Dall'esigenza di costruire un punto d'incontro, questo blog è: Informazione, Ambiente, Notizie, Politica, gruppi locali e comitati di cittadini contrari alla costruzione dell'Inceneritore a Biomasse di Pontinia.
venerdì 15 ottobre 2010
Continuità e ReAzioni
In estate il tavolo tecnico si è riunito per continuare i lavori legali di documentazione, utili per la prossima udienza in consiglio di Stato, che se non è stata rimandata dovrebbe accadere in data 19 Ottobre prossimo, così come leggiamo dal post di Pontinia ecologia e Ambiente.
Sullo stesso livello continua il lavoro di sensabilizzazione e informazione da parte del gruppo Pontinia ecologia e Ambiente, che insieme alle altre organizzazioni hanno dato vita a degli eventi importanti.
Se dall'amministrazione vediamo un approccio serio e deciso - apprendiamo dalle ultime parole del Sindaco Tombollilo - per contrastare questi progetti dannossi, sul livello complessivo della comunità c'è una certa disinformazione di fondo, discontinuità e disinteresse generali verso queste problematiche.
Recentemente sono stati organizzati due eventi importanti, il primo è stato l'incontro con il prof. Bandazhevsky promoso dall'associazione Mondo in Cammino e il secondo, "Global Work Party" promossa da 350.org
Altri verranno promossi nei mesi seguenti, nella speranza che la comunità di Pontinia reagisca con più convinzione, abbracciando questi argomenti di un'attualità perforatrice.
giovedì 14 ottobre 2010
Scorie nucleari, dubbi e segreti nella centrale del Garigliano
Scorie nucleari, dubbi e segreti nella centrale del Garigliano
I Verdi e il Comitato antinucleare denunciano poca chiarezza su quanto avviene nel cantiere di Sessa Aurunca.
Ogni betoniera è un sospetto. Il perimetro della vecchia centrale nucleare di Sessa Aurunca sul Garigliano è blindato. Il passo è concesso solo ai mezzi da cantiere che ormai da due anni lavorano alla realizzazione di un deposito per lo stoccaggio temporaneo di rifiuti radioattivi di seconda categoria. La fine dei lavori è prevista per il 2011, ma c’è chi sospetta qualcos’altro. «La Sogin sta occultando ai cittadini informazioni essenziali e la verità – sostiene Angelo Bonelli, leader del movimento Verde -. Più volte abbiamo chiesto di poter visitare l’impianto ma l’accesso ci è stato sempre negato».
Secondo Francesco Borrelli, Commissario regionale dei Verdi Campani, Sessa Aurunca si prepara ad ospitare il deposito nazionale delle scorie nucleari. Di tutte le centrali disseminate sul territorio italiano, solo nel Comune tra Casera e Latina si starebbero effettuando lavori per la costruzione di nuove vasche di contenimento. E a chiedersi il perché è anche il Comitato antinucleare del Garigliano: «Non si capisce che senso abbia costruire un’ulteriore vasca di contenimento dove stoccare scorie già messe in sicurezza, se poi a sua volta quest’opera dovrà essere demolita e i rifiuti tossici spostanti in un deposito nazionale». A parlare è Giulia Casella, presidente del circolo di Legambiente di Sessa Aurunca intitolato ad Alfredo Petteruti, uno dei padri dell’ambientalismo locale, la quale aggiunge: «La vasca che stanno realizzando non sarà sufficiente a contenere tutte le scorie della centrale». La poravoce del Comitato antinuclearista sospetta che alla fine le vasche realizzate saranno più di una: «La sigla con cui viene chiamato il deposito “D1” – dice Casella – fa presupporre che prima o poi ne verranno realizzati degli altri».
I vertici della Sogin e il Ministero dello Sviluppo hanno assicurato che così non sarà, ma i dubbi continuano a farsi strada tra le gente, cosi come i timori relativi ad un’eventuale dispersione di radiottività.(Rossella Anitori, Terra)
lunedì 11 ottobre 2010
Pontinia: «Global work» un successo
giovedì 9 settembre 2010
Il deficit ecologico è più grave di qualsiasi crisi economica
Il mondo sta attraversando un periodo di grave crisi economica e finanziaria ma il deficit ecologico che abbiamo accumulato è molto più grave di qualunque crisi economica, sia di quelle che hanno avuto luogo nel passato, di quella attuale e di quelle che potremo attraversare in futuro. Non è più possibile continuare a chiedere "prestiti" alla natura per soddisfare i nostri consumi, perché ormai le capacità rigenerative rispetto a quanto noi utilizziamo e le capacità assimilative rispetto a quello che noi immettiamo nei sistemi naturali sono messe a dura prova.I sistemi naturali, come abbiamo documentato da sempre in questa rubrica, sono ormai sottoposti ad altissimi livelli di vulnerabilità a causa della nostra crescente pressione. Secondo le elaborazione dei dati del Global Footprint Network (il noto gruppo internazionale di ricerca sulla sostenibilità fondato da Mathis Wackernagel che ha sede a Oakland in California) per calcolare la nostra impronta ecologica sulla natura, quest'anno ci abbiamo messo meno di nove mesi per esaurire il nostro budget di risorse.
Il 21 agosto scorso, infatti, il Global Footprint Network ha rilasciato un comunicato nel quale si faceva presente che in quel giorno ha avuto luogo il cosidetto Overshoot Day (il giorno del "sorpasso").
Ogni anno, il Global Footprint Network calcola l'impronta ecologica dell'umanità (ovvero le nostre necessità di utilizzare risorse dalle aree agricole, dai pascoli, dalle foreste, dalle aree di pesca e lo spazio utilizzato per le infrastrutture e per assorbire il biossido di carbonio, la CO2), e la confronta con la biocapacità globale (ovvero la capacità dei sistemi naturali sopra citati di produrre risorse e assorbire rifiuti).
L'Earth Overshoot Day è un concetto ideato dalla fondazione inglese New Economics Foundation, (vedasi www.neweconomics.org): il dato 2010 è calcolato in base ai dati del 2007 (l'anno più recente in cui sono disponibili i dati nelle statistiche internazionali), alle proiezioni basate su tassi storici di crescita della popolazione e dei consumi e all'andamento storico tra il PIL mondiale e la domanda di risorse.
Ogni anno il Global Footprint Network calcola la biocapacità globale - ovvero l'ammontare di risorse naturali che la natura è capace di generare ogni anno - e la compara con l'Impronta Ecologica, ovvero la quantità di risorse e di servizi che richiede l'umanità.
Questo calcolo ci dimostra che in 233 giorni, noi chiediamo alla biosfera l'intera capacità del 2010 calcolata secondo le indicazioni di calcolo del metodo dell'impronta ecologica. Il 233esimo giorno è il 21 Agosto.
Come sappiamo, per la maggior parte della storia dell'uomo, l'umanità ha vissuto con gli "interessi" del capitale natura non intaccandone il capitale - consumando quindi risorse e producendo CO2 ad un livello tale che i sistemi naturali del pianeta erano in grado di rigenerare e assorbire ogni anno. Da circa tre decenni a questa parte, abbiamo superato la soglia critica, e il tasso della domanda umana di servizi ecologici ha oltrepassato il tasso con il quale la natura può provvedere a rigenerarli. Questa differenza tra domanda e offerta - nota come sorpasso o superamento (Overshoot) - è, da allora, cresciuta costantemente ogni anno.
Quindi, secondo questi dati, dalla fine di agosto sino alla fine dell'anno, soddisferemo la nostra domanda ecologica dando fondo alle risorse (il capitale) e accumulando gas ad effetto serra nell'atmosfera. L'anno scorso, l'Earth Overshoot Day è caduto il 25 settembre 2009. Quest'anno è stimato con un anticipo di più di un mese. Questo non è dovuto ad un improvviso cambio nella domanda umana, ma piuttosto ad un miglioramento della metodologia di calcolo che permette al GFN di valutare con più precisione l'estensione dell'Overshoot. (Per esempio, i dati più aggiornati mostrano che il pianeta ha una biocapacità inferiore rispetto a quanto si stimava precedentemente, soprattutto nel settore dei terreni da pascolo).
Il fondatore e presidente del Global Footprint Network, Mathis Wackernagel, che insieme all'ecologo William Rees è stato il creatore del metodo dell'impronta ecologica, ci ricorda che questa situazione è paragonabile a quella di una persona che spende il suo intero stipendio annuale in nove mesi. La situazione dell'ipotetica persona non è meno allarmante del nostro budget ecologico. Il cambiamento climatico, la modificazione dei cicli biogeochimici, la perdita di biodiversità, la deforestazione, la desertificazione, la carenza e, in molti casi, l'assenza di cibo e acqua - sono tutti chiari segnali del fatto che non possiamo più a lungo finanziare i nostri consumi con il credito. Wackernagel ci ricorda che la natura sta per "toglierci la fiducia" ( maggiori informazioni sull'Overshoot Day potete trovarli sul sito del Global Footprint Network http://www.footprintnetwork.org/earthovershootday).
Il 13 ottobre prossimo il WWF renderà noto il nuovo "Living Planet Report 2010", il rapporto biennale che aggiorna i dati sulle impronte ecologiche dei paesi del mondo, delle impronte idriche e di tante altre informazioni sullo stato di salute dei nostri sistemi naturali, illustrando anche le proposte concrete da attuare, necessarie per voltare pagina e cambiare rotta verso la sostenibilità dei nostri processi di sviluppo socio-economici.
I contenuti di questi interessantissimi rapporti aggiornano e documentano la situazione delle relazioni tra sistemi naturali e sistemi sociali, fornendo ormai anche le soluzioni concrete per affrontare e risolvere i problemi. Oggi disponiamo di teoria e prassi capaci realmente di farci cambiare strada. Non è un caso che le Nazioni Unite e tanti personaggi importanti nel mondo, compreso leader politici, si stanno adoperando per avviare un vero e proprio New Green Global Deal.
L'indicazione di proposte operative e concrete sono presenti in tanti rapporti pubblicati negli ultimi anni. Desidero qui ricordare alcune importanti riflessioni presentate dagli autori del famosissimo primo rapporto al Club di Roma, "Limits to Growth" (i limiti della crescita, pubblicato nel 1972) , Dennis e la compianta Donella Meadows e Jorgen Randers, nel loro ultimo aggiornamento del rapporto stesso, pubblicato in italiano nel 2006, con il titolo "I nuovi limiti dello sviluppo" da Mondadori.
In questo volume gli autori dei Limiti scrivono:"Il risultato è che oggi siamo più pessimisti sul futuro globale di quanto non fossimo nel 1972. E' amaro osservare che l'umanità ha sperperato questi ultimi trent'anni in futili dibattiti e risposte volenterose ma fiacche alla sfida ecologica globale. Non possiamo bloccarci per altri trent'anni. Dobbiamo cambiare molte cose se non vogliamo che nel XXI secolo il superamento dei limiti oggi in atto sfoci nel collasso".
Essi ricordano alcuni punti fondamentali che hanno sinora impedito il progresso verso una strada di minore insostenibilità del nostro modello di sviluppo socio-economico:
1. La crescita dell'economia fisica è considerata desiderabile; essa è al centro dei nostri sistemi politici, psicologici e culturali. Quando la popolazione e l'economia crescono, tendono a farlo in modo esponenziale.
2. Vi sono limiti fisici alle sorgenti di materiali e di energia che danno sostegno alla popolazione ed all'economia e vi sono limiti ai serbatoi che assorbono i prodotti di scarto delle attività umane.
3. La popolazione e l'economia in crescita ricevono, sui limiti fisici, segnali che sono distorti, disturbati, ritardati, confusi o non riconosciuti. Le risposte a tali segnali sono ritardate.
4. I limiti del sistema non sono solo finiti, ma anche suscettibili di erosione quando vengano sollecitati o sfruttati all'eccesso. Vi sono inoltre forti elementi di non linearità - soglie superate le quali i danni si aggravano rapidamente e possono anche diventare irreversibili.
L'elenco delle cause del superamento (l'Overshoot) e del collasso è anche un elenco dei modi che consentono di evitarli. Per indirizzare il sistema verso la sostenibilità e la governabilità, basterà rovesciare le medesime caratteristiche strutturali:
1. La crescita della popolazione e del capitale deve essere rallentata, e infine arrestata, da decisioni umane prese alla luce delle difficoltà future, e non da retroazione derivante da limiti esterni già superati.
2. I flussi di energia e di materiali devono essere ridotti aumentando l'efficienza del capitale. In atri termini, occorre ridurre l'impronta ecologica e ciò può avvenire in vari modi: dematerializzazione (utilizzare meno energia e meno materiali per ottenere il medesimo prodotto), maggiore equità (ridistribuire i benefici dell'uso di energia e di materiali a favore dei poveri), cambiamenti nel modo di vivere (abbassare la domanda o dirottare i consumi verso beni e servizi meno dannosi per l'ambiente fisico).
3. Sorgenti e serbatoi devono essere salvaguardati e, ove possibile, risanati.
4. I segnali devono essere migliorati e le reazioni accelerate; la società deve guardare più lontano ed agire sulla base di costi e benefici a lungo termine.
5. L'erosione deve essere prevenuta e, dove sia già in atto, occorre rallentarla ed invertirne il corso.
Fonte: GreenReport.it
mercoledì 8 settembre 2010
Nucleare in Francia: Trizio nell’acqua del rubinetto
Il “Collectif antinucléaire 84” (“Collettivo antinucleare 84”) è un gruppo anarchico francese operante nella zona di Gard e Vaucluse, sensibile soprattutto alle tematiche della salute (messa a rischio da inceneritori e impianti nucleari). Di seguito la traduzione di un articolo del 19 agosto scorso. Le terrificanti confessioni dei consiglieri
Nel mese di febbraio, a seguito di analisi indipendenti, il “Collectif antinucléaire 84” ha avvertito le autorità della presenza di radioattività nell’acqua di rubinetto di 3 città di Vaucluse, di cui 2 presentavano un tasso anormale (superiore a quello naturale) di trizio, pericoloso per la salute. In aprile, di fronte al mutismo dei consiglieri delle città e delle amministrazioni coinvolte, il “Collectif antinucléaire 84” rendeva pubbliche le sue analisi ed informava la popolazione del rischio del bere l’acqua di rubinetto. L’unica risposta dei sindaci di Carpentras e Mornas in sostanza fu, alla radio e sulla stampa:non preoccupatevi, è tutto come prima, l’acqua di rubinetto può essere bevuta.
Oggi emerge che quelle frasi rassicuranti non poggiavano su nessun elemento razionale, affidabile o tangibile - al contrario - e che solo il dogmatismo pro-nuclearista o l’incoscienza aveva condotto quei sindaci a simili affermazioni. Il “Collectif antinucléaire 84” aveva immediatamente denunciato questo atteggiamento che considera la gente tanto infantile da accettare qualunque frase ufficiale. Oggi alcuni documenti "segreti" danno ragione al “Collectif antinucléaire 84”. Nell’ambito di una corrispondenza che avrebbe dovuto rimanere nascosta alla popolazione, il Comune di Carpentras confessa:
riguardo al comune di Carpentras, l’acqua potabile è una competenza trasferita al comitato Rhône Ventoux, che l’ha a sua volta delegata alla SDEI (filiale del gruppo nucleare GDF-Suez). [...] Il Comune di Carpentras non possiede altre analisi tramite le quali confrontare il valore di 8,2 Bq/l. Ho richiesto al comitato Rhône Ventoux di comunicarci i risultati delle analisi relative al trizio sull’acqua proveniente dalla nostra stessa falda. Lo stesso comitato fa riferimento alle analisi dell’ARS....
Così si torna al punto di partenza: tutti fanno riferimento alla stessa fonte, e nessuno è competente né responsabile! Davanti a una tale situazione, il “Collectif antinucléaire 84” ha interpellato con una lettera i Prefetti della Regione e di Vaucluse, il 20 luglio, chiedendo loro di applicare il principio di precauzione:
Come sapete, anche la minima dose di radioattività ha effetti nocivi sulle reauture viventi e sulla salute e non esistono norme internazionali in materia che provino l’innocuità dell’esposizione alle radiazioni delle popolazioni e della catena alimentare... allo stato attuale delle conoscenze, sappiamo che le patologie indotte non si limitano al cancro e si estendono alle patologie del sistema nervoso e alle malattie cosiddette ereditarie dovute agli effetti mutageni del trizio... Noi vi chiediamo quindi di applicare senza indugio o scrupolo per quelli che potrebbero essere gli interessi economici dell’industria, in particolare quella nucleare: il principio di precauzione e di protezione dei lavoratori e della popolazione implica l’arresto immediato della produzione di Trizio e di ogni altro radioelemento, e che si portino avanti analisi sistematiche delle acque distribuite attraversi i rubinetti, della catena alimentare e delle colture locali e regionali, al fine di determinare la presenza di radioattività artificiale (Alpha, Beta, Trizio).
E lì ancora una volta: imbarazzo e silenzio ufficiale. Ed anche disprezzo delle popolazioni. L’influenza della lobby nucleare e dei suoi affiliati sui consiglieri e sulle istituzioni, tanto al livello locale quanto a quello regionale e nazionale, è una minaccia concreta per la democrazia e la salute, che sottomette la popolazione all’arbitrio e alla menzogna. [...] Il “Collectif antinucléaire 84” invita la popolazione e gli operatori del settore nucleare a rifiutare di servire da cavie ai dogmi degli scienziati nucleocrati, ad esigere l’arresto immediato del nucleare.
pubblicata da NO AL NUCLEARE (video) il giorno giovedì 2 settembre 2010
martedì 7 settembre 2010
Di nuovo il nucleare...
SEMPRE più vicino il ritorno al nucleare a Latina.
Le voci che vogliono il capoluogo pontino come luogo ideale per la centrale di nuova generazione stanno ormai diventando una certezza.
Il sottosegretario al ministero dello Sviluppo Economico, Stefano Saglia, ha
alzato il velo sulla questione dei siti da dichiarare idonei spiegando che: «visto che il paese non è cambiato geologicamente e geograficamente in pole position rimangono i luoghi delle centrali chiuse dopo il referendum del 1987». Ovvero Trino Vercellese, Caorso (Piacenza), Garigliano e appunto Borgo Sabotino.
Nella lista rientra anche Montalto di Castro, già candidato ad ospitare una struttura prima che l’Italia dicesse addio all’atomo. «I reattori - ha spiegato Saglia in un’intervista radiofonica - saranno preferibilmente piazzati sulla costa del mare invece di lambire i fiumi». Ecco dunque Montalto, ma anche Latina, come luoghi ideali mentre c’è qualche perplessità su Caorso.
«Non credo che sarà al primo posto - continua il sottosegretario - dei nostri pensieri».
Queste dichiarazioni costituiscono una svolta importante sull’argomento.
Per la prima volta infatti un rappresentante del governo si è espresso sull’individuazione dei siti, indicando specificatamente Borgo Sabotino. Certo, al momento non c’è ancora l’ufficialità ma la presa di posizione del sottosegretario fa pensare che non ci siano più particolari dubbi sull’assegnazione. Una vicenda che nel capoluogo pontino fa già discutere e continuerà a farlo anche nei prossimi mesi. Sull’argomento ci sono diverse correnti di pensiero, chi da un lato crede che il ritorno al nucleare sia inutile e pericoloso per la qualità dell’ambiente e la salute dei cittadini, dall’altro chi invece vede nell’installazione degli impianti uno strumento utile per il fabbisogno energetico e soprattutto una possibilità di sviluppo sotto il profilo economico e occupazionale per questo territorio, già duramente provato dalla crisi economica.
«La localizzazione dei nuovi impianti si conoscerà solo nel 2011 - continua Stefano Saglia - e la comunicazione dovrà essere fatta con determinati crismi per non allarmare nessuno». Comunque i tempi di realizzazione si preannunciano piuttosto lunghi. Il governo ha promesso che la prima pietra per l’installazione dei nuovi reattori dovrebbe avvenire entro fine legislatura. Sotto questo aspetto però Saglia predica prudenza confermando comunque l’impegno a «completare entro il 2013 le procedure e gli adempimenti necessari». Prima tuttavia bisogna varare l’agenzia per la sicurezza. «Sulle nomine - continua - abbiamo voluto fare un approfondimento rigoroso. Le persone che la guideranno devono essere non soltanto competenti e di altissima professionalità ma devono avere anche una forza, non dico di persuasione, ma di credibilità e di convincente nei confronti della popolazione».
La stima degli stanziamenti necessari nell’ambito del progetto nucleare sviluppato da Enel ed i francesi di Edf è di 18 miliardi di euro. Investimenti sostanziosi, anche perché proprio attraverso l’atomo il governo intende assicurarsi la produzione di almeno in quarto del fabbisogno elettrico nazionale.
LATINA OGGI
Luca Artipoli
lunedì 6 settembre 2010
Stiamo ancora parlando di nucleare?
Un sistema basato su una perenne crescita economica e quindi su aumenti continui dei consumi ha costantemente bisogno di aumentare l’offerta di energia, invece che diminuirne la domanda. La proposta del nucleare si basa proprio sulla convinzione che la domanda di energia non possa non crescere. Ma questo non è un dato oggettivo su cui fare le previsioni, perché con opportune innovazioni tecnologiche la domanda di energia si può ridurre, senza deprimere gli usi finali, ma semplicemente riducendo gli sprechi e le inefficienze.
Questo è il punto di
partenza di ogni politica energetica, perché produrre e usare energia comporta sempre e comunque qualche forma di inquinamento ambientale, e l’unica maniera di ridurlo è fare in modo di consumarne di meno. Come dice l’ingegner Palazzetti, l’inventore del primo micro-cogeneratore di energia, è “meglio un KW/h evitato di un KW/h sostituito, anche con fonti rinnovabili piuttosto che fossili”.
Il vantaggio di questa impostazione è che coniuga la riduzione dell’impatto ambientale con la riduzione dei costi, perché gli investimenti necessari a sviluppare quelle tecnologie che aumentano l’efficienza e riducono gli sprechi si ripagano entro un certo numero di anni con i risparmi economici che consentono di ottenere.E perché il costo di investimento per un kilowatt evitato è molto inferiore del costo di investimento per un kilowatt prodotto, qualunque sia la fonte da cui proviene.
foto da www.stampalibera.com
C’è un’ultima ragione per dare preferenza a questa scelta: i tempi necessari a ridurre il consumo di energia attraverso una maggiore efficienza sono più brevi dei tempi necessari a produrre energia con fonti fossili, o peggio, nucleari. Infatti, anche ammesso e non concesso che il nucleare non comporti nessun pericolo e nessun aumento dei costi, ammesso e non concesso che il nucleare consenta una riduzione delle emissioni di CO2 (cosa non vera, perché se la produzione di energia nucleare non manda CO2 in atmosfera, lo fa la costruzione delle centrali nucleari, oltre che l’estrazione e la purificazione dell’uranio), se dobbiamo ridurne le emissioni del 20% entro il 2020 per evitare che si aggravi in maniera irreversibile l’effetto serra, anche se per un concorso di cause (in realtà non realizzabile) si riuscisse ad avviare la costruzione di alcune centrali nucleari entro il prossimo anno, il primo KW/h prodotto con questa fonte non potrebbe essere immesso in rete prima del 2021, cioè fuori tempo massimo.
Per ridurre veramente le emissioni di CO2 in atmosfera, oltre che ridurre le nostre bollette (altro cavallo di battaglia dei nuclearisti), si dovrebbe iniziare a lavorare sulla riduzione della domanda di energia piuttosto che sul costante aumento della sua offerta. Ma anche considerando un maggiore fabbisogno di energia, indipendentemente da tutte le preoccupazioni che il nucleare giustamente suscita, basta dire che non rappresenta il modo di fornire tempestivamente un’offerta aggiuntiva di energia elettrica, né, come accennato, quello di ridurre le emissioni di gas climalteranti.
Se la politica economica e industriale del governo prevedesse invece la ristrutturazione energetica delle case esistenti, i primi risultati si potrebbero vedere nel giro di sei mesi. Ciò che in questo momento ci si dovrebbe chiedere in Italia quando si sente ancora parlare di energia nucleare è quindi: meglio fare una scelta più costosa, più pericolosa e che richiede tempi più lunghi, o una scelta meno costosa, assolutamente non pericolosa e che richiede tempi molto più brevi? Non dovrebbe essere difficile rispondere a questa domanda. A meno che la visione che si ha oggi del mondo, dell’ambiente e dell’economia sia la stessa che si poteva avere negli anni sessanta.
Fonte: Il Fatto Quotidiano
BUGIE NUCLEARI
Da Oggi nuovamente in distribuzione il romanzo-inchiesta di Silvia Pochettino sulla vicenda umana di Vassili Nesterenko, fisico nucleare sovietico di grande fama, poi "liquidato" dal regime per le sue denunce, e Yuri Bandazhevsky, anatomopatologo, direttore del più grande Istituto di ricerca medica nelle zone contaminate, incarcerato per sei anni per le sue denunce.A metà strada tra romanzo, spy story e inchiesta giornalistica, il libro racconta 20 anni di bugie, occultamenti, alto spionaggio attraverso gli occhi di due testimoni privilegiati.
Scritto con stile rapido e alta tensione emotiva, il libro trasporta il lettore in un altro mondo dove si scoprono i retroscena internazionali che hanno portato all´irrimediabile falsificazione dei dati su Chernobyl.
INFO A QUESTO LINK
domenica 5 settembre 2010
Geopolitica dell'Acqua
GEOPOLITICA DELL´ACQUANuova Edizione
Margherita Ciervo
L´acqua è un bene comune o un bene economico? Perché, pur essendo la risorsa più abbondante, è sempre più scarsa? Qual è la relazione fra scarsità e sistema produttivo e stili di vita? Esiste una connessione fra la mancanza di accesso all´acqua potabile e le multinazionali? È un caso che le guerre dell´acqua aumentino in maniera esponenziale? Quali sono le ragioni e gli effetti della privatizzazione? Quali le responsabilità dei governi? Chi decide realmente sulle risorse? A nome di chi? Sulla base di quale legittimità? Il libro propone spunti di riflessione su queste e altre domande, esplorando anche i luoghi della resistenza alla mercificazione dell´acqua, le reti e i percorsi di ripubblicizzazione dei servizi idrici e dell´immaginario collettivo. La nuova edizione approfondisce il caso italiano - al quale è dedicato un intero capitolo - le importanti evoluzioni sociopolitiche verificatesi dall´ottobre 2009 e le modalità con cui si sono realizzate.
Presentazione della nuova edizione del libro "Geopolitica dell'Acqua" (Carocci, 2010) presso la fiera ZEROEMISSION, Roma 2010, nell'ambito dello spazio "Incontro con gli Autori" che si terrà a Roma, l'8 settembre alle ore 16.00.
Maggiori informazioni sull'incontro qui di seguito e al link:
http://www.co2expo.
Acqua: tra privatizzazione e gestione del territorio
Dove: Padiglione 5, Stand B42/C42
Data: Mercoledì 8 settembre - Orario: 16.00
Moderatore: Roberto Rizzo (ZeroEmission)
sabato 4 settembre 2010
DAR VOCE ALLE VOCI
"DAR VOCE ALLE VOCI" con la serie di incontri italiani con il
prof. YURI BANDAZHEVSKY, lo scienziato bielorusso in possesso del passaporto europeo della libertà, arrestato ed imprigionato alcuni anni fa per avere denunciato le conseguenze del fallout di Chernobyl sulla popolazione.
Tutte le date a questo link.
CENTRALI NUCLEARI E PERICOLI, INCONTRO CON BANDAZHEVSKY
di Andrea Zuccaro
Mentre il governo si prepara ad annunciare i primi due siti dove verranno realizzate le centrali nucleari tra i quali potrebbe esserci Borgo Sabotino o il Garigliano, a Pontinia è atteso un ospite di eccezione. Il professore russo Yuri Bandazhevsky sarà il protagonista di un convegno organizzato per l’11 settembre a partire dalle ore 17 dall’associazione «Ecologia e Territorio» di Giorgio Libralato. Insieme a lui è attesa la moglie Galina Bandazhevskaya, e Massimo Bonfatti, presidente dell’associazione «Mondo in Cammino» che ha organizzato il tour nazionale del professor Bandazhevsky, chiamato «Independent Who Initiatives 2010» che toccherà decine di luoghi in Italia. «Bandazhevsky – spiega Libralato – è stato uno dei primi ad intervenire a Chernobyl dopo lo scoppio della centrale nucleare. I suoi studi sugli effetti delle radiazioni si sono dimostrati così scomodi per le autorità russe che è stato prima incarcerato e poi cacciato dalla Russia che lo ha bollato come un terrorista». Bandazhevsky illustrerà il continuo dei suoi studi, visto che gli effetti delle radiazioni dell’esplosione avvenuta 24 anni fa ancora sono visibili nei pascoli di paesi nordici e alcune tracce radioattive sono ancora riscontrabili nei cinghiali tedeschi. L’evento ha il patrocinio del Comune di Pontinia.
Link : www.mondoincammino.org - www.progettohums.it - www.progettokavkas.itPontinia Ecologia e T
erritorio ha aderito al comitato antinucleare per diventare un comune di eccellenza dove ambiente, salute, economia siano una scelta matura e consapevole, nell'interesse del bene comune e non di pochi affaristi e speculatori. Appuntamento a Pontinia l'11 settembre in Piazza Indipendenza per dover dire, in futuro, "io non lo sapevo" e per non dover chiedere scusa alle prossime generazioni per l'ignoranza in materiaQuello di Pontinia sarà l'unico appuntamento in provincia di Latina.
Pontinia Ecologia e Territorio
venerdì 3 settembre 2010
Che fine ha fatto l'inchiesta del 1998?
Se la cronaca si occupa, in questi giorni, dell’inquinamento della discarica di Borgo Montello, Giorgio Libralato dell’associazione Ecologia e Territorio cerca di richiamare l’attenzione anche su Pontinia. «Secondo un rapporto relativo all’ecomafia, nel 1998, Pontinia era stata segnalata come una delle discariche di rifiuti tossici.
ero chieste all’allora assessore all’ambiente della Regione Lazio, Angelo Bonelli. Nel rapporto si parlava di 11.600 fusti di rifiuti tossici e di pneumatici non riutilizzabili rinvenuti sotto il sole nell’area industriale del Mazzocchio.Si diceva, sempre nel 1998, che c’era un’inchiesta aperta presso la Pretura di Latina.
Poi non si è saputo più nulla. I cittadini di Pontinia possono stare tranquilli o corriamo il rischio che, tra qualche anno, qualcuno venga a dire, così com’è successo al Montello, che la situazione è insostenibile?Dati gli impianti già esistenti, la Sep, o quelli che vogliono far nascere, la turbogas e la biomasse, non sarebbe il caso di affrettare questi controlli?».
Graziano Lanzidei - Tratto da Dimmidipiù.it
Leggi anche: Latina ecco chi inquina le discariche
giovedì 2 settembre 2010
Turbogas Aprilia Interviste in rete
Si parlerà dell'iniziativa del Fondo Ambiente Italiano "I Luoghi del Cuore" volta a contrastare la Turbogas in fase di realizzazione a Campo di Carne. L'intervista è in programma in tutte le edizioni del TG, ovvero 13.40, 14.10, 19.40, 20.10 e in replica alla mezzanotte.
Turbogas Intervista a Claudio Merli su EcoRadio
martedì 31 agosto 2010
Turbogas, le prospettive contro
La Corte di Giustizia europea sembra aver aperto il fascicolo relativo alla Turbogas di Aprilia, in seguito alle denunce della Rete dei cittadini di Aprilia. Anche per Pontinia, in passato, è stata ventilata l'ipotesi di infrazione delle procedure europee. Basti ricordare la missiva, spedita il 2 settembre 2009, dal Parco Nazionale del Circeo al Ministero dell'Ambiente, di cui è espressione, in cui venivano segnalati una serie di errori contenuti nella valutazione d'impatto ambientale del 5 dicembre 2005, indicando addirittura alcune violazioni delle direttive europee. Stessa posizione presa, ai primi di ottobre dello scorso anno, dalla Regione Lazio. A questo punto il tavolo tecnico, rimessosi al lavoro proprio in questi giorni, sembra non escluda proprio il ricorso alla Corte di Giustizia europea. C'è attesa per il verdetto riguardante il caso Aprilia, quindi, anche perché questo aprirebbe delle prospettive importanti per il caso Pontinia. E' chiaro che, a questo punto, il problema legato all'energia ritorna di grande attualità. Dalla turbogas alla biomasse per finire ai grandi impianti di fotovoltaici. E se sulle centrali termoelettriche si è detto tutto e il suo contrario, con una disponibilità iniziale poi ritirata in entrambe i casi che ha aperto la grande stagione dei processi giudiziari, sui grandi impianti di fotovoltaico sembra che gli interessi diffusi - si parla di una ventina di impianti, nel migliore dei casi - stiano avendo la meglio su qualsiasi considerazione di naturale ambientale. L'incasso fa gola a tutti, privati o aziende agricole, che risolverebbero ogni problema. L'offerta, infatti, sembra oscilli tra i 2500 e i 5000 euro ad ettaro, a seconda della società. In più, proprio per i più resistenti, viene garantito un anticipo decennale che, facciamo l'esempio di un appezzamento di 10 ettari, può arrivare fino a 500 mila euro. L'equivalente di una vincita con il gratta e vinci, offerta a tutto coloro che hanno il terreno che rientra nei 200 ettari del regolamento comunale.
A quel punto, poco interessa la produttività degli ettari che verranno sacrificati al fotovoltaico o le conseguenze microclimatiche che la distesa di pannelli solari può provocare nelle aree circostanti. Si tira avanti, senza tentennamenti nemmeno all'opposizione, fatta eccezione per Sandro Novelli e qualche esponente della maggioranza. Il nemico pubblico numero uno della comunità rimangono la centrale biomasse e a turbogas, da realizzare in area industriale. Sperando sempre che il tavolo tecnico - il Davide della situazione - riesca ad avere la meglio del Golia del capitale - una visione quasi marxista - o, quantomeno, a rinviare lo scontro finché Golia non trovi, altrove, di meglio da fare. Tra contraddizioni e certezze, tra dubbi e speranze ritorna di gran carriera il tema delle centrali a Pontinia. Tra Settembre e Ottobre ci saranno parecchie altre puntate di questa nuova saga che, secondo le previsioni, potrebbe durare molto di più di quella del dissesto.
Graziano Lanzidei su dimmidipiù.it
29/08/2010
giovedì 5 agosto 2010
Terre sommerse e avvelenate?...Forse!
Delle irrefrenabili domande spuntano fuori come funghi, che come sappiamo bene tutti, senza le piogge non nascono, invece le nostre domande vogliono spiccare il volo, magari come facevano tempo indietro, quando NO TURBOGAS era molto più velenoso della centrale che vogliono costruire e chiedeva, si domandava e interrogava.
Adesso sarebbe meraviglioso se uscendo fuori di casa, andassimo ad intervistare il responsabile del Consorzio di Bonifica dell'Agro Pontino per farle due semplici domande.
La prima è collegata al Film che prima ho citato, dove si menziona il fatto che in giro di dieci anni, lo scioglimento dei ghiacciai dovuto al riscaldamento globale che noi esseri umani stiamo influenzando pesantemente con le nostre attività produttive, inquinanti, consumistiche e industriali, porterà ad un alzamento degli oceani e dei mari tutti di 7 metri.
Sappiamo che il sistema di gestione delle Idrovore è diretto dal Consorzio e queste hanno la funzione di svuotare la valle con le sue depressioni per pompare l'acqua verso i fiumi che la portano al mare, tutto ciò per evitare che si ri-allaghi un territorio che è in continuo equilibrio.
Che piano si sta attuando nel territorio dell'agro pontino, per prevenire l'inondazione delle terre?
La seconda domanda è invece rivolta al problema dell'inquinamento delle acque.
Da un rapporto con il titolo: sul piano nazionale di monitoraggio delle acque interne, superficiali e sotterranee” dell’Agenzia per la protezione dell’Ambiente (Apat), emerge che le acque italiane sono contaminate da 119 tipi di pesticidi. Un fenomeno che investe anche le falde idriche, per non parlare poi dello stato di avvelenamento che esiste nei nostri fossati, che vengono utilizzati per l'irrigazione.
Cosa state facendo per salvare le acque dall'inquinamento da pesticidi?Forse non riuscirò mai a fare queste due domande, forse ce ne sarà uno prima di me, forse mi cimenterò di più sulla questione...forse approfondirò....forse documenterò...forse!
In Forse vi lascio, in un periodo di delicati equilibri, come si può essere sicuri?
Noi continueremo la nostra battaglia, la nostra volontà di sensibilizzare, di riportare importanti argomenti, magari anche con il vostro aiuto.
mercoledì 4 agosto 2010
119 pesticidi nelle acque Italiane
- di Gianni Lannes -
Una classica serie: quello che il potere nasconde agli italiani già anestizzati dal berlusconismo imperante. Un segreto tombale sepolto in un cassetto ministeriale. Le acque italiane contaminate da 119 tipi di pesticidi. Un fenomeno che investe le falde idriche. E’ quanto emerge da un rapporto insabbiato “sul piano nazionale di monitoraggio delle acque interne, superficiali e sotterranee” dell’Agenzia per la protezione dell’Ambiente (Apat). Dei pesticidi rinvenuti 112 sono stati rintracciati nelle acque superficiali, 48 in quelle sotterranee. «Nelle acque superficiali – spiega il Rapporto – è stata riscontrata la presenza di residui in 485 punti di monitoraggio (47 per cento del totale), nel 27,9 per cento dei casi con concentrazioni superiori al limite stabilito per le acque potabili. Nelle acque sotterranee sono risultati contaminati 630 punti di monitoraggio (24,8 per cento del totale), nel 7,7 percento dei casi con concentrazioni superiori ai limiti di potabilità». L’Apat sottolinea che, a fronte di un consumo annuo di pesticidi di 150 mila tonnellate con circa 400 principi attivi utilizzati, varie sono le maggiori criticità sul territorio nazionale, tra cui «la contaminazione da terbutilazina diffusa in tutta l’area padano-veneta ed evidenziata anche in alcune regioni del Centrosud: risulta presente nel 51,5 per cento dei punti di campionamento delle acque superficiali e nel 16,15di quelli delle acque sotterranee». La ricerca ha rilevato inoltre che «ancora diffusa a distanza di un ventennio dal divieto, è la presenza di atrazina, residuo di una contaminazione storica imputabile al forte utilizzo fatto in passato». Segnalate anche specificità legate al territorio di alcuni pesticidi, come la contaminazione da bentazone, erbicida utilizzato nelle risaie e quindi presente soprattutto in Piemonte e nella zona sud-ovest della Lombardia.
Fonte: http://www.italiaterranost
martedì 3 agosto 2010
Home
Home denuncia lo stato attuale della Terra, il suo clima e le ripercussioni a lungo termine sul suo futuro. Un tema che viene
continuamente espresso lungo tutto il documentario è quello del delicato e fondamentale collegamento che esiste tra tutti gli organismi che vi fanno parte.
Film documentario HOME ita from crysaetos11 on Vimeo.
APRILIA: Un coro contro la Turbogas
Una nuova campagna è in corso per contrastare la realizzazione della centrale Turbogas a Campo di Carne.
Si tratta dell’iniziativa promossa dal Fai (fondo ambiente italiano) dal titolo “I Luoghi del Cuore”. Sul sito web www.iluoghidelcuore.it è possibile segnalare un luogo da salvaguardare, per assicurarne un futuro. Navigando si legge testualmente: «Attraverso il censimento, il Fai sollecita le istituzioni locali e nazionali competenti affinché conoscano il vivo interesse dei cittadini nei confronti delle bellezze del Paese e mettano a disposizione... le forze necessarie per salvaguardarle. Ma il censimento è anche il mezzo per intervenire direttamente, laddove possibile, nel recupero di uno o più beni votati». La campagna a sua volta è stata sponsorizzata da “Degrado apriliano” su Facebook, il social network più in voga del momento. «Ci chiedevamo - riferiscono i promotori del gruppo - se gli apriliani (ma non solo ovviamente) votassero in massa per la salvaguardia del terreno sul quale sta sorgendo la Turbogas. La cosa non ci sembra così assurda, visto che in quella zona sono stati rinvenuti reperti archeologici, molto probabilmente di epoca romana». Al riguardo c’è da dire che proprio lo storico ritrovamento aveva fatto pensare ad un possibile stop degli interventi. Tutt’altro. Proprio nelle ultime ore infatti la responsabile delle relazioni istituzionali di Sorgenia Power (la società che realizzerà la Turbogas), Paola Nobili, ha confermato come «i ritrovamenti sul sito centrale elettrica di Campo di Carne non influenzeranno la pianificazione del cantiere». Come a dire che i lavori, comunque, stanno andando avanti, eccome. «La soprintendenza - ha aggiunto Nobili - ha circoscritto la parte di terreno dove è emerso questo muro, ma non sappiamo ancora che tipo di valore abbia. Su questo attendiamo che chi di dovere si esprima al riguardo. Nel frattempo siamo anche in attesa che ci dia indicazioni su come muoverci. Ma non è tutto. Sempre la responsabile delle relazioni istituzionali di Sorgenia Power ha precisato come la “preziosa scoperta” «non si trova nell’area dell’impianto bensì attiguo alla strada che conduce al cantiere e che dovrà essere attraversata dall’elettrodotto. Ma questi lavori di scavo non sono ancora iniziati: le verifiche sono in corso, ma comunque i lavori andranno avanti». Intanto però la battaglia da parte di chi non vuole la turbogas va avanti.
Il Territorio
venerdì 30 luglio 2010
APRILIA: Tribunale, spariti gli atti sulla Turbogas
Giovedì pomeriggio, il Sindaco di Aprilia Domenico D'Alessio e l'Assessore all'Ambiente Alessandra Lombardi hanno avuto a Roma un lungo confronto con il legale sulla strategia da adottare nel merito.
Intanto, neanche la Soprintendenza per i beni archeologici sta dando cenni di vita. Silenzio assordante, che fa arrabbiare da una parte e spaventa dall'altra. Si attende proprio una risposta dalla Soprintendenza per capire che importanza rivestano i reperti archeologici ritrovati sul sito di Sorgenia a Campo di Carne, quello dove si sta costruendo la centrale elettrica. Un muro di probabile epoca imperiale è emerso durante gli scavi per l'elettrodotto che servirà la centrale. Un ritrovamento che va a confermare quanto i cittadini denunciano da tempo: l'area individuata da Sorgenia per la turbogas è ad alta attenzione archeologica.
Di cosa si tratta? La Soprintendenza tarda a inviare la relazione al Comune. Si potranno continuare gli scavi? Per il momento i lavori stanno andando avanti, ma una spada di Damocle pende sul cantiere. Se l'elettrodotto dovrà deviare il suo percorso, ci vorrà un nuovo progetto, nuove autorizzazioni e nuovi espropri. Da una parte, infatti, c'è il sito della Kynexia dove si sta realizzando un parco fotovoltaico, dall'altra ci sono terreni privati, il cui proprietario da sempre si è detto contrario alla costruzione della centrale. Problemi, dunque, che andranno superati. Ma ci vorrà tempo. Intanto si attende di sapere che cosa c'è sotto il terreno di Campo di Carne. Anche l'Assessore alla Cultura Patricia Renzi aveva chiesto a gran voce di fare al più presto luce su quei reperti archeologici: «Noi vogliamo sapere di cosa si tratta, vogliamo conoscere le nostre origini e spero che venga verificato tutto ciò che è verificabile. Sono sicura di interpretare il sentire dell'Amministrazione comunale, da sempre attenta alla salvaguardia non solo del nostro territorio, ma anche della nostra storia. Dobbiamo puntare ad una maggiore consapevolezza dell'importanza della cultura e dell'amore per Aprilia, per cui il nostro compito sarà quello di capire effettivamente cosa si nasconde sotto il sito di Campo di Carne, vogliamo portarlo alla luce e renderlo fruibile, permettere che si facciano studi più approfonditi, che le suole vengano in visita e conoscano la propria origine».
Stefano Cortelletti
29 LUGLIO2010
DIMMIDIPIù
L'ONU DICHIARA L'ACQUA DIRITTO UMANO: IL GOVERNO ITALIANO VOTA A FAVORE A NEW YORK E PRIVATIZZA IN ITALIA!
La dichiarazione, pur non vincolante dal punto di vista normativo, sostiene e rafforza le mobilitazioni sociali che in ogni angolo del pianeta contrastano la privatizzazione dell'acqua e la sua consegna nelle mani delle multinazionali.
Nell'apprendere del voto favorevole espresso dal Governo Italiano, ci domandiamo come questo possa conciliarsi con le normative concretamente adottate dallo stesso nel nostro Paese, dove, proprio in opposizione a queste normative, 1.400.000 donne e uomini hanno sottoscritto le proposte referendarie.
Per riscontro e contatti:
Ufficio Stampa Campagna Referendaria Acqua Pubblica
Via di S. Ambrogio n.4 - 00186 Roma
Tel. 06 6832638; Fax.06 68136225
e-mail: segreteria@acquabenecomune.org
Sito web: www.acquabenecomune.org
mercoledì 21 luglio 2010
ACQUA IN BOCCA …. E CON LA DEROGA!!!
Ci inquieta l’assordante silenzio sulla qualità dell’acqua della nostra città. Ad Aprilia ci sono ben 3 parametri: Arsenico, Fluoruro e Vanadio che non rispettano i parametri di legge (D. Lgs. N. 32 del 2 febbraio 2001, n. 31), quindi ogni anno vengo approvate delle deroghe a tali valori per far tornare l’acqua potabile.
Per l’Arsenico i limiti di legge sono di 10 µg/l mentre con la deroga si può somministrare acqua con concentrazioni fino a 50 µg/l, per il Vanadio il limite è 50 µg/l e viene portato a 160 ug/l (località Campoleone), per il Fluoruro il limite è 1,5mg/l e viene portato a 2,5 mg/l (località Campoleone).
Da dicembre 2009 sono passati 6 anni dalla prima richiesta di deroga e per avere un’altra proroga ed innalzare così i valori dei parametri non a norma c’è bisogno di un parere della Commissione Europea che ad oggi ancora non è stato emanato.
Quindi la regione Lazio per “garantire alle popolazioni interessate un adeguato approvvigionamento idrico potabile” ha pensato bene di prolungare ulteriormente le deroghe in attesa di questo parere.
Di deroghe in deroghe… e dire che quando vogliono si appellano ai vincoli della comunità europea!
Ma c’è un fatto molto grave: le deroghe sui limiti del fluoruro possono essere concesse a condizione che in tutte le zone interessate:
• siano state informate le autorità competenti al fine di evitare
l’attivazione di campagne di fluoroprofilassi;
• sia avvisata la popolazione generale sulla opportunità di limitare il consumo di alimenti ad elevato apporto di fluoro;
• venga predisposto un opuscolo informativo in merito al fluoro da distribuire nelle scuole e presso i servizi materno-infantili;
• sia informata la popolazione, in via precauzionale, che il consumo dell’acqua da bere in distribuzione non è consigliato ai soggetti di età inferiore ai quattordici anni.
Quanto di tutto questo è stato fatto? Quante mamme sanno che non è consigliato far bere l’acqua di rubinetto ai propri figli piccoli? Chi tutela queste persone? Chi le ripaga per un acqua non in regola?
Il 16 aprile 2010 si è espresso lo Scientific Committee on Health and Environmental Risks, e nelle conclusioni finali il Prof U. Ackermann (Swiss School of Public Health, Zürich, Switzerland) e il Dr. S. Canna - Michaleidou (State General Laboratory, Nicosia, Cyprus.) affermano che: ”I potenziali rischi di esposizione umana ad arsenico, boro e fluoro nell'acqua potabile,contenenti fino a 50 μg/L (di As), 3 mg/L (di B), e 2,5 mg/L (F) per un massimo di 3 anni può comportare bassi rischi per la salute nella popolazione adulta. Tuttavia, nel caso di bambini fino ai 18 anni e bambini non allattati al seno, i rischi sono più elevati. La preoccupazione maggiore è per l'arsenico, e in particolare per i livelli superiori a 20 μg/L.”
Cosa stanno facendo in concreto il gestore egli enti pubblici preposti, considerando che la situazione va avanti da tanti anni, senza apprezzabili risultati? Ogni anno Acqualatina afferma le stesse cose. Infatti nel Rapporto informativo 2008 aveva dichiarato: "Per quanto riguarda la non conformità relative al parametro arsenico l’ente gestore continua nella sua attività di implementazione dei piani di azione approvati dalla Regione Lazio e dal Ministero della Salute nei concomitanti rinnovi delle relative richieste di deroga. A tal proposito si riscontra, nell’ultimo anno un abbassamento dei valori di arsenico nelle grandi captazioni intorno ai limiti tabellari come da D.Lgs 31/01. Ciò ha indotto il gestore a sviluppare una campagna di monitoraggio analitico, in collaborazione con i Servizi di Igiene e Alimenti e Nutrizione territorialmente competenti, al fine di comprovarne il dato e stabilire circa l’applicazione o meno degli onerosi piani di azione previsti per l’abbattimento dell’arsenico dalla risorsa idropotabile"
…… stessa cosa viene copiata e incollata nel rapporto informativo dell’anno 2009!!!
Fonte: http://www.acquabenecomune.org
Comitato acqua pubblica Aprilia