sabato 3 gennaio 2009

Le biomasse

Prima di tutto occorre inquadrare il tema. Cosa si definisce oggi per biomassa.
La risposta non è semplice. Ci sono in sostanza numerose fonti normative, in parte sovrapposte.

Il DPCM 8 marzo 2002, ora trasposto nel testo unico ambientale, il quale stabilisce all’allegato III come individuare le biomasse combustibili e le loro condizioni di utilizzo in impianti industriali e termici:

1.Tipologia e provenienza

a) Materiale vegetale prodotto da coltivazioni dedicate;
b) Materiale vegetale prodotto da trattamento esclusivamente meccanico di coltivazioni agricole non dedicate;
c) Materiale vegetale prodotto da interventi selvicolturali, da manutenzioni forestali e da potatura;
d) Materiale vegetale prodotto dalla lavorazione esclusivamente meccanica di legno vergine e costituito da cortecce, segatura, trucioli, chips, refili e tondelli di legno vergine, granulati e cascami di sughero vergine, tondelli, non contaminati da inquinanti, aventi le caratteristiche previste per la commercializzazione e l’impiego;
e) Materiale vegetale prodotto dalla lavorazione esclusivamente meccanica di prodotti agricoli, avente le caratteristiche previste per la commercializzazione e l’impiego.

2. Condizioni di utilizzo

La conversione energetica delle biomasse di cui al punto 1 può essere effettuata attraverso la combustione diretta, ovvero previa pirolisi o gassificazione.

Con il testo unico la definizione è la medesima, salvo la specifica "non contaminati da inquinanti" che è stata aggiunta alla lettera d). Inoltre tra le biomasse sono ulteriormente annoverati la sansa di oliva disoleata ed il liquor nero.

Il D.M. 5 febbraio 1998 (allegato 2 – suballegato 1) che comprende le tipologie di rifiuti non pericolosi, provenienti da attività agronomiche o industriali correlate, previste come combustibili o come altro mezzo per produrre energia, in particolare:

Scarti vegetali (punto 3): provenienti da attività agricole, forestali e di prima lavorazione di prodotti agroalimentari; impianti di estrazione di olio di vinaccioli; industria distillatoria; industria enologica e ortofrutticola; produzione di succhi di frutta e affini; industria olearia. Sono descritti come "Residui colturali pagliosi (cereali, leguminose da granella, piante oleaginose, ecc.); residui colturali legnosi (sarmenti di vite, residui di potature di piante da frutto, ecc.); residui da estrazione forestale, residui colturali diversi (stocchi e tutoli di mais, steli di sorgo,, di tabacco, di girasole, di canapa, di cisto, ecc.); residui di lavorazione (pula, lolla, residui fini di trebbiatura, gusci, ecc.), sanse esauste, vinacce esauste, vinaccioli, farina di vinaccioli, residui di frutta, buccette e altri residui vegetali."

Rifiuti della lavorazione del tabacco (punto 7): provenienti dalla trasformazione industriale del tabacco e dalla fabbricazione di prodotti da fumo.
Pollina (punto 14): proveniente da allevamenti avicoli.

Il D.Lgs. 11 maggio 2005, n.133, che ha recepito la Direttiva Europea 2000/76 sull'incenerimento dei rifiuti all’art.2 descrive le biomasse escluse dal campo di applicazione della direttiva stessa, ma rientranti in quella più generale dei rifiuti.

Articolo 3 - Esclusioni

1. Sono esclusi dal campo di applicazione del presente decreto i seguenti impianti:

a) impianti che trattano esclusivamente una o più categorie dei seguenti rifiuti:

1) rifiuti vegetali derivanti da attività agricole e forestali;
2) rifiuti vegetali derivati dalle industrie alimentari di trasformazione, se l'energia termica generata è recuperata;
3) rifiuti vegetali fibrosi derivanti dalla produzione della pasta di carta grezza e dalla relativa produzione di carta, se il processo di coincenerimento viene effettuato sul luogo di produzione e l'energia termica generata è recuperata;
4) rifiuti di legno ad eccezione di quelli che possono contenere composti organici alogenati o metalli pesanti o quelli classificati pericolosi ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera b), a seguito di un trattamento protettivo o di rivestimento; rientrano in particolare in tale eccezione i rifiuti di legno di questo genere derivanti dai rifiuti edilizi e di demolizione;
5) rifiuti di sughero.

La medesima definizione di biomasse compare anche in un altro capitolo del testo unico, un capitolo tutto nuovo in quanto tratta del recepimento della Direttiva 2001/80/CE relativa ai grandi impianti di combustione, quelli con potenza calorifica superiore a 50 MW.

Per completare il quadro si deve inoltre fare riferimento al Decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 Attuazione della direttiva 2001/77/Ce relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità. Le biomasse sono fonti rinnovabili ai sensi dell’articolo 2.

Articolo 2

Definizioni

1. Ai fini del presente decreto si intende per:
a) fonti energetiche rinnovabili o fonti rinnovabili: le fonti energetiche rinnovabili non fossili (eolica, solare, geotermica, del moto ondoso, maremotrice, idraulica, biomasse, gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas). In particolare, per biomasse si intende: la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall'agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali) e dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani.

Da quanto detto emerge come nel novero di biomasse possano rientrare sia quelle che costituiscono la produzione primaria destinata a fungere da combustibile che le altre che invece rappresentano lo scarto di una lavorazione, di un processo, di una filiera fino alla parte biodegrabile dei rifiuti industriali e urbani. Il primo interrogativo al quale dare risposta è pertanto una precisa descrizione delle biomasse che si intendono utilizzare e la loro provenienza. L'iniziativa dovrà quindi essere adeguatamente inquadrata all'interno delle diverse norme vigenti relativamente al loro approvvigionamento e alla tipologia di impianto.

venerdì 2 gennaio 2009

I nuovi padroni dell'acqua



Da un articolo pubblicato su La REPUBBLICA il 14 novembre 2008 di Paolo Rumiz.

Legge di Tremonti prevede la privatizzazione della rete idrica, i sindaci in rivolta. La corsa ad accaparrarsi le reti idriche è già partita I Comuni: "Così un bene di tutti si trasforma in un business per pochi".

Cologno Monzese. Giù le mani dall´acqua del sindaco. Dal Piemonte alla Sicilia, nell´Italia bastonata dalla crisi è nata una nuova resistenza, contro la privatizzazione dei servizi idrici. Una resistenza che parte dal basso e contesta non solo il Governo, ma il Parlamento, che il 6 agosto, mentre il Paese era in vacanza, ha approvato una norma-bomba (unica in Europa) con il "sì" dell´opposizione. Non se n´è accorto quasi nessuno: quel pezzo di carta obbliga i Comuni a mettere le loro reti sul mercato entro il 2010, e ciò anche quando i servizi funzionano perfettamente e i conti tornano. Articolo 23 bis, legge 133, firmata Tremonti. La stessa che privatizza mezza Italia e ha provocato la rivolta della scuola. Leggere per credere.
Ora i sindaci hanno letto. Quelli di destra e quelli di sinistra. E subito hanno mangiato la foglia. «Ci avete già tolto l´Ici. Se ci togliete anche questo - dicono - che ci rimane?» La partita è chiara: non è solo una guerra per l´acqua, ma per la democrazia. Col 23 bis essi perdono contemporaneamente una fonte di entrate e la sorveglianza sul territorio. Il federalismo si svuota di senso. Il rapporto con gli elettori diventa una burla. Lo scenario è inquietante: bollette fuori controllo, e i cittadini con solo un distante "call center" cui segnalare soprusi o disservizi. Insomma, l´acqua come i telefonini: quando il credito si esaurisce, il collegamento cade.

La storia parte da lontano, nel 2002, con una legge che obbliga i carrozzoni delle municipalizzate a snellirsi, diventare S.p.a. e lavorare con rigore. L´Italia viene divisa in bacini idrici, i Comuni sono obbligati a consorziarsi e le bollette a includere tutti i costi, che non possono più scaricarsi sul resto delle tasse. Anche se i Comuni hanno mantenuto la maggioranza azionaria, nelle ex municipalizzate son potute entrare banche, industrie e società multinazionali. Ma quella che doveva essere una rivoluzione verso il meglio si è rivelata una delusione. Nessuno rifà gli acquedotti, le reti restano un colabrodo. Il privato funziona peggio del pubblico, parola di Mediobanca, che in un´indagine recente dimostra che le due aziende pubbliche milanesi, Cap ed Mm hanno le reti migliori d´Italia e tariffe tra le più basse d´Europa.
Col voto del 6 agosto si rompe l´ultima diga. L´acqua cessa di essere diritto collettivo e diventa bisogno individuale, merce che ciascuno deve pagarsi. Questo spalanca scenari tutti italiani: per esempio i contatori regalati ai privati (banca, industria o chicchessia che incassano le bollette), e le reti idriche che restano in mano pubblica, con i costi del rifacimento a carico dei contribuenti. Insomma, la polpa ai primi e l´osso ai secondi. Il peggio del peggio. È contro questo che si stanno muovendo i sindaci d´Italia; a partire da quelli della Lombardia, che la guerra l´hanno cominciata prima degli altri.
È successo che centoquarantaquattro Comuni attorno a Milano han fatto muro contro la giunta Formigoni, la quale già nel 2006 aveva anticipato il 23 bis con una legge che separava erogazione e gestione del servizio. Quasi sempre all´unanimità - destra, sinistra e Lega unite - i consigli comunali hanno chiesto un referendum per cancellare l´aberrazione; e proprio ieri, dopo una lotta infinita e incommensurabili malumori del Palazzo, davanti al muro di gomma della giunta che apponeva alla legge solo ritocchi di facciata, hanno dichiarato di non recedere in alcun modo dalla richiesta di una consultazione popolare lombarda.
«Si va allo scontro, non abbiamo scelta» spiega Giovanni Cocciro, iperattivo assessore del Comuni-capofila di Cologno Monzese, e delinea il futuro della rete in mano privata. «Metti che i contatori passino a una banca, e questa stacchi l´acqua a un condominio che non paga. Il sindaco, per questioni sanitarie, deve garantire il servizio minimo ma, non potendo più ordinare la riapertura del rubinetto, può solo intervenire con autobotti, con acqua che costa tremila volte di più? Per non parlare dei problemi di ordine pubblico che ricadono sul Comune se la gente perde la pazienza».
Nei bar di Cologno, per ripicca, hanno messo l´etichetta all´acqua di rubinetto e ti dicono che le analisi l´hanno dichiarata all´altezza delle più blasonate minerali. Al banco la gente chiede "acqua del sindaco" rivendicandola come diritto, non come merce. E un po´ dappertutto, attorno a Milano, crescono le "case dell´acqua", dove il bene più universale viene distribuito gratis, rinfrescato e con bollicine, in confortevoli spazi alberati dove la gente può sedersi e chiacchierare. Un "water pride" in salsa lombarda, che ora sta contagiando anche il Piemonte.
Premane in Valsassina, in provincia di Lecco, è un comune di montagna a maggioranza leghista già assediato da privati in cerca di nuove centraline idroelettriche, e sul tema dell´acqua ha i nervi scoperti. «Nel servizio idrico solo la gestione pubblica può garantire equità all´utente» sottolinea con forza Pietro Caverio, che ha firmato la protesta dei 144 Comuni.
Segnali di insofferenza arrivano da tutto il Paese; situazioni paradossali si moltiplicano. Sentite cos´è accaduto a Firenze. Il Comune ha accettato di fare una campagna per il risparmio idrico e un anno dopo, di fronte a una diminuzione dei consumi, ecco che la "Publiacqua" manda agli utenti una lettera dove spiega che, causa della diminuita erogazione, si vede costretta ad alzare le tariffe per far quadrare i conti. Ovvio: il privato lo premia lo spreco, non il risparmio. L´unica cosa certa sono i rincari: ad Aprilia in Lazio sono scattati aumenti del trecento per cento e un conseguente sciopero delle bollette che dura tuttora contro la società "Acqualatina". Stessa cosa a Leonforte, provincia di Enna, paese di pensionati in bolletta.
A Nola e Portici, nel retroterra napoletano, la società "Gori" ha quasi azzerato la pressione in alcuni condomini insolventi, senza avvertire il sindaco; e lavoratori della ditta hanno impedito ai partigiani dell´acqua pubblica di tenere la loro assemblea. A Frosinone gli aumenti sono stati tali che il Comitato di vigilanza è dovuto intervenire e alzare la voce per ottenere la documentazione nei tempi previsti. Più o meno lo stesso a La Spezia, che ha le bollette più care d´Italia. Per non parlare di Arezzo, dove la privatizzazione si sta rivelando un fallimento.
L´Acquedotto pugliese, dopo la privatizzazione, si è indebitato con banche estere finite nelle tempeste finanziarie globali. A Pescara, da quando è scattato il regime di S.p.a., s´è scoperto un grave inquinamento industriale della falda e la magistratura ha fatto chiudere l´impianto. A Ferrara il regime di privatizzazione è coinciso col trasferimento a Bologna del laboratorio di analisi, con conseguente allentamento dei controlli in una delle zone più a rischio d´Italia, causa la falda avvelenata del Po. Ma se già ora la situazione è così grave, ci si chiede, cosa accadrà col "23 bis"? Sessantaquattro ambiti idrici territoriali - sui 90 in cui è compartimentata l´Italia - tengono duro, rimangono pubblici, e organizzano laddove possibile la difesa contro i compratori dell´acqua italiana. Ma è battaglia tosta: l´acqua è il business del futuro. Consumi in aumento e disponibilità in calo, quindi prezzi destinati infallibilmente a salire.
Conseguenza: nelle rimanenti 26 S.p.a. miste le pressioni sulla politica sono enormi, tanto più che nei consigli di amministrazione il pubblico è rappresentato da malleabili politici in pensione, e il privato da vecchie volpi capaci di far prevalere il profitto sulla bontà del servizio.
Dai 26 ambiti che hanno accettato la privatizzazione sono cresciuti intanto quattro colossi: l´Acea di Roma che ha comprato l´acqua toscana; l´Amga di Genova che s´è alleata con la Smat di Torino e ha dato vita all´Iride; la Hera di Bologna che cresce in tutta la Padania; la A2A nata dalla fusione dell´Aem milanese e dell´Asm bresciana. In tutte, una forte presenza di multinazionali come Veolia e Suez, banche, imprenditori italiani d´assalto, e una gran voglia di crescere sul mercato. «Ormai il sistema idrico non segue più la geografia delle montagne ma quella dei pacchetti azionari» dice Emilio Molinari, leader nazionale dei comitati per il contratto mondiale per l´acqua. Il che porta sorprese a non finire. Del tipo: il Fondo pensioni delle Giubbe Rosse canadesi che entra nella Hera e quello delle vedove scozzesi che trova spazio all´interno dell´Iride. E colpi di scena politici: l´Acea guidata a suo tempo dal sindaco Veltroni mette le mani sull´acqua toscana, costruendo nel Centro Italia un potentissimo polo dell´acqua "rossa", ma poi ti arriva Alemanno a sparigliare i giochi, e l´acqua di una regione di sinistra oggi è in mano alla destra.
Anni fa a Firenze sarebbe successo il putiferio. Oggi tutto tace. Motivo? Lo spiega la Commissione Antitrust, che già nel 2007 ha individuato nei quattro attori forti i pilastri di una situazione di oligopolio. C´è un cartello, che ora è pronto a comprarsi tutto il mercato proprio grazie al "23 bis". Dietro alle Quattro Sorelle esiste lo stesso intreccio finanziario e lo stesso collegamento - rigorosamente bipartisan - con i partiti. I quali, difatti, il 6 agosto hanno votato in perfetta unanimità. Per questo i sindaci si sentono truffati. «L´acqua è il nuovo luogo dell´inciucio» ti dicono al bar di Cologno Monzese.

Quando i comitati per l´acqua pubblica, sparsi in tutt´Italia, hanno raccolto 400 mila firme e depositato in parlamento nel luglio 2007 una proposta di legge di iniziativa popolare, sia sotto il governo Prodi che sotto quello di Berlusconi non s´è trovato uno straccio di relatore, nemmeno d´opposizione, capace di esaminare e illustrare la volontà dei cittadini così massicciamente espressa. La melina del palazzo sul tema dell´acqua è trasparente, cristallina.
Con l´acqua che diventa un pacchetto azionario, c´è anche il rischio che un bene primario della nazione passi in mani altrui, nel gioco di scatole cinesi della finanza. In Inghilterra è accaduto: le bollette si pagano a una società australiana, che ha triplicato le tariffe. Vuoi protestare per un guasto? Rivolgiti a un operatore agli antipodi. Può capitare anche qui. Ormai niente isola più l´acqua dai fiumi avvelenati delle finanze che affondano l´economia mondiale, e in molti Paesi si sta correndo ai ripari. Persino in Francia, che pure è la sede delle multinazionali Suez e Veolia che comprano l´acqua italiana. «Torniamo all´acqua pubblica», proclama il sindaco di Parigi Delanoë, che impernia su questo la campagna elettorale per la riconferma. Anche lì si rivuole l´acqua del sindaco. E che dire della Svizzera e degli Stati Uniti, i Paesi della Nestlé e della Coca-Cola che imbottigliano fonti italiane. Non sono mica scemi: l´acqua è protetta come fattore strategico e tenuta ben fuori dal mercato.
Ormai si stanno muovendo tutti, anche la Chiesa. I vescovi di Brescia e Milano sono intervenuti proclamando il concetto del pubblico bene. La conferenza episcopale abruzzese ha messo per iscritto che l´accesso all´acqua «è un diritto fondamentale e inalienabile». In Campania è battaglia dura e la difesa dell´acqua si intreccia nel modo più perverso con gli interessi della camorra e l´affare della monnezza. Al Nord, in piena zona leghista, sindaci come Domenico Sella (Mezzane, nella pedemontana veronese) deliberano che l´acqua è cosa loro, ed è il perno del rapporto con i cittadini. «Se xe una perdita, la gente me ciama, e mi fasso subito riparar». Più chiaro di così.
Sul territorio sinistra e destra parlano ormai la stessa lingua. Nelle Marche il presidente della provincia di Ascoli Massimo Rossi (Rifondazione) spiega che «non si può imporre la privatizzazione». E sempre ad Ascoli Paolo Nigrotti, An, presidente della società di gestione (tutta pubblica), una delle migliori del Paese, osserva che «la privatizzazione non è stata gran che in Italia» e va applicata solo là dove serve. La qualità costa, ma la può garantire anche un pubblico responsabile.
Nel Friuli-Venezia Giulia, l´ex presidente della provincia di Gorizia Giorgio Brandolin - uno che ha resistito alle pressioni privatrizzatrici della Regione e ha messo insieme una S.p.a pubblica tutta goriziana che da due anni e mezzo gestisce la rete in modo impeccabile - ora si ritrova capofila dei movimenti anti "23 bis". In Puglia, 38 Comuni e due Province (Bari e Lecce) hanno formato un robusto pacchetto di mischia per la ripubblicizzazione e chiedono a Niki Vendola una legge regionale che definisca l´acqua «bene privo di rilevanza economica». Ragusa e Messina battono la stessa strada. A Parma è scesa in piazza pure la gioventù italiana della Destra di Storace. Succede che di fronte alla bolletta, la gente - toccata nel portafoglio - sta ripescando un concetto passato di moda, quello di bene comune. Nell´acqua il cattolico vede la vita e il battesimo; il nazionalista un bene non alienabile agli stranieri; il leghista l´autogoverno del territorio. Altri vi trovano il benessere, il dono ospitale, la pulizia e la sanità.
«Tutti sentono l´acqua come l´ultima trincea» ammette Rosario Lembo, segretario del Contratto per l´acqua. Tutti vi scoprono un simbolo potente, e quel simbolo è capace di rompere i giochi del Palazzo con nuove alleanze.

Giuseppe Altamore - autore di bei libri-inchiesta sul tema, come Acqua S.p.A. - osserva che «il vero dramma è la mancanza di un´authority capace di affrontare l´emergenza di un Paese dove un abitante su tre non ha accesso all´acqua potabile». Quattro ministri se ne occupano, ma intanto nessuno pone rimedio a perdite spaventose e nessuno mette in sicurezza le falde avvelenate. Per esempio l´arsenico oltre il limite a Grosseto e Velletri. E poi il fluoro, i cloriti, i trialometani? Servono formidabili investimenti, o la rete va al collasso».

Fonte: acquapubblicalazio
contatti: infoaprilia@acquapubblicalazio.org

Cercasi gente di buona volontà

All'attenzione dell'art 5 del D.Lgs 59/2005, l’Amministrazione provinciale di Latina ha convocato per il giorno 13 gennaio 2009 una conferenza dei servizi decisoria per la centrale a biomasse. Il fine è quello di valutare il progetto e di acquisire informazioni in modo tale da non provocare un ulteriore inquinamento dell'aria che respiriamo e del nostro ambiente.
I dubbi su cosa brucerà sono tanti, per questo ci rivolgiamo ad una maggiore sensibilità verso quelle fonti energetiche veramente rinnovabili al 100% e a emissioni Zero!

Bisogna scrivere delle osservazioni contro questo progetto voluto dall'ex sindaco Mochi e la sua giunta, arrivato come un pacco bomba (natalizio) alla giunta Tombolillo nel 2007.
Il Sindaco chiede il nostro aiuto perché si trova in una situazione d'indecisione, dove gli assessori non sanno dove mettere le mani e perché buona parte della giunta la vorrebbe realizzata. La centrale verrà costruita da un ingegnere che lavorava anni fa' nell'ufficio tecnico del comune e che ha come migliore amico il Vice Sindaco attuale. Conflitti di interessi e non trasparenza della situazione mi portano ad una incazzatura tale che vi chiedo di REAGIRE a questa situazione e di poter lottare perché io e penso buona parte della cittadinanza non vogliamo che la MONDEZZA venga Bruciata ma DIFFERENZIATA!!!

CI SAREBBE BISOGNO DI UNA TERAPIA PANICA AFFINCHE' LA CITTADINANZA POSSA RENDERSI CONTO DEL RISCHIO CHE CORRE!

giovedì 1 gennaio 2009

Signori...




Signori, abbiamo una grande occasione: il 2009 andremo contro un muro, ci sbatteremo una facciata pazzesca ma ci farà svegliare da questo coma e ci farà capire in che situazione siamo.Ci farà solo bene, questo shock.
Signori, la democrazia se n'è andata sotto i nostri occhi, i cittadini sono tagliati fuori, cinque persone hanno eletto questo social network di pregiudicati, ruffiani, amici degli amici, avvocati che fanno leggi per gli amici degli amici.
Signori questa sarà una grande battaglia, è una grande occasione per cambiare le cose e le cambieremo. Le cambieremo, perché partiremo dal basso con le liste civiche, rovesciamo la piramide. I cittadini entrano nei comuni, creano trasparenza con gli altri cittadini. Dai comuni alle Regioni, poi dalle regioni in Parlamento. Rovesciare la piramide, è questa la nostra battaglia. Però i cittadini devono avere un'informazione corretta, che potete trovare solo sulla Rete, perché i giornali sono ormai una questione del passato.

Meglio del discorso del presidente della repubblica Beppe Grillo ci sprona a combattere per la democrazia, perché l'Italia è un paese che ha esportato cultura, pizza e creatività, adesso invece esportiamo solo pregiudicati in Europa. Un'immagine di un paese ormai fatiscente. Bisogna far risorgere dalle ceneri la fenice della Democrazia. "Il 2009 farà nascere delle cose meravigliose: siamo in guerra, siamo in guerra! Per cortesia, ogni cittadino si deve mettere un elmetto, uscire e farsi la democrazia fai da te! Farsi la sua politica, e voi avete un potere enorme: quello del vostro piccolo portafoglio, come spendere e come non spendere".

Noi risorgeremo, cari amici, risorgeremo dal basso. Forti, forti con l'elmetto in testa. Lo faremo per noi e se non lo faremo per noi lo faremo per i nostri figli e i nostri nipoti.

Come possiamo combattere una guerra per riappropriarci dei nostri diritti, se anni e anni di "social-network", ci hanno indirizzato verso un individualismo estremizzato?
L'Italia non è più una comunità, non sente più un dovere sociale, ognuno guarda a sé e nel suo piccolo. Non viviamo la politica della quotidianità, di conseguenza non sentiamo i problemi della nostra comunità. Non riusciremo in una ribellione per difendere i nostri diritti, perché anche se il periodo è MALVAGIO l'Italiano sente di stare bene, se è Incazzato è solo per dei motivi personali e mai sociali.
Ci troviamo ancora nel girone dell'Individualismo, non vediamo oltre la linea di demarcazione.
Oltre l'individuale c'è il comunitario, oltre l'individuale c'è il sociale!
C'è bisogno di una Rivoluzione che parte dalla maggiore consapevolezza di ognuno di noi di esistere ognuno con i propri diritti.

Questo pensiero è stato sradicato dalla nostra coscienza, bisogna impiantarlo, aggiornarlo e migliorarlo. Combattiamo insieme, lavoriamo insieme per la nostra identità.

lunedì 22 dicembre 2008

Per colpa di Chi?


La crisi sta arrivando, così ci informa Beppe Grillo ormai da più di due mesi.
"Appoggio l'orecchio al terreno e sento un rumore. Sempre più vicino. Un brontolio, una carica, un tuono. Sono milioni di nuovi disoccupati".
I nostri banchieri hanno ipotecato il popolo, L'Islanda ha un debito di 90 milioni di euro e noi con un debito pubblico poco inferiore, stiamo iniziando a sentire il freddo che avanza. Sarà l'inverno, è la stagione delle piogge e del gelo, dei danni alle campagne e quelli nelle case degli Italiani che da un giorno all'altro non si trovano più un lavoro, una sicurezza economica, un punto fermo, stabile dove poter far poggiare le aspettative di vita dei tuoi cari(te compreso).Tutto per colpa di chi e di che cosa?
Convinti abbia avuto origine negli Stati Uniti e dagli States?
Ebbene tale disastro è nato in Gran Bretagna, nella City e, nello specifico, all'interno di numerose società di ingegneria finanziaria. Dobbiamo tener presente che il 90% dei prodotti finanziari, buoni ma soprattutto non buoni, viene studiato e progettato presso queste società finanziarie/bancarie.
In questo caso, la causa dei principali mali del mondo è rappresentata dai cosiddetti strumenti derivati, denominati CDO (collateral debt obbligation) e CDS (credit default swap).
Cosa sta per succedere invece nella nostra mini-town?
L'AIA per la Turbogas favorevole, le procedure per l'approvazione a costruire andranno avanti, la bufera politica comincia a crescere, la crisi pure, ma queste Multinazionali non arrestano l'ondata anomala di costruire queste centrali! Ma è possibile che loro la crisi non la sentono? sono immuni?
...E ci sarà qualcosa che le farà fermare?!
Leggi come riescono ulteriormente a prendere i soldi per creare il loro paradiso energetico, ovvero il nostro inferno della salute: Cip 6 & Certificati Verdi, non muoiono mai.

Approfondisci: La grande Crisi su disinformazione.it

Leggi tutti i post di Grillo, Gli zoccoli dei bisonti:
Trentino
Via Emilia e il West
Serenissima
Quella cosa in Lombardia
Gli zoccoli dei bisonti

domenica 21 dicembre 2008

Consigli utili in tempo di crisi!

Dal movimento Decrescita felice: Dieci consigli solidali per sopravvivere in tempo di crisi

1) Semplifica i tuoi bisogni: non è più felice chi ha di più ma chi può fare a meno di più cose.
2) Non aspettare che ti offrano lavoro: organizzati con altre persone per offrire quello che sai meglio fare. Insieme è più facile.
3) Condividi i tuoi problemi, perchè insieme si possono trovare delle soluzioni. Non ti isolare, non ti vergognare di chiedere aiuto.
4) Metti le tue risorse (tempo, soldi, competenze, beni, esperienze, idee…) al servizio della collettività: le vedrai moltiplicarsi. E po la solidarietà è contagiosa!
5) Ricicla, riutilizza, ripara: vestiti, oggetti, carta, libri… L “usare e gettare” è caro per tutti, anche se non sembra.
6) Non rinunciare a fare regali, ma sviluppa le tue capacità e l’immaginazione: dipingi, scrivi, modella, pianta, cucina, crea…
7) Non rinunciare alla festa: se non puoi pagare la discoteca potrai sempre suonare e cantare in compagnia; Condividere un pic nic è meraviglioso; i parchi, le montagne sono gratis!
8)Utilizza la bicicletta, condividi l’automobile, usa i mezzi pubblici. Ne guadagneremo tutti!
9) Utilizza le biblioteche, scambia libri, riviste, dischi,…Non rinunciare a migliorare!
10) E ricorda che la “crisi” in Europa non è niente paragonata con i secoli di crisi che soffrono tanti uomini e donne nel sud del mondo. Forse questo pensiero ci aiuterà a non lamentarci troppo!

di Mercedes Mas

sabato 20 dicembre 2008

Le 10 migliori buone notizie del 2008 sull'ambiente

1) Novembre 2008, vittoria di Barack Obama alle presidenziali USA
2) Maggio 2008: viene annunciato che nel 2007, per la prima volta, l'energia eolica ha superato il nucleare.
3) Settembre 2008: aumenta l'uso della bicicletta in Italia.
4) Agosto 2008: diminuiscono gli incendi boschivi in Italia
5) Gennaio 2008: l'Australia segue l'esempio cinese e vieta la distribuzione gratuita degli shopper di plastica nei supermercati.
6) Febbraio 2008: in Norvegia viene inaugurata banca fitoterapica piu' grande del mondo.
7) Giugno 2008: Il presidente del Brasile Lula annuncia l'istituzione di tre nuove aree protette nella foresta amazzonica
8) Settembre 2008: aumentano gli italiani che scelgono di bere l'acqua del rubinetto.
9) Settembre 2008: rivoluzione nel settore fotovoltaico.
10) La societa' tedesca Beluga Shipping vara la “Beluga SkySails”, la prima nave portacontainer (130 metri di lunghezza) trainata da un aquilone.

Post completo sul sito di jacopo Fo
Fonti: Nel numero di dicembre de La Nuova Ecologia

venerdì 19 dicembre 2008

Un incontro culturale: il compleanno di Pontinia

Ieri presso il Teatro Fellini di Pontinia si è festeggiato "culturalmente" il compleanno della terza città di Fondazione. Una conferenza voluta da Onlus Nemesis, Rete dei cittadini di Pontinia e Anonima scrittori di Latina, un incontro informale di studiosi ha regalato alla cittadinanza(poco-attiva), due ore di approfondimenti e studi sulla pianura pontina. L'incontro aperto dal Dott. Antonio Rossi dell'associazione Onlus Nemesis, ha visto seguire l'intervento della Dottoressa Carmela Anastasia del Groningen Institute of Archeology che ci ha mostrato una carta topografica di Filippo Ameti del 600' introducendoci così nella ricostruzione della pianura pontina: una zona di acquetrini e aree boschive. Anche se poco studiata dal punto di vista archeologico, la pianura trova i suoi primi colonizzatori nell'età del Ferro, con i primi insediamenti abitativi. Un'altra carta ci porta alla conoscenza delle centuriazioni, maglie di una fitta rete che venivano create nel terreno estendendosi con regolarità individuando i confini di proprietà. Se si sovrappone la mappa ad una attuale, queste tagliano le migliare a 45 gradi e in alcuni punti intersecano con la Via Appia, da considerare che un tempo esisteva già una Via che poi successivamente verrà costruita e nominata da Appio Claudio Cieco : la Via Appia. Partendo da questo studio, gli archeologi hanno proseguito in una ricerca sistematica di superficie sul territorio di Casal Traiano, dove sono stati rinvenuti ritrovamenti risalenti al IV e I Secolo A.C. Fortemente indiziata invece è l'odierna zona Industriale di Mazzocchio, realizzata negli anni 80' dalla ditta Salemi, ci sono stati degli importanti ritrovamenti, oggi purtroppo non tangibili, ma resi conoscibili solo tramite le relazioni tecniche stilate durante la costruzione.Nell'Antichità una terra fertilissima, attraversata da due fiumi e densamente abitata.
Come in un passaggio dimensionale ci troviamo a scoprire che dagli insediamenti abitativi dei Romani, passiamo oggi a degli insediamenti industriali che sono andati a cancellare un gran pezzo di storia.
Attualmente la Dott. Anastasia conduce gli scavi nell'area dove l'Acea-Electrabel s.p.a e la Pontinia Rinnovabili s.p.a vorrebbero erigere i monumenti odierni al Dio Denaro. Il professor Alimonti, Ingegnere delle acque, del dipartimento di Ingegneria Chimica della Sapienza, ci coinvolge nell'analisi tecnica scientifica sulla Bonifica e il rapporto con le acque. Una trasformazione del territorio molto forte, un continuo mutare, un equilibrio sorretto dagli interventi tecnici (le idrovore) che permettono di far defluire l'acqua che stagna nella vallata della pianura (alle pendici dei monti lepini) verso il mare. Le uniche parti alte sono state sempre, l'area del Mazzocchio e la Duna costiera. La prima, anche in periodi anteriori alla bonifica, una zona densamente popolata, mentre la seconda perennemente coperta da boschi. La duna era una seconda via per i Romani che oltre ad utilizzare la Via Appia, seguivano la via lungo i laghi costieri. Fin dai tempi più antichi l'acqua è stata sempre di notevole importanza in questa pianura. Oggi dopo le bonifiche torna ad essere un principale problema. Cosi il professore ci spiega il rapporto che sussiste tra le acque profonde e di superficie, e la consistenza del terreno permeabile connesso all'artesianesimo , artefice dello sconvolgimento idrogeologico. L'abbassamento della falda per la continua richiesta d'approvvigionamento idrico attraverso i pozzo artesiani e i possibili sprofondamenti detti "sinkhole" potranno causare danni consistenti alla pianura Pontina. Segue la conferenza Mimmo Frassineti che ci racconta come è giunto a noi e perché ha deciso di scattare delle foto a Pontinia. Era circa un anno fa quando preso da un articolo su Repubblica, venni a fotografare la MegaDiscarica abusiva dei gricilli. Non conosceva la nostra pianura e ne rimase sorpreso, scatto delle foto e dopo essersi documentato, le presentò al National Geographic, a Ottobre 2008 usci un articolo "Oltre il Giardino", un importante articolo dove presenta la lussureggiante oasi (che rischia di perdere un fragile equilibrio) seguendo le tracce storiche, architettoniche, sociali e ambientalistiche. Nella sala del teatro veniamo travolti dalle liriche dei poeti classici e dai filosofi del tempo; Prima con Orazio, la quinta satira ci descrive gli ambienti palustri e insalubri dell'agro pontino, poi con Gothe: "Viaggi in Italia", dove nel viaggio tra Roma e Napoli, nel 1887 passa per l'agro pontino e infine con un sonetto di Gioacchino Belli: "Er deserto". Non poteva mancare il punto di vista storico, offertoci dallo scrittore Antonio Pennacchi. Veniamo a conoscere che la pianura pontina, soggetto politico di una riconquista delle pianure centro meridionali, ha fatto parte di quel movimento fondativo d'inizio 900', insieme ad altre 146 città di Fonazione Italiane.
Ci spiega cosa è successo nel periodo del Fascismo, quale scelte sono state fatte e cosa sarebbe successo se i Latifondisti avessero avuto la meglio.
Oggi L'agro Pontino sarebbe abitato solo da 2000 persone, larghe distese di terreni coltivati avrebbero attorniato le piccole città di Fondazione. L'urbanizzazione avrebbe coinvolto solo le città e non avrebbe creato l'estrema frammentazione che oggi grazie anche ad una non lontana legge della Democrazia Cristiana, ha permesso di costruire molte abitazioni e di dividere quelle proprietà poderali. Teorizza così Pennacchi, che questa bonifica è stata pensata per avere una forte antropofizzazione. La vita dell'uomo è un continuo equilibrio e per sopravvivere bisogna soddisfare dei bisogni. In questi fa rientrare l'Industrializzazione, la mobilità, e la cementificazione del territorio, opportuni per rendere questo equilibrio stabile. Un pensiero che si arresta difronte alle problematiche che oggi toccano Pontinia, l'Italia ma anche l'intero pianeta, basta pesare al riscaldamento globale, un pensiero che si divincola da quel movimento di sviluppo Sostenibile. Un discorso che ha fatto salire la tensione della conferenza, ci ha fatto pensare a dove potremo essere oggi se il "fascismo Rosso" avesse perso la sua strategia (bonificare il territorio e distribuire ai contadini le terre). Sul finire l'intervento dell'antropologo Cocchieri Alessandro, che a nome della Rete dei cittadini ringraziava per la buon riuscita della conferenza e ci descriveva la differenza del subalterno a confronto con l'egemone che viveva la città al tempo della bonifica, la struttura della casa abitativa della città e la forza antropomorfa che ha spinto nei minimi cambiamenti sociali una città giovane, ma con un passato antichissimo. I cambiamenti sono minimi e lenti, ma la città cresce sentendosi ogni giorno con un pò più di radici da piantare nel terreno.

giovedì 18 dicembre 2008

COMUNICATO STAMPA - RETE CITTADINI CONTRO LA TURBOGAS DI APRILIA

La manifestazione che domenica scorsa, ha visto la partecipazione di migliaia di cittadini giunti ad Aprilia dall'intera Regione, è il segno che la vertenza che si oppone alla costruzione della centrale Turbogas ad Aprilia è tutt'altro che arrivata al capolinea.

Il popolo No-Turbogas ha incassato negli ultimi mesi vari "duri colpi" che hanno scosso notevolmente gli animi dei tantissimi uomini e donne che lo costituiscono. Dallo sgombero forzato del Presidio, alla blanda risposta della Regione Lazio, alle risultanze dei tavoli istituzionali, che la Rete ha intrapreso con le istituzioni e la società Sorgenia nell'ultimo anno.
Nonostante ciò migliaia di famiglie sono scese in come portatrici di legittime istanze a rivalutare l'opportunità di realizzare un progetto che se da un lato risulta autorizzato, dall'altro è gravato da pesanti ombre sulla corretta valutazione del suo impatto ambientale ed economico su un'area vasta, che va dai Castelli al litorale romano, e di fatto manca - a tutt'oggi - del rispetto della prescrizione che ascrive al Sindaco di Aprilia l'emissione della "compatibilità territoriale" dell'impianto. Si ricorda infatti che il TAR Latina in data 25 luglio 2008 ha "sospeso" la compatibilità territoriale NEGATIVA espressa dal Sindaco.

La Rete, che ha organizzato la manifestazione del 14 dicembre ricevendo l'appoggio morale e pratico di tante realtà sociali e di lotta dei nostri territori, oltre che l'appoggio istituzionale di tutti i sindaci dell'area interessata dalla ricaduta degli inquinanti della costruenda Turbogas di Aprilia, non aveva previsto né tanto meno pianificato sia l'invasione della Pontina, sia l'occupazione simbolica dell'ex-presidio (durata fra l'altro, meno di 10 minuti). Tuttavia la Rete è al fianco dei cittadini denunciati, perché la Rete sono i cittadini e le cittadine che hanno manifestato domenica scorsa, inoltre condivide la tesi di chi ritiene che sia un grave errore trasformare una vertenza lunga e difficile come quella contro la Turbogas di Aprilia in una questione di ordine pubblico, chiedendo il ritiro delle paventate denunce contro centinaia di cittadine e cittadini delusi dagli esiti del percorso legale ed amministrativo.
Le persone che hanno messo in atto queste forti azioni simboliche certo non intendevano perpetrare un reato ma realizzare solo azioni pacifiche di disobbedienza civile. Si è trattato infatti di azioni "soft" di tanti comuni cittadini esasperati che a quelle azioni hanno preso parte forse con un pizzico di temerarietà, ma certamente con il coraggio e la determinazione di chi si
sente inascoltato.

E' evidente che le azioni di disobbedienza civile se opportunamente gestite, come è incontestabile che sia successo durante la manifestazione di domenica scorsa, nonostante si sia dovuto fare i conti con l'estemporaneità di tali atti, non programmati anche se temuti, vengano percepite dalla popolazione indignata, che la Rete ha l'onore e l'onere di aggregare, come l'unico strumento per attrarre l'attenzione sulla vertenza, ferma restando la necessità del prosieguo di un percorso istituzionale. La Rete ritiene dunque importante rivendicare un atteggiamento coscienzioso e prudente che ha permesso di evitare ogni scontro tra manifestanti e forza pubblica, richiamando l'attenzione su come, sia dalla Pontina sia dal sito di Campo di Carne, si sia adoperata con efficacia a far defluire la folla. La Rete Cittadini Contro la Turbogas ha sempre cercato e continua a cercare la via del dialogo, ma appare chiaro che i cittadini si sentono traditi e non possono accettare che la vertenza finisca con forzature giuridiche e amministrative, ignorando i dati emersi dalla campagna di monitoraggio della qualità dell'aria pagata dalla Regione Lazio e le cui risultanze non sono state adeguatamente recepite finora dalle istituzioni, nonostante sia stato dimostrato l'alto tasso di inquinamento già presente nel Comune di Aprilia.

La Rete da appuntamento ai cittadini per giovedì alle ore 21 presso il Centra Sada (ex CRAL) di Via delle Margherite ove si svolgerà la prossima assemblea pubblica.

*RETE CITTADINI CONTRO LA TURBOGAS DI APRILIA*

In 5000 a Manifestare ad Aprilia

Riporto un articolo di Andrea Palladino pubblicato sul manifesto del 16/12/2008

Erano cinquemila i manifestanti che domenica scorsa ad Aprilia, in provincia di Latina, hanno rioccupato simbolicamente per qualche minuto i terreni che dovranno ospitare la centrale turbogas della Sorgenia. Tante famiglie con bambini, partite in mattinata dal centro della città, hanno accompagnato i ragazzi della rete territoriale creata per contrastare un impianto fortemente voluto dal gruppo De Benedetti. A differenza delle tante altre manifestazioni che si sono tenute prima dello sgombero del presidio, avvenuto lo scorso ottobre, questa volta le forze dell'ordine hanno proceduto ad identificare più di 300 persone, accusandole di violenza privata, danneggiamento (la rottura della recinzione) e violazione di proprietà privata. Le denunce riguardano anche l'occupazione della strada statale Pontina. Un segnale che sta preoccupando il movimento No turbogas, che si è sempre contraddistinto per le azioni pacifiche. La rete cittadina di Aprilia - secondo la questura di Latina - è già stata denunciata per l'occupazione del sito della Sorgenia e la procura della repubblica dovrà decidere nei prossimi mesi sull'eventuale richiesta di rinvio a giudizio. La proprietà di Sorgenia non si tocca, le ruspe e gli operai venuti dal sud potranno lavorare protetti dalle forze dell'ordine, alzando i camini della megacentrale, giudicata da tanti esperti inutile e pericolosa. L'intera provincia di Latina sta vivendo una crisi industriale e di vocazione, rischiando di divenire una sorta di territorio di serie B nel Lazio, dove affiancare alle tante industrie inquinanti già presenti impianti di produzione di energia per il mercato nazionale, nuove discariche ed inceneritori. Trasformare la piana della bonifica in una terra di veleni sembra essere il piano degli amministratori di centrodestra del sud del Lazio, pronti però ad allearsi con qualsiasi gruppo industriale al momento del bisogno. Nel caso della turbogas progettata da Sorgenia l'impatto ambientale - ricostruito dalla rete di Aprilia - è terrificante: più di 16 milioni di quintali di CO2 all'anno, 450 quintali di particolato e un beneficio per la città pari sostanzialmente a zero. Un pezzo di quell'Italia inquinante sgradita in Europa.
Dal 2002 sono state autorizzate in Italia 45 centrali con tecnologia turbogas.
Un affare voluto dai principali produttori di energia italiani quali Enel, Sorgenia, Edison, Acea Electrabel, E.on, Eni ed Endesa. A queste negli ultimi anni si sono aggiunte altre 73 nuove richieste di centrali elettriche, di cui nove nel Lazio.
I veri investimenti puntano decisamente verso le tecnologie sporche, preferendo non scommettere sul risparmio energetico. I cittadini di Aprilia, che avevano vinto una prima battaglia legale davanti al Tar, revocata poi dal Consiglio di stato, dopo lo sgombero del presidio e la recinzione del terreno, non si sono arresi di fronte all'accelerazione imposta da Sorgenia. Hanno chiesto un incontro con il ministro per le attività produttive e soprattutto stanno preparando nuovi studi per cercare di bloccare l'inizio del cantiere.
Il punto fondamentale - spiega la rete No turbogas - è evitare il dato di fatto, le forzature da parte dei costruttori della centrale.
Il comune di Aprilia e la rete cittadina hanno infatti presentato una richiesta di sospensiva dei lavori davanti al Tar e chiedono che le opere non partano fino alla decisione dei giudici amministrativi.
La manifestazione di domenica dimostra poi che lo sgombero e le denunce non hanno bloccato la mobilitazione della città. Di certo contano più la salute e il futuro dei figli.

mercoledì 17 dicembre 2008

Il Protocollo di Kyoto lontano, mai un'Italia Ambientalista




Il protocollo di Kyōto è un trattato internazionale in materia ambientale riguardante il riscaldamento globale sottoscritto nella città giapponese di Kyōto l'11 dicembre 1997 da più di 160 paesi. Il trattato prevede l'obbligo in capo ai paesi industrializzati di operare una riduzione delle emissioni di elementi inquinanti (biossido di carbonio ed altri cinque gas serra, ovvero metano, ossido di diazoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi ed esafluoruro di zolfo). L'Italia ha sottoscritto nel 2008 l'impegno di bilancio per una riduzione delle emissioni di CO2 del 6,5%, ma di questo andazzo non riuscendo a rispettare l'impegno, esso diventa voce di spesa, stimabile in alcuni miliardi di Euro, ogni anno ovviamente. E' chiaro che le ricadute in termini di "multe" sono a danno dei cittadini e delle loro aziende.

Nella riduzione dei gas serra, l'Italia si piazza al 44/o posto sui 57 Paesi a maggiori emissioni di CO2. L'anno scorso eravamo al 41/o posto.
Il Governo fa studi e stime dei consumi, prevedono un incremento e fissano a 243,6 Mtep (1 TEP = 49*10^9 J) il fabbisogno energetico nel 2020. Ma Se adesso è solo l'inizio della Crisi che avrà sicuramente delle ricadute negative sul PIL, le stime che il Governo ha creato, sono destinate a passare per il cestino! Se i Consumi calano e gli Italiani dormienti della Repubblica voluta delle Banane, s'inseriscono in quel cambiamento che già oggi s'incomincia a sentire (la terza Rivoluzione Industriale di Jeremy Rifkin) che ci faremo con 45(già approvate)+ 73(in approvazione)centrali termoelettriche a Turbogas? Senza dimenticare che il 6 Agosto 2008, mentre eravamo alle prese con le vacanze e le ferie, il Governo procedeva nella stesura della Legge 133, un vergognoso minestrone di scelte brutali e speculative su ogni settore dello sviluppo Nazionale, nonché l'assurda volontà di costruire centrali Nucleari nel nostro paese (Capo III , art. 7 comma 1 lettera d).
Che ci faranno Enel, Sorgenia, Edison, Acea-Electrabel, Eni, Endesa con questa enorme quantità di produzione elettrica?
Considerando forse che la maggior parte delle centrali non entreranno nemmeno in funzione, o in minima produzione, tutto per farle solo costruire e far intascare i soldi (anche pubblici) alle società cementificatrici del nostro territorio.
Forse la venderanno? Magari all'estero? Mentre le altre Nazioni iniziano a chiudere le vecchie e andate centrali bruciatrici di fossili, per adeguarsi alle normative del protocollo di Kyoto e a quelle Europee e a costruire con ingegneri e idee italiane centrali termosolari e nanotecnologie solari, l'Italia con gli Imprenditori privati (con i soldi pubblici) creano il mercato internazionale di produzione d'energia. Hanno creato l'Italiano che paga le tasse a sua immagine e somiglianza, soldi sicuri che non scappano dalle mani degli imprenditori, grazie a leggi irrazionali e ai conflitti d'interesse nel Governo. Dovrebbero fare una ricerca dettagliatissima su quello che si può recuperare in Italia, sulla riduzione dei consumi iniziando dal più piccolo comune. Siamo degli Spreconi! Propongo d'iniziare noi dal nostro. A Pontinia, il palazzo comunale è sprovvisto di pannelli fotovoltaici e termo-solari, di porte e finestre a coibentazione termica. I lampioni della città a volte sono accesi anche di giorno e non sono SOLARI. Si vuole cambiare Aria? Si vuole respirare un'aria pulita? Iniziamo dagli assessori, proponiamo un assessore che studia gli sprechi, la riduzione dei consumi e la creazione di progetti idonei ad un consumo ZERO! L'Italia importa gran parte delle risorse energetiche primarie dall'estero. Ha una capacità di produzione di energia minima, pari a 30 Mtep; Ok è pochina per il fabbisogno Nazionale, ma se si insiste sulla riduzione degli sprechi, senza interrompere la regolare condizione civile della popolazione, ma innovandola, costruendo Impianti Solari termici, utilizzando al massimo le risorse rinnovabili e progettando secondo uno Sviluppo Sostenibile, si potrebbe fare a meno di tutto questo costruire Turbogas, inceneritori, nucleare e carbone, potremmo forse un giorno iniziare a respirare un'aria pulita!

Fonti:
http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsId=89323
http://www.studioarchidea.com
http://www.kyotoclub.org/
http://www.ecoage.it

domenica 14 dicembre 2008

ANNO NUOVO E PROPOSITI NUOVI?

NO ALLA TURBOGAS PER QUESTI MOTIVI:
•Le centrali a combustione ad alte temperature immettono nell’aria un numero elevato di inquinanti: ossidi di azoto, monossido di carbonio, aldeidi e furani.
•Tra questi spiccano le DIOSSINE le quali essendo liposolubili, non vengono eliminate con le urine, accumulandosi nel tessuto grasso dell’uomo e degli animali causando malfunzionamento cellulare e genesi dei tumori.
•I fumi sprigionati nell’aria entrano nelle catene alimentari incidendo nell’ecosistema di cui anche noi siamo parte: gli allevamenti del bestiame e i prodotti della terra saranno inevitabilmente contaminati causando una svalutazione economica dei nostri prodotti alimentari.
•Nessuno comprerà più casa e terre nella nostra provincia; le nostre case perderanno valore svalutando completamente il territorio e causando una perdita nel settore turistico.
•Il funzionamento della Turbogas prevede l’uso di ingenti quantità della nostra acqua (falda-acquedotto) causando un ulteriore rincaro della bolletta e gravi scompensi idrogeologici.
•IL GAS E’ UNA RISORSA MORTA, NON RINNOVABILE.

COSA POSSIAMO FARE?


•Adeguarci alle normative del Protocollo di Kyoto e all’intesa dell’Unione Europea, sottoscritta da tutti i Paesi membri tranne l’Italia che con posizioni da medioevo rifiuta l’intesa del 20/20/20 (20% di energie rinnovabili e riduzione del 20% di emissioni CO2 entro il 2020).
•Ridurre gli sprechi autoproducendoci l’energia elettrica e l’acqua calda; incentivando le eco tecnologie tramite la costruzione di “CASE PASSIVE”che impediscono la dispersione di energia.
•Fare una SPESA CONSAPEVOLE favorendo prodotti con imballaggio ridotto e della FILIERA CORTA (produttore-consumatore)
•Utilizzare le VERE energie rinnovabili: solare, eolico, idroelettrico, geotermico. La pratica dell’incenerimento di qualsiasi materiale NON RIENTRA NELLE ENERGIE RINNOVABILI.

Semplicemente AMA IL TUO TERRITORIO!

EX PRESIDIO "GIULIO MACCACARO" ADERISCE ALLA MANIFESTAZIONE

L' ASSEMBLEA DELL'EX PRESIDIO "GIULIO MACCACARO" PER LA CHIUSURA DELL'INCENERITORE DI MONTALE (PT) E IL COLLETTIVO LIBERATE GLI ORSI DI PISTOIA, ADERISCONO ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE NO TURBOGAS DI APRILIA E A QUELLA DI PONTINIA DI DOMENICA 14 DICEMBRE.

UN FORTE ABBRACCIO
UNITE/I NELLA LOTTA

Adesione alla Manifestazione dalla Rete Nazionale Rifiuti Zero

La lotta contro ogni nocività ( dai cicli produttivi “sporchi”, inquinanti, non sicuri per lavoratori e popolazioni, agli impianti dannosi per salute, ambiente e economie locali, alle emissioni di sostanze, nanoparticelle e nanopolveri pericolose e spesso cancerogene ), la difesa della salute come diritto prioritario e fondamentale, il NO a un modello energetico – e quindi economico, produttivo e insediativo - che privilegia sprechi di materia ed energia invece di porre al centro il risparmio e l’ uso di fonti energetiche realmente rinnovabili e pulite (solare termico e fotovoltaico, eolico, idraulico ) sono da sempre alla base dell’ impegno, delle mobilitazioni, delle vertenze e delle concrete proposte alternative portate avanti dalle tantissime realtà locali e dai comitati popolari che si riconoscono nel Movimento Rifiuti Zero e nella Rete Nazionale Rifiuti Zero. Per questo aderiamo con entusiasmo e condivisione alla Manifestazione nazionale NO TURBOGAS di domenica 14 dicembre ad Aprilia - e a quella in contemporanea di Pontinia - e appoggiamo la Piattaforma che le convoca.
SIAMO CON VOI per dire NO TURBOGAS ad Aprilia, Pontinia e ovunque : un impianto tecnologicamente obsoleto, dannoso e termodistruttivo;
SIAMO CON VOI per dire NO all’ “estorsione” dalle nostre tasche - attraverso CIP 6, Certificati Verdi e Tariffe - di soldi per finanziare l’ utilizzo di fonti energetiche che non sono assolutamente rinnovabili e pulite come ad esempio rifiuti urbani e industriali, e per regalare a petrolieri e corporazioni inceneritoriste milioni di euro che dovrebbero essere utilizzati per finanziare fonti energetiche realmente rinnovabili ( il Movimento Rifiuti Zero ha promosso una vertenza contro il gestore unico per la restituzione del “maltolto” : quota dei CIP 6 regalata agli inceneritoristi );
SIAMO CON VOI per dire NO al delirante rilancio del “Nucleare”;
SIAMO CON VOI per dire NO all’ attacco alle popolazioni e alla democrazia attraverso il violento sgombero dei presidi (Aprilia, ValdiSusa) e l’ uso dell’ esercito per imporre alle popolazioni impianti dannosi e costosi o basi militari(Acerra, Chiaiano, Valdisusa, Vicenza);
SIAMO CON VOI per dire NO alla Combustione di materia ed energia e alla combustione delle BIOMASSE – il nuovo grande affare energetico e la nuova insensata frontiera della distruzione di beni fondamentali operata dal capitalismo neoliberale – : si tratti dell’ incenerimento dei rifiuti biodegradabili, o della combustione degli “agrocombustibili” che utilizza i prodotti della terra per produrre energia invece di cibo, contribuendo alla fame e alla
morte delle popolazioni del Sud del mondo;
SIAMO CON VOI per dire NO alla liberalizzazione dei servizi locali e per rifondare su basi nuove l’ interesse pubblicocollettivo e la messa in comune dei beni fondamentali per la vita (acqua, terre, cibo sano, salute, fonti energetiche);
SIAMO CON VOI per dire NO allo spreco dell’ acqua nei cicli produttivi e energetici, e negli impianti di incenerimento;
SIAMO CON VOI per dire NO alla precarietà dell’ esistenza : lavoro, nocività sanitarie e ambientali, chiusura di spazi collettivi, mercificazione dei beni comuni a cominciare dai saperi e dalla conoscenza.

UN FORTE ABBRACCIO
RETE NAZIONALE RIFIUTI ZERO

venerdì 12 dicembre 2008

LA CONFERENZA STAMPA DI OGGI: Mangiando alla faccia della Turbogas

Oggi nell'aula consiliare di Pontinia c'è stata la conferenza stampa sulla Manifestazione che il 14 Dicembre 2008 vedrà mobilitare la città di Pontinia.
Una mobilitazione che va a toccare il punto forte del nostro corpo umano, lo stomaco, oltre che il punto nevralgico su cui poggia l'economia del nostro territorio: l'agricoltura di qualità.
Una manifestazione sui generis, cosi' prende la parola Alessandro Cocchieri, abbiamo pensato di portare in piazza i nostri prodotti tipici, quei prodotti che sono pregiati dei marchi di riconoscimento di qualità. In modo tale da pubblicizzare un prodotto che deve esser protetto e valorizzato e solo migliorato. La turbogas potrà solo che far arretrare e forse cancellare questi prodotti dalla lista di qualità.
Mangiando alla faccia della Turbogas, è questo ciò che succederà Domenica in piazza Indipendenza? Non solo, ci saranno prodotti tipici, prodotti del nostro terreno, della nostra fatica, ma anche dibattiti aperti e comizi politici da parte dei partiti e delle sigle sindacali che hanno aderito alla manifestazione, balletti, giochi per i più piccoli e giocolieri.
Così Paolo Cima ci spiega che molti sono gli imprenditori e gli agricoltori che esporranno i loro prodotti, molte le sigle sindacali che aderiscono: CIA, CONFAGRICOLTURA, COLDIRETTI, COMITATO AGRICOLTORI RIUNITI. Abbiamo avuto un'idea diversa di avvicinarci ai cittadini, non ci sarà nessun corteo di protesta, ma una forma di auto identificazione.
Il consumatore medio valuta questi tipi di impianti nocivi per la salute e i prodotti tipici sono la nostra alimentazione, quindi ci sarà una svalutazione dell'intera economia locale, oltre a mettere in pericolo la nostra salute.
E bene si, la svalutazione e l'inquinamento ci porteranno a vivere un incubo, così penso alle mitiche crostatine di Sezze che non saranno più di visciole bio, ma al sapore di formaldeide, ai provoloni pluripremiati, che non potranno più partecipare a concorsi se non in compagnia di mozzarelle alle nanopolveri.
E già, il Sindaco nella conferenza ci parla anche di COLOSSELLA, la mozzarella Doc dell'agro pontino, che fine farà con una turbogas ad eruttare nanopolveri, aldeidi e Ossido di Azoto in piena campagna?
Questo è un tema molto importante ribadisce, auspica che la Regione dirà di NO a questo IMPIANTO, è fiducioso, da bravo Dottore andrà in settimana a tastare il polso al Governatore della Regione, Marrazzo. Ma ci confida che è indispettito dal fatto che ATTI AMMINISTRATIVI dalla Regione o dal Ministero, arrivano tardi pieni di errori, geografici per esempio come da qui riportato, errori a riferimenti normativi, figuriamoci sugli aspetti tecnici!
Non si riesce a capacitare, come mai non vengono presi in considerazione documenti prodotti dal Comune, atti normativi che rispondono all'iter per contrastare la costruzione degli impianti, mentre quelli di Aziende private(Acea-electrabel e Pontinia Rinnovabili)sono pieni di errori e vengono fatti passare avanti. Mi devono spiegare come fanno a considerare validi documenti di aziende private che vogliono costruire in un area inibita a qualsiasi opera costruttoria per questioni paseaggistiche-territoriali e idrologiche. E' spaventato -e lo siamo tutti- dal fatto che siamo in Italia, un paese pieno di corruzione sia nel costruire che nel controllare.

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO SINISTRA DEMOCRATICA DI LATINA

Le Federazioni provinciali di Verdi, Partito della Rifondazione Comunista, Partito Socialista, Sinistra Democratica, Comunisti Italiani e Italia Dei Valori aderiscono alle iniziative di domenica prossima 14 dicembre, di Aprilia e Pontinia, contro la realizzazione delle centrali turbogas e a favore della difesa dell’ambiente, del territorio, della salute dei cittadini.

Le due manifestazioni coordinate e simultanee, promosse dalla rete dei cittadini no turbogas e sostenute anche dalle amministrazioni cittadine, rappresentano un momento importante di partecipazione e, quindi, di democrazia.

I nostri partiti, si sono sempre battuti per contrastare la realizzazione delle due centrali in progetto ad Aprilia e Pontinia, rispettivamente delle dimensioni di 750 MW e 400 MW elettrici; come ci battemmo contro la riconversione a carbone delle centrali di Civitavecchia.

Non solo, nel biennio 2001-2002 ci opponemmo fortemente in Parlamento alla definizione di un quadro normativo che, a partire dalla Legge Obiettivo per arrivare alla Legge cosiddetta Sbloccacentrali, indeboliva gli elementi di valutazione per la tutela dell’ambiente e della salute e, contestualmente, introduceva percorsi amministrativi che espropriavano gli enti locali dal governo del territorio e limitavano la partecipazione. Tutto ciò in nome di un presunto sviluppo del Paese.

Noi interpretiamo queste iniziative di domenica come iniziative locali, perché partono dal territorio, ma allo stesso tempo, portatrici di valori universali. A nostro avviso, in queste iniziative si legge e si esplica il bisogno di molti cittadini di avviare la nostra società verso un modello di sviluppo diverso; dove maggiore progresso non significhi consumare di più, dove maggiore sviluppo non significhi maggiore inquinamento, dove maggiore ricchezza non significhi maggiore profitto per pochi.

Per sostenere questi valori e contrastare la realizzazioni di due progetti non compatibili con il nostro territorio, che ricordiamo essere ancora il secondo polo agroalimentare del Paese ed essere stato gravato da una servitù relativa a due centrali nucleari, invitiamo tutti a partecipare alle manifestazioni pacifiche di domenica prossima.

Paolo Di Cesare – Verdi
Renato Malinconico – Sinistra Democratica
Patrizio Lisi – Partito della Rifondazione Comunista
Lidano Lucidi – Partito Socialista
Vittorio Proietti - Comunisti Italiani
Enzo De Amicis - Italia Dei Valori

Non facciamoci bollire!



Una rana posta nell'acqua bollente cerca disperatamente di fuggire. Ma la stessa rana, messa in acqua fredda poi scaldata progressivamente, se ne resta lì a godersi il bagno caldo fino a finire bollita a morte senza neppure accorgersene. E' la stessa cosa che sta accadendo a noi, l'acqua si sta scaldando molto ma l'umanità non se ne sta rendendo conto...se non si prendono drastici provvedimenti finirà per bollire e saremo tutti morti. Forse siamo un errore della natura e quindi destinati all'estinzione. Intanto non ci resta che limitare i danni e cercare di dare un futuro vivibile ai nostri figli. Rispettare l'ambiente significa rispettare la vita.

Rispettiamo l'ambiente iniziando a cambiare stile di vita, abitudini e comportamenti. Siamo giunti in un periodo della nostra esistenza dove la biforcazione della strada si sta facendo sempre più nitida. Da un lato abbiamo lo sprecone, l'imperialista, il colonizzatore, l'affarista, il lobbista, il termocombustore, lo speculatore e dall'altro lato: il libero cittadino soggetto allo sfruttamento del primo, l'attento all'ambiente, il ricercatore di nuovi stili di vita, il sostenitore di uno sviluppo sostenibile, il fruitore di energie rinnovabili, colui che sopravvive con l'autoproduzione di beni, questa divisione sta crescendo ogni giorno di più. Nell'aria si inizia a respirare un'aria particolare e di particolato, un cambiamento? Bisogna stare attenti a non prendere la strada sbagliata. L'insofferenza che percuote i nostri volti, il malcontento, la disperazione sono azioni che si generano dagli strumenti che usano i primi. E' arrivata per noi l'ora di iniziare a fortificare con più creatività le nostre idee, i nostri obiettivi, senza farci sopprimere dalla forza prorompente dei loro molteplici strumenti. Non facciamoci bollire!

Come si legge nel libro di Wackernagel e E. Rees " "L' impronta ecologica", per raggiungere la sostenibilità bisognerà combattere tre dure battaglie. La sindrome della rana bollita, l'apartheid mentale e la tragedia dei beni comuni. Una rana messa in una pentola d'acqua fatta scaldare lentamente non è in grado di riconoscere il graduale, ma letale cambiamento(...). Due sono i poli della sostenibilità: stabilità ecologica e qualità della vita umana. Nei paesi industrializzati la strategia è quella di ridurre "l'impronta ecologica" e garantire un vita soddisfacente per tutti mettendo in evidenza la relazione tra globale e locale.

Misurate la vostra impronta ecologica.

Leggi: La rana nella pentola
A Natale 5 impegni per il pianeta
Cara Ministra Prestigiacomo...
Governo Italiano VERGOGNA! Vogliamo la rivoluzione verde

giovedì 11 dicembre 2008

LE FONTI RINNOVABILI E L’EFFICIENZA ENERGETICA



"Siamo riusciti a far fare marcia indietro al governo. Non ci sarà la norma che toglieva in modo retroattivo la detrazione fiscale del 55% per i lavori di miglioramento dell'efficienza energetica degli immobili: un obrobrio giuridico che non poteva stare in piedi". Così dal blog di Jacopo Fò, apprendo la notizia che ci risolleva un po' d'umore. I responsabili del Gse ci hanno comunicato che il Ministro per lo Sviluppo Economico CLAUDIO SCAJOLA si è impegnato a RIVEDERE LA NORMA. Stiamo a vedere... (intanto firma la petizione) Ma il primo risultato ottenuto sul 55% è solo l'inizio. Tutta la norma va cancellata in quanto toglie un incentivo fondamentale per sviluppare in futuro pannelli solari per l'acqua calda e caldaie ad alto rendimento, isolamento termico dei tetti e finestre con doppi o tripli vetri. La campagna NO AL SUICIDIO ENERGETICO va avanti, il governo deve fare marcia indietro su tutta la linea e varare i provvedimenti che tiene bloccati.

Scrivi anche tu al Governo cliccando sul sito : http://www.governo.it/scrivia/scrivi_a_trasparenza.asp, chiedi spiegazioni e l'immediata cancellazione dell'art. 29 inerente agli sgravi degli interventi di riqualificazione energetica sugli edifici.

Fac simile da scrivere nel testo:
Vorrei avere spiegazione scritta dei motivi che hanno portato ad approvare l'art 29 del decreto legge n.185 del 28 novembre 08. Esso rende più difficile e meno efficace l'accesso agli sgravi al 55% degli interventi di riqualificazione energetica sugli edifici. Essendo una delle pochissime iniziative concrete
fatte dal Governo per risparmiare energia e rispettare gli impegni presi con il protocollo di Kyoto, chiedo che l'iniziativa venga ripristinata. grazie

Link correlati:

APPUNTAMENTI:

mercoledì 10 dicembre 2008

PIATTAFORMA MANIFESTAZIONE NAZIONALE NO-TURBOGAS




Riporto il comunicato dal sito dei NO-TURBOGAS DI APRILIA

APRILIA - PONTINIA 14 DICEMBRE 2008

Siamo donne e uomini di Aprilia e dei comuni limitrofi impegnati da anni in una dura battaglia per la difesa del nostro territorio, per il riconoscimento della salute e dei beni comuni come diritti umani universali da sottrarre al mercato e al profitto e da restituire alla gestione partecipata delle comunità locali. Uomini e donne che, nella notte del 18 novembre scorso, con lo sgombero del Presidio permanente pacifico creato l’11 marzo 2007 nel sito ove Sorgenia intende costruire la centrale, hanno sentito sulla loro pelle cosa significa opporsi a questo modello di sviluppo basato sul profitto di pochi, sempre più aggressivo verso gli uomini e la natura e che ritiene di sopravvivere alla crisi devastando in modo irresponsabile il territorio. Sono arrivati a notte fonda a centinaia. Agenti in tenuta antisommossa, scortati da elicotteri e camionette pronte a portar via quanti dissentono dallo scellerato progetto di installare una centrale Turbogas nel cuore del territorio di Aprilia. Con un blitz in piena regola, durante lo sgombero, un cordone di poliziotti, carabinieri, finanzieri e guardie forestali (!!) ha “protetto” operai e mezzi di scavo ed è stata avviata la recinzione del terreno dove dovrebbe sorgere la centrale.

Il Presidio
è stato per 20 mesi un centro di democrazia diretta, aperto e solidale con tutte le vertenze per la tutela dei beni comuni, vissuto e partecipato intensamente dalla popolazione e da centinaia di cittadini che lo hanno animato e sorretto. Lì si è svolta una delle più riuscite riunioni del Patto di Mutuo Soccorso. Lì si è tenuto un partecipatissimo campeggio estivo, condiviso con tutte le vertenze ambientali aperte del Lazio e con numerose delegazioni nazionali. Pare sia così che ora in Italia “risolvono” le criticità: quanti andrebbero ringraziati per la generosità con cui difendono il territorio e la salute dell’intera popolazione, vengono “scacciati” come fossero un problema, un errore, che impedisce ai soliti potentati economici di procedere speditamente per la realizzazione di un impianto energetico di concezione vetero-industriale, che serve solo a soddisfare le politiche che incentivano il consumo energetico nazionale, legato per l’ennesima volta alle fonti fossili di provenienza extra-europea e sovradimensionato rispetto alla capacità di carico del nostro territorio. L’autorizzazione concessa a Sorgenia dal Ministero dello Sviluppo Economico è, ad oggi, incompleta (e quindi non consentirebbe l’avvio di nessun lavoro) mancando la dichiarazione di compatibilità territoriale, e soprattutto, essendo basata su risultanze di dati fermi al 1975! La “Turbogas”, inoltre, insisterebbe su un territorio già martoriato da anni di cementificazione selvaggia, che vive il preoccupante depauperamento delle falde acquifere, la cui aria, dalla campagna di monitoraggio che sta ultimando l’Università “La Sapienza” di Roma (su incarico e finanziamento della Regione Lazio), risulta già gravemente compromessa.

Forti di queste ragioni i cittadini di Aprilia e dei comuni limitrofi, stanno portando avanti la loro battaglia per chiedere alle istituzioni, dalla Regione Lazio al Governo nazionale, che venga annullata l’autorizzazione a costruire.

Riteniamo indispensabile che i governi nazionali e locali si facciano promotori di politiche concrete di riduzione dei consumi energetici e di razionalizzazione delle infrastrutture/strutture esistenti, incentivando nuovi modelli di sviluppo basati sul risparmio e sulle fonti energetiche realmente rinnovabili, anziché dissipare milioni di euro pubblici in Cip 6, Certificati Verdi e bolletta elettrica a beneficio di vecchi impianti inquinanti, inceneritoristi e petrolieri. Consideriamo vergognoso privatizzare e liberalizzare i servizi pubblici locali, ormai diventati S.p.A. con al centro il profitto e non più l’interesse della collettività. Vogliamo che la Regione Lazio e il Governo aprano immediatamente un tavolo per analizzare accuratamente ed approfonditamente la questione energetica nel Lazio, in cui si parli anche della Turbogas di Aprilia non considerandola “cosa fatta”!


Facciamo quindi appello ai singoli cittadini, a tutte le forze sociali, alle associazioni e ai movimenti, alle Reti nazionali e locali che si battono per la ripubblicizzazione del servizio idrico, alle forze sindacali, al mondo del lavoro, dei disoccupati e dei precari, al mondo della scuola e dell’Università, ai partiti e ai movimenti, alle comunità territoriali e nazionali in lotta per difendere i DIRITTI UMANI FONDAMENTALI:

IL 14 DICEMBRE SI SVOLGERÀ PER LE STRADE DI APRILIA UNA GRANDE MANIFESTAZIONE A CARATTERE NAZIONALE IN CONTEMPORANEA CON PONTINIA


APRILIA SA DI NON ESSERE SOLA IN QUESTA BATTAGLIA, PERCHÉ IN MOLTI CREDIAMO CHE UN MONDO MIGLIORE SIA POSSIBILE: ORA!!!!

L'iniziativa della RETE DEI CITTADINI DI PONTINIA di domenica 14 Dicembre 2008

COMUNICATO POLITICO


A Pontinia, nell'area industriale di Mazzocchio, sta per essere autorizzata la costruzione di una CENTRALE TURBOGAS. La minaccia è reale: è stato già avviato il procedimento di ESPROPRIO DEI TERRENI dove passeranno le opere accessorie (gasdotto ed elettrodotto). Cos'è una Turbogas? Si tratta di una centrale che "brucia" gas per produrre energia elettrica. Perché ci opponiamo? Siamo contrari perché questo tipo di industrie hanno un FORTISSIMO IMPATTO SUL TERRITORIO LIMITROFO: in termini di ricaduta al suolo di inquinanti chimici, di variazioni del microclima, di contaminazione dell'aria e dell'acqua. Sono più di due anni che ci battiamo con forza affinché questa centrale non venga mai autorizzata. Questo per non trovarci nella stessa situazione di Aprilia dove è stata già autorizzata la costruzione di una centrale Turbogas a Campo di Carne. E' bene anche ricordare che esistono delle VALIDE ALTERNATIVE per produrre energia elettrica in maniera pulita: solare (fotovoltaico, termico), biogas, biodiesel ecc. Quello che ci preme sottolineare è che

SE LA TURBOGAS DI PONTINIA VERRA' AUTORIZZATA CAUSERA' GRAVISSIMI DANNI ECONOMICI E DI IMMAGINE ALLA PRODUZIONE ZOOTECNICA ED AGROALIMENTARE DI PONTINIA E DEI COMUNI LIMITROFI.

Questo fenomeno rischia di danneggiare ulteriormente un territorio già in seria difficoltà e di snaturare la nostra VOCAZIONE AGROALIMENTARE. Riteniamo infatti che le nostre aziende non possano sopportare un ulteriore danno all’immagine e alla loro economia. I nostri prodotti (ortaggi, mozzarella di bufala, carni ecc ecc) sono prodotti tipici d’eccellenza, esportati in tutto il mondo, che devono essere assolutamente salvaguardati. Questo proprio per TUTELARE I CONSUMATORI E GARANTIRCI LA LORO FIDUCIA. E' per questo che siamo fortemente preoccupati di ciò che sta accadendo. Temiamo che possa essere travolto tutto ciò che di buono si stava facendo per lo sviluppo del nostro territorio. Inoltre LA REGIONE LAZIO PRODUCE PIU' ENERGIA DI QUANTA NE CONSUMA.
La costruzione della Turbogas non porterà NESSUN BENEFICIO PER LA NOSTRA COMUNTA': nè in termini di ricaduta occupazionale né in termini economici. Si tratta di UNA SERVITU', l'ennesima, che noi dobbiamo subire per dare energia alle Regioni che ne producono di meno, come ad esempio la Toscana o la Lombardia. Come al solito, sulla questione si stanno spendendo troppe parole: bisogna passare tempestivamente dalle dichiarazioni ai fatti concreti. Noi abbiamo deciso di non piangerci addosso ma di provare a fare QUALCOSA DI COSTRUTTIVO.

E' per questo che Ti invitiamo a partecipare alla MANIFESTAZIONE PUBBLICA indetta domenica 14 dicembre 2008 in Piazza Indipendenza a PONTINIA (ore 10.00).

LA RETE DEI CITTADINI DI PONTINIA


Info: Paolo: 338/2921120 Andrea: 328/1919790

Mail: noturbogaspontinia@hotmail.it

lunedì 8 dicembre 2008

E' TURBOGAS, MA SERVE ACQUA PER FUNZIONARE




L'acqua è bene comune, scende dal cielo, è gratis (naturalmente parlando) dobbiamo averla di diritto! L'acqua è un diritto! L'acqua è il futuro!
Il nostro dovere è quello di sprecarne il meno possibile. Con una turbogas se ne spreca molta. L'impianto a cogenerazione turbogas che vogliono costruire a Mazzocchio, assorbirà una quantità eccessiva d'acqua dalle falde o dall'acquedotto(non hanno problemi nel pagarla, sono loro adesso i possessori delle acque). Essendo un bene non dovrebbe essere soggetta a speculazione, non dovrebbe essere una merce, la commercializzazione dell'H2O è uno dei timori che ci proiettavano nel passato i nostri nonni: "Vedrai te, quando ci faranno pagare pure l'acqua e l'aria!".
Il momento di pagare l'acqua è arrivato ormai da tempo, dalla riforma sulle autonomie locali L142/90 e la legge Galli n36/1994, le società private hanno iniziato la conquista degli acquedotti, tassando pesantemente l'acqua che esce dai nostri rubinetti. Numerosi i ricorsi, le raccolte firme, le manifestazioni per contestare e contrastare la privatizzazione dell'acqua, per cercare di proporre una nuova legge popolare che faccia ritornare gli acquedotti a gestione pubblica.

Se democrazia etimologicamente significa governo del popolo, in Italia assume una connotazione diversa, sarà anche per il fatto che se non sussiste il fattore chiave della presenza di democrazia, all'interno di una nazione, di una cultura democratica (una "democrazia politica" senza cultura democratica diffusa nei cittadini non sarebbe una democrazia) chi governa il popolo può sentirsi libero di non rispettare la democrazia così come succede, il suo significato, cambia in: RESISTERE!
Una resistenza che ci porta all'esasperazione, che ci fa unire in comitati che ci fa esplorare nuove conoscenze. Di seguito riporto una serie di articoli e comunicati dai comitati acqua pubblica.

I SINDACI SI METTONO IL CAPPIO AL COLLO E TIRANO DA SOLI!

Come ormai noto il Consiglio di stato, ha chiarito che la Provincia di Latina non ha il potere di procedere contro i comuni dell'ambito idrico ATO4.
La decisione dei giudici è stata presa respingendo l'appello di Acqualatina, Provincia di Latina, Fondi e Minturno, contro i comuni "ribelli" di Cori ed Amaseno, che non hanno voluto approvare il contratto con il gestore.
Una bella batosta per il Presidente Cusani e la stessa provincia di Latina, che fin dai tempi dell'Avv.to MARTELLA (ex presidente di Acqualatina), ha voluto svolgere un ruolo di padre-padrone espropriando i comuni delle loro funzioni.
Ma come è noto il presidente Cusani, non è un amministratore sprovveduto ed è capace di fare atti di prospettiva ed anticipare il futuro!
Ecco allora che non si da per vinto. Alla prossima conferenza dell'ATO4, prevista per il 12 Dicembre, tra le altre "imbarazzanti" delibere, né ha preparata una "ad hoc" per imporre le sue decisioni sui comuni.
In pratica, scrive Cusani o forse il suo legale, che la sentenza del consiglio di stato è tutta sbagliata! Punto per punto elenca gli errori dei giudici, tanto che la delibera sembra essere la memoria difensiva da presentare il prossimo 13 gennaio. Infatti i giudici del consiglio di stato saranno chiamati ad esprimersi su analogo ricorso presentato dalla "cordata" Acqualatina, Provincia di Latina, Fondi e Minturno contro il comune di Aprilia, che non ha voluto approvare il contratto con il gestore. Nella delibere "salvaricorsi" preparata "ad hoc", il Presidente della provincia chiede quindi alla conferenza dei sindaci la delega per agire legalmente contro tutti gli enti che si mettono di traverso sulla gestione dell'acquapoliticalatina! Questo per "salvare" le ben 22 cause fatte dal suo legale, contro Aprilia, Bassiano, Anzio, Formia, Regione Lazio, consorzi di bonifica.

Se i sindaci votano la delibera "salvaricorsi", automaticamente autorizzano il Presidente a fare ricorsi contro qualunque comune dissenziente, anche per il futuro.

Il Presidente diventa l'unico arbitro dell'acqua, nonostante la PROVINCIA DI LATINA NON APPARTIENE all'ATO4, tant'è che Cusani NON HA DIRITTO DI VOTO in conferenza dei sindaci!
Staremo a vedere con quale faccia i sindaci di Latina, Anzio, Formia, ed Aprilia, che hanno contenziosi con l'ATO4 e/o Acqualatina, si metteranno il cappio al collo da soli!
Chiediamoci tutti: cosa succederebbe, se alcuni comuni fossero costretti a fare ricorso, per farsi restituire la loro parte dei 44 milioni di debiti, che il gestore deve restituire all'ATO4?
Cusani, avuta "carta bianca", chi difenderebbe? .. l'acquapoliticalatina oppure il comune "ribelle"?

Comitato cittadino acqua pubblica Aprilia

Martedì 9 dicembre 2008
ore 17,00 Aula Consiliare Comune di Aprilia


ATO4: LE PROSSIME "TEGOLE" DELLA CONFERENZA DEI SINDACI

In vista delle prossime "tegole" che arriveranno sulla testa dei cittadini e delle comunità: aumenti della tariffa 8%, gestione "vincolata" alla banca d'affari DEPFA, diminuzione degli investimenti, ricorsi contro i comuni "ribelli", previste per la Conferenza dei Sindaci del prossimo 12 dicembre, abbiamo organizzato di concerto con i gruppi consiliari di Verdi, Partito della Rifondazione Comunista, Socialisti Democratici Italiani, Forum per Aprilia e Aprilia Domani, un assemblea pubblica in aula consiliare ad Aprilia, Martedì 9 Dicembre 08 alle ore 17.00.

Chiediamo a TUTTI I CITTADINI di PARTECIPARE, affinché la pratica della trasparenza e della partecipazione possa convincere TUTTI GLI AMMINISTRATORI a NON FARE scelte CONTRO L'INTERESSE GENERALE delle COMUNITA' RAPPRESENTATE.

Oggi è il momento di agire e prendere coscienza fino in fondo sulla deriva della gestione del servizio idrico che pagheremo profumatamente x i prossimi 25 anni! Dopo il 12 dicembre saranno solo lacrime da coccodrillo!

Per saperne di più leggi Report del seminario del Secondo Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

APRILIA “Acqualatina e mutuo Depfa, ultimi giorni di tempo”

ACQUALATINA? NO GRAZIE!

L'I.P.P.C. e l'AIA - Nozioni tecniche

Che cos'è l'IPPC?

L'IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) è una nuova strategia, comune a tutta l’Unione Europea, per aumentare le “prestazioni ambientali” dei complessi industriali soggetti ad autorizzazione.


Quali sono i principi dell'IPPC?

I principi generali alla base dell'IPPC sono i seguenti:

* prevenire l’inquinamento utilizzando le migliori tecniche disponibili;
* evitare fenomeni di inquinamento significativi;
* evitare la produzione di rifiuti o favorirne il recupero o l’eliminazione;
* favorire un utilizzo efficace dell’energia;
* organizzare il monitoraggio in modo integrato;
* prevenire gli incidenti e limitarne le conseguenze;
* favorire un ripristino del sito al momento della cessazione dell’attività.


L'applicazione dell'IPPC e l'AIA

Nella Gazzetta Ufficiale del 22 aprile 2005, n. 93, S.O.m., è stato pubblicato il D.Lgs. 18/02/2005 n. 59 avente per oggetto la prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento al fine di ottenere un elevato livello di protezione dell’ambiente.

Il Decreto stabilisce misure intese ad evitare oppure, ove ciò non sia possibile, a ridurre le emissioni nell’aria, nell’acqua e nel suolo, comprese le misure relative ai rifiuti, da parte di diverse attività:

* attività energetiche;
* produzione e trasformazione dei metalli;
* industria dei prodotti minerari;
* gestione dei rifiuti;
* altre attività (cartiere, allevamenti, macelli, industrie alimentari, concerie...)

Esso disciplina il rilascio, il rinnovo e il riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale che di fatto sostituisce ogni altro visto, nulla osta, parere o autorizzazione in materia ambientale.

Il D. Lgs. 59/05 attribuisce all’APAT, per gli impianti di competenza statale, e alle ARPA, per gli altri impianti, il compito di svolgere attività di controllo con oneri a carico del gestore.

L'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA)- principi generali (art.3)

Che cos’è?

E’ il provvedimento che autorizza l’esercizio di un impianto o di parte di esso a determinate condizioni che devono garantire che lo stesso sia conforme ai requisiti del decreto. Essa sostituisce ad ogni effetto ogni altro visto, nulla osta, parere o autorizzazione in materia ambientale.

Quali sono i principi generali di cui deve tener conto?


L'Autorità competente nel determinare le condizioni per il rilascio dell'A.I.A. tiene conto dei seguenti principi generali:

* devono essere prese le opportune misure di prevenzione dell’inquinamento, applicando in particolare le migliori tecniche disponibili;
* non si devono verificare fenomeni di inquinamento significativi;
* deve essere evitata la produzione di rifiuti; in caso contrario i rifiuti devono essere recuperati o, se ciò non è economicamente o tecnicamente possibile, devono essere eliminati evitandone e riducendone l’impatto sull’ambiente;
* l’energia deve essere utilizzata in modo efficace;
* devono essere prese le misure necessarie per prevenire gli incidenti e limitarne le conseguenze;
* deve essere evitato qualsiasi rischio di inquinamento al momento della cessazione definitiva dell’attività e il sito stesso ripristinato ai sensi della normativa vigente in materia di bonifiche e ripristino ambientale.

Che cosa deve contenere?

Deve includere tutte le misure necessarie a conseguire un livello di protezione elevato dell’ambiente mediante l’utilizzo delle migliori tecniche disponibili, senza però l’obbligo di adoperare una tecnica o tecnologia specifica, tenendo conto delle caratteristiche dell’impianto in questione, della sua ubicazione geografica e delle condizioni locali dell’ambiente. In particolare deve contenere:

* i valori limite fissati per le sostanze inquinanti (Allegato III) che possono essere emesse dall’impianto in quantità significativa in base alla loro natura e potenzialità di trasferimento da un elemento ambientale all’altro (acqua, aria, suolo) nonché i valori limite di emissione sonora ai sensi della vigente normativa in materia di inquinamento acustico. I valori limite di emissione fissati nelle autorizzazione integrate non possono essere meno rigorosi di quelli fissati dalla normativa vigente nel territorio in cui è ubicato l'impianto. In alcune circostanze possono essere integrati o sostituiti con parametri o misure tecniche equivalenti;
* gli opportuni requisiti di controllo che specificano la metodologia e la frequenza di misurazione, nonché la relativa procedura di valutazione. I dati raccolti devono essere comunicati all’autorità competente per la verifica della conformità dell’attività alle condizioni di autorizzazione;
* le misure relative alle condizioni diverse da quelle normali di esercizio, in particolare le fasi di avvio e di arresto dell’impianto, per le emissioni fuggitive, per i malfunzionamenti e per l’arresto definitivo dell’impianto.
* le prescrizioni ai fini della sicurezza e della prevenzione dei rischi di incidente rilevante trasmesse all'Autorità competente dal Comitato Tecnico Regionale

Quali sono le autorizzazioni comprese nell'autorizzazione integrata ambientale?

L'AIA comprende:

* Autorizzazione alle emissioni in atmosfera, fermo restando i profili concernenti aspetti sanitari (D.P.R. 24 maggio 1988, n. 203)
* Autorizzazione allo scarico (D. Lgs. 11 maggio 1999, n. 152)
* Autorizzazione alla realizzazione o modifica di impianti di smaltimento o recupero dei rifiuti (D. Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, art. 27)
* Autorizzazione all'esercizio delle operazioni di smaltimento o recupero dei rifiuti (D. Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, art. 28)
* Autorizzazione allo smaltimento degli apparecchi contenenti PCB-PCT (D. Lgs. 22 maggio 1999, n. 209, art. 7)
* Autorizzazione alla raccolta ed eliminazione oli usati (D. Lgs. 27 gennaio 1992, n. 95, art. 5)
* Autorizzazione all'utilizzo dei fanghi derivanti dal processo di depurazione in agricoltura (D.Lgs. 1992, n.99, art. 9)
* Comunicazione ex art. 33 del D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22 per gli impianti non ricadenti nella categoria 5 dell'Allegato I, ferma restando la possibilità di utilizzare successivamente le procedure previste dagli articoli 31 e 33 del D.Lgs. 22 del 1997 e dalle rispettive norme di attuazione.

Per saperne di più, leggi il post su Pontinia ecologia.

Turbogas SI, Latte Crudo No...il delirio è tra di noi!




Il Ministero della Salute, Sottosegretario Martini, annuncia :

"la possibilità di emanare un'ordinanza per sospendere la distribuzione di latte crudo fino a quando non ci sarà un adeguamento dell' informazione per la salute nella quale sia chiaro che il latte crudo va consumato solo dopo la bollitura".

Vi chiediamo, a nome di tutti i produttori di Latte crudo, di firmare e fare firmare la petizione online.

Giuseppe Brandizzi


Perché bere il latte crudo?


Perché non si devono costruire Centrali a combustione ad alta temperatura.

L'Oms: la diossina negli alimenti non deve esserci mai.