Dall'esigenza di costruire un punto d'incontro, questo blog è: Informazione, Ambiente, Notizie, Politica, gruppi locali e comitati di cittadini contrari alla costruzione dell'Inceneritore a Biomasse di Pontinia.
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mercoledì 25 febbraio 2015
28 febbraio tavolo tecnico provinciale, si discute sulla Biomasse da 20 MW
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Convocato tavolo tecnico ambientale contro la Biomasse di Pontinia
Tavolo tecnico contro il progetto della centrale a biomasse a Mazzocchio a Pontinia
Dopo 11 anni dallo sciagurato intervento dell'amministrazione di destra di Pontinia di interesse verso la centrale a biomasse di Mazzocchio, si torna a parlare del temuto inquinamento delle emissioni cancerogene della centrale da 20 MW. La stessa società proponente ha ammesso che la tecnologia nel frattempo è migliorata, così come che non ci sono le biomasse necessarie nel raggio di 70 km da Pontinia e che a loro conviene importare il legno dal Sud America con le navi. Anche il proliferare senza controllo di centrali inquinanti a biomasse e biogas che stanno cambiando la provincia e le campagne in modo irrimediabile imporrebbe un ripensamento del progetto. La provincia di Latina e la Regione Lazio hanno evidenziato il mancato rispetto del progetto alle norme in materia di tutela dell'aria, dell'acqua e del suolo. Ma la minaccia continua ad aleggiare per gli abitanti di Pontinia, Sonnino, Priverno e Terracina che potrebbero ricevere il peso delle emissioni cancerogene. La provincia di Latina ha convocato la conferenza dei servizi per esaminare il progetto. Lunedì mattina si riunisce il tavolo tecnico che difende l'ambiente della pianura pontina dall'ennesima sciagura annunciata.
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lunedì 12 maggio 2014
Salviamo l’ agricoltura e il turismo del nostro territorio, il WWF litorale pontino aderisce al Comitato

Il WWF litorale Pontino di Terracina, aderisce al comitato e scrive sul sito wwf litorale pontino questo comunicato:
Nella località di Mazzocchio del comune di Pontinia una società, la Pontinia Rinnovabili srl, intende insediare una centrale a biomasse. Il progetto ha ormai alle spalle una storia decennale fatta di ricorsi da parte di cittadini e dello stesso Comune e di tentativi da parte della società di scavalcare la volontà popolare superando le Istituzioni locali, Comune Provincia e Regione tutte contrarie, per appellarsi al Governo centrale.
Da Wikipedia:
Una centrale a biomasse è una centrale elettrica che utilizza l’energia rinnovabile ricavata dalle biomasse, attraverso diverse tecniche: l’energia può essere estratta sia per combustione diretta delle biomasse, mediante particolari procedimenti tendenti a migliorare l’efficienza, sia mediante pirolisi, sia mediante estrazione di gas di sintesi (syngas) tramite gassificazione. Il termine biomassa definisce qualsiasi materia organica (cioè derivata dal processo di fotosintesi clorofilliana) con esclusione dei combustibili fossili e delle plastiche di origine petrolchimica. Questa definizione raggruppa una varietà estremamente eterogenea di materiali: può trattarsi, ad esempio, di cascami dell’industria, di legname da ardere, di residui di lavorazioni agricole e forestali, di scarti dell’industria agroalimentare, reflui degli allevamenti, oli vegetali, rifiuti urbani, ma anche specie vegetali coltivate per lo scopo, come il pioppo, il miscanto, ecc.
Il W W F prese posizione contro un tale intervento già nel 2007 con un documento redatto dall’associazione locale e firmato dal presidente regionale pro-tempore. centraleBiomasse
Tale posizione venne confortata in un documento successivo, l’Energy Report WWF del 2011, in cui venivano elencate le modalità per raggiungere entro il 2050 il 100% di energia da fonti rinnovabili. L’elenco conteneva, ovviamente, energia solare, eolica, idroelettrica e geotermica e solo in mancanza d’altro e per centrali di piccolissima taglia si ipotizzava l’uso di biocombustibili liquidi e biomasse solide.
La biomassa è assimilata per legge ad una fonte rinnovabile (lo è anche la frazione organica dei rifiuti!) in quanto, in un calcolo molto approssimato, ha assorbito nella sua crescita tanta anidride carbonica quanta ne emette nella combustione ma ha un forte e preoccupante impatto ambientale e sanitario a causa del processo di combustione cui viene sottoposta nell’impianto.
La diffusione di tali industrie private, così vanno considerati tali impianti, è dovuto soprattutto ai meccanismi di incentivazione con denaro pubblico di cui godono.
La localizzazione dell’impianto nel zona di Mazzocchiio chiama in causa tutti i Comuni che vi confinano; il territorio di Terracina è lì a due passi e ancora non si conosce una eventuale energica reazione della politica locale e dell’Amministrazione comunale.
Il WWF Litorale Pontino che ha aderito al Comitato “NO BIOMASSE PONTINIA” sollecita i cittadini e gli amministratori a prendere coscienza della minaccia che grava sul nostro territorio e a sostenere le azioni del Comitato spontaneo.
lunedì 28 aprile 2014
giovedì 10 aprile 2014
Il caso “Carlo Gavazzi Green Power”, le multinazionali ed il ruolo delle piccole società
articolo di Antonio Bavusi e Pietro Dommarco pubblicato dal sito: http://www.olambientalista.it/centrali-a-biomasse/ dal titolo originale:
Biomasse, green o black economy?
Fino a qualche anno fa la società milanese “Carlo Gavazzi” era considerata leader nazionale nella produzione di elettricità da biomassa. Oggi ha ceduto il controllo delle centrali agli americani del PSEG (Public Service Enterprise Group Incorporated), un gruppo attivo a livello mondiale prevalentemente nel settore della produzione di energia elettrica che controlla in Italia l’85% del capitale azionario della società Prisma 2000 S.p.A. – in cui la Carlo Gavazzi Green Power S.p.A. possiede una quota del 15% – con una quota nella società Biomasse Italia S.p.A. [cfr Provvedimento n.15248 dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato del 8 marzo 2006]
Nel 2001 il governo italiano chiese ed ottenne dalla Commissione Europea l’autorizzazione ad erogare 17,5 milioni di euro alla società Biomasse Italia S.p.A. – costituita oltre che dal 32% della Prisma 2000 S.p.A., anche dal 24% di ABB Europe, dal 25% della holding petrolifera API(Anonima Petroli Italiana) e dal 20% di Sviluppo Italia S.p.A. – intenzionata a produrre energia elettrica da biomassa nello stabilimento di Crotone in Calabria, inclusa – a differenza della Basilicata – nelle regioni dell’Obiettivo 1 dell’Unione Europea [cfr Commissione Europea, aiuto di Stato n.400/2000 – Italia/ Bruxelles 28 novembre 2001]. Appare evidente, dunque, che la convenienza all’uso delle biomasse dipende dagli aiuti di Stato e dagli incentivi pubblici già a partire dalla fase progettuale, essendo inesistente un mercato regionale e locale del legno tale da alimentare grandi centrali a biomassa, specialmente nel Sud Italia, pur in presenza di estesi boschi. La Biomasse Italia S.p.A. costruirà due stabilimenti a Crotone e Strongoli (Crotone). Inizialmente – secondo il responsabile della Carlo Gavazzi Green Power S.p.A., Giancarlo Cicerone, le centrali “utilizzano legno che arriva un po’ dappertutto” [Leggi la fonte] : dal Sud America, dal Canada e dall’Europa con un commercio mondiale che avviene via mare e su strada, con grande spreco di energia e notevole inquinamento, senza considerare le questioni ambientali e sociali dei Paesi di origine devastati dalla deforestazione. In questo modo ogni kilowattora prodotto da fonti rinnovabili finisce per costare il triplo, rispetto a quanto pagato per le fonti tradizionali.
Le dimensioni della centrali a biomasse richiedono una proporzionale quantità di biomassa da bruciare per produrre calore ed azionare gli alternatori. La logica del profitto d’impresa mira a compensare l’investimento tecnologico iniziale nel più breve tempo possibile. Le centrali di Cutro (Crotone) della Fuelco Uno partecipata totalmente dalla Euro Energy Group S.r.l., del Gruppo Marcegaglia, assieme a quella ancora inattiva ad Oriolo ed a quella prevista dall’Enel nella Valle del Mercure, prevedono di utilizzare biomassa forestale pari a circa 1 milione di tonnellate all’anno. Quantitativi enormi, impossibili da reperire in loco in tempi rapidi, pena la distruzione del patrimonio forestale calabro-lucano, dei parchi della Sila e del Pollino, dai quali già traggono la materia prima. Le grandi centrali a biomasse per i proponenti sono convenienti perché incentivate dallo Stato e dalle Regioni [cfr intervento di Teresa Liguori, consigliere Nazionale di Italia Nostra, Convegno dibattito “centrali a biomasse: inquinamento ambientali ed effetti sulla salute umana”Strongoli, 10 febbraio 2010]. Emblematica risulta in proposito l’affermazione di Roberto Garavaglia, amministratore delegato di Euro Energy Group S.r.l. che afferma come “le tariffe CIP6 ci permettono di incassare 20 milioni di euro all’anno che vanno a coprire esclusivamente il costo molto alto delle biomasse. La centrale di Cutro (20MW) costerebbe 50 milioni di euro. Senza i contributi statali non sarebbe conveniente realizzarla […] ora andiamo avanti altri 5 anni con gli incentivi, poi si vedrà”. L’amministratore unico pensa evidentemente di fare in Calabria quello che già fa a Massafra (TA). Infatti, ottiene nel 2004 l’autorizzazione dal Commissario Straordinario per i Rifiuti in Calabria all’utilizzo del CDR (Combustibile Derivato da Rifiuto) nell’impianto a biomassa di Cutro. Stessa cosa per gli stabilimenti di Crotone dellaCarlo Gavazzi Green Power S.p.A. che si avviano a diventare inceneritori. La “Carlo Gavazzi”, assieme al Gruppo Marcegaglia, gestisce in Italia il business delle biomasse. La famiglia Marcegaglia gestisce, oltre agli impianti in Calabria, due impianti di incenerimento per “combustibile da rifiuti” (CDR) in fase di realizzazione (Manfredonia, Modugno) che si aggiunge a quello già attivo a Massafra (Taranto). Il Gruppo Marcegaglia si è aggiudicato, inoltre, l’affidamento del pubblico servizio di gestione del sistema impiantistico di recupero energetico a servizio dei bacini di utenza Lecce 1, 2 e 3 ” e gestisce anche la “Filiera Rifiuti Speciali Oikothen” di Augusta, con autorizzazione peraltro sospesa da Regione Sicilia e Comune di Augusta.
Dalle centrali a biomasse agli inceneritori e ai ricorsi al Tar. La normativa, ancora una volta, corre in soccorso alla carenza degli incentivi offrendo la possibilità di assimilare i rifiuti alla biomassa. Un’occasione a cui gli industriali non rinunciano, a livello nazionale e a livello locale. In Basilicata le vicende legate alla centrale a biomassa Enel S.p.A. di Laino, nella valle del Mercure – per la quale la relazione redatta da Felice Casson e Paolo Rabitti evidenzia l’impossibilità di reperire in loco la biomassa, pena la distruzione delle foreste del Parco Nazionale del Pollino [Leggi la fonte], quelle in Val Basento e a San Nicola di Melfi funzionanti ad olio di palma, quelle a Tricarico e Ferrandina, mostrano con chiarezza la deriva del meccanismo degli incentivi pubblici, ma sono anche il preludio ad una strategia che punta ad un sistema di gestione dei rifiuti incentrato sulle discariche e sugli inceneritori camuffati da biomassa favoriti da pubbliche amministrazioni locali e regionali. In poche parole, gli incentivi pubblici possono tradursi in profitto aggiuntivo sostituendo semplicemente il combustibile impiegato inizialmente. Alcuni esempi in proposito risultano emblematici. La società Prisma 2000 S.p.A. tenta l’utilizzo dei fondi della Sovvenzione Globale in Calabria firmando con Crotone Sviluppo, un accordo da oltre 17 miliardi di vecchie lire. Un’operazione che porterà l’Autorità Giudiziaria ad emettere avvisi di garanzia conducendo al crack dell’industria della Cellulosa Calabra a cui la società era interessata [Leggi la fonte]. Medesima sorte tocca – nel dicembre del 2006 – a Marcelo Emilio Figueira, Martino Pasti e Lanfranco Graziani, all’epoca dei fatti rappresentanti della San Marco Bioenergie S.p.A. Il progetto di centrale elettrica alimentata a biomassa incriminato, e poi sequestrato, è quello ricadente nel comune di Bando d’Argenta, nel ferrarese. L’ipotesi di reato notificata fu di falsificazione di registri, nonchè violazione delle prescrizioni per le emissioni in atmosfera, per quei “fumi densi emessi dai camini e quei miasmi sgradevoli”. Il sospetto nasce dalla “natura delle biomasse”. Un rilascio in atmosfera smisurato di monossido di carbonio, causato dall’aver bruciato non solo legno vegetale, come da autorizzazione, ma anche legno trattato. La San Marco Bioenergie, prima S.r.l., poi S.p.A., negli anni si rende protagonista di vari ricorsi ai Tribunali Amministrativi. Il primo presentato al TAR del Veneto contro la decisione del Comune di San Martino di Venezze (Rovigo) che con delibera n.9 del 2 marzo 1998 approvò il “divieto di installazione centrale termoelettrica nel territorio comunale di San Martino di Venezze”, per “incompatibilità ambientale”. Il secondo, invece, presentato al TAR della Lombardia contro la paventata decisione dell’Autorità per l’energia elettrica ed il gas, di revocare alla Bioenergie – per mancata “esibizione delle autorizzazioni indispensabili” – di ogni incentivo CIP6 per la realizzazione delle centrale a biomassa ricadente nel comune di Capracotta (Isernia). In entrambi i contenziosi, sia il TAR del Veneto sia il TAR della Lombardia e poi il Consiglio di Stato, danno ragione alla San Marco Bioenergie S.p.A., della quale sono soci ancora la PSEG e la Carlo Gavazzi Green Power S.p.A., così come per la Prisma 2000 S.p.A. Ma la “Carlo Gavazzi” – che nel 2003 riceve il Premio Innovazione Amica dell’Ambiente, organizzato dalla Legambiente, perfettamente in linea con il sistema Symbola – è coinvolta a Pontinia (Latina), relativamente alla realizzazione di una centrale a biomassa della Pontinia Rinnovabili S.r.l., di cui la società milanese è socia. Anche in questo caso due Enti, il Comune di Pontinia e la Provincia di Latina, si sono opposti al progetto che a parere della conferenza di servizi dell’amministrazione provinciale presenta “dati sbagliati e incompleti in merito alla procedura AIA ma, sopratutto, non dà le garanzie richieste dal protocollo di Kyoto e dalla comunità Europea in merito alla riduzione delle emissioni”.
Fuochi di paglia ad Acinello, aspettando i rifiuti. L’intervento dell’ing. Gino Dipierri dellaCarlo Gavazzi Green Power S.p.A., a conclusione della giornata di Venosa del 16 aprile [Guarda il video], pone interrogativi sulla perseguibilità delle tesi sostenute circa l’utilizzo della paglia che costituirebbe l’80% del combustibile impiegato. “40-60 aggregatori” di filiera corta, alias produttori locali di paglia, ovvero agricoltori locali riconvertiti in braccianti meccanizzati, grazie alla centrale, produrrebbero la biomassa da incenerire in un impianto della potenza elettrica di oltre 35 MW. Si apprende, inoltre, che la centrale a biomassa di località Acinello di Stigliano-Aliano (MT) costa – sempre secondo il rappresentante della società – 100 milioni di euro, e richiede un investimento annuo in biomassa pari a 15-18 milioni di euro. Il numero degli addetti previsti presso la centrale è pari a 50 unità. 10 addetti per ogni megawatts installato (per Acinello mancano però all’appello 15 addetti). 25 sono i milioni disponibili per i subappalti. Se dovesse mancare la paglia, l’azienda si rivolgerebbe al cippato vergine che – fa sapere sempre l’ing. Dipierri – verrebbe acquistato grazie a convenzioni con ditte specializzate nel settore forestale ed in parte prelevato dalla pulizia dei corsi d’acqua. Con Delibera n.53 del 6 maggio 2009, l’Autorità per l’Energia elettrica ed il Gas ha accolto – ai sensi dell’art.15, comma 2, del Decreto Legislativo n.79/99, come modificato dall’art.34 della Legge n.273/02 – l’istanza della Carlo Gavazzi Green Power S.p.A., titolare del progetto per la realizzazione della centrale a biomasse di contrada Acinello di Stigliano (Matera). La multinazionale milanese aveva ottenuto la sospensiva dal TAR Basilicata di una Delibera Regionale che limitava la potenza dell’impianto a 13 MW, che attualmente è invece pari a 35 MW. Per non rinunciare agli incentivi di cui all’art.3, comma 7, della Legge n.481/95 – è quanto si legge nella delibera dell’AEG – la “Carlo Gavazzi”, in data 20 marzo 2009, ha presentato all’Autorità per l’Energia ed il Gas, anche sulla scorta di una sentenza favorevole del TAR Lombardia, “la richiesta unitamente all’autorizzazione necessaria alla costruzione dell’impianto non ancora in esercizio, pena la decadenza da ogni diritto alle incentivazioni medesime”.
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lunedì 7 aprile 2014
Incontro organizzativo: lotta contro la Biomasse di Mazzocchio
Stasera ci vediamo presso il Pub Dryland di Pontinia (via Cesare Battisti), con il Meetup di Pontinia (M5S), per organizzare le azioni d'informazione a sostegno della lotta contro la costruzione della centrale a biomasse (inceneritore) di Mazzocchio. Ore 21.15 - 21.30.
L'incontro è aperto a tutti!
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lunedì 11 giugno 2012
Acqua Pubblica percorso ad ostacoli

IL COMUNE di Pontinia non si è mai tirato indietro rispetto a battaglie utili per la collettività. Ne è la dimostrazione il risultato ottenuto recentemente con la decisione della Suez di rinunciare al progetto della turbogas. Se il Comune ed in primis il Comitato no Turbogas insieme all’associazione Ecologia e Territorio non avessero opposto resistenza, forse la centrale sarebbe già a Mazzocchio.
PONTINIA ed il ritorno all’acqua pubblica, l’argomento torna d’attualità. Dopo le delibere del 2007 e del 2008, e dopo il referendum dello scorso anno, nella città governata dal sindaco Eligio Tombolillo nulla sembra muoversi concretamente per passare, di nuovo, alla gestione pubblica dell’acqua e di tutte le reti presenti nel territorio comunale. Nulla si muove nonostante il primo cittadino, da anni, abbia mostrato la chiara volontà di lasciare Acqualatina. Perché non si passa dalla teoria alla pratica? Perché nonostante le delibere del 2008, in cui era chiara l’intenzione di separarsi da Acqualatina, ancora non si fa nulla? A questi interrogativi si aggiungono alcune perplessità lanciate direttamente dal vice sindaco Franco Pedretti, da sempre al fianco di Tombolillo, su alcuni servizi di Acqualatina. «La nostra città non è morosa, non ha debiti con Acqualatina ed i nostri cittadini pagano regolarmente le tasse – afferma Pedretti -. Nonostante ciò non siamo per nulla soddisfatti degli investimenti di modernizzazione della rete idrica fatti sul territorio di Pontinia. Per quello che Pontinia dà riceve molto poco rispetto ad altri comuni». Insomma, a Pontinia si pagano le tasse ma non si vedono i risultati sperati. Un piccolo spiragli, però, sembra vedersi. Infatti, proprio entro la fine del 2012, dovrebbero iniziare i lavori per le nuove fognatura sulle abitazioni del Tavolato. «Abbiamo già approvato il progetto nei nostri uffici tecnici – afferma Pedretti- adesso si dovrà presto partire. Sarà Acqualatina a finanziare i lavori. Uscire da Acqualatina? A parole è facile ma nei fatti ancora non abbiamo altre vie percorribili». La situazione, quindi, si schiarisce. A Pontinia sembrano proprio non essere soddisfatti del servizio e della gestione privata ma, ad oggi, l’amministrazione comunale difficilmente potrebbe accollarsi anche gli oneri della manutenzione delle tubature e tutta una serie di servizi onerosi ed impegnativi per un comune come Pontinia. Si resta quindi nella «gabbia» privata in attesa che arrivi una soluzione dal cielo.
articolo di Riccardo A. Colabattista
Latina oggi 11 giugno 2012
mercoledì 6 giugno 2012
La battaglia dell'acqua
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Da Latina Oggi del 5 giugno 2012
IL COMUNE DI PONTINIA ADOTTÒ
DUE DELIBERE PER LA GESTIONE PUBBLICA DELL’ACQUA. I DOCUMENTI RESTANO
NEL CASSETTO. INTANTO I COMITATI SONO PRONTI ALLA PROTESTA
di Riccardo A. Colabattista
Ad un anno di distanza dal referendum
a favore del ritorno all’acqua pubblica Pontinia si mobilita nuovamente
per accelerare i tempi per far rispettare il volere popolare sancito
nello scorso giugno. L’amministrazione comunale locale ha sempre
professato il voler di abbandonare Acqualatina e tornare alla gestione
pubblica dell’acqua. Il primo documento della vecchia amministrazione
Tombolillo è datato 2007 con una delibera ufficiale. Da quella data,
dopo cinque anni di distanza, poco si è fatto veramente. Il sindaco ha
sempre imputato questo ritardo alla mancanza di leggi nazionali che
impongano un netto taglio con le società private. Basti pensare che in
una seconda delibera del 2008 si legge che il Comune di Pontinia
respinge «le modifiche alla Convenzione di cooperazione Ato4 poiché non
conformi alla convenzione di cooperazione tipo prevista dalla legge
regionale 6/96 ed introdotte successivamente senza l’approvazione
espressa dal Consiglio comunale di Pontinia». In attesa che il governo
faccia rispettare il volere popolare emerso dal referendum il Comitato
al Ritorno all’Acqua pubblica, che presto si costituirà ufficialmente
anche a Pontinia, sta già lavorando all’iniziativa nazionale denominata
«Obbedienza Civile». «Questo progetto – afferma Gianpaolo Danieli,
attivo per la costituzione del comitato – partito già a livello
nazionale e attivo in maniera positiva ad Aprilia, punta a far
rispettare il risultato del referendum. Con questa “Obbedienza Civile”
si punta a sensibilizzare la cittadinanza affinché si possa eliminare il
7% dalle bollette di Acqualatina». Una percentuale, quella del 7%,
derivante dal guadagno massimo che una società privata può chiedere per
la gestione dell’acqua pubblica. Il Comune di Pontinia, quindi, pur
avendo ben due delibere a suo favore, per il ritorno alla gestione
pubblica, ancora non ha saputo staccarsi dalla società Acqualatina.
Nonostante poi il referendum, il sindaco Tombolillo e la sua Giunta
sembra non possano, o non vogliano, spingere sull’acceleratore ed
assecondare un volere popolare rilevante, in Italia e a Pontinia.
lunedì 21 maggio 2012
Il mio voto va rispettato
Comitato Acqua pubblica di Aprilia: restituire 300 tessere elettorali
In una sola settimana RESTITUITE OLTRE
300 TESSERE ELETTORALI.
Oltre 300 cittadini hanno aderito alla campagna di
restituzione della tessera elettorale lanciata dal Comitato lo scorso 5
maggio. Ormai ad un anno dai referendum del 12 e 13 giugno 2011
sull'acqua bene comune, senza profitti e contro la privatizzazione dei
servizi pubblici essenziali, il voto di 27 milioni di elettori è stato
raggirato dal parlamento e noi non possiamo tacere per questa
antipolitica istituzionale avversa alla volontà popolare.
Invitiamo tanti ad unirsi a noi da ogni territorio per affermare che ci
siamo recati a votare per i referendum e vogliamo dare un segnale forte
affinché il NOSTRO VOTO NON SIA CONSIDERATO CARTA STRACCIA, MA UN
VICOLO POLITICO PER IL PARLAMENTO.
Per festeggiare il compleanno del “referendum acqua bene comune”
invitiamo tutti a restituire la tessera elettorale al Presidente della
Repubblica accompagnata dalla seguente lettera, entro il 12 giugno.
Comitato cittadino acqua pubblica di Aprilia
domenica 20 maggio 2012
Campagna popolare verso i Rifiuti Zero
Appello per un Movimento Verso Rifiuti Zero
Il messaggio che oggi lanciamo da Roma e dal Lazio riguarda il comune rifiuto di un sistema illegittimo di gestione dei rifiuti basato ancora oggi sul conferimento del “talquale” in megadiscariche o peggio la volontà di incenerirli, con grave danno alla salute ed alla compromissione del ciclo biologico e dell’integrità ambientale.
I Piani Rifiuti regionali adottati nelle nostre regioni ancora si limitano a descrivere le fasi di trattamento in linea teorica, prevedendo concretamente ancora il ricorso alla discarica ed al selezionamento dell’indifferenziato per produrre CDR da incenerire in impianti tossici, ma non prendono atto della urgenza di riconvertire le risorse ed i progetti impiantistici verso l’unica filiera oggi praticabile: quella di Rifiuti Zero / Zero Waste.
Nonostante la grave crisi in atto e la mancanza di risorse economiche, l’esaurimento di quasi tutte le discariche e l’arrivo delle sanzioni da parte della Commissione Europea si persevera nel tentativo di aprire altri siti di discarica od inceneritori, sull’onda della sempre minacciata emergenza, senza che ancora parta una concreta scelta “Verso Rifiuti Zero” di riduzione / prevenzione, di urgente avvio della raccolta porta a porta estesa e spinta in tutto il territorio regionale e della relativa impiantistica per il riciclo e recupero di materiali, oggi ancor più preziosi.
“Zero Waste” è per noi una scelta imprescindibile nell’attuale drammatico scenario regionale di deindustrializzazione in atto con la mancanza di qualsiasi ipotesi di rioccupazione: una scelta che può spostare risorse pubbliche ed investimenti privati dalla gestione monopolistica ed affaristica di megaimpianti tossici a quella di una enorme espansione del lavoro locale legato alla raccolta-riutilizzo-riuso urbano e di avvio di una nuova industria pulita del riciclo-recupero in piccoli impianti ad impatto zero. Il punto non è l’emergenza di Roma o quella del Lazio, costruita a tavolino per continuare a fare solo smaltimento, il punto è che noi chiediamo che ORA si rispetti la legge in vigore e si mettano CON URGENZA risorse economiche, progetti industriali, atti deliberativi conseguenti all’avvio della prevenzione/riduzione, all’avvio della raccolta porta a porta spinta, all’avvio di impianti di selezione/riciclo di plastica-carta-metallo-vetro differenziati e di impianti di compostaggio e biodigestori per la parte organica, alla modifica degli impianti di preselezione del “talquale” per adattarli SUBITO a selezionare altri materiali da recuperare senza produrre CDR.
Il messaggio che oggi lanciamo da Roma e dal Lazio riguarda il comune rifiuto di un sistema illegittimo di gestione dei rifiuti basato ancora oggi sul conferimento del “talquale” in megadiscariche o peggio la volontà di incenerirli, con grave danno alla salute ed alla compromissione del ciclo biologico e dell’integrità ambientale.
I Piani Rifiuti regionali adottati nelle nostre regioni ancora si limitano a descrivere le fasi di trattamento in linea teorica, prevedendo concretamente ancora il ricorso alla discarica ed al selezionamento dell’indifferenziato per produrre CDR da incenerire in impianti tossici, ma non prendono atto della urgenza di riconvertire le risorse ed i progetti impiantistici verso l’unica filiera oggi praticabile: quella di Rifiuti Zero / Zero Waste.
Nonostante la grave crisi in atto e la mancanza di risorse economiche, l’esaurimento di quasi tutte le discariche e l’arrivo delle sanzioni da parte della Commissione Europea si persevera nel tentativo di aprire altri siti di discarica od inceneritori, sull’onda della sempre minacciata emergenza, senza che ancora parta una concreta scelta “Verso Rifiuti Zero” di riduzione / prevenzione, di urgente avvio della raccolta porta a porta estesa e spinta in tutto il territorio regionale e della relativa impiantistica per il riciclo e recupero di materiali, oggi ancor più preziosi.
“Zero Waste” è per noi una scelta imprescindibile nell’attuale drammatico scenario regionale di deindustrializzazione in atto con la mancanza di qualsiasi ipotesi di rioccupazione: una scelta che può spostare risorse pubbliche ed investimenti privati dalla gestione monopolistica ed affaristica di megaimpianti tossici a quella di una enorme espansione del lavoro locale legato alla raccolta-riutilizzo-riuso urbano e di avvio di una nuova industria pulita del riciclo-recupero in piccoli impianti ad impatto zero. Il punto non è l’emergenza di Roma o quella del Lazio, costruita a tavolino per continuare a fare solo smaltimento, il punto è che noi chiediamo che ORA si rispetti la legge in vigore e si mettano CON URGENZA risorse economiche, progetti industriali, atti deliberativi conseguenti all’avvio della prevenzione/riduzione, all’avvio della raccolta porta a porta spinta, all’avvio di impianti di selezione/riciclo di plastica-carta-metallo-vetro differenziati e di impianti di compostaggio e biodigestori per la parte organica, alla modifica degli impianti di preselezione del “talquale” per adattarli SUBITO a selezionare altri materiali da recuperare senza produrre CDR.
L’esperienza di Napoli che, in deroga alla normativa in vigore che obbliga al trattamento ENTRO I CONFINI REGIONALI ha visto nell’esportazione dei rifiuti una possibile soluzione al problema, occorre chiarire che non è certamente “la soluzione”, essendo Napoli “l’eccezione nazionale” avendo vissuto una odissea interminabile e terribile ancora non risolta. Dal punto di vista etico per noi appare chiaro che i rifiuti indifferenziati non debbono essere esportati né usati per alimentare inceneritori del tutto simili ai nostri che produrranno polveri sottili cancerogene e mutagene con
gravi danni alle popolazioni locali, di cui noi saremmo comunque responsabili.
Iniziare da tutti i Comuni e le grandi città italiane una grande Campagna di pressione popolare e mediatica che parta da un Movimento per un Piano Alternativo per l’attuazione della Riduzione-Riutilizz
LANCIAMO UN APPUNTAMENTO UNITARIO A ROMA NEL MESE DI GIUGNO CON TUTTI I SOGGETTI ATTIVI NELLE VERTENZE RIFIUTI IN ITALIA CHE INTENDONO INIZIARE A COSTRUIRE UN MOVIMENTO VERSO RIFIUTI ZERO.
RETE ZERO WASTE LAZIO
Il portavoce Rete ZWLazio
Massimo Piras
venerdì 27 aprile 2012
AMBIENTE E SALUTE, BENI COMUNI DA DIFENDERE INSIEME - sabato 28 aprile Borgo Sabotino - Latina
Legambiente, in collaborazione con l’Avis Lazio, il Terracina Social Forum e l’Osservatorio Nazionale Amianto organizza per sabato 28 aprile 2012, dalle ore 10.00 alle 16.00, presso il Villaggio della Legalità di Borgo Sabotino (LT) il convegno “AMBIENTE E SALUTE, BENI COMUNI DA DIFENDERE INSIEME“,
dove la parola “insieme” sta ad indicare non solo le correlazioni tra
ambiente e salute umana, ma anche la volontà di collaborare delle
associazioni coinvolte.
L’iniziativa ha come obiettivo quello di celebrare la Giornata mondiale delle vittime dell’amianto,
stabilita il 28 gennaio del 2005 a Porto Alegre (Brasile), durante il
Forum Mondiale dell’Amianto e poi confermata alla Conferenza europea
sull’amianto del 22-23 settembre 2005. Una celebrazione doverosa e un
impegno comune che deve essere rinnovato, anche in considerazione dei
circa 120.000 morti l’anno e delle 32 milioni di tonnellate di amianto
che ancora si maneggiano senza precauzioni. Nella provincia di Latina
ancora troppi capannoni, civili abitazioni, stalle e strutture pubbliche
posseggono il pericoloso materiale. Ricordiamo a questo proposito
l’importante sentenza pronunciata dal tribunale di Torino, contro i
responsabili Stephan Schmidainy e Jean Marie de Cartier condannati a 16
anni e al risarcimento dei danni alle vittime in solido come
responsabili civili per la produzione e diffusione sistematica del
pericoloso materiale (eternit).
L’iniziativa è l’occasione per ricordare anche la tragedia di Chernobyl,
accaduta il 26 aprile del 1986, quando l’unità numero 4 della centrale
nucleare ucraina ha avuto il più grande incidente nucleare della storia.
L’area contaminata ha riguardato una superficie tra 125 e 146.000
chilometri quadrati e parte dei territori di Ucraina, Bielorussia e
Russia. Furono evacuate più di 130.000 persone in un raggio di 30
chilometri. Secondo stime credibili si contano diverse centinaia di
migliaia di decessi tra morti dirette e indirette. Una tragedia mondiale
da ricordare, anche per chiedere l’uscita definitiva dell’intera Europa
dalla follia nucleare, per fortuna chiusasi in Italia con la vittoria
di ben due referenda. Proprio il territorio pontino, con due centrali
nucleari, è di quelli che hanno pagato il prezzo più elevato per una
servitù di morte che deve essere liquidata quanto prima. La soluzione è
l’organizzazione di un sistema diffuso e democratico di produzione
elettrica da fonte rinnovabile.
Il programma:
Moderatore: Marco Villa – Avis Lazio e Terracina Social Forum
Interverranno:
Ore 10.00 Lello Turri – coordinatore provinciale di Libera
Avv. Ezio Bonanni – Osservatorio Nazionale Amianto
Stefania Divertito – giornalista e autrice dei libri “Amianto. Storia di un serial killer” e “Toghe verdi”
Lorenzo Parlati – presidente Legambiente Lazio
Al termine degli interventi della mattinata sarà proiettato il documentario “In noi tra noi. Amianto” di Marco Zarotti
Pranzo sociale a contributo
Modera: Alessandro Loreti – presidente circolo Arcobaleno Legambiente Latina
Ore 14.30 Tonino Mancino – Forum pontino dei Diritti e dei Beni Comuni
Proiezione di dieci minuti del nuovo documentario di Gianfranco Pannone “Scorie in libertà”
Dott. Silverio Guarino – Ordine dei
Medici e Odontoiatri della provincia di Latina e rappresentante ISDE –
Associazione Medici per l’Ambiente
Roberto Lessio – giornalista de Il Caffè
ed ex Presidente regionale AIAB – Associazione Italiana Agricoltura
Biologica, ora giornalista de Il Caffè
Durante il convegno verranno vendute
dai volontari le FARFALLE DELLA SOLIDARIETÀ della UILDM (Unione Italiana
Lotta ala Distrofia Muscolare), a fronte di un contributo minimo di 5
euro l’una, assieme al materiale informativo sull’Associazione e sulle
malattie neuromuscolari.
martedì 24 aprile 2012
ACQUALATINA, RIDUZIONE del CDA
Comunicato stampa Comitato Cittadino Acqua Pubblica Aprilia ACQUALATINA, RIDUZIONE del CDA: UN POCO TARDI PER RAVVEDERSI . E NON BASTA!
L’assemblea dei soci di Acqualatina spa lo scorso 16 aprile ha deciso di diminuire i membri del Consiglio d’Amministrazione dagli attuali 7 a 5. Adesso ci saranno quindi 3 membri di nomina pubblica e 2 di nomina privata.
Sono state tanti e tali gli intrecci e le commistioni tra gli interessi del gestore e l’acqua politica inquinata che anche questa volta, a ben guardare, quello che sembra un atto di risparmio autonomo è di fatto un obbligo di legge.
Con la recente normativa sono state introdotte severe norme d’incompatibilità tra ruoli pubblici e ruoli nelle società partecipate [1].
Pertanto l’attuale componente del CDA di Acqualatina, Sig. SIMEONE Giuseppe (detto Pino), già Capo di gabinetto del presidente della provincia Sig. CUSANI ed allo stesso tempo consigliere comunale a Formia, si sarebbe trovato ad essere doppiamente incompatibile. Da un lato come dirigente in provincia poiché tale ente svolge compiti di vigilanza sul gestore Acqualatina, attraverso la segreteria tecnica operativa, e dall’altro come amministratore di un Ente locale che ha compito di regolazione ed indirizzo sul servizio idrico attraverso l’ATO4.
Ora dovendo “tagliare” per legge tale incompatibilità, e nello stesso tempo rispettare lo statuto di Acqualatina, che impone il numero di membri pubblici nel CDA superiore a quelli di nomina privata, si è pensato bene (…una volta tanto…) di tagliare la testa al toro ed eliminare anche un membro privato, portando il CDA da 7 a 5 membri.
Anche perché sarebbe stato complicato trovare un referente politico di fiducia che, nel rispetto della nuova normativa [2], non avesse avuto cariche incompatibili nei tre anni precedenti.
D’altronde finora si è assistito alle più eclatanti incompatibilità.
Prima quella dell’ex presidente della Provincia Avv.to MARTELLA, che era al tempo stesso anche presidente di Acqualatina, … che avrebbe dovuto controllate, poi del Sen. FAZZONE già presidente del consiglio regionale, membro del CDA di Acqualatina dal 2002 e presidente della Società dal 2006 al 2010. Carica che ha abbandonata solo per non perdere il posto al senato, e proponendo alla presidenza della spa il suo avvocato di fiducia, l’attuale presidente Giuseppe ADDESSI di Fondi, uomo rispettabilissimo e stimato professionista, ma senza alcuna competenza pregressa di gestioni societarie complesse ed ancorché del settore idrico.
Non resta adesso che rispettare la nuova normativa fino in fondo e far dimettere per incompatibilità [3] la Dott.ssa Anna CHINAPPI, membro supplente del collegio dei revisori di Acqualatina, e cognata del presidente provinciale CUSANI.
Magari… dovrebbero essere rivisti anche i compensi dell’amministratore delegato, del presidente e del vice presidente, visto che si aggirano rispettivamente intorno ai 140mila, 45mila e 33mila euro l’anno. Compensi che la società non ha reso noti negli ultimi comunicati stampa anche se richiesti da noi pubblicamente.
Di sicuro per adesso, con i dati in nostro possesso, possiamo informare i concittadini che dal 2003 al 2012 il CDA di Acqualatina ci costa la bellezza di 5milioni111mila367€ di cui 2milioni752mila€ per pagare i membri privati e 2milioni359mila364€ per pagare i membri pubblici.
I maggiori compensi negli anni sono stati accumulati dal Senatore Claudio FAZZONE (2003-2010) per 462mila647€ e dal Sig. Pino SIMEONE (2003-12) per 345mila660€.
La ciliegina sulla torta? … perché, se si era deciso di dimagrire i costi del CDA per portali a circa 271mila euro l’anno, lo scorso 11 novembre i sindaci “amici” … su indicazione del gestore… hanno messo nella tariffa 2012 spalmata sugli utenti la cifra di 827mila euro?
Una delle tante “riserve di spesa” pagate con le tariffe e poi dirottate per aumentare altre spese?
Comitato cittadino acqua pubblica di Aprilia
[1] commi 19,20,21 art.4 della Legge n. 148 14-9-2011 MANOVRA BIS 2011
Comma 19.
Gli amministratori, i dirigenti e i responsabili degli uffici o dei servizi dell’ente locale, nonche’ degli altri organismi che espletano funzioni di stazione appaltante, di regolazione, di indirizzo e di controllo di servizi pubblici locali, non possono svolgere incarichi inerenti la gestione dei servizi affidati da parte dei medesimi soggetti. Il divieto si applica anche nel caso in cui le dette funzioni sono state svolte nei tre anni precedenti il conferimento dell’incarico inerente la gestione dei servizi pubblici locali. Alle societa’ quotate nei mercati regolamentati si applica la disciplina definita dagli organismi di controllo competenti.
[2] commi 19,20,21 art.4 della Legge n. 148 14-9-2011 MANOVRA BIS 2011
Comma 21.
Non possono essere nominati amministratori di societa’ partecipate da enti locali coloro che nei tre anni precedenti alla nomina hanno ricoperto la carica di amministratore, di cui all’articolo 77 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni, negli enti locali che detengono quote di partecipazione al capitale della stessa societa’.
[3] commi 19,20,21 art.4 della Legge n. 148 14-9-2011 MANOVRA BIS 2011
Comma 20.
Il divieto di cui al comma 19 opera anche nei confronti del coniuge, dei parenti e degli affini entro il quarto grado dei soggetti indicati allo stesso comma, nonche’ nei confronti di coloro che prestano, o hanno prestato nel triennio precedente, a qualsiasi titolo attivita’ di consulenza o collaborazione in favore degli enti locali o dei soggetti che hanno affidato la gestione del servizio pubblico locale.
venerdì 20 aprile 2012
I conti senza l'oste, sull'acqua domina la Depfa Bank
PER LA BANCA LA CONVENZIONE NON SI FIRMA!
Le carte del bilancio 2011 che il
gestore Acqualatina spa si appresta a far approvare dai soci privati e
pubblici (i comuni) il prossimo 23 aprile svelano quello che abbiamo
sempre sostenuto:
SULLA GESTIONE DELL’ACQUA DOMINA LA DEPFA BANK.
Infatti si scopre che il gestore [1] ha dovuto chiedere l’assenso
della Depfa bank prima di poter firmare la terza modifica (...
taroccata) della convenzione di gestione. Tale modifica era stata votata
in conferenza dei sindaci lo scorso 11 novembre dai sindaci amici
dell’acquapoliticapontina. L’ATO ed Acqualatina infatti erano dovuti
correre ai ripari, poiché il Consiglio di stato [2] aveva giudica
illegittima l’attuale convenzione, perché “taroccata” rispetto a quella
prevista dalla legge, sbilanciata a favore del gestore e tra l’altro mai
approvata dai consigli comunali.
Le modifiche, nonostante siano un ulteriore
“taroccamento” del contratto tipo, poiché superano solo surrettiziamente
alcune censure dell’Alto giudice amministrativo, non sono però piaciute alla DEPFA bank, che non ha dato l’assenso.
Ciò, nonostante il gestore abbia spiegato che le modifiche sono utili e necessarie “... per assicurare alla Società la continuazione del servizio a favore di tutti i Comuni”.
Acqualatina sa bene infatti che sul contratto in essere pende la
spada di Damocle del ricorso, in via di conclusione, attivato dal comune
di Aprilia presso il tribunale di Latina per far dichiarare nullo il
contratto illegittimo e “taroccato” oggi operante [3].
La banca però ritiene che già con queste prime e parziali modifiche si paventa “ ... un incremento dei profili di rischio e una conseguente riduzione del merito creditizio del Progetto”.
Tradotto ... la banca teme che aumentino i rischi di
insolvibilità per il prestito di 144,5milioni concesso ad Acqualatina
nel 2006 per assicurare la continuità della società e egli investimenti
sulle opere idriche.
Adesso banca, gestore ed ATO4 si dovranno incontrare a breve perché DEPFA vuole “..avviare
una fase di negoziazione volta a valutare congiuntamente le Modifiche
della Convenzione e i possibili rimedi da adottare nell’ottica di
mantenere la bancabilità del Progetto”.
Tradotto ... meno garanzie interessi sul prestito più alti ... leggi della finanza!
E pensare che per adesso del pericoloso prestito collegato a prodotti derivati tipo “swap interest”, Acqualatina ha utilizzati 95 milioni, che per
ora solo d’interessi, swap derivati e consulenze tecnico-finanziarie ci
sono costati la bellezza di oltre 26,6 milioni!! Che affarone ... per
la banca!
Resta da vedere se Armando CUSANI, presidente dell’ATO4, per contrattare con la banca abuserà ancora una volta del suo ruolo.
Sottoscriverà accordi con banca e gestore senza consultare i sindaci,
come già fatto il 24 luglio 2007 con la cessione dei crediti dell’ATO4
in garanzia alla Depfa bank?
Comitato cittadino acqua pubblica di Aprilia
[1] Pagina 29 della relazione di bilancio.
[2] Consiglio di Stato con sentenza 4902-2011.
[3] TRIBUNALE CIVILE LT - RG 7282-2010 NULLITA’ CONVENZIONE e RESTITUZIONE IMPIANTI- prossima udienza prevista per il 17 maggio p.v., salvo ulteriore sciopero dei legali di Acqualatina come avvenuto nell’udienza di rinvio dello scorso 22 marzo
Chiare, fresche e dolci acque, richiesta di correzione dal comitato Acqua Pubblica Aprilia
Comunicato stampa Comitato Cittadino Acqua Pubblica Aprilia
Egregia abbiamo avuto modo di leggere il Vostro comunicato stampa qui di seguito.
Tralasciando le nostre relative posizioni sempre distanti sulla gestione Acqualatina nell’ATO4, che abbiamo sempre rimarcato anche rispetto all’operato dell’OTUC e della consulta consumatori provinciale presieduta dal vostro presidente, Dott. Giacomelli, Vi chiediamo di rettificare il Vostro comunicato di seguito nella parte in cui sostenete che: "In Provincia di Latina è ancora aperta la questione della restituzione dei soldi recepiti in questi anni, e precisamente dal 2003, da alcuni Comuni. Aprilia, ad esempio, ha solo da poco concesso le reti idriche ad Acqualatina. I soldi versati dai cittadini dovrebbero pertanto essere restituiti agli stessi. E’ ancora da capire quale sarà la formula di restituzione. Si parla comunque di diversi milioni di euro."
Voi asserite, relativamente al comune di Aprilia che " ... ha da poco concesse le reti ad Acqualatina" l’affermazione è inesatta.
Le reti furono concesse illegittimamente in concessione d’uso dal 1 luglio 2004, sulla base di una convenzione di gestione mai approvata dal consiglio comunale, come previsto dalla legge e come confermato dal Consiglio di Stato con sentenza 4902-2011. Sentenza che tra l’altro ha confermato la bontà della decisione del Comune di non approvare la convenzione illegittima perché differente da quella tipo previsto dalla legge regionale di riferimento e comunque sbilanciata a favore del gestore.
Inoltre Voi sostenete che in seguito a questa concessione "I soldi versati dai cittadini dovrebbero pertanto essere restituiti agli stessi.". Anche qui siete, come spesso accade, male informati.
Infatti Acqualatina ha già promosso due azioni giudiziarie per ottenere tali somme dal comune. La prima (TRIB CIV LT - RG 2804-2010 ACCERTAMENTO TECNICO PREVENTIVO su ACCONTI IDRICI) è già stata respinta dal tribunale, mentre per la seconda (TRIB CIV LT - RG 1538-2011 RICORSO per DECRETO INGIUNTIVO ACCONTI IDRICI) il giudice HA RESPINTO la provvisoria esecutività, rimettendo la causa al merito.
Pertanto, per adesso nessun acconto idrico transiterà dal Comune al gestore senza la volontà dei cittadini interessati.
Inoltre Vi segnaliamo come l’attuale convenzione di gestione (contratto di servizio) sia sub judice poiché il Comune di Aprilia né ha chiesta la nullità, l’annullamento, la disapplicazione con relativo effetto di restituzione degli impianti al Comune. La prossima discussione in tribunale è prevista per il 17 maggio p.v., salvo ulteriore sciopero dei legali di Acqualatina come avvenuto nell’udienza di rinvio dello scorso 22 marzo.
Pur non volendo qui commentare tutto il Vostro comunicato stampa, ci sembra importante rilevare come erroneamente dite che "... la presenza dell’arsenico nell’acqua potabile. L’allarme è stato lanciato nel 2010".
La presenza di arsenico nella acque dell’ATO4 è nota al gestore fin dal 2004, e nonostante da quel dì abbia continuato a distribuire acqua con concentrazioni di arsenico finanche vicino ai 50 microgrammi/litri, solo "sfruttando" il regime di deroghe, ancora oggi siamo in deroga per alcune fonti fino a valori di 20 microgrammi/litri per tutto il 2012. La situazione iniziale, nonostante le deroghe concesse fino ad oggi, è divenuta così emergenziale ed oggi si interviene anche con soldi pubblici della regione per sanare le incapacità delle gestioni in concessione. Vorremmo anche ricordare che siamo stati per primi a sollevare più volte tale importante compromissione per la salute umana legata all’alimento acqua. Giusta la decurtazione della tariffa per acqua non a norma, ma la salute non ha prezzo!
Per concludere, teniamo a concentrare la Vostra attenzione sulla tariffa retroattivamente applicata all’utenza per gli aumenti tariffari applicati per gli anni 2004, 2005, 2006, 2007 e 2008, dei quali non avete fatto alcun cenno nel comunicato stampa.
Ci sarebbe piaciuto anche trovare una nota sul metodo vessatorio utilizzato dal gestore Acqualatina, che per "stroncare" la resistenza degli utenti di Aprilia che difendono le loro ragioni, per tutto il periodo 2008-2011 ha utilizzato illegittimamente la procedura della cartella esattoriale affidata alla Gerit, con l’invio di migliaia di cartelle che i cittadini sono stati costretti ad impugnare davanti al giudice competente, vincendo chiaramente migliaia e migliaia di ricorsi, fino in cassazione! Peccato che al nostro fianco nell’occasione non abbiamo avuto un’associazione tanto importante ed accorta come la Vostra.
Comitato cittadino acqua pubblica Aprilia.
Tralasciando le nostre relative posizioni sempre distanti sulla gestione Acqualatina nell’ATO4, che abbiamo sempre rimarcato anche rispetto all’operato dell’OTUC e della consulta consumatori provinciale presieduta dal vostro presidente, Dott. Giacomelli, Vi chiediamo di rettificare il Vostro comunicato di seguito nella parte in cui sostenete che: "In Provincia di Latina è ancora aperta la questione della restituzione dei soldi recepiti in questi anni, e precisamente dal 2003, da alcuni Comuni. Aprilia, ad esempio, ha solo da poco concesso le reti idriche ad Acqualatina. I soldi versati dai cittadini dovrebbero pertanto essere restituiti agli stessi. E’ ancora da capire quale sarà la formula di restituzione. Si parla comunque di diversi milioni di euro."
Voi asserite, relativamente al comune di Aprilia che " ... ha da poco concesse le reti ad Acqualatina" l’affermazione è inesatta.
Le reti furono concesse illegittimamente in concessione d’uso dal 1 luglio 2004, sulla base di una convenzione di gestione mai approvata dal consiglio comunale, come previsto dalla legge e come confermato dal Consiglio di Stato con sentenza 4902-2011. Sentenza che tra l’altro ha confermato la bontà della decisione del Comune di non approvare la convenzione illegittima perché differente da quella tipo previsto dalla legge regionale di riferimento e comunque sbilanciata a favore del gestore.
Inoltre Voi sostenete che in seguito a questa concessione "I soldi versati dai cittadini dovrebbero pertanto essere restituiti agli stessi.". Anche qui siete, come spesso accade, male informati.
Infatti Acqualatina ha già promosso due azioni giudiziarie per ottenere tali somme dal comune. La prima (TRIB CIV LT - RG 2804-2010 ACCERTAMENTO TECNICO PREVENTIVO su ACCONTI IDRICI) è già stata respinta dal tribunale, mentre per la seconda (TRIB CIV LT - RG 1538-2011 RICORSO per DECRETO INGIUNTIVO ACCONTI IDRICI) il giudice HA RESPINTO la provvisoria esecutività, rimettendo la causa al merito.
Pertanto, per adesso nessun acconto idrico transiterà dal Comune al gestore senza la volontà dei cittadini interessati.
Inoltre Vi segnaliamo come l’attuale convenzione di gestione (contratto di servizio) sia sub judice poiché il Comune di Aprilia né ha chiesta la nullità, l’annullamento, la disapplicazione con relativo effetto di restituzione degli impianti al Comune. La prossima discussione in tribunale è prevista per il 17 maggio p.v., salvo ulteriore sciopero dei legali di Acqualatina come avvenuto nell’udienza di rinvio dello scorso 22 marzo.
Pur non volendo qui commentare tutto il Vostro comunicato stampa, ci sembra importante rilevare come erroneamente dite che "... la presenza dell’arsenico nell’acqua potabile. L’allarme è stato lanciato nel 2010".
La presenza di arsenico nella acque dell’ATO4 è nota al gestore fin dal 2004, e nonostante da quel dì abbia continuato a distribuire acqua con concentrazioni di arsenico finanche vicino ai 50 microgrammi/litri, solo "sfruttando" il regime di deroghe, ancora oggi siamo in deroga per alcune fonti fino a valori di 20 microgrammi/litri per tutto il 2012. La situazione iniziale, nonostante le deroghe concesse fino ad oggi, è divenuta così emergenziale ed oggi si interviene anche con soldi pubblici della regione per sanare le incapacità delle gestioni in concessione. Vorremmo anche ricordare che siamo stati per primi a sollevare più volte tale importante compromissione per la salute umana legata all’alimento acqua. Giusta la decurtazione della tariffa per acqua non a norma, ma la salute non ha prezzo!
Per concludere, teniamo a concentrare la Vostra attenzione sulla tariffa retroattivamente applicata all’utenza per gli aumenti tariffari applicati per gli anni 2004, 2005, 2006, 2007 e 2008, dei quali non avete fatto alcun cenno nel comunicato stampa.
Ci sarebbe piaciuto anche trovare una nota sul metodo vessatorio utilizzato dal gestore Acqualatina, che per "stroncare" la resistenza degli utenti di Aprilia che difendono le loro ragioni, per tutto il periodo 2008-2011 ha utilizzato illegittimamente la procedura della cartella esattoriale affidata alla Gerit, con l’invio di migliaia di cartelle che i cittadini sono stati costretti ad impugnare davanti al giudice competente, vincendo chiaramente migliaia e migliaia di ricorsi, fino in cassazione! Peccato che al nostro fianco nell’occasione non abbiamo avuto un’associazione tanto importante ed accorta come la Vostra.
Comitato cittadino acqua pubblica Aprilia.
Aprilia la città che non si arrende
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| foto da: www.promoambiente.it |
«DAGLI STUDI e dalle simulazioni che abbiamo realizzato il raggio delle emissioni prodotte dalla Turbogas, in condizioni climatiche normali, è di circa tre chilometri e mezzo dalla centrale. Noi dell’Arpa Lazio, ma anche il Comune di Aprilia, sappiamo quali sono le zone più a rischio. Esistono delle cartine che evidenziano le aree maggiormente interessate dall’impianto di Campo di Carne». Il commissario straordinario di Arpa Lazio Corrado Carrubba, ieri pomeriggio (Venerdì 13 aprile), presso l'aula consiliare di piazza Roma, durante l’incontro tecnico con i rappresentanti dell’amministrazione comunale e la cittadinanza, ha spiegato e chiarito doveri e competenze dell’agenzia che si occupa del monitoraggio della qualità dell’aria su tutto il territorio regionale. «Verificheremo che le due centraline realizzate ed allocate da Sorgenia – spiega l’avvocato Carruba – funzionino secondo le prescrizioni di legge. In questi mesi abbiamo già elaborato dati e modelli che sono a disposizione di tutti. Le nostre competenze riguardano esclusivamente il controllo della qualità dell’aria. Ciò lo stabilisce anche la legge regionale di risanamento che obbliga l’Arpa Lazio a monitorare l’intero territorio regionale ed informare gli amministratori su eventuali situazioni potenzialmente critiche. Chi, invece, verifica la regolarità della struttura e, soprattutto che il livello delle emissioni non oltrepassi il limite previsto dalla legge è l’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, un ente nazionale che avrà il compito di eseguire controlli ordinari e straordinari presso la Turbogas di Campo di Carne. Solitamente, le ispezioni all’interno di queste centrali, sono due all’anno». Il messaggio dell’amministrazione alla cittadinanza che ha partecipato alla seduta pubblica è stato chiaro. Il Comune di Aprilia continuerà ad impegnarsi attivamente, cercando di obbligare Sorgenia a seguire tutte le prescrizioni dettate dalla legge. Non solo, con l’ingresso in una nuova fase, quella della produzione di energia della Turbogas, l’ente di piazza Roma non si farà cogliere impreparato quando sarà convocato al tavolo dell’Aia. «L’incontro di oggi – afferma l’assessore all’Ambiente Alessandra Lombardi - è un segnale di trasparenza importante nei confronti dell’intera comunità apriliana. Continueremo a fare tutti i controlli del caso. Conosciamo a memoria tutte le prescrizioni che Sorgenia deve rispettare. Inoltre, dopo aver incontrato i cittadini, le associazioni ed i comitati di quartiere, realizzeremo una delibera in cui stabiliremo come spendere le compensazioni che ci spettano per legge». «Credo che questo non basti – risponde il consigliere del Pd Vincenzo Giovannini – perché a mio avviso l’amministrazione dovrebbe affidarsi ad una struttura interna, ad uno staff di tecnici e professionisti, che già in passato hanno lavorato proficuamente per l’ente comunale, in grado di garantire il comune di Aprilia e la tutela ambientale della città».
Articolo di Alessandro Piazzolla
Latina Oggi 14 aprile 2012
martedì 10 aprile 2012
La Rivoluzione Verde di Venaus, inizia a "coltivare il futuro"
La
Val di Susa? È il posto giusto per cambiare vita. Il Comune di Venaus,
simbolo della 'resistenza' No-Tav, ha iniziato a 'coltivare il futuro'.
Danilo, ideatore di questa piccola rivoluzione verde partita nel 2005,
guida adesso una cooperativa di compaesani, tutti felicemente tornati
alla terra.
di Giorgio Cattaneo - 23 Marzo 2012
Danilo, ideatore di una piccola rivoluzione verde, ora guida una cooperativa di compaesani, tutti tornati alla terra
We could be heroes, just for one day. Si fa presto a dire 'eroi': definizione attribuita quasi sempre a sproposito, magari in mezzo a qualche battaglia
con morti e feriti. Per fortuna non ci furono morti, nel 2005, in quel
lembo di terra miracolosamente piana che s’insinua a ridosso della
Francia, all’ombra di montagne alte più di tremila metri.
I feriti
invece non mancarono: finirono all’ospedale, travolti in piena notte
dalla furia dei manganelli. Seguirono due giorni di quasi-insurrezione
popolare, con in testa i sindaci in fascia tricolore, e il governo fu
costretto ad accantonare il progetto.
Doveva
essere la prima area di cantiere per la Torino-Lione, e venne
sbaraccata. “Il Comune ce l’ha assegnata in comodato d’uso, e adesso
quei terreni li abbiamo seminati a grano”. Il Comune è quello di Venaus,
luogo simbolo della 'resistenza' No-Tav, che ora si è trasferita a
Chiomonte. Scampato il pericolo, Venaus ha cominciato a coltivare il
futuro.
Danilo, leader di una piccola rivoluzione verde,
ora guida una cooperativa di compaesani, tutti tornati alla terra: “Ero
operaio al cotonificio di Susa, persi il lavoro e mi misi in proprio
come artigiano edile. Funzionava, ero contento, ma poi ci arrivò addosso
il terremoto-Tav”. Una mattina, lui e il fratello scoprono che il loro
villaggio è completamente militarizzato. “Faceva effetto: i nostri
genitori, padre e madre, erano stati entrambi partigiani”.
Si vuole tuttora imporre alla valle di Susa una maxi-opera senza però mai fornire spiegazioni sulla sua presunta utilità
Per la prima volta, bisognava fare i conti col fantasma dell’eco-mostro,
la maxi-opera che si vuole tuttora imporre alla valle di Susa senza
però mai fornire spiegazioni sulla sua presunta utilità. In vallata, la
battaglia civile ha svegliato anticorpi che dormivano: “Prima non mi ero
mai occupato granché della questione-Tav – dice Danilo – e poi, quando
il cantiere si è allontanato da Venaus, mi sono detto che per dimostrare
la serietà delle nostre ragioni non basta dire 'no', bisogna anche
mettere in pratica uno stile di vita diverso”.
Detto fatto: è bastata una ricognizione ai campicelli di famiglia, frazionati nel dedalo di orti e terreni
che costellano la ripida campagna alle spalle del paese. “Proprio il
frazionamento delle proprietà è il problema numero uno dell’agricoltura
alpina: ci sono lotti così piccoli che non ci puoi neppure entrare col
trattore”. Il risultato storico? L’abbandono.
Ma
a Venaus la storia hanno cominciato a riscriverla dal 2005, a partire
dalla terra: “Abbiamo bussato a tutte le porte, e ci hanno aperto: chi
aveva un pezzo di terra non più coltivato ce l’ha concesso in cambio di
una parte del raccolto. Ora abbiamo messo insieme 7 ettari, cercando di
aggregare lotti per disporre di terreni lavorabili”. Agricoltura biologica,
secondo tradizione: “Niente chimica, ma non abbiamo neppure chiesto la
certificazione “bio”, perché non ci andava di compilare scartoffie.
Oltretutto non ci serve: i nostri clienti sanno benissimo chi siamo e
come lavoriamo: i nostri prodotti sono naturali”.
Ci sono le pannocchie del 'pignoletto rosso', antica varietà regionale recuperata dall’Associazione Antichi Mais
creata dal Crab, il centro per l’agricoltura biologica del Piemonte, e
ci sono le prelibate patate di montagna, tonnellate di prodotto che ogni
anno va letteralmente a ruba perché è gustoso e non necessita di
trattamenti. “A seconda della stagione abbiamo un po’ di tutto: ortaggi,
frutta, erbe aromatiche”. Persino l’aglio, i frutti di bosco, i
prelibati marroni.
“Certo,
non mancano le spese: qui in montagna ogni campo va recintato,
altrimenti il raccolto se lo mangiano i cinghiali. E quello che non
piace ai cinghiali finisce in pasto ai cervi e ai caprioli”. In
compenso, ci sono i vantaggi di un paese che ospita una storica centrale
idroelettrica dell’Enel: “Abbiamo condutture idriche ad alta pressione, che consentono di ottimizzare l’irrigazione”.
Il resto è duro lavoro: “Abbiano iniziato a recuperare muretti a secco e
terrazzamenti, ripristinando il paesaggio di una volta”.
Il Comune di Venaus è il simbolo della 'resistenza' no Tav
All’inizio,
Danilo era solo. Adesso lavora con Monica, Silvana, Adriano, Guido,
Serafino, Tonino e Valter. Tutti facevano altri mestieri, e tutti hanno
scelto di tornare all’agricoltura. Una scelta
consapevole, anti-crisi: qualità della vita, in un mondo avvelenato e
vicino al collasso dell’economia industriale. Insieme hanno costituito
la cooperativa Dalla terra nativa.
Parole da cui si ricava la promessa di un traguardo necessario:
'alternativa'. “La lotta popolare contro la Torino-Lione ci ha aiutato a
capire che il nostro modo di vivere non era proprio felice”.
Sono scattate attenzioni e disponibilità:
dal sindaco, Nilo Durbiano, ai proprietari degli appezzamenti ceduti
volentieri in comodato. Idem i clienti: acquistano i prodotti nei
mercati della zona o direttamente all’azienda agricola, che confeziona
anche 'cestini' da consegnare a domicilio. E poi ci sono i Gas, i gruppi
d’acquisto solidale di Torino che si riforniscono a Venaus. “Ci
comprano le patate di montagna ad un euro al chilo: se le cedessimo alla
grande distribuzione, le dovremmo praticamente regalare”.
Valle di Susa, Italia: il posto giusto per iniziare a cambiare vita.
“Non è stato semplicissimo, c’è voluto impegno. E anche denaro, perché
all’inizio devi pur procurarti qualche attrezzatura per lavorare la
terra. Ma adesso cominciamo a vedere i primi risultati: ed è un bella
soddisfazione”. Danilo ormai parla come un esperto di decrescita: “Ho
venduto l’auto, non mi serviva più. Mi basta quella di mia moglie, che
fa l’infermiera. Ho meno spese e – a conti fatti – in tasca mi restano
gli stessi soldi di prima”, quando in fabbrica c’era lo stipendio sicuro
e sui cantieri edili il lavoro non mancava: “Ma alla fine ero costretto
a lavorare come un matto, sempre di più, per riuscire a pagare le
tasse. Che vita era?”. Danilo sorride: “Non c’è paragone, davvero: oggi
ho più tempo per stare con mia figlia. E poi le mie giornate sono
all’aria aperta, dal mattino alla sera. Credetemi: non tornerei
indietro”.
domenica 1 aprile 2012
Report incontro Forum Movimenti per l'Acqua del 21 marzo
Report incontro Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua e
Authority per l'energia elettrica e il gas
Authority per l'energia elettrica e il gas
Roma, 21 Marzo 2012
Mercoledì 21 marzo si è svolto l'incontro tra il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua e l'Authority per l'energia elettrica e il gas.
Per il Forum erano presenti Marco Bersani, Alberto De Monaco, Corrado Oddi e Paolo Carsetti. Per l'Authority hanno partecipato il Presidente Guido Pier Paolo Bortoni, Alberto Biancardi, Luigi Carbone, Rocco Colicchio e Valeria Termini in qualità di componenti dell'organo collegiale, oltre alla Dott.ssa C. Corazza (Direttrice Comunicazione e Stampa), Dott. A. Scino (Direttore Affari Legislativi e Relazioni Istituzionali), Dott. B. Pizzetti (Dipartimento Relazioni Istituzionali Nazionali), Dott. Boschi (Coordinatore Gruppo di Lavoro su Servizi Idrici), Dott. G. Carlotti (Direttore Affari Giuridici e Contenzioso).
Dopo una presentazione del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua e delle sue inziative, è stato ricostruito il quadro giuridico-legislativo postreferendario con particolare attenzione al tema della tariffa del SII e nello specifico alle conseguenze che ha avuto su di essa l'esito del II quesito referendario, tra l'altro sancite con precisione nella sentenza 26/2011 della Corte costituzionale.
La richiesta avanzata all'Authority, già nelle more dell'approntamento del DPCM di cui è responsabile il Ministero dell'Ambiente, è stata quella dell'immediata attuazione del referendum eliminando da subito la remunerazione del capitale investito dalla tariffa del servizio idrico integrato, così come anche evidenziato anche nella nota inviata all'Authority stessa dal Ministro Clini, oltre a sancire l'inefficacia del Decreto Ministeriale del 1 agosto 1996 per la parte abrogata dai referendum.
Il Presidente dell'Authority ha tenuto a ribadire l'autonomia e indipendenza dell'organismo da lui presieduto e del metodo consultivo con cui è tenuto a procedere nell'adottare le proprie decisioni. Per cui, anche in questo caso, sarà necessario avviare un'interlocuzione con tutti gli attori interessati.
A queste affermazioni è stato risposto che nel caso oggetto dell'incontro e della richiesta non si rende necessaria alcuna interlocuzione con soggetti potenzialmente interessati al tema, a meno che non s'intenda rimettere in discussione il voto della maggioranza assoluta del popolo italiano e una sentenza della Corte costituzionale inequivocabile. Si tratta semplicemente di dare, tramite una delibera dell'Authority, una rapida e corretta attuazione degli esiti referendari.
Pertanto è stata ribadita la richiesta anvanzata in precedenza: eliminazione immediata dalla tariffa del servizio idrico della remunerazione del capitale investito e dichiarazione d'inefficacia del Decreto Ministeriale del 1 agosto 1996 per la parte abrogata dai referendum.
Dopo un dibattito approfondito e serrato il Presidente Guido Pier Paolo Bortoni ha detto che l'Authority se ne prenderà carico nei tempi consoni all'Authority aggiungendo che una prima assunzione di responsabilità in tale senso è presente all'interno della Delibera del 1 Marzo 2012 nel passaggio "..., al fine di pervenire nel più breve tempo possibile ad un quadro regolatorio certo, sia necessario avviare con la massima celerità un procedimento per la predisposizione di una metodologia per la determinazione della tariffa dei servizi idrici e per la connessa regolazione della qualità dei servizi medesimi, in conformità con i principi della normativa comunitaria e nazionale ed in modo da coniugare l’inderogabile esigenza di aumento delle infrastrutture nel settore idrico con il quadro normativo risultante dal dPR n.116/11;".
Al termine della discussione si è convenuto sulla necessità di fissare un nuovo incontro per giovedì 5 Aprile (presso la sede dell'Authority) alle ore 15.30, in cui i componenti dell'Authority si sono impegnati a riportare le linee guida della delibera che s'intende adottare in attuazione dei referendum.
In conclusione l'incontro è stato franco ma interlocutorio, per cui un giudizio definitivo sull'attivazione dell'Authority potrà arrivare solo nel momento in cui si potrà entrare nel merito delle azioni che l'organismo regolatorio prenderà sulla tariffa del servizio idrico.
Segreteria Operativa Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
Fonte dell'immagine: school.discoveryeducation.com
venerdì 30 marzo 2012
Arsenico nell'acqua: Clamorosa Vittoria del Codacons
La clamorosa sentenza del TAR del
Lazio, numero 664 del 2012, condanna i Ministeri della Salute e
dell'Ambiente a risarcire gli utenti dell’acqua di varie regioni (Lazio,
Toscana, Trentino Alto Adige, Lombardia, Umbria) con 100 euro a
cittadino. La sentenza apre una strada di incredibile valore, affermando
che fornire servizi
insufficienti o difettosi o inquinati determina la responsabilità della
pubblica amministrazione per danno alla vita di relazione, stress,
rischio di danno alla salute.
Il
TAR ha riaffermato che l’acqua fornita ai cittadini deve essere salubre
e la tariffa legata proprio alla qualità di essa, da cui l’indicazione
di agire contro le ATO che non potevano non tenere conto di questo dato
nel determinare la tariffa.
Ma non solo.
Il TAR ha
statuito che il “fatto illecito costituito dall’esposizione degli utenti
del servizio idrico ad un fattore di rischio (l’arsenico disciolto in
acqua oltre i limiti consentiti in deroga dall’Unione Europea), almeno
in parte riconducibile, per entità e tempi di esposizione, alla
violazione delle regole di buona amministrazione, determina un danno
non patrimoniale complessivamente risarcibile, a titolo di danno
biologico, morale ed esistenziale, per l’aumento di probabilità di
contrarre gravi infermità in futuro e per lo stress psico-fisico e
l’alterazione delle abitudini di vita personali e familiari conseguenti
alla ritardata ed incompleta informazione del rischio sanitario’.
E il
TAR definisce come certa la “pericolosità per la salute umana derivante
da un’esposizione prolungata all’arsenico presente nell’acqua potabile,
anche in quantità piccolissime, come risultante dalla ricerca condotta
su oltre 11.700 persone in Bangladesh e pubblicato nell’edizione online
della rivista scientifica The Lancet, che ha dimostrato che la presenza
di arsenico in elevate concentrazioni nel sangue aumenta in modo
significativo il rischio di tumori. Secondo le stime effettuate
dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, inoltre, in Bangladesh a
partire dagli anni ‘70 almeno 35 milioni di persone hanno bevuto acqua
contaminata con piccolissime quantità di arsenico, e secondo lo studio
Heals (Health Effects of Arsenic Longitudinal Study) coordinato da
Habibul Ahsan dell’Università di Chicago, ciò è stato sufficiente a
provocare il 21%) delle morti per tutte le cause e il 24% di quelle
attribuite a malattie croniche (in prevalenza, tumori al fegato,
cistifellea e pelle e malattie cardiovascolari)’.
IL CODACONS PROMUOVE ADESSO UN NUOVA AZIONE GIUDIZIARIA COLLETTIVA GRATUITA PER TUTTI I PROPRI ISCRITTI.
IL CODACONS CON QUESTA AZIONE COLLETTIVA CHIEDE IL RISARCIMENTO DI 1.500 EURO, CALCOLATO IN VIA EQUITATIVA, PER CIASCUN ADERENTE E LA RIDUZIONE DELLA TARIFFA IDRICA APPLICATA DALLE RELATIVE ATO CHE DISTRIBUISCONO ACQUA AVVELENATA DALL'ARSENICO
TUTTI I RESIDENTI NEI COMUNI CON UNA PERCENTUALE DI ARSENICO SUPERIORE AI LIMITI DI LEGGE POSSONO FINALMENTE OTTENERE IL RISARCIMENTO DEI DANNI SUBITI E LA RIDUZIONE DELLA TARIFFA DELL'ACQUA!
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TUTTI I RESIDENTI NEI COMUNI CON UNA PERCENTUALE DI ARSENICO SUPERIORE AI LIMITI DI LEGGE POSSONO FINALMENTE OTTENERE IL RISARCIMENTO DEI DANNI SUBITI E LA RIDUZIONE DELLA TARIFFA DELL'ACQUA!
MA E' NECESSARIO AGIRE SUBITO, ENTRO IL 30 APRILE!
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