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lunedì 4 giugno 2012

Consiglio Comunale finito all'oscuro

Tra.Sco srl, il comune non rinnova il contratto per 7 lavoratori
poche delucidazioni per i lavoratori, si attendono soluzioni

Consiglio Comunale finito nella notte. Lunedì 28 maggio scorso l’assise comunale ha tenuto alta l’attenzione fino all’una e mezza di notte. Solo tre i punti all’o.d.g., ma l’ultimo il più atteso dai cittadini e dai lavoratori della Tra. Sco – la società municipalizzata addetta ai servizi strumentali e pubblici –, rinviato già dal precedente Consiglio, ha portato gli amministratori a sviscerare attente riflessioni notturne. Sono di solito i consiglieri di minoranza a tenere maggiormente il possesso della parola durante l’incontro, per effetto di opposizione cercano in tutti i modi di far cedere le decisioni prese dalla forza di maggioranza, arrivando anche a esplicare proposte contrarie alle loro idee politiche. E’ il caso di Paolo Torelli (Pdl), consigliere comunale da sei anni, il più giovane, che per far cedere alla votazione dell’ultimo punto: “Ricognizione servizi gestiti dalla Soc. Trasco srl“, propone di attendere rispetto alle decisioni prese in merito al non rinnovo del contratto con gli operatori strumentali della società (manutenzione e verde pubblico), non rispettando gli obblighi di legge imposti dal Governo Nazionale con il Decreto Legge Monti del 24 gennaio 2012, dove s’impone di urgenti disposizioni in materia di sviluppo, concorrenza e competitività. La proposta del giovane consigliere non si esaurisce con un atto di attesa, dimostrando così di voler rinnovare il contratto di lavoro agli operai in scadenza il 30 giugno, propone inoltre di creare un societariato popolare, facendo acquistare ai cittadini il 35 % della Società. Proposta che secondo il consigliere andrebbe portata all’attenzione dell’Anci. In netto contrasto con le idee liberali dove alloggia la sua rappresentanza. Infatti, non perde l’occasione, il Sindaco Eligio Tombolillo, nel ricordare ai consiglieri di opposizione: “Che fate? Voi che siete liberali volete fare i socialisti”? Tornando nella realtà, le due parti politiche: socialisti e liberali, non si sono ribaltate, forse mischiate confusamente, creando quell’appiattimento dovuto agli interessi nascosti nell’ombra. La maggioranza (Pd e Udc) è attenta a non dissentire dalla legge, argomento di acuto interesse in questo periodo per il Sindaco e altri assessori coinvolti nella sentenza della corte dei conti nel risarcire circa ottocento mila euro. Le proposte della minoranza esercitate con il voto contrario al punto in questione non hanno portato a nessun risvolto, la maggioranza compatta vota favorevole e poi tutti a casa, compresi i sette lavoratori che dal primo luglio non avranno più un’occupazione. A ora tarda della notte, orami gran parte dei cittadini aveva lasciato la sala consiliare, pochi i superstiti, così come le soluzioni condivise per risolvere uno dei tanti problemi che riguarda la società partecipata. Soluzioni per il momento lasciate all’oscuro (dov’è la decantata trasparenza? Ndr.) che attenderemo di conoscere dalla giunta Tombolillo. Così come attenderemo di conoscere soluzioni all’articolo 25 del decreto Monti, atto ad eliminare la gestione pubblica dei servizi entro il 31 dicembre 2012. Non mancheranno aggiornamenti utili a capire ancora quanta sovranità possiede la Repubblica Italiana, di cui oggi festeggiamo la nascita del 1946. “La storia siamo noi”, scriveva Francesco De Gregori nel 1985, ma quale storia siamo o vogliamo essere noi cittadini italiani, privati dei nostri fondamenti e diritti?

Articolo di Gianpaolo Danieli 
pubblicato su Il Settimanale di Latina
2 giugno 2012

mercoledì 30 maggio 2012

Intreccio di questioni, acqua, arsenico e rifiuti

Acqua pubblica
Qual'è la quantità di arsenico presente nell'acquedotto pubblico? È superiore al limite di 10 µg/L ritenuto pericoloso dalla comunità scientifica per la salute umana? E se è superiore a tale limite rientra nella deroga concessa (per la 3.a volta) dalla comunità europea ad alcuni comuni della provincia di Latina? E i cittadini sono informati del pericolo che corrono utilizzando l'acqua per usi alimentari con percentuali superiori al limite di 10 µg/L?La deroga vale fino al 31 dicembre di quest'anno per i Comuni di Aprilia, Cisterna, Cori, Latina, Sermoneta, Sezze, Pontinia e Sabaudia. Nel 2010 la deroga era scaduta e non prorogata eppure la Asl (l'ente deputato al controllo della qualità dell'acqua e dell'informazione) dopo numerose richieste di cittadini, associazioni e comitati pubblicava notizie false. Una denuncia in Procura dei verdi e di Legambiente portava a modificare le informazioni contestate anche dall'ordine provinciale dei medici e la rimozione del responsabile dell'informazione sbagliata. Anzi la serie di denunce otteneva che venivano effettuati anche controlli e analisi che per alcuni comuni o non erano stati effettuati oppure erano in misura inferiore al minimo di legge. Per esempio a Pontinia ne venivano effettuate 2 o 3 l'anno (il minimo è 4). Le analisi trascurate per il 2010 con un prelievo del 1 dicembre non riscontrava la qualità desiderata e venivano quindi ripetute il 9 dicembre con percentuali al di sotto del limite di 10 µg/L, quindi utilizzabili senza limitazioni per uso alimentare. La pressione mediatica e professionale faceva allineare la Asl che effettuava prelievi , informava almeno sul proprio sito. Invece da qualche tempo dal sito web ufficiale della Asl sono nuovamente spariti i dati sull'arsenico e facendo la ricerca per argomento la parola arsenico risulta sconosciuta. I verdi si sono nuovamente attivati per chiedere la dovuta e necessaria informazione negata ancora una volta. Vedremo il risultato nei prossimi giorni. Intanto sembra ci possano essere altri tipi di problemi per chi gestisce il ciclo dell'acqua che comunque sul proprio sito pubblica i dati sulla qualità dell'acqua ma non le singole analisi solo la media addirittura annuale. Quindi se ci sono stati dei picchi nessuno lo saprà. Continua la protesta dei cittadini per chiedere il rispetto del referendum dello scorso anno e la conseguente richiesta di riduzione della tariffa.

Rifiuti
Il governo è diviso sull'ubicazione della discarica del dopo Malagrotta. Il conferimento in discarica sappiamo che viene sanzionato dalla comunità europea. Quindi la maggior parte dei comuni laziali e della provincia di Latina sono fuori legge. Anche per la percentuale di differenziata di circa il 20/30% per molti comuni e come media provinciale ben lontano dal limite di legge del 65%. Intanto anche la discarica di Latina ha esaurito il suo ciclo. Almeno così dovrebbe essere essendo scaduta l'autorizzazione il 6 aprile e che non potrà essere prorogato. Per questo si lavora sui progetti di trattamento dei rifiuti. La conferenza dei servizi è bloccata per opposizione di comune e provincia di Latina. Cusani ha annunciato l'ennesimo ricorso amministrativo contro il piano regionale dei rifiuti perchè vuole un inceneritore in provincia. I verdi della regione Lazio ricorrono anch'essi al Tar ma per tutelare salute e ambiente. Intanto è stato aggiudicato l'appalto per lo scavo dei rifiuti tossici nella discarica di Borgo Montello. Il comune, Libera, Legambiente, i cittadini di Borgo Montello si costituiranno parte civile nel processo che inizierà il 30 per inquinamento. Il comune di Latina sta lavorando ad una delibera per contrastare il progetto di ampliamento della discarica. Intanto non riesce nemmeno ad approvare la tariffa agevolata per risarcimento danni a chi subisce inquinamento, malattie e altri danni dalla discarica.

Articolo di Giorgio Libralato
pubblicato su Il  Settimanale di Latina il 26 Maggio

martedì 29 maggio 2012

Comuni dissidenti


Rifiuti, sette comuni dissidenti per formare un piccolo Ato

_Lo pseudo piano rifiuti (filo lobby) di Nanopolveri-ni è già carta straccia  (per tutti).
_(Fonte articolo, clicca qui) Si allarga il «piccolo Ato» proposto dal Comune di Aprilia in alternativa al «grande Ato» previsto nel piano dei rifiuti della Regione Lazio. Dopo la firma di quattro Comuni (Aprilia, Anzio, Ardea e Cori)di un protocollo per la costituzione di un sub-ambito territoriale per la gestione ottimale del ciclo dei rifiuti, in settimana è prevista l’adesione di Cisterna e Lanuvio. «Ne ho parlato con il sindaco Merolla nel corso della festa della Polizia – rivela Antonio Terra – e mi ha anticipato che ha ottenuto il via libera dalla sua maggioranza». La proposta del Comune di Aprilia è costituire un ambito più omogeneo tra Comuni del nord della provincia di Latina e Comuni del sud della provincia di Roma. Questa proposta verrà presentata nelle prossime settimane alla presidente Polverini che invece nel piano dei rifiuti regionale aveva istituito cinque Ato corrispondenti grosso modo con le province del Lazio. Queste dimensioni sono ritenute troppo grandi. «Realizzare un ambito formato da sette Comuni – spiega il sindaco Terra – garantirà al servizio maggiore efficienza. La Regione invece ha disegnato un Ato simile a quello del servizio idrico integrato formato da circa 35 Comuni. Vogliamo evitare un nuovo carrozzone. Perseguiremo perciò tutte le strade possibili per raggiungere questo risultato». La firma dell’accordo per la costituzione del sub-ambito territoriale per la gestione del ciclo dei rifiuti non è stata accolta bene nel capoluogo pontino. Il presidente della provincia Armando Cusani, che è già in guerra con la Regione sul piano dei rifiuti (è stato fatto un ricorso al Tar), non ha accolto bene la secessione di Aprilia e Cori perché sottrae forza alla provincia. E in questi giorni sono state esercitate pressioni su Cisterna per evitare che si aggreghi ad Aprilia. Evidentemente le pressioni non sono servite perché in settimana il sindaco Merolla dovrebbe firmare il protocollo che da quattro dovrebbe portare a sette i Comuni con l’aggiunta, oltre che di Cisterna, anche di Lanuvio e Sermoneta. Di Lanuvio se n’è parlato nel corso di un incontro a Campoleone. È qui che il sindaco di Aprilia ha preannunciato l’imminente accordo tra i sette Comuni. Durante la riunione è stato spiegato che i sette enti locali vogliono «chiudere il ciclo dei rifiuti senza ricorrere a interramento e nuove discariche e senza l’insediamento di impianti di incenerimento». Si punta a incrementare la percentuale di riciclo dei rifiuti solidi urbani. E a tal fine è stato annunciato l’avvio di un «rilevamento di dati finalizzato alla sperimentazione della raccolta differenziata porta a porta, a partire dalle utenze non domestiche (aziende ed esercizi commerciali) per poi essere esteso a quelle domestiche». Si tratta, è stato detto, «di una fase esecutiva della progettazione utile a conoscere le esigenze del territorio specifico e così attivare un servizio il più rispondente possibile all’interesse della comunità».

http://differenziati.com/2012/05/28/rifiuti-sette-comuni-dissidenti-per-formare-un-piccolo-ato/

lunedì 28 maggio 2012

Quel traffico di fanghi

foto dal corriere.it
Ogni anno ventimila tonnellate transitano su camion attraverso la provincia 
Trasportare i residui di depurazione costa quasi 3 milioni di euro 
E’ un traffico strano, silenzioso, inosservato, molto costoso, irrisolto. E’ il traffico dei fanghi dei sessanta depuratori della provincia di Latina che ogni giorno, stoccati sui camion, attraversano in lungo e in largo il territorio per raggiungere gli impianti di trattamento in Puglia e nelle Marche. Questo «giochetto » costa un fiume di denaro: tre milioni di euro l’anno per trasferire ventimila tonnellate al costo variabile tra i 140 e i 180 euro a tonnellata e di questi 80 euro vengono assorbiti per il solo trasporto, che oltre ad inquinare ha dunque un prezzo che incide pesantemente sul resto. Chi paga tutto questo? In parte i cittadini attraverso la quota di depurazione che sta nelle bollette del servizio idrico; in parte la Provincia. La storia era in parte emersa nel corso della presentazione dell’ultimo bilancio di Acqualatina spa ma è «deflagrata » durante l’audizione recente del presidente della Provincia, Cusani, in Commissione Ambiente e Territorio del Senato. Per costruire un impianto di trattamento dei fanghi serve un investimento più o meno equivalente al costo di un paio di anni di trasporto fuori regione ma una scelta del genere dovrebbe impegnare anche la Regione oltre agli enti locali. C’è dell’altro: la provincia di Latina ha aumentato il numero dei depuratori funzionanti ma anche la rete attuale non è sufficiente a coprire tutto il territorio e la realizzazione di altre strutture può incidere sul futuro della balneabilità di lunghi tratti di costa. Cioè: più depuratori si costruiscono per migliorare la qualità del nostro mare, più crescono le tonnellate di fanghi residui e con esse il costo del trasporto e dello smaltimento in un gioco perverso che da un lato aiuta l’ambiente e dall’altro lo danneggia; un sistema che in qualche modo fa risparmiare ma in fondo produce uno spreco che non è neppure prevedibile fino in fondo. Tecnicamente quello che serve a fermare le centinaia di camion che trasportano i fanghi è un impianto di trattamento della cosiddetta «frazione organica», che al momento non è previsto. Ed è peraltro tra i motivi alla base del contenzioso in essere tra la Provincia e la Regione a proposito del piano rifiuti per il Lazio. Nel quale il «caso fanghi» è un dettaglio minimale che, peraltro, si porta dietro un groviglio di interessi legati all’indotto, ossia lo stoccaggio, il trasporto e infine il trattamento. Realizzare un impianto a Latina equivale a sottrarre contratti al sistema attuale dello smaltimento. Ed è probabilmente uno dei motivi per cui tutto resta immutato. 

Graziella Di Mambro 
Latina Oggi

domenica 27 maggio 2012

Latina discarica borgo montello, minacce al pm

Latina, minacce al pm che indaga sulla discarica di Borgo Montello 
Recapitata al magistrato Giuseppe Miliano una lettera: "Una pallottola costa solo 50 centesimi". 

Proprio la settimana prossima inizierà davanti al Gup l'udienza per diversi reati connessi alla discarica, cui sono legati molti misteri della camorra e un lungo traffico di rifiuti pericolosi 
di Andrea Palladino 
da Il Fatto Quotidiano
 
"Una pallottola costa solo 50 centesimi”. Una minaccia chiara, diretta e preoccupante quella ricevuta nei giorni scorsi dal Pm di Latina Giuseppe Miliano, magistrato che da diversi anni segue i reati ambientali nel sud pontino. Nel suo archivio ha moltissime indagini delicate, soprattutto sul sistema di gestione dei rifiuti nella zona compresa tra il fiume Astura e il Garigliano, fino alle porte con la provincia di Caserta.
Sua è la firma sulla richiesta – poi accolta – di custodia cautelare per Romolo Del Balzo, ex presidente della commissione lavori pubblici della Regione Lazio, coinvolto in una gestione più che sospetta dei servizi ambientali a Minturno, che ha portato in carcere un importante imprenditore del settore. E sua è l’inchiesta sulla Terracina Ambiente, il gestore della monnezza che vede tra i soci il gruppo Colucci, principale azienda attiva nella raccolta e gestione dei rifiuti in provincia di Latina. Il fascicolo più delicato riguarda, però, la collina di veleni e misteri al confine con il comune di Nettuno, Borgo Montello. Una discarica nata negli anni ’70 come una semplice buca dove finivano i sacchetti di immondizia di Latina, divenuta oggi il secondo invaso della regione Lazio, diviso a metà tra la Ind.eco (Gruppo Grossi di Milano) e la Ecoambiente (azienda mista con all’interno il comune di Latina, la Unendo di Colucci e il gruppo dell’avvocato Manlio Cerroni). Martedì prossimo inizierà davanti al Gup l’udienza per decidere il rinvio a giudizio di diversi manager e direttori di Ecoambiente, indagati dal pm Giuseppe Miliano per avvelenamento delle falde acquifere.
Un processo chiave, che dovrà ricostruire una parte della storia di questo piccolo borgo di 3000 abitanti, dove nel 1995 don Cesare Boschin, il parroco in prima fila nella lotta contro la discarica, venne trovato incaprettato nella sua canonica. Fu un omicidio rimasto senza colpevoli e senza una verità, che ancora oggi rappresenta un vero mistero. Solo due mesi fa un giornalista di una testata locale, La Provincia, aveva chiesto di poter consultare il fascicolo chiuso in archivio tra i casi irrisolti e senza neanche un sospettato. Nulla da fare, il procuratore di Latina Andrea De Gasperis - noto per aver condotto le prime indagini sulla morte di Ilaria Alpi – ha negato l’accesso.  E’ una procura di frontiera quella dove lavora il Pm Giuseppe Miliano. Mentre apriva la lettera con le minacce, a Borgo Montello le ruspe iniziavano a scavare il vecchio sito S0, alla ricerca dei fusti tossici. Un collaboratore di giustizia dei casalesi - Carmine Schiavone - fin dal 1996 aveva raccontato che quella discarica, negli anni ’80, era zona loro. Decine di “soldati” pagati all’epoca 3 milioni di lire presidiavano il territorio, dal Garigliano fino alle porte di Roma. Nomi mai usciti fuori, indagini condotte con grandi difficoltà dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma che hanno portato alla scoperta di quel cartello attivo nella città di Fondi guidato dai fratelli Tripodo, recentemente condannati come esponenti della ‘ndrangheta in provincia di Latina.
Gruppi criminali cresciuti negli ultimi trent’anni grazie ad un’alleanza – confermata da diverse sentenze – stretta con i casalesi. Tra gli affari più redditizi – ricordava Schiavone – c’erano i rifiuti e quella collina di Borgo Montello, dove alcuni esponenti incensurati e insospettabili della famiglia Schiavone di Casal di Principe acquistarono delle terre, vendute recentemente al gruppo Ind.eco, pronto a sfruttarle per ampliare gli impianti di trattamento dei rifiuti. Mentre la discarica cresceva i viaggi dei camion sospetti continuavano. Gli abitanti ancora oggi ricordano la meticolosità di don Cesare Boschin nell’annotare quello che accadeva. Ogni domenica andava a visitare le famiglie dei coloni veneti che contornano la discarica, vendendo le copie di Famiglia cristiana. E ascoltava. Le donne gli raccontavano con preoccupazione di viaggi realizzati dai figli verso la Toscana e l’Emilia Romagna, alla guida di camion che tornavano carichi di bidoni. I cacciatori ancora oggi hanno davanti agli occhi le montagne di rifiuti farmaceutici che incontravano attorno all’invaso ufficiale dove finiva la monnezza della provincia di Latina. Racconti che sono stati puntualmente riscontrati dalle analisi che il Pm Giuseppe Miliano e l’Arpa Lazio hanno realizzato negli ultimi due anni nella zona di Borgo Montello, scoprendo quei veleni di origine industriale che hanno contaminato le falde acquifere.
Sulle minacce al magistrato di Latina c’è il massimo riserbo. Nessun commento è trapelato dalla Procura, nessuna pista sembra per ora prevalere. Ma un segnale inquietante ed importante per quella terra di ‘ndrangheta e camorra chiamata provincia di Latina, alle porte della capitale.

Tra.sco società partecipata, domani sera Consiglio Comunale

Pontinia, si cercano soluzioni per la partecipata
Giovedì scorso 24 maggio si sarebbe dovuto svolgere un consiglio comunale con un solo punto all’ordine del giorno: approvazione del rendicontofinanziario del 2011. Un appuntamento rimandato improvvisamente, la nota ufficiale è datata 23 maggio (il giorno precedente) per essere spostato alla serata di lunedì 28 con l’integrazioni di altri punti a ll’ordine del giorno in cui spiccano le vicende legate alla Trasco. Dopo l’attacco di Giuseppe Mochi, la presa di posizione dei sindacati e il punto di vista del rappresentante della Trasco, Sebastiano Gobbo, nella serata di lunedì l’argomento società partecipata entrerà nell’agenda politica del consiglio comunale. Sono due i punti all’ordine del giorno dedicati alla Trasco: l’uscita del Comune di Norma dalla partecipata e la riorganizzazione della stessa società. Argomenti, questi, già toccati marginalmente durante l’ultimo consiglio di inizio maggio ma non approfonditi. Infatti, in quel caso, i due punti all’ordine del giorno furono ritirati di gran fretta. Adesso c’è stato anche il rinvio dell’appuntamento di giovedì 24. Tutto ciò testimonia il nervosismo di una situazione scomoda per la Trasco e per l’amministrazione comunale che non ha il pieno potere decisione sulla riorganizzazione della società partecipata ma che resta in attesa degli sviluppi presenti a livello nazionale. 
R.A.C Latina Oggi

domenica 20 maggio 2012

Differenziata parcheggiata

PONTINIA, SI ATTENDE LA PRIVATIZZAZIONE DELLA TRASCO
Raccolta differenziata, investimenti «congelati»
In garage un mezzo da 130mila euro

In uno dei garage comunali, ci sono 130 mila euro parcheggiati e inutilizzabili. È questa la metafora realistica rispetto al nuovo mezzo comprato dall’amministrazione comunale che avrebbe dovuto aiutare la raccolta differenziata a diffondersi su tutto il territorio comunale. Infatti, il comune, a fine dicembre, ha comprato un nuovo camion, da tempo richiesto dalla Trasco, per poter allargare la raccolta differenziata anche in zone che, ad oggi, rimangono scoperte da questo fondamentale servizio. Senza nuovi mezzi è difficile fare il porta a porta, raccogliere la differenziata anche nelle campagne e in zone lontane dal centro. L’obiettivo del comune, dell’assessore all’Ambiente, Valterino Battisti, della Trasco stessa, quella di coinvolgere tutte le arterie più importanti della campagna e i centri abitati come Quartaccio e La Cotarda. Un progetto che, con l’acqui - sto del camion, sembrava dover partire già nei primi mesi di questo 2012 tanto da far direall’assessore Battisti, alla fine del 2011: «con questo mezzo la Trasco sarà in grado di implementare la raccolta differenziata anche in alcune zone nevralgiche della campagna. L’obiettivo è quello di ripetere la situazione del Tavolato e aumentare così la percentuale totale di raccolta differenziata». Delle dichiarazioni lecite che, purtroppo, non trovano riscontro nella realtà per alcuni problemi burocratici legati soprattutto alla posizione della Trasco, società partecipata dal comune che, entro settembre 2013, dovrà diventare a maggioranza privata. «Finché non si chiarisce la posizione che dovrà assumerela Trasco – afferma oggi Battisti – non possiamo permetterci, come amministrazione comunale, di dargli in affidamento il mezzo di raccolta differenziata. Abbiamo bisogno di altri documenti e di un consiglio comunale che sblocchi questa situazione in attesa di capire come poter riorganizzare interamente la società che, oggi, è partecipata dal comue». La burocrazia e lincertezza legislativa bloccano un progetto valido ed utile per tutta la città. Quel che è ancora più grave è avere il mezzo, costato 130 mila euro, nuovo e funzionante ma incredibilmente inutilizzabile.
 
Articolo di Riccardo A. Colabattista
Latina Oggi 17 maggio 2012

Campagna popolare verso i Rifiuti Zero

Appello per un Movimento Verso Rifiuti Zero

Il messaggio che oggi lanciamo da Roma e dal Lazio riguarda il comune rifiuto di un sistema illegittimo di gestione dei rifiuti basato ancora oggi sul conferimento del “talquale” in megadiscariche o peggio la volontà di incenerirli, con grave danno alla salute ed alla compromissione del ciclo biologico e dell’integrità ambientale.

I Piani Rifiuti regionali adottati nelle nostre regioni ancora si limitano a descrivere le fasi di trattamento in linea teorica, prevedendo concretamente ancora il ricorso alla discarica ed al selezionamento dell’indifferenziato per produrre CDR da incenerire in impianti tossici, ma non prendono atto della urgenza di riconvertire le risorse ed i progetti impiantistici verso l’unica filiera oggi praticabile: quella di Rifiuti Zero / Zero Waste.

Nonostante la grave crisi in atto e la mancanza di risorse economiche, l’esaurimento di quasi tutte le discariche e l’arrivo delle sanzioni da parte della Commissione Europea si persevera nel tentativo di aprire altri siti di discarica od inceneritori, sull’onda della sempre minacciata emergenza, senza che ancora parta una concreta scelta “Verso Rifiuti Zero” di riduzione / prevenzione, di urgente avvio della raccolta porta a porta estesa e spinta in tutto il territorio regionale e della relativa impiantistica per il riciclo e recupero di materiali, oggi ancor più preziosi.

“Zero Waste” è per noi una scelta imprescindibile nell’attuale drammatico scenario regionale di deindustrializzazione in atto con la mancanza di qualsiasi ipotesi di rioccupazione: una scelta che può spostare risorse pubbliche ed investimenti privati dalla gestione monopolistica ed affaristica di megaimpianti tossici a quella di una enorme espansione del lavoro locale legato alla raccolta-riutilizzo-riuso urbano e di avvio di una nuova industria pulita del riciclo-recupero in piccoli impianti ad impatto zero. Il punto non è l’emergenza di Roma o quella del Lazio, costruita a tavolino per continuare a fare solo smaltimento, il punto è che noi chiediamo che ORA si rispetti la legge in vigore e si mettano CON URGENZA risorse economiche, progetti industriali, atti deliberativi conseguenti all’avvio della prevenzione/riduzione, all’avvio della raccolta porta a porta spinta, all’avvio di impianti di selezione/riciclo di plastica-carta-metallo-vetro differenziati e di impianti di compostaggio e biodigestori per la parte organica, alla modifica degli impianti di preselezione del “talquale” per adattarli SUBITO a selezionare altri materiali da recuperare senza produrre CDR.

L’esperienza di Napoli che, in deroga alla normativa in vigore che obbliga al trattamento ENTRO I CONFINI REGIONALI ha visto nell’esportazione dei rifiuti una possibile soluzione al problema, occorre chiarire che non è certamente “la soluzione”, essendo Napoli “l’eccezione nazionale” avendo vissuto una odissea interminabile e terribile ancora non risolta. Dal punto di vista etico per noi appare chiaro che i rifiuti indifferenziati non debbono essere esportati né usati per alimentare inceneritori del tutto simili ai nostri che produrranno polveri sottili cancerogene e mutagene con
gravi danni alle popolazioni locali, di cui noi saremmo comunque responsabili.E quindi non accettiamo che IN NESSUN GIARDINO VICINO O LONTANO SI BRUCINO RIFIUTI, per qualsiasi ragione ed in qualsiasi condizione, perché I MATERIALI IN ESSI CONTENUTI SONO LE RISORSE CON CUI POSSIAMO RIFINANZIARE un nuovo modello di occupazione locale ed un nuovo modello di gestione sostenibile ad impatto zero nel Lazio.

Iniziare da tutti i Comuni e le grandi città italiane una grande Campagna di pressione popolare e mediatica che parta da un Movimento per un Piano Alternativo per l’attuazione della Riduzione-Riutilizzo-Riciclo-Recupero perché anche Roma, Napoli ed altre grandi città possano imitare il percorso di S. Francisco, Canberra o Buenos Aires.

LANCIAMO UN APPUNTAMENTO UNITARIO A ROMA NEL MESE DI GIUGNO CON TUTTI I SOGGETTI ATTIVI NELLE VERTENZE RIFIUTI IN ITALIA CHE INTENDONO INIZIARE A COSTRUIRE UN MOVIMENTO VERSO RIFIUTI ZERO.

RETE ZERO WASTE LAZIO

Il portavoce Rete ZWLazio

Massimo Piras

sabato 28 aprile 2012

Rifiuti: brutte sorprese

giornale satirico francese Hara Kiri
Partiamo dal presupposto che quando la Sep era in funzione, il Comune di Pontinia pagava veramente una cifra irrisoria (16 € a tonnellata), per conferire l'umido, questo è deducibile dal fatto che il sito è nell''area industriale di Mazzocchio, ovvero l'area industriale di Pontinia. 

Gli amministratori che all'epoca hanno dato parere favorevole all'insediamento dell'industria di compostaggio, hanno anche contrattato un prezzo di favore. 
E' qui il problema sostanziale. Un favoritismo politico che dopo anni si è riversato sulla popolazione. In che modo? Nell'immobilismo di un processo, quello dei rifiuti, dove si dovrebbe cambiare, integrando il processo di operazioni che portano allo Zero. Che significa Zero? 

Zero produzione di Rifiuti. 
Non è utopia, ma un lungo processo di ingegno e programmazione. Quella che manca alla politica attuale, non solo per ignoranza anche per mancato obiettivo. Il desiderio di accumolo di ricchezza, diventa un accumolo di rifiuti.

A Pontinia quel che non và è l'astinenza da un pensiero costruttivo. Dovevano lanciare in quel periodo di "favore" il compostaggio domestico in modo sistematico e organizzato, avendo così un impatto diretto sui costi dell'amministrazione. 

Con il compostaggio domestico non c'è la "puzza", si risparmia e il consumatore si autoregola sullo spreco. L'autoregolazione è un passaggio importantissimo per arrivare a Rifiuti Zero. Solo se puoi conoscere i tuoi sprechi ( lo vedi bene quando fai la differenziata e il compostaggio domestico) puoi autoregolamentarti sulla produzione di rifiuti che poi significa acquistare con più accortezza.

Oggi con l'aumento delle tasse a livello nazionale, perchè il Governo Monti a deciso (da solo e con le banche) che la Crisi - frutto di speculazioni finanziarie fatte dai "boss" che appartengono a quel grande gruppo di affiliazione politica, economica, imprenditoriale - la paghiamo noi cittadini, il Comune di Pontinia ci chiede di pagare di più sulla tassa dei rifiuti (Tarsu). 

Mi sembra un azzardo, un harakiri sul ventre dei cittadini. Non possiamo permettere che per errori di amministrazione, paghiamo le conseguenze economiche e ambientali.

Articolo tratto da Latina Oggi 27 Aprle di A.Subiaco
Si prevedono altri aumenti di tasse e tariffe a livello comunale. 

Il servizio più colpito sarà quello della raccolta dei rifiuti organici che, fino allo scorso anno venivano smaltiti presso lo stabilimento Sep di Mazzocchio al costo di 16 euro a tonnellata. Dal settembre 2011, l'impianto è stato chiuso per lavori di adeguamento. Di conseguenza l'Amministrazione comunale si è rivolta alla Fatone srl di Latina Scalo che attualmente effettua lo smaltimento dei rifiuti presso uno stabilimento del Nord Italia al prezzo di 160 a tonnellata, dieci volte in più della Sep. Da qui la necessità di rivedere la Tarsu 2012 per far fronte all'aumento del costo del servizio, calcolato appunto in circa 80 mila euro. L'assessore all'Ambiente Valterino Battisti, assicura che manterrà gli aumenti al minimo possibile venendo incontro alle esigenze delle famiglie meno abbienti segnalate dal settore dei servizi sociali. Ieri l'Assessore ha compiuto un giro in tutto il territorio per verificare l'esistenza di discariche abusive in alcune zone di campagna. I casi più preoccupanti sono stati individuati alla Migliara 54, nei pressi della Scuola "Montiani", e lungo le parallele Migliare 51 e 53 che congiungono i comuni di Pontinia e Sabaudia. Battisti, a questo punto, ha incaricato il comando Vigili Urbani di attivare un servizio di controllo e di contravvenzionare gli eventuali trasgressori.

sabato 21 aprile 2012

Vicino agli inceneritori, aumenta la mortalità per tumore

noinceneritorepadova.it
da  Terra Nuova

Uno studio riguardante i due inceneritori di Forlì ha evidenziato un'associazione tra esposizione ai fumi e cancro al colon retto negli uomini e aumento di mortalità per tumore tra le donne. Il lavoro, condotto da Arpa Emilia Romagna e ricercatori del Lazio, ha valutato l'esposizione sulla base della caratterizzazione geografica per mezzo di modelli di dispersione degli inquinanti. Le informazioni sugli eventi sanitari sono state raccolte all'interno di uno studio che ha seguito la storia passata di ciascun individuo coinvolto. I due inceneritori oggetto dell’indagine si trovano nel comune di Forlì, a circa 3 km dalla città e a circa 200 metri l'uno dall'altro. Si tratta di un inceneritore di rifiuti solidi urbani (RSU), che ha iniziato ad operare nel 1976, e di un inceneritore di rifiuti ospedalieri, il cui inizio dell’attività risale al 1991. Al di là degli adeguamenti tecnologici effettuati, la posizione e la struttura dei due impianti è rimasta sostanzialmente la stessa nel tempo di osservazione, con l'unica consistente modifica dell'altezza del camino dell’inceneritore di rifiuti speciali, passato da 39 a 49 metri. L’area di studio è stata definita come il cerchio di raggio di 3,5 km intorno ai due inceneritori (il punto centrale è stato definito come equidistante tra di due camini). L’area è ad uso prevalentemente agricolo, il restante territorio sono occupati da tre piccole aree industriali da un centro abitato e dal confine dell'area urbana. Oltre agli inceneritori, le altre fonti principali di inquinamento atmosferico sono il traffico (urbano e autostradale) e il riscaldamento per il periodo invernale. Per la definizione dei traccianti ambientali degli inceneritori e degli altri fattori di pressione presenti nell’area, sono stati considerati i risultati di uno studio ambientale condotto nel periodo 1997-2000. In base a considerazioni sui punti di massima e minima ricaduta degli inceneritori e di tutte le altre fonti e di monitoraggi effettuati in questi punti, è stato deciso di considerare i metalli pesanti come traccianti dell’esposizione ad inceneritori, mentre per tutte le altre sorgenti è stato utilizzato come tracciante il biossido di azoto. Sono stati coinvolti i soggetti che risiedevano nell'area di studio al 1 gennaio 1990 o che sono entrati successivamente nell’area di studio fino al 31 dicembre 2003. Per questi ultimi, è stato calcolato un minimo di cinque anni di residenza precedenti al periodo di follow-up. Il follow-up è stato effettuato tramite record linkage con la banca dati di mortalità regionale (dal 1990 al 2003), la banca dati del Registro Tumori Romagnolo (dal 1990 al 2003) e il database delle Schede di Dimissione Ospedaliera (dal 1999 al 2003). Le analisi interne hanno mostrato associazioni con il cancro al colon retto negli uomini. L'esposizione agli inceneritori è risultata associata con la mortalità per tumore tra le donne, in particolare per tutte le sedi tumorali e per stomaco, colon, fegato e cancro al seno. I risultati, non omogenei tra i sessi e fra i tipi di outcome indagati (mortalità e incidenza), aprono ulteriori domande riguardo alle possibili relazioni causali, offrendo comunque alcuni segnali di interesse da tenere in considerazione per ulteriori studi. 

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR Parma, 13 aprile 2012

Arrivano i controllori

Com'è possibile che le regolari basi di convivenza civile non vengono rispettate? E' assurdo che un segretario di partito, per giunta il partito di maggioranza nell'amministrazione di Pontinia, debba richiedere tramite la stampa locale, controlli per migliorare la raccolta differenziata. Forse non c'è molta comunicazione con l'assessorato all'ambiente? Non c'è chiarezza. La soluzione ipotizzata dal segretario è drastica e fuori luogo. Prima di tutto richiede un servizio che i vigili urbani dovrebbero già dare, poi si ritorna sempre sul solito punto di vista: cittadini non educati che non rispettano le regole, bisogna controllarli. E' qui il punto fermo che blocca quella parte di politica "alla vecchia maniera". L'innovazione sta anche nella comunicazione, nella sensibilizzazione e nell'informazione. Si sono mai chiesti, quali dei tre precedentemente esplicitati hanno mai approfondito, questi amministratori di Pontinia?



Controlli sulla raccolta dei rifiuti
Il Pd di Pontinia chiede più rigore nella raccolta differenziata.
Anche al centro di Pontinia è molto diffusa la brutta abitudine di gettare rifiuti d'ogni sorta dove capita con il risultato di trasformare strade e piazze in discariche a cielo aperto. Lo sostiene il segretario del Pd Antonio Magnarelli. Magnarelli chiede al Comune di far rispettare le regole stabilite per migliorare la raccolta differenziata istituendo un servizio di vigilanza affidato alla polizia municipale perché vengano individuati e perseguiti i trasgressori sia al centro urbano che nelle periferie.

articolo di A.S.
Latina Oggi 16 aprile 2012

Pontinia, un nuovo compattatore per i rifiuti

L'Assessorato all'ambiente di Pontinia con i dirigenti della società Tra.Sco investono 130 mila Euro per un camion. Una scelta senza dubbio funzionale agli obiettivi che si sono prefissati di raggiungere con questo metodo di raccolta differenziata, ma lontano dalle novità di oggi. Una programmazione che andrebbe rinnovata con pratiche ecosostenibili. Si poteva benissimo evitare di acquistare un nuovo camion a combustibile, e magari destinare la somma per applicare un porta a porta spinto con raccolta sistematica calendarizzata attraverso un mini camioncino elettrico. Se si intensificasse la raccolta porta a porta con la separazione massima di tutti i materiali, non servirebbe acquistare un camion da 18 metri cubi che ti porta l'indifferenziato in discarica. Ancora una volta l'amministrazione sbaglia strategia.
Qui di seguito potete leggere l'articolo scritto da A.S uscito sulle pagine di Latina Oggi, giovedì 12 aprile.


Rifiuti, un nuovo camion
Il comune ha acquistato un nuovo automezzo per incrementare la raccolta differenziata dei rifiuti urbani. Come ha spiegato l'assessore all'ambiente Valterino Battisti, il nuovo compattatore, ieri è stato collaudato e funziona perfettamente per cui sarà subito destinato alle zone di campagna e dei borghi dove la differenziata sta procedendo lentamente proprio a causa della carenza di un apposito mezzo di raccolta. Questa, prosegue l'assessore, grazie al nuovo compattatore, potrà procedere più efficacemente come da anni avviene nel centro urbano. L'automezzo ha la portata di 18 metri cubi ed è costato oltre 130mila euro e sarà utilizzato dai dipendenti Trasco, la società partecipata dotata di altri automezzi adibiti raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani.

venerdì 20 aprile 2012

Zero Waste Lazio: Firma Day, il 21 aprile





http://www.zerowastelazio.it/

FIRMA-DAY in tutta ROMA ci saranno molti tavoli di raccolta firme, spettacoli, convegni, musica a ROMA per:
Sabato 21 aprile: Natale di Roma
la Rinascita ambientale arriva con la raccolta differenziata:
raccogliamo le firme per fare la differenza!

Sabato 21 aprile sarà possibile firmare in tutta la città per la Deliberazione di iniziativa popolare “Roma verso Rifiuti Zero” (per sapere dove firmare leggete l’elenco sul retro).
La delibera è frutto del lavoro condiviso di associazioni, comitati e coordinamenti espressione di tutti i Municipi di Roma per chiedere che anche nella capitale d’Italia si faccia la raccolta differenziata: per proteggere il paesaggio, tutelare l’ambiente, salvaguardare la salute dei nostri figli e anche delle nostre tasche.
Firma Day, il 21 aprile raccolta firme in tutta Roma !! - Rete Zero Waste Lazio
La città di Roma produce ogni giorno 5.000 tonnellate di rifiuti

Di questi solo il 15-20% viene differenziato e trattato, il resto finisce nelle megadiscariche, come Malagrotta, anche se la legge prevede che i rifiuti urbani debbano essere trattati in impianti adeguati.

Risultato:

- si recupera e si ricicla pochissimo sprecando materie prime (in un Paese che non ne ha), come la carta e la plastica,

- si continua a devastare ed avvelenare il territorio mettendo in serio pericolo la salute delle persone e dell’ambiente con discariche di mondezza ed incenerendo plastica e carta,

- si pagano alla UE le sanzioni (che gravano come onere fiscale sui cittadini) perché si continua a conferire i rifiuti non trattati in megadiscariche, pur avendo recepito la normativa europea che vieta tale pratica (alla fine dell’anno in corso ROMA deve raggiungere il 65% di differenziata , ma siamo ancora fermi al 25%).

L’alternativa c’è ed è già stata adottata in grandi città: è il percorso verso Rifiuti Zero, ovvero il percorso verso la chiusura del ciclo dei rifiuti senza inceneritori e con piccole discariche temporanee per le sole frazioni residue non riciclabili. Il primo passo è avviare subito in tutta la città di ROMA l’estensione della raccolta differenziata porta a porta, che già funziona in alcuni quartieri, la massimizzazione del riciclo/recupero di rifiuti con impianti di riciclo degli imballaggi e di compostaggio dell’organico. Impianti ad impatto zero che costano 20 volte meno degli inceneritori e delle discariche.

La raccolta differenziata a regime consentirà in futuro di risparmiare grazie alla riduzione della Tariffa comunale per coloro che produrranno meno rifiuti, premiando i comportamenti virtuosi in base la principio “che meno inquina, meno paga”.

Stiamo raccogliendo le firme perché Roma scelga questo percorso: chiediamo che il Sindaco e la Giunta Capitolina, consapevoli del ruolo nazionale in materia di rispetto dell’ambiente e di tutela della salute dei cittadini, assumano l’impegno di intraprendere il percorso verso “Rifiuti Zero” al 2020 stabilendo il raggiungimento del livello minimo del 65% di raccolta differenziata entro il 31/12/2012 come previsto dalla legge vigente.

Scarica il programma:
firmaday firmaday [65 Kb]

domenica 1 aprile 2012

Tavolo tecnico si cercano soluzioni al troppo Eternit

Il 27 scorso si è riunita la Commissione Ambiente presieduta dall'ing. Bottoni alla presenza dell'assessore Battisti e dei consiglieri Boschetto e Belli. Tema dell'incontro, la forte presenza nel territorio di manufatti in eternit. In una nota il presidente Bottoni chiarisce che l'eternit diventa pericoloso quando è deteriorato e che la sua integrità si può garantire con l'incapsulamento o con vernici che impediscano il rilascio delle fibre nell'aria. La Commissione si è anche riservata la facoltà di  le proposte di alcune ditte di fotovoltaico che hanno richiesto il patrocinio del Comune per divulgare la possibilità di installare sui tetti privati e di enti pubblici dei pannelli solari al posto dell'eternit, ma a totale carico delle ditte stesse. Inoltre la Commissione ha sollecitato il Sindaco Tombolillo a promuovere presso l'Assessore provinciale all'Ambiente una riunione di tutti i Sindaci dei Comuni limitrofi per discutere in maniera sinergica del problema eternit.
Articolo di A.S. Latina Oggi 31 Marzo 2012

sabato 31 marzo 2012

5 proposte per uscire dall'emergenza rifiuti

dal sito: Ecodallecitta.it
 
Il Wwf Lazio lancia cinque proposte per uscire dall'emergenza rifiuti. Prima di tutto, «si deve immediatamente attivare un programma di prevenzione con precisi obiettivi e relative scadenze». Secondo, bisogna «raggiungere il 65% di raccolta differenziata spinta utilizzando il sistema porta a porta» e, terzo, «sostenere l'attività di riciclaggio attraverso il finanziamento di impianti di compostaggio, ma soprattutto curarne l'effettiva loro realizzazione». Le ultime due proposte riguardano invece l’ecotassa, che deve essere aumentata «per disincentivare il trattamento termico e lo smaltimento» e vincolata «al sostegno delle attività di prevenzione e di riciclaggio». Un'ecotassa tra le più basse in Europa L'85% dei rifiuti prodotti nel Lazio, spiega il Wwf, finisce nelle discariche e negli inceneritori per un totale di 2,8 milioni di tonnellate all'anno, mentre l'ecotassa è tra le più basse d'Italia e d'Europa. «Questo non fa altro che incentivare gli investimenti su impiantistica da combustione e realizzazione di discariche, il contrario di quello che chiede l'Europa», spiega il presidente del Wwf Lazio Vanessa Ranieri. «Da un confronto con gli altri stati europei in Italia i disincentivi fiscali per lo smaltimento sono molto bassi e questo quadro è aggravato dal fatto che i cosiddetti impianti di termovalorizzazione beneficiano di appositi incentivi mentre per quelli di riciclaggio non vi è alcuna previsione di sostegni finanziari». Per questo motivo il Wwf ritiene che il costo dell'ecotassa dovrebbe essere aumentato: «A pochi mesi dalla approvazione del Piano Regionale sui Rifiuti, pubblicato lo scorso 14 marzo, insomma, si ha già la convinzione che lo stesso non solo non possa portare quei benefici legati alla corretta pianificazione, prevista dalla gerarchia dei rifiuti comunitaria, ma addirittura ad una sicura condanna da parte della Comunità Europea avendo lo stesso di fatto puntato sulla realizzazione degli impianti per la produzione di CDR e sulla combustione dello stesso. Si aprano immediatamente i siti di compostaggio senza i quali è impensabile prevedere l'avvio di una serie puntuale raccolta differenziata porta a porta».

venerdì 30 marzo 2012

Il problema Amianto, come risolverlo

Dal sito: www.aerspa.it
Il cemento amianto, comunemente conosciuto con il nome di “ETERNIT”, è un materiale pericoloso, ormai fuori commercio, che si può trovare nelle nostre case sotto forma di:  LASTRE E PANNELLI utilizzati per coperture o pareti divisorie - SERBATOI per il deposito di acqua - TUBI e CANNE FUMARIE - PAVIMENTAZIONI in linoleum.

Qui di seguito abbiamo riportato delle modalità che vengono impiegate nella regione Toscana, nello specifico nella provincia di Firenze.
Si noti un'organizzazione a monte ben strutturata, che consente di smaltire il velenoso killer, tramite apposite regole.
Qui da noi si sono accorti dopo i processi di Torino, che l'Eternit è pericoloso e che ne esistono ingenti quantità sul territorio comunale e provinciale.
Spero possa questo post essere da suonto per chi ci amministra, per apprendere nuove informazioni.

Quando i manufatti di eternit sono vecchi e/o danneggiati, vanno rimossi utilizzando operatori specializzati. Per operare su piccole quantità puoi seguire le istruzioni del nostro manuale, con le INFORMAZIONI PER LA RIMOZIONE DI MANUFATTI IN CEMENTO AMIANTO DI PICCOLE DIMENSIONI ESEGUITA DAL SOLO PROPRIETARIO

L'ASBESTO, comunemente detto Amianto (deriva dal greco amiantos che vuol dire incorruttibile), è un minerale la cui caratteristica fondamentale è di essere costituito da fibre molto sottili. Esso è incombustibile, con bassa conducibilità termica ed elettrica, resistente all’abrasione ed all’usura, può essere filato o tessuto ed ha ottime capacità fonoassorbenti.
Per queste sue caratteristiche questo minerale è stato utilizzato per decenni nella produzione di molteplici prodotti di largo impiego, come ad esempio in edilizia: coperture in cemento amianto (Eternit), intonaci, pavimenti in vinil amianto (commercialmente Linoleum), isolanti termici e fonoassorbenti, controsoffittature, tubazioni per acqua e fumi, rivestimenti per tubature, cassoni per acqua, ecc..
I materiali contenenti amianto possono essere friabili (quando possono essere
facilmente sbriciolati o ridotti in polvere, come amianto spruzzato, cartone amianto, corde, tessuti, guarnizioni) oppure compatti (quando l'amianto è inglobato in matrici resistenti come cemento per lastre, onduline, cassoni e tubazioni in cemento amianto o resine plastiche e può rilasciare fibre solo se abraso, segato, perforato o spazzolato, oppure se deteriorato). Questi ultimi, molto utilizzati in edilizia, sono i meno pericolosi, in quanto se correttamente mantenuti le fibre di amianto non vengono disperse nell'aria.
nei trasporti: isolamenti termici ed acustici di treni navi, roulotte, camper, ecc.
nell'industria: coibentazioni forni e caldaie, protezioni antincendio, materiali di attrito, filtri, guarnizioni
I materiali contenenti amianto possono essere friabili (quando possono essere
facilmente sbriciolati o ridotti in polvere, come amianto spruzzato, cartone amianto, corde, tessuti, guarnizioni) oppure compatti (quando l'amianto è inglobato in matrici resistenti come cemento per lastre, onduline, cassoni e tubazioni in cemento amianto o resine plastiche – viniliche - per il vinil amianto e può rilasciare fibre solo se abraso, segato, perforato o spazzolato, oppure se deteriorato). Questi ultimi, molto utilizzati in edilizia, sono i meno pericolosi, in quanto se correttamente mantenuti le fibre di amianto non vengono disperse nell'aria.

COSA FARE PER RIMUOVERE I MANUFATTI CON AMIANTO?
Se il manufatto di cemento amianto da rimuovere appartiene ad una singola persona fisica privato cittadino ed è di piccole dimensioni (ad esempio cappe aspiranti di modeste dimensioni, tratti di canne fumarie, piccoli cassoni per il deposito dell'acqua, coperture di piccole dimensioni - indicativamente fino ad una superficie 30 mq per un peso di circa 500 kg -) e il contesto è favorevole (tale da non essere necessario lavorare ad altezza superiore ai 2 metri da terra, nel qual caso è assolutamente opportuno per la sicurezza della persona che esegue il lavoro affidarsi ad impresa specializzata) è possibile intervenire "in proprio" adottando le seguenti procedure ed istruzioni tecniche concordate con AER SpA, con le Unità Funzionali Prevenzione Igiene e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro ed Igiene e Sanità Pubblica dell'Azienda Sanitaria di Firenze unitamente all’ ARPAT di Firenze.
A chi rivolgersi

II privato cittadino, che intende eseguire in proprio un intervento di rimozione di manufatti di cemento amianto di piccole dimensioni, ed è iscritto a TIA/TARSU in uno dei seguenti comuni (Dicomano, Figline V.no, Incisa V.no, Londa, Pelago, Pontassieve, Reggello, Rignano S/A, Rufina, San Godenzo) può rivolgersi ad AER per chiedere istruzioni e ritirare il kit per la rimozione.
AER Spa ricorda che il kit ed il servizio di smaltimento sono a pagamento.
Cosa fare
  • chiamare n. verde per avere informazioni ed essere ricontattati dal tecnico AER
  • recarsi in uno dei punti indicati da AER per ritirare il kit per la rimozione e compilare l'autocertificazione per il successivo inoltro alle U.F. di P.I.S.L.L. della ASL
    (al fine di facilitare il cittadino, il personale di AER provvederà, alla compilazione
    ed invio del modulo compilato)
  • prenotare il servizio di ritiro (il costo è a carico del cittadino)
  • eseguire l’intervento in applicazione della procedura prevista e di seguito specificata
Condizioni di sicurezza da osservare sempre
Le coperture realizzate con lastre in cemento amianto non possiedono caratteristiche di resistenza tali da sopportare alcun carico aggiuntivo. E' pertanto assolutamente da evitare il calpestio sulle coperture, che può comportare il rischio di caduta dall’alto per sfondamento.
Protezione personale fornita nel kit
Prima di procedere con la rimozione vera e propria è necessario procedere alla protezione individuale indossando nell’ordine:
1. la tuta integrale ad esclusione del cappuccio
2. la maschera (controllare l'adesione della stessa al volto coprendo il filtro con il palmo della mano ed inspirando leggermente trattenendo il respiro per qualche secondo in modo da verificare che non vi siano ingressi d'aria dai bordi della maschera semifacciale)
3. il cappuccio
4. le sovrascarpe da passare sopra la tuta.
Le vie respiratorie sono le più importanti da proteggere, usa bene la maschera di protezione!
Le fasi da eseguire con attenzione
Spruzzare a bassa pressione la superficie del manufatto o delle lastre con abbondante acqua avendo cura di trattare tutto il materiale.
Terminare tutte le operazioni prima della sua evaporazione;
rimuovere gli eventuali supporti di fissaggio, evitando la rottura del manufatto o delle lastre.
E' vietato l'utilizzo di strumenti da taglio anche a bassa velocità direttamente sul manufatto o sulle lastre di cemento amianto;
Depositare al suolo con cautela il materiale.
Le lastre in cemento amianto devono essere impilate integre e confezionate con telo in materiale plastico ad elevato spessore o negli appositi big bags forniti;
I pezzi acuminati o taglienti dovranno essere sistemati in modo tale da evitare lo sfondamento del supporto di confezionamento;
Al termine delle operazioni di rimozione togliere la tuta nella zona delimitata, dopo averla inumidita a spruzzo mentre ancora la si veste, continuando ad indossare la maschera che deve essere tolta per ultima.
La tuta monouso e tutti gli altri componenti il kit utilizzato dovranno essere inseriti in un sacco di plastica e smaltiti insieme agli altri rifiuti in cemento amianto.

Domande e risposte
In quali casi il privato cittadino può intervenire da solo?
In caso si manufatti o coperture di piccole dimensioni, indicativamente fino ad una superficie di 30 mq. per un peso di circa 500 Kg.
Può un cittadino ritirare il kit e poi far fare il lavoro ad un impresa?
No ciò non è consentito perché l’azienda deve, a tutela dei propri dipendenti, fare un piano di lavoro concordato con la ASL.
E’ consentito rimuovere da soli tettoie ad altezze superiori ai 2 metri da terra?
Non è consigliato per la sicurezza della persona che esegue il lavoro, il rischio di caduta dall’alto è molto alto.
Perché è importante ritirare il kit quando si vuole fare una rimozione in proprio?
Perché all’interno del kit ci sono anche indumenti di protezione individuale come tuta e mascherina. Le vie respiratorie sono le più importanti da proteggere, infatti ogni maschera ha un fattore di protezione a seconda dell’uso. Per l’amianto è necessario usare un fattore P3.
Se un manufatto è troppo grosso è consentito spezzarlo?
La riduzione volumetrica è sconsigliata, comunque se strettamente necessaria va eseguita senza l’utilizzo di strumenti da taglio (come seghe, trapani ecc…).


Dossier di Legambiente sulla discarica di Borgo Montello

Potete leggere il Dossier di Legambiente sulla discarica di Borgo Montello seguendo le indicazioni in questo link: http://www.laruslegambiente.it/comunicati-stampa/un-fiore-per-cesare-boschin

Insieme verso i Rifiuti Zero


giovedì 29 marzo 2012

Libera e Legambiente per ricordare don Cesare Boschin e le indagini sui rifiuti di Montello

LATINA: UN FIORE PER DON CESARE BOSCHIN

I coordinamenti provinciali di Libera e Legambiente,in collaborazione con l'associazione I Cittadini, hanno organizzato per oggi 29 marzo, alle ore 21.00 a Borgo Montello, un ricordo pubblico della figura di don Cesare Boschin assassinato 17 anni fa per aver denunciato le mafie dei rifiuti e del traffico delle droghe sulla direttrice Roma Latina. All'iniziativa sono invitati i cittadini, le istituzioni e le associazioni. L’incontro si terrà nel piazzale della chiesa di Borgo Montello davanti la stele intitolata a Don Cesare. Il coordinamento di associazioni riprende le attività con una conferenza, la mattina seguente, venerdì  30 marzo dalle 9.30 alle 11.00 per la presentazione del dossier di Legambiente sulla situazione ambientale a Borgo Montello. La conferenza stampa promossa dalle associazioni Libera, Legambiente e I Cittadini, si terrà in via Monfalcone presso la tenda di protesta allestita dalla famiglia Piovesan, sede del presidio di Libera intitolato a don Cesare Boschin. Tra i temi che verranno affrontati ci saranno la questione del fusti tossici, dei lavori per il dissotterramento e la riapertura del caso della morte di don Cesare Boschin.