la coscienza ecologica (o economica) sarà messa a tacere per circa un ventennio. A questo punto, la ricerca di soluzioni integrate e non supplementari al sistema copertura, è fondamentale sia per le nuove costruzioni che per il restauro e il recupero delle vecchie.

TEGOLE FOTOVOLTAICHE O A CELLE SOLARI

TEGOLE TRASPARENTI

TEGOLE DEPURANTI

   

lunedì 2 aprile 2012

A Marsiglia si chiude il FAME e nasce la Rete Europea per l’Acqua Pubblica

Si è svolto a Marsiglia dal 14-17 marzo 2012 il Forum Alternativo Mondiale dell'Acqua.
sito del FAME: Fame2012.org
Articolo pubblicato su AgoraVox.it di Caterina Amicucci
 
Si è chiuso ieri con una grande e colorata manifestazione che ha attraversato il centro di Marsiglia il Forum Mondiale Alternativo dell’acqua. Contemporaneamente andava in scena ai margini della città il consueto carnevale locale, che quest’anno è stato finanziato delle multinazionali riunite nel Consiglio Mondiale dell’Acqua, l’organizzazione privata organizzatrice del foro ufficiale, ed è stato così costretto a partire dal Palazzo dei Congressi sede dei lavori. Una fotografia che ben rappresenta il diverso esito dei due eventi. Il forum ufficiale, un flop costato milioni di euro e che ha costretto Nicolas Sarkozy a cancellare la sua partecipazione pochi giorni prima dell’apertura dei lavori, è stato snobbato da tutte le altre cariche degli stati incluso il nostro ministro Corrado Clini. Dall’altro lato della città il forum alternativo in mattinata si era chiuso con l’approvazione di una dichiarazione finale che ribadisce la volontà del movimento di arrestare la privatizzazione e la finanziarizzazione dell’acqua e ottenere il pieno riconoscimento dell’acqua come diritto. Il testo contiene anche un diretto appello alle Nazioni Unite di riportare il dibattito politico sulle risorse idriche in seno istituzionale organizzando un forum “legittimo” a ottobre del 2014. Un movimento che sembra crescere molto rapidamente e che esce dall’appuntamento marsigliese estremamente rafforzato. L’assemblea si è infatti conclusa con le dichiarazioni di impegno delle reti regionali. Il balzo in avanti più significativo è stato il lancio ufficiale della rete europea dei movimenti dell’acqua, fortemente voluta dalla delegazione italiana e che aveva mosso i suoi primi passi a Napoli lo scorso dicembre. La rete ha varato una carta basata su quattro punti fondamentali: 1) l’acqua non è una merce ma un diritto universale ed un bene comune 2) il superamento del full cost recovery come principio guida del finanziamento del servizio idrico 3) garantire a tutti l’accesso al quantitativo minimo vitale d’acqua 4) la partecipazione dei cittadini e dei lavoratori alla gestione del servizio. La prima attività su scala europea sarà quella di utilizzare l’iniziativa dei cittadini europei, ovvero lo strumento di democrazia diretta recentemente introdotto dal trattato di Lisbona. L’obiettivo è raccogliere un milione di firme in sette paesi per invertire la trazione privatizzatrice dell’Unione e proporre un’iniziativa legislativa alla Commissione. Un bilancio positivo anche nei numeri e nella qualità del dibattito e della partecipazione. Oltre 2000 partecipanti registrati e 50 fra workshop e conferenze, che hanno approfondito tutti i principali temi legati all’acqua, ma soprattutto hanno rafforzato i legami e la strategia interna. Una delle questioni che maggiormente ha animato i dibattiti è quella su quale modello di pubblico il movimento intende abbracciare. Un dibattito aperto che apre un interessante confronto sia culturale che fra tradizioni politiche diverse ed essenziale nella riflessione complessiva sul tema dei beni comuni. Nel giorno di chiusura è arrivata anche la notizia che la sezione francese di Amnesty International e Reporter sans Frontière hanno aperto un fascicolo sul caso dei mediattivisti fermati dalla polizia in occasione dell’apertura dei lavori del forum ufficiale. Gli attivisti erano stati prelevati dal palazzo dei congressi e trasportati in questura per poi essere rilasciati, al termine della cerimonia, senza nessuna spiegazione e richiesta di scuse. Un fatto inquietante che ben si sposa con la natura privatistica dell’evento. 

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