mercoledì 8 giugno 2011

Acqua, in borsa il tesoro vale 300 milioni di euro per i sindaci

La partita di giro dei gestori idrici a Piazza Affari: molti amministratori locali hanno bisogno di assicurarsi dividendi e poltrone Oltre 300 milioni di euro. È questa la cifra che, alla vigilia del referendum, le utilities quotate in Borsa con attività nell’acqua distribuiscono ai loro soci sotto forma di dividendi. Naturalmente dopo aver pagato 8,6 milioni di compensi ad amministratori e sindaci. Le municipalizzate quotate a Piazza Affari che oltre all’acqua gestiscono servizi di energia l’anno scorso hanno realizzato utili per complessivi 443 milioni e dichiarato investimenti per 1,4 miliardi. La più generosa è Iren. Terzo operatore italiano dei servizi idrici integrati nato nel 2010 dalla fusione tra Iride (a sua volta frutto delle nozze tra Aem Torino e Amga Genova) ed Enia (Agac Reggio Emilia e Amps Parma e Tesa Piacenza), l’azienda, che vanta tra i soci i comuni di Torino, Genova, Parma e Reggio Emilia, oltre a un folto gruppo di piccoli comuni delle province di Reggio, Parma e Piacenza, ha guadagnato 178 milioni, un centinaio dei quali torneranno agli azionisti.

Nel dettaglio nelle casse degli enti pubblici andranno complessivamente 52,6 milioni, ben 30 dei quali ai comuni di Torino e Genova. Il resto è per Intesa San Paolo (3 milioni) e la Fondazione Crt (2,5 milioni) di Fabrizio Palenzona. Per Iride, che tra i partner più rilevanti conta il fondo F2I di Vito Gamberale, suo socio in Mediterranea delle Acque e che dà lavoro a 4.572 persone, il business dell’acqua è però solo una piccola fetta del totale, pari a circa un quinto dei margini.

Decisamente più importante è invece per la romana Acea, 6.700 dipendenti e già campo di battaglia tra il comune di Roma, i francesi di Gdf e il costruttore-editore Francesco Gaetano Caltagirone. Quest’ultimo infatti è molto interessato proprio all’oro blu e non è disposto a cedere ai francesi, che pure in Italia hanno diverse alleanze con enti pubblici per la gestione del servizio idrico. Il punto è che il business dell’acqua fa gola ai privati perchè nei prossimi trent’anni servono 64 miliardi di investimenti, 14 per cento dei quali dovrebbe arrivare dalle casse pubbliche. Di qui l’interesse per Acea, che gestisce il servizio idrico negli ambiti ottimali territoriali (Ato) di Roma, Frosinone e province, oltre a significative presenze in Toscana, Umbria, Campania e altre aree del Lazio, per un totale di 8,5 milioni di abitanti.

Il gruppo, che nel 2010 ha speso in pubblicità e sponsorizzazioni oltre 8 milioni, deve infatti quasi il 43 per cento dei suoi 666,5 milioni di margini all’acqua, nella quale dichiara di aver investito, nello scorso esercizio, 202,8 milioni. E dopo aver chiuso il bilancio con utili per 92,1 milioni, investimenti in calo di quasi 45 milioni a 473 milioni per “l’esigenza di calmierare l’espansione dell’indebitamento” che al 31 dicembre ammontava a 2,2 miliardi, si appresta a distribuire 95 milioni agli azionisti: poco più della metà, 48 milioni, al comune di Roma, mentre a Caltagirone sono destinati 14 milioni e ai francesi quasi 11. Ad amministratori e sindaci, invece, è già andato più di 1 milione e mezzo, 72mila euro dei quali al consigliere indipendente in quota Campidoglio Luigi Pelaggi, già noto per il suo contemporaneo ruolo di capo della segreteria tecnica del ministro dell’Ambiente.

Conflitti d’interesse a parte, gli organi di amministrazione e controllo meglio retribuiti, però, sono quelli della bolognese Hera (oltre 6.400 dipendenti), che nel 2010 hanno percepito in totale ben 2,56 milioni. Del resto il secondo operatore italiano dell’acqua – l’anno scorso gli ha portato il 23 per cento dei 607 milioni di margine – ha chiuso l’esercizio con utili per 142 milioni e debiti per 1,86 miliardi, dopo investimenti per 341,9 milioni, il 27 per cento dei quali nel servizio idrico integrato che copre sette province dell’Emilia Romagna e del nord delle Marche. Ai soci andranno un centinaio di milioni in cedole, il 12,5 per cento in più del 2009. Quindi una quindicina di milioni al comune di Bologna, poco più di una dozzina a Modena, 7 a Ravenna, 5 a Imola, mentre a Rimini, Cesena e Ferrara andranno quote comprese tra 2 e 2,7 milioni, somme simili a quelle destinate agli investitori di Lazard e a Carimonte Holding.

Cifre lontane anni luce dalle piccole Acegas-Aps e Acsm-Agam, che però quanto a debito e stipendi degli amministratori, fatte le dovute proporzioni, non hanno nulla da invidiare alle grandi. Soprattutto la prima, che distribuisce l’acqua nelle aree di Trieste e Padova e ha chiuso il 2010 con 22 milioni di utili, 96,7 milioni di investimenti e ben 439 milioni di indebitamento. In attesa di trovare una soluzione al debito generato negli anni da una serie di operazioni finanziarie
che hanno coinvolto i due comuni azionisti, con l’incombente rata da 250 milioni verso Intesa Sanpaolo che scadrà nel 2012, la municipalizzata del nord-est (1.700 dipendenti e il 35% dei margini generati dall’acqua) quest’anno ha stanziato per le cedole poco meno della metà dei profitti: 9,89 milioni. Il 62,84%, cioè 6,17 milioni, sono per Acegas-Aps holding, che a sua volta è controllata dai comuni di Padova e Trieste. A seguire, la Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste con circa 500mila euro e il socio-creditore Intesa con 360mila euro. É andata meglio agli amministratori e ai sindaci che hanno incassato quasi 1,4 milioni. Circa il doppio dei colleghi brianzoli di Acsm-Agam, 423 dipendenti, poco più di 8 milioni di utili nel 2010 dopo investimenti per 7,7 milioni e margini per quasi 40 milioni (solo 4 riferibili all’acqua) e un debito di 115 milioni. A spartirsi 4,6 milioni di cedola sono stati i comuni di Monza (29%), Como (25%) e la collega di Milano e Brescia A2A (22%). Pochi ma buoni, commenterebbero da Torino, dopo che Acque Potabili, affossata dalle attività siciliane, ha lasciato i soci a secco. Perché l’oro non luccica per tutti, anche se è un’indubbia fonte di cupidigia.

Da Il Fatto Quotidiano del 7 giugno 2011

martedì 7 giugno 2011

Provocazioni e persequisizioni verso chi si oppone

OTTUSA PROVOCAZIONE AI DANNI DEL COORDINAMENTO CONTRO L'INCENERITORE DI ALBANO


Nella mattinata di oggi 6 giugno la polizia di stato, su mandato del sostituto procuratore di Velletri Taglialatela, ha portato a termine tre perquisizioni nelle abitazioni di notissimi cittadini attivi contro i progetti di devastazione ambientale del ras laziale dei rifiuti Manlio Cerroni.

Si tratta di F., S. ed E. Il pretesto usato dalle forze dell' ordine per attuare le perquisizioni è quello del danneggiamento alle ruspe di movimento terra della Pontina Ambiente srl e della ditta Trasca srl avvenuto lo scorso aprile ad opera di ignoti. Atti che, oltre ad essere insignificanti per l'entità del danno arrecato, non sono riconducibili in nessun modo all'attività del coordinamento contro l' inceneritore e ciò dovrebbe risultare evidente anche a investigatori meno servili nei confronti di padron Cerroni. Non a caso l'esito delle perquisizioni - da verbale - è stato totalmente negativo, controprova ulteriore del fatto che i membri del comitato sono completamente estranei alle accuse.

Nel caso di F., la perquisizione arriva dopo che lo scorso 20 aprile mano ignota, ma perfettamente riconoscibile, aveva dato alle fiamme il suo trattore da 70 mila euro parcheggiato nei pressi della casa paterna.

La realtà dei fatti è che la mobilitazione contro l' inceneritore e per la chiusura della discarica di Albano è un grande ostacolo agli interessi e agli affari del sig. Cerroni che da decenni lucra sulla salute della popolazione con le sue discariche ed i suoi inceneritori laziali. Padroni e padroncini mettono in campo tutte le loro armi per fermarla e diffamarla. Per prime sono arrivate le minacce personali a carattere mafioso alle quali hanno fatto seguito l' incendio del trattore di F. ed ora le perquisizioni a casa di membri del comitato. Cos' altro si inventeranno Cerroni ed i suoi servi per fermare la volontà popolare?

E' scontato che queste miserabili provocazioni non fermeranno nemmeno per un attimo la mobilitazione popolare sia contro l'inceneritore momentaneamente bloccato dal TAR, sia contro l'infame ampliamento della discarica di Roncigliano, dove Pontina Ambiente srl sta completando un nuovo invaso, il VII, praticamente a ridosso del centro abitato.

RIMANE CONVOCATO PER IL 18 GIUGNO IL CORTEO CHE PARTIRA' DALLE ORE 15.30 DA PIAZZA MAZZINI AD ALBANO PER RAGGIUNGERE PIAZZA DI CORTE AD ARICCIA.


CONTRO L' INCENERITORE!

PER LA CHIUSURA E LA BONIFICA DELLA DISCARICA DI RONCIGLIANO!

PER UN'ALTRA GESTIONE DEI RIFIUTI!

Coordinamento contro l' inceneritore di Albano


La lotta contro l' inceneritore è una lotta che non fa spalla a nessun partito politico, istituzione, o simili.
E' una lotta autorganizzata che rifiuta ogni delega, quindi se vogliamo vincerla dobbiamo partecipare tutti/e direttamente!!!

L’ACQUA PRIVATA DI LATINA

In provincia cittadini contro la gestione partecipata “Tariffe esose e pochi investimenti, paghiamo solo il giusto” di Caterina Perniconi

“La mattina, approfittando del fatto che nonsiamo a casa, vengono delle persone di Acqualatina, con i vigilantes armati al seguito, aprono i contatori e mettono i riduttori di flusso idrico”. L’ultimo caso, ad Aprilia, è avvenuto ieri. Lo racconta il Comitato per l’acqua pubblica comunale, che dal 2005 non paga l’erogazione del bene primario alla società partecipata, ma solo una cifra che ritiene “giusta” al Comune . Poichè nella provincia dell’Agro Pontino c’è un lungo contenzioso aperto tra l’azienda a cui è stata affidata la gestione dell’acqua e una serie di comuni del territorio. Tutto comincia nell’agosto del 2002, quando viene sottoscritto il contratto di servizio tra i comuni e i gestori, coordinato dalla provincia. Il 49% di Acqualatina va alla società Idrolatina srl, il cui socio di maggioranza è la multinazionale Veolia. Il restante 51% è in mano alla conferenza dei sindaci dei 35 comuni coinvolti. La Provincia di Latina dovrebbe essere il controllore di tutta l’operazione. Ma è anche capitato che il primo presidente di Acqualatina, Paride Martella, fosse in quel momento presidente della Provincia in quota Udc. Quindi controllore e controllato. Nel 2004 gli succede Claudio Fazzone, nel Consiglio d’amministrazione dal 2002, in quel momento anche senatore in quota Pdl e coordinatore provinciale del partito. E nel Cda c’è stato anche Armando Cusani, attuale presidente della Provincia. É chiaro che tutti questi movimenti politici hanno contribuito a creare sospetto nei cittadini sulla gestione dell’azienda partecipata. Quindi quando è arrivato il turno di Aprilia, a luglio del 2004, gli utenti avevano già le antenne dritte. E quasi un anno dopo, a maggio del 2005, quando sono state ricevute le prime bollette, “stentammo a credere ai nostri occhi”, racconta Alberto De Monaco, animatore del Comitato per l’acqua pubblica. “Gli aumenti andavano dal 50 al 300% a fattura, non ci potevamo credere. Per questo abbiamo chiesto di vedere il contratto e abbiamo scoperto che non era stato ratificato dal Consiglio comunale”. Da quel momento è cominciata una lunga battaglia legale, che non è ancora terminata, in cui la Provincia si è schierata a fianco della società e contro Aprilia. Tra il 2006 e il 2007 il Comune fa una serie di delibere per non ratificare il contratto, ma il Tar le annulla. Solo nel 2009 il Consiglio di Stato dirà che la protesta dei cittadini è legittima perché liberi di difendere gli interessi comunali. Controllando gli indici di comparazione tariffaria diffusi dalla Commissione nazionale per la vigilanza sulle risorse idriche, si scopre che quello del Lazio Meridionale è pari all’1,20 contro altre province in cui risulta anche molto più alto (Marche nord 1,77, Toscana Costa 1,84, ecc.). “Noi non stiamo dicendo che paghiamo più che nel resto Italia – spiega De Monaco – ma che rispetto alle nostre tariffe precedenti è un aumento insostenibile per molti cittadini di Aprilia già vessati dalla crisi. Le nostre tabelle dimostrano che l’aumento per una famiglia di tre persone è stato inizialmente del 136% e negli anni successivi di un altro 40%. Noi voteremo sì ai referendum perché l’acqua resti pubblica e i privati smettano di fare affari sulla nostra pelle”. La società Acqualatina risponde che in alcuni comuni ci può essere stato un aumento “a causa dell’adeguamento delle tariffe ad una unica per tutti i comuni coinvolti ”. A Latina, spiega una nota, “la tariffa risulta inferiore sia per l’uso domestico per prima abitazione (con un risparmio di 30 euro annui) che, ancor più, per l’uso domestico nella fascia tariffaria agevolata (con un risparmio di ben 105 euro annui )”. Ma quello che i cittadini contestano è che ad Aprilia, per esempio, i costi fissi per l’erogazione sono passati da 3 euro l’anno a 55. “Un confronto con la tariffa applicata dai precedenti gestori è difficile e fuorviante – spiega l’azienda – poiché la tariffa precedente non veniva applicata secondo un’articolazione tariffaria paragonabile a quella attuale, il che rende il confronto quanto mai inapplicabile”. Per quanto riguarda gli investimenti “dal 2003 ad oggi – continua la nota – Acqualatina ha investito oltre 100 milioni di euro per la manutenzione, l’efficientamento e l’ammodernamento delle reti e degli impianti in gestione, seppure la Conferenza dei sindaci abbia più volte dovuto ridimensionare l’ammonta - re di euro che il gestore è tenuto ad investire negli anni a causa dell’alto tasso di morosità, gran parte del quale relativo alle utenze del Comune di Aprilia”. Gli investimenti che Acqualatina avrebbe dovuto fare per contratto erano infatti pari a 146 milioni entro il 2008. Ma la cifra è ancora lontana, nonostante siano passati ormai 3 anni.

Il Fatto Quotidiano
7 giugno 2011

lunedì 6 giugno 2011

Le più frequenti domande sul nucleare e le risposte giuste

parte 2 e 3

Un estratto dalla manifestazione di Lanciano di Marzo 2011. Essenzialmente il professore Federico Valerio si occupa di ricerca sulla prevenzione dei tumori e gli effetti dell'incenerimento dei rifiuti e delle biomasse, ma oggi vorrrei farvi conoscere la sua posizione sul Nucleare.

Risposta di Prof. Federico Valerio pubblicato sulla Rete No Inc
direttore del Dipartimento di Chimica Ambientale dell'Istituto Tumori di Genova
il blog: http://soccorsambiente.blog.tiscali.it/

D: Perché rinunciare al nucleare se siamo circondati da centrali nucleari in Svizzera, Francia, Paesi dell'Est?

R: In un incidente nucleare di tipo 5, ( la situazione iniziale a Fukushima) l'area di evacuazione della popolazione è di 20 chilometri. In un incidente grave come quello attuale di Fukushima e di Chernobyl, di grado 7, il raggio di evacuazione è di 30 km. I nostri confini sono a distanza di sicurezza dalle centrali dei nostri vicini. Le dosi di radiazioni assorbite diminuiscono in modo esponenziale con la distanza dalla centrale in avaria. Pertanto fa una enorme differenza stare a 20 chilometri, a 200 e a 2000 chilometri da una centrale soggetta a grave avaria. Inoltre è la stessa proliferazione nucleare ad aumentare il rischio: maggiore è il numero di centrali in funzione e maggiore è la loro età media, maggiore è la probabilità di accadimento di incidente. Al momento la storia insegna che in 57 anni di utilizzo civile della energia nucleare e con 443 centrali in funzione nel mondo, ci sono stati tre gravi incidenti, con parziale fusione del nocciolo ( Three Mile Island, 1979, Chernobil, 1986, Fukushima, 2011), in media uno ogni 10 anni. E' un rischio d'impresa che nessuna assicurazione è disponibile a coprire!
Comunque, Germania e Svizzera sembra che abbiano definitivamente rinunciato a costruire nuove centrali e a non prolungare oltre al programmato la vita delle centrali già costruite.
Visti i costi in crescita per assicurazione, per la costruzione ( aumento dei costi delle materie prime e della maggiore sicurezza) e per lo stoccaggio delle scorie e i costi in calo per i risparmi energetici e le fonti rinnovabili, non si esclude che altri paesi seguano questo esempio.

Pontinia, l'osservatorio ecologico

Giorgio libralato di Ecologia e territorio si rivolge AL SIGNOR SINDACO DEL COMUNE DI PONTINIA proponendo di istituire l’osservatorio ecologico del territorio.

Questo è il post che troverete sul blog Pontinia ecologia e territorio:

Le notizie che continuano ad arrivare di degrado ambientale e di inciviltà relative al territorio comunale necessitano di uno sforzo e di un impegno notevole da parte delle Istituzioni interessate, delle associazioni ambientaliste, dei comitati locali, dei volontari e dei cittadini.
Questa esigenza è stata sintetizzata in modo encomiabile nel vincente programma elettorale della lista “Insieme per Pontinia, per Eligio Tombolillo sindaco”, in particolare nella parte relativa all’ambiente con riferimento ai punti:

G/3 – Attenzione e salvaguardia dell’ambiente verrà attuata tramite una efficiente ed efficace raccolta dei rifiuti differenziati. Attuazione di educazione ambientale; isole ecologiche fisse ed itineranti, volantinaggi ed assemblee cittadine e di quartiere rappresentano già un sicuro mezzo di sensibilizzazione per il raggiungimento della quota 60% della differenziata. Verrà inoltre istituito l’osservatorio ecologico del territorio, comprendendo anche canali e fiumi.
G/4 – E’ intendimento di questa Lista attivarsi per dare al nostro comune il riconoscimento nazionale di “COMUNE VIRTUOSO”.

Le cronache locali riportano del sequestro dei fanghi effettuato dalla Polizia Provinciale e dall’Arpa, ma anche di continui roghi, anche oggi, di emissioni moleste con incenerimento (illegale?) di vari tipi di materiali. Per questi motivi si chiede e si propone di attuare i punti del programma elettorale sopra elencati. Per esempio coinvolgendo le associazioni che da anni hanno fatto un encomiabile lavoro di difesa del territorio, sensibilizzazione ambientale, sostituendosi al vuoto o allo scarso lavoro istituzionale oppure in collaborazione con le stesse. Ma anche i cittadini competenti come hanno dimostrato nel corso di questi anni.

Passando all’atto pratico, dopo l’espletamento della nomina della giunta, con la sintesi del risultato elettorale e dei partiti che compongono la maggioranza (pd e udc), sarà opportuno valorizzare anche tutti i candidati che hanno contribuito alla vittoria di “insieme per Pontinia” anche se non eletti.

Quindi la proposta di affidare deleghe o di incarichi (al di fuori della giunta appannaggio dei partiti) ai vari Ronci, Sellacci, Cima, Cappelli e Ciocca e di nominare subito il referente dell’osservatorio ecologico affinché possa insediarsi entro il mese di giugno. Magari appunto da scegliere tra le persone che hanno dimostrato particolare capacità e sensibilità in materia ambientale, come Fabiana Cappelli, Paolo Cima e Gianpaolo Danieli. Il vento di rinnovamento che si respira oggi in Italia partito dai comitati di cittadini, per la difesa del bene comune, della salute pubblica, dell’ambiente, dei posti di lavoro, dei diritti civili e sociali, della democrazia dalla raccolta di milioni di firme si può concretizzare anche a Pontinia. Valorizzando appunto anche quelle persone e quelle associazioni che pur riconoscendosi nel programma elettorale “insieme per Pontinia” non fanno parte dei partiti pd e udc.

Ringraziando per l’attenzione si inviano distinti saluti. Pontinia 02 giugno 2011 Giorgio Libralato

domenica 5 giugno 2011

Pontinia 9-10 Giugno: serate di festa per sostenere i referendum

L'importanza della parola referendum, in un'era nella quale la sovranità popolare vacilla, ha una eco che arriva lontano, portando con se la possibilità di un cambiamento epocale.

Il 12 e 13 giugno saremo chiamati a votare per i 4 quesiti che riguardano: la privatizzazione dell'acqua, i profitti sull'acqua, l'energia nucleare e il legittimo impedimento.
Quesiti che rivoluzioneranno il nostro modo di vivere la quotidianità e di vedere il futuro se non verranno abrogati con dei “SI”.

Data l'estrema importanza di fare informazione, l'associazione Culturale Cantiere Creativo con il contributo del comune di Pontinia e in collaborazione con Giorgio Libralato dell'associazione Ambientalista Ecologia e Territorio, ha deciso di organizzare due giornate di sensibilizzazione il 9 e 10 giugno attraverso la visione di film e documentari: Il Caimano, di Nanni Moretti, Flow.Per Amore dell'acqua di Irena Salina, Fall-out di Daria De Benedetti e concerti di musica dal vivo con Wild Hogs Blues Band (Pontinia), Alwaro Negro (Pontinia-Sabaudia) e DoctorBrain (Sezze).

Durante le due serate saranno presenti i partiti politici e le associazioni di Pontinia favorevoli ai SI per il referendum, che con il loro contributo informeranno i cittadini sui quesiti referendari.

Una vera e propria festa di chiusura della campagna referendaria, in conclusione di un percorso d'informazione che ci ha accompagnato già da il CinedocuForum fino a questo ultimo mese, impegnati in piazza Indipendenza a distribuire materiale informativo sull'acqua pubblica e contro il nucleare.

La programmazione delle due giornate presso il "Parco Dell'Unità d'Italia" (Central Park) in Viale Italia a Pontinia:

Giovedì 9 Giugno:


ore 19.00 proiezione del film : Il Caimano di Nanni Moretti
ore 21.00 Wild Hogs Blues Band (Blues)
ore 21.45 Alwaro Negro (Surf Rock)

Venerdì 10 Giugno:

ore 20.00 proiezione del film: Flow. Per amore dell'acqua di Irena Salina
ore 21.30 Proiezione documentario Fall-Out concerto DoctorBrain (Rock Italiano)

Il Cantiere Creativo vi aspetta!!!

Partecipa su Facebook: Evento

mercoledì 1 giugno 2011

Discariche «sorvegliate»


Pontinia, la proposta di Libralato dopo il sequestro dei fanghi

Ecologia e territorio scrive alla Regione: i liquami tossici vanno rimossi

Quello dei fanghi tossici rinvenuti nel territorio di Pontinia è solo l’ultimo attacco all’ambiente avvenuto nelle campagne pontine. Infatti, negli ultimi anni, soprattutto la campagna, è stato il luogo ideale per abbandonare rifiuti, per dare spazio al centro di compostaggio e a l l ’azienda Sep. Oltre a ciò, sempre nelle campagne del comune di Pontinia, si prevedono i grandi impianti fotovoltaici, la famosa centrale Turbogas e quella a biomasse. Insomma, mentre il centro città mantiene la sua identità la periferia sta per essere sfruttata da progetti e situazioni che rischiano di allontanarla per sempre dalla sua vocazione agricola. Proprio per tutelare ciò è intervenuto ancora una volta Giorgio Libralato, del movimento Ecologia e Territorio. «Data la ripetitività e la gravità degli episodi di abbandono di rifiuti – si legge in una sua nota inviata alla Regione Lazio, alla Provincia di Latina e al Comune di Pontinia – ci si deve immediatamente attivare per l’installazione di telecamere per sorvegliare il deposito continuo di materiale vario lungo la discarica abusiva della Migliara 49, dell’area dei Gricilli e della Sorgente Fontana di Muro». Di certo la video sorveglianza in tutta la campagna di Pontinia è un’opera costosa e difficilmente realizzabile. Quello che si dovrebbe fare al più presto, invece, è dotare di telecamere le zone in cui, con una ripetitività che si manifesta ormai da anni, si verificano in maniera continuativa episodi di abbandono di vario materiale come gomme di autocarri, materiale di scarto dell’agricoltura ed eternit. Per adesso le 272 tonnellate continuano a rimanere sul terreno sequestrato all’Azienda Fondana Allevamenti. Probabilmente la Polizia Provinciale solleciterà un’ordinanza al Comune di Pontinia affinché si proceda il prima possibile alla bonifica dell’area. In tutto ciò, però, rimane il problema del difficile controllo delle campagne dai continui attacchi da parte di persone che poco hanno a cuore il bene del proprio territorio e dello sviluppo agricolo della città.

Articolo di Riccardo A. Colabattista pubblicato su Latina Oggi 1 giugno 2011

Leggi anche l'articolo del 31 maggio su Latina Oggi

Fanghi tossici sull'Ufente


Fanghi tossici sul fiume Ufente a Pontinia: Legambiente chiede bonifica immediata dell'area.

“Dopo il sequestro serve una bonifica immediata, i liquami non debbono continuare a inquinare la falda e mettere a rischio l'agricoltura e il fiume -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio- Ancora una volta le forze dell'ordine e la magistratura operano per garantire la salute dei cittadini e dell'ambiente, ora speriamo che diano risultati definitivi anche le indagini sulle modalità di trasporto dei fanghi e accertare eventuali altri abusi. Seguiremo la vicenda con attenzione, anche valutando un nostro esposto in merito”.

Così Legambiente commenta il sequestro di un terreno di quasi mille metri della “Fondana Allevamenti” effettuato qualche giorno fa a Pontinia dalla Polizia Provinciale e dall’Arpa. Circa duecentosettantadue tonnellate di fanghi provenienti da un’azienda casearia di Marcianise, senza alcune trattamento specifico, erano accatastati a pochi metri dal fiume Ufente. L’azienda pontina, infatti, pur avendo un permesso a trattare questo tipo di fanghi, non lo faceva secondo le dovute prescrizioni, stoccando di fatto il materiale senza alcun trattamento, ad una distanza dal corso d'acqua inadeguata.

“Il ritrovamento di fanghi a Pontinia è l'ennesima dimostrazione di quanto anche la provincia di Latina sia purtroppo crocevia per il traffici di rifiuti pericolosi, con un fiorire continuo di discariche abusive -afferma Marco Omizzolo, coordinatore provinciale di Legambiente a Latina-. Un territorio colpito dal fenomeno delle ecomafie che con il ciclo dei rifiuti, del cemento e delle agromafie spadroneggiano inquinando un ambiente invece meraviglioso e da tutelare ed espone a rischi gravissimi la salute della collettività”.

Ufficio stampa Legambiente Lazio
06.85358051-77 - stampa@legambientelazio.it
www.legambientelazio.it

Nucleare, troppi segreti

La protesta in Piemonte rilancia il problema anche per le centrali pontine
L’ultima protesta è di questi giorni, a meno di tre settimane dal referendum sull’energia atomica. E’ esplosa in Piemonte, ma è emblematica anche per Latina e il Garigliano. Riguarda il trasporto su treni speciali, da Vercelli fino in Francia, di carichi di scorie nucleari provenienti dalla centrale di Trino e dal deposito Avogadro di Saluggia. Naturalmente la gente non contesta i viaggi in sé, verso l’impianto di trattamento di La Hague: sa bene che sono indispensabili per smaltire tutti i materiali pericolosi accumulati da decine di anni. Ma vuole essere informata. Quei trasporti per ferrovia sono ad alto rischio, tanto che le prefetture delle province attraversate hanno predisposto un complesso sistema di emergenza, con tre gradi di pericolo, per garantire interventi rapidi in caso di incidenti. Solo che gli abitanti sono stati tenuti all’oscuro di tutto: non sanno quando passano i convogli e non sanno cosa fare se scatta l’allarme. Perfino i sindaci, finora, ne hanno ricevuto comunicazione con appena uno o due giorni di anticipo: troppo tardi per qualsiasi iniziativa concreta. Il piano di sicurezza prevede, infatti, che soltanto in caso di pericolo «molto grave», il terzo livello, la popolazione «sia immediatamente informata dalle autorità locali». «Ma a quel punto – protestano molti sindaci e i comitati dei cittadini – sarà troppo tardi per poter davvero adottare forme efficaci di tutela, con il coinvolgimento degli abitanti. E’ ovvio che il trasporto si deve fare, ma la gente va avvisata per tempo». «E’ un contributo alla trasparenza su un pericolo serio», sintetizza in particolare Emilio Chiaberto, sindaco di Villar Fioccardo. Ecco il punto: trasparenza e coinvolgimento della popolazione. Lo stabiliscono, tra l’altro, precise norme europee. Ed è un problema non solo piemontese. Al contrario: è l’ennesima dimostrazione di come, in fatto di nucleare, i cittadini siano sempre gli ultimi a «sapere». Il referendum nasce anche da qui: la gente vuole essere messa al corrente e vuole dire la sua. Ecco perché questa protesta «piemontese» conta anche per Latina e per il Garigliano, le due centrali «pontine» dove restano tuttora materiali radioattivi di vario livello. Tra l’altro, anzi, la maggior parte delle scorie che stanno partendo per la Francia vengono proprio dall’impianto del Garigliano: è il combustibile trasferito a suo tempo nel deposito di Saluggia, nell’ambito delle operazioni di decomissioning. Ecco, la centrale del Garigliano. Entrata in funzione nel 1964, ha cessato l’attività nel lontano 1978, tuttavia dopo ben 33 anni di fermo il piano di smantellamento non è stato ancora completato e i costi continuano ad aumentare. La bonifica totale del sito era prevista inizialmente per il 2016, ma la data è saltata: il nuovo termine è stato fissato per il 2021, anche se la Sogin, la società che si sta occupando dei lavori, sostiene ora di poter anticipare i tempi al 2019, tra otto anni. E con i tempi è lievitato anche il costo finale: secondo notizie di stampa attribuite alla stessa Sogin, si parla di almeno 450 milioni di euro. Forse di più. Una cifra che fa saltare i preventivi di spesa resi noti nel 2004 per il decomissioning di tutti i siti nucleari italiani: le centrali di Caorso, Trino, Latina e Garigliano, il deposito di Saluggia, i due impianti del ciclo del combustibile della Casaccia a Roma, quelli di Bosco Marengo (Alessandria) e di Trisaia (Matera) e i centri o laboratori di ricerca di Pisa ed Ispra. Secondo quel «bilancio», la spesa globale, inclusa la costruzione del deposito unico nazionale per le scorie, si aggirava sui 3,3 miliardi di euro: 864 milioni per i «siti minori» e il resto, pari a circa 2,5 miliardi, per le quattro centrali più il maxi bunker definitivo per gli 80 mila metri cubi complessivi di materiali da mettere in sicurezza. Ma tenendo conto della rivalutazione dopo sette anni da quella stima e, soprattutto, se solo per il complesso del Garigliano occorrono dai 450 ai 500 milioni, appare chiaro che la previsione fatta non basterà probabilmente nemmeno per il decomissioning delle quattro centrali dismesse che, a una media di 500 milioni l’una, «si mangiano» tutti o quasi i 2,5 miliardi previsti. Resta fuori, quanto meno, il deposito nazionale, che ha un costo enorme. Secondo l’agenzia «Zona Nucleare», che si occupa specificamente di questi problemi, ad esempio, tenendo conto anche di altri oneri (come i rimborsi all’Enel e all’Ansaldo per la decisione di abbandonare l’energia atomica dopo il referendum del 1987), il costo finale dovrebbe arrivare in realtà a molto più del doppio. Un costo che pesa sulle tasche di tutti gli italiani: viene coperto con i 6 centesimi di euro su ogni kilowatt della bolletta Enel di ciascun utente. Una specie di «nuclear tax» introdotta nel maggio del 2001 da un decreto del governo Amato per venti anni, fino al 2021. Anzi, secondo altri calcoli citati sempre da «Zona Nucleare», includendo anche i prelievi effettuati fin dal 1989 sempre sulle bollette elettriche, si potrebbero sfiorare i 10 miliardi di euro. D’altra parte non c’è da stupirsi di questa spesa enorme: negli Stati Uniti, soltanto per gli studi preliminari e per il progetto del maxi deposito sotterraneo da realizzare sotto il Monte Yucca (160 chilometri a nord ovest da Las Vegas, nel Nevada) sono stati spesi 7 miliardi di dollari e per la costruzione (valutazione 2003) erano stati previsti 58 miliardi. A far lievitare i costi fino a queste cifre, a parte ritardi burocratici, contrattempi, problemi vari che non mancano mai in Italia, è in particolare proprio la mancanza del sito di stoccaggio nazionale: più passa il tempo, più aumentano le spese di «mantenimento» dei vari impianti. Inclusa ovviamente la centrale del Sabotino, a Latina, che è da anni in fase di smantellamento ad opera della Sogin e dove dal novembre del 2008 si sta realizzando un «deposito di transito»: una costruzione di 25 mila metri cubi (equivalente, per intendersi, a un palazzone con 85 appartamenti di cento metri quadrati ciascuno) destinata allo stoccaggio dei materiali radioattivi e che dovrebbe essere completato entro quest’anno. E proprio questo «deposito», insieme ai «resti» della centrale, introduce il problema della sicurezza. Quando il reattore era attivo, funzionava, almeno sulla carta, un piano di emergenza in caso di incidenti o fughe di radioattività. «Sulla carta» perché, in realtà, a Latina la popolazione non ne è mai stata neanche informata: in una situazione d’emergenza, nessuno avrebbe saputo cosa fare. Nemmeno a Borgo Sabotino, distante appena un chilometro dall’impianto. Proprio come accade ora con i treni che trasportano in Francia i materiali depositati a Trino e a Saluggia. Chiusa la centrale, di quel piano non si è neanche più parlato. Nella relazione presentata al Comune di Latina, la Sogin riserva un capitolo anche alla «sorveglianza ambientale» e, dunque, alla tutela. Si tratta, in sostanza, di una serie di indagini condotte per un raggio di tre chilometri intorno all’impianto per controllare eventuali anomalie «dal punto di vista radiologico». Nel 2008, ad esempio, la società assicura che oltre al campionamento continuo del pulviscolo atmosferico, del fall out e dell’acqua di mare sia nel canale di scarico che in quello di adduzione, sono stati fatti 4 campionamenti sull’erba, 5 sulla sabbia, 3 dei sedimenti marini, 2 sui sedimenti di acqua dolce (ad esempio, nel fiume Astura), 65 nell’acqua di falda, 1 sul latte, 2 sulla verdura a foglia larga, 2 sul pesce e 2 sui molluschi. Sempre con esiti «normali». Solo che a fare questi accertamenti è, appunto, la Sogin. Ovvero, la società controlla se stessa. «Mentre logica vorrebbe – denunciano da anni Legambiente, Greenpeace ed altre organizzazioni ambientaliste – che questo compito fosse affidato ad una autorità di sicurezza indipendente. Una commissione tecnico-scientifica autonoma, ad esempio, slegata anche dalla politica». Sembra il minimo. Eppure non risulta che le istituzioni locali, a cominciare da Comune e Provincia, abbiano mai fatto propria questa istanza.

Articolo di Emilio Drudi pubblicato su Latina Oggi 1 Giugno 2011

Immagine tratta dal sito: http://www.direttanews.it

domenica 29 maggio 2011

Pontinia comune Denuclearizzato. Il voto di Giugno e il ritorno all’acqua pubblica.

L’associazione Culturale Cantiere Creativo promuove i referendum del 12 e 13 Giugno tutti i venerdì dalle ore 9.00 alle 13.00 in Piazza Indipendenza a Pontinia. Da venerdì 20 Maggio è iniziato l’appuntamento fisso con l’informazione referendaria per distribuire materiale a favore del ritorno all’acqua pubblica e contro l’insediamento d’impianti nucleari per la produzione d’energia elettrica. L’associazione da Marzo è entrata a far parte del “Comitato pontino per i SI” costituitosi a Latina, per difendere il diritto di un bene indispensabile e vitale come l’acqua e a ribadire a gran voce la contrarietà al nucleare. Un segnale forte per la comunità di Pontinia è stato il percorso di sensibilizzazione con il CineDocuForum nel teatro Fellini con la visione del film di Irena Salina: “Flow. Per Amore dell’Acqua”. Il documentario, il quale pensiamo di ripresentare prossimamente, è destinato a rivoluzionare la scaletta delle priorità su i problemi più importanti nel prossimo futuro. L’Acqua potrebbe diventare “l’Oro Blu” del domani. Oltre al film, a descrivere un settore controllato da gruppi affaristici che fanno profitto speculando sulle risorse del pianeta, ne parla anche Roberto Lessio nel suo libro: “All’Ombra dell’Acqua”, presentato al circolo Arcobaleno di Legambiente venerdì 20 Maggio. I referendum sono una scelta, l’esito cambierà assolutamente il mondo di domani. Allo stesso modo sulla questione nucleare, seguiamo un copione scritto già 32 anni fa con l’incidente della centrale di Three Mile Island negli USA (1979), seguita dal disastro di Cernobyl (1986) e per ultimo Fukushima (2011), dove gli abitanti del distretto sono costretti ad abbandonare chissà per quanti anni le proprie abitazioni. Per i milioni di cittadini di Tokyo che vivono sotto l’incubo degli effetti nefasti della radioattività, senza dimenticare gli effetti di Chernobyl che continuano a mietere vittime nell’indifferenza totale dei mezzi di comunicazione. Noi non vogliamo restare indifferenti, perciò affermiamo la necessità d’informazione nel nostro piccolo paese come Pontinia, piccolo ma che alla base possiede ottime potenzialità. Ricordiamo per esempio, l’impegno dell’associazione Pontinia Ecologia e Territorio di Giorgio Libralato che nel mese di Settembre ha organizzato un dibattito pubblico con il professore Bielorusso Yuri Bandazhevsky e il progetto mondo in cammino di Massimo Bonfatti, dove con la partecipazione di Greenpeace, levento ha avuto un feedback nazionale. Indiscutibile l’impegno dell’amministrazione comunale nel votare un regolamento per la zona industriale di Mazzocchio, attraverso lo strumento del RIR (Rischio Incidente Rilevante), dove si stabilisce il divieto d’attività industriali le quali impiegano isotopi radioattivi. Pontinia secondo le leggi è un comune Denuclearizzato, per tale, è importante esprimere la contrarietà anche attraverso lo strumento del referendum.

pubblicato sul Il Settimanale di Latina in data 28 Maggio 2011

Gianpaolo Danieli

sabato 28 maggio 2011

TURBOGAS E BIOMASSE, INCUBO A MAZZOCCHIO

di Roberto Tartaglia

Nonostante l'interesse suscitato dalle recenti elezioni comunali, i cittadini di Pontinia non dimenticano le questioni più importanti per la collettività che richiedono urgenti interventi amministrativi. Prima fra tutte la questione delle centrali a turbogas e biomasse nella zona di Mazzocchio.

Fra le varie voci si distingue, senza dubbio, quella di Giorgio Libralato, da sempre impegnato in prima linea su questo fronte. Libralato fa un breve excursus ricordando che "il TAR di Latina ha già riconosciuto le rimostranze avanzate dal Comune di Pontinia, considerando la centrale a turbogas tra quelle soggette alla Direttiva Seveso e, quindi, a rischio di incidente rilevante (come da D.Lgs. 334/99)". Ciò vuol dire che si tratta di una di quelle strutture che riportano un rischio di danni in grado di estendersi anche all'ambiente circostante, con conseguenze negative su aziende, abitazioni, coltivazioni ed infrastrutture limitrofe. Poi Libralato ricorda gli incidenti ed i danni da essi provocati negli ultimi anni da simili installazioni. Partendo dalle decine di morti di Viareggio, Middletown, Connecticut e Texas. Anche nella zona di Mazzocchio, anni fa ci fu un incendio che ha divorato un capannone industriale, centro di compostaggio di metallo, carta e plastica. Se la centrale ci fosse stata, si sarebbe trovata a meno di 100 metri dalle fiamme. Anche il 20 Aprile 2010 ha visto un incidente in zona: il ribaltamento di una pericolosissima autocisterna contenente circa 230 quintali di GPL. E poi, un anno dopo, lo scorso 21 Aprile c'è stato un nuovo incendio nel centro di compostaggio dell'umido, spento con qualche difficoltà. A dar vita all'episodio un'autocombustione dei materiali organici che si trovavano nel capannone di miscelamento che ha creato allarme e problemi alle residenze limitrofe. Il presidente del comitato cittadino, Luigi Cellini, denunciò alle autorità l'assenza di condizioni di sicurezza adeguate che possano permettere un intervento immediato e risolutivo in simili circostanze. A suo tempo Cellini scrisse: "Prima dell'arrivo dei pompieri alcuni operai hanno tentato di spegnere le fiamme con normali getti d'acqua, ma inutilmente. E se i vigili fossero giunti in ritardo? E se quel fumo conteneva sostanze tossiche? Chi doveva dircelo?". "Basteranno queste esperienze negative per usare la logica e il buon senso - si chiede oggi Libralato -, oppure dovremmo subire l'inquinamento e il degrado ambientale della centrale a turbogas o a biomasse?"

Fonte articolo: http://www.onirikaedizioni.it

Il ‘petrolio del terzo millennio’

Dal sito Informare Per Resistere:

Oligopolio dell’Acqua e Referendum

Il video in coda tratta un tema che di questi tempi ci interessa da vicino: il piano con cui una manciata di società private starebbe progettando di assumere il controllo di ciò che il presidente della Nestlè ha avuto modo di definire il ‘petrolio del terzo millennio’, cioè la comune acqua.

“La Nestlè ha lanciato in Canada la proposta di creare una ‘borsa mondiale dell’acqua’, soggetta alle stesse regole della borsa per gli altri prodotti, che consentirebbe quindi a poche multinazionali di avere il controllo completo sull’acqua che finisce sulle nostre tavole, ma anche su quella che esce dal rubinetto, se l’acqua venisse privatizzata.

Nestlè è l’azienda numero uno per il mercato mondiale delle acque minerali, quindi la proposta non è per niente disinteressata (solo in Italia sono parte del gruppo Nestlè le seguenti marche: Claudia, Giara, Giulia, Levissima, Limpia, Lora Recoaro, Panna, Pejo, Terrier, Pracastello, San Bernardo, San Pellegrino, Sandali, Tione, Ulmeta, Vera).”

Tornando al video, Michael Braverman – produttore tv americano venuto incidentalmente a conoscenza di una serie di dettagli concernenti il ‘progetto’ di cui si diceva – descrive nella trasmissione radiofonica di Alex Jones le grandi manovre con cui negli USA avrebbe già avuto inizio la delirante ‘scalata’ ai giacimenti idrici.

Sebbene Jones smorzi un pò la portata della denuncia appesantendola con qualche perla di sciovinismo a stelle e strisce, resta indubbia la gravità di uno scenario che – se confermato - comporterebbe conseguenze nefaste, fissando nuovi pericolosi ‘standard’ in materia di mercificazione.

A tal proposito, tra pochi giorni i cittadini italiani avranno la preziosa opportunità di esprimere la loro posizione in merito alla privatizzazione della acqua. Quesito non meno cruciale di quello riguardante la energia atomica, che però probabilmente sarà cassato grazie a una delle ultime cialtronerie mascherate da decreti che hanno contraddistinto il governo in carica.

Se gli italiani si esprimessero positivamente sulla abrogazione della legge che legittima la mercificazione della acqua pubblica, il crack delle uova rotte nei panieri degli speculatori riecheggerebbe per tutta l’Europa e il mondo intero, anche perché in futuro il nostro esempio potrebbe ispirare molte altre popolazioni interpellate sugli stessi temi.

Chi ancora dubiti che l’acqua privatizzata sia una grossa fregatura nel breve termine, provi a chiedere ai cittadini delle località italiane dove il (dis)servizio è attivo da qualche tempo. Chi non abbia chiari i probabili risvolti a lungo termine, rifletta sui normali alimenti, solo fino a un secolo fa del tutto naturali ed oggi in larga parte inquinati da sostanze chimiche tanto più nocive alla salute umana, quanto più giovevoli alla salute finanziaria delle imprese produttrici. E’ una storia vecchia. Nella giungla del ‘libero mercato’ presto o tardi emergono pochi soggetti dominanti che dopo avere fagocitato ogni concorrente creano un cartello economico ed usano le loro risorse finanziarie per corrompere la politica e dettare le proprie condizioni-capestro ai consumatori e agli stessi stati (chi ha detto Monsanto?).

Mi rendo conto che per una politica colpevole di bancarotta fraudolenta e capace di governare solo accumulando debiti, mettere tutto nelle mani dei privati sarebbe oggi la via più comoda. Troppo facile. Si rimbocchino le maniche e facciano in modo di garantirci un servizio pubblico di prima qualità, perché è l’unica soluzione accettabile.

Ciò detto, mi sembra superfluo specificare la importanza del momento. I nostri singoli SI del 12 e 13 Giugno saranno necessari, ma non sufficienti. Affinché il referendum possa essere considerato valido dovranno esprimersi circa 25 milioni di aventi diritto al voto. 25 milioni vuol dire: tutti i cittadini informati, lungimiranti e responsabili d’Italia … più altri 15 milioni circa. Insomma, se la questione ci sta a cuore, dovremmo darci da fare per coinvolgere famigliari, amici, conoscenti che senza il nostro intervento diserterebbero le urne.

Si tratta di una presa di posizione sicura, trasparente, non strumentalizzabile. Invisa alla intera combriccola del potere, prova ne sia il compatto oscuramento con cui mass media e politica (salvo riluttanti eccezioni) stanno cercando di boicottare il referendum. Chi voterà SI avrà la ragionevole certezza di averlo fatto nel proprio esclusivo interesse e contro la logica del ricatto, del profitto, della anti-democrazia. Il che non è poco, in questi tempi di mistificazioni e trappole culturali.

P.S. Per completezza cito anche il quesito sul legittimo impedimento del premier, con cui lo elettorato – votando SI - potrà rendere un pò meno facile la vita di chi è convinto che ricoprire una carica istituzionale equivalga ad avere un super-potere in stile Marvel Comics.


martedì 24 maggio 2011

“Le ragioni del SI per l'acqua pubblica”, seminario al Larus Legambiente di Sabaudia

Sabato 21 Maggio, Legambiente ha organizzato con la collaborazione del coordinamento provinciale e di tutti i circoli Legambiente della provincia di Latina, presso la sala conferenze del Museo Emilio Greco di Sabaudia un seminario formativo dal titolo:
“Le ragioni del SI per l'acqua pubblica”.

L'iniziativa ha visto la presenza, in qualità di relatori, di TONINO MANCINO, membro del FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA PUBBLICA e di ELVIO ZANNELLA. Durante il seminario è stato proiettato un eloquente filmato prodotto da Legambiente e dal forum nazionale dei movimenti per l'acqua pubblica sulle conseguenze drammatiche che nel mondo ha prodotto la gestione privatistica delle risorse idriche.

Considerando la scadenza referendaria del 12 e 13 di giugno, il circolo Larus ha ritenuto importante organizzare un seminario in cui fornire a tutti, attivisti e non, informazioni utili per continuare, sostenendo il SI al relativo quesito referendario, la battaglia per la ripubblicizzazione in Italia dell'acqua quale bene comune fondamentale alla vita. La stessa gestione privatistica e speculativa dell'acqua in provincia di Latina ad opera della società AcquaLatina palesa, nei suoi risultati inconfutabili e nella sciagurata gestione del problema arsenico da parte della stessa società, l'urgenza di un ritorno alla gestione pubblica e democratica delle risorse idriche. L'acqua è un bene comune fondamentale alla vita e non può essere privatizzato.

Continua a leggere sul sito: http://www.laruslegambiente.it







Pontinia: banchetti informativi su Referendum 12-13 Giugno

Da venerdì 20 Maggio in Piazza Indipendenza dalle ore 9.00 con il banchetto informativo sul referendum del 12-13 Giugno.

L’associazione Culturale Cantiere Creativo promuove i referendum del 12 e 13 Giugno tutti i venerdì dalle ore 9.00 alle 13.00 in Piazza Indipendenza a Pontinia. Da venerdì 20 Maggio fino a venerdì 10 Giugno ci troverete con un banchetto informativo per distribuire materiale a favore dell’acqua pubblica e contro il nucleare. Riteniamo importante diffondere l’informazione dei quesiti referendari, le modalità di voto e gli argomenti inerenti ai referendum attraverso il materiale fornitoci dal Forum dei movimenti dell’acqua pubblica e da Legambiente. L’associazione da Marzo è entrata a far parte del Comitato costituitosi a Latina (Comitato pontino per i SI), per difendere il diritto di un bene indispensabile e vitale come l’acqua e a ribadire a gran voce la contrarietà d’impianti nucleari sul territorio nazionale. Il percorso di sensibilizzazione già iniziato ad Aprile attraverso l’incontro del cinedocuforum nel teatro Fellini con il film di Irena Salina: “Flow. Per Amore dell’Acqua”, è stato un segnale forte per la comunità di Pontinia. Il documentario della regista è destinato a rivoluzionare la scaletta delle priorità su i problemi più importanti nel prossimo futuro. L’Acqua potrebbe diventare “l’Oro Blu” del domani. Il film allarga la visione, descrivendo un mondo controllato da gruppi affaristici, che fanno profitto speculando sulle risorse del pianeta. L’Acqua, appunto, un bene assai più raro di quanto crediamo. Vitale per l’uomo. I referendum sono una scelta, l’esito cambierà assolutamente il mondo di domani. Allo stesso modo sulla questione Nucleare. Dopo 24 anni siamo di nuovo chiamati a votare un quesito referendario contro l’installazione d’impianti nucleari in Italia. Seguiamo sempre lo stesso copione, la storia ci dimostra con i fatti che non possiamo ripetere sempre lo stesso sbaglio. In questi mesi siamo rimasti sconvolti dal dramma degli abitanti del distretto di Fukushima, costretti ad abbandonare chissà per quanti anni le proprie abitazioni. Per i milioni di cittadini di Tokyo che ancora oggi vivono sotto l’incubo degli effetti nefasti della radioattività, senza dimenticare gli effetti di Cernobyl che continuano a mietere vittime nell’indifferenza totale dei mezzi di comunicazione, ma noi non vogliamo restare indifferenti, perciò affermiamo la necessità d’informazione nel nostro piccolo paese come Pontinia, piccolo ma che alla base possiede ottime potenzialità. Ricordiamo per esempio l’impegno dell’associazione Pontinia Ecologia e Territorio di Giorgio Libralato che nel mese di Settembre ha organizzato un dibattito pubblico con il professor Yuri Bandazhevsky dove c’è stata anche la partecipazione di Greenpeace, l’impegno dell’amministrazione comunale nel votare un regolamento per la zona industriale di Mazzocchio, attraverso lo strumento del RIR (Rischio Incidente Rilevante), dove si stabilisce il divieto d’attività industriali di produzione e ricerca, le quali impiegano isotopi radioattivi, apparecchi contenenti dette sostanze ed apparecchi generatori di radiazioni ionizzanti. Pontinia secondo le leggi è un comune Denuclearizzato, per tale è importante esprimere la contrarietà anche attraverso lo strumento del referendum. Per ultimo aggiungiamo che data la minimizzazione dei rischi e la censura che il Governo con i mezzi d’informazione come la Rai (vedi il caso Mariachiara Alberton, ricercatrice EURAC), stanno apportando, riteniamo indispensabile scendere in strada per diffondere il più possibile le informazioni utili per il voto di Giugno.

Cantiere Creativo

Evento Facebook

giovedì 12 maggio 2011

Giochi parlamentari, salviamoci il Referendum

Questi qua......

- il 13 aprile 2011 hanno votato l'impunità per il loro capo facendoci credere di averlo fatto per il bene di noi cittadini. con 314 voti a favore

- hanno la pensione garantita di 3.100 euro al mese lavorando 5 anni.
- noi lavoreremo fino ai 65 anni per avere una pensione forse pari a metà dello stipendio.

- Questi qua beneficiano gratis di aereo, treno, autostrada, cinema, ristoranti, ecc.
- noi paghiamo anche la c
arta igienica dei figli a scuola.

- Questi qua hanno la casa in affitto in centro a Roma a 500 al mese.
- noi abbiamo un mutuo fino alla terza età


Il 12 e il 13 giugno pensate di a
ndare al mare?

Fate girare questo messaggio!!!!

E' molto importante per me, per te, per i tuoi amici, per i tuoi figli e per i tuoi nipoti, presentarsi al referendum abrogativo del 12-13 giugno 2011. E' l'unico strumento, oltre alle elezioni, che ci fa sentire parte attiva di questo stato.

Il referendum avrà quattro quesiti, uno pi importante dell'altro. Ve li elenco in maniera molto molto stringata. Per ogni approfondimento andate qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_abrogativi_del_2011_in_Italia

Primo quesito (Acqua)
Vuoi eliminare la legge che d'affidamento a soggetti privati o privati/pubblici la gestione del servizio idrico?

Secondo quesito (Acqua) Vuoi eliminare la legge che consente al gestore di avere un profitto proprio sulla tariffa dell'acqua, indipendente da un reinvestimento per la riqualificazione della rete idrica?

Terzo quesito (Centrali Nucleari) Vuoi eliminare la legge che permette la costruzione di centrali nucleari sul territorio italiano?

Quarto quesito (Legittimo Impedimento) Vuoi eliminare la legge che permette al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri di non comparire in udienza penale durante la loro carica?

Come per ogni referendum bisognerà raggiungere il quorum. 25 milioni di persone, il 50% degli aventi diritto, dovrà recarsi alle urne per rendere il referendum valido.

La vera unità di noi tutti per far valere i nostri diritti di cittadini, capaci di dare una forte risposta a leggi che remano contro di noi.

RICORDA:
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Pubblicizziamo questi argomenti:

RICORDATEVI CHE DOVETE PUBBLICIZZARLO VOI IL REFERENDUM... perch
è non saranno fatti passare gli spot ne' in Rai ne' a Mediaset.

Vi ricordo che il referendum passa se viene raggiunto il quorum. E'
necessario che vadano a votare almeno 25 milioni di persone


Il referendum non sarà pubblicizzato in TV.

I cittadini, non sapranno nemmeno che ci sarà un referendum da votare il 12 giugno.

QUINDI : I cittadini, non andranno a votare il referendum.

Vuoi che le cose non vadano a finire cosi ? Copia-incolla e pubblicizza il referendum a parenti, amici, conoscenti e non conoscenti. Passaparola!