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lunedì 28 maggio 2012

Quel traffico di fanghi

foto dal corriere.it
Ogni anno ventimila tonnellate transitano su camion attraverso la provincia 
Trasportare i residui di depurazione costa quasi 3 milioni di euro 
E’ un traffico strano, silenzioso, inosservato, molto costoso, irrisolto. E’ il traffico dei fanghi dei sessanta depuratori della provincia di Latina che ogni giorno, stoccati sui camion, attraversano in lungo e in largo il territorio per raggiungere gli impianti di trattamento in Puglia e nelle Marche. Questo «giochetto » costa un fiume di denaro: tre milioni di euro l’anno per trasferire ventimila tonnellate al costo variabile tra i 140 e i 180 euro a tonnellata e di questi 80 euro vengono assorbiti per il solo trasporto, che oltre ad inquinare ha dunque un prezzo che incide pesantemente sul resto. Chi paga tutto questo? In parte i cittadini attraverso la quota di depurazione che sta nelle bollette del servizio idrico; in parte la Provincia. La storia era in parte emersa nel corso della presentazione dell’ultimo bilancio di Acqualatina spa ma è «deflagrata » durante l’audizione recente del presidente della Provincia, Cusani, in Commissione Ambiente e Territorio del Senato. Per costruire un impianto di trattamento dei fanghi serve un investimento più o meno equivalente al costo di un paio di anni di trasporto fuori regione ma una scelta del genere dovrebbe impegnare anche la Regione oltre agli enti locali. C’è dell’altro: la provincia di Latina ha aumentato il numero dei depuratori funzionanti ma anche la rete attuale non è sufficiente a coprire tutto il territorio e la realizzazione di altre strutture può incidere sul futuro della balneabilità di lunghi tratti di costa. Cioè: più depuratori si costruiscono per migliorare la qualità del nostro mare, più crescono le tonnellate di fanghi residui e con esse il costo del trasporto e dello smaltimento in un gioco perverso che da un lato aiuta l’ambiente e dall’altro lo danneggia; un sistema che in qualche modo fa risparmiare ma in fondo produce uno spreco che non è neppure prevedibile fino in fondo. Tecnicamente quello che serve a fermare le centinaia di camion che trasportano i fanghi è un impianto di trattamento della cosiddetta «frazione organica», che al momento non è previsto. Ed è peraltro tra i motivi alla base del contenzioso in essere tra la Provincia e la Regione a proposito del piano rifiuti per il Lazio. Nel quale il «caso fanghi» è un dettaglio minimale che, peraltro, si porta dietro un groviglio di interessi legati all’indotto, ossia lo stoccaggio, il trasporto e infine il trattamento. Realizzare un impianto a Latina equivale a sottrarre contratti al sistema attuale dello smaltimento. Ed è probabilmente uno dei motivi per cui tutto resta immutato. 

Graziella Di Mambro 
Latina Oggi

venerdì 27 aprile 2012

AMBIENTE E SALUTE, BENI COMUNI DA DIFENDERE INSIEME - sabato 28 aprile Borgo Sabotino - Latina

Legambiente, in collaborazione con l’Avis Lazio, il Terracina Social Forum e l’Osservatorio Nazionale Amianto organizza per sabato 28 aprile 2012, dalle ore 10.00 alle 16.00, presso il Villaggio della Legalità di Borgo Sabotino (LT) il convegno “AMBIENTE E SALUTE, BENI COMUNI DA DIFENDERE INSIEME“, dove la parola “insieme” sta ad indicare non solo le correlazioni tra ambiente e salute umana, ma anche la volontà di collaborare delle associazioni coinvolte.

L’iniziativa ha come obiettivo quello di celebrare la Giornata mondiale delle vittime dell’amianto, stabilita il 28 gennaio del 2005 a Porto Alegre (Brasile), durante il Forum Mondiale dell’Amianto e poi confermata alla Conferenza europea sull’amianto del 22-23 settembre 2005. Una celebrazione doverosa e un impegno comune che deve essere rinnovato, anche in considerazione dei circa 120.000 morti l’anno e delle 32 milioni di tonnellate di amianto che ancora si maneggiano senza precauzioni. Nella provincia di Latina ancora troppi capannoni, civili abitazioni, stalle e strutture pubbliche posseggono il pericoloso materiale. Ricordiamo a questo proposito l’importante sentenza pronunciata dal tribunale di Torino, contro i responsabili Stephan Schmidainy e Jean Marie de Cartier condannati a 16 anni e al risarcimento dei danni alle vittime in solido come responsabili civili per la produzione e diffusione sistematica del pericoloso materiale (eternit).
L’iniziativa è l’occasione per ricordare anche la tragedia di Chernobyl, accaduta il 26 aprile del 1986, quando l’unità numero 4 della centrale nucleare ucraina ha avuto il più grande incidente nucleare della storia. L’area contaminata ha riguardato una superficie tra 125 e 146.000 chilometri quadrati e parte dei territori di Ucraina, Bielorussia e Russia. Furono evacuate più di 130.000 persone in un raggio di 30 chilometri. Secondo stime credibili si contano diverse centinaia di migliaia di decessi tra morti dirette e indirette. Una tragedia mondiale da ricordare, anche per chiedere l’uscita definitiva dell’intera Europa dalla follia nucleare, per fortuna chiusasi in Italia con la vittoria di ben due referenda. Proprio il territorio pontino, con due centrali nucleari, è di quelli che hanno pagato il prezzo più elevato per una servitù di morte che deve essere liquidata quanto prima. La soluzione è l’organizzazione di un sistema diffuso e democratico di produzione elettrica da fonte rinnovabile.

Il programma:

Moderatore: Marco Villa – Avis Lazio e Terracina Social Forum
Interverranno:

Ore 10.00 Lello Turri – coordinatore provinciale di Libera
Avv. Ezio Bonanni – Osservatorio Nazionale Amianto
Stefania Divertito – giornalista e autrice dei libri “Amianto. Storia di un serial killer” e “Toghe verdi”
Lorenzo Parlati – presidente Legambiente Lazio
Al termine degli interventi della mattinata sarà proiettato il documentario “In noi tra noi. Amianto” di Marco Zarotti
Pranzo sociale a contributo

Modera: Alessandro Loreti – presidente circolo Arcobaleno Legambiente Latina

Ore 14.30 Tonino Mancino – Forum pontino dei Diritti e dei Beni Comuni
Proiezione di dieci minuti del nuovo documentario di Gianfranco Pannone “Scorie in libertà”
Dott. Silverio Guarino – Ordine dei Medici e Odontoiatri della provincia di Latina e rappresentante ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente
Roberto Lessio – giornalista de Il Caffè ed ex Presidente regionale AIAB – Associazione Italiana Agricoltura Biologica, ora giornalista de Il Caffè

Durante il convegno verranno vendute dai volontari le FARFALLE DELLA SOLIDARIETÀ della UILDM (Unione Italiana Lotta ala Distrofia Muscolare), a fronte di un contributo minimo di 5 euro l’una, assieme al materiale informativo sull’Associazione e sulle malattie neuromuscolari.

sabato 21 aprile 2012

Pontinia, un nuovo compattatore per i rifiuti

L'Assessorato all'ambiente di Pontinia con i dirigenti della società Tra.Sco investono 130 mila Euro per un camion. Una scelta senza dubbio funzionale agli obiettivi che si sono prefissati di raggiungere con questo metodo di raccolta differenziata, ma lontano dalle novità di oggi. Una programmazione che andrebbe rinnovata con pratiche ecosostenibili. Si poteva benissimo evitare di acquistare un nuovo camion a combustibile, e magari destinare la somma per applicare un porta a porta spinto con raccolta sistematica calendarizzata attraverso un mini camioncino elettrico. Se si intensificasse la raccolta porta a porta con la separazione massima di tutti i materiali, non servirebbe acquistare un camion da 18 metri cubi che ti porta l'indifferenziato in discarica. Ancora una volta l'amministrazione sbaglia strategia.
Qui di seguito potete leggere l'articolo scritto da A.S uscito sulle pagine di Latina Oggi, giovedì 12 aprile.


Rifiuti, un nuovo camion
Il comune ha acquistato un nuovo automezzo per incrementare la raccolta differenziata dei rifiuti urbani. Come ha spiegato l'assessore all'ambiente Valterino Battisti, il nuovo compattatore, ieri è stato collaudato e funziona perfettamente per cui sarà subito destinato alle zone di campagna e dei borghi dove la differenziata sta procedendo lentamente proprio a causa della carenza di un apposito mezzo di raccolta. Questa, prosegue l'assessore, grazie al nuovo compattatore, potrà procedere più efficacemente come da anni avviene nel centro urbano. L'automezzo ha la portata di 18 metri cubi ed è costato oltre 130mila euro e sarà utilizzato dai dipendenti Trasco, la società partecipata dotata di altri automezzi adibiti raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani.

martedì 10 aprile 2012

La Rivoluzione Verde di Venaus, inizia a "coltivare il futuro"

La Val di Susa? È il posto giusto per cambiare vita. Il Comune di Venaus, simbolo della 'resistenza' No-Tav, ha iniziato a 'coltivare il futuro'. Danilo, ideatore di questa piccola rivoluzione verde partita nel 2005, guida adesso una cooperativa di compaesani, tutti felicemente tornati alla terra.

di Giorgio Cattaneo - 23 Marzo 2012

Danilo, ideatore di una piccola rivoluzione verde, ora guida una cooperativa di compaesani, tutti tornati alla terra
We could be heroes, just for one day. Si fa presto a dire 'eroi': definizione attribuita quasi sempre a sproposito, magari in mezzo a qualche battaglia con morti e feriti. Per fortuna non ci furono morti, nel 2005, in quel lembo di terra miracolosamente piana che s’insinua a ridosso della Francia, all’ombra di montagne alte più di tremila metri.
I feriti invece non mancarono: finirono all’ospedale, travolti in piena notte dalla furia dei manganelli. Seguirono due giorni di quasi-insurrezione popolare, con in testa i sindaci in fascia tricolore, e il governo fu costretto ad accantonare il progetto.
Doveva essere la prima area di cantiere per la Torino-Lione, e venne sbaraccata. “Il Comune ce l’ha assegnata in comodato d’uso, e adesso quei terreni li abbiamo seminati a grano”. Il Comune è quello di Venaus, luogo simbolo della 'resistenza' No-Tav, che ora si è trasferita a Chiomonte. Scampato il pericolo, Venaus ha cominciato a coltivare il futuro.
Danilo, leader di una piccola rivoluzione verde, ora guida una cooperativa di compaesani, tutti tornati alla terra: “Ero operaio al cotonificio di Susa, persi il lavoro e mi misi in proprio come artigiano edile. Funzionava, ero contento, ma poi ci arrivò addosso il terremoto-Tav”. Una mattina, lui e il fratello scoprono che il loro villaggio è completamente militarizzato. “Faceva effetto: i nostri genitori, padre e madre, erano stati entrambi partigiani”.

Si vuole tuttora imporre alla valle di Susa una maxi-opera senza però mai fornire spiegazioni sulla sua presunta utilità
Per la prima volta, bisognava fare i conti col fantasma dell’eco-mostro, la maxi-opera che si vuole tuttora imporre alla valle di Susa senza però mai fornire spiegazioni sulla sua presunta utilità. In vallata, la battaglia civile ha svegliato anticorpi che dormivano: “Prima non mi ero mai occupato granché della questione-Tav – dice Danilo – e poi, quando il cantiere si è allontanato da Venaus, mi sono detto che per dimostrare la serietà delle nostre ragioni non basta dire 'no', bisogna anche mettere in pratica uno stile di vita diverso”.
Detto fatto: è bastata una ricognizione ai campicelli di famiglia, frazionati nel dedalo di orti e terreni che costellano la ripida campagna alle spalle del paese. “Proprio il frazionamento delle proprietà è il problema numero uno dell’agricoltura alpina: ci sono lotti così piccoli che non ci puoi neppure entrare col trattore”. Il risultato storico? L’abbandono.
Ma a Venaus la storia hanno cominciato a riscriverla dal 2005, a partire dalla terra: “Abbiamo bussato a tutte le porte, e ci hanno aperto: chi aveva un pezzo di terra non più coltivato ce l’ha concesso in cambio di una parte del raccolto. Ora abbiamo messo insieme 7 ettari, cercando di aggregare lotti per disporre di terreni lavorabili”. Agricoltura biologica, secondo tradizione: “Niente chimica, ma non abbiamo neppure chiesto la certificazione “bio”, perché non ci andava di compilare scartoffie. Oltretutto non ci serve: i nostri clienti sanno benissimo chi siamo e come lavoriamo: i nostri prodotti sono naturali”.
Ci sono le pannocchie del 'pignoletto rosso', antica varietà regionale recuperata dall’Associazione Antichi Mais creata dal Crab, il centro per l’agricoltura biologica del Piemonte, e ci sono le prelibate patate di montagna, tonnellate di prodotto che ogni anno va letteralmente a ruba perché è gustoso e non necessita di trattamenti. “A seconda della stagione abbiamo un po’ di tutto: ortaggi, frutta, erbe aromatiche”. Persino l’aglio, i frutti di bosco, i prelibati marroni.
“Certo, non mancano le spese: qui in montagna ogni campo va recintato, altrimenti il raccolto se lo mangiano i cinghiali. E quello che non piace ai cinghiali finisce in pasto ai cervi e ai caprioli”. In compenso, ci sono i vantaggi di un paese che ospita una storica centrale idroelettrica dell’Enel: “Abbiamo condutture idriche ad alta pressione, che consentono di ottimizzare l’irrigazione”. Il resto è duro lavoro: “Abbiano iniziato a recuperare muretti a secco e terrazzamenti, ripristinando il paesaggio di una volta”.

Il Comune di Venaus è il simbolo della 'resistenza' no Tav
All’inizio, Danilo era solo. Adesso lavora con Monica, Silvana, Adriano, Guido, Serafino, Tonino e Valter. Tutti facevano altri mestieri, e tutti hanno scelto di tornare all’agricoltura. Una scelta consapevole, anti-crisi: qualità della vita, in un mondo avvelenato e vicino al collasso dell’economia industriale. Insieme hanno costituito la cooperativa Dalla terra nativa. Parole da cui si ricava la promessa di un traguardo necessario: 'alternativa'. “La lotta popolare contro la Torino-Lione ci ha aiutato a capire che il nostro modo di vivere non era proprio felice”.
Sono scattate attenzioni e disponibilità: dal sindaco, Nilo Durbiano, ai proprietari degli appezzamenti ceduti volentieri in comodato. Idem i clienti: acquistano i prodotti nei mercati della zona o direttamente all’azienda agricola, che confeziona anche 'cestini' da consegnare a domicilio. E poi ci sono i Gas, i gruppi d’acquisto solidale di Torino che si riforniscono a Venaus. “Ci comprano le patate di montagna ad un euro al chilo: se le cedessimo alla grande distribuzione, le dovremmo praticamente regalare”.
Valle di Susa, Italia: il posto giusto per iniziare a cambiare vita. “Non è stato semplicissimo, c’è voluto impegno. E anche denaro, perché all’inizio devi pur procurarti qualche attrezzatura per lavorare la terra. Ma adesso cominciamo a vedere i primi risultati: ed è un bella soddisfazione”. Danilo ormai parla come un esperto di decrescita: “Ho venduto l’auto, non mi serviva più. Mi basta quella di mia moglie, che fa l’infermiera. Ho meno spese e – a conti fatti – in tasca mi restano gli stessi soldi di prima”, quando in fabbrica c’era lo stipendio sicuro e sui cantieri edili il lavoro non mancava: “Ma alla fine ero costretto a lavorare come un matto, sempre di più, per riuscire a pagare le tasse. Che vita era?”. Danilo sorride: “Non c’è paragone, davvero: oggi ho più tempo per stare con mia figlia. E poi le mie giornate sono all’aria aperta, dal mattino alla sera. Credetemi: non tornerei indietro”.

domenica 1 aprile 2012

Rewetland, riqualificazione delle acque superficiali dell'Agro Pontino

Il Comune di Latina, insieme alla Provincia di Latina, al Parco Nazionale del Circeo, al Consorzio di Bonifica dell’Agro Pontino e alla U-Space s.r.l., ha finanziato il progetto Rewetland per la salvaguardia dell'ambiente naturale Life+ che intende definire un programma di riqualificazione delle acque superficiali dell'Agro Pontino, attraverso la realizzazione di un sistema di fitodepurazione diffusa. Qui di seguito troviamo delle relazioni tecniche a riguardo:

Il progetto REWETLAND (Widespread introduction of constructed wetlands for a wastewater treatment of Agro Pontino), finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma “LIFE+2008”, è un progetto dimostrativo e sperimentale, che prevede la redazione di un Programma integrato di Riqualificazione Ambientale nell’Agro Pontino, territorio caratterizzato da condizioni critiche di inquinamento dei corpi idrici, dovute principalmente all’attività agricola intensiva. Obiettivo del progetto è sperimentare e sviluppare una serie di trattamenti biologici per la riduzione dell’inquinamento diffuso da fitofarmaci e la bio-attenuazione dei carichi inquinanti attraverso l’impiego di strumenti di fitodepurazione diffusa quali fasce ecotonali, ecosistemi filtro e zone umide artificiali.
Il progetto REWETLAND interverrà su tutto l’Agro Pontino (circa 700 kmq), operando perciò non su un singolo corso d’acqua, ma considerando l’intera rete dei canali di bonifica (2200 km) come un unico oggetto di intervento, cosa che presuppone un cambio radicale nelle tecniche attuali di manutenzione dei canali e in generale di gestione del territorio e del paesaggio.


Ma cosa fa la politica per impedire che l'ambiente e le acque vengano inquinate?
Quali programmi elettorali o ancor meglio tecnici scientifici sono stati adottati per evitare che i fiumi dell'Agro pontino si ammalino?

Il progetto Rewetland è stato finanziato con una somma di 4 milioni di Euro, allo scopo di analizzare il vasto territorio. Quanti milioni di Euro occorrono per risolvere i problemi che sicuramente avranno ben individuato i ricercatori del progetto?

martedì 7 febbraio 2012

Parte il censimento Nazionale degli immobili sfitti non utilizzati

Il 13 febbraio partirà la campagna per il censimento nazionale degli immobili sfitti o non utilizzati, vi invieremo un'apposita newsletter fra qualche giorno con tutte le informazioni utili.
Nel frattempo, abbiamo inviato due lettere ufficiali a nome delle 583 associazioni aderenti al forum. 
La più recente è una LETTERA AL MINISTRO DELL'AGRICOLTURA Mario Catania, sul consumo di suolo legato alle energie rinnovabili (pannelli fotovoltaici, serre fotovoltaiche e biogas)
La seconda, inviata qualche settimana fa, è una LETTERA AL MINISTRO DEI BENI CULTURALI Ornaghi, sulla normativa in materia di reati contro il patrimonio culturale. Il ministro ci ha risposto alcuni giorni fa.
Queste lettere derivano da discussioni condivise all'interno del gruppo di coordinamento nazionale, secondo il principio basilare che le decisioni vanno assunte per condivisione assoluta e non per maggioranze. Chi fosse interessato ad iscriversi al gruppo di coordinamento nazionale può farlo da questa pagina (attenzione: iscrivendosi al gruppo si riceveranno molte email!).
Inoltre, vi invitiamo cliccare "mi piace" sulla nostra pagina facebook per essere sempre aggiornati sulle novità!

venerdì 27 gennaio 2012

Conferenza 28 gennaio 2012: Forum Pontino diritti e beni comuni

Con la presente invitiamo tutti a partecipare alla conferenza stampa di presentazione del Forum Pontino dei Diritti e dei Beni Comuni, che si terrà, presso il Villaggio della Legalità "Serafino Famà" di b.go Sabotino (LT), il giorno sabato 28 gennaio 2012, alle ore 10,30.

Ad inizio di conferenza stampa verrà proiettato, con grande onore e piacere, uno spezzone di dieci minuti del prossimo documentario del regista pontino Gianfranco Pannone, dal titolo Scorie in libertà, relativamente all'inquietante presenza della centrale nucleare di borgo Sabotino, col suo carico di scorie, misteri, servitù culturali, economiche e politiche e relativo carico di morte, e del perpetrato saccheggio che nel territorio pontino è stato e continua ad essere compiuto a tutto danno dei beni comuni, del futuro di migliaia di famiglie e dei nostri diritti.

Il forum pontino nasce per incontrare le diverse esperienze di impegno, di lotta e di elaborazione sui temi dei diritti e dei beni comuni diffuse in provincia di Latina e per sintetizzarle in un nuovo percorso comune, autorevole, coeso. Acqua pubblica, energie rinnovabili, la conoscenza in rete, agricoltura, democrazia partecipativa, giustizia sociale e legalità, salute e accesso al cibo, sono la cornice entro la quale si iscrive l'impegno del Forum e dei suoi iscritti, al fine di costruire un modello sociale ed economico equo, solidale, democratico ed ecosostenibile.
È nostra intenzione mettere al centro del nostro impegno, la materialità della vita e i diritti degli uomini e dell'ambiente, a partire dai diritti fondamentali e inalienabili della persona sanciti all’articolo 1 della Dichiarazione Universale dei diritti umani (“tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignita’ e diritti. essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”), segnando quindi una distanza culturalmente orientata e incolmabile rispetto alle logiche speculative e affaristiche dello sfruttamento mercantile. In questa prospettiva vengono compresi anche i migranti e denunciate le condizioni sociali ed economiche alle quali sono costretti da un sistema neoschiavista che li sfrutta in settori economici tradizionali, quali, in particolare, l'agricoltura, l'attività di cura familiare e l'edilizia.
Le esperienze dalle quali il Forum intende partire sono la battaglia antimafia, le lotte per il lavoro, la difesa e valorizzazione delle aree protette, la difesa dei diritti civili e sociali, individuali e collettivi e il lavoro di informazione, ricerca, lotta e organizzazione che ha portato alla vittoria referendaria del giugno del 2011.
Tra i nostri obiettivi, prioritario è il ritorno all’acqua pubblica. Per questa ragione, nel marzo 2006, siamo stati parte costituente del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, abbiamo partecipato attivamente alla redazione della proposta di legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua, sostenuta da 406.626 firme raccolte per la sua presentazione in Parlamento.
La nostra partecipazione diretta alla costituzione della Rete Europea per l'Acqua Pubblica,avvenuta a Napoli il 10 e 11 dicembre 2011, ha costituito un momento fondamentale per il Forum, sia per il contributo che abbiamo potuto fornire al processo costituente, sia per l'autorevolezza dei partecipanti e dei temi e impegni trattati. L'obiettivo è quello di avviare il processo di costituzione di una rete europea che metta assieme, in uno spazio comune, tutti i movimenti, le associazioni, i sindacati e gruppi sociali che lottano in Europa per l'Acqua Bene Comune. La prima scadenza della Rete è l'organizzazione del Forum Alternativo dell'Acqua a Marsiglia nel prossimo mese di marzo in contemporanea con World Water Forum che le multinazionali dell'acqua organizzeranno nella città francese.
Il rispetto della volontà popolare, che col voto referendario – 95,8% a favore della cancellazione del profitto - ha deciso in modo inequivocabile che la gestione dell’acqua non deve prevedere in alcun modo profitti, costituisce per noi un impegno assoluto. Per questa ragione, a soli sei mesi di distanza dalla vittoria referendaria contro la privatizzazione dell’acqua, prendendo atto che le istituzioni, alla pari dei gestori privati, hanno ampiamente dimostrato di non essere intenzionati a rispettare l’esito referendario, abbiamo aderito alla campagna nazionale “obbedienza civile”. Allo scopo verrà predisposto dal Forum uno sportello di assistenza tecnica e legale a disposizione dei cittadini che intendano prendere parte alla campagna di obbedienza civile, praticando l’autoriduzione del 7% dall’importo delle bollette dell’acqua.
Siamo convinti che al Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua pubblica, alle associazioni della società responsabile, alle organizzazioni sindacali e ai partiti che hanno condiviso la legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua e sostenuto convintamene la campagna referendaria, insieme all'impegno nella lotta per la legalità, la difesa e valorizzazione ambientale e del lavoro, competa il ruolo di lanciare la CAMPAGNA PER UNA NUOVA PRIMAVERA DEI DIRITTI E LA DEMOCRAZIA anche in Agro Nutriamo l’ambizione di dare inizio ad un percorso partecipato che dai beni comuni conduca a ridisegnare la fisionomia delle politiche di gestione dei servizi pubblici locali, attivando forme di democrazia diretta.

Fonte: http://www.laruslegambiente.it/editoriali-del-direttivo/presentazione-forum-pontino-diritti-e-beni-comuni

martedì 24 gennaio 2012

Buone pratiche Ecologiche



A novembre il Festival della Sostenibilità di Latina, ha dato la possibilità di aprire la visuale ai cittadini della provincia di Latina alle buone pratiche quotidiane e non per rispettare l'ambiente. Tra le Associazioni che erano presenti, il Cantiere Creativo di Pontinia ha offerto la dimostrazione di come si può ottenere un sapone ecologico per lavare i piatti. 

lunedì 23 gennaio 2012

Il Suolo è dei nostri Figli

Cassinetta di Lugagnano, in provincia di Milano, è il primo Comune in Italia ad aver approvato un piano regolatore che esclude la possibilità di edificare occupando nuove superfici.Il suo giovane sindaco, Domenico Finiguerra, consapevole che ogni anno in Italia si perdeuna quantità di suolo pari a 240.000 campi da calcio, ha dato il via al movimento Stop al consumo di territorio ed è riuscito a trasformareun piccolo e sconosciuto Comune in un concreto esempio di riferimento per tutto il territorio nazionale. A Cassinetta un’amministrazioneintraprendente ha dimostrato di saper passare dal pensiero globale all’azione locale, non solo adottando misure innovatrici in campo ambientale, ma provando anche a immaginare modi nuovi, creativi ed efficaci per migliorare la vita della comunità, senza consumare risorse maanzi preservandole per le generazioni future. Ecco dunque che Domenico Finiguerra e il suo Comune sono diventati un modello per molte altre realtà locali: dalla non cementificazione all’attento recupero dell’esistente, dal supporto al movimento per l’acqua bene comune alla valorizzazione del patrimonio artistico come fonte di guadagno alternativa all’urbanizzazione, Cassinetta di Lugagnano sta indicando la strada da seguire per frenare il processo di autodistruzione cui in Italia si assiste da decenni e per diffondere tra amministratori e cittadini la consapevolezza che la cosa pubblica è preziosa e va gestita in modo nuovo. Un modo non solo responsabile, ma virtuoso, solidale, ecosostenibile, capace di pensare in grande e agire in piccolo.
Fonte: www.ciaccimagazine.org

venerdì 25 novembre 2011

Ecovillaggi in Italia. I venti nuovi progetti


BIOEDILIZIA. Lungo tutto lo Stivale stanno germogliando tanti piccoli semi comunitari di età, formazione ed estrazione sociale diversa, che desiderano mettere radici, condividere l’avventura e restituire al mondo la loro esperienza. Per farlo, basta solo scegliere quello più adatto alle proprie esigenze o nella zona preferita. Incredibile ma vero: anche la nostra cara vecchia Italia, con un carattere non spiccatamente propenso alle novità, culla fra le sue braccia un piccolo popolo variegato di ecovillaggi. No, non stiamo parlando di villaggi turistici a sfondo ambientalista, ma di proprietà suddivise in piccoli nuclei abitativi, in cui gruppi di persone decidono intenzionalmente di condividere la propria vita. L’ecovillaggio, nipote delle Comuni, cugino del cohousing e figlio dell’era della comunicazione e della tecnologia, è un luogo in cui le relazioni sono considerate una fonte di ricchezza di cui avere costantemente cura, e in cui si recupera un rapporto diretto con la natura. Lungo lo Stivale, più di venti ecovillaggi, composti da una media di quindici persone, risparmiano e minimizzano il loro impatto ambientale grazie alla condivisione e ad una serie di buone pratiche. Stiamo parlando di una famiglia intergenerazionale e internazionale collegata ai grandi cambiamenti globali. Un laboratorio di vita che richiede partecipazione, che si traduce in un cambiamento concreto per se stessi e per la Terra. Ogni estate, la Rete Italiana Villaggi Ecologici (Rive) si riunisce quattro giorni per scambiare esperienze, conoscenze, e fare proposte. Quest’anno sono stati presentati ben venti nuovi progetti. Andiamo a conoscerli.
Per informazioni dettagliate sul resoconto del raduno e le specifiche dei progetti, è possibile consultare il sito: www.mappaecovillaggi.it

Coop agricola Il Vignale
Siamo 12 adulti e 3 bambini (ci piacerebbe essere di più). Siamo proprietari di una porzione di casale e 5 ettari di seminativo. Pratichiamo il metodo del consenso e la comunicazione nonviolenta, a cui teniamo molto. Sogniamo un villaggio ecologico autosufficiente, caratterizzato da una dimensione sociale aperta, in grado di interagire col territorio circostante attraverso l’accoglienza e varie altre attività: filiera corta, percorsi didattici sulla sostenibilità, attività motorie e arti circensi.
Civitella Cesi, Blera (Vt), tel 389 5864091 – ilvignale@gmail.com
Il Tornale
Siamo 2 donne con 2 bambini e alcuni simpatizzanti in fase decisionale. A breve firmeremo la proposta di acquisto di un terreno edificabile di 9 ettari, a 70 km da Roma. Abbiamo propensione verso costruzioni tipo earthship e stiamo cercando un bioarchitetto con esperienza in questo campo che ci suggerisca valide soluzioni. Puntiamo all’autonomia in tutti i sensi. Parallelamente lavoriamo a un progetto di scuola libertaria di orientamento montessoriano.
Vejano (Vt), tel 339 4581200 – iltornale@yahoo.it
Vi.E – Villaggio evolutivo
Siamo 13 adulti e 5 bambini. Il Villaggio comprende 2 casali e 22 ettari di terreno. Abbiamo spazi comuni e privati, poiché riteniamo importante l’equilibrio tra singolo e gruppo. Siamo vegetariani e carnivori, filosofi e pragmatici, di tutte le età, di tutte le regioni, provenienti da multiformi esperienze spirituali. Abbiamo intrapreso un percorso di autoformazione. Accogliamo anche nuovi «naviganti».
Via di Corneto, loc. Il Podere- Canino (Vt), tel 393 9418283 – marina.francesconi@gmail.com
Le Conche
Siamo 11 adulti e 9 bambini. Il nostro progetto consiste nell’acquisto collettivo a breve di 4 ettari di terreno con 300 ulivi da coltivare biologicamente, una casa da ampliare e altri alloggi. Intendiamo autoprodurre generi di prima necessità. La ricerca sociale e politica sono la nostra ispirazione: prevediamo la realizzazione di attività culturali, pedagogiche e legate alla salute e all’arte. La proprietà è collettiva e seguiamo il metodo del consenso. Ospitiamo gruppi e persone che vogliano conoscerci e sostenerci.
Miglionico (Matera), tel 329 7992401 – emmagando@gmail.com
Vivere in campagna!
Siamo una coppia e vorremmo realizzare una piccola comunità di famiglie simile alle case coloniche di un tempo. Con una sostanziale differenza: l’assemblea dei proprietari, il cui incarico è gestire i beni e le parti comuni, guidati dai principi di solidarietà, rispetto reciproco e attenzione verso l’ambiente, contando sull’autoproduzione e sull’utilizzo esclusivo di energia rinnovabile. Concetti, questi, espressi nei libri La Decrescita Felice di Maurizio Pallante e La Città del Sole, di Stefano Apuzzo e Nicolò Spinicchia, a cui ci ispiriamo.
Luogo da definire tra Marche e Alto Lazio, tel 347 1477072 – nicolo.spinicchia@fastwebnet.it – www.vieniavivereincampagna.it
Naturare
Siamo 4 adulti e 3 bambini. Operiamo attraverso tre organismi distinti ma correlati fra loro: l’associazione culturale Naturare (2010) gestisce il giardino d’infanzia, attivo dal 2009, oltre a corsi, conferenze, convegni e feste. Il Germoglio (1999) gestisce l’agri-asilo e attività sociali d’ispirazione steineriana. Ci dedichiamo all’autosussistenza, al rifornimento dei gruppi d’acquisto e vendiamo prodotti da forno. Naturare è nel cuore del Salento, immersa in un uliveto secolare.
Copertino, Monteroni (Le), tel 339 5418663 – info@naturare.com – www.naturare.com
Il Giardino della gioia
Da marzo di quest’anno stiamo lavorando per poterci insediare in un uliveto messoci a disposizione da alcuni membri del gruppo. Siamo in 17, di cui 14 residenti. Attualmente abbiamo ultimato l’orto sinergico, il compost toilet, la doccia, un riparo/cucina e due yurte. Il nostro incontro si deve alla ricerca ecologica, spirituale e di autosussistenza. Prevediamo di occuparci di permacultura, arte e teatro, scuola, artigianato e cura del benessere psico-fisico.
Contrada Torre Mileto, San Nicandro (Fg), tel 380 2061667 – giardinodellegioie@libero.it
Accettiamo nuovi membri
Rays a Sud ha come scopo quello di insediarsi, seguendo i principi della permacultura, in un castagneto situato ai piedi dell’altopiano della Sila, dove si trovano un rudere, una sorgente e alberi da frutto. Attualmente ci dedichiamo a un piccolo orto sinergico e a La bottega delle arti e dei mestieri, che promuove lavorazioni antiche (uncinetto, telaio, ceramica) e la musica tradizionale, oltre alla cultura ecologica. Al momento siamo in tre… aperti ad accogliervi.
Rays a Sud – Montestella, Via pandette 46, Serra Pedace (Cs), tel 347 3150779 – montestella2011@yahoo.it
Kairos
Siamo 6 adulti e 2 bambini. Partendo dai principi della sobrietà e del rispetto per Madre Natura, vorremmo che ognuno di noi scegliesse, secondo propria inclinazione, il proprio lavoro. Sono previsti spazi privati e comuni per condividere pasti, lavoro, divertimento e laboratori. Per progettare e consolidare il gruppo vogliamo, per ora, affittare un casolare in campagna. Accettiamo nuovi membri. Luogo da definire, tra Firenze e Pisa, tel 339 4454286 – vivikairos@gmail.com – www.progettokairos.org
Spazio Nomade
L’ecovillaggio, in cerca di una location più ampia, è ispirato dalla ricerca aperta verso ogni tipo di orientamento religioso, culturale e spirituale. Il valore di fondo è l’autonomia del viaggio: in Spazio Nomade sarà possibile sperimentare la vita in una Gher (o Yurta), averne una da montare, riscaldare, condividere… amare. Vi potrete fermare per tutto il tempo che desiderate. L’idea nasce da Marilena Gulletta, impegnata da anni nello scambio culturale Italia-Mongolia.
C/o Aps Corpi Nomadi, via C. da Montanaro 3, Cisternino (Br), tel 339 8629672 – marilenagulletta@libero.it – www.corpinomadi.it
Il Cerchio Sacro
Siamo Maddalena e Carlo, proponiamo percorsi olistici di riscoperta di sé, ecologia profonda, danza, ecosciamanesimo, comunicazione ecologica, armonia delle relazioni, attraverso il processo di ricongiungimento con noi stessi, gli altri e la Madre Terra. Ci troviamo in un luogo magico dove scoprire i sentieri dell’anima, immerso nella natura incontaminata. Il casolare, con i suoi 6 ettari di terreno, necessita di opere di restauro. Intorno vi sono dei ruderi in vendita o in affitto.
Serra San Quirico (An), tel 333 4558472 – schiasta@alice.it – www.ilcerchiosacro.it
Casa del sole
Il progetto riunisce un gruppo variegato di una quindicina di persone, tra operativi, sostenitori e simpatizzanti, attorno all’associazione Libertarea di Torino. Stiamo cercando casa da circa un anno e mezzo tra l’entroterra ligure e il Nord-Ovest della Toscana. La Casa del sole è pensata come libertaria, priva di crudeltà e sfruttamento degli animali, non violenta ma militante, aperta e ricettiva, ecologica e finalizzata all’autosussistenza, attiva socialmente e culturalmente nel territorio.
Luogo da definire, tel 335 8247992 – dio_mu@yahoo.it
Cerro Balestro
Siamo Francesca, attrice e artista di strada, Cosimo, suonatore di didjeridoo e meccanico di biciclette, e la piccola Clara, di pochi mesi. Due anni fa abbiamo comprato un podere, lo abbiamo ristrutturato e oggi il nostro sogno è costruire case di paglia per accogliere altre famiglie. Vorremmo coltivare l’orto, custodire i semi e l’ambiente a noi circostante, svolgere attività di teatro, danza, musica, meditazione. Venite a trovarci, siamo in Maremma vicino al mare.
Podere Ragnaia, Tatti (Gr), 339 1870011 – 0fireworks0@gmail.com
Casa dell’Abbondanza
L’associazione Tredicilune è composta da 3 persone e molti collaboratori. Vorremmo trasformare le vecchie credenze attraverso il riconoscimento della propria energia femminile. L’accoglienza, l’accettazione, l’istinto, la cura e la fiducia saranno alleati per la riconciliazione in ogni relazione. Ci relazioniamo attraverso il cerchio e la comunicazione nonviolenta. Stiamo raccogliendo fondi.
Luogo da definire, tel 339 1260175 – delsa13lune@gmail.com
Cai Mercati
Siamo 4 adulti e 3 bambini. Stiamo seguendo un percorso sulla comunicazione empatica al fine di garantire l’armonia di gruppo e la crescita individuale. Attualmente siamo in affitto ma disposti a spostarci per l’arrivo di qualche altra persona nel gruppo. Facciamo il pane, animazioni di strada, giochi in legno e agricoltura sinergica. Siamo interessati alla permacultura e alla scuola libertaria.
Località Cai Mercati, Cagli (Pu), tel 0721 785518 – loc.caimercati@yahoo.it
Che passo
Siamo una coppia con una figlia. Da più di un anno viviamo in una casa aperta a tutti coloro che desiderano conoscerci per poter creare una comunità. Ci chiamiamo Che passo! perché siamo in cammino e vorremmo rimanerci sempre, ma anche per chiederci: quale passo fare? Fermarsi, sentire, osservare, pensare: è sempre buona cosa prima di agire. Cammino di pace perché siamo sul cammino di Francesco, dove la pace è ideale e realtà di vita.
Località Candeggio 1/B, Città di Castello (Pg), tel 075 8526282 – info@chepasso.org – www.chepasso.org
Habitat
Siamo in 4, abbiamo acquistato un terreno, costruito in legno una struttura per la didattica e fondato un’associazione culturale. Ad oggi il nostro progetto è in stato avanzato e inizieremo ad autocostruire le nostre abitazioni nella forma di yurte e tepee. Viviamo di artigianato, agricoltura, didattica per famiglie e per scolaresche, ecoturismo, orto sinergico autoctono, piante officinali (siamo specializzati in lavandula officinalis angustifolie). Accettiamo nuovi membri.
Strada poderale Torricchi, Gambassi Terme (Fi), tel 338 2081548 – ecovillaggiohabitat@gmail.com – www.ecovillaggiohabitat.it
Tempo di vivere
Siamo in 4 adulti e un bambino, viviamo in un immobile in comodato d’uso. Il progetto è nato da una visione comune, finalizzata a creare una realtà autonoma e autogestita, in transizione, in cui ognuno possa apportare esperienze e competenze. Fondamentale è la centralità del singolo, nella condivisione e nella collaborazione con gli altri. Siamo aperti a nuovi membri.
Corvarola, Bagnone in Lunigiana (Ms), tel 0523 078378 – info@tempodivivere.it – www.tempodivivere.it
Podere Pratalino
Siamo una coppia senza figli e stiamo trattando l’acquisto di 60 ettari nel Parco del Casentino, lungo il cammino di S. Francesco. Disponiamo di due ruderi a terra per circa 1000 mq a corpo unico, da recuperare per creare una dimensione in armonia con la natura e gli altri individui. Un luogo dove entrare in punta di piedi e uscirvi volando.
Chiusi della Verna (Ar), tel 348 7917301 – info@sottovuotomanuale.com
Ciricea
Siamo un gruppo di 6 persone che dal luglio dello scorso anno sta lavorando per realizzare il sogno di vivere in comunità, autoprodurre generi alimentari finalizzati alla sussistenza, porre attenzione al risparmio energetico e allo sviluppo del potenziale umano. Prendiamo spunto dai principi della comunità di Findhorn e pratichiamo il cerchio della parola e la meditazione settimanale di gruppo. Siamo lieti di accettare nuovi membri.
Via Ciricei e Giuliani 7, loc. Piteccio (Pt), tel 366 3406213 – info@ecovillaggiociricea.it – www.ecovillaggiociricea.it

redatto da Francesca Guidotti (Terra Nuova)

giovedì 24 novembre 2011

IL PIANO CASA? SOLO NUOVE SPECULAZIONI E CONSUMO DEL TERRITORIO

http://www.yourban.net/
Il Piano Casa della Regione Lazio cancella qualsiasi regola per un ordinato sviluppo urbanistico della provincia di Latina, già mortificata da abusivismo edilizio, dalla contaminazione della criminalità organizzata e dalla speculazione edilizia, che apre ad un nuovo tsunami di cemento.
Non a caso, prima della bocciatura governativa, quel Piano Casa tentava di “legalizzare” anche i circa 3.500 abusi edilizi commessi all'interno del Parco Nazionale del Circeo.

Per questa provincia è invece indispensabile organizzare una seria lotta contro tutte le mafie, spezzando la spirale perversa che le lega ad ampi settori dell'economia e della politica pontina, contro la corruzione e la “cricca degli amici consulenti”. È necessario un piano di sviluppo economico ecosostenibile, elaborato in maniera partecipata; è indispensabile riconoscere ai beni comuni, ai diritti e al lavoro la dignità e centralità che è loro propria, per dare risposte efficaci e immediate alla crisi sociale, occupazionale ed ecologica che investe il territorio; bisogna investire nelle produzioni di qualità, nelle imprese efficienti, nell'agricoltura sostenibile e nei migranti, nuovi schiavi di questi territori alla mercé di sfruttatori senza scrupoli.

L'On. Ciocchetti, Assessore all'Urbanistica e Vicepresidente della Regione Lazio, è impegnato in un tour provinciale per presentare gli effetti miracolistici del suo Piano Casa e per parlare di tutela del territorio e del paesaggio. Un ossimoro, una contraddizione in termini di cui si è accorto anche il Governo nazionale, tanto da aver rinviato parti essenziali dello stesso Piano Casa all'esame della Corte Costituzionale: Le parti contestate sono relative alle deroghe sul Piano paesaggistico, alle zone archeologiche e ai condoni sulle aree vincolate. Un piano che ancora una volta punta sul cemento e sui condoni, premiando le grandi consorterie della speculazione, degli immobiliaristi, dei grandi abusi, imponendo al territorio e ai cittadini un'ulteriore servitù di cemento e di interessi, anche mafiosi, in fase di cristallizzazione anche dalle nostre parti.

Il Piano Casa, in maniera sistematica ed organizzata, violenta, come dimostriamo con il documento analitico allegato, i territori e l'ambiente, la possibilità di avere una green economy forte e diffusa e il rispetto della legalità, sventolando ogni volta retoricamente la bandiera dello sviluppo, del lavoro e della tutela del paesaggio. Una retorica diffusa artatamente per promuovere un piano “sfascia-territori”, in una provincia già gravata da livelli altissimi di abusivismo edilizio e speculazione, spesso imposti da organizzazioni criminali che contaminano da anni, nonostante le affermazioni di alcuni negazionisti, la Provincia pontina, vincolandone lo sviluppo, l'economia, l'evoluzione democratica.

Per rendersi conto della necessità di superare la logica della “cementificazione ad ogni costo” basterebbe osservare il dramma che stanno vivendo molte famiglie italiane in questi giorni, soprattutto in Liguria e in Piemonte. L’abusivismo, l'urbanizzazione selvaggia del territorio, l’eccessiva antropizzazione di alcune aree, la scarsa qualità del costruito, le speculazioni connesse alle superfici forestali percorse dal fuoco e la mancata manutenzione del nostro territorio, rappresentano elementi che hanno accresciuto la fragilità complessiva verso i rischi naturali. Il Piano Casa anziché trovare soluzioni serie a questi problemi li aggrava, aggiungendone altri che si sommano ai continui tagli praticati dal Governo agli enti locali, in particolare alle aree protette, così da rendere impossibile ogni serio programma di manutenzione territoriale e prevenzione a tutela dei cittadini.

Le opere di manutenzione territoriale insieme alla riqualificazione dei centro storici, delle periferie e la ricostruzione dell'equilibrio idrogeologico, compromesso da ben tre condoni edilizi, insieme alla centralità che si deve riconoscere alle aree protette, genererebbe nuove occasioni di lavoro e di profitto per lavoratori e imprenditori, senza aggravare il disequilibrio ecologico della Provincia di Latina.

Chiediamo da tempo condizioni irrinunciabili per affrontare le questioni su esposte: personale qualificato e motivato ai vertici del sistema amministrativo, impermeabile alle “lusinghe di speculatori e mafiosi”, capaci di rompere definitivamente il circuito perverso che ha portato alla costituzione, in Provincia di Latina e zone limitrofe della Quinta Mafia: pensiamo ai casi eclatanti dello scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Nettuno (primo nel Lazio), della richiesta andata a vuoto del Comune di Fondi e del caso del Comune di Sabaudia. Chiediamo controlli finanziari diffusi e puntuali e indagini patrimoniali qualificate, con riferimento in particolare ai capitali e ai loro referenti per opere spesso evidentemente inutili, per esempio porti e grandi centri commerciali. Occorre il costante sostegno alle aree protette per evitare i continui attentati cui sono esposte (Parco nazionale del Circeo, in primis). Sostegno a cui devono seguire investimenti economici importanti, a partire dalle attività imprenditoriali, agricole, artigiane che investono in qualità e ecosostenibilità.

In questa provincia, come nel mondo, è centrale inoltre il tema dei beni comuni; tematica che investe in pieno l'organizzazione democratica e il futuro civile del Paese. Con particolare riferimento al tema acqua e energia, pretendiamo il rispetto dei risultati referendari, la gestione pubblica delle risorse idriche e il rigetto di qualunque logica del profitto legata ad esse, un'amministrazione democratica dei beni comuni nelle loro diverse declinazioni, la promozione delle energie rinnovabili, evitando parallelamente consumo ulteriore di territorio e infiltrazioni malavitose, l'espulsione di AcquaLatina dalla provincia. Tutto questo è per noi la base imprescindibile di un modello migliore di società.


Da diversi anni, infatti, sono attive nei territori decine di vertenze aperte da cittadini, lavoratori ed anche Amministratori Locali che sono portatrici di un’esigenza comune e condivisa, cioè la necessità di una svolta radicale rispetto alle politiche liberiste che hanno fatto dell’acqua una merce e del mercato il punto di riferimento per la sua gestione, provocando dappertutto degrado e spreco della risorsa, precarizzazione del lavoro, peggioramento della qualità del servizio, aumento delle tariffe, riduzione degli investimenti, diseconomicità della gestione, espropriazione dei saperi collettivi, mancanza di trasparenza e di democrazia.

É importante inoltre affrontare il problema dello sfruttamento schiavistico dei migranti, in particolare in agricoltura. Le condizioni di vita e di lavoro in cui molti di loro si trovano è il sintomo di un imbarbarimento civile, culturale e sociale e strumento funzionale di arricchimento per pochi “padroni” sfruttatori. Non si tratta di imprenditori ma solo di sfruttatori che lucrano su nuove forme di schiavitù di cui essi sono i principali protagonisti e responsabili. Su questo punto invitiamo la Regione Lazio e l'On. Ciocchetti ad un impegno puntuale perché vengano riconosciuti ai lavoratori migranti e alle loro famiglie diritti, garanzie e condizioni degne di un paese civile e combattuta ogni tentazione autoritaria e razzista.

Un altro sviluppo è possibile anche nella nostra zona. Ma è necessaria l'apertura di uffici della D.D.A e della D.I.A., l'allontanamento di personaggi compromessi, pericolosi e in odore di mafia da ruoli amministrativi e politici, il monitoraggio scrupoloso sugli appalti, sostenendo invece chi vuole e sa investire in opere infrastrutturali utili, la lotta severa contro le ecomafie (ciclo del cemento, ciclo dei rifiuti e agromafie in particolare), alle quali questa provincia, alla luce delle inchieste e denunce più recenti, risulta evidentemente esposta. Tutto ciò va accompagnato con la costituzione del Parco regionale dei Monti Lepini, la difesa del Parco regionale dei Monti Ausoni (la cui proposta di riperimetrazione desta sospetti legittimi e motivati, sui quali invitiamo tutti a riflettere) e di quello degli Aurunci, al rilancio del Parco nazionale del Circeo e più in generale di tutte le aree protette della provincia costituisce un progetto di provincia sul quale invitiamo tutti a confrontarsi e impegnarsi. Si tratta di priorità assolute e irrinunciabili.

La provincia di Latina necessita di impegni e progetti di questo tipo. Altro che Piano Casa e retoriche varie!


FIRMATO

Coordinamento provinciale di Legambiente
Libera – associazioni, nomi e numeri contro le mafie
Associazione Caponnetto
Associazione A SUD – coordinamento pontino
RIGAS
Associazione Michele Mancino
Forum Pontino dei Diritti e dei Beni Comuni
Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua – coordinamento pontino




DOCUMENTO DI ANALISI DEL PIANO CASA

Nel merito, la proposta di legge presentata dal vicepresidente della Regione Lazio e assessore all’urbanistica, On. Ciocchetti, come già denunciato da Legambiente Lazio con un documentato dossier, prevede interventi indiscriminati nelle zone Agricole (artt.54 e 55), consente interventi nelle aree naturali protette e nei parchi (artt.3, 4 e 5), nella città storica che fuori dalle antiche mura (art.2), consente gli incrementi di cubatura dei capannoni ma allo stesso tempo il loro cambio di destinazione d’uso da non residenziale a residenziale. Provvedimenti improponibili in qualunque altro Paese Europeo ma che trovano invece enfatica applicazione proprio in questa Regione.

Vediamole nel merito:

A) INTERVENTI NELLE AREE NATURALI PROTETTE E NEI PARCHI (ARTT. 3, 4 E 5)
In assenza dei Piani di assetto, in fase di adozione per il Parco Nazionale del Circeo, ma non ancora approvato, prima del ricorso alla Corte Costituzionale, nelle zone B della sua legge istitutiva erano previsti “interventi di ampliamento, adeguamento sismico, ristrutturazione, sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione, cambiamento di destinazione d’uso da non residenziale a residenziale, recupero degli edifici esistenti”.
Sotto questo profilo ricordiamo che la stessa Corte Costituzionale con le sentenze n. 12/2009 e n. 225/2009, tra le altre, ha ribadito che le tematiche ambientali sono prerogativa dello Stato e non delle Regioni. Ciò vuol dire che fino alla pronuncia della Suprema Corte il Piano Casa non può essere applicato nel Parco Nazionale del Circeo nemmeno per le azioni relative al condono edilizio.

B) INTERVENTI INDISCRIMINATI NELLE ZONE AGRICOLE (ARTT.54 E 55)
L'attuale testo del Piano Casa in astratto prescrive il divieto nelle zone agricole di “ogni attività comportanti trasformazioni del suolo per finalità diverse da quelle legate alla produzione vegetale, all’allevamento animale e alla valorizzazione dei relativi prodotti “. Ma poi all'articolo successivo si prevede che “in via prioritaria nelle Aree Agricole si deve procedere al recupero delle strutture esistenti”, e che “le nuove edificazioni in zone Agricole sono consentite soltanto se necessarie alla conduzione del fondo e all’esercizio dell’attività Agricola”. In particolare “gli edifici esistenti possono essere demoliti e ricostruiti per una volta sola, con incremento massimo della Superficie Utile Lorda fino al 10% in più, nelle sole parti ad uso residenziale e soltanto per motivi di adeguamento igienico sanitario”. Dunque anche nelle nostre campagne è previsto uno tsunami di cemento ad aggredire un territorio delicato e paesaggisticamente assai prezioso.

C) CONDONO EDILIZIO: TANA LIBERA TUTTI?
Invece che aspettare l’esito della pratica inoltrata ai rispettivi Comuni, per i richiedenti della licenza in sanatoria sarebbe bastata una perizia giurata che dimostrasse la regolarità della propria richiesta rispetto alle leggi sui condoni del 1985, del 1994 e del 2003. Poi interveniva automaticamente il cosiddetto silenzio-assenso: bastava aspettare 60 giorni in caso di destinazione residenziale dell’abuso o 90 giorni negli altri casi (commerciale, artigianale, industriale, ecc.) e se in Comune non rispondeva entro quei termini, la licenza in sanatoria si intendeva automaticamente concessa. E come ciliegina sulla torta, anche a queste costruzioni abusive potevano essere concessi i premi di cubatura previsti dallo stesso Piano. E’ evidente che aree di particolare pregio ambientale, zone di alto valore paesaggistico e i siti di interesse archeologico, rischiavano di essere ulteriormente degradate con una procedura del genere.
L'illegalità dovrebbe essere sempre combattuta con la necessaria fermezza da una classe politica seria, esattamente come viene fatto da decenni in Europa, e non difesa e sistematizzata come invece avviene con il Piano Casa della Regione Lazio.

D) INTERVENTI NELLE AREE PER LA PICCOLA E MEDIA IMPRESA: LA DISMISSIONE DELLE AREE PRODUTTIVE, IMPRENDITORI? NO, MEGLIO PALAZZINARI...
Gravissime le modifiche apportate dal nuovo testo del Piano/Casa in relazione alla possibilità di effettuare interventi finalizzati al cambiamento di destinazione d’uso da non residenziale a residenziale. Quest’articolo può suscitare una nuova ondata di dismissione di quel micro tessuto di piccole e medie imprese, che costituisce il nerbo portante dell’economia pontina. L'attuale testo prevede “la possibilità di effettuare cambi di destinazione da non residenziale a residenziale, con il 30% di incremento rispetto alla superficie utile iniziale, per edifici di superficie utile massima pari a 20.000 mq, aventi destinazione non residenziale”. In altre parole, mentre le piccole imprese domandano nuovi spazi, il Piano/Casa incentiva la dismissione da quegli stessi spazi, offrendo la possibilità di effettuare cambi di destinazione d’uso da non residenziale a residenziale.

- IL PESSIMO EMENDAMENTO DELL'ASSESSORE CIOCCHETTI: l'Assessore Ciocchetti dovrebbe spiegare ai cittadini accorsi ad ascoltarlo la ragione vera della norma che sancisce, in deroga agli strumenti urbanisti, la possibilità di effettuare interventi di ristrutturazione\sostituzione\demolizione\ricostruzione e completamento con ampliamento di volumetrie, attraverso un cambio di destinazione d'uso di un manufatto a destinazione produttiva, tramutandolo quindi in residenziale. L'intervento di cambio di destinazione d'uso comporterebbe automaticamente anche la modifica della destinazione di zone dell'area di sedime e delle aree pertinenziali. Il Piano Casa prevede interventi su dei temi che con la casa c’entrano come i cavoli a merenda: stazioni sciistiche, 60 porti turistici previsti in zone demaniali, impianti sportivi e loro pertinenze previsti ovunque. Guarda caso è la stessa impostazione della legge regionale sui campeggi che a sua volta è stata bocciata dal governo nazionale. A pensar male è peccato diceva qualcuno, ma risulta fin troppo chiaro che a determinati poteri quei vincoli proprio non vanno giù.

E) ELIMINATI I PROGRAMMI INTEGRATI (PRINT) PER LE PERIFERIE
Il nuovo Piano Casa peggiora anche la norma sulle periferie: il premio di cubatura diventa del 60% e non è più riferito a quartieri ma a singoli edifici, che, a quel punto potranno vedere raddoppiare i propri residenti con un aggravio rispetto al carico urbanistico e alla qualità della vita piuttosto che un sollievo.

F) TRA LE ALTRE QUESTIONI...
  1. C'è la possibilità di applicazione dei premi di cubatura nelle aree a rischio sismico elevato, se tali interventi sono a fini antisismici;
  2. C'è una sostanziale monetizzazione degli oneri per la realizzazione delle opere di urbanizzazione secondaria (parchi urbani, parcheggi, strade, ecc.) , anche in caso di impossibilità di realizzazione delle stesse;
  3. La esagerata premialità (fino al 100% nei comuni costieri, 60% per condomini...) per la realizzazione di alcuni interventi, oltre all'estensione delle iniziative anche alle attività sportive (ma non era un “piano casa”?).

G) STANDARD PER L’EDILIZIA RESIDENZIALE SOCIALE
Nel precedente testo del Piano Casa (quello approvato dalla Giunta Marrazzo) si stabiliva che “nell’ambito delle percentuali di area fondiaria edificabile destinate all’edilizia residenziale sociale, i Comuni riservano almeno la metà delle stesse alla realizzazione di interventi di edilizia residenziale sovvenzionata”. Nel nuovo testo si stabilisce invece che “i Comuni devono riservare una quota”, e non più la metà obbligatoria. La nuova quota sarà superiore o inferiore al 50%? Una modifica pericolosa che rischia di dimenticare ancora una volta le case per le fasce povere e deboli.

ECCO GLI ULTERIORI EMENDAMENTI DELL'ASSESSORE CIOCCHETTI:

  • per gli ospedali privati dismessi sarebbe consentito il cambio di destinazione d'uso a residenziale, con l'aumento delle volumetrie sopra visto anche per queste strutture.
  • si interviene anche sulle pertinenze degli immobili. Se con la vecchia proposta di legge 79/2010, oggetto di questi interventi erano non solo gli immobili legittimamente realizzati, ma anche quelli illegittimamente realizzati, sanati e sanabili in itinere grazie al procedimento di cui all'art 21 della stessa, poiché al peggio non c'è mai fine, ora tale testo estende gli interventi anche alle pertinenze ed agli accessori dei relativi immobili, purché siano destinati per il 75% a residenziale e con un aumento di volumetria pari al 20% fino ad un massimo di 70 mq.
  • il trionfo dell’edilizia creativa prosegue con l'art 20 bis dell'attuale legge che deregolamenta le norme sancite dalla L.R. 12 agosto 1996 n. 34 che detta norme sulla disciplina urbanistica delle serre, stabilendo che le serre mobili stagionali costituiscono attività edilizia libera e non necessitano di titolo edilizio abilitativo. Cosa c’entrano le serre con l’emergenza abitativa non è dato sapere... E poi va avanti con l' art 20 ter... stabilendo che è possibile realizzare impianti ed attrezzature sportive e ciò che agli stessi è collegato nelle zone classificate come di tutela A, dalla L. R. 6 ottobre 1997 n. 29 che detta norme in materia di aree naturali protette. Cosa c’entrano gli impianti sportivi con l’emergenza abitativa?
  • per le aree vincolate la deregolamentazione significa decretarne la loro fine, ancora di più.
  • nuove cave, alberghi, porti, impianti sportivi. Nelle aree sottoposte a vincolo ai sensi della l.R. 6 luglio 1998 n. 24, specificamente in quelle individuate come Paesaggio Naturale e Paesaggio Naturale Agrario nel PTPR, è possibile ampliare le attività di cave in esercizio. Cosa c’entrano le cave con l’emergenza abitativa?
  • sulle aree con vincoli PTPR è previsto, infatti che, se classificate come insediamenti urbani, siano consentiti gli interventi, pure se prima gli stessi in realtà sarebbero incompatibili con quelli previsti dalle norme di tutela, purché autorizzati, come sopra,dal passaggio Giunta/Consiglio. Il che significa l’assalto finale ai Centri Storici.
  • e poi addio zone a protezione speciale e ai siti di importanza comunitaria. L'ultimo emendamento riguarda una “interpretazione autentica” di quello che è l'istituto di derivazione comunitaria delle ZPS, concepito proprio al fine di tutelare maggiormente zone di particolare pregio ambientale e naturalistico del nostro territorio. In realtà, non si tratta di interpretazione autentica e quindi di normativa che stabilisce quali fra le diverse interpretazioni valgano, ma di una “scucitura” dal regime di tutela delle ZPS, di zone che, alla entrata in vigore della legge nazionale sulle ZPS, già erano provviste di una perimetrazione provvisoria e delimitate con atto regionale pubblicato in BURL e inclusione, quindi, di tutte queste aree nella deregulation del Piano Casa.

Ed infine..... è noto come la gran parte delle zone ZPS ricadano all’interno delle aree protette/parchi regionali. Come è noto la legge regionale per il contrasto dell’abusivismo edilizio ha definito l’impossibilità di applicare il III° Condono edilizio all’interno delle aree protette. Sorge, quindi, alla luce del testo voluto dall’Assessore Ciocchetti una domanda: cosa succede in riferimento ad un eventuale immobile abusivo edificato all’interno di un Sic o Zps, ma ricadente in un parco regionale?
La risposta arriverà dalla Corte Costituzionale a meno ché, rimangiandosi quanto va affermando in giro, l'Assessore Ciocchetti e tutta la Giunta Polverini, tornino sui loro passi per metter mano a questo autentico disastro denominato Piano Casa.

Fonte tratta dal dossier Legambiente Lazio.

Nasce il Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio


Comunicaton° 8/2011 del 2 Novembre 2011 - Movimento nazionale Stop al Consumodi Territorio

CareAmiche e cari Amici,
comeben sapete, lo scorso Sabato 29 Ottobre abbiamo dato vita formalmente ad un nuovo importante soggetto nazionale: il Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio e al contemporaneo avvio della nuova campagna nazionale "Salviamo il Paesaggio,Difendiamo i Territori".
Luogodi questo "lieto evento" è stato, naturalmente, Cassinetta di Lugagnano - primo Comune italiano ad avere decretato la crescita zero urbanistica - che già aveva ospitato nel gennaio 2009 la nascita del nostro Movimento Stop al Consumo di Territorio. Si è trattato di un'assemblea appassionata e appassionante, con la partecipazione di oltre 500 persone provenienti da ben 18 Regioni. A questo link  potete leggere un breve resoconto della giornata.
Mentrea questo link:http://www.ilcambiamento.it/territorio/salviamo_paesaggio_resoconto_video.html potete seguire la registrazione filmata degli interventi della plenaria della mattina. Altri Video: http://www.ilcambiamento.it/keyword.php?k=salviamo%20il%20paesaggio

Ora il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua non è più da solo nel difendere i beni comuni, su cui siamo certi sia necessario rifondare i principi di una nuova società e di un nuovo orizzonte civico; e, dopo l'unitarietà d'intenti raggiunta per la salvaguardia dell'elemento "acqua", ecco ora il secondo gradino volto alla difesa del suolo, della terra, dei territori, dei paesaggi. Il Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio nasce con spalle forti: già oggi sono oltre 4.000 le persone che vi aderiscono e oltre 400 le organizzazioni che ne fanno parte, tra cui tutte le associazioni ambientaliste nazionali e decine di comitati locali. Ma occorre ora qualche informazione per inquadrare al meglio il significato di questa nuova situazione e, soprattutto, ragionare su ciò che ci aspetta.

Come si è arrivati alla costituzione del Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio ?
Stop al Consumo di Territorio, nel Gennaio 2009, si era un data un "tempo" di azione: tre anni di lavoro per capire se il suo messaggio (chiaro e forte) potesse essere di stimolo ad un vero cambiamento nella pianificazione urbanistica comunale e nazionale. Già all'inizio di questo ultimo anno, ci siamo resi conto da molteplici piccoli segnali che non solo il messaggio era giunto a destinazione (chiaro e forte) ma che nuovi fermenti si stavano agitando: altri Comuni ad imitare Cassinetta, grandi città e grandi Province ad approvare delibere o nuove leggi davvero vicine allo "stop al consumo di territorio", una diffusa sensibilità maggiore daparte di cittadini, tecnici del settore, media, amministratori, addirittura imprenditori del comparto edile. Per cui ci siamo detti: questo è il momento per rendere possibile ilnostro primo obiettivo di partenza. Ovvero: far sì che il nostro Movimento nazionale (24.000 aderenti individuali più le migliaia diiscritti alle oltre 300 organizzazioni aderenti a titolo collettivo) si trasformasse in un Forum nazionale sulla falsariga di quello dell'Acqua. SlowFood per primo ha colto immediatamente il nostro intento e insieme abbiamo voluto provare a diffondere un invito/appello a tutti. Quell'invito/appello è stato compreso e raccolto e Sabato 29 Ottobre l'agognato forum è nato!

Che cosa si propone di fare il Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio ?
Innanzitutto un capillare lavoro di comunicazione, informazione e formazione (o più semplicemente di «cultura del territorio», come a più riprese si è detto nei vari interventi a Cassinetta) che si accompagni alla nascita di Comitati locali pronti a sostenere banchetti di ascolto e di raccolte firme. E la costruzione di una serie di "strumenti operativi":
- una campagna di richiesta perentoria a tutti i Comuni italiani affinchè venga sviluppato un censimento capillare delle strutture edilizie esistenti e sfitte, vuote, non utilizzate e che rapidamente questi dati vengano messi a disposizione del Forum nazionale e dei cittadini del territorio;
-la stesura di una Proposta di Legge d'iniziativa popolare scritta collettivamente da tutti gli aderenti al nascente Forum nazionale, da sottoporre alla necessaria raccolta firme (ne occorreranno 50.000 mal'obiettivo è di raccoglierne otto/dieci volte di più) e, quindi, da suggerire alle commissioni parlamentari per una discussione analitica.
La Proposta di Legge popolare ha già le sue "linee guida" ed entrerà ora nella fase di autentica redazione; si pone l’obiettivo di arrestare il consumo di suolo e prevede che nuove occupazioni di suolo a fini insediativi e infrastrutturali saranno consentite esclusivamente qualora non sussistano alternative di riuso e riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti.
Sarà una proposta di legge popolare sin dal suo metodo realizzativo; si è infatti deciso di non affidarla a giuristi o legali fino a che tutti gli aderenti al Forum non avranno completato la loro individuale valutazione delle "linee guida", limato, corretto, integrato: sarà quindi un testo scritto a mille mani ! E da subito,ci si è preoccupati anche di far sì che la proposta di legge siabreve, di facile comprensione anche per i "non addetti ai lavori", prive di possibili ambiguità o interpretabilità. Non sarà facile, ma il percorso individuato, per quanto certamente faticoso, appare decisamente appassionante.
Con questa legge si vorrebbe rendere obbligatoria - per tutti i Comuni italiani - la moratoria/sospensione temporanea di tutte le nuove edificazioni previste dai Piani Regolatori/Piani di Gestione delTerritorio e relative varianti, finchè non sarà stato completato un censimento del patrimonio edilizio esistente che evidenzi:
-l’ammontare delle superfici occupate dalle strutture (residenziali, industriali, artigianali, commerciali, direzionali, terziarie, pubbliche, agricole ecc.) già presenti all’interno dell’ambito comunale non utilizzate o in costruzione;
-il dato numerico “censito” degli edifici non utilizzati/non abitati nonchè il patrimonio dismesso, riconvertibile e recuperabile;
-il computo delle superfici delle aree edificabili di qualsivoglia destinazione, già previste dai vigenti strumenti urbanistici, ma non ancora attuate;
-il computo del consumo di suolo, esteso ai 5 anni precedenti.
Al termine del censimento, ciascun Comune italiano dovrà mettere a disposizione della collettività i dati raccolti e istituire obbligatoriamente un tavolo di lavoro partecipato che veda presente ogni cittadino residente del Comune che ne desideri far parte, oltre agli amministratori comunali, ai tecnici comunali, a professionisti e tecnici del settore. Questa nuova forma di partecipazione collettivara ppresenterà una assemblea decisionale e verrà istituita con unpreciso obiettivo: permettere la migliore utilizzazione-ottimizzazione del patrimonio edilizio esistente e a questo rivolgere il soddisfacimento delle esigenze abitative, commerciali e produttive della comunità di riferimento.

Checosa cambia per il Movimento Stop al Consumo di Territorio ?
Nulla in termini di obiettivi: il nuovo Forum nazionale ha adottato esattamente i nostri principi e i nostri orizzonti.
Ma rappresenta una nuova “casa comune” in cui troviamo ora grandi realtà che non avevano aderito al nostro Movimento e piccoli comitati che ancora non eravamo riusciti a raggiungere. E, naturalmente, chissà quanti “normali” cittadini.
Il tam tam che in queste settimane la stampa nazionale ci ha dedicato ci ha permesso di amplificare il nostro messaggio (che ci piaccia oppure no, nomi celebri attirano il mondo informazione più dei “puri e sani” nostri progetti propositivi).
L’ingresso in questa nuova “casa comune”, invece, ci spinge a mettere in pratica in primis ciò che propugniamo da sempre, ovvero lo “svestire casacche”. Il Movimento Stop al Consumo di Territorio confluisce nel Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio e inquesta veste agirà per raggiungere i suoi obiettivi. La nostra rete nazionale diventa una rete nella rete …

Dunque il Movimento Stop al Consumo di Territorio cessa di esistere ?
Assolutamente no. Rimarremo attivi e vigili con le nostre mailing list, il nostro sito, la nostra esperienza, le nostre facce e in tutte quelle iniziative di base nei territori qualora non fosse possibile coinvolgere il Forum …
Ma, così come si è detto a Cassinetta, anche noi (come Legambiente, Fai, Italia Nostra Slow Food ecc. ecc.) da qui in avanti agiremo come Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio, senza perdere le nostre specifiche identità. Per questo è importante che in questa fase “fondativa” tutti gli aspetti riguardanti le attività di comunicazione e l’assetto organizzativo del Forum ci vedano in primo piano nella costruzione di questo grande soggetto politico nel senso buono del termine …) e sociale.
L’esperienza del Forum dei Movimenti per l’Acqua è un perfetto metro di riferimento per capire cosa dobbiamo fare.

Non rischiamo che qualche grande organizzazione nazionale possa diventare “egemone” in questo nuovo Forum nazionale ?
E’ sempre bene essere vigili, certamente. Ma in questo momento i “patti” paiono chiarissimi: obiettivi definiti ( e sono i “nostri”), organizzazione non verticistica ma a “Rete” (come per il ForumAcqua), in cui ognuno porta le sue competenze e capacità, assemblee decisionali collettive e non ristrette (vedi i due gruppi di lavoro di Cassinetta).
All’assemblea plenaria costitutiva di Cassinetta si è dato la parola a chiunque l’abbia chiesta (secondo il metodo da sempre adottato nelle assemblee di Stop al Consumo di Territorio) lasciando i primi 3 interventi “macro” ai promotori/big (Finiguerra, Petrini, Crespi) presenti perché, al di là del loro ruolo conquistato sul campo, “rendono” a livello di media e affidando la conduzione della giornata al “garante” Mortarino.
Certamente qualcuno ha storto il naso nel vedere Slow Food e Petrini molto in vista fino ad oggi. Ma di sicuro altri avranno storto il naso nel vedere Finiguerra, Mortarino e Scarsi altrettanto in vetrina.
Quindi: concentriamoci sugli obiettivi, diamoci regole ed organizzazione e continuiamo così: il momento è propizio e le sensibilità si stanno moltiplicando. Forse la nostra utopia del 2009 (stop al consumo diterritorio) sta diventando un nuovo metro di costruzione sociale ! E sono passati solo tre anni …

Un abbraccio.
Domenico Finiguerra, Alessandro Mortarino, Gino Scarsi