mercoledì 16 marzo 2011

Circondati dalle centrali



Dal 2002 ad oggi sono stati presentati 30 progetti per impianti elettrici





Pontinia, turbogas biomasse e fotovoltaico: la conta di Ecologia e Territorio

Se tutti i progetti presentati a Pontinia per la realizzazione di centrali elettriche fossero realizzati, la cittadina avrebbe energia per 550 MW. Dal 2002 ad oggi sono 30 le proposte passate per Enti pubblici, Regione, Provincia e Comune, finalizzate alla realizzazione di centrali tra cui la famosa turbogas (2002) e tre biomasse (a partire dal 2004) . Solo nel 2011, sono 3 i progetti per cui è stata chiesta la la valutazione di impatto ambientale (VIA), come si evince dallo stesso sito della Regione Lazio. Si tratta di centrali fotovoltaiche per cui sono state individuate aree specifiche: la strada Lungo Ufente, la Migliara 48 e la Migliara 53. I progetti, ovviamente sono ancora in attesa di valutazione. «Complessivamente abbiamo il progetto della centrale a turbogas di Mazzocchio, - commenta il portavoce dell’associazione Ecologia e Territorio Giorgio Libralato - quello della centrale a biomasse nello stesso nucleo industriale, quello ancora a biomasse per alimentare le idrovore di Mazzocchio, l'altra sulla Migliara 50 dove si voleva utilizzare l'olio di palma, la centrale fotovoltaica in zona industriale (del 2008), gli 11 progetti di centrali fotovoltaiche a terra (cioè al posto delle colture agricole) in zona rurale nel 2009, altrettanti progetti nel 2010. Siamo quindi a 30 progetti di centrali elettriche (oltre ovviamente agli impianti fotovoltaici sui tetti di abitazioni e capannoni) nel comune di Pontinia per una potenza di oltre 550 MW. E pensare che basterebbe coprire il 10% della sola superficie del Piano Regolatore Generale ovvero il centro abitato, di Pontinia per avere l'energia elettrica necessaria per alimentare case e uffici dell'intero comune». Si tratta di progetti, non tutti approvati, altri ancora in attesa dei pareri. Fa riflettere comunque come il territorio di Pontinia sia considerato un ottimo investimento, almeno per quanto riguarda la realizzazione degli impianti. Sarà la vocazione agricola, sarà il comprensorio piuttosto vasto, fatto sta che quello di Pontinia ad oggi sembra essere un primato. E comunque restano in piedi i ricorsi, quelli presentati nei confronti delle società che proprio secondo il Comune hanno presentato progetti incompatibili, un paradosso quello di Pontinia dove ben 200 ettari di terreni sono già stati destinati al fotovoltaico.

Articolo di MariaSole Galeazzi
Fonte: Latina Oggi 15 Marzo 2011
Fonte immagine: http://inprimapersona.wordpress.com

lunedì 14 marzo 2011

Nel merito della questione

Novità importanti sul fronte delle centrali termoelettriche contro cui si è opposto il Comune di Pontinia. Vista la nuova approvazione del Rischio d'incidente rilevante, sembra che il Comune abbia rinunciato alla richiesta di sospensiva sulla turbogas, per poter entrare nel merito della questione. Una decisione che accelera i tempi del processo e che potrebbe portare ad una decisione definitiva. Segno che l'ente governato da Tombolillo si sente sicuro delle questioni legali che potrebbero portare ad un annullamento del progetto presentato all'Acea Electrabel Produzione spa. L'allungamento dei tempi di realizzazione, determinati dalla diatriba legale con il Comune, i costi ingenti che devono comunque essere sostenuti e la Via che sembra essere scaduta dopo i cinque anni, sembra facciano pensare ad una rinuncia da parte della multinazionale italo-belga. A rinunciare quasi sicuramente al suo progetto, invece, sembra essere la Pontinia Rinnovabili, che società promotrice della centrale a biomasse da 11 Mw. Anche in questo caso, a pesare, sembra sia stato l'allungamento del tempo di realizzazione e i costi da coprire ugualmente. Meglio rinunciare, rischiando di creare un precedente importante per i Comuni e le Provincie d'Italia.

Graziano Lanzidei

sabato 12 marzo 2011

Nasce a Latina il Comitato referendario per i SI

Il comitato ha la finalità di raccordare le sigle associative e le organizzazioni impegnate nelle campagne per l'acqua pubblica e contro il nucleare.

A seguito dell'incontro avvenuto venerdì 4 marzo presso la sede di Legambiente a Latina, cittadini e cittadine aderenti a diverse sigle associative e di comitati hanno costituito il Comitato referendario “Per i SI”.

Il Comitato nasce per aggregare il più possibile forze sociali ed individualità al fine di sostenere la posizione del “Si” nei referendum sulla gestione del servizio idrico integrato e sul ritorno del nucleare in Italia.

Questo appello ad aggregare le forze sociali scaturisce dalla peculiarità che ha il nostro territorio e la nostra comunità di confrontarsi tutti i giorni con la gestione privatistica del servizio idrico integrato da parte della società Acqualatina e con le annose problematiche legate ai siti delle due centrali nucleari di Borgo Sabotino e del Garigliano. Sembra molto probabile, infatti, la designazione da parte del Governo di queste due località quali luoghi ove riavviare la produzione energetica da nucleare mentre, nel frattempo, è in fase di completamento la realizzazione del primo deposito italiano di scorie nucleare presso la ex centrale nucleare di Latina.

I due percorsi referendari, è vero, hanno avuto vita autonomamente assumendo caratteri del tutto peculiari di cui i promotori di questo Comitato sono consapevoli e di cui si vuole tener conto.
Da una parte, infatti, i due quesiti sulla gestione dell'acqua sono il frutto di un decennale lavoro compiuto con coraggio e solerzia dalle organizzazioni della società civile riunite in comitati civici che qui in Provincia di Latina hanno avuto espressione nel Comitato provinciale difesa acqua pubblica e nei diversi comitati locali che hanno condotto le vertenze nei diversi comuni come i comitati di Aprilia e di Formia.
Nel corso di questa lunga campagna i Comitati per l'acqua, riuniti nel Forum nazionale dei movimenti per l'acqua, sono riusciti a mobilitare un tal numero di cittadini tanto da raccoglie fino a 1,4 milioni di firme per la presentazione dei quesiti referendari ottenendo un risultato di partecipazione unico in Europa. Dopo questo straordinario risultato il Comitato promotore ha lanciato la campagna “2 Si per l'acqua bene comune” a cui ci sentiamo di aderire proseguendo quel percorso che ci ha visto protagonisti con i nostri banchetti.

Diversamente, il quesito referendario che chiede l'abrogazione della legge 99/2009 nella parte in cui prevede che in Italia venga riavviata la produzione di energia elettrica attraverso la tecnologia nucleare ha avuto un percorso totalmente diverso, essendo stato presentato da una forza politica oggi presente in Parlamento. Nonostante ciò, già da tempo diverse associazioni ambientaliste stanno promuovendo una campagna di informazione e contrasto verso questa decisione governativa riunendosi nel coordinamento “Fermiamo il nucleare” che è stato promotore del corso dello scorso anno di una legge di iniziativa popolare per lo sviluppo delle energie rinnovabili. Si è cercato, così, di declinare la contrarietà all'energia atomica in positivo individuando nelle fonti energetiche rinnovabili il settore strategico di maggior sviluppo tecnologico ed economico su cui puntare da qui ai prossimi anni. All'indomani del pronunciamento della Corte Costituzionale sull'ammissibilità dei quesiti referendari, che ha ammesso anche quello sul nucleare promosso dalla lista Italia dei Valori, queste stesse associazioni hanno dato vita al comitato referendario “Vota Si per fermare il nucleare” con l'obiettivo specifico di contribuire attraverso le loro organizzazioni a mobilitare quanti più cittadini possibili per favorire la buona riuscita della consultazione referendaria.

Chi di noi oggi esprime l'esigenza di riunire le forze in un unico Comitato aderendo contemporaneamente ad entrambe le campagne nazionali, lo fa perché vede focalizzarsi in un'unica scadenza due importanti battaglie e questioni sulle quali si gioca l'avvenire dei nostri territori e della nostra democrazia.
D'altronde, il concetto di acqua bene comune, e quindi di bene la cui fruizione è inscindibile dall'esercizio di un diritto fondamentale, ci invita a ragionare su un concetto di bene comune più generale che riunisce altri beni comuni come l'energia, la tutela della salute e della qualità del territorio e dell'ambiente e, quindi, ad inserire la campagna contro l'atomo in quello stesso percorso civile e politico di partecipazione democratica che ci ha coinvolti sul tema dell'acqua.

Invochiamo l'unitarietà delle componenti della società civile locale con la consapevolezza di quanto difficile sia oggi riuscire a coinvolgere i cittadini e spingerli ad esprimere la propria opinione nel merito delle due tematiche che saranno oggetto della consultazione.

Negli ultimi anni, infatti, nonostante il referendum rappresenti l'unica forma di democrazia diretta a disposizione dei cittadini, questo strumento è stato depotenziato e reso inefficace dai tranelli posti dai Governi.

Distinguere, infatti, come avviene purtroppo in questi giorni, le consultazione referendarie dalle altre occasioni di esercizio del voto di rappresentanza significa non attribuire alla partecipazione diretta dei cittadini la giusta dignità politica.

La politica, quella con la “p” minuscola, dei Governanti e rappresentanti del popolo, cercano depotenziare questo strumento delegittimando la politica con la “P” maiuscola esercitata direttamente con la partecipazione dai cittadini. Si cerca così di sfruttare meglio il consenso elettorale ed il voto di appartenenza sottraendo al proprio elettorato la capacità di fornire importanti indirizzi per la futura azione amministrativa e di governo.

Si manipola il risultato referendario facendo leva sullo scollamento e la sfiducia verso la partecipazione all'elettorato attivo prodotto dalla logorante mediocrità di certi dibattiti politici istituzionali e dalla mala gestione della cosa pubblica, salvo poi invocare il mandato elettorale concesso dai cittadini per legittimare anche provvedimenti di carattere personalistico.

La richiesta che viene avanzata in questi giorni dal “Comitato 29 maggio” affinché le consultazioni referendarie vengano accorpate al secondo turno delle elezioni amministrative, al cui appello ci sentiamo di aderire, è una richiesta di buon senso politico e di “buona amministrazione”.
Da una parte, infatti, i temi posti all'ordine del giorno dai referendum saranno inevitabilmente oggetto di confronto nel corso delle campagne elettorali locali, essendo la gestione del servizio idrico ed il nucleare temi che coinvolgono la gestione amministrativa degli enti ed il futuro dei singoli territori. Non ha senso, quindi, che il consenso elettorale, che si dovrà esprimere anche in ragione delle posizioni assunte dalle diverse liste su queste questioni, venga posticipato ad un ulteriore consultazione.
D'altra parte con tale decisione il Governo disattende al principio di economicità sprecando 350 mila euro di risorse pubbliche solo per mero calcolo politico, somme che in questa fase di crisi economica potrebbero essere meglio spese per sostenere la ripresa o beneficiare i lavoratori che in queste ore perdono il proprio posto di lavoro.

Per tutte queste ragioni chiediamo alle associazioni, ai comitati locali, alle organizzazioni sindacali e di categoria di tutta la Provincia di aderire al “Comitato per i SI” inviando una mail a : comitatopontinoperisi@gmail.com per creare così una vasta e diffusa mobilitazione civile in sostegno alle nostre ragioni.

Al Comitato potranno aderire solo e soltanto soggetti ed organizzazioni non impegnate nella campagna elettorale mentre le liste potranno se vorranno costituirsi in un gruppo d'appoggio, così come è stato fatto nella campagna nazionale per i due referendum sull'Acqua.

Firmato

lunedì 7 marzo 2011

La battaglia per la cultura

Video Rai.TV - TG3 - La battaglia per la cultura

Nonostante la pioggia erano in centinaia sabato mattina a Roma alla manifestazione contro i tagli alla cultura. In scena è stato messo un abbraccio simbolico al Colosseo. "La battaglia per la cultura - ha detto il segretario della Cgil Camusso - è una battaglia di libertà".
Servizio di Luciana Paris

Beni culturali, Camusso: battaglia per la cultura è battaglia per la libertà

Un abbraccio collettivo al Colosseo per la campagna "Abbracciamo la cultura"
Foto e Video

Tante persone che nonostante la pioggia hanno voluto far sentire la loro voce contro "i tagli alla cultura e per dare dignità al lavoro". Un abbraccio simbolico attorno ad uno dei monumenti che più caratterizza la capitale. E' la protesta organizzata nell'ambito della campagna 'Abbracciamo la cultura' a sostegno dei beni culturali, dello spettacolo e dei lavoratori del settore per la difesa del ruolo pubblico di un sapere collettivo, patrimonio di tutta la nazione. Quella di oggi è solo una delle tante tappe, previste in tutta Italia, dalla Campagna promossa da CGIL, LEGAMBIENTE, WWF, ARCI, ACLI Ambiente, AIB, ANA, A.R.CO.BCI, ARR, AUSER, CIA, IA.CS, INU, FITeL, Sistema Archivi Storici CGIL, Lavoratori PIERRECI, UIL BAC, A.R.I., Assotecnici, FIDAC, Ass. per L’Economia della Cultura, CSA PA BC Univ. La Sapienza.

"La battaglia per la cultura è una battaglia per la libertà", così ha esordito sul palco il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso intervenendo a conclusione delle tante testimonianze di lavoratori e rappresentanti del mondo della cultura.

"C'è una cosa - ha spiegato Camusso - che lega le tante piazze del Paese in cui oggi si manifesta per la cultura: questa è un'altra Italia", ossia ha proseguito la dirigente sindacale "quella che difende la Costituzione, il lavoro e la dignità delle persone, che vuole tanto bene a questo Paese". Secondo Camusso bisogna difendere l'Italia perché ricca di un grande patrimonio culturale, di una straordinaria produzione letteraria e di artisti fondamentali.

Non manca nell'intervento della leader della CGIL un attacco alla politica del Governo che invece di dare modo anche alle giovani generazioni di accedere al patrimonio artistico e culturale, ha denunciato "è orientata a tagliare gli strumenti che permettono di avere una propria opinione". Nel concludere Camusso ha avvertito "difendere la cultura è dire che vogliamo un paese libero, democratico, in cui si possa partecipare".

NUCLEARE: MEDICI PER L'AMBIENTE CONTRO VERONESI, DA LUI GRAVI OMISSIONI
















Dal blog:http://informazionesenzafiltro.blogspot.com

(ASCA) - Roma, 5 mar - ''La sicumera con cui sul nucleare il professor Veronesi si lascia andare ad affermazioni prive di supporto scientifico lascia allibiti''.

L'associazione nazionale dei medici per l'Ambiente Isde Italia, replica cosi' a quanto affermato dall'oncologo Umberto Veronesi su La Stampa. ''Basterebbe leggere i piu' autorevoli giornali internazionali -scrivono sul quotidiano ecologista 'Terra' Ernesto Burgio, cordinatore del Comitato scientifico Isde, e Angelo Baracca, dell'Universita' di Firenze- per sapere che la strombazzata rinascita nucleare non esiste, a causa dei costi fuori controllo, dei problemi, delle incognite, dei ritardi nei tempi di costruzione; che gli Usa hanno in costruzione un solo reattore (un secondo e' stato cancellato), mentre in Europa gli unici due in costruzione (in Finlandia e in Francia) procedono tra mille intoppi, che hanno gia' causato un raddoppio dei costi e dei tempi''.

''Ma l'aspetto piu' disarmante -denunciano Burgio e Baracca- e' la leggerezza con cui Veronesi considera gli effetti biologico-sanitari della radioattivita'. Un incidente nucleare grave e' in grado di contaminare un intero emisfero: eppure Veronesi 'liquida' con poche battute persino la catastrofe di Chernobyl. Dimenticando che scienziati e ricercatori di chiara fama, che hanno dedicato la loro vita a documentare gli effetti di una nube radioattiva che ha colpito non solo URSS, Ucraina e Bielorussia, ma l'Europa intera, parlano di un milione di vittime! Come puo' un oncologo accettare di dirigere un'Agenzia per la Sicurezza del Nucleare ignorando o trascurando questi studi?''.

FONTE: LINK
FONTE IMMAGINE: http://www.iljournal.it/2010/nucleare-senza-i-soldi-dei-contribuenti-le-centrali-non-si-fanno/184683

Gas Europeo

Gas europeo, Libia, UK ed Export Land Model

Articolo di Debora Billi

Comincio a pensare che il mio stimatissimo Export Land Model sia proprio la magica chiave in grado di svelare ogni segreto sugli avvenimenti contemporanei.

Non per dare credito al gossip che vuole i corpi speciali inglesi in attività in Libia (pare che le SAS si siano limitate ad intervenire per portare in salvo i dipendenti di una compagnia petrolifera), o la BP che vuol fare le scarpe all'ENI. Ma che gli inglesi siano assai preoccupati per l'esaurimento delle loro risorse nel Mare del Nord (se le sono anche fatte durare pochissimo, occorre ammettere) al punto da ricominciare a guardarsi intorno, è un sospetto che avevo da un po'.

Ora TOD pubblica un bell'articolo approfondito sulla situazione del gas in Europa. Ed oltre alle tante preziose informazioni, scopro un grafico che val più di mille parole. Questo:

ukelm.jpg

Guardate: la righina rossa che rappresentava le esportazioni di gas fino a qualche anno fa, è stata sostituita dalla righina celeste in basso. Il Regno Unito ha smesso di esportare gas (gudagnandoci su) e ha cominciato ad importarne. E' la famosa equazione tra produzione interna che diminuisce e consumo interno che aumenta, ovvero l'Export Land Model, che squaderna una situazione in cui si annullano delle entrate rimpiazzandole con delle uscite. Il tutto condito dalla consapevolezza che i propri giacimenti sono in esaurimento, e quindi tale forbice non può che peggiorare.

Osserviamo allora i movimenti del Regno Unito alla luce di questa realtà. Non perché stia suonando l'ora X, l'Inghilterra non è l'Egitto, ma perché si faranno scelte drastiche e probabilmente anche poco rispettose di amici ed alleati. Sapete com'è, quando si tratta di sopravvivenza...

Fonte articolo


Articoli correlati per categorie

Economia
Energia
fonte del post: http://informazionesenzafiltro.blogspot.com

domenica 6 marzo 2011

Francia: estrazioni di gas scisto

Dal blog: www.ecoblog.it/

Mentre in Italia ci titilliamo con il giochino del nucleare, in Francia sono già oltre: trivellazioni alla ricerca di gas scisto o gas non convenzionale. Come dire? Nonostante le loro 19 centrali nucleari non dormono sonni tranquilli e sono comunque alla ricerca di carburanti. Rifornirsi di gas da Putin e lo sappiamo anche noi italiani è davvero un problema.

Ecco nascere perciò il piano di trivellazioni che riguarda sopratutto il sud della Francia, che sta mandando su tutte le furie, cittadini, ambientalisti e ultimi, ma solo in ordine di apparizione, gli 80 parlamentari della Regione Languedoc- Roussillon, una delle più interessate dalle perforazioni. In pole position per accaparrarsi le autorizzazioni concesse dal Ministero dell’Ecologia i soliti noti: Total, GDF-Suez, Schuepbach Energy, Toreador France, Vermillion.

Hanno dichiarato congiunti gli 80 parlamentari, sostenuti da una petizione promossa da Greenpeace e firmata da 65mila persone:

Non possiamo non reagire alla mancanza di trasparenza da parte dello Stato e all’incoerenza sulla difesa dell’ambiente sancita da Grenelle. Le associazioni e i cittadini attraverso le istituzioni che li rappresentano non sono stati consultati in merito.

L’estrazione di gas scisto è una delle operazioni più devastanti per l’ambiente. Le tecniche impiegano solventi chimici che non sono tutti recuperabili. Dunque il sottosuolo viene contaminato. Si consumano inoltre ingenti quantità di acqua. Il New York Times ha denunciato che le acque di risulta sono pericolosamente radioattive. L’articolo è uscito un paio di settimane fa (lo trovate qui) e come riporta dorsogna:

Un solo pozzo produce 1 milione di galloni di acqua di scarto - 4 milioni di litri - spesso saturi di sali corrosivi, sostanze carcinogene come il benzene e radioattive come il radio, anche lui carcingeno. Alcune di queste sostanze sono naturalmente presenti sottoterra e il fracking li mescola all’acqua di scarto, altre invece vengono immesse artificialmente dall’uomo nelle miscele perforanti.

Negli Usa lo stato che sta pagando di più in termini ambientali l’estrazione di scisto è la Pennsylvania, ma il fracking sta facendo danni anche in Colorado, Ohio, Pennsylvania, Texas e West Virginia.

Pontinia: si allontana il progetto della turbogas?

Dal blog : Pontina ecologia e territorio
venerdì sera il consiglio comunale di Pontinia ha approvato tutti i punti all'odg, quindi anche la questione RIR, la programmazione territoriale e urbanistica prevista dal D.Lgs. 334/1999 (la direttiva Seveso per gli stabilimenti a rischio di incidente rilevante R.I.R.) e dal relativo decreto del 2001 di attuazione della stessa Direttiva. In pratica nei comuni, come quello di Pontinia dove insistono, nello stesso nucleo industriale di Mazzocchio 2 insediamenti a rischio di incidente rilevante, la Sud Gas spa e la Nuova Oter srl, gli stessi comuni devono approvare la variante urbanistica al fine di ridurre la possibilità di accadimento degli incidenti rilevanti, eventuale effetto domino tra gli stessi. La variante in pratica vieta solo gli impianti nucleari e l'uso dell'energia nucleare a qualsiasi titolo.
E forse il comune di Pontinia è uno dei pochi in Italia ad avere un regolamento ed una programmazione urbanistica che vietino le centrale nucleari.
Sono ammesse, quindi, tutte le altri aziende e attività, comprese, quindi, tutti i tipi di centrali elettriche, turbogas e biomasse comprese. Per gli stabilimenti non soggetti al controllo antincendio non cambia nulla. Per le attività soggette al controllo antincendio queste si devono attenere alle prescrizioni della normativa antincendio e al parere dei Vigili del Fuoco. Tutte le aziende e gli impianti compresi nell'elenco della Direttiva Seveso (quindi anche le centrali a biomasse e a turbogas) dovranno dimostrare con una valutazione del rischio e con il rapporto di sicurezza che queste non creino aggravio di rischio rispetto alle aziende esistenti.
In particolare per la Sud Gas e la Nuova Oter. La regolamentazione vale per un raggio di 2 km dall'azienda Sud Gas (in pratica viene regolamentato l'intera area industriale di Mazzocchio perchè la probabilità di nuove aziende soggette a RIR è quasi esclusivamente l'area industriale). Questa nuova delibera si è resa necessaria per rispondere agli obblighi di legge, da parte del comune, e disciplina anche l'informazione alla popolazione che per qualsiasi motivo (residente o lavoratore) starà all'interno del raggio di 2 km dall'azienda Sud Gas (per la Nuova Oter ancora si deve concludere l'iter di valutazione del rischio). La delibera è stata approvata per colmare il vuoto normativo, in seguito alla bocciatura e annullamento della precedente del 9 luglio 2009 in seguito al ricorso dell'Acea Electrabel Produzione spa (la società proponente la centrale a turbogas nel nucleo industriale di Mazzocchio) e alle sentenze del TAR e del Consiglio di Stato. Queste sentenze avevano eccepito sulla forma della delibera RIR, dando ragione nel merito al comune di Pontinia. Quindi, contrariamente a quanto affermato dalla società proponente la ccentrale a turbogas, è stato stabilito che la stessa azienda è soggetta alla Direttiva Seveso. Bastava, per questo, leggere l'elenco delle attività soggette. Era stata anche respinta la richiesta di risarcimento danni della società proponente la centrale a turbogas (per altro avevano pure sbagliato la somma degli importi che non avevano nè dimostrato nè giustificato con documenti). Le 2 sentenze del TAR e del Consiglio di Stato chiedevano che la delibera fosse: autosufficiente, spiegasse le motivazioni per il raggio analizzato di 2 km (la distanza dalla Sud gas alla fine del nucleo industriale) e che diventasse variante urbanistica, come è di fatto diventata. Da ieri scattano le norme di salvaguardia in attesa della conclusione dell'iter di variante. La delibera potrebbe essere fondamentale anche per l'udienza al TAR del 10 marzo in seguito al ricorso del comune di Pontinia avverso la lettera del Comitato Tecnico Regionale dei Vigili del Fuoco (CTR) in merito alla costruzione della turbogas. il CTR aveva affermato che, essendo la centrale situata all'esterno del raggio di azione del danno dalla Sud Gas era competente il comune. Che ha deliberato in proposito. Il ricorso del comune chiedeva di non considerare tale lettera interlocutoria un parere di compatibilità ambientale e territoriale che invece dovrà essere emesso dal comune di Pontinia, previa presentazione della documentazione (da parte della società proponente la centrale a turbogas) mai finora presentata. L'udienza si doveva tenere il 19 ottobre scorso ma era stata rinviata in attesa della sentenza (arrivata dopo l'udienza di novembre) dal Consiglio di Stato. Ma quella di giovedi potrebbe essere superata dalla variante del comune oppure anzichè decidere sulla sospensiva, chiesta dal comune, entrare nel merito. Intanto il progetto della centrale a turbogas rimane fermo dal marzo 2009, data del parere contrario per richiesta dei documenti da parte del sindaco che la società ancora non presenta. E intanto è scaduta, il 5 dicembre scorso, pure la VIA (Valutazione di Impatto ambientale) che era stata emanata il 5 dicembre 2005. Insomma nulla è ancora perduto per difendere il comune di Pontinia.

Fonte immagine turbogas: http://artenaonline.it

ACQUALADRONA

In questa seconda parte di quello che ci piace pensare come un quadro intorno all'acqua, un acquario quasi, tratteremo della situazione nazionale e locale delle società italiane mal gestite, ma che sono emanazioni di multinazionali francesi le quali dovranno pure interessarsi dell'intera vicenda. Ma se nella nostra lingua italica abbiamo adottato l'espressione laissez faire in francese non sarà forse un caso, più probabilmente un'eredità di vecchie abitudini colonialiste dure a morire, sembra. Il punto focale resta sempre quello, cioè che l'acqua è un bene comune, quindi, come può il sistema capitalistico farsi carico anche di ciò che non può essere prodotto? Lo stesso sistema che in meno di due secoli ci ha portati in un mondo ricco...di immondizia e scorie. Ma anche in questo caso, andiamo con ordine.

È bene specificare che le fonti del presente articolo, in cui cercheremo di inquadrare meglio la “cosa” privata che gestisce la “cosa” pubblica sul nostro territorio (che potremmo denominare cosa loro), sono tutte di pubblico dominio, per cui si tratta qui di raccolta dati e documenti, cui ovviamente saranno dati una sintesi ed un ordine specifici, ma spero tanto basti per evitare minacce legali cui il vizio ricorre spesso, se messo sotto la luce ch'egli rifugge per timore e non per modestia come fa la virtù.

Potremmo riprendere il nostro discorso da dove l'avevamo lasciato, nella Bolivia delle lotte per la “ripubblicizzazione” dell'acqua, che tuttora impegnano la popolazione a La Paz, la città sede del governo, insorta contro la multinazionale Bechtel dopo l'importante precedente di Cochabamba (Vedi http://www.peacelink.it/latina/a/10726.html). Ma fare il punto della situazione mondiale al riguardo richiederebbe un'inchiesta di dimensioni spropositate; è comunque importante evidenziare il ruolo della Banca Mondiale, che fin dall'inizio del “water shopping” delle grandi multinazionali ha spinto per “liberalizzare” le infrastrutture dei paesi considerati in via di sviluppo, conditio sine qua non per cui gli stessi Stati (dall'Oriente al Sud America, passando per l'Africa...ovviamente) avrebbero potuto avere accesso a piccoli finanziamenti, in cambio dell'“oro blu” o “azzurro” come spesso viene oggi chiamata questa risorsa vitale. Da quelle parti ormai da tempo, l'espressione “bere un bicchier d'acqua” è tutt'altro che metafora di semplicità, mentre oggi anche per noi (sfruttati di prima scelta) rischia di diventare un lusso: <<>> (Ibidem).

Così, accontentiamoci ora di dare il quadro di ciò che è accaduto e sta accadendo in Italia, sebbene anche questo compito possa risultare arduo, ci sembra doveroso partire dai problemi a noi più vicini. Infatti, come pensare di poter aiutare chi vive dall'altra parte del mondo, quando i nostri stessi diritti fondamentali: casa, lavoro, istruzione...acqua (!), sono messi in discussione dai poteri forti, dai fondi sovrani, dalle corporazioni e da tutti coloro, insomma, che vivono al di sopra del “tetto di cristallo”? Pretendere che i diritti fondamentali non restino su carta è la sfida che la mia generazione, volente o nolente, si ritrova ad affrontare.

Negli ultimi venti anni, in sintesi, la Banca Mondiale ha spinto perché le infrastrutture (e non solo) dei paesi in via di sviluppo venissero almeno in parte privatizzate, dedicando un intero settore ai denominati “public-private partnerships” (PPPs). Oggi tocca ai nuovi paesi in via di sviluppo, come l'Italia, per i quali ci vuole solo più tempo affinché raggiungano la soglia della povertà, ma di sviluppo inteso in senso inverso si parla, con la perdita della sovranità monetaria, la deregulation, il mal governo che legifera al soldo delle grandi multinazionali, le grandi sacche di precariato che si stanno sempre di più allargando in Europa, lasciano poco spazio ai dubbi sul destino che questi signori riservano per noi, gente comune. Ma torniamo al caso italiano, dell'acqua svenduta ai francesi.

È dell'inizio del febbraio 2009 la notizia che il municipio di Parigi sia riuscito a rendere di nuovo pubblica la gestione dell'acqua, <> (Confronta gli articoli di Francesco Buda, Laura Alteri, Alberico Cecchini, Patrizia Santo e Armando Marino raccolti sul sito web www.ioacquaesapone.it)

Ebbene sì, mentre il resto del mondo industrializzato si sta rendendo conto del fallimentare esperimento di privatizzazione dell'acqua, o della sua gestione, se a qualcuno fa piacere illudersi ci sia differenza, il governo italiano accoglie a braccia aperte le multinazionali esiliate dalla Francia: Suez e Veolia. Perché è illusorio pensare che l'acqua sia pubblica? Si può capire meglio forse con un esempio un po' fantascientifico: immaginate che il governo riconosca la nostra aria come irrespirabile, immaginate ora che una nuova tecnologia possa “risolvere” il problema, tipo un mega-pallone che sia in grado di ricoprire la vasta superficie della collina corese, nel nostro caso, e che sull'area di questo gigantesco pallone bianco (o trasparente magari) possano essere messi dei bocchettoni in grado di incanalare l'aria da fuori ripulita e sicura (figurarsi). Ecco, allora potremmo affermare che l'aria è un bene comune, pubblico, ma che avremmo comunque bisogno di una multinazionale che ci eroghi il servizio: è evidente il disegno criminale o no?

La privatizzazione è in primo luogo la gestione a fini privatistici del servizio idrico, che è in corso ormai da 15 anni. Dalla metà degli anni ’90 alla gestione svolta da soggetti di diritto pubblico (Aziende speciali, Consorzi tra Comuni) si sostituisce progressivamente la gestione tramite società di capitali, in particolare S.p.A., che, com’è noto, sono soggetti di diritto privato e, come recita il codice civile, vengono costituite “per l’esercizio in comune di una attività economica allo scopo di dividerne gli utili”(Fonte: www.acquabenecomune.org)

O l’acqua è un bene comune e un diritto umano universale, da conservare per le generazioni future o diventa un bene economico soggetto alle regole della valorizzazione del capitale economico-finanziario. (Ibidem)

Per quanto riguarda invece il grado di privatizzazione: le S.p.A. a totale capitale pubblico sono dette spesso “privatizzazioni formali” mentre le S.p.A. miste e quelle private, definite “sostanziali”, sono maggiormente piegate a una logica legata al profitto. Per questo non si può sostenere che il servizio idrico non sia privatizzato perché sono solo 7 le S.p.A. totalmente private che finora (al 23 giugno 2010) gestiscono il servizio sul territorio italiano: è più chiaro e rispondente alla realtà evidenziare che dei 110 soggetti che gestiscono il servizio idrico nei 69 Ambiti territoriali che hanno affidato il servizio tutte sono società di capitali, 106 S.p.A. e 4 srl. Poi, delle 106 S.p.A., 65 sono a totale capitale pubblico, 34 miste pubblico-privato (ma comanda il privato con patti parasociali in fotocopia) e 7 totalmente private. (Ib.)

Negli anni 1996-2006 le tariffe sono cresciute di più del 60%, mentre l’inflazione, sempre nello stesso periodo, è stata di poco superiore al 25%. Gli investimenti dall’inizio degli anni ’90, quando assommavano a circa 2 mld euro/anno, sono letteralmente crollati (-2/3) ai circa 6-700 mila euro/anno dall’inizio degli anni 2000, con quello che ne consegue in termini di mancata ristrutturazione delle rete idrica e delle perdite ad essa connesse. (Ib.)

La mercificazione dell’acqua e la sua conseguente trasformazione in bisogno (invece che diritto) rende reale il pericolo di estromissione delle fasce sociali meno abbienti e costruisce una relazione più stretta tra reddito delle famiglie e possibilità di avere accesso all’acqua potabile. Non è uno spauracchio, ma semplicemente la registrazione di quanto è già avvenuto dove il processo di privatizzazione si è spinto più avanti e che è destinato a realizzarsi se il disegno di Ronchi e del governo andrà avanti. Da questo punto di vista, basta dare un’occhiata al sistema inglese, dove, assieme ad una gestione totalmente privatizzata, esiste peraltro una forte e “preparata” autorità di regolazione pubblica, l’OFWAT. Ebbene, proprio in questa situazione, oltre a forti aumenti tariffari e a una situazione di rilevanti sottoinvestimenti, si è arrivati a un record negativo di “water poverty”, l’indicatore che misura l’insostenibilità del costo della fornitura d’acqua rispetto al reddito percepito: le famiglie inglesi che si trovano in questa situazione sono ormai circa il 10% del totale. In Italia, per altro, 8 milioni di cittadini non hanno ancora uno stabile e dignitoso accesso all’acqua potabile. Quanti diventeranno? (Ib.)

Mentre l'Europa torna a pubblicizzare l'acqua dunque, l'Italia offre ovunque sul suo territorio esempi di gestione privata del servizio idrico disastrosi: nessun miglioramento delle reti idriche/colabrodo, nessun miglioramento della qualità delle acque (vedi vicenda arsenico), aumento delle bollette anche del 300 % (come in Bolivia). Che fare?

La Corte Costituzionale ha ammesso due quesiti referendari proposti dai movimenti per l'acqua. A primavera gli uomini e le donne di questo paese decideranno su un bene essenziale. La vittoria dei “sì” porterà ad invertire la rotta sulla gestione dei servizi idrici e più in generale su tutti i beni comuni.(www.acquabenecomune.org).

È un primo passo importante, quello di rendere l'acqua alla tutela dei cittadini, ma il cammino verso una gestione senza sprechi, inquinamento o profitti sarà per sempre tra le priorità di tutti i cittadini, giacché la gestione pubblica già in passato non è stata in grado di assicurare tutto questo. Chiuderei questa seconda par(e)te del nostro “acquario” con una citazione famosa e sempre calzante, quando si parla del rispetto dell'ambiente che ci circonda e a cui, è bene ricordarlo, dobbiamo la nostra stessa esistenza:

Quando avranno inquinato
l'ultimo fiume,
abbattuto l'ultimo albero,
preso l'ultimo bisonte,
pescato l'ultimo pesce,
solo allora si accorgeranno
di non poter mangiare il denaro
accumulato nelle loro banche.


(Tatanga Jota - Toro Seduto)

lunedì 28 febbraio 2011

Dalle Alpi alle Ande, un grido si espande: ci han tolto l'acqua, altro che mutande.



Da Cochabamba ad Aprilia, le lotte per l'acqua pubblica.

Si potrebbe iniziare parlando del Nuovo Ordine Mondiale, come viene chiamata da un certo tipo di internauti, ma anche da personalità di rappresentanza, come in Italia da Tremonti e Napolitano, quella che potrebbe essere inquadrata in maniera meno velata, ma non meno drastica nella sua funzione, la fusione tra i governi e le multinazionali compiutasi durante gli ultimi trent'anni, altrimenti denominata globalizzazione. I governi/multinazionali di tutto il mondo industrializzato, globalizzato e finanziarizzato, dopo aver lasciato in mutande gran parte delle genti di questo pianeta, hanno deciso di lasciare almeno quelle, perché dopo aver tolto loro il cibo e anche l'acqua da bere, almeno il pudore della morte rimanga. Ma andiamo con ordine.

Mentre il furbetto del quartierino focalizza l'attenzione solo sull'amministrazione di turno, perpetrando il gioco della sedia (o della poltrona in questo caso), le grandi multinazionali si fanno amici i burattini di quell'invenzione oramai obsoleta e sistematicamente corrotta che sono i partiti politici di ogni ordine e grado: è lo stesso principio di delega che va rimesso in discussione, ma di democrazia partecipativa (o partecipata) parleremo un'altra volta. Ci preme partire da lontano perché si sa, oggi “lontano” vuol dire solo lontano dagli occhi, ma il mercato e la tecnocrazia arrivano ovunque nel mondo. Si rende pertanto assai prezioso il confronto con le vicende avvenute in Bolivia, in quanto il problema dell'acqua pubblica non è di Cori, Latina o Italia ma è un problema mondiale destinato inevitabilmente ad aggravarsi. Non c'è nessun elettore che con un pezzo di carta infilato in un cartone ogni cinque anni possa dire di vivere in una democrazia. La vera democrazia non delega, ma indaga e vigila sui propri interessi che sono quelli di tutti, chi dice il contrario fa anch'egli parte della razza dei ladri, tanto fortunata nel nostro “bel paese”, ma è ora di cambiare. Il cambiamento non passerà mai dalla delega ad un politico, è umanamente impossibile che un singolo individuo si assuma la responsabilità di gestire tutti i beni comuni, ma pensare che la soluzione sia privatizzarli è credere ciecamente in un fondamentalismo neoliberista che ci ha regalato il mondo inquinato, guerrafondaio e sull'orlo del collasso, quale quello in cui viviamo. Un individuo isolato come un sindaco (qualsiasi) con la sua amministrazione è perciò stesso reso ricattabile, corruttibile o nei migliori casi arginatile. L'unica risposta possibile è che la cosa pubblica sia gestita da tutti coloro che, onestamente, vivono e apportano ricchezza al proprio territorio, nell'interesse di tutti, sapendo che questa è l'unica vera maniera di curare anche il proprio interesse. L'uomo non è lupo tra gli uomini, questa è solo una delle culture e delle civiltà possibili, è quella che ci hanno insegnato dalle televisioni (in primis), dai giornali e dalle stesse scuole primarie e secondarie. Fascismo e comunismo sono solo nomi di illusioni passate, il cambiamento non è mai dal grande al piccolo, ma solo partendo da se stessi si può realmente sperare di cambiare: se stessi, i propri affetti e quindi la società. La vera utopia è quella dello sviluppo e della crescita infinita, paradigma arcaico e caro solo alle oligarchie; un nuovo umanesimo parte proprio dalla consapevolezza del potere personale di ognuno, che non si limita ad una scelta di burattini di destra e sinistra, ma si fa strada attraverso il lento e inesorabile cambiamento della coscienza propria e del paradigma economico nel nostro caso. Il problema non è “pubblico vs privato”, ma sta nella libera presa di responsabilità degli abitanti di un territorio, un territorio che senz'acqua (arsenico a parte), non può né “svilupparsi” né vivere. Ci sembra giusto partire dall'acqua, perché ci riguarda tutti, è una questione trasversale sia politicamente che socialmente e accusare una o l'altra amministrazione significa mordersi la coda, l'obiettivo dev'essere un paese (o i comuni coinvolti) uniti per riprendersi l'acqua che era propria e che è stata comprata da una multinazionale francese. Sapete cosa significa? Quando gli abitanti di un territorio perdono il controllo delle proprie risorse, quel territorio può essere categorizzato come paese in via di sviluppo, altro che aperitivi e vacanze al mare, tempo quindici anni e staremo cò le pezze...

Ciò che ne consegue è che possiamo imparare qualcosa anche da un altro paese, considerato in via di sviluppo, la Bolivia appunto.

“Nel 1999 la compagnia statunitense Bechtel assume la gestione del servizio idrico a Cochabamba, la terza città della Bolivia. Il prezzo dell’acqua viene triplicato, vengono imposti l’obbligo di acquisto di permessi per accedere alla risorsa e addirittura un sistema di licenze per la raccolta dell’acqua piovana. Dopo un anno di gestione il 55% degli abitanti continua a non avere accesso all’acqua.

Nel giro di pochi mesi gli abitanti di Cochabamba vedono aumentare le tariffe del 300%, mentre le condizioni precarie delle reti idriche e fognarie non subiscono alcuna operazione di mantenimento o miglioramento (Vi ricorda qualcosa?). La spesa media dell’acqua arriva a toccare circa 12 dollari mensili, su un salario medio di 60 dollari; le tariffe vengono adeguate al dollaro statunitense, costituendo una grave perdita del potere d’acquisto per una popolazione già in condizioni di estrema povertà; gli alti costi richiesti per le connessioni domiciliari sono a carico degli utenti e l’accordo con Aguas del Tunari proibisce l’uso di fonti alternative naturali, non riconoscendo il sistema di auto-organizzazione dei cittadini e non rispettando i costumi tradizionali delle comunità e dei loro sistemi tradizionali di approvvigionamento.

Nell’aprile del 2000 centinaia di migliaia di persone scendono in piazza e marciano a Cochabamba contro il governo, costretto a fare marcia indietro e a revocare la legislazione sulla privatizzazione dell’acqua. Il contratto con la multinazionale Bechtel viene interrotto e il servizio idrico ripubblicizzato. La vicenda, conosciuta come “Guerra dell’Acqua di Cochabamba”, ha assunto un alto valore simbolico nell’ambito delle lotte per la difesa dei beni comuni, dimostrando che la partecipazione popolare può portare ad esercitare una reale influenza sulle decisioni riguardanti la gestione della cosa pubblica.” (Fonte: www.cdca.it)

Questo importante precedente intercontinentale è stato in qualche modo riverberato ad Aprilia, dove la cittadinanza unita ha cercato di fare fronte comune (trasversale) contro il colosso Acqualatina. Il gigante trema davanti a un popolo unito e noi? Lasceremo che siano gli apriliani a combattere le nostre stesse battaglie? Come per la famigerata Turbogas? L'unico modo per uscirne è lottare insieme, condividendo strumenti di lotta pacifici ma risoluti e risolutivi. La popolazione unita ha il potere di delegittimare una grande corporation come quella che sta dietro ad Acqualatina, se lasceremo sola Aprilia e non faremo fronte unito con tutti gli altri comuni della provincia, assieme agli abitanti di altri quattro comuni nella provincia di Frosinone e due nella provincia di Roma, coinvolti anche loro contro questa scandalosa truffa, degna dello sdegno di un popolo, orgoglioso della bellezza del proprio territorio e della speranza che ancora molti di noi ripongono gli uni negli altri. (Continua...)

Incontro: Comitato promotore “per i SI ai referendum Acqua e Nuclare”

Appello per la costituzione di un comitato unitario in appoggio ai referendum per l'acqua pubblica e contro il nucleare. Mentre l'informazione italiana rincorre le vicende più o meno nobili del Presidente del Consiglio, due temi, davvero nobili e cruciali per lo sviluppo economico e sociale del nostro Paese, dovranno a breve posti al centro del dibattito politico italiano: l'acqua pubblica e il no al nucleare. Dopo, infatti, le pronunce della Corte Costituzionale e del Presidente della Repubblica, è sicuro che tra aprile e giugno di quest'anno i cittadini italiani verranno chiamati alle urne per esprimere il proprio parere in merito a due quesiti referendari per l'estromissione degli interessi privati nella gestione dell'acqua e su un terzo quesito che chiederà di chiudere definitivamente le porte all'energia nucleare. In previsione della scadenza referendaria sono già nati in Italia due comitati referendari uno sorto già da tempo dal Forum Italiano dei Movimenti per l'acqua, che riunisce i comitati locali per l'acqua pubblica, e dal Comitato promotore dei referendum costituito da un'ampia coalizione della società civile che ha consegnato a luglio dello scorso anno alla Corte di Cassazione più di un 1,4 milioni di firme, l'altro sorto solo di recente e costituito da associazioni ambientaliste con l'obbiettivo specifico di appoggiare il referendum contro il nucleare promosso dall'Italia dei Valori ma per il quale il “Comitato Vota Si contro il nucleare” intende restituire a questa battaglia una giusta valenza di trasversalità partitica e laicità. Nonostante i due temi referendari abbiano avuto percorsi distinti qui a Latina e Provincia ci sentiamo come cittadini coinvolti in prima linea su entrambe i fronti dovendo ormai da anni confrontarci con la gestione economicamente scellerata e vessatoria nei confronti dei cittadini operata nel servizio idrico da Acqualatina, le cui inadempienze e menzogne esplodono in queste settimane drammaticamente con il “caso arsenico”, e, sul fronte del nucleare, sentendoci molto a ragione preoccupati per il pericolo di subire una seconda servitù nucleare mentre la precedente esperienza nuclearista ci regala pesanti incognite su quale sarà il futuro dei siti in fase di dismissione e sulla loro conversione in depositi di stoccaggio di scorie di diversa intensità radiologica. Vivendo, quindi, in prima persona entrambe queste due battaglie di civiltà, giustizia e benessere ci appelliamo a tutti i cittadini, a tutte le associazioni, i movimenti ed i comitati di costituire in territorio pontino una vasta mobilitazione civile convergendo in un comitato d'appoggio alle due battaglie referendarie il cui battesimo avrà luogo il prossimo venerdì 4 marzo alle ore 18 presso la sede del Circolo Arcobaleno di Legambiente in Lago Jacopo Peri, 76 c/o Centro Commerciale Lestrella (zona Nuova Latina ex Q4) a Latina. Consci del pericolo che riserva lo strumento referendario per via della necessità di raggiungere il quorum degli elettori, speriamo in un ampia partecipazione all'incontro in modo da costituire un coordinamento forte che sia in grado sottrarre la campagna referendaria al silenzio in cui gli organi della stampa ufficiale la stanno relegando e di portare quanta più gente alle urne, fosse pure in periodo estivo.

Comitato promotore “per i SI ai referendum Acqua e Nuclare”

Evento FACEBOOK
Circolo Arcobaleno di Legambiente LT

Si torna al TAR di Latina il 10 marzo

Si torna al TAR di Latina il 10 marzo per discutere il ricorso avverso il provvedimento del parere compatibilità territoriale del CTR (comitato tecnico regionale dei Vigili del Fuoco) è iscritto dinanzi a Latina al n.381/10 con udienza per sospensiva già fissata al 19 ottobre e rinviata perchè si era in attesa della decisione del consiglio di stato sul ricorso del comune di Pontinia contro l'annullamento del RIR (rischio di incidente rilevante, direttiva Seveso) avverso la sentenza 1350/2009.). La sentenza poi è arrivata e non è entrata nel merito dell'argomento quindi, di logica, non dovrebbe influenzare questa seduta. L'argomento non è fondamentale (il documento del CTR più che un parere sembra solo una lettera interlocutoria non essendo entrati nel merito e delegando il Comune di Pontinia alla redazione del nuovo documento R.I.R. rischio di incidente rilevante) e potrebbe essere superato dalla necessità della richiesta vera e proprio di un parere (positivo) che nessun ente ha finora rilasciato. Quindi nessun elemento nuovo per la realizzazione della tanto contestata e incompatibile centrale a turbogas. Tra l'altro il 5 dicembre 2010 è scaduta pure la V.I.A. (valutazione di impatto ambientale), viziata, secondo il Presidente del Parco nazionale del Circeo, secondo la Regione Lazio, la Provincia di Latina e il comune di Pontinia da errori alcuni dei quali in contrasto alle direttive europee.

Fonte: http://pontiniaecologia.blogspot.com

sabato 26 febbraio 2011

L'Europa boccia l'Italia degli inceneritori

Il 3 febbraio scorso il Parlamento Europeo ha bocciato l'Italia per la mancanza di un piano adeguato allo smaltimento differenziato dei rifiuti: la notizia ci giunge da Brescia Point.

Con 374 voti a favore, 208 contro e 38 astensioni è stata votata una risoluzione che denuncia le inottemperanze del Bel Paese. Il provvedimento rappresenta una dura condanna a come l'emergenza rifiuti è stata fin qui gestita e suggerisce alla Commissione di fare uso dei poteri che le sono conferiti, ivi incluso proponendo un nuovo ricorso volto alla condanna al pagamento di sanzioni pecuniarie se l'Italia non si adeguerà presto agli standard europei.

Nel resto d'Europa le cose vanno diversamente: la Germania, per esempio, si è posta comeb obiettivo per il 2020 la "discarica zero" e, insieme all'Olanda, sta puntando sull'eolico e sui pannelli solari, promuovendo la raccolta differenziata e il riutilizzo di vetro e plastica.

In Belgio invece la costruzione degli inceneritori è stata vietata per i prossimi cinque anni. Una strategia adottata anche oltreoceano da San Diego, Philadelfia e Boston negli Stati Uniti.

L'incenerimento dei rifiuti produce gravi danni alla salute. Lo sostiene ormai da tempo Paul Connet, docente emerito di Chimica alla St. Lawrence University di New York e massimo esperto mondiale di gestione di rifiuti e tecniche di incenerimento, le cui tesi sono riportate, per esempio, nel saggio "Incenerire i rifiuti? No grazie" di Gianluca Ferrara. Secondo l'esperto, ospite più volte anche della nostra città, gli impianti di incenerimento producono polveri tanto piccole che non possono essere filtrate ne dal naso ne dai bronchioli, penetrando, così, in profondità nei polmoni. Gli inceneritori, oltre alle polveri, generano metalli pesanti come piombo, mercurio, arsenico e cadmio, altamente nocivi per la salute.

Le ceneri, poi, andrebbero depositate in discariche speciali, i cui costi superano dieci volte quelli delle discariche tradizionali. Il particolato e le diossine prodotti da questi impianti finiscono per ricadere sui territori vicini ed entrare inevitabilmente nella catena alimentare.

L'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (Apat) ha sollecitato il monitoraggio nel lungo periodo della concentrazione di micro polveri e della prevalenza di malattie nelle aree adiacenti i 51 inceneritori presenti sul territorio italiano.

Come dimostra uno studio dell'Istituto Superiore di Sanità condotto sulla popolazione campana, nei territori dove sono diffuse le pratiche di incenerimento e smaltimento dei rifiuti solidi urbani e di quelli pericolosi il rischio di morire di alcune patologie è più alto della norma.

Come ha più volte spiegato lo stesso Connet, l'alternativa sta nel ridurre i rifiuti attraverso la raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale, e nel riciclo. Quanto rimane va inviato a impianti per una selezione meccanica delle tipologie dei rimanenti rifiuti indifferenziati. La parte non riciclabile può essere trattata senza bruciarla in impianti di bioessicazione. La raccolta differenziata può arrivare al 70 per cento dei rifiuti, il 30 per cento rimanente può ridursi al 15-20 per cento dopo la bioessicazione. Una quantità inferiore agli scarti degli inceneritori. Ma si
tratta di materiali inerti e non tossici con minori spese di gestione e un impatto ambientale e sanitario ridotto.

L'Europa virtuosa ha definito la strada del futuro, che non prevede inceneritori, a differenza di quanto sosteneva nonno Allodi e Enia e Provincia e Comune con il loro immaginifico pamphlet distribuito con il quotidiano locale.

La realtà è solo l'opposto di quanto sostenevano. A Parma cresce in quel di Ugozzolo un fantasma del passato.

Chissà che qualcuno un giorno non decida di fare piazza pulita degli errori commessi e ricominciare a ragionare guardando avanti, a braccetto con l'Europa virtuosa.

Parma, 25 febbraio 2011

-436 giorni all'avvio dell'inceneritore di Parma, *ORA* lo possiamo fermare.

+267 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perchè l'inceneritore costa 315 milioni di euro?

Fonte: www.gestionecorrettarifiuti.it
Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Via Zaniboni 1 - Parma

giovedì 24 febbraio 2011

Bloccato dall'IAP il finto spot "neutro" sul Nucleare

Il finto spot "neutro" sul nucleare prodotto dal forum nucleare di Chicco Testa (campione mondiale di salto della quaglia, dalle battaglie anti-nucleari di legambiente ai confortevoli salotti della finanza filonucleare) è stato bloccato nella giornata di ieri perché trattasi, come riconosce l'istituto di Autodisciplina Pubblicitaria, di pubblicità ingannevole in quanto non conforme agli articoli 2 e 46 del codice di Autodiscliplina della comunicazione.

E' stato disvelato quindi anche in via "ufficiale" quello che i movimenti avevano già individuato da tempo, ovvero una pubblicità che solo ad una lettura superficiale appariva bilanciata. Utilizzando però una visione critica ci si accorgeva dell'inganno, a partire dai colori utilizzati dai due contendenti sulla scacchiera, il contrario muove il nero, colore dalla connotazione negativa, il favorevole il bianco ed ha sempre l'ultima parola sulle obiezioni mosse dal contrario. Inoltre il bianco era sempre deciso nei movimenti, poggiando le proprie pedine con sicurezza, mentre il contraio appariva indeciso sulle mosse da fare. Fino all'epilogo finale in cui si scopriva che i pro e i contro sono la stessa persona, lasciando intendere che il passo successivo che il telespettatore doveva compiere era quello di superare i propri pregiudizi e schierarsi completamente dalla parte del bianco.

Uno spot che si macchiava comunque di gravi omissioni, come quelle dello stoccaggio delle scorie nucleari, dicendo che una volta stoccate sono sicure, omettendo il fatto che in 60 anni di produzione Nucleare nessuno stato è riuscito a trovare un modo per stoccarle in sicurezza. Dimenticandosi dei costi in bolletta che paghiamo tuttora per la gestione delle scorie italiane e che pagheremo per lo smantellamento delle vecchie centrali e per lo smaltimento futuro delle scorie nucleari, il vero business della lobby del nucleare, che assicurerebbe una rendita eterna sulle spalle dei cittadini. Si calcola infatti che l'aggravio in bolletta sarebbe di 18,4 cent ogni kw/ora per ogni centro di stoccaggio aperto, stima fatta sui consumi italiani di energia elettrica nel 2010 (326 000 gigawatt/) e sul costo di gestione di un nuovo centro di stoccaggio previsto per la seconda metà del 2011 in Francia (60 miliardi di euro).

Uno spot che faceva opera di vera e propria disinformazione nel momento in cui si affermava che le fonti rinnovabili potrebbero non essere sufficienti fra 50 anni, quando basterebbe una serie di politiche che mirino al risparmio energetico (a partire dalla pubblica amministrazione) e ad incentivare l'utilizzo delle energie green sostituendo vecchi impianti a combustione per eliminare almeno un terzo dei costi energetici.

Ma la partita non finisce certo qui. Gli investimenti in comunicazione messi in campo dalla lobby del nucleare (la sola ENEL ha investito 20 milioni di euro in comunicazione) sono notevoli e la battaglia per disvelare la menzogna nucleare è appena iniziata.

Fonte: http://www.infoaut.org/
Immagine: http://www.eticaforum.com/

mercoledì 16 febbraio 2011

Pontinia 18 Febbraio Mi illumino di Meno 2011

L'Associazione Culturale Cantiere Creativo di Pontinia aderisce all'iniziativa "Mi illumino di meno 2011" proposta dal programma radiofonico Caterpillar di Radio2, proponendo un convegno dedicato agli effettivi vantaggi energetici ed economici delle tecnologie a Led.

Venerdì 18 Febbraio 2011 dalle ore 17.30 presso il teatro Fellini di Pontinia, il prof. Ing. Luciano Di Fraia docente di progettazione Illuminotecnica dell'Università Federico II di Napoli, relazionerà sul tema dell'incontro, ILLUMINAZIONE PUBBLICA A LED: quali opportunità per pubbliche amministrazioni imprese e professionisti?

Luciano Di Fraia divenuto il massimo consulente scientifico e divulgatore di questa nuova tecnologia, dopo aver fatto di Torraca (SA) primo Comune a Led nel mondo. Le ricerche scientifiche del professore stabiliscono che si favorisce una riduzione del 65% dei consumi rispetto alle tecnologie tradizionali, un abbattimento dei costi di manutenzione del 50% e dell'inquinamento luminoso del 90%.

L'evento, patrocinato dalla Provincia di Latina e dal Comune di Pontinia, sarà un modo per far conoscere questa innovativa tecnologia alle amministrazioni pubbliche provinciali, ai commercianti, ai vari ordini tecnici, architetti, ingegneri, periti, i notevoli risultati raggiunti concentrando l'attenzione per un risparmio energetico, concetto base che segue l'obiettivo della manifestazione.

Infatti oltre al convegno, saranno presenti altre associazioni a portare il loro sostegno per la causa ambientale. Latina Sostenibile di Maurizio Patarini con la dimostrazione di un auto elettrcia e Pontinia Ecologia e Territorio di Giorgio Libralato con l'allestimento di un istallazione luminosa. Contestualmente agli spegnimenti simbolici delle luci della piazza, ci saranno accensioni originali di luci pulite a tema tricolore, sarà una edizione speciale per i 150 anni dall’unità d’Italia, sarà un evento importante per la comunità di Pontinia e per la provincia di Latina, che potranno sensibilizzarsi ad un tema ambientale di rilievo e testimoniare la necessità di una gestione più “illuminata” del nostro futuro.

E' gradita la conferma di partecipazione all'evento tramite e-mail, all'indirizzo: cantierecreativo09@gmail.com

Evento Facebook

Turbogas Pontinia, si torna al TAR

Il 10 marzo nuova discussione del ricorso avverso la compatibilità territoriale

PONTINIA, 15 FEBBRAIO 2011 - Si torna al TAR di Latina il 10 marzo per discutere il ricorso avverso il provvedimento del parere compatibilità territoriale del CTR (Comitato Tecnico Regionale dei Vigili del Fuoco) iscritto dinanzi a Latina al n.381/10 con udienza per sospensiva già fissata al 19 ottobre e rinviata in attesa della decisione del consiglio di stato sul ricorso del comune di Pontinia contro l'annullamento del RIR (rischio di incidente rilevante, direttiva Seveso) avverso la sentenza 1350/2009.)

L'Acea ha presentato, con riferimento all'udienza del 19 ottobre, 26 documenti, tra i quali i ricorsi promossi dalla stessa al TAR di Latina, i motivi aggiunti, le relative memorie, i provvedimenti del comune di Pontinia in materia di Rischio di incidente rilevante (R.I.R.), le comunicazioni del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, alcune documenti relativi alla procedura A.I.A. e della relativa conferenza di servizi, alcune comunicazioni del comune di Pontinia in merito alla conferenza, la documentazione cartografica (aerofotogrammetria e del CTR con relativa ubicazione della centrale rispetto alle aziende a rischio di incidente rilevante nell'area), e alcune perizie tecniche di parte.


sabato 5 febbraio 2011

Immobilismo all'arsenico

Un esposto alla Procura di Roma contro Regione Lazio e Stato Italiano «di fronte all´immobilismo sul fronte dell´acqua all´arsenico». Lo ha depositato il Codacons che lunedì 7 Febbraio alle 17.00, terrà un incontro al liceo "Grassi" di Latina. Secondo l´associazione «A oggi, nulla è stato fatto per il risanamento delle acque e per garantire l´approvvigionamento idrico tramite fonti alternative. Per questo si chiede di aprire una indagine alla luce di possibili profili penalmente rilevanti quali inquinamento doloso, concorso in epidemia, e predisporre il sequestro immediato delle falde acquifere fuorilegge». Secondo il Codacons, «il problema dell´arsenico e di altre sostanze inquinanti presenti nelle acque destinate al consumo umano, era noto da anni. Nonostante ciò, la Regione si è avvalsa delle deroghe concesse dalla legislazione italiana, senza però provvedere efficacemente a bonificare le falde acquifere». Nel corso dell'incontro il Codacons, attraverso il suo presidente e i tecnici dell'associazione, spiegherà l'azione di risarcimento avviata dall'organizzazione dei consumatori contro lo Stato e la Regione, volta a far recuperare ai residenti nei comuni interessati 600 euro a famiglia, per il danno da consumo di acqua inquinata da sostanze nocive.

Fonte: Codacons

Pontinia, una politica partecipata

Pontinia, una politica partecipata per decidere sul futuro dell'Ex-Hilme

Articolo di Gianpaolo Danieli del 5 Febbraio 2011 sul Settimanale di Latina in uscita oggi in tutte le edicole di Latina.

Fonte Immagine: cittadinirovereto

L'incontro di martedi scorso in consiglio comunale è stato l'esperimento per una politica partecipata, queste le parole del Sindaco Eligio Tombolillo e del consigliere Alfonso Donnarumma. Politici, nonostante le molte assenze della maggioranza e cittadini si sono consultati a vicenda sul caso della destinazione d'uso dell'area Ex-Hilme. Due lotti di terreno con capannoni industriali sono diventati di proprietà del comune, quindi ora sono da considerarsi "cosa pubblica". In poco meno di due ore sono state esposte le proposte dei partici politici (La Destra, L'Udc, il Pd) e delle associazioni. Tra le associazioni, la CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) ha proposto un mercato di prodotti caseari tipici per far decollare i marchi del nostro territorio, il partito La Destra è favorevole alla realizzazione di un Farmer Market per la vendita a dettaglio di prodotti alimentari a km zero e la costruzione di abitazioni residenziali convenzionate per i meno abbienti. L'Udc nelle vesti del segretario del partito proponeva uno spazio giovanile per il tempo libero. Il segretario del Pd riserva progetti per i servizi sociali agli anziani. L'associazione culturale "Cantiere Creativo" a nome del Consiglio dei Giovani e delle associazioni culturali "Papyrus", "Chinino" e "Sguardo dell'altro", consiglia la creazione di uno spazio comune d'aggregazione multiculturale, rimarcando il fatto che la mancanza di uno spazio fisico, dove potersi esprimere e confrontare, decelleri la spinta culturale. I giovani e i cittadini di Pontinia con la realizzazione di questo spazio, potranno essere partecipi di molte attività che adesso si vedono sfumare o alle quali devono rinunciare perchè non alla loro portata. Un esempio tra i tanti è quello dell'Eurodesk, per il quale abbiamo il totale appoggio dalla Provincia di Latina ovvero l'inserimento di uno sportello per gli scambi culturali Europei. Questo spazio potrebbe essere il punto di partenza per rilanciare veramente la mobilità giovanile in Europa e per dare valore all' indice di slivuppo del sistema associativo che in una città corrisponde all'innalzamento culturale. Le associazioni culturali unite chiedono almeno 270 mq per poter strutturare uno spazio suddiviso in una sala concerti – esposizioni – audiovisiva, una sala prove per la musica e delle stanze-laboratorio per le attività educative, creative, formative e di produzione. Il Farmer Market, le abitazioni di edilizia convenzionata e il centro di aggregazione giovanile, sono le tre idee che a fine incontro sono state messe agli atti, i quali a fine febbraio verranno resi pubblici e avrà luogo un'ulteriore riunione tra i partecipanti. Su diversi fronti devono essere vagliate le proposte: economico, finanziario e urbanistico. Il piano economico è quello cui preme di più al Sindaco, sottolineando ancora una volta il fatto che sono stati spesi 600 mila euro. Una preoccupazione giusta, ma che non dovrebe viziare l'analisi delle proposte che andrebbero analizzate con l'integrazione di tutti i settori disciplinari in campo.

giovedì 3 febbraio 2011

Governo Bocciato sul Nucleare..Il Cambiamento?

NUCLEARE: CONSULTA BOCCIA GOVERNO, SU IMPIANTI SENTIRE REGIONI

La Corte Costituzionale ha bocciato oggi un articolo di un decreto attuativo della legge delega sul nucleare, affermando che le Regioni devono esprimere il proprio parere sugli impianti da realizzare. Lo ha annunciato oggi la stessa Consulta.

La decisione è una conseguenza del ricorso presentato da alcune regioni, tra cui Toscana ed Emilia Romagna.

“La Consulta ha dichiarato, con una sentenza depositata oggi, l’illegittimità costituzionale dell’art. 4 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, nella parte in cui non prevede che la Regione interessata, anteriormente all’intesa con la Conferenza Unificata, esprima il proprio parere in ordine al rilascio dell’autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio degli impianti nucleari”, si legge in un comunicato.

In particolare, nella sentenza la Corte ha precisato che “la potenziale attitudine del singolo impianto nucleare, per quanto materialmente localizzato in un determinato territorio, a incidere sugli interessi e sui beni di comunità territoriali insediate anche in altri ambiti regionali, giustifica la previsione – ai fini del rilascio dell’autorizzazione unica – dell’intesa con la Conferenza Unificata, quale sede privilegiata per la rappresentazione delle istanze e delle esigenze proprie di tutti i livelli di governo coinvolti”.

Mentre l'Italia continua a discutere di niente a tutte le ore e in tutti i programmi televisivi, accadono fatti, si muovono le persone, ci sono notizie buone e notizie cattive.

La decisione della Consulta (vincolante) secondo la quale il Governo non può ignorare il parere delle regioni nella costruzione di nuove centrali nucleari nel loro territorio. Dovrebbe essere scontato, ma nel paese in cui si parla costantemente di federalismo, paradossalmente non lo era...

Salutiamo con piacere la decisione della Corte Costituzionale , quindi, ma ricordiamo che - di fatto - in questo paese non si faranno mai le centrali nucleari, per una serie di motivi che abbiamo più volte ricordato. Nel frattempo, però, si saranno spesi migliaia di euro, firmate consulenze, eccetera eccetera eccetera.

Nel frattempo, la più potente centrale nucleare dell'Europa occidentale, annunciata per il 2009 e ancora in fase di costruzione in Finlandia, si distingue per migliaia di errori di costruzione, difetti di comunicazione fra i lavoratori e rischi nel sistema di sicurezza. Le compagnie AREVA e Siemens fanno ora i conti con costi miliardari raddoppiati nel giro di un biennio. Eppure è questa la promessa della rinascita del nucleare tanto auspicata anche per l'Italia...

Fonte: Il Cambiamento