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mercoledì 8 febbraio 2012

La fine del Mito Nucleare Francese

Costi del nucleare: la fine di un mito. Anche in Francia è l'ora delle scelte

1 febbraio 2012
Green Report.it


Il rapporto sui costi del nucleare pubblicato ieri dalla Corte dei Conti francese è una vera e propria bomba lanciata nel dibattito delle elezioni presidenziali che è molto guardingo sul nucleare.
Il rapporto, pubblicato da una "juridiction indépendante", distrugge il mito del nucleare francese a buon mercato che qualcuno anche in Italia aveva raccontato prima e durante la campagna referendaria, evidenziando i costi intrinseci dell'energia atomica."Sortir du nucléaire", la rete antinucleare francese, sottolinea: «A qualche mese dalle elezioni presidenziali, i candidati devono subito prendere posizione sul proseguimento delle grandi spese di questo metodo di produzione dell'elettricità, o per una svolta decisiva verso delle energie meno inquinanti ed infinitamente meno care. Finito lo status quo, ecco l'ora delle scelte!» Il verdetto della Corte dei conti sembra senza appello: il costo medio del nucleare nel 2010 era a 49,5 euro il MWh e quello dell'energia prodotta dal nuovo reattore Epr addirittura da 70 a 90 € il MWh. Il rapporto mette in evidenza il balzo in avanti dei costi per la costruzione dei nuovi reattori e seppellisce economicamente l'Epr. «Il nucleare conferma così di essere la sola tecnologia nella quale i costi di costruzione aumentano con il tempo - sottolinea "Sortir du nucléaire" - La Cour des Comptes non si arrischia, ma non è vietato trarre delle conclusioni sulla competitività crescente delle energie rinnovabili, i cui costi di produzione non fanno che decrescere». Anche i costi di manutenzione degli impianti nucleari sono destinati a crescere, facendo aumentare dal 10 al 15% i costi di produzione. Secondo cifre fornite dalla stessa multinazionale energetico-nucleare francese Edf assommano a 3,7 miliardi di euro i fondi da destinare ogni anno alla manutenzione dei reattori francesi ed al rafforzamento delle norme di sicurezza , una somma che bisognerà rivedere al rialzo, visto che, nonostante gli stress test, le valutazioni finali sui rischi del post-Fukushima devono ancora essere completate e che l'Autorité de sûreté nucléaire (Asn), non certo famosa per il suo rigore, ha definito le cifre fornite da Edf molto ottimistiche. "Sortir du nucléaire" spiega: «Sappiamo già che il costo dell'elettricità dovrà aumentare. E' tempo di finirla di criminalizzare le rinnovabili: è proprio il nucleare che è responsabile di questo aumento! Le incertezze e le zone grigie indicate dalla Cour des Compte la dicono lunga sulla prossima impennata dei costi». Ma ci sono costi ancora più difficili da calcolare: quelli dello smantellamento delle centrali e delle scorie. Fino ad ora queste cifre venivano calcolate sulla base di dati forniti dalla stessa Edf, ma la Corte dei Conti si è rifiutata di convalidarle. Si tratta di 18,4 miliardi di € per lo smantellamento dei 58 reattori in funzione in Francia, ma la Corte la giudica una cifra poco realistica, anche in relazione ai costi molto più alti che i registrano in altri Paesi. La stessa cosa vale per le scorie nucleari. La stima Edf è di 28 miliardi di € per la loro gestione a lungo termine (escluso il combustibile nucleare esausto), una previsione definita «Fragile».
Il problema è anche che la politica tradizionale francese, sempre pronta a difendere il nucleare, non ha messo in bilancio le cifre necessarie a gestirlo: dei 27,8 miliardi necessari per i costi che arriveranno sono disponibili solo 18,2 miliardi. Edf ha dovuto trovare i soldi per il nucleare attingendo ai fondi per la gestione delle reti di distribuzione. Ma alla fine non saranno le grandi aziende (partecipate dello Stato o statali) a pagare il conto, ma i contribuenti francesi. Nonostante tutto, "Sortir du nucléaire", non si fida nemmeno delle clamorose cifre del rapporto, dato che è stato commissionato dal Presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy con il mandato di analizzare solo alcuni aspetti dell'industria nucleare: «Questo studio è paragonabile ad una fotografia. Comporta numerose zone d'ombra... e molti elementi essenziali restano fuori dall'inquadratura». Gli ambientalisti si riferiscono ai "costi occulti": «La valutazione della gestione delle scorie omette così di tener conto sia dei residui minerari (che rappresentano migliaia di tonnellate di materiali inquinanti) che dell'uranio impoverito, con il pretesto che sarebbe una materia valorizzabile». La Corte dei conti si occupa anche della possibilità di incidenti e chiede che venga urgentemente ratificata e la Convention de Paris, che permetterebbe di portare a 200 milioni di euro le somme a carico dei gestori degli impianti nucleari in caso di incidente. «Ma questo ammontare resta irrisorio di fronte al costo di un incidente grave del tipo di Fukushima, del quale la Cour des Comptes si è rifiutata di tener conto - dicono i no-nuke francesi - Infine, constatiamo che la Cour des Comptes non ha fatto parola del nucleare militare, la cui esistenza è d'altronde all'origine di quella del nucleare civile». Nell'audizione alla Cour des Comptes, "Sortir du nucléaire" aveva suggerito che fossero conteggiati tutte le esternalità negative sul prezzo della produzione di elettricità nucleare: la distruzione delle aree dove si realizzano miniere di uranio, i diritti violati dei popoli autoctoni, l'inquinamento dei corsi d'acqua e dell'ambiente, gli impatti sulla salute dei lavoratori e di chi vive vicino alle centrali «Che hanno un costo non indifferente per la società». La Cour des Comptes lancia l'allarme sui costi esponenziali dell'Epr e dello smantellamento delle centrali nucleari per i conti pubblici, rivelando così perché la Francia e molti Paesi cercano di allungare il più possibile la vita dei reattori nucleari, assumendosi rischi enormi ed esponendo la popolazione ad incidenti che, come si è visto a Fukushima Daiichi, superano quelli della costruzione di una grande centrale nucleare. «Lo status quo non è più possibile - concludono gli ambientalisti francesi - è in tutti i casi bisognerà fare una scelta. Piuttosto che inghiottire miliardi di euro all'anno in un insufficiente raffazzonamento delle centrali invecchiate, investiamoli nel risparmio energetico e nelle rinnovabili. Già nel 2006, uno studio dimostrava che, nella regione del Grand Ouest, si sarebbero potuti assicurare altrettanto bene i bisogni di elettricità se si fossero destinati i 3,3 miliardi di € che costava allora l'Epr alle alternative energetiche. Degli scenari di uscita dal nucleare esistono, applichiamoli prima che sia troppo tardi!».

sabato 22 ottobre 2011

Prima riunione del Forum Provinciale dei Beni Comuni

http://iodecido.blogspot.com
Cari, Vi informiamo che venerdì 28 ottobre, ore 21.00, nella sede del CESV di Latina (LatinaFiori - Torre5), è convocata la prima riunione del Forum Provincialedei Beni Comuni.

L'incontro è aperto a tutte le associazioni e cittadini che vogliono riappropriarsi di beni e servizi espropriati dalle grandi lobby affaristiche con il consenso di una politica troppo timida e subordinata. Organizziamoci insieme per riconquistare la nostra civiltà.

mercoledì 8 giugno 2011

I VERI MOTIVI DELLA MORATORIA

IL GOVERNO NON HA RINUNCIATO AL NUCLEARE

Dal disastro di Fukushima gli ardori atomici del governo Berlusconi non sono affatto placati. Nonostante la moratoria di 12 mesi per la costruzione delle centrali italiane l´attività del governo
freme. Lo dimostra il fatto che contestualmente alla moratoria è stato approvato il decreto sulla localizzazione delle centrali con le correzioni necessarie dopo la sentenza della Corte costituzionale che bocciava il primo decreto. La pausa imposta dall´apprensione di Berlusconi rispetto al fatto che il referendum sul nucleare potesse tirare la volata a quello sul legittimo impedimento ha riaperto i giochi nel governo e diversi ministri si scontrano per scegliere la cordata a cui affidare il business atomico da 30 miliardi.

Il piccolo reattore IRIS (International Reactor Innovative&Secure) della italoamericana Westinghouse-Ansaldo, inserito nel piano nucleare.

Ben pochi si sono accorti che all´interno del documento di scenario realizzato nel 2009 dal
Politecnico di Milano e dall´Enea per il MSE sono presenti oltre l´Epr di Areva, l´Ap1000 di Westinghouse anche l´Iris, reattore modulare, nel senso che se ne possono affiancare più di uno nello stesso sito su modello Fukushima, da 335 MWe, dal costo di circa un miliardo di euro, secondo gli estensori del rapporto, (tra i quali c´è il Professor Marco Enrico Ricotti, ora anche membro della neonata Agenzia per la sicurezza nucleare). Si tratta di un "nucleare minore" che potrebbe essere appetibile a una moltitudine di soggetti, oltre a Enel ed Eni. In uno degli scenari descritti dal rapporto, i primi due Iris gemelli saranno realizzati a partire dal 2020 per arrivare a installarne nel 2020 ben dieci unità gemelle: in totale venti reattori su 10 siti.

Gli intrecci sul nucleare

Nel frattempo altri appetiti si concentrano sul nucleare. E.On e GdF-Suez costituiscono una seconda cordata, l´altra è Enel-Edf per il nucleare con la benedizione di Gianni Letta, ma alla cordata hanno manifestato interesse Saipem (Eni), Ansaldo Energia (portatrice della tecnologia Westinghouse) e le utility A2A, Hera e Iren, mentre Edison è orientata verso Enel-Edf. Ap 1000 e Iris sono i reattori ideali per questi soggetti che possono così giocare ad avere un ruolo con il nucleare anche a livello locale.

Lo strano accordo

L´otto marzo 2011, tre giorni prima di Fukushima, Westinghouse annuncia un accordo con Endesa (controllata da Enel) per uno "scambio d´informazioni" in materia di Ap1000 propedeutico alla realizzazione di tali reattori in Spagna e in America Latina. Enel in Italia ha scelto, due anni fa, la tecnologia concorrente francese di Areva (Epr). È un segnale netto circa il fatto che gli interessi Usa in Italia riescono a influenzare anche rapporti già consolidati come quelli tra Enel ed Areva.

Legion d´Onore

Un ruolo fondamentale circa la scelta del nucleare francese lo svolge il braccio destro di Scajola ed ex direttore del ministero dello Sviluppo Economico Sergio Garribba che ha spinto con forza sull´opzione francese, ricevendone in cambio l´11 ottobre 2010 la Legion d´Onore francese poiché: «Sergio Garribba, ha fortemente contribuito a sviluppare un partenariato strategico "totale e senza limiti" tra Italia e Francia nell´ambito dell´energia nucleare». Un riconoscimento significativo per Garribba che si era visto soffiare al fotofinish la guida dell´Enea per la quale era i pole position.

Chi è con chi nella cordata nucleare

Con l´uscita di scena di Scajola e del potente Garribba, quindi, l´asse politico del nucleare sembra essersi spostato verso gli Usa. Sicuramente Prestigiacomo, Frattini e Letta sono per questa opzione, Romani è su una posizione d´attesa e anche Berlusconi, viste le frizioni sul piano internazionale con Sarkozy, è diventato abbastanza freddo sull´Epr.

Tratto da: http://www.repubblica.it

Immagine dal sito: http://www.youfeed.it/politica/moratoria-nucleare

lunedì 6 giugno 2011

Le più frequenti domande sul nucleare e le risposte giuste

parte 2 e 3

Un estratto dalla manifestazione di Lanciano di Marzo 2011. Essenzialmente il professore Federico Valerio si occupa di ricerca sulla prevenzione dei tumori e gli effetti dell'incenerimento dei rifiuti e delle biomasse, ma oggi vorrrei farvi conoscere la sua posizione sul Nucleare.

Risposta di Prof. Federico Valerio pubblicato sulla Rete No Inc
direttore del Dipartimento di Chimica Ambientale dell'Istituto Tumori di Genova
il blog: http://soccorsambiente.blog.tiscali.it/

D: Perché rinunciare al nucleare se siamo circondati da centrali nucleari in Svizzera, Francia, Paesi dell'Est?

R: In un incidente nucleare di tipo 5, ( la situazione iniziale a Fukushima) l'area di evacuazione della popolazione è di 20 chilometri. In un incidente grave come quello attuale di Fukushima e di Chernobyl, di grado 7, il raggio di evacuazione è di 30 km. I nostri confini sono a distanza di sicurezza dalle centrali dei nostri vicini. Le dosi di radiazioni assorbite diminuiscono in modo esponenziale con la distanza dalla centrale in avaria. Pertanto fa una enorme differenza stare a 20 chilometri, a 200 e a 2000 chilometri da una centrale soggetta a grave avaria. Inoltre è la stessa proliferazione nucleare ad aumentare il rischio: maggiore è il numero di centrali in funzione e maggiore è la loro età media, maggiore è la probabilità di accadimento di incidente. Al momento la storia insegna che in 57 anni di utilizzo civile della energia nucleare e con 443 centrali in funzione nel mondo, ci sono stati tre gravi incidenti, con parziale fusione del nocciolo ( Three Mile Island, 1979, Chernobil, 1986, Fukushima, 2011), in media uno ogni 10 anni. E' un rischio d'impresa che nessuna assicurazione è disponibile a coprire!
Comunque, Germania e Svizzera sembra che abbiano definitivamente rinunciato a costruire nuove centrali e a non prolungare oltre al programmato la vita delle centrali già costruite.
Visti i costi in crescita per assicurazione, per la costruzione ( aumento dei costi delle materie prime e della maggiore sicurezza) e per lo stoccaggio delle scorie e i costi in calo per i risparmi energetici e le fonti rinnovabili, non si esclude che altri paesi seguano questo esempio.

domenica 5 giugno 2011

Pontinia 9-10 Giugno: serate di festa per sostenere i referendum

L'importanza della parola referendum, in un'era nella quale la sovranità popolare vacilla, ha una eco che arriva lontano, portando con se la possibilità di un cambiamento epocale.

Il 12 e 13 giugno saremo chiamati a votare per i 4 quesiti che riguardano: la privatizzazione dell'acqua, i profitti sull'acqua, l'energia nucleare e il legittimo impedimento.
Quesiti che rivoluzioneranno il nostro modo di vivere la quotidianità e di vedere il futuro se non verranno abrogati con dei “SI”.

Data l'estrema importanza di fare informazione, l'associazione Culturale Cantiere Creativo con il contributo del comune di Pontinia e in collaborazione con Giorgio Libralato dell'associazione Ambientalista Ecologia e Territorio, ha deciso di organizzare due giornate di sensibilizzazione il 9 e 10 giugno attraverso la visione di film e documentari: Il Caimano, di Nanni Moretti, Flow.Per Amore dell'acqua di Irena Salina, Fall-out di Daria De Benedetti e concerti di musica dal vivo con Wild Hogs Blues Band (Pontinia), Alwaro Negro (Pontinia-Sabaudia) e DoctorBrain (Sezze).

Durante le due serate saranno presenti i partiti politici e le associazioni di Pontinia favorevoli ai SI per il referendum, che con il loro contributo informeranno i cittadini sui quesiti referendari.

Una vera e propria festa di chiusura della campagna referendaria, in conclusione di un percorso d'informazione che ci ha accompagnato già da il CinedocuForum fino a questo ultimo mese, impegnati in piazza Indipendenza a distribuire materiale informativo sull'acqua pubblica e contro il nucleare.

La programmazione delle due giornate presso il "Parco Dell'Unità d'Italia" (Central Park) in Viale Italia a Pontinia:

Giovedì 9 Giugno:


ore 19.00 proiezione del film : Il Caimano di Nanni Moretti
ore 21.00 Wild Hogs Blues Band (Blues)
ore 21.45 Alwaro Negro (Surf Rock)

Venerdì 10 Giugno:

ore 20.00 proiezione del film: Flow. Per amore dell'acqua di Irena Salina
ore 21.30 Proiezione documentario Fall-Out concerto DoctorBrain (Rock Italiano)

Il Cantiere Creativo vi aspetta!!!

Partecipa su Facebook: Evento

mercoledì 1 giugno 2011

Nucleare, troppi segreti

La protesta in Piemonte rilancia il problema anche per le centrali pontine
L’ultima protesta è di questi giorni, a meno di tre settimane dal referendum sull’energia atomica. E’ esplosa in Piemonte, ma è emblematica anche per Latina e il Garigliano. Riguarda il trasporto su treni speciali, da Vercelli fino in Francia, di carichi di scorie nucleari provenienti dalla centrale di Trino e dal deposito Avogadro di Saluggia. Naturalmente la gente non contesta i viaggi in sé, verso l’impianto di trattamento di La Hague: sa bene che sono indispensabili per smaltire tutti i materiali pericolosi accumulati da decine di anni. Ma vuole essere informata. Quei trasporti per ferrovia sono ad alto rischio, tanto che le prefetture delle province attraversate hanno predisposto un complesso sistema di emergenza, con tre gradi di pericolo, per garantire interventi rapidi in caso di incidenti. Solo che gli abitanti sono stati tenuti all’oscuro di tutto: non sanno quando passano i convogli e non sanno cosa fare se scatta l’allarme. Perfino i sindaci, finora, ne hanno ricevuto comunicazione con appena uno o due giorni di anticipo: troppo tardi per qualsiasi iniziativa concreta. Il piano di sicurezza prevede, infatti, che soltanto in caso di pericolo «molto grave», il terzo livello, la popolazione «sia immediatamente informata dalle autorità locali». «Ma a quel punto – protestano molti sindaci e i comitati dei cittadini – sarà troppo tardi per poter davvero adottare forme efficaci di tutela, con il coinvolgimento degli abitanti. E’ ovvio che il trasporto si deve fare, ma la gente va avvisata per tempo». «E’ un contributo alla trasparenza su un pericolo serio», sintetizza in particolare Emilio Chiaberto, sindaco di Villar Fioccardo. Ecco il punto: trasparenza e coinvolgimento della popolazione. Lo stabiliscono, tra l’altro, precise norme europee. Ed è un problema non solo piemontese. Al contrario: è l’ennesima dimostrazione di come, in fatto di nucleare, i cittadini siano sempre gli ultimi a «sapere». Il referendum nasce anche da qui: la gente vuole essere messa al corrente e vuole dire la sua. Ecco perché questa protesta «piemontese» conta anche per Latina e per il Garigliano, le due centrali «pontine» dove restano tuttora materiali radioattivi di vario livello. Tra l’altro, anzi, la maggior parte delle scorie che stanno partendo per la Francia vengono proprio dall’impianto del Garigliano: è il combustibile trasferito a suo tempo nel deposito di Saluggia, nell’ambito delle operazioni di decomissioning. Ecco, la centrale del Garigliano. Entrata in funzione nel 1964, ha cessato l’attività nel lontano 1978, tuttavia dopo ben 33 anni di fermo il piano di smantellamento non è stato ancora completato e i costi continuano ad aumentare. La bonifica totale del sito era prevista inizialmente per il 2016, ma la data è saltata: il nuovo termine è stato fissato per il 2021, anche se la Sogin, la società che si sta occupando dei lavori, sostiene ora di poter anticipare i tempi al 2019, tra otto anni. E con i tempi è lievitato anche il costo finale: secondo notizie di stampa attribuite alla stessa Sogin, si parla di almeno 450 milioni di euro. Forse di più. Una cifra che fa saltare i preventivi di spesa resi noti nel 2004 per il decomissioning di tutti i siti nucleari italiani: le centrali di Caorso, Trino, Latina e Garigliano, il deposito di Saluggia, i due impianti del ciclo del combustibile della Casaccia a Roma, quelli di Bosco Marengo (Alessandria) e di Trisaia (Matera) e i centri o laboratori di ricerca di Pisa ed Ispra. Secondo quel «bilancio», la spesa globale, inclusa la costruzione del deposito unico nazionale per le scorie, si aggirava sui 3,3 miliardi di euro: 864 milioni per i «siti minori» e il resto, pari a circa 2,5 miliardi, per le quattro centrali più il maxi bunker definitivo per gli 80 mila metri cubi complessivi di materiali da mettere in sicurezza. Ma tenendo conto della rivalutazione dopo sette anni da quella stima e, soprattutto, se solo per il complesso del Garigliano occorrono dai 450 ai 500 milioni, appare chiaro che la previsione fatta non basterà probabilmente nemmeno per il decomissioning delle quattro centrali dismesse che, a una media di 500 milioni l’una, «si mangiano» tutti o quasi i 2,5 miliardi previsti. Resta fuori, quanto meno, il deposito nazionale, che ha un costo enorme. Secondo l’agenzia «Zona Nucleare», che si occupa specificamente di questi problemi, ad esempio, tenendo conto anche di altri oneri (come i rimborsi all’Enel e all’Ansaldo per la decisione di abbandonare l’energia atomica dopo il referendum del 1987), il costo finale dovrebbe arrivare in realtà a molto più del doppio. Un costo che pesa sulle tasche di tutti gli italiani: viene coperto con i 6 centesimi di euro su ogni kilowatt della bolletta Enel di ciascun utente. Una specie di «nuclear tax» introdotta nel maggio del 2001 da un decreto del governo Amato per venti anni, fino al 2021. Anzi, secondo altri calcoli citati sempre da «Zona Nucleare», includendo anche i prelievi effettuati fin dal 1989 sempre sulle bollette elettriche, si potrebbero sfiorare i 10 miliardi di euro. D’altra parte non c’è da stupirsi di questa spesa enorme: negli Stati Uniti, soltanto per gli studi preliminari e per il progetto del maxi deposito sotterraneo da realizzare sotto il Monte Yucca (160 chilometri a nord ovest da Las Vegas, nel Nevada) sono stati spesi 7 miliardi di dollari e per la costruzione (valutazione 2003) erano stati previsti 58 miliardi. A far lievitare i costi fino a queste cifre, a parte ritardi burocratici, contrattempi, problemi vari che non mancano mai in Italia, è in particolare proprio la mancanza del sito di stoccaggio nazionale: più passa il tempo, più aumentano le spese di «mantenimento» dei vari impianti. Inclusa ovviamente la centrale del Sabotino, a Latina, che è da anni in fase di smantellamento ad opera della Sogin e dove dal novembre del 2008 si sta realizzando un «deposito di transito»: una costruzione di 25 mila metri cubi (equivalente, per intendersi, a un palazzone con 85 appartamenti di cento metri quadrati ciascuno) destinata allo stoccaggio dei materiali radioattivi e che dovrebbe essere completato entro quest’anno. E proprio questo «deposito», insieme ai «resti» della centrale, introduce il problema della sicurezza. Quando il reattore era attivo, funzionava, almeno sulla carta, un piano di emergenza in caso di incidenti o fughe di radioattività. «Sulla carta» perché, in realtà, a Latina la popolazione non ne è mai stata neanche informata: in una situazione d’emergenza, nessuno avrebbe saputo cosa fare. Nemmeno a Borgo Sabotino, distante appena un chilometro dall’impianto. Proprio come accade ora con i treni che trasportano in Francia i materiali depositati a Trino e a Saluggia. Chiusa la centrale, di quel piano non si è neanche più parlato. Nella relazione presentata al Comune di Latina, la Sogin riserva un capitolo anche alla «sorveglianza ambientale» e, dunque, alla tutela. Si tratta, in sostanza, di una serie di indagini condotte per un raggio di tre chilometri intorno all’impianto per controllare eventuali anomalie «dal punto di vista radiologico». Nel 2008, ad esempio, la società assicura che oltre al campionamento continuo del pulviscolo atmosferico, del fall out e dell’acqua di mare sia nel canale di scarico che in quello di adduzione, sono stati fatti 4 campionamenti sull’erba, 5 sulla sabbia, 3 dei sedimenti marini, 2 sui sedimenti di acqua dolce (ad esempio, nel fiume Astura), 65 nell’acqua di falda, 1 sul latte, 2 sulla verdura a foglia larga, 2 sul pesce e 2 sui molluschi. Sempre con esiti «normali». Solo che a fare questi accertamenti è, appunto, la Sogin. Ovvero, la società controlla se stessa. «Mentre logica vorrebbe – denunciano da anni Legambiente, Greenpeace ed altre organizzazioni ambientaliste – che questo compito fosse affidato ad una autorità di sicurezza indipendente. Una commissione tecnico-scientifica autonoma, ad esempio, slegata anche dalla politica». Sembra il minimo. Eppure non risulta che le istituzioni locali, a cominciare da Comune e Provincia, abbiano mai fatto propria questa istanza.

Articolo di Emilio Drudi pubblicato su Latina Oggi 1 Giugno 2011

Immagine tratta dal sito: http://www.direttanews.it

domenica 29 maggio 2011

Pontinia comune Denuclearizzato. Il voto di Giugno e il ritorno all’acqua pubblica.

L’associazione Culturale Cantiere Creativo promuove i referendum del 12 e 13 Giugno tutti i venerdì dalle ore 9.00 alle 13.00 in Piazza Indipendenza a Pontinia. Da venerdì 20 Maggio è iniziato l’appuntamento fisso con l’informazione referendaria per distribuire materiale a favore del ritorno all’acqua pubblica e contro l’insediamento d’impianti nucleari per la produzione d’energia elettrica. L’associazione da Marzo è entrata a far parte del “Comitato pontino per i SI” costituitosi a Latina, per difendere il diritto di un bene indispensabile e vitale come l’acqua e a ribadire a gran voce la contrarietà al nucleare. Un segnale forte per la comunità di Pontinia è stato il percorso di sensibilizzazione con il CineDocuForum nel teatro Fellini con la visione del film di Irena Salina: “Flow. Per Amore dell’Acqua”. Il documentario, il quale pensiamo di ripresentare prossimamente, è destinato a rivoluzionare la scaletta delle priorità su i problemi più importanti nel prossimo futuro. L’Acqua potrebbe diventare “l’Oro Blu” del domani. Oltre al film, a descrivere un settore controllato da gruppi affaristici che fanno profitto speculando sulle risorse del pianeta, ne parla anche Roberto Lessio nel suo libro: “All’Ombra dell’Acqua”, presentato al circolo Arcobaleno di Legambiente venerdì 20 Maggio. I referendum sono una scelta, l’esito cambierà assolutamente il mondo di domani. Allo stesso modo sulla questione nucleare, seguiamo un copione scritto già 32 anni fa con l’incidente della centrale di Three Mile Island negli USA (1979), seguita dal disastro di Cernobyl (1986) e per ultimo Fukushima (2011), dove gli abitanti del distretto sono costretti ad abbandonare chissà per quanti anni le proprie abitazioni. Per i milioni di cittadini di Tokyo che vivono sotto l’incubo degli effetti nefasti della radioattività, senza dimenticare gli effetti di Chernobyl che continuano a mietere vittime nell’indifferenza totale dei mezzi di comunicazione. Noi non vogliamo restare indifferenti, perciò affermiamo la necessità d’informazione nel nostro piccolo paese come Pontinia, piccolo ma che alla base possiede ottime potenzialità. Ricordiamo per esempio, l’impegno dell’associazione Pontinia Ecologia e Territorio di Giorgio Libralato che nel mese di Settembre ha organizzato un dibattito pubblico con il professore Bielorusso Yuri Bandazhevsky e il progetto mondo in cammino di Massimo Bonfatti, dove con la partecipazione di Greenpeace, levento ha avuto un feedback nazionale. Indiscutibile l’impegno dell’amministrazione comunale nel votare un regolamento per la zona industriale di Mazzocchio, attraverso lo strumento del RIR (Rischio Incidente Rilevante), dove si stabilisce il divieto d’attività industriali le quali impiegano isotopi radioattivi. Pontinia secondo le leggi è un comune Denuclearizzato, per tale, è importante esprimere la contrarietà anche attraverso lo strumento del referendum.

pubblicato sul Il Settimanale di Latina in data 28 Maggio 2011

Gianpaolo Danieli

giovedì 5 maggio 2011

BERLUSCONI: RESTITUISCI IL REFERENDUM !


Berlusconi, re dell´arroganza: la proposta dal governo non è uno stop al programma atomico, ma semplicemente uno stratagemma per non far svolgere il referendum sul nucleare e depotenziare quello sull´acqua e, soprattutto, quello sul legittimo impedimento.

Dopo la raccolta di milioni di firme e la dichiarazione di ammissibilità dei referendum da parte della Corte Costituzionale, si espropriano i cittadini italiani del diritto democratico (sancito dalla Costituzione) di potersi esprimere direttamente su questioni fondamentali per il Paese.

Oggi, dopo le arroganti dichiarazioni rese ieri da Berlusconi durante la conferenza stampa con Sarkozy, è chiaro che quello architettato dal governo è un imbroglio colossale.

Ma noi non getteremo la spugna perché è proprio ciò che vorrebbero. Verificheremo se il decreto AMMAZZAREFERENDUM NUCLEARE verrà approvato anche dalla Camera dei Deputati e, soprattutto, se la Corte di Cassazione riterrà che la nuova normativa faccia venir meno i quesiti referendari.

Per ora la campagna di informazione e sensibilizzazione deve continuare !

Il 12 e 13 Giugno si va a votare, PASSAPAROLA!

Inoltre, collegatevi al link de LA REPUBBLICA per leggere l´interessante articolo: "NUCLEARE: Il governo rischia il boomerang sul voto decide la Cassazione" di Vladimiro Polchi.

http://www.repubblica.it/ambiente

mercoledì 4 maggio 2011

Cosa c’è dietro lo stop al nucleare

Acqua pubblica ai francesi e legittimo impedimento, la strategia del Governo per proteggere le quattro cariche più potenti in Italia, tra cui anche il Premier Berlusconi.
Ci stanno provando anche questa volta a disobbidire alla democrazia. Si sono loro i veri disobbedienti della società, che non rispettano le regole e che vogliono privarci del nostro (lo dico da cittadino) unico strumento di partecipazione alla vita politica. Mentre noi se contrastiamo progetti industriali nocivi alla salute opponendoci ci prendiamo solo le mazzate. Sono loro che volevano farla franca e impadronirsi dei nostri diritti: Acqua, Democrazia e Libertà. Ragazzi qui il gioco si fa duro, come dice Grillo siamo in guerra, e io il 12 e il 13 Giugno scendo in campo e porto tutte le vecchiette della palazzina a votare i referendum!

La notizia è giunta in redazione ieri: il Governo aveva deciso di dismettere il programma nucleare. Fonti interne ci hanno chiarito lo scenario e le ragioni di questa scelta che vedono un accordo Parigi Roma che da una parte toglie la costruzione delle centrali ad AREVA e dall'altra affida la gestione dell'acqua pubblica a VEOLIA.

Nucleare in Italia: il Governo decide di soprassedere sul programma nucleare, lo fa inserendo una moratoria nel decreto legge omnibus, all'esame dell'aula del Senato, che prevede l'abrogazione di tutto l'impianto normativo che attiene la realizzazione di impianti nucleari nel Paese.

L'emendamente recita: "Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche mediante il supporto dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione Europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare".

Ad abbracciare la linea Berlusconi in persona, da sempre scettico nei confronti del programma atomico ma schiacciato dalla lobby nucleare. Sebbene alcune voci leghino questa scelta ad un sondaggio realizzato la scorsa settimana che avrebbe dato al 54% la percentuale di italiani intenzionati a recarsi alle urne il 12 e 13 giugno (quindi oltre il quorum) le ragioni sono più ampie.

Prima di prendere questa decisione il Governo ha intavolato accordi con la Francia per dare una "contropartita" alla perdita economica che ne sarebbe derivata. Raggiunta l'intesa, stamane, AREVA - il colosso mondiale francese del nucleare che si sarebbe dovuto occupare della costruzione delle nostri centrali - ha iniziato la dismissione dei suoi uffici romani.

Il Governo era ben cosciente che il raggiungimento del quorum avrebbe comportato la bocciatura non solo della legge sul Nucleare ma anche quelle sul Legittimo Impedimento e sulla Privatizzazione dell'acqua.

E' stato proprio su quest'ultimo punto che è nata la contropartita da offrire oltralpe, attraverso un patto che sposta gli interessi economici dal nucleare all'acqua e dovrebbe garantire a VEOLIA una consistente presenza nel suo processo di privatizzazione (l'azienda francese è uno dei leader mondiali nel settore della gestione urbana degli acquedotti, dei rifiuti e dei trasporti). I mediatori italiani hanno dovuto fare una vera e propria corsa contro il tempo per cercare di giungere ad un accordo che soddisfacesse Parigi e che potesse essere ratificato già il 23 Aprile, giorno dell'incontro tra Berlusconi e Sarkozy.

Il Governo ha, così, trovato il modo di liberarsi di un referendum chiave che rappresentava, dopo Fukushima, il vero motore della votazione e l'elemento che avrebbe portato i cittadini alle urne.

In un colpo solo si è disinnescata una possibile bomba elettorale in mano alle opposizioni (il pericolo nucleare), si è portato a casa il Legittimo impedimento e si è continuato il processo di privatizzazione dell'acqua pubblica.

La controversia, poi, lascia ancora margini di manovra a futuri colpi di mano "nucleari" poiché l'emendamento di oggi in Senato elimina l'obbligo della stesura dei decreti legislativi di applicazione sul nucleare. Ma i decreti approvati finora non decadono, così come la legge numero 133/08 che dà il via alle centrali. E' uno stop, non una abrogazione mentre il referendum avrebbe abrogato la legge.




Berlusconi l'ha confessato. Dopo il vertice italo-francese a Villa Madama ha dichiarato: "Siamo assolutamente convinti che l'energia nucleare sia il futuro per tutto il mondo" e ha ammesso che "fare il referendum adesso avrebbe significato eliminare per sempre la scelta del nucleare […] Per questo abbiamo deciso di adottare la moratoria". (guarda il video)

Fonte dell'immagine: http://savageculture.blogspot.com/

Fonte dell'articolo: http://www.agoravox.it/

sabato 23 aprile 2011

Una catena anti nucleare

Circa duemila persone al presidio di Borgo Sabotino: stop a nuove centrali

Legati tra di loro come anelli di un’unica catena, forti nella loro solidarietà, più di 2000 persone hanno circondato ieri mattina la centrale nucleare di Borgo Sabotino, stringendosi per dimostrare che il nucleare non è un ospite gradito, tanto a Latina, quanto in tutta la regione. Così si è svolto il «no nuke day», l’evento organizzato da Legambiente Lazio, dal Comitato pontino per i «Sì» e dal Comitato laziale «Vota Sì per fermare il nucleare». Attivisti provenienti da tutto il Lazio (alcuni anche da fuori) si sono incontrati alle 10 nel piazzale di Foceverde, dove hanno atteso l’arrivo dei ciclisti partecipanti al «criticalmass» partito da piazza del Popolo un’ora prima, anticipando così la vera manifestazione con un gesto molto significativo, sfidando il traffico urbano. Soddisfatti della massiccia affluenza il presidente di Legambiente Latina Alessandro Loreti e l’ex presidente Gustavo Giorgi, i quali hanno coordinato il corteo lungo l’intero tragitto che da Foce Verde, passando attraverso il centro di Borgo Sabotino, è giunto fino alla centrale nucleare, dove si è formata quella fila ordinata che, percorrendo il perimetro del complesso, ha riprodotto l’annuncita «catena umana». «E’ impensabile - dichiarano alcuni sostenitori dell’iniziativa provenienti dalle diverse città del Lazio - che dobbiamo aver paura di un mare così bello per i danni che la centrale causa all’ambiente, come è impensabile che nessuno fermi questo massacro». Tra i tanti politici che hanno aderito a questa iniziativa il candidato sindaco per la Sinistra per Latina, Sergio Sciaudone, ed alcuni esponenti del Partito Democratico tra cui Giorgio De Marchis, Mauro Visari, Carlo Marra, Diego Gilberti e Giuseppe Pannone. «La grande partecipazione alla catena umana - ha dichiarato il presidente di Legambiente Lazio, Lorenzo Parlati - dimostra che il nucleare si può battere. I cittadini hanno capito bene quanto è pericolosa l’ener - gia atomica e siamo pronti a vincere il referendum del 12 e 13 giugno». Forti sono anche le dichiarazioni di Filiberto Zaratti, Consigliere di Sinistra ecologia e libertà in Regione, il quale sostiene, che una mobilitazione straordinaria in vista del referendum di giugno sia l’unico metodo per scongiurare ogni tentativo del Governo di riattivare la produzione energetica nucleare, soprattutto in questo periodo nel quale, ricordando il venticinquesimo anniversario dell’incidente di Chernobyl nonchè la recente catastrofe di Fukushima, «sarebbe semplicemente folle voler realizzare nuove centrali nucleari».

Articolo pubblicato sul quotidiano Latina Oggi di Lunedì 18 Aprile

Immagine: http://www.amicoqua.org/

Articoli nel web: http://www.borgosabotino.it
http://roma.corriere.it http://www.latina24ore.it http://retedellaconoscenza.it/

Le fotografie su http://roma.repubblica.it/

sabato 16 aprile 2011

Il nucleare impossibile

Domani catena umana attorno alla centrale di Sabotino


L’INIZIATIVA DI LEGAMBIENTE A VENTICINQUE ANNI DAL DISASTRO DI CHERNOBYL IN VISTA DEL REFERENDUM




Immagine da : http://solleviamoci.wordpress.com

UNA catena umana attorno alla centrale spenta di Sabotino, per dire no al nucleare e per ricordare il disastro di Chernobyl. L’iniziativa è di Legambiente e si terrà domani mattina nell’ambito dell’annuale giornata indetta per ricordare l’incidente nucleare del 1986. Quest’anno il Comitato pontino per i «Sì» contro il nucleare e per l’acqua pubblica (i due quesiti del prossimo referendum) ha organizzato, per oggi e domani, due giornate all’insegna della sensibilizzazione e, soprattutto, sull’informazione sui due temi. Il comitato, che si presenta come una sorta di snodo dove affluiscono tutte le diverse associazioni locali attive contro il nucleare e in favore dell’acqua pubblica, ha previsto per oggi pomeriggio un dibattito proprio sul nucleare presso il Circolo Cittadino, a partire dalle 17, mentre l’appuntamento di domani si terrà alle 9 sempre in piazza del Popolo; proprio da lì partirà un «Criticalmass», formalmente conosciuto come un raduno di ciclisti che, sfruttando la forza del numero, invadono le strade normalmente usate dal traffico, quasi una sfida all’automobile. L’arrivo, previsto alle 10 nel piazzale di Foceverde di Borgo Sabotino, darà il via ad una manifestazione che, oltre ad essere un’occasione per ricordare il disastro di Cernobyl, dispiegherà i partecipanti in una «catena umana» intorno alla centrale nucleare. «Latina - ci dice Alessandro Loreti, presidente di Legambiente Latina - è l’emblema della disutilità del nucleare, soprattutto per la gestione delle scorie». Infatti, in contrasto con quelle che furono le promesse di un completo smantellamento della centrale pontina, il reattore contiene ancora 2 mila tonnellate di grafite altamente radioattiva. In aggiunta, è «atteso» per il 2025 il rientro dalla Scozia di circa 18 metri cubi di scorie di «terza categoria» intese come quei rifiuti che, nella catalogazione di trattamento e stoccaggio delle scorie nucleari, sono caratterizzati dal maggior tempo di decadimento (centinaia di migliaia di anni). «Non esiste democrazia senza trasparenza, e il nucleare è l’occulto per eccellenza». Queste sono le parole dell’ex presidente di Legambiente Gustavo Giorgi che, nella conferenza stampa di ieri mattina, ha focalizzato l’importanza che deve assumere l’informazione in questo campo. Difficilmente si viene informati infatti, che dal 2005 molti impianti fotovoltaici riescono a produrre circa 3 gigawatt di energia pulita, circa il doppio di quella che produce una centrale nucleare, ed è prevista una crescita esponenziale di questa entro i prossimi 9 anni, fino a raggiungere gli 8 gigawatt. Indipendentemente dal referendum di giugno, la battaglia di Legambiente continuerà soprattutto in termini di legalità, informazione e su un maggior controllo dei siti.

Articolo tratto da http://www.latina-oggi.it/

L’Acqua, la vita e la conoscenza verso il cambiamento.


Appuntamenti e iniziative pubbliche per informarsi su i referendum.

L’incontro di sabato 2 Aprile al Teatro Fellini di Pontinia, organizzato dall’associazione culturale Cantiere Creativo, ha animato il cuore dei presenti in sala, lasciando nell’aria un’emozione di riscossa, verso il pessimismo cosmico che in questo periodo storico, avvolge i nostri pensieri. Il film di Irena Salina ha tracciato gli aspetti base per affrontare il dibattito, voluto dall’associazione e da Giorgio Libralato, promotore del comitato referendario a Pontinia. Ad aprire il dibattito è stato Alberto De Monaco, del comitato provinciale “Acqua bene comune” e leader nelle battaglie contro la S.p.A Acqualatina. Il documentario della regista è destinato a rivoluzionare la scaletta delle priorità su i problemi più importanti nel prossimo futuro. L’Acqua potrebbe diventare “l’Oro Blu” del domani. Quale attinenza si può trovare tra il film e i referendum del 12 Giugno? Così Alberto De Monaco apre il suo intervento affermando l’importanza delle scelte nella vita di ognuno. Sono le scelte a cambiare la realtà, cambiando anche l’approccio che abbiamo con il passato e con il domani. Il film allarga la visione, descrivendo un mondo controllato da gruppi affaristici, che fanno profitto speculando sulle risorse del pianeta. L’Acqua, appunto, un bene assai più raro di quanto crediamo. Vitale per l’uomo. I referendum sono una scelta, l’esito cambierà assolutamente il mondo di domani. Le immagini del film scorrono e ti conducono inesorabilmente a non sentirti più solo di fronte a “Golia”, ma insieme a tanti altri “Davide”, riacquisti la forza per sconfiggere il temuto colosso. Le quattro o forse poco più Multinazionali che detengono il mercato dell’acqua, sono i colossi che decidono per miliardi di persone. Suez, Veolià, Vivendi e Nestlè le multinazionali interessate al controllo del futuro “Oro Blu”. L’Acqua significa vita e la conoscenza è il primo passo verso il cambiamento. De Monaco pone l’accento sulla conoscenza, che appartiene a chi gestisce e fa profitto con le risorse, perché siamo troppo avidi per condividere le conoscenze per il bene comune. A Marsiglia nel 2012, si terrà il World Water Forum, approfittiamo dell’evento per far sentire la nostra voce e condividere le nostre conoscenze, senza farci ingannare dalle parole. Dobbiamo smettere di centellinare dati e informazioni come stessimo in un match televisivo. Il nostro impegno è di avvicinarci ai nostri vicini di casa e iniziare a diffondere quest’emozione che il film ci ha lasciato. In questo periodo s’intensificano le iniziative pubbliche, a ricordarcelo è: Giorgio Libralato. Molte le attività in programma oggi 16 Aprile. Il coordinamento dell’IDV Cisterna di Latina presso il Teatro Tres Tabernae in Piazza XIX Marzo, organizza dalle 17.30 un incontro informativo su i referendum. A Latina presso il Circolo cittadino della città dalle 17.00 il comitato pontino per i SI, organizza un dibattito sul nucleare e un “No nuke party” in piazza del popolo dalle 19.00. Domani 17 Aprile per il 25° anniversario del disastro di Chernobyl, dalle ore 10.00 è prevista una manifestazione in ricordo di Chernobyl. L’appuntamento è per le 9.00 in piazza del popolo per la Critical Mass e alle 10.00 al piazzale dei Navigatori a Foce Verde per costruire insieme la catena umana contro il Nucleare.

Immagine tratta dal sito: http://climate-connections.org/

Articolo di Danieli Gianpaolo in uscita sabato 16 Aprile sul Settimanale di Latina

giovedì 14 aprile 2011

Comunicato stampa Manifestazione Contro il Nucleare

Chernobyl – Fukushima: venticinque anni dopo la storia si ripete. Mai più nucleare!

Una manifestazione per sostenere il “SI” ai referendum del 12 e 13 giugno

Domenica 17 aprile si svolgerà a Borgo Sabotino una manifestazione a carattere nazionale contro il nucleare. La manifestazione è indetta dalle organizzazioni riunitesi in queste settimane nel Comitato pontino per i SI e si inserisce nel solco della mobilitazione nazionale “Vota SI per fermare il nucleare” a sostegno del referendum che si terrà il 12 e 13 giugno prossimi.

L'iniziativa è stata indetta in occasione del venticinquesimo anniversario del disastro di Chernobyl, in questi giorni drammaticamente attuale alla luce dell'incidente nella centrale nucleare di Fukushima in Giappone, la cui gravità è stata proprio in questi giorni elevata al grado 7, il massimo, della scala internazionale INES, raggiunto fino ad oggi solo dall'incidente della centrale della ex Unione Sovietica.

Il programma della manifestazione prevede la partenza alle ore 9 di una biciclettata da Piazza del Popolo che raggiungerà il grosso dei partecipanti presso il piazzale di Foce Verde, sul Lido di Latina ove alle ore 10 è previsto l'appuntamento per il corteo. Nel caso in cui il numero di partecipanti lo consentirà, è intenzione degli organizzatori di costituire una catena umana che cercherà di circondare il sito nucleare di B.go Sabotino.

L'obiettivo della manifestazione è di creare attenzione nella popolazione sia sulla scadenza referendaria di giugno sia sulla questione della costruzione del deposito nucleare, del futuro rientro del materiale fissile dalla Scozia e sull'inevitabile allungamento dei tempi di chiusura ed aggravamento della procedura di decommissioning della centrale, il cui termine si profila sempre più un'incognita con cui anche le future generazioni di cittadini di Latina dovranno fare i conti.

La manifestazione di domenica sarà preceduta, il giorno sabato 16, da un incontro a partire dalle ore 17 presso la sala conferenze del Circolo Cittadino in Piazza del Popolo in cui verranno proiettati materiali audiovisivi in ricordo di Chernobyl e sul tema del nucleare con la partecipazione, anche, di Maurizio Gubiotti di Legambiente. All'incontro seguirà un party con musica e specialità gastronomiche offerti dalle organizzazioni aderenti al Comitato.

Il Comitato pontino per i SI


Organizzazioni aderenti

Autonomia, Aifo Latina Onlus, Ass. A SUD,ACU Ass. Consumatori Utenti Onlus, Ass. Cantiere Creativo (Pontinia) , Ass. Falco Pellegrino, Ass. Miche Mancino, Ass. cult. MICROMacro, Ass. Murales (Fondi), Ass. Nuova Urbs,Ass. Scalo Culturale, Casa dei Diritti Sociali di Latina, Comitato LiberaEnergia, Comitato provinciale difesa acqua pubblica, Comitato cittadino difesa acqua pubblica di Aprilia, Coordinamento Genitori democratici, Coordinamento provinciale dei circoli di Legambiente, Critical Mass Latina, Meetup "I Grilli e le Cicale di Latina", Meetup "Terracina a 5 Stelle", Mutamenti Onlus, No al Nucleare a Latina (Gruppo Facebook), Latina Sostenibile, Lipu Latina, Portale Q4Q5, Rigas- Rete Italiana Giustizia Ambientale e Sociale, Rinascita civile, Sempreverde/Pro-Natura, Unione degli Studenti, Unione Sindacale di Base di Latina.

Organizzazioni politiche sostenitrici:

Lista Civica "Movimento 5 Stelle Latina", Sinistra ecologia libertà, PD Provinciale, Sinistra per Latina, Giovani Comunisti, Comunisti Italiani, Verdi Provinciale – Costituente Ecologista, Lista “SI per Latina”

martedì 12 aprile 2011

Un film già visto 25 anni fa

L’incidente, gli errori, la mancata informazione, la contaminazione ambientale e alimentare, le patologie causate dalla radioattività. "Un film già visto. A 25 anni di distanza, le stesse scene, le stesse conseguenze di Chernobyl" commenta Legambiente e aggiunge: "Tutto l’Occidente frena sul nucleare. L’Italia approfitti del vantaggio acquisito col referendum del 1987".

A un mese dal disastro di Fukushima il quadro dell’incidente nucleare ricorda vividamente la situazione post Chernobyl in Ucraina. A distanza di 25 anni, a distanza di migliaia di chilometri e in due contesti culturalmente e tecnologicamente quanto mai diversi, la situazione sanitaria e ambientale sembra essere proprio la stessa, come pure le modalità di intervento.

L’allarme e l’evacuazione della popolazione

A Chernobyl dopo l'incidente il governo ucraino fece evacuare un'area di 30 km intorno al reattore, mentre i danni ingenti si sono registrati in un perimetro assai maggiore che si è esteso in gran parte dell'Europa e in realtà, i 30 km di perimetro rappresentavano solamente un ottavo dell'area totale affetta da contaminazioni.

La popolazione dell'ex Unione sovietica non è stata adeguatamente informata dei forti rischi legati alla contaminazione radioattiva e per questo motivo molti cittadini ignari del pericolo atomico stanno pagando con la propria salute gli effetti della radioattività. Tutto questo, naturalmente, perché si è voluto tenere all’oscuro la popolazione per paura di dover gestire una situazione senza via d’uscita.

In Giappone, nonostante la tecnologia d’avanguardia e l’alto livello d'informazione del paese, troviamo stesse situazioni e stesse procedure. Il governo ha allertato solo la popolazione residente fino a 30 km dalla centrale, mentre le radiazioni sono arrivate fino a Tokyo (la capitale che conta oltre 13 milioni d'abitanti e che dista circa 240 km), contaminando in parte acqua e cibo.

Anche a Fukushima la gestione del disastro è stata segnata da reticenze e disinformazioni, con una responsabilità diretta sia del Governo che della Tepco: la compagnia giapponese che controlla la centrale nucleare di Fukushima e che non solo non ha fornito informazioni chiare e dettagliate, ma ha anche cercato di minimizzare le conseguenze dell'incidente nei primi giorni, contraddicendosi poi più volte fino a esprimere in modo chiaro, nelle ultime settimane, la sua incapacità di controllo negli interventi.

“È semplicemente agghiacciante ripercorrere le tappe e gli eventi che si sono succeduti 25 anni fa con l'esplosione nella centrale di Chernobyl attraverso ciò che è successo nella centrale di Fukushima solo un mese fa – dichiara il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza -. Ci sono moltissime similitudini che ci fanno capire quanto sia tecnicamente e scientificamente insufficiente, ancora oggi, la capacità d'intervento in caso d'incidente nucleare. La situazione attuale di Chernobyl e gli eventi che sono succeduti in quei territori fino ad ora ci fanno guardare all'incidente giapponese con timore e rassegnazione.

Le previsioni sul futuro di Fukushima sono parecchio desolanti: a distanza di un quarto di secolo e in un contesto totalmente differente - dal punto di vista politico, sociale, culturale e soprattutto tecnologico – si ripete la stessa storia: il territorio gravemente contaminato, una dieta zeppa di radionuclidi, l’abbandono totale della ricerca e degli aiuti per le popolazioni vittime del disastro, una crescita esponenziale delle patologie legate alla contaminazione, che aumenteranno sempre più col passare dei decenni”.

La contaminazione

Il disastro provocato dall'esplosione del reattore di Chernobyl non ha causato solamente morte e distruzione in maniera diretta, nell'immediato, ma ha fatto danni anche e soprattutto a distanza di 25 anni. Sono ancora più di 7 milioni le persone esposte al rischio della contaminazione e costrette a mangiare cibo radioattivo e a bere acqua radioattiva, con un significativo abbassamento delle difese immunitarie e conseguente moltiplicazione di numerose patologie, prime tra tutte quelle legate ai tumori tiroidei. Il pericolo maggiore arriva dal cibo prodotto in loco, nel quale si registrano alte quantità di Cesio 137 e le vittime principali di questa tragedia sono i bambini, condannati, secondo le previsioni della letteratura medica, ai picchi esponenziali delle patologie che saliranno fortemente nei prossimi decenni.

Anche a Fukushima c'è stata una contaminazione molto significativa delle derrate alimentari, che ha provocato un allarme diffuso in assenza di informazioni dettagliate e sicure fornite alla popolazione coinvolta. È evidente, ad oggi, l'incapacità di un controllo preciso e accurato da parte delle autorità governative sia della contaminazione delle derrate alimentari e della falda acquifera, che per quella, assai significativa, dell'ecosistema marino.

Gli incidenti e le soluzioni messe in campo

Nel reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl, del tipo Rbmk, divampò un incendio che provocò il cedimento del tetto superiore costituito da ben 2.700 tonnellate di cemento armato. Il reattore si trasformò in un violento vulcano in esplosione per l'effetto camino creato dalla spaccatura del tetto afflosciato su se stesso che scoperchiò il nocciolo in attività.

Anche a Fukushima come per Chernobyl sono stati utilizzati tecnici e persone di 'buona volontà'

Nel disastro di Fukushima la gravità dell'incidente rasenta quella di Chernobyl (livello 7) con conseguenze che ancora oggi non si riescono a prevedere, in una situazione che è in continua evoluzione. Oggi come allora, in Giappone come in Ucraina, si pensa di chiudere l'erogazione di energia per la centrale senza prevedere soluzioni per il contenimento dell'emergenza radioattiva se non con la realizzazione di un sarcofago in cemento armato. Soluzione che in Ucraina doveva essere solo temporanea e che oggi invece rappresenta un triste monumento, altamente a rischio per le crepe causate dal tempo, all’impossibilità di risolvere il disastro nucleare.

Anche a Fukushima come per Chernobyl sono stati utilizzati tecnici e persone di 'buona volontà' (i cosiddetti liquidatori) per cercare di arrestare i processi attivati all'interno del reattore, con conseguenze gravissime (diciamo pure letali) per la salute delle persone che sono state direttamente coinvolte. Oggi come allora si è cercato di utilizzare mezzi di fortuna, come elicotteri o cannoni spara acqua, per arginare un incidente di altissima gravità al quale non si è in grado di dare risposte se non in modo precario e artigianale. Anche in questo caso, in prima linea i pompieri e i più affidabili tecnici della centrale che con turni brevi di lavoro si cerca di salvaguardare dalla fortissima contaminazione radioattiva.

“La tragedia di Fukushima - ha concluso Cogliati Dezza – ha costretto i governi dell’Occidente a rivedere i piani energetici, a frenare l’aumento delle centrali nucleari e a cercare, anzi, altre vie per produrre energia. Da questo punto di vista, molti Paesi dovranno affrontare disagi e spese straordinarie per dismettere gli impianti, smaltire le scorie, convertire gli occupati. L’Italia invece, grazie al referendum vinto nel 1987, potrà giocare un ruolo d’avanguardia e far valere positivamente il suo vantaggio tecnologico e occupazionale a tutto vantaggio delle fonti rinnovabili. Il voto referendario del 12 e 13 giugno sarà l’occasione per confermare questo vantaggio”.

VAI AL DOSSIER SUL TERREMOTO GIAPPONESE E GLI INCIDENTI NUCLEARI

Leggi anche : Fukushima: i retroscena, la corruzione ed altre connessioni sul sito http://informarexresistere.fr/ Allarme livello 7

Galleria immagini: http://www.fukushimafew.com/ http://www.gliitaliani.it http://www.timestars.org

Fonte articolo di Legambiente - 12 Aprile 2011 : http://www.ilcambiamento.it/

lunedì 11 aprile 2011

Fukushima a un mese dalla catastrofe

Dal sito di Greenpeace

La nostra attenzione su Fukushima non si è abbassata: due squadre di esperti in radiazioni hanno presentato oggi a Tokyo gli ultimi risultati del loro monitoraggio nelle aree al di fuori della zona di evacuazione.

Gli esperti di Greenpeace misurano il livello di contaminazione nell'area metropolitana di Fukushima.

I livelli di radiazione riscontrati sono sufficienti per esporre le persone nel giro di poche settimane alla dose massima consentita in un anno: 4 microSievert per ora (µS/h) in un parco giochi della città di Fukushima e 2,8 (µS/h) in un santuario della città di Koriyama. Oltre l'80% delle radiazioni in queste aree, come dimostrato dalle analisi del suolo fatte dall'Università di Kyoto, è causata dal Cesio, un materiale nocivo che persiste nell'ambiente per molti anni.

Le nostre squadre di esperti hanno inoltre rilevato livelli di radiazione sopra i limiti ufficiali nelle verdure raccolte nei campi intorno alle città di Fukushima, Koriyama e Minamisoma, e acquistate in un supermercato di Fukushima. Almeno uno dei campioni di verdura potrebbe essere classificato come rifiuto radioattivo.

In seguito alla richiesta di Greenpeace di sgomberare totalmente alcune aree di Iitate e Namie, dove una delle squadre aveva rilevato una diffusa contaminazione da Cesio radioattivo, è arrivato da parte del governo giapponese l’impegno allo sgombero entro un mese delle due città e di parte di Minamisoma. Insieme, anche l’annuncio di allargare la zona di evacuazione a 30 chilometri dalla centrale di Fukushima.

Ma noi chiediamo di più, bisogna estendere i controlli e gli interventi anche ad altre aree fortemente popolate e dove il rischio è la contaminazione a lungo termine. La prossima mossa del governo - annuncia Rianne Teule, esperto di radiazioni di Greenpeace - dovrà essere quella di proteggere più di un milione di persone che vivono nella zona metropolitana di Fukushima e nell’area di Koriyama, dichiarando ufficialmente la zona sotto stato di protezione.

venerdì 1 aprile 2011

La Banda del Nucleare

Ferma la banda nucleare che affossa le rinnovabili!


LA BUONA - STEFANIA PRESTIGIACOMO
"È finita. Non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare. Non facciamo cazzate"
La “buona” vuol mollare l’atomo. Per questioni di salvaguardia ambientale e sanitaria? Ma no... per questioni elettorali!

IL BRUTTO - GIULIO TREMONTI
"C'è il debito pubblico, c'è il debito privato, ma c'è anche il debito atomico"
Il brutto (non ce ne voglia!) ha scoperto a 64 anni, e dopo lunga militanza pro-nuke, che lo smantellamento delle centrali costa caro: 300 milioni di euro l’anno sulle bollette degli italiani.

IL CATTIVO - PAOLO ROMANI
"Bisogna interrompere un meccanismo (gli incentivi alle rinnovabili) che è costato agli italiani 20 miliardi tra il 2009 e il 2010"
Il cattivo, con un decreto scellerato, ha affossato l’intero settore delle rinnovabili, mettendo a rischio 140.000 posti di lavoro. È per giunta un gran bugiardo: gli incentivi, tra 2009 e 2010, assommano a 6,3 miliardi di euro (dati AEEG), non a 20. Neppure il costo di un solo reattore EPR!

Attento! Il loro “western atomico” sembra più una commedia degli equivoci. Ma la partita sul nucleare e sulle rinnovabili è in mano loro. O in mano tua: il 12 e il 13 giugno 2011 puoi fermarli votando “si” al referendum sul nucleare.

Ora, puoi chiedergli di non ostacolare il voto degli italiani, di smetterla di sostenere il nucleare e di cancellare immediatamente i provvedimenti disastrosi adottati contro le rinnovabili.

Vai sul sito di Greenpeace e scrivi ai tre ministri, pretendi un futuro rinnovabile e senza nucleare!

sabato 19 marzo 2011

Pontinia città denuclearizzata

Il Consiglio comunale dice No all'energia dell'atomo

Pontinia. nella seduta del 4 Marzo vietata l'installazione di impianti nucleari.

Mentre si avvicina la scadenza elettorale per i referendum consultivi, uno dei quali sul nucleare, il consiglio comunale di Pontinia ha vietato nella seduta del 4 marzo l'installazione di impianti di energia nucleare a vario titolo. Lo ha fatto adottando la variante urbanistica originata dalla presenza di 2 società soggette a rischio di incidente rilevante (R.I.R.) in base alla Direttiva Seveso. Con la stessa delibera sono stati disciplinati gli interventi nella zona industriale di Mazzocchio per evitare che venga aumentato il livello di rischio e l'effetto domino. Proprio in questi giorni si sta celebrando il processo per il grave incidente di Viareggio per lo scoppio di una cisterna di gas che ha procurato 32 morti. Lo stesso rischio che si potrebbe verificare in presenza di aziende che lavorano determinati quantitativi di gas. In materia di nucleare continuano le battute d'arresto per i sostenitori. E' stato bloccato perchè ingannevole lo spot mandato in onda su tutte le tv nazionali dal Forum nucleare. Lo spot, trasmesso a dicembre su tutte le televisioni nazionali, usava la metafora della partita a scacchi in cui due opposte visioni si affrontano: una favorevole al nucleare e l'altra contraria. L'intenzione apparente era quella di promuovere un dibattito aperto e spregiudicato sul tema nucleare. L'inganno reale era invece che lo spot cercava di pilotare un'opinione precisa creando un pregiudizio pronucleare. Andando a vedere chi erano i finanziatori dell'iniziativa - furbamente non dichiarati all'interno dello spot - si intuisce facilmente a quale mulino lo spot voleva tirare. Tra i soci del Forum Nucleare, ufficialmente un' associazione no-profit, troviamo i nomi noti dell'industria nucleare: Enel, Edf (Électricité de France), Ansaldo Nucleare, E.On Italia... Sono loro ad aver investito i 6 milioni di euro necessari per "stimolare" il dibattito nelle case degli italiani. Smentito pure il prof. Veronesi, altro "esperto" pro nucleare.

Articolo di Giorgio Libralato pubblicato sabato 19 Marzo 2011 dal Il Settimanale di Latina

sabato 12 marzo 2011

Nasce a Latina il Comitato referendario per i SI

Il comitato ha la finalità di raccordare le sigle associative e le organizzazioni impegnate nelle campagne per l'acqua pubblica e contro il nucleare.

A seguito dell'incontro avvenuto venerdì 4 marzo presso la sede di Legambiente a Latina, cittadini e cittadine aderenti a diverse sigle associative e di comitati hanno costituito il Comitato referendario “Per i SI”.

Il Comitato nasce per aggregare il più possibile forze sociali ed individualità al fine di sostenere la posizione del “Si” nei referendum sulla gestione del servizio idrico integrato e sul ritorno del nucleare in Italia.

Questo appello ad aggregare le forze sociali scaturisce dalla peculiarità che ha il nostro territorio e la nostra comunità di confrontarsi tutti i giorni con la gestione privatistica del servizio idrico integrato da parte della società Acqualatina e con le annose problematiche legate ai siti delle due centrali nucleari di Borgo Sabotino e del Garigliano. Sembra molto probabile, infatti, la designazione da parte del Governo di queste due località quali luoghi ove riavviare la produzione energetica da nucleare mentre, nel frattempo, è in fase di completamento la realizzazione del primo deposito italiano di scorie nucleare presso la ex centrale nucleare di Latina.

I due percorsi referendari, è vero, hanno avuto vita autonomamente assumendo caratteri del tutto peculiari di cui i promotori di questo Comitato sono consapevoli e di cui si vuole tener conto.
Da una parte, infatti, i due quesiti sulla gestione dell'acqua sono il frutto di un decennale lavoro compiuto con coraggio e solerzia dalle organizzazioni della società civile riunite in comitati civici che qui in Provincia di Latina hanno avuto espressione nel Comitato provinciale difesa acqua pubblica e nei diversi comitati locali che hanno condotto le vertenze nei diversi comuni come i comitati di Aprilia e di Formia.
Nel corso di questa lunga campagna i Comitati per l'acqua, riuniti nel Forum nazionale dei movimenti per l'acqua, sono riusciti a mobilitare un tal numero di cittadini tanto da raccoglie fino a 1,4 milioni di firme per la presentazione dei quesiti referendari ottenendo un risultato di partecipazione unico in Europa. Dopo questo straordinario risultato il Comitato promotore ha lanciato la campagna “2 Si per l'acqua bene comune” a cui ci sentiamo di aderire proseguendo quel percorso che ci ha visto protagonisti con i nostri banchetti.

Diversamente, il quesito referendario che chiede l'abrogazione della legge 99/2009 nella parte in cui prevede che in Italia venga riavviata la produzione di energia elettrica attraverso la tecnologia nucleare ha avuto un percorso totalmente diverso, essendo stato presentato da una forza politica oggi presente in Parlamento. Nonostante ciò, già da tempo diverse associazioni ambientaliste stanno promuovendo una campagna di informazione e contrasto verso questa decisione governativa riunendosi nel coordinamento “Fermiamo il nucleare” che è stato promotore del corso dello scorso anno di una legge di iniziativa popolare per lo sviluppo delle energie rinnovabili. Si è cercato, così, di declinare la contrarietà all'energia atomica in positivo individuando nelle fonti energetiche rinnovabili il settore strategico di maggior sviluppo tecnologico ed economico su cui puntare da qui ai prossimi anni. All'indomani del pronunciamento della Corte Costituzionale sull'ammissibilità dei quesiti referendari, che ha ammesso anche quello sul nucleare promosso dalla lista Italia dei Valori, queste stesse associazioni hanno dato vita al comitato referendario “Vota Si per fermare il nucleare” con l'obiettivo specifico di contribuire attraverso le loro organizzazioni a mobilitare quanti più cittadini possibili per favorire la buona riuscita della consultazione referendaria.

Chi di noi oggi esprime l'esigenza di riunire le forze in un unico Comitato aderendo contemporaneamente ad entrambe le campagne nazionali, lo fa perché vede focalizzarsi in un'unica scadenza due importanti battaglie e questioni sulle quali si gioca l'avvenire dei nostri territori e della nostra democrazia.
D'altronde, il concetto di acqua bene comune, e quindi di bene la cui fruizione è inscindibile dall'esercizio di un diritto fondamentale, ci invita a ragionare su un concetto di bene comune più generale che riunisce altri beni comuni come l'energia, la tutela della salute e della qualità del territorio e dell'ambiente e, quindi, ad inserire la campagna contro l'atomo in quello stesso percorso civile e politico di partecipazione democratica che ci ha coinvolti sul tema dell'acqua.

Invochiamo l'unitarietà delle componenti della società civile locale con la consapevolezza di quanto difficile sia oggi riuscire a coinvolgere i cittadini e spingerli ad esprimere la propria opinione nel merito delle due tematiche che saranno oggetto della consultazione.

Negli ultimi anni, infatti, nonostante il referendum rappresenti l'unica forma di democrazia diretta a disposizione dei cittadini, questo strumento è stato depotenziato e reso inefficace dai tranelli posti dai Governi.

Distinguere, infatti, come avviene purtroppo in questi giorni, le consultazione referendarie dalle altre occasioni di esercizio del voto di rappresentanza significa non attribuire alla partecipazione diretta dei cittadini la giusta dignità politica.

La politica, quella con la “p” minuscola, dei Governanti e rappresentanti del popolo, cercano depotenziare questo strumento delegittimando la politica con la “P” maiuscola esercitata direttamente con la partecipazione dai cittadini. Si cerca così di sfruttare meglio il consenso elettorale ed il voto di appartenenza sottraendo al proprio elettorato la capacità di fornire importanti indirizzi per la futura azione amministrativa e di governo.

Si manipola il risultato referendario facendo leva sullo scollamento e la sfiducia verso la partecipazione all'elettorato attivo prodotto dalla logorante mediocrità di certi dibattiti politici istituzionali e dalla mala gestione della cosa pubblica, salvo poi invocare il mandato elettorale concesso dai cittadini per legittimare anche provvedimenti di carattere personalistico.

La richiesta che viene avanzata in questi giorni dal “Comitato 29 maggio” affinché le consultazioni referendarie vengano accorpate al secondo turno delle elezioni amministrative, al cui appello ci sentiamo di aderire, è una richiesta di buon senso politico e di “buona amministrazione”.
Da una parte, infatti, i temi posti all'ordine del giorno dai referendum saranno inevitabilmente oggetto di confronto nel corso delle campagne elettorali locali, essendo la gestione del servizio idrico ed il nucleare temi che coinvolgono la gestione amministrativa degli enti ed il futuro dei singoli territori. Non ha senso, quindi, che il consenso elettorale, che si dovrà esprimere anche in ragione delle posizioni assunte dalle diverse liste su queste questioni, venga posticipato ad un ulteriore consultazione.
D'altra parte con tale decisione il Governo disattende al principio di economicità sprecando 350 mila euro di risorse pubbliche solo per mero calcolo politico, somme che in questa fase di crisi economica potrebbero essere meglio spese per sostenere la ripresa o beneficiare i lavoratori che in queste ore perdono il proprio posto di lavoro.

Per tutte queste ragioni chiediamo alle associazioni, ai comitati locali, alle organizzazioni sindacali e di categoria di tutta la Provincia di aderire al “Comitato per i SI” inviando una mail a : comitatopontinoperisi@gmail.com per creare così una vasta e diffusa mobilitazione civile in sostegno alle nostre ragioni.

Al Comitato potranno aderire solo e soltanto soggetti ed organizzazioni non impegnate nella campagna elettorale mentre le liste potranno se vorranno costituirsi in un gruppo d'appoggio, così come è stato fatto nella campagna nazionale per i due referendum sull'Acqua.

Firmato