Dall'esigenza di costruire un punto d'incontro, questo blog è: Informazione, Ambiente, Notizie, Politica, gruppi locali e comitati di cittadini contrari alla costruzione dell'Inceneritore a Biomasse di Pontinia.
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mercoledì 25 febbraio 2015
28 febbraio tavolo tecnico provinciale, si discute sulla Biomasse da 20 MW
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Convocato tavolo tecnico ambientale contro la Biomasse di Pontinia
Tavolo tecnico contro il progetto della centrale a biomasse a Mazzocchio a Pontinia
Dopo 11 anni dallo sciagurato intervento dell'amministrazione di destra di Pontinia di interesse verso la centrale a biomasse di Mazzocchio, si torna a parlare del temuto inquinamento delle emissioni cancerogene della centrale da 20 MW. La stessa società proponente ha ammesso che la tecnologia nel frattempo è migliorata, così come che non ci sono le biomasse necessarie nel raggio di 70 km da Pontinia e che a loro conviene importare il legno dal Sud America con le navi. Anche il proliferare senza controllo di centrali inquinanti a biomasse e biogas che stanno cambiando la provincia e le campagne in modo irrimediabile imporrebbe un ripensamento del progetto. La provincia di Latina e la Regione Lazio hanno evidenziato il mancato rispetto del progetto alle norme in materia di tutela dell'aria, dell'acqua e del suolo. Ma la minaccia continua ad aleggiare per gli abitanti di Pontinia, Sonnino, Priverno e Terracina che potrebbero ricevere il peso delle emissioni cancerogene. La provincia di Latina ha convocato la conferenza dei servizi per esaminare il progetto. Lunedì mattina si riunisce il tavolo tecnico che difende l'ambiente della pianura pontina dall'ennesima sciagura annunciata.
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lunedì 12 maggio 2014
Il dopo convegno, la rassegna stampa: Cittadini uniti, amministrazione contraria al progetto
Le conclusioni del convegno di giovedì scorso 8 Maggio sono state ampiamente condivise da tutti, amministrazione compresa. Il progetto è dannoso per la salute dei cittadini e per l'ambiente, di conseguenza ne viene danneggiato il settore primario con tutto l'indotto. L'obiettivo da raggiungere - espresso chiaramente a fine convegno - è di deliberare contro l'impianto in questione. Per l'amministrazione di Pontinia, è un rinnovare l'ultimo documento ufficiale risalente al 2007 (il quale deliberava la salvaguardia della salute e la protezione del territorio da impianti nocivi), per le amministrazioni dei Comuni limitrofi è un primo vero passo verso la salvaguardia della salute dei cittadini della provincia di Latina.
La rassegna stampa del dopo convegno:
Pontinia, no alla biomasse: i cittadini si mobilitano h24notizie.com
convegno a Pontinia per dire no alla centrale a biomasse sul Messaggero.it
mercoledì 7 maggio 2014
Il Movimento 5 Stelle presenta una mozione in Consiglio Regionale
COMUNICA STAMPA
“Questa centrale non si deve fare”
Il Movimento 5 Stelle presenta una mozione in Consiglio
Regionale per bloccare
il progetto della centrale elettrica a biomasse
prevista nel Comune di Pontinia.
Il 6 maggio il gruppo regionale del Movimento 5 Stelle ha
presentato una mozione al Presidente del Consiglio Regionale del Lazio, Daniele
Leodori del Pd, sul progetto di costruzione della centrale elettrica alimentata
a biomasse da 24 Mw a Mazzocchio, nel comune di Pontinia. La mozione porta la firma dei consiglieri
Gaia Pernarella e Devid Porrello e giunge la termine di un lungo dibattito con
gli attivisti e cittadini della provincia di Latina che si oppongono a questo
progetto devastante per la salute e per l'economia agricola e turistica della
provincia di Latina.
“Abbiamo scelto la mozione - spiega la prima firmataria del
documento Gaia Pernarella - perchè vogliamo impegnare il Presidente Zingaretti,
l'assessore all'Ambiente Refrigeri e tutta la Giunta ad attivarsi per bloccare
definitivamente questo progetto. La responsabilità ultima di questo
procedimento dipende dal Governo nazionale, verso il quale è già stata
depositata un'interrogazione parlamentare, di cui attendiamo una risposta.”
Ora bisogna attendere che la mozione venga calendarizzata e
votata da tutto il Consiglio Regionale, così si capirà chi è contro e chi è
favorevole a questo progetto.
“La Regione Lazio – continua Pernarella – deve opporsi a
questo progetto perchè tutte le amministrazioni locali, dalla stessa Regione
alla Provincia ai Comuni interessati hanno sollevato molti dubbi sull'utilità
di questa centrale e sui benefici che porterà al territorio. Addirittura il
Comune di Pontinia si è sempre dichiarato contrario per i rischi per la salute
dei cittadini in tutte le sedi istituzionali e durante tutto l'iter per
ottenere le autorizzazioni. Eppure il Governo sembra intenzionato ad andare
avanti. Faremo di tutto, insieme ai cittadini, per impedire l'ennesimo scempio
del nostro territorio.”.
martedì 6 maggio 2014
Inviti al Convegno
Oggetto: Convegno “Non
Biomassacriamoci il futuro”
Egregio
Signore,
Il comitato
è lieto d’invitarLa alla
manifestazione intitolata:
"Non
Biomassacriamoci il futuro"
L'evento
sarà tenuto presso l’aula consiliare del Palazzo Comunale di Pontinia il giorno
8 Maggio 2014 dalle ore 18.00
alle ore 20.30
L’inesauribile impegno
dell’Amministrazione comunale, per impedire
la costruzione della centrale termoelettrica alimentata a biomassa
(inceneritore), della società Pontinia
Rinnovabili Srl nella zona industriale di Mazzocchio, deve essere noto alla
cittadinanza tutta. Questo impegno va avanti da ben 7 anni, l’iter burocratico
giunge quasi al termine, dopo l’approvazione da parte del consiglio dei Ministri
a luglio 2013, sentiamo necessario rendere pubbliche le informazioni e le
strategie per contrastare la realizzazione della centrale. Dopo le ultime osservazioni che sono state fatte
all’impianto d’allacciamento della Rete Elettrica Nazionale, sentiamo necessario
riaprire una nuova campagna di
sensibilizzazione.
Per questo, l’intenzione è di
aprire una strada d’informazione con incontri, convegni, banchetti, e altro che
possa arricchire il percorso di sensibilizzazione sui rischi (sanitari,
economici, ambientali) che la centrale comporterebbe sul nostro territorio.
Il convegno si svolgerà dalle ore
18.00 alle ore 20.30 presso l’aula consiliare, l’iniziativa presenta rilevanza
a carattere principalmente comunale e provinciale.
Il programma del convegno verterà
sull’informazione di base dell’impianto termoelettrico alimentato a biomasse,
in progetto nell’area di Mazzocchio, sulle iniziative dell’amministrazione per
difendere la volontà collettiva in riferimento alla delibera del 2007 di non
realizzare l’impianto, l’intervento del tecnico Giorgio Libralato di Pontinia Ecologia e Territorio, del Dott.
Agronomo Stefano Proietti e del
Dott. Gian Piero Baldi, medico Isde
dell’Associazione BioAmbiente Tarquinia.
La Vostra presenza sarebbe cosa molto gradita
Cordialmente
Il comitato No Biomasse Pontinia
Comunicato stampa Convegno 8 maggio
“NON BIO-MASSACRIAMOCI IL FUTURO”
L’otto maggio si terrà un convegno informativo sul progetto di una centrale
a biomasse da 24 MW da installarsi nell’area industriale di Mazzocchio, a
Pontinia, organizzato dal Comitato spontaneo.
Il Comitato spontaneo contro la
centrale Biomasse proposta dalla società Pontinia Rinnovabili Srl ha
organizzato un convegno informativo dal titolo: “Non Bio-massacriamoci il
futuro” che si svolgerà giovedì 8 maggio a partire dalle ore 18 presso l’aula
consiliare del Comune di Pontinia, in piazza Indipendenza.
Il primo relatore Giorgio
Libralato, presidente dell’associazione “Pontinia Ecologia e Territorio”, illustrerà
i dettagli tecnici dell’impianto da 24 MW che si vuole costruire nella zona
industriale di Mazzocchio, mettendo in luce gli aspetti critici e incompatibili
con le caratteristiche agricole del territorio. Libralato è anche il tecnico
che siede al tavolo creato dall’amministrazione comunale per contrastare questo
progetto in tutte le sedi istituzionali e giuridiche. Infatti fin da quando la
Pontinia Rinnovabili ha iniziato l’iter per ottenere l’autorizzazione, il sindaco
Eligio Tombolillo e la maggioranza del Consiglio Comunale hanno sempre fatto
presente l’incompatibilità di questo progetto per il territorio di Pontinia,
proponendo allo stesso tempo alla società di costruire un impianto molto più
piccolo, capace di alimentarsi con il materiale presente in zona senza doverlo
importare dall’Est Europa o da paesi extra Ue.
Il secondo relatore sarà il
medico dell’Isde Gian Piero Baldi, membro del Comitato Bio-Ambiente di
Tarquinia. Baldi, come tutti i medici Isde, l’Associazione internazionale di Medici
per l’Ambiente, ha più volte alzato il velo sull’ipocrisia della parola bio che
accompagna queste centrali. Infatti bruciare biomasse vegetali produce le
stesse polveri sottili e gli stessi inquinanti di un impianto che brucia
combustibili fossili. E questo impianto prevede di bruciare qualcosa come 275
mila tonnellate annue di biomasse, oltre a 75 tonnellate di gasolio.
Il terzo relatore Stefano Proietti,
agronomo di Terracina, parlerà dell’impossibilità di alimentare questa centrale
con una filiera corta, come prevedono le normative che indicano in una distanza
di 70 km dalla centrale il limite massimo per il trasporto del materiale al
forno della centrale. Limite che in questo caso sarà abbondantemente superato,
visto che non siamo in Scandinavia e nemmeno in una foresta tropicale.
Purtroppo, per un disguido con il
comitato organizzatore non sarà presente il sindaco Eligio Tombolillo, poiché
impegnato nel proprio studio medico. Il sindaco e l’amministrazione comunale
hanno assicurato la loro contrarietà al progetto e l’impegno della Giunta nel
cercare di bloccare l’iter burocratico, ricordando la delibera di Consiglio
Comunale votata nel 2007 in cui gli amministratori comunali avevano affermato,
nero su bianco, la loro contrarietà a questa centrale, per il suo devastante
impatto sulla salute dei cittadini e sull’economia della zona.
lunedì 28 aprile 2014
giovedì 10 aprile 2014
Il caso “Carlo Gavazzi Green Power”, le multinazionali ed il ruolo delle piccole società
articolo di Antonio Bavusi e Pietro Dommarco pubblicato dal sito: http://www.olambientalista.it/centrali-a-biomasse/ dal titolo originale:
Biomasse, green o black economy?
Fino a qualche anno fa la società milanese “Carlo Gavazzi” era considerata leader nazionale nella produzione di elettricità da biomassa. Oggi ha ceduto il controllo delle centrali agli americani del PSEG (Public Service Enterprise Group Incorporated), un gruppo attivo a livello mondiale prevalentemente nel settore della produzione di energia elettrica che controlla in Italia l’85% del capitale azionario della società Prisma 2000 S.p.A. – in cui la Carlo Gavazzi Green Power S.p.A. possiede una quota del 15% – con una quota nella società Biomasse Italia S.p.A. [cfr Provvedimento n.15248 dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato del 8 marzo 2006]
Nel 2001 il governo italiano chiese ed ottenne dalla Commissione Europea l’autorizzazione ad erogare 17,5 milioni di euro alla società Biomasse Italia S.p.A. – costituita oltre che dal 32% della Prisma 2000 S.p.A., anche dal 24% di ABB Europe, dal 25% della holding petrolifera API(Anonima Petroli Italiana) e dal 20% di Sviluppo Italia S.p.A. – intenzionata a produrre energia elettrica da biomassa nello stabilimento di Crotone in Calabria, inclusa – a differenza della Basilicata – nelle regioni dell’Obiettivo 1 dell’Unione Europea [cfr Commissione Europea, aiuto di Stato n.400/2000 – Italia/ Bruxelles 28 novembre 2001]. Appare evidente, dunque, che la convenienza all’uso delle biomasse dipende dagli aiuti di Stato e dagli incentivi pubblici già a partire dalla fase progettuale, essendo inesistente un mercato regionale e locale del legno tale da alimentare grandi centrali a biomassa, specialmente nel Sud Italia, pur in presenza di estesi boschi. La Biomasse Italia S.p.A. costruirà due stabilimenti a Crotone e Strongoli (Crotone). Inizialmente – secondo il responsabile della Carlo Gavazzi Green Power S.p.A., Giancarlo Cicerone, le centrali “utilizzano legno che arriva un po’ dappertutto” [Leggi la fonte] : dal Sud America, dal Canada e dall’Europa con un commercio mondiale che avviene via mare e su strada, con grande spreco di energia e notevole inquinamento, senza considerare le questioni ambientali e sociali dei Paesi di origine devastati dalla deforestazione. In questo modo ogni kilowattora prodotto da fonti rinnovabili finisce per costare il triplo, rispetto a quanto pagato per le fonti tradizionali.
Le dimensioni della centrali a biomasse richiedono una proporzionale quantità di biomassa da bruciare per produrre calore ed azionare gli alternatori. La logica del profitto d’impresa mira a compensare l’investimento tecnologico iniziale nel più breve tempo possibile. Le centrali di Cutro (Crotone) della Fuelco Uno partecipata totalmente dalla Euro Energy Group S.r.l., del Gruppo Marcegaglia, assieme a quella ancora inattiva ad Oriolo ed a quella prevista dall’Enel nella Valle del Mercure, prevedono di utilizzare biomassa forestale pari a circa 1 milione di tonnellate all’anno. Quantitativi enormi, impossibili da reperire in loco in tempi rapidi, pena la distruzione del patrimonio forestale calabro-lucano, dei parchi della Sila e del Pollino, dai quali già traggono la materia prima. Le grandi centrali a biomasse per i proponenti sono convenienti perché incentivate dallo Stato e dalle Regioni [cfr intervento di Teresa Liguori, consigliere Nazionale di Italia Nostra, Convegno dibattito “centrali a biomasse: inquinamento ambientali ed effetti sulla salute umana”Strongoli, 10 febbraio 2010]. Emblematica risulta in proposito l’affermazione di Roberto Garavaglia, amministratore delegato di Euro Energy Group S.r.l. che afferma come “le tariffe CIP6 ci permettono di incassare 20 milioni di euro all’anno che vanno a coprire esclusivamente il costo molto alto delle biomasse. La centrale di Cutro (20MW) costerebbe 50 milioni di euro. Senza i contributi statali non sarebbe conveniente realizzarla […] ora andiamo avanti altri 5 anni con gli incentivi, poi si vedrà”. L’amministratore unico pensa evidentemente di fare in Calabria quello che già fa a Massafra (TA). Infatti, ottiene nel 2004 l’autorizzazione dal Commissario Straordinario per i Rifiuti in Calabria all’utilizzo del CDR (Combustibile Derivato da Rifiuto) nell’impianto a biomassa di Cutro. Stessa cosa per gli stabilimenti di Crotone dellaCarlo Gavazzi Green Power S.p.A. che si avviano a diventare inceneritori. La “Carlo Gavazzi”, assieme al Gruppo Marcegaglia, gestisce in Italia il business delle biomasse. La famiglia Marcegaglia gestisce, oltre agli impianti in Calabria, due impianti di incenerimento per “combustibile da rifiuti” (CDR) in fase di realizzazione (Manfredonia, Modugno) che si aggiunge a quello già attivo a Massafra (Taranto). Il Gruppo Marcegaglia si è aggiudicato, inoltre, l’affidamento del pubblico servizio di gestione del sistema impiantistico di recupero energetico a servizio dei bacini di utenza Lecce 1, 2 e 3 ” e gestisce anche la “Filiera Rifiuti Speciali Oikothen” di Augusta, con autorizzazione peraltro sospesa da Regione Sicilia e Comune di Augusta.
Dalle centrali a biomasse agli inceneritori e ai ricorsi al Tar. La normativa, ancora una volta, corre in soccorso alla carenza degli incentivi offrendo la possibilità di assimilare i rifiuti alla biomassa. Un’occasione a cui gli industriali non rinunciano, a livello nazionale e a livello locale. In Basilicata le vicende legate alla centrale a biomassa Enel S.p.A. di Laino, nella valle del Mercure – per la quale la relazione redatta da Felice Casson e Paolo Rabitti evidenzia l’impossibilità di reperire in loco la biomassa, pena la distruzione delle foreste del Parco Nazionale del Pollino [Leggi la fonte], quelle in Val Basento e a San Nicola di Melfi funzionanti ad olio di palma, quelle a Tricarico e Ferrandina, mostrano con chiarezza la deriva del meccanismo degli incentivi pubblici, ma sono anche il preludio ad una strategia che punta ad un sistema di gestione dei rifiuti incentrato sulle discariche e sugli inceneritori camuffati da biomassa favoriti da pubbliche amministrazioni locali e regionali. In poche parole, gli incentivi pubblici possono tradursi in profitto aggiuntivo sostituendo semplicemente il combustibile impiegato inizialmente. Alcuni esempi in proposito risultano emblematici. La società Prisma 2000 S.p.A. tenta l’utilizzo dei fondi della Sovvenzione Globale in Calabria firmando con Crotone Sviluppo, un accordo da oltre 17 miliardi di vecchie lire. Un’operazione che porterà l’Autorità Giudiziaria ad emettere avvisi di garanzia conducendo al crack dell’industria della Cellulosa Calabra a cui la società era interessata [Leggi la fonte]. Medesima sorte tocca – nel dicembre del 2006 – a Marcelo Emilio Figueira, Martino Pasti e Lanfranco Graziani, all’epoca dei fatti rappresentanti della San Marco Bioenergie S.p.A. Il progetto di centrale elettrica alimentata a biomassa incriminato, e poi sequestrato, è quello ricadente nel comune di Bando d’Argenta, nel ferrarese. L’ipotesi di reato notificata fu di falsificazione di registri, nonchè violazione delle prescrizioni per le emissioni in atmosfera, per quei “fumi densi emessi dai camini e quei miasmi sgradevoli”. Il sospetto nasce dalla “natura delle biomasse”. Un rilascio in atmosfera smisurato di monossido di carbonio, causato dall’aver bruciato non solo legno vegetale, come da autorizzazione, ma anche legno trattato. La San Marco Bioenergie, prima S.r.l., poi S.p.A., negli anni si rende protagonista di vari ricorsi ai Tribunali Amministrativi. Il primo presentato al TAR del Veneto contro la decisione del Comune di San Martino di Venezze (Rovigo) che con delibera n.9 del 2 marzo 1998 approvò il “divieto di installazione centrale termoelettrica nel territorio comunale di San Martino di Venezze”, per “incompatibilità ambientale”. Il secondo, invece, presentato al TAR della Lombardia contro la paventata decisione dell’Autorità per l’energia elettrica ed il gas, di revocare alla Bioenergie – per mancata “esibizione delle autorizzazioni indispensabili” – di ogni incentivo CIP6 per la realizzazione delle centrale a biomassa ricadente nel comune di Capracotta (Isernia). In entrambi i contenziosi, sia il TAR del Veneto sia il TAR della Lombardia e poi il Consiglio di Stato, danno ragione alla San Marco Bioenergie S.p.A., della quale sono soci ancora la PSEG e la Carlo Gavazzi Green Power S.p.A., così come per la Prisma 2000 S.p.A. Ma la “Carlo Gavazzi” – che nel 2003 riceve il Premio Innovazione Amica dell’Ambiente, organizzato dalla Legambiente, perfettamente in linea con il sistema Symbola – è coinvolta a Pontinia (Latina), relativamente alla realizzazione di una centrale a biomassa della Pontinia Rinnovabili S.r.l., di cui la società milanese è socia. Anche in questo caso due Enti, il Comune di Pontinia e la Provincia di Latina, si sono opposti al progetto che a parere della conferenza di servizi dell’amministrazione provinciale presenta “dati sbagliati e incompleti in merito alla procedura AIA ma, sopratutto, non dà le garanzie richieste dal protocollo di Kyoto e dalla comunità Europea in merito alla riduzione delle emissioni”.
Fuochi di paglia ad Acinello, aspettando i rifiuti. L’intervento dell’ing. Gino Dipierri dellaCarlo Gavazzi Green Power S.p.A., a conclusione della giornata di Venosa del 16 aprile [Guarda il video], pone interrogativi sulla perseguibilità delle tesi sostenute circa l’utilizzo della paglia che costituirebbe l’80% del combustibile impiegato. “40-60 aggregatori” di filiera corta, alias produttori locali di paglia, ovvero agricoltori locali riconvertiti in braccianti meccanizzati, grazie alla centrale, produrrebbero la biomassa da incenerire in un impianto della potenza elettrica di oltre 35 MW. Si apprende, inoltre, che la centrale a biomassa di località Acinello di Stigliano-Aliano (MT) costa – sempre secondo il rappresentante della società – 100 milioni di euro, e richiede un investimento annuo in biomassa pari a 15-18 milioni di euro. Il numero degli addetti previsti presso la centrale è pari a 50 unità. 10 addetti per ogni megawatts installato (per Acinello mancano però all’appello 15 addetti). 25 sono i milioni disponibili per i subappalti. Se dovesse mancare la paglia, l’azienda si rivolgerebbe al cippato vergine che – fa sapere sempre l’ing. Dipierri – verrebbe acquistato grazie a convenzioni con ditte specializzate nel settore forestale ed in parte prelevato dalla pulizia dei corsi d’acqua. Con Delibera n.53 del 6 maggio 2009, l’Autorità per l’Energia elettrica ed il Gas ha accolto – ai sensi dell’art.15, comma 2, del Decreto Legislativo n.79/99, come modificato dall’art.34 della Legge n.273/02 – l’istanza della Carlo Gavazzi Green Power S.p.A., titolare del progetto per la realizzazione della centrale a biomasse di contrada Acinello di Stigliano (Matera). La multinazionale milanese aveva ottenuto la sospensiva dal TAR Basilicata di una Delibera Regionale che limitava la potenza dell’impianto a 13 MW, che attualmente è invece pari a 35 MW. Per non rinunciare agli incentivi di cui all’art.3, comma 7, della Legge n.481/95 – è quanto si legge nella delibera dell’AEG – la “Carlo Gavazzi”, in data 20 marzo 2009, ha presentato all’Autorità per l’Energia ed il Gas, anche sulla scorta di una sentenza favorevole del TAR Lombardia, “la richiesta unitamente all’autorizzazione necessaria alla costruzione dell’impianto non ancora in esercizio, pena la decadenza da ogni diritto alle incentivazioni medesime”.
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lunedì 7 aprile 2014
Incontro organizzativo: lotta contro la Biomasse di Mazzocchio
Stasera ci vediamo presso il Pub Dryland di Pontinia (via Cesare Battisti), con il Meetup di Pontinia (M5S), per organizzare le azioni d'informazione a sostegno della lotta contro la costruzione della centrale a biomasse (inceneritore) di Mazzocchio. Ore 21.15 - 21.30.
L'incontro è aperto a tutti!
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venerdì 28 marzo 2014
Cronistoria di una Biomassa: la Carlo Gavazzi Green Power

Tutto ebbe inizio con la presentazione del progetto da parte della società Carlo Gavazzi Green Power nel settembre 2003. Il progetto per l'impianto di incenerimento, centrale a biomasse da 20 MW nella zona industriale di Mazzocchio nel comune di Pontinia, è uno dei tanti presentati in quel periodo in varie parti d'Italia, la società milanese era considerata leader nazionale nella produzione di elettricità da biomassa. L'impianto è stato progettato per ottenere elettricità, bruciando 270 mila tonnellate annue. Il progetto otteneva alcuni pareri favorevoli di massima dal comune di Pontinia (Sindaco Mochi giunta di destra), dall'Asl e dall'Agenzia delle Dogane. L'investimento era stimato per 75 milioni di € come riporta il documento pubblicato qui nel post, e prevedeva l'assunzione di 34 persone. Il parere favorevole ai fini antincendio è stato rilasciato dal comando dei Vigili del Fuoco il 31.8.2006 (non sappiamo a quale ragione sociale) quando vigeva la precedente normativa superata dall'attuale DPR 151/2011.
Fino a qualche anno fa la società milanese “Carlo Gavazzi” era considerata leader nazionale nella produzione di elettricità da biomassa. Oggi ha ceduto il controllo delle centrali agli americani del PSEG (Public Service Enterprise Group Incorporated), un gruppo attivo a livello mondiale prevalentemente nel settore della produzione di energia elettrica che controlla in Italia l’85% del capitale azionario della società Prisma 2000 S.p.A. – in cui la Carlo Gavazzi Green Power S.p.A. possiede una quota del 15% – con una quota nella società Biomasse Italia S.p.A. [cfr Provvedimento n.15248 dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato del 8 marzo 2006]
La Carlo Gavazzi Green Power con sede a Milano in Via De Castro Giovanni 4. costituisce la Holding Pontinia Rinnovabili Srl che la rappresenta legalmente per intero.
La Pontinia Rinnovabili Srl, è una società a socio unico e rientra anche nella società Gema 96 Spa.
Il direttore tecnico della Carlo Gavazzi Green Power e quindi anche della Pontinia Rinnovabili Srl è l'Ingegner Giancarlo Cicerone, il quale essendo anche membro attivo nella società ISR Ecoindustria Srl, è il diretto responsabile legale dell'impianto. La ISR Ecoindustria Srl avente sede legale operativa a Latina in Via Maira, 3 ha provveduto ad erogare per conto della società Gavazzi: il progetto, l'indicazione del sito, il supporto per l'ottenimento delle autorizzazioni, progetto dell'infrastrutture di connessione, la pianificazione dei lavori, i componenti tecnici, attrezzature, personale, preparazione del terreno per il cantiere, costruzione, assemblaggio e test e il processo di gestione del progetto quello che in inglese viene definito con la parola: commissioning.
mercoledì 5 marzo 2014
Interrogazione alla Camera di Cristian Iannuzzi del M5S
Interrogazione a risposta scritta 4-02211
presentato da IANNUZZI Cristian
testo di Giovedì 17 ottobre 2013, seduta n. 99
CRISTIAN IANNUZZI, CATALANO, SPESSOTTO, D'UVA, DE LORENZIS, VIGNAROLI, LOREFICE, PAOLO NICOLÒ ROMANO, DE ROSA, NICOLA BIANCHI e PARENTELA.
— Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
la ditta Pontinia Rinnovabili srl, in data 27 aprile 2007, ha presentato domanda di autorizzazione integrata ambientale, acquisita agli atti della provincia di Latina con prot. n. 27553 del 3 maggio 2007, ai sensi del decreto legislativo n. 59 del 2005 per la realizzazione di una centrale elettrica alimentata a biomasse della potenza di 20 megawatt elettrici, da realizzarsi a Mazzocchio, località del comune di Pontinia in provincia di Latina;
durante il procedimento per ottenere l'autorizzazione integrata ambientale, il comune di Pontinia ha più volte espresso il suo parere contrario al progetto, affermando la necessità di «ridurre ad un limite accettabile il rischio per la salute, un tale tipo impianto a combustione diretta a biomassa non può avere una potenzialità superiore a 1 megawatt per il grave nocumento alla salute pubblica che la realizzazione di una centrale di questa grandezza e tipologia comporta», come riporta il verbale della Conferenza servizi del 13 dicembre del 2012 tenutasi presso la regione Lazio;
dato il diniego del comune di Pontinia, la provincia di Latina appellandosi all'articolo 14-quater della legge n. 241 del 1990 ha chiuso i lavori rimandando la decisione alla Conferenza permanente tra Stato e Regioni. A seguito dell'intervenuta modifica del comma 3 dell'articolo 14-quater della legge n. 241 del 1990, la relativa competenza è stata trasferita e quindi trasmessa dalla regione Lazio, con una nota pervenuta il 29 maggio 2012, al coordinamento amministrativo della Presidenza del Consiglio dei ministri, chiedendo la rimessione al Consiglio dei ministri della decisione per il rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale. La Presidenza del Consiglio con deliberazione del 5 luglio 2013 approva l'autorizzazione integrata ambientale per la centrale elettrica alimentata a biomasse della potenza di 20 megawatt elettrici;
il dipartimento di prevenzione U.o.c. igiene e sanità di Latina fa presente che «le emissioni generate, dirette e indirette, anche all'interno dei limiti di legge, da tali tipologie d'impianto comporteranno una modificazione della qualità dell'aria e dell'esposizione della popolazione della zona», come riportato nel parere trasmesso al dipartimento istituzionale territorio della regione Lazio, protocollo n. 525328/02/10 del 3 dicembre 2012;
la società Pontinia Rinnovabili srl non risulterebbe aver effettuato studi sull'impatto ambientale che la centrale comporterà sulle due aree Sic e Zps presenti nelle vicinanze della centrale, i laghi dei Gricilli e Fontana di Muro, non avrebbe compiuto analisi sulla qualità dell'aria e non risulta all'interrogante sia stato emesso il parere di compatibilità territoriale previsto per le zone interessate da rischio di incidente rilevante;
nella nota del 1o febbraio 2013 della direzione regionale ambiente con prot. n. 043305 si scrive: «l'assetto impiantistico prevede sia emissioni diffuse, prodotte dall'erosione eolica del materiale stoccato, transito camion e operazioni di carico e scarico del materiale combustibile, sia emissioni convogliate dalle lavorazioni effettuate in capannoni e quelle prodotte dalle caldaie»;
l'area dove sorgerà la centrale è indisponibile in quanto la facoltà di utilizzazione del sito industriale dell'agglomerato di Mazzocchio per la società Pontinia Rinnovabili srl, di cui alla delibera n. 82/07 del consiglio di amministrazione del Consorzio per lo sviluppo industriale Roma Latina, è decaduta il 31 dicembre 2008;
non sono stati stipulati accordi di filiera per la produzione di biomasse nell'area di 70 chilometri dall'ubicazione dell'impianto ed inoltre, nelle note tecniche di costruzione della centrale, depositate presso il registro elenco progetti della regione Lazio con il numero 221/2007, si prevede che il 70-75 per cento del combustibile sarà formato da cippato disposto per essere bruciato, la cui provenienza risulta all'interrogante ignota, noti essendoci, nell'area, alcuna industria del legno che potrebbe fornire il cippato già pronto;
le centrali a biomasse con una potenza così alta non riescono ad alimentarsi grazie alla sola disponibilità dei combustibili nel territorio e la prassi italiana negli anni ha voluto che si importasse il combustibile dalle altre regioni se non addirittura dall'estero a basso costo;
l'avvio della centrale a biomassa di Mazzocchio determinerebbe una insostenibile e sproporzionata concentrazione di centrali elettriche nella regione considerando inoltre che ad Aprilia, nella medesima provincia, è attiva una centrale turbogas –:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti sopra esposti;
se risulti quali siano le ragioni per le quali sia stata concessa l'AIA nonostante rilevate le ambiguità e carenze progettuali;
se nel concedere l'AIA sia stato valutato che la centrale elettrica da bruciatore di biomasse si possa trasformare in un inceneritore di rifiuti considerando che l'impianto ha un fabbisogno annuo di 275.000 tonnellate di combustibile, che l'energia è prodotta dalla combustione diretta delle biomasse, che c’è la perenne emergenza rifiuti riguardante sia il Lazio che la Campania e che è stabile la presenza della malavita organizzata in tutto il basso Lazio nel ciclo dei rifiuti;
se disponga di elementi in merito agli effetti sulla salute dei cittadini con riferimento a questo ulteriore impianto fortemente impattante sull'ambiente che si aggiunge peraltro alla vicina centrale elettrica a turbogas di Aprilia. (4-02211).
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MOVIMENTO 5 STELLE LATINA - GRILLI IN MOVIMENTO PER PONTINIA.
TAVOLO DI LAVORO ENERGIA E RIFIUTI
OGGETTO : CENTRALE A BIOMASSE DI PONTINIA LOC.MAZZOCCHIO
INDICE:
1) DESCRIZIONE DELL’IMPIANTO;
2) DESCRIZIONE DELLA LOCALITA’;
3) PERCHE’ NO;
4) RESOCONTO STORICO
5) DITTA COSTRUTTRICE;
1) DESCRIZIONE DELL’ IMPIANTO;
Una centrale a Biomasse è costituita essenzialmente da un impianto che brucia combustibile per generare energia. Il combustibile è chiamato Biomassa. Il termine descrive diversi tipi di materiali principalmente di natura organica. La Biomassa è costituita principalmente da materiali che vengono definiti “rinnovabili” e per questo si dice che l’energia prodotta e derivata da fonti rinnovabili.
Perché le Biomasse vengono definite rinnovabili? Le fonti rinnovabili sono costituite da materiali che possono essere prodotti e rinnovati velocemente contestualmente ai tempi di utilizzo. La Biomassa è costituita da materiale organico naturale, principalmente vegetale come:
• Legname da ardere;
• Residui agricoli e forestali;
• Scarti dell’industria agroalimentare;
• Reflui degli allevamenti;
• Rifiuti urbani;
• Specie vegetali coltivate per lo scopo e quindi da culture facilmente rinnovabili.
I combustibili fossili, come il petrolio, il carbone il gas, impiegano decine di milioni di anni a formarsi a “rinnovarsi” e noi l’abbiamo consumato in pochi decenni e quindi non possono essere considerati rinnovabili da un punto di vista sia pratico che ambientale. Anche le stesse biomasse vegetali, sono da considerarsi fonti rinnovabili se il consumo è legato ad piano di produzione compatibile all’ambiente e allo sfruttamento del territorio e questo porta a delle eccezioni sul loro stesso utilizzo.
La centrale a biomasse che la Pontinia rinnovabili S.r.l. intende costruire a Pontinia, nella zona industriale di Mazzocchio, consumerebbe, secondo le stime della stessa società proponente, 275.000 tonnellate l'anno di legno vergine per una produzione di 20 Megawatt di energia elettrica.
La centrale sarà composta da un bruciatore che scalderà l’acqua prelevata da pozzi e la trasformerà in vapore ad alta pressione. Il vapore farà ruotare una turbina collegata ad un alternatore per la produzione di energia elettrica. La distribuzione dell’energia avverrà attraverso una cabina di trasformazione e un elettrodotto da allacciare alla rete. L’approvvigionamento dei materiali avverrà attraverso l’uso di camion sulla rete stradale e navi per il legname dall’estero (Amazzonia). Il materiale dovrà essere necessariamente stoccato in magazzini.
Figura 1 – schema di una centrale a biomasse
2) DESCRIZIONE DELLA LOCALITA’
Mazzocchio è una località del comune di Pontinia situata ai piedi dei monti Lepini in uno dei punti di maggior depressione dell’agro Pontino a qualche metro sotto il livello del mare.
Mazzocchio confina con i comuni di Priverno, Sonnino, Terracina.
Si trova in prossimità di una delle zone verdi più belle dei Lepini, il bosco di San Martino ed è vicino all’abbazia di Fossanova. Famosi sono poi i laghetti solfurei dei Gricilli che evidenziano la notevole predisposizione idrogeologica del territorio al fenomeno dei Sink Hole.
I terreni circostanti sono fortemente agricoli e rinomata è la qualità dell’olio prodotto sulle colline di Sonnino.
Sono presenti poi numerosi allevamenti di bovini e suini. Sulle colline è poi ancora praticata l’attività di pastorizia con allevamenti di capre e pecore. Forte è anche la presenza di bufali per la produzione della mozzarella che sta dando nuovo slancio economico a tante piccole aziende convertitesi in piccoli caseifici.
Negli anni 70-80 il comune di Pontinia ha deciso di creare a Mazzocchio la propria zona industriale ma non vi è stata quella industrializzazione che ci si aspettava e quindi l’economia principale dell’area è quella agricola. Economia già fortemente danneggiata da una serie di problematiche territoriali e nazionali.
3) PERCHE’ NO??
Quali sono le osservazioni, alla costruzione di questo tipo di centrali? Sono le stesse che negli anni hanno permesso ai cittadini di Pontinia di vincere le diverse battaglie legali che ne hanno bloccato la realizzazione. Di seguito alcune delle motivazioni per il no:
A)USO DI MATERIALI DIVERSI DALLE BIOMASSE
Con il Decreto Legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità, inserisce nell’elenco delle centrali anche le centrali ibride, vale a dire quegli impianti che “che producono energia elettrica utilizzando sia fonti non rinnovabili, sia fonti rinnovabili, compresi anche gli impianti di co-combustione, vale a dire gli impianti che producono energia elettrica mediante combustione di fonti non rinnovabili e di fonti rinnovabili”. In sostanza questo decreto permette alla società produttrice di alimentare la centrale con Combustibile Da Rifiuti (CDR) e quindi rifiuti non differenziati, non controllati, di provenienze anche ignote, senza contare che l’economia della grande malavita organizzata è passata dalla droga, ai rifiuti ed in particolare quelli speciali. Come è già avvenuto in passato e soprattutto a causa delle falle per quanto riguarda controlli e certificazioni, quello che più preoccupa è l’utilizzo come combustibile di CDR (Combustibile Da Rifiuti) che produce elevate quantità di diossina e polveri sottili. Da questo punto di vista si ricorda il caso della centrale a biomasse di Cutro (Kr) autorizzata dal Commissario per l'emergenza rifiuti in Calabria alla co-combustione del CDR. Un altro esempio è la grande centrale a biomasse di Acerra (NA) da 74 MW che brucia olio di palma.
L'impianto a biomassa della Fri-el di Acerra si trova proprio dietro al grande termovalorrizzatore inaugurato per mettere fine all'emergenza rifiuti di Napoli. Si tratta di una centrale che brucia olio di palma per ricavarne energia verde, ma secondo le analisi commissionate nel 2011 dalla polizia municipale di Acerra e quelle del 2012 effettuate sugli oli combustibili, ci sarebbero in essi tracce di PCB – Policlorobifenili, inquinanti di prima classe, sostanze tossiche e cancerogene. Questi inquinanti bruciano assieme all'olio di palma, ma paradossalmente l'impianto riceve contributi dallo stato attraverso i Certificati Verdi per la produzione di energia green. In pratica oltre all’olio di palma vengono combusti anche oli di derivazione sintetica o minerale e non si sa come questo possa accadere. Le particelle, che secondo le analisi non supererebbero i limiti di legge, nel tempo si stanno depositando sui terreni circostanti. Di fatto nella zona i casi di tumore di persone ed animali sono elevati ed in passato 88 operai della azienda Montefibre, vecchia proprietaria dello stabilimento che produceva filati sintetici ora convertito in centrale a Biomasse, sono morti per gravi forme di tumore. Si Potrebbe ipotizzare allora che la presenza di PCB sia dovuta alla combustione di quelle sostanze magari ancora presenti nello stabilimento e che potrebbero essere bruciate assieme all’olio di palma? E questo potrebbe accadere anche alla centrale di Pontinia? Utilizzare il CDR è per le società molto più vantaggioso economicamente perché oltre ad essere pagati per bruciare i rifiuti, produrrebbero energia a costo ZERO. Una centrale di queste dimensioni ha poi bisogno di una elevata quantità di combustibile che non potrebbe mai essere soddisfatta ne con le piantagioni locali di alberi e culture ne con la produzione solo locale di rifiuti. Inoltre a livello locale non si riscontrano benefici sulle bollette dei rifiuti o elettriche o agevolazioni di qualche tipo. Nulla vieta che questo potrebbe accadere anche nella centrale a biomasse di Pontinia. Questo consentirebbe alla società proponente di reperire facilmente materiale da bruciare e continuare a beneficiare degli incentivi statali. Possono poi essere bruciati i trucioli e altri scarti delle industrie del legno e del mobile che contengono colle e vernici e altre sostanze chimiche pericolose e possono produrre diossine; ancor peggio se a questi scarti viene aggiunto altro materiale (CDR, rifiuti).
B) USO DI COMBUSTIBILE A BIOMASSA, FABBISOGNO DEL’IMPIANTO;
La centrale a biomasse che la Pontinia rinnovabili S.r.l. intende costruire a Pontinia, nella zona industriale di Mazzocchio, consumerebbe, secondo le stime della stessa società proponente, 275.000 tonnellate l'anno di legno vergine. Ciò richiederebbe la disponibilità, a Pontinia e dintorni, di 16.000 ettari di terreni coltivati esclusivamente a biomasse. La relazione tecnica allegata al progetto descrive l’esempio di coltivazioni a base legnosa a breve ciclo (2-3 anni) e ad elevata produzione di biomassa. Nella relazione allegata al progetto c’è scritto che un ettaro di pioppeto produce circa 17 tonnellate all'anno di legno. Comune di Pontinia ha una superficie di circa 12.000 ettari e comprende le strade i canali, fiumi, fossi, edifici e quant'altro occupi il suolo. E' evidente quindi che per coprire il fabbisogno della centrale non sarebbero sufficienti tutti i terreni agricoli disponibili a Pontinia. Non risulta presentato alcun progetto di pianificazione colturale delle biomasse sul nostro territorio. La centrale per poter trattare, lavorare e bruciare la biomassa avrebbe bisogno di un quantitativo di combustibile fossile (gasolio) pari a 120 tonnellate annue; la stessa azienda per l’avviamento delle caldaie nei periodi invernali consumerebbe 630 Tonnellate annue sempre di gasolio. Tanto premesso, il conto energetico della centrale a biomasse di cui si discute non è conveniente in quanto non è possibile far funzionare la centrale esclusivamente con scarti agricoli ricavati in loco. L'impianto è troppo lontano rispetto al luogo di produzione della biomassa. Per alimentarlo occorrerebbe approvvigionarsi di materia prima, in primis pioppi, proveniente dall'estero. almeno 50/60 camion al giorno, che transiterebbero sulle principali strade di collegamento del nostro territorio incidendo negativamente su traffico e inquinamento;
C) SFRUTTAMENTO DEL SUOLO E DELLE RISORSE IDRICHE;
L’elevato quantitativo di acqua (oltre 104.000 mc in 8000 ore di esercizio) utilizzata per il processo produttivo prelevata mediante pozzo artesiano in loco verrebbe sottratta all’agricoltura locale che versa già in condizioni di emergenza idrica. La linea delle faglie si potrebbero abbassere notevolmente prosciugando in breve tempo tutti i pozzi della zona. Il rischio di un dissesto idrogeologico è palesato anche dal fatto che le caratteristiche geologiche del sottosuolo, portano alla formazione dei cosiddetti Sinkhole cioè voragini dovute all’erosione sotterranea dell’acqua oggetto di studio dell’Università di Roma Tre.
Figura 3 – Sinkhole a
Mazzocchio
3) PERCHE’ NO??
Quali sono le osservazioni, alla costruzione di questo tipo di centrali? Sono le stesse che negli anni hanno permesso ai cittadini di Pontinia di vincere le diverse battaglie legali che ne hanno bloccato la realizzazione. Di seguito alcune delle motivazioni per il no:
A)USO DI MATERIALI DIVERSI DALLE BIOMASSE
Con il Decreto Legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità, inserisce nell’elenco delle centrali anche le centrali ibride, vale a dire quegli impianti che “che producono energia elettrica utilizzando sia fonti non rinnovabili, sia fonti rinnovabili, compresi anche gli impianti di co-combustione, vale a dire gli impianti che producono energia elettrica mediante combustione di fonti non rinnovabili e di fonti rinnovabili”. In sostanza questo decreto permette alla società produttrice di alimentare la centrale con Combustibile Da Rifiuti (CDR) e quindi rifiuti non differenziati, non controllati, di provenienze anche ignote, senza contare che l’economia della grande malavita organizzata è passata dalla droga, ai rifiuti ed in particolare quelli speciali. Come è già avvenuto in passato e soprattutto a causa delle falle per quanto riguarda controlli e certificazioni, quello che più preoccupa è l’utilizzo come combustibile di CDR (Combustibile Da Rifiuti) che produce elevate quantità di diossina e polveri sottili. Da questo punto di vista si ricorda il caso della centrale a biomasse di Cutro (Kr) autorizzata dal Commissario per l'emergenza rifiuti in Calabria alla co-combustione del CDR. Un altro esempio è la grande centrale a biomasse di Acerra (NA) da 74 MW che brucia olio di palma.
L'impianto a biomassa della Fri-el di Acerra si trova proprio dietro al grande termovalorrizzatore inaugurato per mettere fine all'emergenza rifiuti di Napoli. Si tratta di una centrale che brucia olio di palma per ricavarne energia verde, ma secondo le analisi commissionate nel 2011 dalla polizia municipale di Acerra e quelle del 2012 effettuate sugli oli combustibili, ci sarebbero in essi tracce di PCB – Policlorobifenili, inquinanti di prima classe, sostanze tossiche e cancerogene. Questi inquinanti bruciano assieme all'olio di palma, ma paradossalmente l'impianto riceve contributi dallo stato attraverso i Certificati Verdi per la produzione di energia green. In pratica oltre all’olio di palma vengono combusti anche oli di derivazione sintetica o minerale e non si sa come questo possa accadere. Le particelle, che secondo le analisi non supererebbero i limiti di legge, nel tempo si stanno depositando sui terreni circostanti. Di fatto nella zona i casi di tumore di persone ed animali sono elevati ed in passato 88 operai della azienda Montefibre, vecchia proprietaria dello stabilimento che produceva filati sintetici ora convertito in centrale a Biomasse, sono morti per gravi forme di tumore. Si Potrebbe ipotizzare allora che la presenza di PCB sia dovuta alla combustione di quelle sostanze magari ancora presenti nello stabilimento e che potrebbero essere bruciate assieme all’olio di palma? E questo potrebbe accadere anche alla centrale di Pontinia? Utilizzare il CDR è per le società molto più vantaggioso economicamente perché oltre ad essere pagati per bruciare i rifiuti, produrrebbero energia a costo ZERO. Una centrale di queste dimensioni ha poi bisogno di una elevata quantità di combustibile che non potrebbe mai essere soddisfatta ne con le piantagioni locali di alberi e culture ne con la produzione solo locale di rifiuti. Inoltre a livello locale non si riscontrano benefici sulle bollette dei rifiuti o elettriche o agevolazioni di qualche tipo. Nulla vieta che questo potrebbe accadere anche nella centrale a biomasse di Pontinia. Questo consentirebbe alla società proponente di reperire facilmente materiale da bruciare e continuare a beneficiare degli incentivi statali. Possono poi essere bruciati i trucioli e altri scarti delle industrie del legno e del mobile che contengono colle e vernici e altre sostanze chimiche pericolose e possono produrre diossine; ancor peggio se a questi scarti viene aggiunto altro materiale (CDR, rifiuti).
B) USO DI COMBUSTIBILE A BIOMASSA, FABBISOGNO DEL’IMPIANTO;
La centrale a biomasse che la Pontinia rinnovabili S.r.l. intende costruire a Pontinia, nella zona industriale di Mazzocchio, consumerebbe, secondo le stime della stessa società proponente, 275.000 tonnellate l'anno di legno vergine. Ciò richiederebbe la disponibilità, a Pontinia e dintorni, di 16.000 ettari di terreni coltivati esclusivamente a biomasse. La relazione tecnica allegata al progetto descrive l’esempio di coltivazioni a base legnosa a breve ciclo (2-3 anni) e ad elevata produzione di biomassa. Nella relazione allegata al progetto c’è scritto che un ettaro di pioppeto produce circa 17 tonnellate all'anno di legno. Comune di Pontinia ha una superficie di circa 12.000 ettari e comprende le strade i canali, fiumi, fossi, edifici e quant'altro occupi il suolo. E' evidente quindi che per coprire il fabbisogno della centrale non sarebbero sufficienti tutti i terreni agricoli disponibili a Pontinia. Non risulta presentato alcun progetto di pianificazione colturale delle biomasse sul nostro territorio. La centrale per poter trattare, lavorare e bruciare la biomassa avrebbe bisogno di un quantitativo di combustibile fossile (gasolio) pari a 120 tonnellate annue; la stessa azienda per l’avviamento delle caldaie nei periodi invernali consumerebbe 630 Tonnellate annue sempre di gasolio. Tanto premesso, il conto energetico della centrale a biomasse di cui si discute non è conveniente in quanto non è possibile far funzionare la centrale esclusivamente con scarti agricoli ricavati in loco. L'impianto è troppo lontano rispetto al luogo di produzione della biomassa. Per alimentarlo occorrerebbe approvvigionarsi di materia prima, in primis pioppi, proveniente dall'estero. almeno 50/60 camion al giorno, che transiterebbero sulle principali strade di collegamento del nostro territorio incidendo negativamente su traffico e inquinamento;
C) SFRUTTAMENTO DEL SUOLO E DELLE RISORSE IDRICHE;
L’elevato quantitativo di acqua (oltre 104.000 mc in 8000 ore di esercizio) utilizzata per il processo produttivo prelevata mediante pozzo artesiano in loco verrebbe sottratta all’agricoltura locale che versa già in condizioni di emergenza idrica. La linea delle faglie si potrebbero abbassere notevolmente prosciugando in breve tempo tutti i pozzi della zona. Il rischio di un dissesto idrogeologico è palesato anche dal fatto che le caratteristiche geologiche del sottosuolo, portano alla formazione dei cosiddetti Sinkhole cioè voragini dovute all’erosione sotterranea dell’acqua oggetto di studio dell’Università di Roma Tre.
C) PRODOTTI DELLA COMBUSTIONE
Ogni combustione, anche piccola, altera un equilibrio energetico, consuma energia e non la ripristina. Per piccole quote di combustione non succede nulla. Differente è se bruciamo tonnellate e tonnellate di biomasse in continuazione. L’energia che così viene prodotta non è “pulita”, perchè vengono prodotte polveri sottili, monossido di carbonio e altri inquinanti in maniera significativa. Anche dopo la depurazione dei fumi prodotti, ci sarà l’immissione nell’ambiente di quantità non trascurabili di numerosi macro e micro inquinanti (polveri sottili [9] ed ultra sottili, ossidi di azoto, idrocarburi policiclici aromatici [10], diossine..) con effetti potenzialmente pericolosi per la salute della popolazione esposta.
Le conseguenze per la salute degli abitanti sarebbe devastante. Per prima cosa le malattie dell’apparato respiratorio avrebbero un aumento esponenziale. I prodotti agricoli verrebbero inevitabilmente contaminati e assimileremo attraverso questi le particelle inquinanti.
L’economia della zona basata, essenzialmente sull’agricoltura e la zootecnia, verrebbe stravolta. Chi comprerebbe più i prodotti dell’ agro pontino?
Le ricadute occupazionali sul comparto agricolo non potranno mai essere rimpiazzate da quelle portate dalla realizzazione della centrale.
Il materiale inerte risultato della combustione, è classificato rifiuto speciale e va smaltito come tale. Dove verrà smaltito questo materiale?
Inoltre, come si evince dal documento “Linee Programmatiche” del Consiglio Provincia di Latina n° 77 del 1° ottobre del 2004, per le politiche e lo sviluppo economico sostenibile, si pone particolare attenzione al mondo dell’agricoltura, come fattore di grande importanza nel tessuto economico provinciale come volano della nostra economia, favorendo l’introduzione nel mondo agricolo delle produzioni biologiche, accompagnate da un percorso di tutela ambientale.
Potranno mai essere coltivati dei prodotti biologici in queste zone con una centrale del genere?
4) RESOCONTO STORICO DEI TENTATIVI DI COSTRUZIONE DELLA CENTRALE
Il progetto della centrale di Mazzocchio a Pontinia è stato bocciato senza appello nella conferenza dei servizi del 30 agosto 2007 presso l'amministrazione provinciale di Latina per diverse lacune e mancanze. Sopratutto perchè prevedeva di bruciare (l'impianto di produzione di energia elettrica a biomasse è un inceneritore) alcuni rifiuti e perchè prevedeva che 1/5 della legna avrebbe avuto provenienza extra regionale e addirittura straniera. Poi il piano proposto non era sufficientemente chiaro a dimostrare come e da dove poteva provenire una simile quantità di legna per alimentare la quale non era nemmeno sufficiente tutto il bosco del Circeo.
Come si evince da quanto di seguito riportato, nel tempo si erano espressi contro i diversi enti interessati:
il comune di Pontinia, la ASL di Latina, i vigili del fuoco di Latina, la provincia di latina, la regione Lazio, il TAR di Latina.
27 gennaio 2009 conferenza servizi
Il sindaco del comune di Pontinia, come richiesto, il parere negativo al progetto della centrale a biomasse in base agli articoli 216 e 217 del R.D. 1265/1934.
I rappresentanti della ASL, in particolare il dottor Amilcare Ruta confortava il parere del sindaco di Pontinia che, una evidente situazione di malattie dell’apparato respiratorio era più che giustificabile un discorso dubitativo dove deve prevalere il principio di cautela.
Anche il rappresentante del comando provinciale dei vigili del fuoco di Latina ha ricordato che il parere espresso sul progetto, in data 31/8/6 non teneva certo conto degli effetti domino e dell’irraggiamento termico e degli incendi che potrebbero svilupparsi da e per le centrali elettriche alle 2 centrali a incidenti rilevanti.
- nella riunione conclusiva della commissione AIA – IPPC del 27 gennaio 2009 il Sindaco del comune di Pontinia con riferimento agli artt. 216 e 217 TULS del R.D. 27 luglio 1934 n. 1265 esprime parere negativo al progetto della centrale a biomasse;
- la provincia di Latina con nota prot. n. 7843 del 5 febbraio 2009 di trasmissione, alla Segreteria della Conferenza permanente per i Rapporti Stato - Regione per le determinazioni di competenza,
- il 7 maggio conferenza unificata presso la segreteria della presidenza del consiglio dei ministri dove il comune di Pontinia conferma il parere negativo espresso il 27 gennaio 2009, la Provincia di Latina conferma la validità della procedura e così il presidente della commissione che informa di aver chiesto e ricevuto 2 pareri del Consiglio di Stato che confermano la validità del parere del Comune di Pontinia e della procedura della Provincia di Latina. Assenti Regione Lazio e Ministero per la salute la decisione viene rinviata alla conferenza unificata che viene convocata senza esito il 21 maggio, l’11 giugno, il 29 luglio, 29 ottobre;
- sentenza del TAR di Latina del 14 settembre 2009 n. 200900819 che respinge il ricorso della ditta proponente. (http://www.giustizia-amministrativa.it);
- a metà novembre la società proponente notifica il ricorso contro la sentenza del TAR di Latina del 14 settembre 2009 n. 200900819, al Consiglio di Stato.
MA LE POSIZIONI SONO CAMBIATE!!!!!!
La Regione Lazio in una nota del 16 Luglio 2012 (giunta Polverini), esprime parere favorevole alla costruzione dell’ impianto, condizionatamente alle prescrizioni e alle limitazioni espresse dai soggetti partecipanti alla conferenza dei servizi.
Il 13 Dicembre del 2012 dalla conferenza dei servizi emergono i pareri favorevoli di: Regione Lazio, ASL Latina, vigili del fuoco, consorzio per lo sviluppo industriale Roma - Latina (???), Soc. TERNA s.p.a., mentre il comune di Pontinia dissente e ribadisce il proprio parere negativo.
Il 5 Marzo 2013 (poco dopo le elezioni), la regione trasmette alla presidenza del consiglio dei ministri - dipartimento per il coordinamento amministrativo, l’esito della conferenza dei servizi con quanto sopra emerso.
Il dipartimento per il coordinamento amministrativo, in una riunione del 22/04/2013, chiede alla regione e alla provincia le prescrizioni relative al superamento delle criticità progettuali. Chiede poi al comune di Pontinia di fornire le sue indicazioni integrative, relativamente alla posizione assunta precedentemente in conferenza dei servizi, in considerazione della necessità di adeguamento del progetto della centrale a biomasse da parte della società Pontinia Rinnovabili A.R.L.
In sostanza l’ufficio della presidenza del consiglio preposto (il dipartimento per il coordinamento amministrativo) dice:
"QUESTA CENTRALE DEVE ESSERE FATTA, SE CI SONO PRESCRIZIONI INDICATELE CHE LA SOCIETA’ COSTRUTTRICE LE RISPETTERA’".
Il comune di Pontinia il 3/5/2013 trasmette una nota che ribadisce la contrarietà al progetto per ragioni di salute pubblica supportato dal parere della ASL nelle precedenti comunicazioni. Come prescrizione chiede che la centrale non debba superare 1 Mw.
Il problema è che la ASL questa volta ha dato parere positivo.
Nella conferenza dei servizi del 27 Gennaio 2009 segnalava che in presenza di indicazioni epidemiologiche con margini di incertezza non potrà che condividere le prescrizioni finalizzate alla riduzione e/o eliminazione di ogni potenziale rischio per la popolazione esposta.
VORREBBE DIRE: SE LA CENTRALE NON INQUINA NON CI SONO RISCHI.
Che è come dire SE ti fermi al semaforo non fai incidenti, SE non vai a rubare non rischi l’arresto, SE usi il casco in motorino non rischi di farti male ecc….ecc…. cioè vorrebbe dire SE rispetti le regole non ti succederà niente di male. SE…… SE…. ma purtroppo di incidenti ne succedono, i ladri vengono arrestati e non tutti usano il casco, quindi purtroppo non tutti rispettano le regole e spesso non è facile farle rispettare e cito l’esempio dell’ILVA di Taranto o delle decine di aziende che vengono denunciate per reati ambientali.
Figura 4 –
l’ILVA di Taranto
Il 7 Maggio 2013 la Regione Lazio (giunta Zingaretti), trasmette le “prescrizioni” che la società costruttrice della centrale dovrà rispettare (sempre dopo che verrà costruita). Le prescrizioni riguardano quanto sopra esposto, polveri, sfruttamento delle falde, sicurezza del suolo impatto ambientale ecc… quindi una serie di interventi tecnici che la società dovrà fare per tutelare salute e territorio.
L’8 Maggio 2013, anche la provincia si esprime sulla falsa riga della regione con prescrizioni analoghe.
Sempre l’otto Maggio 2013 (….che coordinamento e quanta celerità!) anche la ASL di Latina viste le note di Regione e provincia, non può che esprimere parere positivo al progetto.
Il 5 Luglio del 2013, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, delibera la realizzazione della centrale a Biomasse di Pontinia secondo le prescrizioni espresse dalla Regione Lazio, la Provincia, la ASL di Latina e che le predette amministrazioni vigileranno sul puntuale rispetto delle stesse.
5) DITTA COSTRUTTRICE
La società che vuole realizzare la centrale a Biomasse di Pontinia è la Pontinia Rinnovabili s.r.l. di Milano del sig. Fabio Ferretti. La società a fronte di un investimento CALCOLATO di 80 mln di Euro, godrà di un contributo statale di 8,8 mln di Euro.
domenica 2 marzo 2014
giovedì 27 febbraio 2014
Scrivere per informare: la lotta alla centrale Biomasse
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| foto di www.energyjustice.net |
Si ritorna a scrivere, è passato del tempo, da quando su questo blog si pubblicavano costantemente informazioni, articoli, pensieri a favore di una battaglia principale che ha visto per nostra fortuna, la sua fine. No turbogas Pontinia, nasceva con l'esigenza di fare informazione, di collegare le varie realtà ambientaliste e civiche del agro pontino al fine di tutelare la salute e il nostro territorio.
Un pezzo di storia, anche se piccola, può essere rappresentata dai post di questo blog. Oggi si ritorna a scrivere e ci focalizziamo sull'argomento principale, la nostra assidua contrarietà al progetto della Pontinia Rinnovabili srl, di costruire la centrale biomasse nella zona industriale di Mazzocchio a due passi da monumenti ambientali e storici, a due passi dal Parco Nazionale del Circeo, a due passi dal centro abitato de La Cotarda, senza ovviamente dimenticare i paesi vicini di Pontinia, Terracina, Sonnino, Priverno, Maenza, Roccasecca dei Volsci, Roccacorga, Sezze, Sermoneta, Sabaudia e San Felice Circeo, la filiera biologica dell'olivicoltura, la filiera dell'agroalimentare biologico e non, la filiera zootecnica e la produzione della mozzarella di bufala dop.
Voltiamo una pagina e continuiamo a scrivere e ad informare sull'attuale situazione della Centrale Biomasse, e per questo ho deciso di cambiare l'intestazione al blog, mentre l'indirizzo del sito rimane lo stesso, per ricordare l'attivismo che ha generato un percorso di crescita civile e ambientalista nel nostro comune.
Ringraziando tutti coloro che ci hanno seguiti e che hanno partecipato attivamente nel scrivere questo piccola breve storiografia dell'ambientalismo pontino, mi auguro di ritrovarvi prossimamente partecipi di questa lotta all'inceneritore a biomasse.
martedì 10 luglio 2012
Continua il lavoro di contrasto all'inceneritore a biomasse
Pubblichiamo un post di Pontinia Ecologia e Territorio sul caso Biomasse:
In questi giorni il tavolo tecnico comunale di Pontinia continua il suo lavoro di contrasto agli impianti incompatibili con il territorio e l'agricoltura. Questa volta è l'inceneritore di biomasse. Di dimensioni esagerate secondo il suo progettista. Con nessuna attinenza al territorio secondo lo stesso progettista che ha dichiarato pubblicamente che anzichè prendere le biomasse nel territorio a loro conviene approvvigionarsi dal Sud America (dall'Amazzonia?). Ripercorsi anni di lavoro costante e preciso, lo stesso che ha avuto ragione della corazzata multinazionale. Il progetto inizia dal 2004 forse l'annata peggiore dal punto di vista amministrativo che tra tentativi di distruggere agricoltura e Trasco, di inventare il dissesto, di incenerire il territorio. Per fermarsi il 27 gennaio 2009 con il parere contrario della conferenza unificata presso la provincia di Latina. Tanti errori di ogni genere nel progetto che non viene nemmeno aggiornato rispetto alle censure della commissione guidata dalla Dottoressa Valle che nell'agosto 2007 ha tentato invano di spiegare come il progetto dove essere modificato. Poi l'incontro ad aprile 2009 nella conferenza unificata, le tante sedute a vuoto presso la Regione Lazio. Il ricorso perso al TAR dalla società proponente che si è vista confermare il diniego. Siccome il fuoco cova spesso sotto la cenere un progetto inspiegabile torna a galla. Sarà interessante vedere quale sarà (se ci sarà) la posizione espressa dalla Provincia di Latina e dai comuni di Priverno e Sonnino anch'essi chiamati all'incontro istruttorio di giovedì 12. Qualche novità potrebbe arrivare dalla Regione ammesso che abbia voglia di correggere i precedenti strafalcioni inventando 3 comuni che non si sono opposti perchè non esistono. Ma anche la presidenza del Consiglio ha pensato di spostare Pontinia alla provincia di Roma. E questi sono solo alcuni degli errori e delle imprecisioni di vario genere. Invece il comune di Pontinia continua con il suo lavoro lineare e coerente come sempre in difesa del territorio ben sapendo che è l'ennesimo lotta di Davide contro l'ennesimo potente Golia con tecnici nazionali e locali, con la somma di una decina di società che hanno partecipazione nelle aziende partecipate (tanto per cambiare l'ennesimo intreccio societario) che costituiscono la Pontinia Rinnovabili una società con sede a Milano che oltre all'aria, all'ambiente, alla salute ci voleva rubare pure il nome. Ma come sempre siamo determinati a non arrenderci e far valere i nostri diritti che a volta vincono sulla forza, sul numero di aziende, sulla capacità economica e anche contro fior di tecnici.
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